I Buddenbrook

Decadenza di una famiglia

Di

Editore: A. Mondadori (Oscar classici moderni)

4.3
(3923)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 710 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Olandese , Spagnolo , Svedese , Catalano , Rumeno

Isbn-10: 880449381X | Isbn-13: 9788804493815 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Ervino Pocar

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri , Cofanetto , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
La decadenza finanziaria e morale di una famiglia commerciale di Lubecca attraverso quattro generazioni. Una saga appassionante e drammatica, il romanzo con cui il grande scrittore tedesco (1875- 1955) si impose all'attenzione del pubblico e della critica.
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  • 5

    Un'opera immensa, sostenuta da una scrittura potente, profonda e bella, dentro un quadro storico e filosofico rigoroso e popolata da personaggi memorabili. Un romanzo che si apre e prende corpo su un ...continua

    Un'opera immensa, sostenuta da una scrittura potente, profonda e bella, dentro un quadro storico e filosofico rigoroso e popolata da personaggi memorabili. Un romanzo che si apre e prende corpo su una trama e una struttura tipicamente ottocentesche e che sul finale s'incunea nel prossimo Novecento, anticipandone il respiro artistico, l'intemperanza stilistica, la furia storica, il nuovo assetto sociale e culturale.
    Un libro imprescindibile.

    ha scritto il 

  • 0

    Finito a fatica in un mese e mezzo.
    Mi sono sentito davvero ignorante di fronte a Thomas Mann: decisamente troppo avanti per le mie capacità.
    Thomas: se puoi, perdonami. Del resto, tu hai scritto ques ...continua

    Finito a fatica in un mese e mezzo.
    Mi sono sentito davvero ignorante di fronte a Thomas Mann: decisamente troppo avanti per le mie capacità.
    Thomas: se puoi, perdonami. Del resto, tu hai scritto questo romanzo a 25 anni mentre io a quell'età sapevo appena appena cosa fare della mia vita.

    ha scritto il 

  • 5

    Voler bene al mare

    Lo splendore della scrittura è inversamente proporzionale a quello della famiglia negli anni.
    Il romanzo acquista potenza pian piano. E infatti, specialmente all'inizio, ci sono episodi, atteggiamenti ...continua

    Lo splendore della scrittura è inversamente proporzionale a quello della famiglia negli anni.
    Il romanzo acquista potenza pian piano. E infatti, specialmente all'inizio, ci sono episodi, atteggiamenti che vanno dal buffo al grottesco, come se questo giovanissimo scrittore si volesse prendere gioco del lettore e godersi la sua reazione (un sorriso isterico, un checavolostaiscrivendothomas, un "ok, blablabla abbiamo capito, vai oltre")
    (Thomas aveva 26 anni quando il romanzo è stato pubblicato. Ventisei!! -lasciamo perdere quello che combinavo io a 26 anni)
    Più si prosegue con la lettura più il racconto acquista quella bellezza, e tenerezza, e malinconia, e empatia, e umanità (e non solo in senso positivo), ed etc etc etc disarmante -forse anche un po' commovente, specialmente in quelle 3 o 4 volte dove qualcuno "voleva bene" a qualcun altro o qualcos'altro.

    "Onde lunghe...come vengono e si infrangono, l'una dopo l'altra, senza fine, senza scopo, folli e deserte! Eppure hanno un effetto calmante e consolante come le cose semplici e necessarie. Sempre più ho imparato a voler bene al mare... (...) Chi sono quelli che danno la preferenza alla monotonia del mare? Sono quelli, mi sembra, che hanno visto troppo a fondo nelle complicazioni delle cose intime per non dover desiderare in quelle esterne per lo meno una cosa: la semplicità."

