I Buddenbrook

Decadenza di una famiglia

Di

Editore: A. Mondadori (Oscar classici moderni)

4.3
(3971)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 710 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Olandese , Spagnolo , Svedese , Catalano , Rumeno

Isbn-10: 880449381X | Isbn-13: 9788804493815 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Ervino Pocar

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri , Cofanetto , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
La decadenza finanziaria e morale di una famiglia commerciale di Lubecca attraverso quattro generazioni. Una saga appassionante e drammatica, il romanzo con cui il grande scrittore tedesco (1875- 1955) si impose all'attenzione del pubblico e della critica.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Männerdämmerung

    Il Genio esiste.

    Quintuplice o forse settuplice romanzo, credo abbia tanti strati quanti sei in grado potenzialmente di riconoscere, Mann a vent'anni s'immaginò tracciare la storia della sua famiglia ...continua

    Il Genio esiste.

    Quintuplice o forse settuplice romanzo, credo abbia tanti strati quanti sei in grado potenzialmente di riconoscere, Mann a vent'anni s'immaginò tracciare la storia della sua famiglia lungo più generazioni e mentre rompeva le scatole a parenti affini e conoscenti per raccogliere materiale, che voleva essere preciso ed onesto quale fu, inglobò la storia della musica tedesca, la storia economica dell'Hansa, la storia della filosofia tedesca e la storia dell'unificazione germanica. A ventiquattro se ne esce con questo monumento e lo chiama "decadenza di una famiglia". L'incipit avrebbe potuto essere un nano gobbo che urla che è movto Goethe, quelli sono gli anni infatti nei quali muore anche l'illusione di poter racchiudere il sapere in una sola persona, ed'è morto pure "Boney" dopo aver scassato l'Europa, per cui l'Hansa, sorta di comunità economica de facto, prospera, vasta (ebbe perfino un fondaco a Napoli) ed indipendente da quella peste che sono e saranno gli Stati Nazionali, può tornare a vivere serena.

    E serenamente si apre, con un nonno che indirizza bonariamente la nipotina prima in dialetto – una sorta d'olandese – di Lubecca e poi in francese alla lettura del cathechismo, la famiglia riunita, prospera, cosmopolita, benestante benvivente e colta. Mangiano bene (e tanto) discorrono, curano affari, crescono la prole in un sereno e conseguente (bachiano direbbe uno che sa di musica) sviluppo ordinato delle cose di un mondo dove la fortuna te la costruisci col lavoro onesto, la società collabora riconoscendoti come tale e nel mondo la morte coglie i vecchi che si spengono piano, in grazia di quel Dio cristiano che provvede benevolmente. Mann confà lo stile alla rappresentazione armonica, presentando pianamente le persone, il loro ambiente e le loro relazioni senza mai sovraccaricare. La seconda generazione Thomas, Tony (Antonie) e Christian e Klara deve crescere e farsi largo nel lavoro, nel matrimonio e conseguente procreazione, lo stile consegue gli argomenti e s'adatta ad un battagliero (beethoveniano direbbe uno che sa di musica) contesto.

    La qualità geniale di Mann è che pur essendo evidente (a fine lettura e parziale rilettura) il progetto ed i sottoprogetti, non si vedono mai dicasi mai le giunzioni, la suture, i bulloni, la saldatura, l'effetto Frankenstein d'affastellamento didascalico che c'è in un grande scrittore di serie B come Roth (Philip) - che ha pur ambizioni inferiori - non scappa mai. Non c'è mai nessun indizio di meccanicità, la struttura c'è ma i passaggi sono fluidi, non hai bisogno di sapere come è fatto il motore, inserisci la chiave e parte. Come fa, dopo averlo letto, si capisce. Anticipa con un evento ed un personaggio di colore opportuno, nella fase antecedente ciò che avverrà compiutamente dopo. Ad esempio, anche nella serena ouverture c'è Gotthold che si è ribellato in qualche modo alla famiglia, siamo nel 1835 ricordiamolo, sposando chi parve a lui.

