Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

I Am the Messenger

By

Publisher: Knopf Books for Young Readers

4.0
(1086)

Language:English | Number of Pages: 368 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Portuguese , Chi traditional , Chi simplified , German , Spanish , Dutch , Catalan , Italian

Isbn-10: 0375830995 | Isbn-13: 9780375830990 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Audio CD , Library Binding , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

Do you like I Am the Messenger ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Meet Ed Kennedy—underage cabdriver, pathetic cardplayer, and useless at romance. He lives in a shack with his coffee-addicted dog, the Doorman, and he’s hopelessly in love with his best friend, Audrey. His life is one of peaceful routine and incompetence, until he inadvertently stops a bank robbery. That’s when the first Ace arrives. That’s when Ed becomes the messenger. . . .

Chosen to care, he makes his way through town helping and hurting (when necessary), until only one question remains: Who’s behind Ed’s mission?

Winner of the 2003 Children’s Book Council Book of the Year Award in Australia, I Am the Messenger is a cryptic journey filled with laughter, fists, and love.
Sorting by
  • 0

    Piacevole ma un po' incompiuto

    Piacevole lettura, bella morale, ma un po' ingenuo, un po' incompiuto, molti personaggi di sottofondo che non arrivano ad uno spessore oltre il bidimensionale. Si legge già, im quest'opera che precede ...continue

    Piacevole lettura, bella morale, ma un po' ingenuo, un po' incompiuto, molti personaggi di sottofondo che non arrivano ad uno spessore oltre il bidimensionale. Si legge già, im quest'opera che precede la ladra di libri, il gusto per la scena cinematografica, per la frase ad effetto. Insomma, c'è poesia ma non sembra essere impregnata di vita.

    said on 

  • 5

    Passa Il Favore.

    L'idea di questo libro è molto, ma molto originale. Ed è per questo che si merita a pieno titolo 5 stelline. Ed è sicuramente diversissimo da "Storia Di Una Ladra di Libri". Sembra persino che i due ...continue

    L'idea di questo libro è molto, ma molto originale. Ed è per questo che si merita a pieno titolo 5 stelline. Ed è sicuramente diversissimo da "Storia Di Una Ladra di Libri". Sembra persino che i due libri siano stati scritti da due persone diverse. A chi mi chiedesse di cosa parla direi che è come la catena del "Passa Il Favore". Ecco a cosa ho pensato leggendo il libro. Di sicuro, Ed Kennedy, è un eroe dei giorni nostri e, almeno per quanto mi riguarda, trovo che il protagonista si identifichi assolutamente con me. Il libro è molto scorrevole, ben scritto, si legge tranquillamente in un paio di giorni. Consigliatissimo.

    said on 

  • 4

    4 stelline e mezzo

    Da http://labellaeilcavaliere.blogspot.it/2015/02/io-sono-il-messaggero.html

    Mi sono decisa a scrivere la recensione di questo romanzo, eppure continuo a tergiversare. Ci sono i miei draghetti su Drag ...continue

    Da http://labellaeilcavaliere.blogspot.it/2015/02/io-sono-il-messaggero.html

    Mi sono decisa a scrivere la recensione di questo romanzo, eppure continuo a tergiversare. Ci sono i miei draghetti su Dragon Mania Legends da nutrire, amiche da salutare, la home di facebook da scrollare e poi…mmm, sì, posso leggere ancora un po’. Recuperare telefilm/film/drama? No, non lo faccio perché non ho tempo (mezza bugia) e perché poi mi sentirei in colpa (assoluta verità).
    Poco prima della rapina, avevo giusto cominciato a fare un inventario della mia vita.
    Faccio il tassista (e ho dovuto mentire sull’età, perché bisognerebbe averne venti per guidare un taxi).
    Non ho una vera carriera.
    Non godo del minimo rispetto all’interno della comunità.
    Non ho niente.