    Decadenza di una famiglia
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    ha scritto il 

  • 5

    I monumenti sono fatti anche per essere abbattuti. L'ho sempre pensato. Per qualche tempo, ho praticato l'idea. Leggo questo monumento assoluto e penso che, se anche si decidesse un giorno di abbatter ...continua

    I monumenti sono fatti anche per essere abbattuti. L'ho sempre pensato. Per qualche tempo, ho praticato l'idea. Leggo questo monumento assoluto e penso che, se anche si decidesse un giorno di abbatterlo, questo monumento si ricostituirebbe da sé. Le singole macerie riprenderebbero vita, vibrando sul selciato, e ritrovando, di ognuna, il posto preciso.
    Una lingua limpida ed eterna. La letteratura, se ancora la parola ha un senso. E accidenti se ne ha.

    ha scritto il 

  • 5

    Chi si avvicina ai Buddenbrook ha presente una folla di impressioni vaghe come fosse un telegramma di questo tipo:
    Posizione solida, matrimonio vantaggioso, contegno, borghesia, decoro, salvare le app ...continua

    Chi si avvicina ai Buddenbrook ha presente una folla di impressioni vaghe come fosse un telegramma di questo tipo:
    Posizione solida, matrimonio vantaggioso, contegno, borghesia, decoro, salvare le apparenze, uomini operosi, energici, benestanti. Edificare. No tristezza. La dote. L'eredità. Le spettanze. Dio vede e provvede. Vicini dabbene. Muoiono quasi tutti. Muoiono gli uomini e le donne meno. Un lungo placido valzer degli addii.

    Poi lo si legge in questa ottima e recente traduzione del 2007 a cura di Silvia Bortoli e ci si rende conto che anzitutto I Buddenbrook è un libro felice, sì, un libro che ha come vero cuore Tony (Antonie) Buddenbrook, la sorella che non si abbatte mai, un romanzo che ha la grazia delle opere scritte con piena naturalezza, accuratezza, agilità, mai noiose.
    Un libro in cui si vive la contentezza di andare a scuola con un panino al limone con petto d'oca.
    Un romanzo in cui Tony al suo primo e vero e unico amore, Morten, racconta questa storia:

    "Vuole sapere com'ero stupida una volta?" disse Tony. "Volevo tirar fuori dalle meduse le stelle variopinte. Ne avevo portata a casa una quantità sul fazzoletto e le avevo stese ben bene sul balcone perché svaporassero... Pensavo che poi sarebbero rimaste le stelle! Si figuri che idea... Quando più tardi andai a guardare c'era una grossa chiazza bagnata. Con un leggero odore di alghe marce..."

    La stessa storia nella parte finale la racconterà a suo nipote, Hanno, adolescente.

    Avvengono tanti fatti, Morten partirà, la famiglia Buddenbrook ha deciso quale sarà il buon partito per Tony. Non è Morten. Il mondo dirà a Tony "Comunque non dura a lungo, si attenua, si dimentica".
    "Ma io non voglio dimenticare!" Risponderà Tony. Eppure si atterrà alle regole di famiglia e del mondo in cui è cresciuta. Lo sconterà. Due volte.
    Morten e Tony si baciarono, poi "guardarono la sabbia in direzioni opposte e si vergognarono immensamente".

    Thomas Buddenbrook? è un personaggio al quale non ci si affeziona ma neppure lo si guarda con indifferenza, tutti in questo libro sono perfettamente normali, hanno scatti di nervi normali, crolli normali, contegno normale, allegrie e abbattimenti. Alla fine si esce con la sensazione che Thomas Mann aveva detto tutto già con il suo primo grandioso libro, come concordano Ladislao Mittner e Magris e lo stesso premio Nobel attribuito a questo capolavoro. Tutto il resto di Mann è notevole, ottima letteratura. Ma I Buddenbrook sono di più.
    Basti leggere nella splendida parte ottava il capitolo dei festeggiamenti del centenario della ditta, il 7 luglio 1868, e precisamente le pagine in cui il piccolo Hanno deve recitare la poesia; il bambino è terribilmente sensibile e non riesce a parlare. Tutti sono preoccupati per l'ipersensibilità di Hanno, cosa sarà di lui da grande. E Hanno che dovrà recitare i versi del poeta tedesco Uhland Ludwig, riuscirà a dire solo un verso: "Si aggrappò spasmodicamente al broccato della portiera. 'Sono solo sui vasti campi', disse ancora e poi più niente".

