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I Guermantes

Di

Editore: Einaudi

4.5
(393)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 288 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8806124722 | Isbn-13: 9788806124724 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. Bonfantini

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    La seconda metà dell'opera molto lenta, a volte noiosa, ma non per demerito di Proust, la qual cosa sarebbe una bestemmia, bensì perché noiosa e oserei anche insulsa è l'alta società parigina di cui P ...continua

    La seconda metà dell'opera molto lenta, a volte noiosa, ma non per demerito di Proust, la qual cosa sarebbe una bestemmia, bensì perché noiosa e oserei anche insulsa è l'alta società parigina di cui Proust ci svela ogni vergogna, ogni dappocaggine, ogni ipocrisia e futilità, fino a provare rabbia e, nelle ultimissime pagine, addirittura orrore.
    Per cui, si faccia attenzione a non confondere intenti con demeriti: se risulta forse più lento dei precedenti, non incolpate Proust. Sempre sia lodato.

    ha scritto il 

  • 5

    Prosegue il percorso di formazione e di conoscenza del giovane narratore. Un cambiamento di casa lo porta molto vicino a quei favolosi Guermantes, che da fanciullo aveva idealizzato come divinità. Do ...continua

    Prosegue il percorso di formazione e di conoscenza del giovane narratore. Un cambiamento di casa lo porta molto vicino a quei favolosi Guermantes, che da fanciullo aveva idealizzato come divinità. Dopo aver esaminato e in parte dissacrato la società borghese che emerge nel primo libro, “Dalle parte di Swann”, dopo aver provato i primi tormenti d’amore ed essersi staccato pian piano dalla protezione familiare nel secondo volume “All’ombra delle fanciulle in fiore”, eccolo pronto a togliere il velo alle maschere e alle simulazioni della più alta classe sociale. Gli antichi feudatari delle terre di Combray, i Guermantes, legati alla antica storia di Francia, non sono diversi dagli altri: nei loro salotti emergono conversazioni banali, si evidenziano debolezze, ignoranze, boria magari travestita da una simulata originalità esteriore .Ma l’avvicinamento è lungo; prima ci sono la conoscenza con il giovane Saint-Loup, nipote dei Guermantes, con la permanenza del protagonista nella guarnigione militare del giovane ufficiale,la frequentazione del salotto della zia della amata duchessa Guermantes, la signora di Villeparisis, la conoscenza con il famoso Barone di Charlus, anche lui un Guermantes, la morte della cara nonna, il ritorno di Albertine, ormai matura e disponibile. E poi il famoso pranzo dalla Duchessa, lunghissimo ed estremamente vario, perché vi appaiono moltissimo personaggi illustri,di cui godibili sono i ritratti psicologici, come la principessa di Parma o il signor di Borodino. L’affresco che emerge è vivace ma abbastanza impietoso e pervaso da una sottile vena umoristica.

    ha scritto il 

  • 4

    E' un peccato che alcune persone definiscano la scrittura di Proust lenta e pesante, in particolare in questo volume, quando invece ogni suo racconto "intermezzo" è un fluire così disteso, ogni sua pa ...continua

    E' un peccato che alcune persone definiscano la scrittura di Proust lenta e pesante, in particolare in questo volume, quando invece ogni suo racconto "intermezzo" è un fluire così disteso, ogni sua parola una vibrazione delle corde della sensibilità... le sue evocazioni e i suoi discorsi si stendono come uno dei sentieri di Combray, traboccanti di simbolismo e di sottigliezza, ogni sua allusione è rivelatrice, senza dover ricordare che il suo stile è così unico, così assolutamente irripetibile...

    ha scritto il 

  • 4

    Continua

    l'epopea, ci sono pagine più mature in questo
    terzo volume, il piccolo Marcellino cresce e fa esperienza,
    lasciando stare le vicissitudini sociali delle ultime 200 pagine
    a volte, dure da mandare giù ...continua

    l'epopea, ci sono pagine più mature in questo
    terzo volume, il piccolo Marcellino cresce e fa esperienza,
    lasciando stare le vicissitudini sociali delle ultime 200 pagine
    a volte, dure da mandare giù lo scrittore ci regala parole di riflessione su concetti più profondi fantastiche e incredibilmente significative

    ha scritto il 

  • 5

    L'Io narrante fa il suo ingresso in società, attraverso la porta principale, quella della famiglia dei Guermantes, nobili di antichissima origine.

    Proust riesce a smascherare la nobiltà, con tutte le ...continua

    L'Io narrante fa il suo ingresso in società, attraverso la porta principale, quella della famiglia dei Guermantes, nobili di antichissima origine.