    […]
    Non faccio che chiedermi: «Allora, Ed, che cos’hai combinato veramente in questi diciannove anni?»
    E la risposta è semplice.
    Un cazzo di niente.

    Prima della rapina e anche per qualche tempo dopo, la vita di Ed (Non Edward. Non Edmund né Edwin. Solo Ed.) e dei suoi amici non è mai stata troppo intensa o eccitante. Normale, mediocre tutt’al più. Piacevolmente monotona come le partite a Noia, l’unico gioco di carte che permetta a lui e ai suoi amici di divertirsi. Diverse sere a settimana, quindi, Ed si ritrova con Marv, Ritchie e Audrey per giocare.

    Proprio come i suoi amici, Ed sembra essere uno che si è adagiato, accontentato, ma la verità è che si è ritrovato nei propri panni senza sapere bene come. È così e basta.
    Tutto ha inizio con la rapina in banca. Ed, Ritchie e Audrey hanno accompagnato Marv a depositare lo stipendio sul conto e si sono ritrovati nelle mani di un rapinatore molto un po’ imbranato. Sdraiati a terra e sotto la minaccia di una pistola, i quattro non riescono proprio a stare zitti e tranquilli.
    Marv è impaziente perché teme che gli venga fatta una multa per il tempo di sosta che sta per scadere. Ed non riesce a trattenersi e fa una battuta sull’auto sgangherata dell’amico. Si innesca una discussione che coinvolge persino il rapinatore. Non vi preoccupate: vi sembreranno degli sbruffoni o quanto meno degli sconsiderati, ma è solo che sono così e basta.
    Ma non è tutto: quando il rapinatore, tentando la fuga, inciampa e lascia cadere l’arma, Ed inspiegabilmente si lancia nell’inseguimento, raccoglie la pistola e fa arrestare il criminale.

    «Ricorda bene queste parole. Ricordale ogni giorno, quando ti guardi allo specchio.» Fa un mezzo sorriso. «Sei un uomo morto.»

    Un giorno, insieme alla posta, Ed riceve una carta da gioco: l’asso di quadri. Sopra sono stati scritti tre indirizzi. Insieme alla busta su cui c’è il suo nome (segno inequivocabile che la carta è destinata a lui) e alla strana, elettrizzante aura che avvolge la carta, gli indirizzi sono tutto ciò che Ed ha.
    A questo punto potrete immaginare cosa farà Ed perché, forse, è ciò che fareste anche voi? O no?

    Io sono il messaggero conferma l’abilità di Zusak nel manipolare le parole, nell’adattarle a personaggi e contesti, ma soprattutto alle storie. È un’abilità, la sua, che rivela una grande familiarità con la scrittura, una familiarità che forse si raggiunge solo dopo aver creato molti mondi narrativi.
    Zusak sceglie frasi brevi, sincere, condite con il sarcasmo e l’autoironia di Ed, voce narrante e protagonista del romanzo. La prosa di Zusak è semplice e diretta; immersa nella materialità quotidiana, sorprende e illumina la pagina con frasi delicate e poetiche.

    La particolarità di Io sono il messaggero, però, non risiede certo nella semplicità dello stile, ma nell’ingegnosa trama.
    Fino all’ultimo capitolo, non sono riuscita a farmi un’idea del romanzo: mi stava piacendo? No? C’era qualcosa che non andava?
    Mi sembrava che mancasse qualcosa. Mentre leggevo il racconto di Ed e cercavo di spronarlo nella sua ricerca/missione, percepivo una fastidiosa sensazione di vuoto tra le parole. Se in un primo momento, tra me e me, la attribuivo alle poche e scarne descrizioni e alla mancanza di continuità nella narrazione, alla fine del romanzo ho compreso che era proprio ciò che Zusak voleva: provavo lo stesso disagio di Ed e dovevo scoprirne la causa con lui.
    Ed si presenta senza mezzi termini e con grandissima lucidità come un perdente, il classico ragazzo di periferia, senza grandi prospettive o possibilità, che confessa persino di essere una schiappa a letto. Ma proprio Ed, che nei primi capitoli si presenta con accuratezza e non risparmia i particolari più scomodi, rivela di non conoscersi.