    Cosa che allora strideva, ma non avrà detta scelta una fine tragica – Mann non è banale – però le tre rampolle del matrimonio pur fertile, risulteranno praticamente prive di dote e assommando qualità fisiche deteriori, impossibili da liquidare al discount-mariti nemmeno col treperdue: Friederike, Henriette e Pfiffi trapunteranno il romanzo col Ph bassissimo delle loro zitellesche previsioni su ogni sfiga possibile, previsioni sempre avverate in quanto divulgate tassativamente a cose fatte, come qualsiasi wannabe onniscente sa fare.

    Nella battaglia per la vita, la fase centrale, si odono già i primi scricchiolìi, Tony è ligia ma labile e pur slalomando tra i "filous" e "suitiers" cioè nella poliglotta Lubecca gli uomini poco seri non s'avvede di una minaccia peggiore, Klara debole e il pur valido e ligio Tom non compensa che anche Christian è sostanzialmente uno "svarnaza" un "michelazzo" paraculissimo, istrione di poco momento alacre solo nel trovare scuse, sanitarie soprattutto, per non lavorare. Mann su Christian esercita un vero e proprio processo e conseguente condanna, non è l'uomo colpito da forze irrazionali più grandi di lui, ma il suo travestimento grottesco. Curiosità: un personaggio fantomatico che Christian cita spesso come fonte di alcuni suoi lazzi, per averlo conosciuto a suo dire, nelle lontane Americhe è Johnny Thunderstorm, letteralmente "Gian Burrasca" chissà se era un modo di dire comune allora, l'italiano è coevo.

    Un'altra contemporanea linea di sviluppo oltre agli affari, ascesa e caduta, sono i matrimoni. Alchimia difficile, come già dimostrato da Goethe, e che richiede non solo d'azzeccare l'esperimento iniziale, ma di continuare colle dosi giuste e pure la fortuna per una vita intera. Uno dei difetti della società lubecchese è la scarsità d'incontri pronubi tra i giovani. In Germania, tra le classi altolocate, siano essi nobili o borghesi, non si balla. Il mondo di zia Jane A. – morta addirittura ben prima dell'inizio della vicenda dei Buddenbrook, è sconosciuto. Se questo fa crollare le gravidanze improvvide o le fuitine coi giovani ufficiali, obbliga le ragazze ad un disperato "all-in" magari non al primo malcapitato che si propone, se sono carucce come Tony, ma già al secondo. Abitudine molto luterana, ma per nulla saggia.

    Ma qualche battuta, un po' di "Komödie" c'è? Talvolta, sempre "Komisch" però. Oltre a far vivere una mantenuta al "Quisisana," la risoluzione dei moti quarantotteschi col Volk irato che esige la Repubblica… dicendogli «Ma, stupido... la repubblica ce l’avete già!» e alla replica «Sì, signor console, ma ne vogliamo un’altra ancora» mandare il protestatario a prendere la carrozza, a me ha fatto scompisciare.

    Sarò almeno un po' tedesco. Viel Spaß!

    Quindi dopo svariati eventi, cospicui e sempre significativi: quando Mann devia dalla sua norma flaianea "I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume" è solo per allestire meglio l'evento e renderlo esattamente comprensibile, la famiglia, come una nave di lungo corso già bisognosa invece di estesi raddobbi in cantiere e due mesi di franchigia agli esausti marinai, entra invece nella tempesta. Naturalmente (direbbe uno che sa di musica) wagneriana. Il povero Tom, difeso il capitale familiare, anzi accresciutolo in un mondo che per l'ascesa di concorrenti più levantini che alemanni, gli «Strunck & Hagenström» incomincia a farsi più duro, pur accumulando successi, incluso il matrimonio colla bella e torbidella come gli occhi testimoniano, Gerda (spesso Mann è lombrosiano, ma alla Hitchcock: qualche segnetto senza mai sbracare nel mostruoso), e l'accumulo di cariche alle quali si presenta sempre impeccabilmente vestito, è scisso.

    Anche perché la bella e ricca Gerda non era così desiderosa di sposarsi, come Mann ci fa sapere cento pagine prima. Di questi scherzi da compositore, che ti mette un accordino e lo riprende mezz'ora dopo, di modo che il cervello lo registra incoscientemente, Mann ne fa qui parecchi! Attenzione, esige sempre molta attenzione.