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Questo è un romanzo gigantesco, e non parlo della mole (che è certamente notevole ma non esagerata).
    La prima cosa a stupirmi già dopo poche righe è stato lo stile scorrevole, accattivante, a tratti m ...continua

    Questo è un romanzo gigantesco, e non parlo della mole (che è certamente notevole ma non esagerata).
    La prima cosa a stupirmi già dopo poche righe è stato lo stile scorrevole, accattivante, a tratti molto ironico dell'autore. Ho letto (molto tempo fa) un paio di romanzi brevi di Mann – "La morte a Venezia", "Cane e padrone" e mi pare anche "Tonio Kröger" – e non mi aveva dato questa impressione, ma ero probabilmente diversa (ragazzina) io.
    Proseguendo ho ammirato l'architettura dalla salda coesione interna di questa saga familiare lunga più di quarant'anni, dal 1835 al 1877, in cui si narrano le vicende di quattro generazioni di Buddenbrook, esponenti dell'alta borghesia commerciale di Lubecca.
    Il romanzo si apre nel momento di massimo splendore della famiglia, coronato dall'acquisto di una grande casa nella via più prestigiosa della città, di cui nelle prime pagine si tiene una sontuosa cena di inaugurazione.
    Ma il sottotitolo è chiaro e non lascia scampo: "Decadenza di una famiglia". Da qui in avanti sarà una lenta ma inesorabile discesa verso la rovina, sia economica che umana, dei Buddenbrook.
    Il motivo di questo tracollo? Mann non dà una risposta chiara, ma tra le molte concause spiccano l'incapacità di adattarsi ai tempi che cambiano, la sfortuna che ci mette spessissimo lo zampino e i caratteri dei personaggi, in particolare di quelli che gestiscono la partita nei momenti cruciali.
    I Buddenbrook vengono educati fin da piccoli al mito del loro cognome, all'idea di essere destinati a portarlo avanti e ad accrescerlo, i maschi con il lavoro in azienda e la politica cittadina e le femmine con i buoni matrimoni. Chi si ribella viene emarginato, vedi il figlio di primo letto del console Johann (detto Jean), Gotthold e, più avanti, l'altro figlio Christian.
    Chi non si ribella resta schiacciato da un tale peso, ed è questo il caso di Thomas, personaggio bello e complesso, logorato nel profondo dall'afflizione per non essere un imprenditore capace quanto i suoi predecessori, privo com'è della fiducia nel futuro e nella buona sorte che era di suo nonno o della fede in Dio che era di suo padre. Thomas indossa per tutta la vita la maschera del rigido uomo d'affari che avrebbe voluto essere, ma dentro si consuma, invecchia e a un certo punto crolla.
    Poi c'è Antonie, detta Tony, la sorella di Thomas e Christian, che da ragazzina strafottente e viziata sboccia in giovane donna che deve presto scegliere tra i propri sentimenti e il dovere verso la famiglia. Andrà male anche a lei, più volte. Ma la sua forza non si esaurirà, e non smetterà mai di tenere la testa alta e il petto in fuori.
    L'ultima generazione è rappresentata da Hanno, il figlio di Thomas, che ha ereditato accresciute all'ennesima potenza le debolezze e le ombre del carattere del padre e, da parte di sua madre, l'amore totale per la musica e la propensione a vivere in un mondo tutto suo, e che quindi non sente mai, nonostante ci provi per quel che può, la spinta a riportare in alto il nome della sua famiglia.
    Finisce come annunciato, ma in un'atmosfera di pacata tristezza, come pacatamente e senza tanti strepiti sono stati accolti e accettati tutti gli avvenimenti che hanno colpito questa famiglia.
    È un romanzo struggente ma non urlato, forse più cerebrale che emotivo, con personaggi che per questioni sia cronologiche che geografiche si comportano talvolta in modi che ci sembrano inconcepibili. Eppure io ho sentito spesso una forte empatia verso alcuni di loro e in quei momenti ho avvertito la modernità di questo libro, scritto nel 1900, ottocentesco nella trama ma novecentesco per il carico psicologico, i dubbi e le incertezze che mette in luce.
    C'è ancora molto altro da dire, sulla struttura circolare che vede anche nell'epilogo una riunione familiare in una casa che però ora sta per essere lasciata, sul continuo ribadire le caratteristiche di ciascun personaggio, con un effetto quasi comico ma che a ben vedere cela un che di drammatico, sul ruolo del cibo, del mangiare e dei denti, sul dilungarsi di Mann nel descrivere gli occhi e i nasi... Ma credo che siano questioni ampiamente trattate da fior di studiosi e vale la pena di approfondirmele con calma.
    Chiudo con l'ultima riflessione, ossia che Thomas Mann ha scritto "I Buddenbrook" a venticinque anni, cosa che per me è a dir poco impressionante.