    Proust riesce a smascherare la nobiltà, con tutte le sue cerimonie, credenze, consuetutini, e finisce col togliere la maschera a tutti noi: quello che l'apparenza copre è sempre e solo un essere umano, troppo umano.

    La storia va avanti e incominciano a prendere piede nuovi personaggi apparsi nei volumi precedenti, come il barone di Charlus, Saint-Loup e la duchessa di Guermantes.

    Non è come la seconda parte delle "Fanciulle", ma rimane un gran libro.

    Next Stop ---> Sodoma e Gomorra

    ha scritto il 

  • 4

    Il Narratore è per sua stessa ammissione distolto dalla propria vera vocazione dall'esperienza sociale, amicale, mondana.

    Se, scendendo la scala, avevo rivissuto le sere di Doncières, quando fummo pe ...continua

    Il Narratore è per sua stessa ammissione distolto dalla propria vera vocazione dall'esperienza sociale, amicale, mondana.

    Se, scendendo la scala, avevo rivissuto le sere di Doncières, quando fummo per strada, di colpo, la notte quasi fonda, dove la nebbia sembrava aver spento i lampioni che si scorgevano, fiochi, soltanto da due passi, mi riportò a non so quale arrivo, di sera, a Combray, quando ancora la città non era illuminata che a larghi intervalli e vi si vagava a tentoni in un’oscurità umida, tiepida e santa da presepio, appena costellata, qua e là, da qualche lumicino che non rischiarava più d’un cero. Quante differenze fra quell’anno, per altro incerto, di Combray, e le serate di Rivebelle, che mi erano riapparse poco prima sullo sfondo delle tende! Provavo, nel riscontrarle, un entusiasmo che sarebbe potuto riuscire fecondo se fossi stato solo, e m’avrebbe così evitato il giro tortuoso di tanti anni inutili per i quali sarei ancora dovuto passare prima che si dichiarasse l’invisibile vocazione di cui quest’opera è la storia. Se, quella sera, ciò si fosse verificato, la vettura su cui ero salito avrebbe meritato di restare più memorabile, per me, di quella del dottor Percepied, sul cui seggiolino avevo composto la breve descrizione (ritrovata per l’appunto poco tempo prima, e inutilmente inviata, con qualche ritocco, al «Figaro») dei campanili di Martinville. È perché, forse, non riviviamo i nostri anni nella loro successione ininterrotta, giorno dopo giorno, ma nel ricordo rappreso nella freschezza o nel gran sole d’una mattina o d’una sera, all’ombra di quel certo luogo isolato, recintato, immobile, definito e perduto, lontano da tutto il resto, e perché così i cambiamenti graduali intervenuti non soltanto all’esterno, ma anche nei nostri sogni e nel nostro carattere in evoluzione – quei cambiamenti che ci hanno insensibilmente portati, nella vita, da un tempo a un altro affatto diverso –, si trovano ad essere soppressi? per questo, forse, che se riviviamo un altro ricordo, prelevato in un diverso anno, troviamo fra questo e quello, grazie a delle lacune, a degli immensi lembi d’oblio, come l’abisso d’una differenza d’altitudine, come l’incompatibilità di due qualità incomparabili d’atmosfera respirata e di colorazioni ambientali. Ma fra i ricordi, allora appena succedutisi, di Combray, di Doncières e di Rivebelle, io avvertivo ben più d’una distanza temporale: la distanza che potrebbe esserci fra differenti universi la cui materia non fosse la stessa. Se avessi voluto, in un’opera, imitare quella nella quale m’apparivano cesellati i più insignificanti fra i miei ricordi di Rivebelle, avrei dovuto venare di rosa, rendere di colpo traslucida, compatta, rinfrescante e sonora, una sostanza sino a quel momento simile alla scura, rude arenaria di Combray. Ma Robert, impartite le sue istruzioni al vetturino, mi raggiunse nella carrozza. Le idee che m’erano balenate svanirono. Sono dee che si degnano, qualche volta, di rendersi visibili a un solitario mortale, alla svolta d’un sentiero, o magari in camera sua, mentre sta dormendo, e gli recano, ritte nel riquadro della porta, la loro annunciazione. Ma, non appena si è in due, spariscono; mai gli uomini le scorgono in compagnia. E mi trovai ricacciato nell’amicizia.

