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I.G.H.

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3.7
(1907)

Language:Français | Number of pages: 232 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , Polish

Isbn-10: 2702100961 | Isbn-13: 9782702100967 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Description du livre
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  • 3

    un condominio, anzi, per meglio dire, un grattacielo di vetro e cemento, alto 40 piani, contenente 1000 appartamenti destinati all'upper class londinese e dotato di ogni comfort e servizio (compresi p ...continuer

    un condominio, anzi, per meglio dire, un grattacielo di vetro e cemento, alto 40 piani, contenente 1000 appartamenti destinati all'upper class londinese e dotato di ogni comfort e servizio (compresi piscine e centri commerciali interni). apparentemente il paradiso per chi ha la possibilità economica di viverci. a modificare gli eventi saranno una serie di disservizi, in particolare di black out, che spezzeranno la pacifica convivenza scatenando un'ondata di violenza, una guerra tra bande che rivelerà tutta la fragilità di quella che appariva, solo appariva, una monolitica comunità sociale ed economica. in realtà, anche in quel contesto di assoluto agio scoppierà la lotta di classe: il condominio replica in altezza la gerarchia sociale, ai piani più bassi vi sono gli appartamenti acquistati e abitati dalle persone meno abbienti; man mano che si sale, piano dopo piano, il livello di ricchezza degli inquilini cresce, fino agli attici. le divisioni tra poveri, classe media e ricchi esistono dunque anche all'interno dell'upper class e le dinamiche sociali che ne conseguono riflettono quelle esistenti al di fuori del condominio, nella società. le differenze di status generano invidie che, inasprendosi, portano alla creazione di circoli chiusi, di clan ed allo scontro tra questi. finché anch'essi, i clan, non si dissolvono, la società subisce la definitiva atomizzazione e ci si ritrova al tutti contro tutti in un crescendo continuo e apparentemente infinito di violenza.
    l'idea è affascinante, nessuna critica si può muovere allo studio di Ballard sul cinismo della natura umana e dei conflitti sociali. i motivi dello scoppio delle violenze, gli stratagemmi letterari adottati da Ballard per creare il caos, le cause scatenanti l'interminabile escalation di aggressività sono, invece, molto meno convincenti. e lo scontro pare non aver mai fine, la resa dei conti non arrivar mai, il romanzo trascinarsi privo della necessaria tensione, le vicende dei vari protagonisti riproporsi pagina dopo pagina. solo il finale, quell'accenno alla ciclicità della storia, all'ineluttabilità del destino e della condizione umana rilancia la geniale idea iniziale di Ballard e riscatta, almeno parzialmente, un intreccio esageratamente elaborato.

    dit le 

  • 2

    Avevo molte aspettative, soprattutto dopo aver letto la trama ed alcuni pareri di chi l'aveva già letto. Opinioni positive che, purtroppo, non posso far altro che considerare molto esagerate. Non mi h ...continuer

    Avevo molte aspettative, soprattutto dopo aver letto la trama ed alcuni pareri di chi l'aveva già letto. Opinioni positive che, purtroppo, non posso far altro che considerare molto esagerate. Non mi ha colpito, anzi, mi ha annoiato.
    L'idea di base è geniale: un'analisi antropologica della società riproposta metaforicamente (il Condominio come microcosmo della civiltà, con le sue tendenze naturali a dividersi per estrazione sociale, ricchezza, status, con conseguenti invidie, accuse reciproche, soprusi fino a scaturire in lotte e violenze che diventano furia cieca ed immotivata). Ma il romanzo non scorre. L'ultimo terzo del libro, quello che dovrebbe essere il culmine dell'intera opera e spiegare il senso dello scritto di Ballard, è di una noia mortale. Personalmente ho fatto fatica a restare coinvolto fino alla fine e chiudere il libro è stata una liberazione. Non c'è ritmo, non si riesce ad immedesimarsi, non si provano emozioni, nemmeno negli atti di più efferata violenza. Quando si legge di uno stupro non si prova né disgusto per chi lo perpetra, né pena per chi lo subisce. Il lettore guarda, non partecipa. Ed in un romanzo è un peccato mortale.
    Tralasciando la valutazione stilistica, anche la stessa storia presenta gravi pecche. I protagonisti, i condomini, iniziano ad entrare in conflitto senza un motivo apparente. Non c'è una scintilla, se non un black out iniziale che scatena la ressa verso gli ascensori, ma che non spiega tutto quello che nasce nel prosieguo del racconto. Succede e basta. Un pretesto letterario molto debole.
    In definitiva, Il Condominio è un saggio maldestramente trasformato in romanzo. Sembra di leggere una trasposizione dell'ideale hobbesiano dello stato di natura. Salvo l'idea, il progetto iniziale. Ma il resto è pura delusione.