    Non mi sento me stesso. E non mi pare nemmeno di ricordare chi dovrebbe essere Ed Kennedy.

    Mentre cerca di scoprire chi si nasconda dietro le carte che riceve e quali messaggi deve consegnare alle persone che gli vengono indicate dagli assi, Ed inizia a cambiare la prospettiva che ha di sé. Essere così e basta, forse, non è né la sua attitudine né quella dei suoi amici.

    «C’è soltanto una cosa che voglio davvero.»
    «E qual è?»
    […]
    «Volere qualcosa.»

    Non mi soffermerò sugli amici di Ed, sebbene siano personaggi altrettanto particolari e interessanti. Ritengo che si trovino in secondo piano rispetto ad altri e soprattutto rispetto a Il Portinaio, il coinquilino di Ed: ha diciassette anni, emana un considerevole tanfo, ma è impossibile non adorarlo.
    Purtroppo devo censurare gli altri aspetti di questo romanzo che vorrei commentare: non posso rischiare di fare spoiler, ma vi invito a non farvi ingannare; in Io sono il Messaggero c’è molto più di quello che sembra e inizierete a leggerlo davvero solo quando sarete arrivati alla fine.

    Non si tratta di parole.
    Si tratta di luci che brillano e di piccole cose che diventano grandi.

    said on 

  • 0

    "A volte, le persone sono belle. Non per l'aspetto. Non per quello che dicono. Semplicemente, per quello che sono." Questa verità, forse ovvia, mi ha fatto amare questo quasi ingenuo libro.

    ...continue

    "A volte, le persone sono belle. Non per l'aspetto. Non per quello che dicono. Semplicemente, per quello che sono." Questa verità, forse ovvia, mi ha fatto amare questo quasi ingenuo libro.

    said on 

  • 3

    Un romanzo senza tante pretese, molto scorrevole e pieno di ironia e di morali sincere: il messaggio che vuole trasmettere l'autore è bello e profondo anche se va ricercato tra le righe del romanzo. C ...continue

    Un romanzo senza tante pretese, molto scorrevole e pieno di ironia e di morali sincere: il messaggio che vuole trasmettere l'autore è bello e profondo anche se va ricercato tra le righe del romanzo. Con una lettura superficiale può sembrare un romanzo sciocco, soprattutto se prima si è letto Storia di una ladra di libri. Ma se si indaga e si ricerca il valore del messaggio che l'autore vuole donarci - un po' come fa Ed, il protagonista - si scoprono domande di sottofondo contro le quali ognuno di noi prima o poi deve scontrarsi.

    said on 

  • 4

    Io Sono il messaggero

    Il protagonista Ed, tassista ignavo, si trova a dover affrontare innumerevole sfide che piano piano arricchiranno il lettore. Un piccolo gesto d'amore può creare un'onda senza fine. Finisco questo rom ...continue

    Il protagonista Ed, tassista ignavo, si trova a dover affrontare innumerevole sfide che piano piano arricchiranno il lettore. Un piccolo gesto d'amore può creare un'onda senza fine. Finisco questo romanzo arricchito e piacevolmente stupito.

    said on 

  • 5

    Questo è il secondo libro di Zusak che leggo, ed è il secondo libro che mi scava dentro e mi cambia un po’. E quando trovi libri che ti fanno quest’effetto, autori che ti fanno quest’effetto, in qualc ...continue

