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I Buddenbrook

Decadenza di una famiglia

Di

Editore: Einaudi (ET)

4.3
(3616)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 689 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Olandese , Spagnolo , Svedese , Catalano , Rumeno

Isbn-10: 8806184075 | Isbn-13: 9788806184070 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Anita Rho ; Prefazione: Cesare Cases

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri , Cofanetto , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Il primo grande romanzo di Thomas Mann racconta la storia di una famiglia tedesca dell'Ottocento che dopo anni di prosperità è esposta a una tragica decadenza: le basi di un patrimonio e di una potenza che sembravano incrollabili sono sgretolate da una forza ostinata e segreta. Opera di ispirazione autobiografica, questo romanzo, capolavoro della letteratura europea, esprime compiutamente la concezione estetica e politica dello scrittore tedesco, il suo rimpianto per una mitica e solida borghesia, la coscienza della crisi di un mondo e di valori destinati inesorabilmente a scomparire.
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  • 5

    La storia finita?

    Delicatissimo, molto ironico, quasi al limite del grottesco. Non me l'aspettavo.
    La storia dei Buddenbrook si snoda non soltanto fra le vicende familiari, ma anche attraverso lo sviluppo industriale e ...continua

    Delicatissimo, molto ironico, quasi al limite del grottesco. Non me l'aspettavo.
    La storia dei Buddenbrook si snoda non soltanto fra le vicende familiari, ma anche attraverso lo sviluppo industriale e tecnologico: Mann non teme, a ragion veduta, che le realtà possa distogliere l'attenzione dalle vicende casalinghe.
    I personaggi femminili narrati (difficilmente sembrano creati!) sembrano essere le nostre zie, cugine, nonne e anche quando toccano punte parossistiche - ma forse proprio per questo - diventano sempre più reali e affascinanti; inducono tenerezza.
    C'è tutto in questo grande capolavoro: l'eroe in tensione, la colpa, l'espiazione, la sconfitta; sembra mancare la vittoria, ma c'è anche quella... nel sorriso di Hanno nell'ascoltare per l'ultima volta la voce del suo conte.
    Sembra quasi che la decadenza riesca a coinvolgere tutto e che si proponga come stato definitivo, ma a ben guardare con altre messe a fuoco ci si convince che fa tutto parte della ciclicità della storia. Una decadenza serve ad un'altra ascesa: non esistono equilibri immobili in natura ma soltanto equilibri oscillanti attorno ad opportune condizioni.
    Inutile cercare di non fare confronti con gli altri romanzi di Mann: c'è l'insoddisfazione veneziana, c'è l'ammirazione di Tonio, c'è la poesia della montagna. Qui si aggiunge la voglia di ridere, di creare delle macchiette sulle quali insistere con delicate allitterazioni, che quando non ci sono ti mancano.
    Questo libro è una generalizzazione, una splendida generalizzazione della vita e del pensiero dello scrittore, che sembra snodarsi fra un coacervo di diversità che riescono a coesistere.
    Questo pensiero è stato istintivo, volendo cogliere analogie...
    Rodja : Hans = Karamazov : Buddenbrook

    ha scritto il 

  • 4

    Una lettura lunga 2 mesi!

    Ho dedicato più di due mesi alla lettura di questo romanzo. Quando un'opera contiene così tanto, il minimo per renderle giustizia, è dedicarle tutto il tempo, l'attenzione e la dedizione necessaria. D ...continua

    Ho dedicato più di due mesi alla lettura di questo romanzo. Quando un'opera contiene così tanto, il minimo per renderle giustizia, è dedicarle tutto il tempo, l'attenzione e la dedizione necessaria. Darei 5 stelle allo stile, assolutamente magnetico, e 3 stelle alla storia in sé: 4 stelle in media. La valutazione quantitativa però dice molto poco di questa storia che è una di quelle che ti regala personaggi indelebili che impari a conoscere e con cui cresci man mano che la lettura va avanti. Era da un bel po' che non mi dilettavo in letteratura di questo calibro. Consigliato ai pochi eletti che non cercano solo immediato intrattenimento nella lettura, ma un investimento e una mutua crescita.

    ha scritto il 

  • 4

    La decadenza finanziaria e morale di una famiglia commerciale di Lubecca attraverso quattro generazioni.

    Personaggi molto ben delineati e uno spaccato d'epoca dettagliato sotto ogni aspetto. La scritt ...continua

    La decadenza finanziaria e morale di una famiglia commerciale di Lubecca attraverso quattro generazioni.

