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I Buddenbrook

Decadenza di una famiglia

Di

Editore: A. Mondadori (Tutte le opere di Thomas Mann, 3)

4.3
(3541)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 997 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Olandese , Spagnolo , Svedese , Catalano , Rumeno

Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Ervino Pocar ; Curatore: Lavinia Mazzucchetti

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , Cofanetto , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 3

    Bello, veramente bello.
    Nonostante il contesto e la trama non particolarmente semplici, non c'è stata una parte del libro che risultasse noiosa.
    Interessanti i personaggi e le loro storie, il contesto storico in cui si svolge la trama, e ovviamente ottima la scrittura.
    Insomma, ...continua

    Bello, veramente bello.
    Nonostante il contesto e la trama non particolarmente semplici, non c'è stata una parte del libro che risultasse noiosa.
    Interessanti i personaggi e le loro storie, il contesto storico in cui si svolge la trama, e ovviamente ottima la scrittura.
    Insomma, veramente bello!

    ha scritto il 

  • 5

    Una lenzuolata assolutamente indispensabile!

    Hasta la Victoria, compagno Giangiacomo, tu che fosti trattato da rivoluzionario incompetente, saltato in aria mentre giocavi, dissero, con cose più grandi di te e soprattutto che non ci azzeccavano niente con te ricchissimo rampollo padano!
    Hasta la Victoria, compagno, per sempre: offristi ...continua