    Quando l'allievo è pronto, compare il maestro. Sfortunatamente per Tom è Schopenhauer. La mazzata lo coglie in pieno, se per un latino l'intera filosofia del pur intelligentissimo e coltissimo Schopenhauer è un caso particolare, una morta gora della vita, può accadere ma non necessariamente, per un tedesco coevo la sua malia e per chi resistette ma già in ginocchio, l'avvento del successivo: Nietzsche, magari accoppiato al frequentemente tanatofilo Wagner, poteva essere fatale. Il fato, la sorte, l'alea si incarna nella difficoltosa nascita di Hanno. Vanni se fosse stato italiano, il terzo Johann dopo il patriarca e Jean, padre dei quattro fratelli principali.

    Nella terza parte Mann si lascia prendere la mano, lo stile diventa volontariamente ispirato del romanticismo intrinsecamente rischioso del terzetto filosofico-musicale. Sempre Goethe: "chiamo classico quel che è sano, romantico quel che è malato". L'unico brano d'erotismo estremo del libro, sembra una seria descrizione ben più che manualistica, quasi kamasutrica di come si fa l'amore con qualcuno, orgasmo incluso, è in realtà Hanno che compone ed esegue al pianoforte.

    Sessualità sublimata, non è un problema certo, purché affianchi e non sostituisca quella dei corpi. Se per di più si sublima con la Morte, i guai e gli impasse psichici possono essere serissimi, e Mann ci si lancia, colla Morte ci scopa pure.

    Si trattiene però, non la mette incinta. Il romanzo termina con la vecchissima e cagionevole "maestra" Sesemi Weichbrodt che ai naturali dubbi di fede per la morte del povero ragazzino, Hanno è vissuto malato per tutta la breve intensissima vita, esce con un perentorio (puro Kant, dopo la sbornia irrazionalista, Mann torna un passo indietro usa l'arbitrio, l'irrazionale per scegliere la speranza) «È così!» sulla possibilità di rivederlo in Cielo.

    La sceneggiatura qui non la scrive Mogol, e la bellissima ragazzina, la fioraia cogli zigomi malesi che Tom abbandonò per seguire le orme paterne lavorando all'estero, ligio all'etica famigliare, che gli ritorna in mente e rivede fuggevolmente a metà romanzo, porta i fiori al suo funerale incinta del quarto o quinto figlio: "Infine disse: «Già...». Singhiozzò, una volta sola - un singhiozzo breve e indistinto, e si volse verso l’uscita."

    Altri invece colla morte andranno fino in fondo.

    Gran libro. Appena lo finisci ti vien voglia di rileggerlo che forse trovi qualcos'altro che t'era sfuggito. Che sopravvivono solo le femmine, e dei prussiani, dei "terroni" di Monaco, della finanza, pure ebraica, della collusione coi giudici, della scuola, di Kai conte Mölln, della grandiosa napoleonica morte della vedova, delle vacanze al mare, della raffinatissima psicologia del maestro di pianoforte e dei vari Troll che si incontrano nel romanzo parleremo un'altra volta.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Il regresso...la decadenza...il principio della fine.

    I Buddenbrook è uno dei classici della letteratura tedesca più apprezzati e conosciuti. Il romanzo racconta la storia della famiglia Buddenbrook, una famiglia di commercianti di Lubecca. Seguiamo la s ...continua