    Personaggi molto ben delineati e uno spaccato d'epoca dettagliato sotto ogni aspetto. La scrittura è superba, ma le descrizioni continue appesantiscono la lettura. Non mi ha lasciato molto, romanzo che non mi ha coinvolto particolarmente, forse troppo datato. Vale comunque la pena leggerlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello, veramente bello.
    Nonostante il contesto e la trama non particolarmente semplici, non c'è stata una parte del libro che risultasse noiosa.
    Interessanti i personaggi e le loro storie, il contesto ...continua

    Bello, veramente bello.
    Nonostante il contesto e la trama non particolarmente semplici, non c'è stata una parte del libro che risultasse noiosa.
    Interessanti i personaggi e le loro storie, il contesto storico in cui si svolge la trama, e ovviamente ottima la scrittura.
    Insomma, veramente bello!

    ha scritto il 

  • 3

    Ecco uno di quei libri che devo assolutamente rileggere. Sono passati tanti anni dalla lettura di questo libro che ricordo mi annoiò molto. Sicuramente dovrei rileggerlo oggi con una testa diversa. ...continua

    Ecco uno di quei libri che devo assolutamente rileggere. Sono passati tanti anni dalla lettura di questo libro che ricordo mi annoiò molto. Sicuramente dovrei rileggerlo oggi con una testa diversa.

    ha scritto il 

  • 5

    Una lenzuolata assolutamente indispensabile!

    Hasta la Victoria, compagno Giangiacomo, tu che fosti trattato da rivoluzionario incompetente, saltato in aria mentre giocavi, dissero, con cose più grandi di te e soprattutto che non ci azzeccavano n ...continua