    Nella rete dei rapporti ritroviamo i personaggi e li ricollochiamo, maturando socialmente insieme al Narratore. Emergono le differenze tra caste, si collocano politicamente i personaggi attraverso le riflessioni sull'affaire Dreyfus, non vengono risparmiati nemmeno gli affetti più cari. Perdiamo il personaggio della Nonna, guadagnamo nuove visioni su personaggi già conosciuti, Charlus, in primis. In generale ciò che viene specificato come essenza della visione d'artista "rappresentare una cosa mediante un’altra che, nel lampo di un’illusione originaria, abbiamo scambiata per quella" compare anche nell'interpretazione degli atteggiamenti sociali e privati. Come il mondo marziale nasconde tendenze omosessuali, Saint Loup trae fascino dall'innata aristocrazia che si affanna a disconoscere, non dalle sbandierate idee progressiste, Albertine mostra i primi segni di invecchiamento, se vista da una prospettiva troppo vicina e "fotografica", l'ossessione amorosa finisce quando l'oggetto amato è raggiunto, la propria stessa famiglia, addirittura la propria persona si straniano. Interessante è lo sguardo Altro: "Tutto il pregio è nello sguardo del pittore".

    E allora non è logico – non per artificio di simbolismo, ma per un ritorno sincero alla radice stessa dell’impressione – rappresentare una cosa mediante un’altra che, nel lampo di un’illusione originaria, abbiamo scambiata per quella? Le superfici e i volumi sono, in realtà, indipendenti dai nomi d’oggetti che la nostra memoria impone loro dopo che li abbiamo riconosciuti. Elstir cercava di liberare ciò che, in un dato momento, sentiva, da ciò che sapeva; il suo sforzo era diretto, spesso, a dissolvere l’aggregato di ragionamenti che chiamiamo visione. (...) Quella festa in riva al fiume aveva qualcosa di magico. L’acqua, i vestiti delle donne, le vele delle barche, i riflessi innumerevoli degli uni e delle altre si fondevano in quel quadrato di pittura che Elstir aveva ritagliato da un pomeriggio meraviglioso. Il fascino irradiato dal vestito d’una donna, che aveva momentaneamente smesso di danzare per il caldo e l’affanno, si ritrovava, con gli stessi effetti cangianti, nella stoffa immobile d’una vela, nell’acqua del porticciolo, nel pontile di legno, nelle foglie e nel cielo. (...) «Questa signora un po’ volgare che un dilettante in trasferta eviterebbe di guardare, escluderebbe dal quadro poetico che la natura compone sotto i suoi occhi, questa donna è altrettanto bella, il suo vestito riceve la stessa luce della vela della barca; non ci sono cose più o meno preziose; il vestito ordinario e la vela bella di per sé sono due specchi dello stesso riflesso. Tutto il pregio è nello sguardo del pittore». Ora, questi aveva saputo immortalare il moto delle ore nell’attimo luminoso in cui la donna aveva sentito caldo e aveva smesso di danzare, in cui l’albero era avvolto da un alone d’ombra, in cui le vele sembravano scivolare su uno smalto dorato. Ma, proprio perché l’attimo gravava su di noi con tanta forza, quella tela così fissata nel tempo dava l’impressione d’un’estrema fuggevolezza, si sentiva che presto la donna se ne sarebbe andata, le barche sarebbero sparite, l’ombra si sarebbe spostata; che la notte stava per scendere e il piacere per finire; che la vita passa e gli attimi, mostrati contemporaneamente con tutte le luci che vi si fondono, non si recuperano più.

    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/b7/Pierre-Auguste_Renoir_-_Le_D%C3%A9jeuner_des_canotiers.jpg/1280px-Pierre-Auguste_Renoir_-_Le_D%C3%A9jeuner_des_canotiers.jpg

    Addio a Swann. In un paio di scarpette rosse tutta la verità dei Guermantes: la dipendenza della duchessa dal marito e dallo status sociale, l'ipocrisia e l'egoismo del duca. Le pagine belle della Recherche.

