I Buddenbrook

Di

Editore: Garzanti (I grandi libri 293)

4.3
(3949)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 713 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Olandese , Spagnolo , Svedese , Catalano , Rumeno

Isbn-10: 8811582938 | Isbn-13: 9788811582939 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Furio Jesi , Silvana Speciale Scalia ; Prefazione: Claudio Magris , Anna Giubertoni

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri , Cofanetto , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
È la storia dell'ascesa e del declino di una famiglia della borghesia mercantile del sec. XIX, titolare a Lubecca di una ditta di cereali, fondata nel 1768. La vicenda si intreccia intorno alla vita dei primogeniti di quattro generazioni: Johann senior, Johann-Jean junior, Thomas e Hanno. Il romanzo si apre con un pranzo dato dal vecchio Johann per inaugurare la nuova sede delladitta. Le fortune della famiglia aumentano, Johann junior diventa console deiPaesi Bassi, Thomas senatore. Thomas acquista una nuova sede ancora più prestigiosa dell'altra, ma i germi della decadenza diventano sempre più evidenti. Christian, fratello minore di Thomas, muore in sanatorio; la sorella Tony passa da un matrimonio all'altro, l'ultimo erede Hanno muore infine di tifo.
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  • 5

    “Ed ecco, improvvisamente fu come se le tenebre si lacerassero davanti ai suoi occhi, come se la parete vellutata della notte si squarciasse rivelando un’immensa, sterminata, eterna vastità di luce. “ ...continua

    “Ed ecco, improvvisamente fu come se le tenebre si lacerassero davanti ai suoi occhi, come se la parete vellutata della notte si squarciasse rivelando un’immensa, sterminata, eterna vastità di luce. “Io vivrò.” Disse Thomas Buddenbrook quasi a voce alta. Che cos’era la morte? La risposta non gli fu data con poche e presuntuose parole: egli la sentì, possedendola nel profondo di sé. La morte era una felicità così grande che solo nei momenti di grazia come quello la si poteva misurare. Era il ritorno da uno sviamento indicibilmente penoso, la correzione di un gravissimo errore. Fine, disfacimento? Che cosa si dissolve? Null’altro che questo corpo … questa personalità e individualità, questo goffo, caparbio, grossolano, detestabile impedimento a essere qualcosa di diverso e di migliore." (Thomas Mann)

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzo magnifico. Nonostante sembri un mattone, è molto scorrevole ed è una lettura piacevolissima.
    Mann ci mostra il declino di una ricca famiglia borghese motivata più dalle inquietudini dei membri ...continua

    Romanzo magnifico. Nonostante sembri un mattone, è molto scorrevole ed è una lettura piacevolissima.
    Mann ci mostra il declino di una ricca famiglia borghese motivata più dalle inquietudini dei membri che dagli sconvolgimenti storici. Le vicende sono narrate quasi come se la famiglia vivesse in una dimensione separata, la storia è solo una cornice ed è appena accennata, l'autore si concentra nel trattare, con magistrale perizia, la psicologia dei personaggi.

    ha scritto il 

  • 4

    Il romanzo , corposo, ancorato ai moduli narrativi tipici della prosa ottocentesca , caratterizzato da un registro stilistico elevato, è anche una godibilissima opera da leggere con vivo trasporto. Sc ...continua

    Il romanzo , corposo, ancorato ai moduli narrativi tipici della prosa ottocentesca , caratterizzato da un registro stilistico elevato, è anche una godibilissima opera da leggere con vivo trasporto. Scritto a soli 25 anni diede grande fama all’autore e gli permise di rappresentare, attraverso la decadenza di una dinastia di Lubecca, il conflitto vissuto in prima persona quando ruppe con gli schemi borghesi della sua ricca famiglia di commercianti abbandonando gli studi per dedicarsi esclusivamente all’attività letteraria.
    La narrazione segue le alterne vicende della famiglia Buddenbrook incentrandosi prevalentemente sul destino della piccola Antoine e dei suoi due fratelli Thomas e Christian. Abile l’autore a farci affezionare ai tre, seppur così diversi, a farci vivere il loro modo di leggere la transizione da un’epoca all’altra o l’incapacità di farlo. Suscita immediata tenerezza Tony/ Antoine, costretta alla politica matrimoniale di rango e totalmente asservita ad essa, lei rigidamente impostata sul blasone che non può scolorire, sull’incedere a testa alta per preservare il buon nome della sua famiglia. È ammirevole l’abnegazione di Thomas che si scontra col mutare dei tempi e con i solidi modelli del nonno e del padre ormai poco opportuni. È comprensibile il disorientamento del fragile Christian e la sua naturale dissipatezza.
    I vecchi muoiono, i giovani soccombono. Triste romanzo, lucido, sapientemente descrittivo, anticipatore di temi cari al grande autore tedesco: il crollo del mito borghese, lo scontro fra ideale e reale, i grandi interessi culturali (in questo caso la fa da padrona la musica nella parte finale), l’amore omosessuale, la decadenza, i dilemmi dello spirito. Opera da leggere , ha il pregio di tenere vivo l’interesse del lettore fino all’ultima pagina stampando nella memoria di lettura scenari, ambientazioni, tipi umani difficilmente dimenticabili. Invoglia anche ad una visita alla città di Lubecca, nota per la conservazione del suo centro storico medievale, e alla casa natale dell’autore, aperta al pubblico e ispiratrice delle splendide descrizioni dell’opera.