    I Buddenbrook è uno dei classici della letteratura tedesca più apprezzati e conosciuti. Il romanzo racconta la storia della famiglia Buddenbrook, una famiglia di commercianti di Lubecca. Seguiamo la storia di questa famiglia da inizio '800 fin quasi alla fine del secolo, durante gli anni assistiamo al ricambio generazionale, al passaggio del testimone da padre in figlio, alla perdita della prosperità e all'inevitabile decadenza che pian piano porta la famiglia sull'orlo del fallimento.
    I Buddenbrook rappresenta il mio primo approccio con Thomas Mann, prolifico scrittore tedesco e premio Nobel nel 1929. Mai approccio fu migliore, Mann mi ha stregata!
    La storia dei Buddenbrook, agiata famiglia di commercianti appartenente all'alta borghesia di Lubecca, inizia nel 1835 quando a capo della famiglia c'è ancora il vecchio console Johann Buddenbrook insieme alla moglie Antoniette che vive insieme a tutta la famiglia nella bella casa di Mengstrasse.
    Qualche anno dopo ritroviamo i Buddenbrook nella stessa casa ma con un diverso capofamiglia, Johann junior che ha preso il posto del padre nella ditta di famiglia insieme al giovane figlio Thomas. Insieme alla moglie Elisabeth e agli altri figli Christian, Tony e Klara, il console continua a tenere alto il nome della famiglia tra alti e bassi. La terza generazione di Buddenbrook vedrà a capo della famiglia Thomas, deciso a far prosperare la ditta per poi lasciarla florida nelle mani del giovane figlio Hanno, l'erede e l'ultimo baluardo della famiglia.
    Il sottotitolo del romanzo ne rappresenta l'essenza stessa: Decadenza di una famiglia. I Buddenbrook è proprio il racconto delle peripezie economiche, morali e affettive di questa famiglia di borghesi tedeschi, peripezie che li condurranno verso un'inesorabile e lento declino percepibile sin da subito.
    Anche se inutile, credo sia doveroso decantare le lodi di Mann. Non avevo mai letto nulla di quest'autore, non sapevo bene cosa aspettarmi ma devo ammettere che mi ha profondamente colpita. Lo stile di Mann non è per nulla pesante nè noioso, anzi risulta scorrevole, elegante, estremamente incisivo e preciso nel descrivere la società dell'epoca ed è anche ironico.
    L'ironia pervade spesso il racconto, specialmente quando Mann arriva a descrivere determinati personaggi o a fare un ritratto preciso ed onesto della società tedesca di metà 800. I personaggi sono semplicemente indimenticabili, quattro generazioni di Buddenbrook ci accompagneranno nel corso della storia, ognuno di loro lascerà la sua impronta nel racconto e sarà impossibile dimenticarli, perchè Mann riesce a dipingerli in maniera tanto realistica da renderli quasi come dei vecchi amici.
    La storia poi è estremamente interessante, oltre alla storia familiare che risulta incredibilmente intrigante, Mann fa anche una dettagliata descrizione degli eventi che sconvolgono la vita della città. Il fatto che nel corso del tempo il romanzo dia voce a molti personaggi diversi, rende questa storia corale e riesce a trasmettere un'infinità di emozioni e sensazioni diverse proprio legate ai vari personaggi che si susseguono nel racconto.
    Non credo che dimenticherò facilmente questa storia, Mann ha scritto una vera e propria saga familiare che vi sorprenderà per l'onestà che caratterizza ogni parte del racconto. Come farò a dimenticare il burbero Johann Senior e la sua Antoinette, la scalata alla prosperità di suo figlio, la forza di Thomas, le stranezze di Gerda, la vita di disavventure della dolce Tony che riesce a non farsi mai sopraffare dalla tristezza? O ancora, come potrei mai dimenticare la dolcezza e la fragilità del piccolo Hanno? E' impossibile, resteranno sempre lì a occupare un pezzetto del mio cuore. Leggete I Buddenbrook, leggete Mann, e fatevi catturare da una delle più belle storie familiari che siano mai state scritte!

    ha scritto il 

  • 4

    Solidità e fragilità

    Una piccola città-stato, Lubecca, governata da un gruppo di ricche famiglie di commercianti e armatori. Eleggono consoli e senatori, ricevono, combinano matrimoni tra i figli. Solidità del patrimonio, ...continua

    Una piccola città-stato, Lubecca, governata da un gruppo di ricche famiglie di commercianti e armatori. Eleggono consoli e senatori, ricevono, combinano matrimoni tra i figli. Solidità del patrimonio, parsimonia, etica (protestante) del lavoro, onore, rispettabilità. Dignità, apparenza, senso di responsabilità. Coraggio, energia, decisione. Le persone sono anelli di una catena (la famiglia) e sono responsabili della sua solidità, i desideri individuali sono repressi/ridicolizzati/sacrificati con senso del dovere. Un simbolo: il libro dell'albero genealogico su cui i capifamiglia annotano con orgoglio successi, fidanzamenti, nascite. Qualcosa però si incrina: perdite, divorzi, membri della famiglia rinnegati o espulsi; qualcosa, forse una malattia, un germe, si insinua nelle generazioni dei Buddenbrook e diventa sempre più devastante... La fatica di Thomas nel mantenere a tutti i costi l'apparenza anche fisicamente, con una maschera tutti i giorni da ricostruire, che va dall'espressione forzata del viso alla cura ossessiva per i baffi, i capelli, la biancheria, i vestiti. La casa, le stanze, mobili ninnoli stoffe stoviglie... Intanto il germe corrode da dentro, una sensibilità che diventa sempre più intensa e funesta, bellezza e morte, musica e decadimento. Fino all'ultimo erede, Hanno, tutto sensibilità e terrori, a cui mancano completamente l'energia vitale e la sicurezza, disprezzato dal padre e spaventato da tutto, temperamento artistico che trova l'unico rifugio e la sola comunicazione nella musica. Insomma: la crisi dell'individuo tra Ottocento e Novecento, come titolano i paragrafi delle antologie. Si sa che Thomas Mann è Hanno, i Buddenbrook sono la sua famiglia. La tensione tra valori borghesi e sensibilità artistica si è risolta un secolo dopo nell'individualismo più estremo. Ma la battaglia interiore tra l'essere e il dover essere, la sofferenza delle aspettative mancate e delle scelte individuali, la repressione insita nei ruoli sociali... sono tutti aspetti umani ancora attuali e sono raccontati con grande eleganza e piacevole ironia in questo romanzo.