    Questo è il secondo libro di Zusak che leggo, ed è il secondo libro che mi scava dentro e mi cambia un po’. E quando trovi libri che ti fanno quest’effetto, autori che ti fanno quest’effetto, in qualche modo contorto senti che quei libri e quegli autori sono anche un po’ tuoi. No, non rivendico il possesso di Zusak: semmai è il contrario, è quando qualcuno scrive qualcosa di così vicino alle tue corde che senti che ha un po’ il possesso di te. Comunque.
    Non è semplice definire il genere di questo romanzo: per certi versi c’è della magia, quindi sarebbe un po’ fantasy; per certi versi c’è un enigma, quindi sarebbe un po’ giallo; per certi versi c’è un sacco d’amore, quindi sarebbe un po’ rosa. E mi cresce sempre più il sospetto che i libri di cui non sai definire il genere siano i migliori, quelli indefinibili. Come tutte le cose davvero importanti.
    Lo stile è quello che avevo già amato con “La ladra di libri”: paratattico, veloce, a volte persino scollato, frasi secche abbandonate sulla pagina, pause, riflessioni apparentemente casuali e poi, d’improvviso, pennellate di poesia. Semplicissimo da leggere, difficilissimo da dimenticare. E semplicissimo e difficilissimo da capire, perché se da una parte segui banalmente quello che dice, dall’altra, appena ti volti indietro, scopri che ti ha detto altro e non sai come abbia fatto. In fondo erano solo due parole in croce: come ci ha messo dentro il mondo?
    L’idea di fondo è straordinaria, come lo era ne “La ladra di libri”: se là a parlare era la Morte, qui è qualcuno di altrettanto originale. C’è da chiedersi davvero come fanno, certi autori, ad avere queste folgorazioni, a pensare certi personaggi, a creare certe trame. Bene, alla fine questo libro ve lo dice, ce lo dice. Ci dice esattamente come fanno, anche se non ci insegna a farlo.
    “Il messaggero” è un romanzo di formazione, che segue il ritorno alla vita di Ed, il protagonista, o forse la sua scoperta della vita. Intorno a lui ruotano personaggi secondari tutti perfettamente caratterizzati: gli amici, la famiglia, il cane che si ama dalla prima pagina (il Portinaio è il mio idolo). Dentro di lui vivono poi tre personaggi insieme: Ed stesso, la voce del Portinaio, e un’altra voce, che scopriamo solo alla fine. E tutti devono tornare alla vita, tutti devono scoprire la vita. Il disegno di fondo è quello di un’umanità sola, perduta in se stessa, incapace soprattutto di volere: di volere un lavoro, un amore, un figlio. Incapace di volere la volontà. Un contesto grigio, triste, ma mai dipinto con grigiore e tristezza: Zusak non usa mai il tragico, Zusak usa la quotidianità per evocare il tragico e poi contestarlo. Ha questa capacità incredibile di non dover mai fare una riflessione disperata per farti disperare, e di riuscirci invece con tre frasi corte e senza aggettivi, senza avverbi, senza pathos. Non è lui a dirci cosa dobbiamo provare: ce lo fa provare e basta, come lo fa provare ad Ed. Ci mette davanti allo specchio, come fa con Ed.
    Ed è un tassista senza qualità, senza prospettive, senza niente; deve affrontare delle prove, nella migliore tradizione romanziera di tutti i tempi, persino nella migliore tradizione fiabesca; e come nelle fiabe le accetta da subito, con un’arrendevolezza che all’inizio stupisce e alla fine si chiarisce: non poteva fare altrimenti. Queste prove sono rappresentate da quattro assi, quattro semi: quadri, fiori, picche, cuori. Missioni a volte piccole, come regalare una scatola vuota, e a volte gigantesche, come affrontare uno stupratore o scavare dentro se stessi. Ci sono momenti duri, in questo libro, e altri durissimi; ciò che non colpisce lo stomaco colpisce al cuore, a seconda della sensibilità e della propria personale esperienza. Ecco perché ad esempio io mi sono commossa al gelato più che magari alle luci. Ognuno può trovarci qualcosa di suo, nelle missioni di Ed, ognuno sente che potrebbe essere il ricevente del prossimo messaggio. La grande meraviglia è scoprire che lo è, che lo siamo.
    Ora vorrei spoilerare tutto, e chi mi conosce sa che lo faccio in genere con un certo grado di sadismo. Vorrei e dovrei spoilerare per spiegare perché il finale di questo libro sia qualcosa di indimenticabile, e per riflettere con chi l’ha letto sul suo significato, sui suoi significati, e per fangirlare, certo. Se non lo faccio è perché credo che questo sia uno dei pochissimi libri in cui il finale va letto per forza solo alla fine. Per provare quella meraviglia, quello stupore quasi infantile, per riallacciare tutte le supposizioni, per ricevere il messaggio. Per capire che finiscono solo le pagine, poi inizia ciò che conta davvero.
    Questo mi lega un po’ le mani, perché non mi permette di dire come mai secondo me questo libro può dare così tanto, cambiare così tanto; posso solo dire che lo metto tra i dieci libri migliori della mia vita.
    E che ho ricevuto il messaggio.