    ha scritto il 

  • 5

    Un'opera immensa, sostenuta da una scrittura potente, profonda e bella, dentro un quadro storico e filosofico rigoroso e popolata da personaggi memorabili. Un romanzo che si apre e prende corpo su un ...continua

    Un'opera immensa, sostenuta da una scrittura potente, profonda e bella, dentro un quadro storico e filosofico rigoroso e popolata da personaggi memorabili. Un romanzo che si apre e prende corpo su una trama e una struttura tipicamente ottocentesche e che sul finale s'incunea nel prossimo Novecento, anticipandone il respiro artistico, l'intemperanza stilistica, la furia storica, il nuovo assetto sociale e culturale.
    Un libro imprescindibile.

    ha scritto il 

  • 0

    Finito a fatica in un mese e mezzo.
    Mi sono sentito davvero ignorante di fronte a Thomas Mann: decisamente troppo avanti per le mie capacità.
    Thomas: se puoi, perdonami. Del resto, tu hai scritto ques ...continua

    Finito a fatica in un mese e mezzo.
    Mi sono sentito davvero ignorante di fronte a Thomas Mann: decisamente troppo avanti per le mie capacità.
    Thomas: se puoi, perdonami. Del resto, tu hai scritto questo romanzo a 25 anni mentre io a quell'età sapevo appena appena cosa fare della mia vita.

    ha scritto il 

  • 5

    Voler bene al mare

    Lo splendore della scrittura è inversamente proporzionale a quello della famiglia negli anni.
    Il romanzo acquista potenza pian piano. E infatti, specialmente all'inizio, ci sono episodi, atteggiamenti ...continua

    Lo splendore della scrittura è inversamente proporzionale a quello della famiglia negli anni.
    Il romanzo acquista potenza pian piano. E infatti, specialmente all'inizio, ci sono episodi, atteggiamenti che vanno dal buffo al grottesco, come se questo giovanissimo scrittore si volesse prendere gioco del lettore e godersi la sua reazione (un sorriso isterico, un checavolostaiscrivendothomas, un "ok, blablabla abbiamo capito, vai oltre")
    (Thomas aveva 26 anni quando il romanzo è stato pubblicato. Ventisei!! -lasciamo perdere quello che combinavo io a 26 anni)
    Più si prosegue con la lettura più il racconto acquista quella bellezza, e tenerezza, e malinconia, e empatia, e umanità (e non solo in senso positivo), ed etc etc etc disarmante -forse anche un po' commovente, specialmente in quelle 3 o 4 volte dove qualcuno "voleva bene" a qualcun altro o qualcos'altro.

    "Onde lunghe...come vengono e si infrangono, l'una dopo l'altra, senza fine, senza scopo, folli e deserte! Eppure hanno un effetto calmante e consolante come le cose semplici e necessarie. Sempre più ho imparato a voler bene al mare... (...) Chi sono quelli che danno la preferenza alla monotonia del mare? Sono quelli, mi sembra, che hanno visto troppo a fondo nelle complicazioni delle cose intime per non dover desiderare in quelle esterne per lo meno una cosa: la semplicità."