    ha scritto il 

  • 5

    L'ho sempre creduto un libro pensate, noioso, difficile da digerire...invece che bello.
    E' una appassionante saga familiare: i Buddenbrook vivono a Lubecca e li seguiamo tra il 1835 e il 1877 nella lo ...continua

    L'ho sempre creduto un libro pensate, noioso, difficile da digerire...invece che bello.
    E' una appassionante saga familiare: i Buddenbrook vivono a Lubecca e li seguiamo tra il 1835 e il 1877 nella loro vita sociale, lavorativa e soprattutto privata, aspetto che Mann approfondisce molto bene, presentandoci dei bei ritratti di uomini e donne con i loro caratteri, forze e anche debolezze.
    Ci si lega subito a questa famiglia e non si vede l'ora di sapere cosa succederà.
    C'è tanto in questo libro...i valori della famiglia, del lavoro e della rispettabilità sociale, della religione... il contrasto tra la vita privata e quella pubblica...la differenza tra un lavoro solido e concreto come quello del commerciante, e l'inclinazione alle arti così effimere e incerte ma anche appaganti... Non si può menzionare tutto quello che questo libro contiene.
    Ricordo qui solo due parti, tra quelle che mi hanno colpito. Una è la descrizione delle vacanze estive di Hanno, una bella descrizione di come un bambino vive i mesi lontano dalla scuola e dagli obblighi. L'altra è la malattia della moglie del console, Elisabeth Kröger: mi ha colpito la critica (almeno a me è sembrata tale) di Mann rispetto ai medici che sostengono che il loro dovere sia lasciare in vita il più possibile il malato, lasciarlo il più tempo possibile alla famiglia...anche se in stato di grande sofferenza. Un tema ancora attuale.
    Chi è spaventato da questo libro deve solo iniziare le prime pagine...! E poi non lo lascia fino alla fine, e a malincuore.

    ha scritto il 

  • 5

    “Ed ecco, improvvisamente fu come se le tenebre si lacerassero davanti ai suoi occhi, come se la parete vellutata della notte si squarciasse rivelando un’immensa, sterminata, eterna vastità di luce. “ ...continua

    “Ed ecco, improvvisamente fu come se le tenebre si lacerassero davanti ai suoi occhi, come se la parete vellutata della notte si squarciasse rivelando un’immensa, sterminata, eterna vastità di luce. “Io vivrò.” Disse Thomas Buddenbrook quasi a voce alta. Che cos’era la morte? La risposta non gli fu data con poche e presuntuose parole: egli la sentì, possedendola nel profondo di sé. La morte era una felicità così grande che solo nei momenti di grazia come quello la si poteva misurare. Era il ritorno da uno sviamento indicibilmente penoso, la correzione di un gravissimo errore. Fine, disfacimento? Che cosa si dissolve? Null’altro che questo corpo … questa personalità e individualità, questo goffo, caparbio, grossolano, detestabile impedimento a essere qualcosa di diverso e di migliore." (Thomas Mann)

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzo magnifico. Nonostante sembri un mattone, è molto scorrevole ed è una lettura piacevolissima.
    Mann ci mostra il declino di una ricca famiglia borghese motivata più dalle inquietudini dei membri ...continua