    Hasta la Victoria, compagno Giangiacomo, tu che fosti trattato da rivoluzionario incompetente, saltato in aria mentre giocavi, dissero, con cose più grandi di te e soprattutto che non ci azzeccavano niente con te ricchissimo rampollo padano!
    Hasta la Victoria, compagno, per sempre: offristi cultura a buon prezzo non lesinando sulla carta e sulla colla, perché la cultura è “per sempre e per tutti”.
    Grazie, compagno, perché ho potuto rileggere i Buddenbrook in quella vecchissima edizione Feltrinelli del novembre’67, sgraffignata a una mia amica che tenta ancora, con scarse speranze, di farsela ridare indietro. E l’ho letto senza il terrore che si sbrindellasse o addirittura si sfarinasse come mi succede con i vecchi Oscar della protomoderna dell’usa e getta Mondadori.
    Il giovane Mann, è superbo. Vent’anni o poco più e ti sciorina la decadenza, durata quarant’anni, di una famiglia tedesca importante e ricca, ma non importantissima e ricchissima, di Lubecca e non di Berlino, con il rumore di fondo della Storia flebile ma continuo. Una decadenza tanto diversa da quella degli Uzeda, di don Fabrizio Salina e di Mastro don Gesualdo, roba mediterranea.
    Roba che non te ne potrebbe fregar di meno. Rimandando a un periodo cruciale per il pensiero occidentale (quello della nascita della propaganda, della borghesia dei pescecane, della depredazione del continente africano) tanto negletto dai libri di testo scolastici, dimentichi di spiegare che fascismo e nazismo non furono generazione spontanea.
    Dicevo che la storia sarebbe stata una piccola storia di tedeschi arricchiti con il commercio delle granaglie se l’arricchimento non fosse stato, per quel mondo protestante, una religione.
    Sarebbe una piccola storia se si fosse trattato di raccontare l’ascesa personale di un yuppie cocainato a Wall Street (tanto scialbo da meritare una dose abbondante di splatter da parte di B.E.E.).
    Siamo dalle parti della Storia, ragazzi! Non è per la ricchezza personale che i protagonisti si danno da fare fino al sacrificio, ma per il buon nome e l’onore della famiglia. Anche la costruzione di dimore sontuose non è finalizzato al piacere edonistico, ma sempre allo stesso scopo.
    Salta all’occhio la differenza dai nostri giorni tanto che, a una comunistazza del mio tipo, non viene la mosca al naso di fronte all’ostentazione di tale ricchezza come fa quando compaiono in tv le varie pacchiane dimore dell’ex.
    Chapeau a un avversario degno vien da dire, oggi che ti tocca controbattere una come la Picierno!
    Direte che c’entra tutto questo con Mann. C’entra, c’entra!
    Ancora il ragazzo non si era lasciato avvolgere dalla spirale decadente del tutto non vale, del lasciarsi andare, così tanto è invalicabile lo jato tra la mente e i suoi ingovernabili prodotti, la materia vile del trantran che si fa storia. Il piccolo Mann, non ancora Hans Castorp, annota la realtà, ne soffre (è anche la storia della propria famiglia), la racconta alla vecchia maniera attraverso un narratore il più neutrale possibile, che si prende delle libertà solo nelle grottesche descrizioni degli innumerevoli personaggi. Pare di essere dentro un quadro di Ensor.
    E, il giovane Mann, prende a man bassa da Tolstoj. La protagonista Tony – perché è lei la vera protagonista, quasi voce narrante- non è Anna Katerina, come egli stesso ebbe a dire. Tony, al secolo Antonietta Buddenbrook, è sputata Nataša Rostova! Lo stesso carattere. Non è un demerito, anzi. Una ragazzina che sacrifica il suo amore piccolo borghese non consono al suo status; una donna che subisce la vergogna di due divorzi, che cammina a testa alta per non salutare quelli che pensa la disprezzano, che rinuncia a parti della sua eredità affinché il capitale familiare non ne venga scalfito, che si acconcia a organizzare almeno tre funerali (i funerali descritti nei minimi particolari sono ben cinque) in pompa magna in cui il numero e il lusso delle corone sono il tributo alla grandezza della stirpe. Una donna il cui motto è “ domani è un altro giorno”(sì, Rossella O’ Hoara, di cui costituì a sua volta modello anche se la storia si ripete in farsa). Una donna così merita tutto il nostro rispetto e simpatia, al di là della condizione femminile dell’ottocento. Del resto mala tempora cucurrerunt, currunt e current per il genere mai assurto a specie.
    Ciò che risalta è quello spirito (è il caso di citare Hegel!) tedesco, culturalmente (non geneticamente) determinato che ci fa capire la distanza incolmabile tra la Merkel e il popolo che rappresenta da Renzie e quel popolo che, non indegnamente, rappresenta: quell’imperativo categorico di kantiana memoria che non ci è mai appartenuto e che il piccolo Hanno, l’ultimo sfortunato rampollo della decaduta famiglia, e il suo amico contino spregiano come inutile orpello di una società per loro marcia (e non potevano immaginare quella italiota!).
    Oltre alla immensa partecipazione della citata Tony, si ringraziano, in ordine di apparizione: il nonno Jean Buddenbrook e consorte; le nipoti; la cugina povera, famelica ma allampanata (ipertiroidea?); il figlio Jean e consorte; i nipoti Tomhas (con i tarli rimossi ma non troppo della decadenza)e Cristhian (il fratello viveur che gli sopravvive in manicomio); Gherda, l’algida moglie violinista, che si ritira ad Amburgo da dove uscirà per recarsi a Davos sotto le mentite spoglie di Madame Chauchat accanto al figlioletto Hanno resuscitato come Hans. Dimenticavo la governante: dopo quarant’anni, viene fatta fuori per essersi illusa di avere voce in capitolo in quella che considerava la sua famiglia e non la famiglia dove era a servizio.
    Immenso.

    ha scritto il 

  • 4

    E' il primo libro di Mann che leggo e devo dire che mi ha colpito: mi aspettavo una prosa pomposa e ridondante. Niente di più sbagliato.
    Mann è un narratore freddo e imparziale, si muove attraverso t ...continua

    E' il primo libro di Mann che leggo e devo dire che mi ha colpito: mi aspettavo una prosa pomposa e ridondante. Niente di più sbagliato.
    Mann è un narratore freddo e imparziale, si muove attraverso tre generazioni di ricchi borghesi dell'Ottocento in modo interessante, mettendo a nudo i difetti, i sogni, le speranze, i successi e le disfatte degli uomini del suo tempo.

    ha scritto il 

  • 5

    Non ho molto da dire. E'un gran romanzo e sono felice d'averlo finalmente letto. Mi sono solamente azzardata a fare un paragone con "Orgoglio e pregiudizio", che a mio avviso perde alla grande il conf ...continua

    Non ho molto da dire. E'un gran romanzo e sono felice d'averlo finalmente letto. Mi sono solamente azzardata a fare un paragone con "Orgoglio e pregiudizio", che a mio avviso perde alla grande il confronto.

    ha scritto il 

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