    Decadenza di una famiglia
    http://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/16427751_10212374040611810_4128693555863276870_n.jpg?oh=ffb6ef5e3fba8b63bbce9caec2de59af&oe=594929C6

    ha scritto il 

  • 5

    I monumenti sono fatti anche per essere abbattuti. L'ho sempre pensato. Per qualche tempo, ho praticato l'idea. Leggo questo monumento assoluto e penso che, se anche si decidesse un giorno di abbatter ...continua

    I monumenti sono fatti anche per essere abbattuti. L'ho sempre pensato. Per qualche tempo, ho praticato l'idea. Leggo questo monumento assoluto e penso che, se anche si decidesse un giorno di abbatterlo, questo monumento si ricostituirebbe da sé. Le singole macerie riprenderebbero vita, vibrando sul selciato, e ritrovando, di ognuna, il posto preciso.
    Una lingua limpida ed eterna. La letteratura, se ancora la parola ha un senso. E accidenti se ne ha.

    ha scritto il 

  • 5

    Chi si avvicina ai Buddenbrook ha presente una folla di impressioni vaghe come fosse un telegramma di questo tipo:
    Posizione solida, matrimonio vantaggioso, contegno, borghesia, decoro, salvare le app ...continua

    Chi si avvicina ai Buddenbrook ha presente una folla di impressioni vaghe come fosse un telegramma di questo tipo:
    Posizione solida, matrimonio vantaggioso, contegno, borghesia, decoro, salvare le apparenze, uomini operosi, energici, benestanti. Edificare. No tristezza. La dote. L'eredità. Le spettanze. Dio vede e provvede. Vicini dabbene. Muoiono quasi tutti. Muoiono gli uomini e le donne meno. Un lungo placido valzer degli addii.

    Poi lo si legge in questa ottima e recente traduzione del 2007 a cura di Silvia Bortoli e ci si rende conto che anzitutto I Buddenbrook è un libro felice, sì, un libro che ha come vero cuore Tony (Antonie) Buddenbrook, la sorella che non si abbatte mai, un romanzo che ha la grazia delle opere scritte con piena naturalezza, accuratezza, agilità, mai noiose.
    Un libro in cui si vive la contentezza di andare a scuola con un panino al limone con petto d'oca.
    Un romanzo in cui Tony al suo primo e vero e unico amore, Morten, racconta questa storia:

    "Vuole sapere com'ero stupida una volta?" disse Tony. "Volevo tirar fuori dalle meduse le stelle variopinte. Ne avevo portata a casa una quantità sul fazzoletto e le avevo stese ben bene sul balcone perché svaporassero... Pensavo che poi sarebbero rimaste le stelle! Si figuri che idea... Quando più tardi andai a guardare c'era una grossa chiazza bagnata. Con un leggero odore di alghe marce..."

    La stessa storia nella parte finale la racconterà a suo nipote, Hanno, adolescente.

    Avvengono tanti fatti, Morten partirà, la famiglia Buddenbrook ha deciso quale sarà il buon partito per Tony. Non è Morten. Il mondo dirà a Tony "Comunque non dura a lungo, si attenua, si dimentica".
    "Ma io non voglio dimenticare!" Risponderà Tony. Eppure si atterrà alle regole di famiglia e del mondo in cui è cresciuta. Lo sconterà. Due volte.
    Morten e Tony si baciarono, poi "guardarono la sabbia in direzioni opposte e si vergognarono immensamente".

    Thomas Buddenbrook? è un personaggio al quale non ci si affeziona ma neppure lo si guarda con indifferenza, tutti in questo libro sono perfettamente normali, hanno scatti di nervi normali, crolli normali, contegno normale, allegrie e abbattimenti. Alla fine si esce con la sensazione che Thomas Mann aveva detto tutto già con il suo primo grandioso libro, come concordano Ladislao Mittner e Magris e lo stesso premio Nobel attribuito a questo capolavoro. Tutto il resto di Mann è notevole, ottima letteratura. Ma I Buddenbrook sono di più.
    Basti leggere nella splendida parte ottava il capitolo dei festeggiamenti del centenario della ditta, il 7 luglio 1868, e precisamente le pagine in cui il piccolo Hanno deve recitare la poesia; il bambino è terribilmente sensibile e non riesce a parlare. Tutti sono preoccupati per l'ipersensibilità di Hanno, cosa sarà di lui da grande. E Hanno che dovrà recitare i versi del poeta tedesco Uhland Ludwig, riuscirà a dire solo un verso: "Si aggrappò spasmodicamente al broccato della portiera. 'Sono solo sui vasti campi', disse ancora e poi più niente".

