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INFERNO,THE

By

Publisher: Bantam Classics

4.7
(2657)

Language:English | Number of Pages: 374 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Chi traditional , Chi simplified , French , German

Isbn-10: 0553210696 | Isbn-13: 9780553210699 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Mass Market Paperback , Others , Audio Cassette , Softcover and Stapled , School & Library Binding , eBook

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Book Description
An extraordinary new verse translation of Dante’s masterpiece, by poet, scholar, and lauded translator Anthony Esolen

Of the great poets, Dante is one of the most elusive and therefore one of the most difficult to adequately render into English verse. In the Inferno, Dante not only judges sin but strives to understand it so that the reader can as well. With this major new translation, Anthony Esolen has succeeded brilliantly in marrying sense with sound, poetry with meaning, capturing both the poem’s line-by-line vigor and its allegorically and philosophically exacting structure, yielding an Inferno that will be as popular with general readers as with teachers and students. For, as Dante insists, without a trace of sentimentality or intellectual compromise, even Hell is a work of divine art.

Esolen also provides a critical Introduction and endnotes, plus appendices containing Dante’s most important sources—from Virgil to Saint Thomas Aquinas and other Catholic theologians—that deftly illuminate the religious universe the poet inhabited.
Sorting by
  • 5

    IL capolavoro assoluto

    Faccio mia l'opinione dello scrittore argentino Jorge Luis Borges, secondo il quale si tratta dell'opera letteraria più grande della storia dell'umanità.
    E lo dice uno che - tanto per far capire che tipo fosse - si era imparato appositamente l'islandese antico per poter leggere in originale ...continue

    Faccio mia l'opinione dello scrittore argentino Jorge Luis Borges, secondo il quale si tratta dell'opera letteraria più grande della storia dell'umanità.
    E lo dice uno che - tanto per far capire che tipo fosse - si era imparato appositamente l'islandese antico per poter leggere in originale le saghe di quel remoto paese!
    E l'inferno è la più straordinaria delle 3 cantiche.

    said on 

  • 4

    tre artisti per tre cantiche

    bella questa edizione della divina commedia pubblicata da nuages (nome poetico per una poetica galleria e casa editrice d'arte milanese). l'inferno è affidato alla fantasia visionaria di lorenzo mattotti, il purgatorio ai forti contrasti e al color block di milton glaser, mentre il paradiso è un ...continue

    bella questa edizione della divina commedia pubblicata da nuages (nome poetico per una poetica galleria e casa editrice d'arte milanese). l'inferno è affidato alla fantasia visionaria di lorenzo mattotti, il purgatorio ai forti contrasti e al color block di milton glaser, mentre il paradiso è un trionfo di trascendenza con moebius.

    said on 

  • 5

    che dire di questo classico mi posso solo avventurare ad affermare che Sermonti per me è tra i più grandi commentatori di classici ha la prerogativa di farti conoscere questi tomi con la facilità di bere un bicchiere d'acqua

    said on 

  • 5

    Lo maggior corno de la fiamma antica
    cominciò a crollarsi mormorando
    pur come quella cui vento affatica;

    indi la cima qua e là menando,
    come fosse la lingua che parlasse,
    gittò voce di fuori, e disse: «Quando

    mi diparti' da Circe, che sottrasse
    me p ...continue

    Lo maggior corno de la fiamma antica
    cominciò a crollarsi mormorando
    pur come quella cui vento affatica;

    indi la cima qua e là menando,
    come fosse la lingua che parlasse,
    gittò voce di fuori, e disse: «Quando

    mi diparti' da Circe, che sottrasse
    me più d'un anno là presso a Gaeta,
    prima che sì Enea la nomasse,

    né dolcezza di figlio, né la pieta
    del vecchio padre, né 'l debito amore
    lo qual dovea Penelopé far lieta,

    vincer potero dentro a me l'ardore
    ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto,
    e de li vizi umani e del valore;

    ma misi me per l'alto mare aperto
    sol con un legno e con quella compagna
    picciola da la qual non fui diserto.

    L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna,
    fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi,
    e l'altre che quel mare intorno bagna.

    Io e ' compagni eravam vecchi e tardi
    quando venimmo a quella foce stretta
    dov'Ercule segnò li suoi riguardi,

    acciò che l'uom più oltre non si metta:
    da la man destra mi lasciai Sibilia,
    da l'altra già m'avea lasciata Setta.