    dit le 

  • 3

    L'attenzione del Ballard degli anni Settanta si è spostata dalle catastrofi naturali a quelle sociali e in questo libro il suo pessimismo raggiunge una delle punte più acide, ma il risultato finisce p ...continuer

    L'attenzione del Ballard degli anni Settanta si è spostata dalle catastrofi naturali a quelle sociali e in questo libro il suo pessimismo raggiunge una delle punte più acide, ma il risultato finisce per essere inferiore alle promesse iniziali. Gli abitanti di un gigantesco e lussuoso complesso residenziale regrediscono lentamente verso lo stato di natura non appena nei loro costosissimi appartamenti iniziano a emergere inattese magagne sottolineate da black-out sempre più lunghi e diffusi. Lasciati a loro stessi, si rinchiudono in pratica nell'edificio dando inizio dapprima a una serie di feste sfrenate che ben presto degenerano in una sorta di guerra senza quartiere. In una fase iniziale, lo scontro ha i connotati della lotta di classe, con la ricchezza e il benessere che aumentano salendo verso l'alto, ma poi anche questi tenui legami saltano e il tutti contro tutti ha come conseguenza il sorgere di nuove aggregazioni che paiono prendere spunto dai tempi delle caverne. Come si vede, un'idea di base forte e complessa, il cui sviluppo però non soddisfa pienamente, forse perchè il materiale avrebbe potuto essere più efficacemente trattato in un racconto anzichè con un romanzo che, in varie parti, segna un certo calo di tensione narrativa. A parte il fatto che la sospensione dell'incredulità dev'essere forte per ammettere che una comunità di migliaia di persone venga ignorata dal mondo esterno per tre mesi benchè faccia di tutto per non passare inosservata, quello che manca è una linea narrativa forte che sappia fare da catalizzatore per i vari spunti disseminati qua e là. L'attenzione si sposta tra tre personaggi principali, anch'essi molto caratterizzati socialmente: il ricchissimo architetto Royal, che ha progettato il palazzo, l'altoborghese dottor Laing - un medico che non ha mai curato nessuno e conferma la sua ignavia lungo la vicenda - e il fotografo Wilder, esponente della piccola borghesia che si mette in testa di sfidare Royal realizzando una specie di scalata (alla lettera) sociale. Attorno a loro, circola una folla di figure, ognuna con la sua bella dose di nevrosi e follia, che devono lottare per una non facile sopravvivenza: fra di esse, le donne hanno un ruolo assai subalterno, da vittima sacrificale, il che ha dato origine a qualche accusa (forse non così campata per aria) di misoginia. In ogni caso, l'atmosfera che permea queste pagine, sono poco più di duecento, è contrassegnata da una bella dose di claustrofobia e angoscia che finiscono per insinuarsi sotto pelle al lettore anche perchè si finsice per pensare che su molti aspetti l'autore abbia ragione: peccato perciò che l'effetto venga rovinato da uno sviluppo non all'altezza.

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  • 3

    La bestialità umana può raggiungere livelli inimmaginabili se lasciata libera di proliferare

    Consigliato da un cliente della libreria che me lo ha gentilmente prestato è letto in una settimana scarsa, alla fine quella del titolo è l'unica considerazione che mi viene in mente. Sicuramente l'id ...continuer

    Consigliato da un cliente della libreria che me lo ha gentilmente prestato è letto in una settimana scarsa, alla fine quella del titolo è l'unica considerazione che mi viene in mente. Sicuramente l'idea e l'intuizione sono geniali: un condomino che offre tutti i confort può essere un'ottima culla per le paranoie, esasperazioni e follie dell'uomo. Dopo un black out si scatena l'inferno e il condominio diventa una sorta di giungla dove la sopravvivenza appartiene ai più forti e a coloro che riescono a mantenere un briciolo di lucidità. La scrittura non lascia niente all'immaginazione, lo schifo e il degrado che l'uomo, lasciato libero di agire, può raggiungere non sono minimamente taciuti. Nota a sfavore il fatto che non vi sia una vera e propria storia, così come non vi è un vero e proprio finale se non accennato a sommi capi e lasciato alla nostra immaginazione.