    Hasta la Victoria, compagno Giangiacomo, tu che fosti trattato da rivoluzionario incompetente, saltato in aria mentre giocavi, dissero, con cose più grandi di te e soprattutto che non ci azzeccavano niente con te ricchissimo rampollo padano!
    Hasta la Victoria, compagno, per sempre: offristi cultura a buon prezzo non lesinando sulla carta e sulla colla, perché la cultura è “per sempre e per tutti”.
    Grazie, compagno, perché ho potuto rileggere i Buddenbrook in quella vecchissima edizione Feltrinelli del novembre’67, sgraffignata a una mia amica che tenta ancora, con scarse speranze, di farsela ridare indietro. E l’ho letto senza il terrore che si sbrindellasse o addirittura si sfarinasse come mi succede con i vecchi Oscar della protomoderna dell’usa e getta Mondadori.
    Il giovane Mann, è superbo. Vent’anni o poco più e ti sciorina la decadenza, durata quarant’anni, di una famiglia tedesca importante e ricca, ma non importantissima e ricchissima, di Lubecca e non di Berlino, con il rumore di fondo della Storia flebile ma continuo. Una decadenza tanto diversa da quella degli Uzeda, di don Fabrizio Salina e di Mastro don Gesualdo, roba mediterranea.
    Roba che non te ne potrebbe fregar di meno. Rimandando a un periodo cruciale per il pensiero occidentale (quello della nascita della propaganda, della borghesia dei pescecane, della depredazione del continente africano) tanto negletto dai libri di testo scolastici, dimentichi di spiegare che fascismo e nazismo non furono generazione spontanea.
    Dicevo che la storia sarebbe stata una piccola storia di tedeschi arricchiti con il commercio delle granaglie se l’arricchimento non fosse stato, per quel mondo protestante, una religione.
    Sarebbe una piccola storia se si fosse trattato di raccontare l’ascesa personale di un yuppie cocainato a Wall Street (tanto scialbo da meritare una dose abbondante di splatter da parte di B.E.E.).
    Siamo dalle parti della Storia, ragazzi! Non è per la ricchezza personale che i protagonisti si danno da fare fino al sacrificio, ma per il buon nome e l’onore della famiglia. Anche la costruzione di dimore sontuose non è finalizzato al piacere edonistico, ma sempre allo stesso scopo.
    Salta all’occhio la differenza dai nostri giorni tanto che, a una comunistazza del mio tipo, non viene la mosca al naso di fronte all’ostentazione di tale ricchezza come fa quando compaiono in tv le varie pacchiane dimore dell’ex.
    Chapeau a un avversario degno vien da dire, oggi che ti tocca controbattere una come la Picierno!
    Direte che c’entra tutto questo con Mann. C’entra, c’entra!
    Ancora il ragazzo non si era lasciato avvolgere dalla spirale decadente del tutto non vale, del lasciarsi andare, così tanto è invalicabile lo jato tra la mente e i suoi ingovernabili prodotti, la materia vile del trantran che si fa storia. Il piccolo Mann, non ancora Hans Castorp, annota la realtà, ne soffre (è anche la storia della propria famiglia), la racconta alla vecchia maniera attraverso un narratore il più neutrale possibile, che si prende delle libertà solo nelle grottesche descrizioni degli innumerevoli personaggi. Pare di essere dentro un quadro di Ensor.
    E, il giovane Mann, prende a man bassa da Tolstoj. La protagonista Tony – perché è lei la vera protagonista, quasi voce narrante- non è Anna Katerina, come egli stesso ebbe a dire. Tony, al secolo Antonietta Buddenbrook, è sputata Nataša Rostova! Lo stesso carattere. Non è un demerito, anzi. Una ragazzina che sacrifica il suo amore piccolo borghese non consono al suo status; una donna che subisce la vergogna di due divorzi, che cammina a testa alta per non salutare quelli che pensa la disprezzano, che rinuncia a parti della sua eredità affinché il capitale familiare non ne venga scalfito, che si acconcia a organizzare almeno tre funerali (i funerali descritti nei minimi particolari sono ben cinque) in pompa magna in cui il numero e il lusso delle corone sono il tributo alla grandezza della stirpe. Una donna il cui motto è “ domani è un altro giorno”(sì, Rossella O’ Hoara, di cui costituì a sua volta modello anche se la storia si ripete in farsa). Una donna così merita tutto il nostro rispetto e simpatia, al di là della condizione femminile dell’ottocento. Del resto mala tempora cucurrerunt, currunt e current per il genere mai assurto a specie.
    Ciò che risalta è quello spirito (è il caso di citare Hegel!) tedesco, culturalmente (non geneticamente) determinato che ci fa capire la distanza incolmabile tra la Merkel e il popolo che rappresenta da Renzie e quel popolo che, non indegnamente, rappresenta: quell’imperativo categorico di kantiana memoria che non ci è mai appartenuto e che il piccolo Hanno, l’ultimo sfortunato rampollo della decaduta famiglia, e il suo amico contino spregiano come inutile orpello di una società per loro marcia (e non potevano immaginare quella italiota!).
    Oltre alla immensa partecipazione della citata Tony, si ringraziano, in ordine di apparizione: il nonno Jean Buddenbrook e consorte; le nipoti; la cugina povera, famelica ma allampanata (ipertiroidea?); il figlio Jean e consorte; i nipoti Tomhas (con i tarli rimossi ma non troppo della decadenza)e Cristhian (il fratello viveur che gli sopravvive in manicomio); Gherda, l’algida moglie violinista, che si ritira ad Amburgo da dove uscirà per recarsi a Davos sotto le mentite spoglie di Madame Chauchat accanto al figlioletto Hanno resuscitato come Hans. Dimenticavo la governante: dopo quarant’anni, viene fatta fuori per essersi illusa di avere voce in capitolo in quella che considerava la sua famiglia e non la famiglia dove era a servizio.
    Immenso.

    ha scritto il 

  • 4

    E' il primo libro di Mann che leggo e devo dire che mi ha colpito: mi aspettavo una prosa pomposa e ridondante. Niente di più sbagliato.
    Mann è un narratore freddo e imparziale, si muove attraverso tre generazioni di ricchi borghesi dell'Ottocento in modo interessante, mettendo a nudo i d ...continua

    E' il primo libro di Mann che leggo e devo dire che mi ha colpito: mi aspettavo una prosa pomposa e ridondante. Niente di più sbagliato.
    Mann è un narratore freddo e imparziale, si muove attraverso tre generazioni di ricchi borghesi dell'Ottocento in modo interessante, mettendo a nudo i difetti, i sogni, le speranze, i successi e le disfatte degli uomini del suo tempo.

    ha scritto il 

  • 4

    Meravigliosa saga familiare, ambientata nella Lubecca dell'Ottocento. I Buddenbrook sono una famiglia dell'alta borghesia, e la loro vita privata si mescola con quella lavorativa: infatti l'obiettivo di ogni generazione è quello di aumentare il capitale della ditta grazie agli affari ma anche ad ...continua

    Meravigliosa saga familiare, ambientata nella Lubecca dell'Ottocento. I Buddenbrook sono una famiglia dell'alta borghesia, e la loro vita privata si mescola con quella lavorativa: infatti l'obiettivo di ogni generazione è quello di aumentare il capitale della ditta grazie agli affari ma anche ad oculati matrimoni.