    "O frati", dissi "che per cento milia
    perigli siete giunti a l'occidente,
    a questa tanto picciola vigilia

    d'i nostri sensi ch'è del rimanente,
    non vogliate negar l'esperienza,
    di retro al sol, del mondo sanza gente.

    Considerate la vostra semenza:
    fatti non foste a viver come bruti,
    ma per seguir virtute e canoscenza".

    Li miei compagni fec'io sì aguti,
    con questa orazion picciola, al cammino,
    che a pena poscia li avrei ritenuti;

    e volta nostra poppa nel mattino,
    de' remi facemmo ali al folle volo,
    sempre acquistando dal lato mancino.

    Tutte le stelle già de l'altro polo
    vedea la notte e 'l nostro tanto basso,
    che non surgea fuor del marin suolo.

    Cinque volte racceso e tante casso
    lo lume era di sotto da la luna,
    poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,

    quando n'apparve una montagna, bruna
    per la distanza, e parvemi alta tanto
    quanto veduta non avea alcuna.

    Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto,
    ché de la nova terra un turbo nacque,
    e percosse del legno il primo canto.

    Tre volte il fé girar con tutte l'acque;
    a la quarta levar la poppa in suso
    e la prora ire in giù, com'altrui piacque,

    infin che 'l mar fu sovra noi richiuso».

    said on 

  • 5

    Se la Divina Commedia è considerata uno dei punti più alti della letteratura mondiale qualche motivo ci sarà; il motivo principale però credo che sia perché è una fonte continua di stimoli e motivi di riflessione. Due cent per chi, come me, si è avvicinato alla Commedia da lettore profano: buttat ...continue

    Se la Divina Commedia è considerata uno dei punti più alti della letteratura mondiale qualche motivo ci sarà; il motivo principale però credo che sia perché è una fonte continua di stimoli e motivi di riflessione. Due cent per chi, come me, si è avvicinato alla Commedia da lettore profano: buttatevi e non vi incaponite se alla fine di un canto vi trovate a chiedervi Ma cosa ho letto?. Dimenticate le interpretazioni che avete studiato al liceo; non sforzatevi a voler cogliere tutti quegli infiniti riferimenti ad oscuri uomini del tempo che Dante ci ha messo dentro; andate fino in fondo e godetevi questo capolavoro.

    said on 

  • 4

    By fire be purged

    Della Commedia di Dante, molto è stato detto e molta critica è stata scritta.
    Il primo approccio è sempre alle superiori dove il tempo tiranno porta gli allievi ad analizzare specifici canti a discrezione dei libri di testo (e forse a ragione).
    Rimane un testo del basso medioevo, a cu ...continue

    Della Commedia di Dante, molto è stato detto e molta critica è stata scritta.
    Il primo approccio è sempre alle superiori dove il tempo tiranno porta gli allievi ad analizzare specifici canti a discrezione dei libri di testo (e forse a ragione).
    Rimane un testo del basso medioevo, a cui la Chiesa ha pensato di aggiungere l'aggettivo "Divina".
    L'Alighieri ha scritto un horror medievale (per quanto concerne l'inferno), interamente godibile e suggestivo nelle sue immagini.
    Orde di dannati, in un luogo che sembra poterne contenere un'infinità, nel suo sistema aristotelico-tolemaico.
    Non condivido la morale e la tradizione cristiana, che di per sé non ha inventato nulla, ma solamente si rifò agli scritti antichi e ne ha convertito gli usi e costumi (un esempio tra i tanti, i tabernacoli - tabernae - che prima erano adibiti al culto degli heroa, ora sono in funzione del culto dei santi e dei martiri).
    Nell'inferno dantesco ritornano miti e leggende del mondo antico. Coloro i quali sono venuti prima di Cristo, al massimo hanno diritto a pascolare con dignità nell'anticamera dell'inferno (con buona pace della giustizia e della par condicio divina). Dèi, motri e semidèi mitologici sono a pari passo tra i dannati (ed è una cosa che per mancanza di ulteriori approfondimenti non comprendo: è Dante consapevole del materiale letterario che sta trattando, per amore della COmmedia, il quale parla di miti e leggende del tutto incompatibili, per forza di cose, con la religione cristiana?).
    Semplicemente geniale il sistema del contrappasso, lucido e ragionato (anche se non comprendo come si collocano i rei di più peccati - conta il più grave?).
    Rimane una lettura difficile e a tratti noiosa.

    said on 

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