    Romanzo magnifico. Nonostante sembri un mattone, è molto scorrevole ed è una lettura piacevolissima.
    Mann ci mostra il declino di una ricca famiglia borghese motivata più dalle inquietudini dei membri che dagli sconvolgimenti storici. Le vicende sono narrate quasi come se la famiglia vivesse in una dimensione separata, la storia è solo una cornice ed è appena accennata, l'autore si concentra nel trattare, con magistrale perizia, la psicologia dei personaggi.

    ha scritto il 

  • 4

    Il romanzo , corposo, ancorato ai moduli narrativi tipici della prosa ottocentesca , caratterizzato da un registro stilistico elevato, è anche una godibilissima opera da leggere con vivo trasporto. Sc ...continua

    Il romanzo , corposo, ancorato ai moduli narrativi tipici della prosa ottocentesca , caratterizzato da un registro stilistico elevato, è anche una godibilissima opera da leggere con vivo trasporto. Scritto a soli 25 anni diede grande fama all’autore e gli permise di rappresentare, attraverso la decadenza di una dinastia di Lubecca, il conflitto vissuto in prima persona quando ruppe con gli schemi borghesi della sua ricca famiglia di commercianti abbandonando gli studi per dedicarsi esclusivamente all’attività letteraria.
    La narrazione segue le alterne vicende della famiglia Buddenbrook incentrandosi prevalentemente sul destino della piccola Antoine e dei suoi due fratelli Thomas e Christian. Abile l’autore a farci affezionare ai tre, seppur così diversi, a farci vivere il loro modo di leggere la transizione da un’epoca all’altra o l’incapacità di farlo. Suscita immediata tenerezza Tony/ Antoine, costretta alla politica matrimoniale di rango e totalmente asservita ad essa, lei rigidamente impostata sul blasone che non può scolorire, sull’incedere a testa alta per preservare il buon nome della sua famiglia. È ammirevole l’abnegazione di Thomas che si scontra col mutare dei tempi e con i solidi modelli del nonno e del padre ormai poco opportuni. È comprensibile il disorientamento del fragile Christian e la sua naturale dissipatezza.
    I vecchi muoiono, i giovani soccombono. Triste romanzo, lucido, sapientemente descrittivo, anticipatore di temi cari al grande autore tedesco: il crollo del mito borghese, lo scontro fra ideale e reale, i grandi interessi culturali (in questo caso la fa da padrona la musica nella parte finale), l’amore omosessuale, la decadenza, i dilemmi dello spirito. Opera da leggere , ha il pregio di tenere vivo l’interesse del lettore fino all’ultima pagina stampando nella memoria di lettura scenari, ambientazioni, tipi umani difficilmente dimenticabili. Invoglia anche ad una visita alla città di Lubecca, nota per la conservazione del suo centro storico medievale, e alla casa natale dell’autore, aperta al pubblico e ispiratrice delle splendide descrizioni dell’opera.

    ha scritto il 

  • 5

    Un'opera immensa, sostenuta da una scrittura potente, profonda e bella, dentro un quadro storico e filosofico rigoroso e popolata da personaggi memorabili. Un romanzo che si apre e prende corpo su un ...continua

    Un'opera immensa, sostenuta da una scrittura potente, profonda e bella, dentro un quadro storico e filosofico rigoroso e popolata da personaggi memorabili. Un romanzo che si apre e prende corpo su una trama e una struttura tipicamente ottocentesche e che sul finale s'incunea nel prossimo Novecento, anticipandone il respiro artistico, l'intemperanza stilistica, la furia storica, il nuovo assetto sociale e culturale.
    Un libro imprescindibile.

    ha scritto il 

  • 0

    Finito a fatica in un mese e mezzo.
    Mi sono sentito davvero ignorante di fronte a Thomas Mann: decisamente troppo avanti per le mie capacità.
    Thomas: se puoi, perdonami. Del resto, tu hai scritto ques ...continua

    Finito a fatica in un mese e mezzo.
    Mi sono sentito davvero ignorante di fronte a Thomas Mann: decisamente troppo avanti per le mie capacità.
    Thomas: se puoi, perdonami. Del resto, tu hai scritto questo romanzo a 25 anni mentre io a quell'età sapevo appena appena cosa fare della mia vita.

    ha scritto il 

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