    ha scritto il 

  • 5

    "lei non rispose, non lo guardò, solo spinse il busto, piano, un po' più vicino a lui sul monticello di sabbia, e morten la baciò lentamente e a lungo sulla bocca. poi chinarono tutti e due gli occhi ...continua

    "lei non rispose, non lo guardò, solo spinse il busto, piano, un po' più vicino a lui sul monticello di sabbia, e morten la baciò lentamente e a lungo sulla bocca. poi chinarono tutti e due gli occhi sulla sabbia, in due direzioni opposte, e si vergognarono moltissimo".
    ecco, arrivata qui mi è preso un grande struggimento, al pensiero della me pischella che adorava tony (e natascia rostova e arturo gerace) e al pensiero del primo bacio di tony.

    ha scritto il 

  • 0

    Decadenza di una famiglia

    Lettura consigliatissima per un classico della letteratura.
    Mann porta a compimento la narrativa di Tolstoj, aggiungendo uno humour proverbiale nella descrizione dei personaggi. Notevole notare come l ...continua

    Lettura consigliatissima per un classico della letteratura.
    Mann porta a compimento la narrativa di Tolstoj, aggiungendo uno humour proverbiale nella descrizione dei personaggi. Notevole notare come l'interesse per i personaggi prosegua nella narrazione è come ci si affezioni ai nuovi virgulti della famiglia mercantile. L'introspezione psicologica e la resa delle emozioni dei personaggi è offerta dallo scrittore come fosse una pennellata di pittore.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Dopo aver affrontato l'altro capolavoro di Mann, La Montagna Incantata, questo romanzo al confronto è una passeggiata. Tuttavia resta un libro dalle affascinanti profondità morali e psico-filosofiche ...continua

    Dopo aver affrontato l'altro capolavoro di Mann, La Montagna Incantata, questo romanzo al confronto è una passeggiata. Tuttavia resta un libro dalle affascinanti profondità morali e psico-filosofiche che l'autore percorre con maestria nelle pieghe dei personaggi. Personaggi che sono plasmati per rivelare dubbi e verita manniani, sempre funzionali all'unita di pensiero dell'autore e mai animati di vita propria e slegati da tale intento come molto spesso si osserva in taluni romanzi. Vi sono, invero, passaggi lenti in cui l'autore sembra indugiare oltremodo, quasi come non volesse o non sapesse proseguire, e questo è il limite del romanzo. Memorabili per stile e vivacità espressiva le pagine sulla descrizione del tifo (che rimandano peraltro alle acute reminiscenze medico-scientifiche de La Montagna Incantata) e e quelle sulla descrizione quasi visiva delle partiture musicali. Entrambe queste perle narrative emergono nel finale, quasi a fronteggiarsi o forse a integrarsi in quanto descrittive ambedue della morte di un ragazzo. E si sa, nulla è più atroce della morte di un ragazzo che appena, seppur roso dai dubbi e dall'ansia di vivere, si affaccia all'esistenza e Mann ce ne risparmia il racconto, ma non certo il drammatico e incomprensibile significato su cui chiama ciascuno dei lettori ad interrogarsi.

    ha scritto il 

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