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INFERNO,THE

By Dante Alighieri

(111)

| Paperback | 9780553210699

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Book Description

An extraordinary new verse translation of Dante’s masterpiece, by poet, scholar, and lauded translator Anthony Esolen

Of the great poets, Dante is one of the most elusive and therefore one of the most difficult to adequately rende Continue

An extraordinary new verse translation of Dante’s masterpiece, by poet, scholar, and lauded translator Anthony Esolen

Of the great poets, Dante is one of the most elusive and therefore one of the most difficult to adequately render into English verse. In the Inferno, Dante not only judges sin but strives to understand it so that the reader can as well. With this major new translation, Anthony Esolen has succeeded brilliantly in marrying sense with sound, poetry with meaning, capturing both the poem’s line-by-line vigor and its allegorically and philosophically exacting structure, yielding an Inferno that will be as popular with general readers as with teachers and students. For, as Dante insists, without a trace of sentimentality or intellectual compromise, even Hell is a work of divine art.

Esolen also provides a critical Introduction and endnotes, plus appendices containing Dante’s most important sources—from Virgil to Saint Thomas Aquinas and other Catholic theologians—that deftly illuminate the religious universe the poet inhabited.

214 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    che dire di questo classico mi posso solo avventurare ad affermare che Sermonti per me è tra i più grandi commentatori di classici ha la prerogativa di farti conoscere questi tomi con la facilità di bere un bicchiere d'acqua

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    Salvatifra said on Jul 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Letto e studiato a scuola e riletto in seguito... il 5° canto strepitoso!!!!!!!!

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    Simona said on Jul 15, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Lo maggior corno de la fiamma antica
    cominciò a crollarsi mormorando
    pur come quella cui vento affatica;

    indi la cima qua e là menando,
    come fosse la lingua che parlasse,
    gittò voce di fuori, e disse: «Quando

    mi diparti' da Circe, che sottrasse ...(continue)

    Lo maggior corno de la fiamma antica
    cominciò a crollarsi mormorando
    pur come quella cui vento affatica;

    indi la cima qua e là menando,
    come fosse la lingua che parlasse,
    gittò voce di fuori, e disse: «Quando

    mi diparti' da Circe, che sottrasse
    me più d'un anno là presso a Gaeta,
    prima che sì Enea la nomasse,

    né dolcezza di figlio, né la pieta
    del vecchio padre, né 'l debito amore
    lo qual dovea Penelopé far lieta,

    vincer potero dentro a me l'ardore
    ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto,
    e de li vizi umani e del valore;

    ma misi me per l'alto mare aperto
    sol con un legno e con quella compagna
    picciola da la qual non fui diserto.

    L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna,
    fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi,
    e l'altre che quel mare intorno bagna.

    Io e ' compagni eravam vecchi e tardi
    quando venimmo a quella foce stretta
    dov'Ercule segnò li suoi riguardi,

    acciò che l'uom più oltre non si metta:
    da la man destra mi lasciai Sibilia,
    da l'altra già m'avea lasciata Setta.

    "O frati", dissi "che per cento milia
    perigli siete giunti a l'occidente,
    a questa tanto picciola vigilia

    d'i nostri sensi ch'è del rimanente,
    non vogliate negar l'esperienza,
    di retro al sol, del mondo sanza gente.

    Considerate la vostra semenza:
    fatti non foste a viver come bruti,
    ma per seguir virtute e canoscenza".

    Li miei compagni fec'io sì aguti,
    con questa orazion picciola, al cammino,
    che a pena poscia li avrei ritenuti;

    e volta nostra poppa nel mattino,
    de' remi facemmo ali al folle volo,
    sempre acquistando dal lato mancino.

    Tutte le stelle già de l'altro polo
    vedea la notte e 'l nostro tanto basso,
    che non surgea fuor del marin suolo.

    Cinque volte racceso e tante casso
    lo lume era di sotto da la luna,
    poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,

    quando n'apparve una montagna, bruna
    per la distanza, e parvemi alta tanto
    quanto veduta non avea alcuna.

    Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto,
    ché de la nova terra un turbo nacque,
    e percosse del legno il primo canto.

    Tre volte il fé girar con tutte l'acque;
    a la quarta levar la poppa in suso
    e la prora ire in giù, com'altrui piacque,

    infin che 'l mar fu sovra noi richiuso».

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    ivresse said on May 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Se la Divina Commedia è considerata uno dei punti più alti della letteratura mondiale qualche motivo ci sarà; il motivo principale però credo che sia perché è una fonte continua di stimoli e motivi di riflessione. Due cent per chi, come me, si è avvi ...(continue)

    Se la Divina Commedia è considerata uno dei punti più alti della letteratura mondiale qualche motivo ci sarà; il motivo principale però credo che sia perché è una fonte continua di stimoli e motivi di riflessione. Due cent per chi, come me, si è avvicinato alla Commedia da lettore profano: buttatevi e non vi incaponite se alla fine di un canto vi trovate a chiedervi Ma cosa ho letto?. Dimenticate le interpretazioni che avete studiato al liceo; non sforzatevi a voler cogliere tutti quegli infiniti riferimenti ad oscuri uomini del tempo che Dante ci ha messo dentro; andate fino in fondo e godetevi questo capolavoro.

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    rfranz said on May 27, 2014 | Add your feedback

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