    L'atmosfera del romanzo mi ha ricordato moltissimo la Amsterdam dei grandi palazzi signorili (sto pensando soprattutto a questa bellissima casa-museo http://www.willetholthuysen.nl/en/node/43) e mi ha permesso di entrare davvero nella storia, anche se ovviamente qui siamo in un'altra città.

    Quello che non sapevo è che il romanzo ha un'ispirazione autobiografica, e che Hanno Buddenbrook (l'ultimo erede della famiglia) corrisponderebbe proprio alla figura dell'autore. Il romanzo doveva essere inizialmente scritto da Thomas Mann a quattro mani insieme al fratello Heinrich, che alla fine però collaborò solamente nella fase di ricerca.

    Nell'arco di quattro generazioni vediamo la famiglia dei Buddenbrook assurgere alla massima gloria per poi velocemente decadere (non è un spoiler, il sottotitolo stesso del romanzo recita 'Decadenza di una famiglia'). Nonostante il crollo economico, il fallimento, per la ditta Buddenbrook non si verifichi mai, nonostante le difficoltà dopo il periodo d'oro, è nella psicologia dei personaggi, nella loro crisi percepita, che si definisce il vero declino della famiglia (soprattutto nella figura di Thomas Buddenbrook).

    Nonostante la lunghezza, il romanzo si legge davvero velocemente e piacevolmente, è molto più scorrevole de La montagna incantata, che, per quanto bello, richiede molta più pazienza.

    ha scritto il 

  • 5

    Un bellissimo e avvincente romanzo.
    Il pranzo iniziale, pieno di dettagli e di personaggi può scoraggiare la lettura (a me è successo di averlo iniziato e poi abbandonato un paio di volte) ma, appunto, superato lo scoglio dello sfarzoso pranzo con cui si apre il romanzo, la lettura si fa av ...continua

    Un bellissimo e avvincente romanzo.
    Il pranzo iniziale, pieno di dettagli e di personaggi può scoraggiare la lettura (a me è successo di averlo iniziato e poi abbandonato un paio di volte) ma, appunto, superato lo scoglio dello sfarzoso pranzo con cui si apre il romanzo, la lettura si fa avvincente.
    Appasionanti le vicende familiari di questa ricca famiglia alto borghese della quale si racconta il lento e drammatico declino.

    ha scritto il 

  • 5

    Pur con alcuni difetti, dalla mole all'eccesso di dettagli a mio avviso inutili, il libro si divora. Come in una maratona, si arriva sicuramente stanchi verso la fine, ma una volta oltrepassato il traguardo la gioia sarà immensa. Ho finito i Buddenbrook ieri sera e già stamane mi mancano: un indi ...continua

    Pur con alcuni difetti, dalla mole all'eccesso di dettagli a mio avviso inutili, il libro si divora. Come in una maratona, si arriva sicuramente stanchi verso la fine, ma una volta oltrepassato il traguardo la gioia sarà immensa. Ho finito i Buddenbrook ieri sera e già stamane mi mancano: un indizio sicuro per individuare un libro meritevole di essere letto senza indugi.

    ha scritto il 

  • 4

    I Buddenbrook, decadenza di una famiglia, scritto nel 1901, è il primo romanzo dell’allora ventiseienne Thomas Mann.
    Opera dall’impronta enormemente autobiografica, I Buddenbrook racconta delle vicende e dell’irrevocabile declino della suddetta famiglia, attraverso le quattro generazioni di ...continua

    I Buddenbrook, decadenza di una famiglia, scritto nel 1901, è il primo romanzo dell’allora ventiseienne Thomas Mann.
    Opera dall’impronta enormemente autobiografica, I Buddenbrook racconta delle vicende e dell’irrevocabile declino della suddetta famiglia, attraverso le quattro generazioni di Johann, Jean, Thomas ed Hanno.

    Qui la mia analisi completa:
    http://ildilemmadelporcospino.wordpress.com/2014/07/20/i-classici-della-domenica-i-buddenbrook/

    ha scritto il 

  • 5

    Ho letto "Sulla strada", scritto circa 50 anni dopo di questo. Questo l'ho trovato più facile da leggere e più interessante, benchè verso la fine abbia iniziato a stancare.

    ha scritto il 

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