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  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    4

    Il mio primo approccio a Ballard, e penso che continuerò....

    Condominio nel centro di Londra, 40 piani, 1000 appartamenti, una società in pratica che ci vive all'interno, ognuno con proprio lavoro ben caratterizzato. Lo stabile ha ogni comodità possibile immagi ...continuer

    Condominio nel centro di Londra, 40 piani, 1000 appartamenti, una società in pratica che ci vive all'interno, ognuno con proprio lavoro ben caratterizzato. Lo stabile ha ogni comodità possibile immaginabile (supermercato, piscina, banca), ad un certo punto un piccolo blackout al sistema elettrico, crea il panico.
    Da questo punto in poi il romanzo è un climax negativo di violenza, anarchia, bestialità del genere umano.

    I protagonisti peggiorano uno dopo l'altro, le loro professioni diventano "futili" e ormai la loro vita 'è' il condominio. Tutti cercano di ambire all'alto, sia nella vita (che ormai non c'è più) che nel condominio (infatti anche gerarchicamente ai piani superiori c'è chi comanda).

    L'autore forse si perde un attimo sul "plot" nudo e crudo (succede poco o niente) ma l'idea è ottima e mi piace lo stile di scrittura, semplice e immediato. Inoltre, anche il finale circolare non è che mi convinca tanto ma forse è una riflessione dell'autore sull'antropologia umana.

    Ora sono incuriosito su altri scritti di Ballard

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  • 3

    Romanzo interessante, meno banale di quello che si potrebbe pensare leggendo la trama, narrativamente forse non brillantissimo ma comunque efficace.
    Anche con finale a sorpresa.
    Però ad essere sincero ...continuer

    Romanzo interessante, meno banale di quello che si potrebbe pensare leggendo la trama, narrativamente forse non brillantissimo ma comunque efficace.
    Anche con finale a sorpresa.
    Però ad essere sincero, non mi ha colpito molto. Non saprei dire perché, forse il motivo è che questa visione troppo cinica e disincantata dell'umanità la trovo un po' inverosimile.

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  • 3

    Okay, la metafora della società. Okay, le considerazioni antropologiche e sociali. Okay, tutte le connessioni tra sesso, violenza e repressione degli impulsi. Ma la narrazione dov'è? Il romanzo dov'è? ...continuer

    Okay, la metafora della società. Okay, le considerazioni antropologiche e sociali. Okay, tutte le connessioni tra sesso, violenza e repressione degli impulsi. Ma la narrazione dov'è? Il romanzo dov'è? Purtroppo "Il Condominio" parte da un'idea eccezionale, ma lo sviluppo prende fin dal principio (forse per scelta?) una direzione quasi più rivolta al saggio, che al raccontare davvero una storia. Dal principio alla fine Ballard disattende la più elementare regola dello scrivere, ovvero "show, don't tell". Invece lo scrittore racconta moltissimo e mostra pochissimo (a tratti si ha quasi la sensazione che sia un peccato di pigrizia, piuttosto che una scelta), con il risultato di non riuscire a coinvolgere il lettore e di lasciarlo distaccato e annoiato di fronte alle vicissitudini dei vari protagonisti. Insomma, potenziale enorme, considerazioni interessanti, ma sviluppo che non mi ha coinvolto e mi ha lasciato freddo e deluso.

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  • 3

    La mamma mi ha portato al parco e c’era una bancarella di libri vecchi e consunti. Allora prendo questo e mi siedo sotto un grande albero, all’ombra, e mi ritrovo in questo enorme fabbricato dove le p ...continuer

    La mamma mi ha portato al parco e c’era una bancarella di libri vecchi e consunti. Allora prendo questo e mi siedo sotto un grande albero, all’ombra, e mi ritrovo in questo enorme fabbricato dove le persone cominciano a dare di matto. Mi chiedo perché, ma non ho risposta. Continuo imperterrita a seguire la regressione degli inquilini allo stato di natura, quello di Hobbes (senza Calvin), con la violenza come espressione di potere, il sesso senza senso, il presente come annullamento del futuro, la sopraffazione come affermazione di sé, la percezione dell’altro come un ostacolo alla propria esistenza. La dissoluzione dell’umano avviene in un condominio e gli abitanti inspiegabilmente non scappano, vogliono rimanere lì, essere parte della fine. Mi convinco che il segreto di questo racconto lo conoscono solo gli uccelli che vedono tutto dall’alto, come già mi aveva insegnato lo zio Alfred.

    dit le 

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