    said on 

  • 0

    Perché sono i piccoli gesti di altruismo a renderci eroi quotidiani.
    Io sono il messaggero di Markus Zusak la mia recensione: http://libricheamore.blogspot.it/2015/01/io-sono-il-messaggero-di-markus- ...continue

    Perché sono i piccoli gesti di altruismo a renderci eroi quotidiani.
    Io sono il messaggero di Markus Zusak la mia recensione: http://libricheamore.blogspot.it/2015/01/io-sono-il-messaggero-di-markus-zusak.html

    said on 

  • 3

    A volte, le persone sono belle. Non per l'aspetto. Non per quello che dicono. Semplicemente, per quello che sono.

    Il surreale dramma della vita ci offre sempre rarissimi momenti di grande intensità e innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini, tuttavia, non conoscendo eccezioni, finisce col vivere so ...continue

    Il surreale dramma della vita ci offre sempre rarissimi momenti di grande intensità e innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini, tuttavia, non conoscendo eccezioni, finisce col vivere solo di intervalli. Considerando la felicità come qualcosa di effimero, non avendo ciò che effettivamente desiderano.
    Personalmente, ho sempre vissuto la vita come una lunga preparazione a qualcosa d'inaspettato. Un giocattolo che da piccoli avevamo abbandonato in soffitta e che si ritrova per caso in un vecchio scatolone. Se chiudo gli occhi per un momento, mentre il vocio in sottofondo di un vecchio televisore rimane sospeso nell'aria stagnante della mia camera, la mia memoria ripercorre brevemente alcune tappe che avevo perduto nel corso della mia vita. Gli anni appena trascorsi, le persone morte e mai più riviste, le emozioni che non posso più rivivere, delusioni che aprono gli occhi e chiudono il cuore.
    Anche adesso che ho ventidue anni, riesco ancora a ricordare chiaramente il bruciore di una promessa mancata. Aspettative che hanno suggestionato il mio modo di fare. Promesse a un'idea mancata di felicità, nata dal desiderio di un anima sognatrice e romantica costruita su vane speranze. Naturalmente con il tempo sono riuscita a liberarmene di qualcuna. Ma prima riesco a riconoscerne i dettagli: il cuore che emette un battito a seconda di quello che sentiva, o provava; una finestrella aperta sul mondo che prometteva lo sfavillante spettacolo di altrettanti mondi inesplorati; la voce che a volte tremava per qualche ragione. E solo se metto insieme queste immagini, lentamente, l'oggetto di delusione riappare, in un soffio.
    L'ultima volta accadde qualche giorno fa, in una serata di fine gennaio, in cui mi accorsi che la melodia sprigionata dalle parole di una storia sfogliata a libro aperto davanti agli occhi del mondo, canzoni scritte semplicemente per farle sentire a qualcuno, non colpirono dolcemente con forza chi "ascolta".
    Leggendo Io sono il messaggero a qualche mese di distanza dall'entusiasmante lettura di Storia di una ladra di libri, ho capito - seppur nello specifico - la ragione per cui Zusak, celebrato per la potenza delle sue parole, questa volta non avesse conquistato il mio cuore. La percezione delle parole del mondo come complesso di sensazioni di appartenenza sono così belle e perfette che sorge quasi spontaneo considerarle come una dolce dipendenza che il tempo avrebbe ricordato in qualsiasi momento. Un ragazzo che si considera una mezza sega, un sognatore ancora intrappolato nel tratto evolutivo dell'adolescenza scrisse canzoni che spinsero ad abbagliare l'anima di chiunque con estrema cura, componendo la musica mediante parole sublimi, indimenticabili e solenni, insensibili all'occhio umano, e beneficio per molti spettri. Appaiono nel nulla come fiati di vapore dispersi nella volta celeste e, solo alla fine, danno un effetto devastante. Muoiono. Rinascono. Scolorite nel momento in cui tutto volse al termine: quando le pagine smisero di pulsare, si chiusero con un fruscio.