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Questo è un romanzo gigantesco, e non parlo della mole (che è certamente notevole ma non esagerata).
    La prima cosa a stupirmi già dopo poche righe è stato lo stile scorrevole, accattivante, a tratti m ...continua

    Questo è un romanzo gigantesco, e non parlo della mole (che è certamente notevole ma non esagerata).
    La prima cosa a stupirmi già dopo poche righe è stato lo stile scorrevole, accattivante, a tratti molto ironico dell'autore. Ho letto (molto tempo fa) un paio di romanzi brevi di Mann – "La morte a Venezia", "Cane e padrone" e mi pare anche "Tonio Kröger" – e non mi aveva dato questa impressione, ma ero probabilmente diversa (ragazzina) io.
    Proseguendo ho ammirato l'architettura dalla salda coesione interna di questa saga familiare lunga più di quarant'anni, dal 1835 al 1877, in cui si narrano le vicende di quattro generazioni di Buddenbrook, esponenti dell'alta borghesia commerciale di Lubecca.
    Il romanzo si apre nel momento di massimo splendore della famiglia, coronato dall'acquisto di una grande casa nella via più prestigiosa della città, di cui nelle prime pagine si tiene una sontuosa cena di inaugurazione.
    Ma il sottotitolo è chiaro e non lascia scampo: "Decadenza di una famiglia". Da qui in avanti sarà una lenta ma inesorabile discesa verso la rovina, sia economica che umana, dei Buddenbrook.
    Il motivo di questo tracollo? Mann non dà una risposta chiara, ma tra le molte concause spiccano l'incapacità di adattarsi ai tempi che cambiano, la sfortuna che ci mette spessissimo lo zampino e i caratteri dei personaggi, in particolare di quelli che gestiscono la partita nei momenti cruciali.
    I Buddenbrook vengono educati fin da piccoli al mito del loro cognome, all'idea di essere destinati a portarlo avanti e ad accrescerlo, i maschi con il lavoro in azienda e la politica cittadina e le femmine con i buoni matrimoni. Chi si ribella viene emarginato, vedi il figlio di primo letto del console Johann (detto Jean), Gotthold e, più avanti, l'altro figlio Christian.
    Chi non si ribella resta schiacciato da un tale peso, ed è questo il caso di Thomas, personaggio bello e complesso, logorato nel profondo dall'afflizione per non essere un imprenditore capace quanto i suoi predecessori, privo com'è della fiducia nel futuro e nella buona sorte che era di suo nonno o della fede in Dio che era di suo padre. Thomas indossa per tutta la vita la maschera del rigido uomo d'affari che avrebbe voluto essere, ma dentro si consuma, invecchia e a un certo punto crolla.
    Poi c'è Antonie, detta Tony, la sorella di Thomas e Christian, che da ragazzina strafottente e viziata sboccia in giovane donna che deve presto scegliere tra i propri sentimenti e il dovere verso la famiglia. Andrà male anche a lei, più volte. Ma la sua forza non si esaurirà, e non smetterà mai di tenere la testa alta e il petto in fuori.
    L'ultima generazione è rappresentata da Hanno, il figlio di Thomas, che ha ereditato accresciute all'ennesima potenza le debolezze e le ombre del carattere del padre e, da parte di sua madre, l'amore totale per la musica e la propensione a vivere in un mondo tutto suo, e che quindi non sente mai, nonostante ci provi per quel che può, la spinta a riportare in alto il nome della sua famiglia.
    Finisce come annunciato, ma in un'atmosfera di pacata tristezza, come pacatamente e senza tanti strepiti sono stati accolti e accettati tutti gli avvenimenti che hanno colpito questa famiglia.
    È un romanzo struggente ma non urlato, forse più cerebrale che emotivo, con personaggi che per questioni sia cronologiche che geografiche si comportano talvolta in modi che ci sembrano inconcepibili. Eppure io ho sentito spesso una forte empatia verso alcuni di loro e in quei momenti ho avvertito la modernità di questo libro, scritto nel 1900, ottocentesco nella trama ma novecentesco per il carico psicologico, i dubbi e le incertezze che mette in luce.
    C'è ancora molto altro da dire, sulla struttura circolare che vede anche nell'epilogo una riunione familiare in una casa che però ora sta per essere lasciata, sul continuo ribadire le caratteristiche di ciascun personaggio, con un effetto quasi comico ma che a ben vedere cela un che di drammatico, sul ruolo del cibo, del mangiare e dei denti, sul dilungarsi di Mann nel descrivere gli occhi e i nasi... Ma credo che siano questioni ampiamente trattate da fior di studiosi e vale la pena di approfondirmele con calma.
    Chiudo con l'ultima riflessione, ossia che Thomas Mann ha scritto "I Buddenbrook" a venticinque anni, cosa che per me è a dir poco impressionante.

    ha scritto il 

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