    Seduta alla scrivania in attesa di trovare l'ispirazione, ricordo il mio entusiasmo, qualche mese fa, di quando avevo aperto una finestra che aveva fatto luce su un mondo che mi aveva procurato una fame intensa: quella delle parole, dei libri. Parte integranti dell'anima di una ragazzina che non ha mai saputo cosa voglia dire vivere, così dolci che una violenza insensata ha reciso bruscamente.
    Repentinamente, un brusco salto nel vuoto mi fa tornare alla realtà e mi fa prendere consapevolezza che Io sono il messaggero non è esattamente il romanzo che mi aspettavo. Con un debole fruscio, confidando che le sue pagine bianche mi avrebbero catapultato in un avventura senza tempo. Immagini ed emozioni sono così vivide che si staccano dallo sfondo come miraggi su carta, ma non possiedono quell' armoniosa bellezza con il quale il lettore purifica con delicatezza la sua mente.
    In questa sua ennesima storia ho riscontrato uno Zusak più giovane e inesperto, che ho letto con lentezza nel giro di qualche giorno, con un carosello di episodi, personaggi facilmente dimenticabili. Un romanzo privo di indizi, discontinuo che, nonostante nulla faccia prevedere qualche mossa, nella sua armoniosità rivela un certo fascino. Ci sono scene d'amore prive di volgarità, poiché descritte con sensualità e sentimento, e una serie di situazioni divertenti che sono pieni di libertà e spensieratezza racchiusi nei confini adolescenziali del protagonista Ed, nelle quali è possibile scorgere molta più vitalità della piccola Liesle che girava per le strade di una Germania nazista.
    E' un opera che evoca una certa luce. Un altra epoca, un altra dimensione, in cui non ho potuto tuttavia perdermi completamente. Come il Robin Hood delle fiabe, ci parla di un ragazzo che, quando si guarda allo specchio, fissa un volto malconcio e tetro. Una figura simile a un seme di fiori, un messaggero che difende gli oppressi e che, seguendo un percorso che qualcun altro ha tracciato per lui, non dissipando l'oscura confusione che è ancora presente nel suo animo, continua costantemente a svolgere questo compito. Un bambino rompipalle troppo cresciuto che, solo e insoddisfatto, è convinto di non esser capace di amare.
    Io sono il messaggero è un avvincente romanzo per ragazzi che non entusiasma completamente, ma si espande oltre le pagine verso la realtà, trasformandola, fondendosi in un unica entità. Una trama scarna dipanata con frettolosità nell'alternasi dei capitoli, che svolgono la storia seguendo il protagonista e facendo vedere poco per volta le ragioni che lo spingono ad assumere certi comportamenti. Meno accurata nei dettagli e povera nella sostanza, e una fantasia costruttrice che non vince sulla profondità del tema trattato.
    Imbarcandomi in un avventura semplice e avvincente, ho seguito attentamente il percorso evolutivo del giovane Ed che, arriverà a un punto in cui non sa più cosa è giusto o sbagliato, si perderà nel labirinto del tempo di cui è prigioniero. Vagando come un anima in pena, svelando quell'arcano che nessuno ha mai saputo decifrare.

    said on 

  • 5

    Blog Stories Review: http://storiesbooksandmovies.blogspot.it/2015/01/io-sono-il-messaggero-markus-zusak.html

    Il mio 2015 di letture è ormai ufficialmente iniziato anche se devo ammettere che procede ...continue

    Blog Stories Review: http://storiesbooksandmovies.blogspot.it/2015/01/io-sono-il-messaggero-markus-zusak.html

    Il mio 2015 di letture è ormai ufficialmente iniziato anche se devo ammettere che procede con molta lentezza. Ho scelto di cambiare atteggiamento. Quest'anno voglio provare nuovi generi di libri e dare una svolta alla mia carriera di lettrice. Quando ho saputo della pubblicazione de Io sono il messaggero, ho pensato che questo libro potesse rappresentare una grande sfida. Insomma, chi segue da tempo Stories forse ricorderà che la mia recensione di Storia di una ladra di libri non si poteva definire esattamente entusiasta. Dopo quella parziale delusione, potevo (o dovevo) dare a Markus Zusak un'altra occasione?

    Beh, alla fine ho riposto fiducia in lui e mi sono avventurata tra le pagine di questo romanzo originariamente pubblicato prima di The Book Thief, titolo che ha conquistato le librerie di tutto il mondo nel 2014 appena concluso - grazie anche all'omonimo adattamento cinematografico. Riuscirà il messaggero a vincere questa sfida.

    Guardando Ed Kennedy, ordinario quanto insignificante giovane protagonista di Io sono il messaggero, non si direbbe mai che possa vincere la concorrenza casalinga della piccola Liesel. A suo sfavore vi è anche uno scenario moderno e meno drammatico di quello della bambina tedesca. Zusak, con questa storia, non può più affidarsi al contesto storico ed alle emozioni 'scontate'.
    E proprio in questo modo, in condizioni normalmente avverse, riesce a dare il meglio di sè con uno stile genuino e spontaneo capace di rapire il lettore dalla prima all'ultima pagina.

    Ed, nonostante abbia un cognome di una certa importanza, non ha raggiunto obiettivi nella sua vita. In realtà non ne ha mai fissati e la sua esistenza è totalmente priva di ambizioni e di aspirazioni. Molti potrebbero chiamarlo perdente, inetto, sfigato. Non sembra esattamente il tipo di persona destinato ad aver successo e non sembra nemmeno quel genere di individuo capace di cambiare rotta. Nessuno scommetterebbe su di lui. Insomma non siamo in uno degli scenari più ottimisti.

    Tuttavia, un giorno, una grande occasione gli si presenta. Dopo aver sventato una rapina piuttosto strampalata, Ed riceve un asso di quadri con un indirizzo, il primo di una serie. Il destino sta giocando con lui? È un azzardo o qualcosa di più serio? Il ragazzo non comprende subito che quello è il momento che, forse, aspettava da una vita: il momento di giocare le proprie carte senza esitare, senza arrendersi.

    Inizia così una bellissima favola moderna che intreccia diverse tematiche: familiari, spirituali e moltre altre. In questo percorso di cambiamento, il protagonista dovrà aiutare delle persone, spesso degli sconosciuti. Si tratta solo di questo? In realtà no poichè ogni 'aiutato' sarà complice di un disegno più grande, più articolato, che farà ad Ed il regalo più bello ed inaspettato di sempre con un semplice poker d'assi. Semplice o fortunato? Sta a voi stabilirlo.

    Sarò banale ma ammetto che esiste un unico aggettivo - che ultimamente ha perso molto del suo significato - per questa lettura: bellissima. Capitolo dopo capitolo, vivrete gli attimi della storia, proverete le emozioni di ogni personaggio e capirete molto anche su di voi.

    said on 

Sorting by