    «Sarebbe uno scherzo d’un gusto eccellente, rispose ironicamente Swann. Non so perché vi sto dicendo queste cose; non vi avevo mai parlato, finora, della mia malattia. Ma poiché me l’avete chiesto e, ormai, posso morire da un giorno all’altro... Ma, soprattutto, non voglio che facciate tardi al vostro pranzo, vi stanno aspettando», aggiunse, perché sapeva che, per gli altri, gli impegni mondani sono più importanti della morte di un amico, e si metteva nei loro panni in forza della sua buona educazione. Quella della duchessa, tuttavia, le permetteva, a sua volta, di scorgere confusamente che il pranzo al quale era attesa doveva contare, per Swann, meno della sua propria morte. Così, pur rimettendosi a camminare verso la carrozza, abbassò le spalle dicendo: «Non state a preoccuparvi di quel pranzo. Non ha la minima importanza!». Ma queste parole indispettirono il duca, che sbottò: «Via, Oriane, adesso non vi metterete a chiacchierare e a scambiare le vostre geremiadi con Swann, sapete bene che Madame de Saint-Euverte ci tiene a mettersi a tavola alle otto in punto. Bisogna pur sapere quel che si vuole; sono già cinque minuti che i vostri cavalli aspettano. Vi chiedo scusa, Charles, aggiunse rivolgendosi a Swann, ma sono le otto meno dieci. Oriane è sempre in ritardo, ci vogliono più di cinque minuti per arrivare dalla vecchia Saint-Euverte».
    Madame de Guermantes avanzò decisamente verso la carrozza, lanciando un ultimo saluto a Swann. «Dobbiamo riparlarne, sapete; non credo una sola parola di quel che dite, ma ne riparleremo a quattr’occhi. Vi avranno stupidamente spaventato; venite a colazione quando vi fa più comodo (per Madame de Guermantes tutto si risolveva sempre in una colazione), mi direte voi il giorno e l’ora»; e, sollevando la sua gonna rossa, posò il piede sul predellino. Stava per entrare nella carrozza quando, scorgendo quel piede, il duca esclamò con voce terribile: «Oriane, cosa state per fare, disgraziata! Avete tenuto le scarpe nere. Con un vestito rosso! Salite di corsa a mettervi le scarpe rosse, anzi, ordinò al lacchè, dite subito alla cameriera della signora duchessa di portare giù le scarpe rosse.
    - Ma, caro», mormorò in risposta la duchessa, imbarazzata, rendendosi conto che Swann, il quale stava uscendo con me, ma s’era fermato per lasciar passare la carrozza, non poteva non aver sentito, «dal momento che siamo in ritardo...
    – Ma no, c’è tutto il tempo. Sono appena le otto meno dieci, non ci metteremo mica dieci minuti per arrivare al Parc Monceau. E poi, che volete?, fossero anche le otto e mezzo, ci aspetteranno, non potete certo uscire con il vestito rosso e le scarpe nere. D’altronde non saremo gli ultimi, vedrete, ci sono i Sassenage, quelli non arrivano mai prima delle nove meno venti.»
    La duchessa risalì in camera sua.
    «Ah, poveri mariti, commentò a nostro beneficio il signor di Guermantes, li si prende poco sul serio, ma al momento buono servono, eccome! Se non era per me, Oriane sarebbe andata a pranzo con le scarpe nere.
    – Non stava male, disse Swann, me n’ero accorto, ma non mi aveva per niente scandalizzato.
    – Non dico questo, replicò il duca, ma è più elegante che siano dello stesso colore del vestito. E poi, state pur certo, appena arrivata l’avrebbe notato; e io sarei stato costretto a venire a prendere le scarpe, e avrei pranzato alle nove. Addio ragazzi, disse spingendoci dolcemente via, andatevene prima che Oriane ridiscenda. Non perché non le faccia piacere vedervi, voi due. Al contrario, le piace troppo. Se vi trova ancora qui, è capace di rimettersi a parlare, è già così stanca, arriverà al pranzo bell’e morta. E poi vi confesserò, in tutta franchezza, che sto crepando di fame. Ho mangiato malissimo stamattina, appena sceso dal treno. C’era una dannata salsa bearnese... Malgrado ciò, non mi dispiacerà per niente, ma proprio per niente, rimettermi a tavola. Le otto meno cinque! Ah, le donne! per colpa sua, ci verrà mal di stomaco a tutt’e due. Oriane è molto più delicata di quanto non si creda.»
    Il duca non provava il minimo ritegno a parlare dei suoi malesseri, e di quelli di sua moglie, a un moribondo, perché, interessandogli di più, gli sembravano più importanti. Così, fu solo per buona educazione e buonumore che, dopo averci gentilmente riaccompagnati fino al portone, gridò con voce stentorea, come fosse su un palcoscenico, a Swann ch’era già nel cortile:
    «E voi, mi raccomando, non lasciatevi impressionare dalle scemenze dei medici. Che diamine! sono degli asini. Siete solido come il Pont-Neuf. Ci seppellirete tutti!»

    ha scritto il 

  • 3

    bookshelves: radio-4x, france, fradio, autumn-2013
    Read from November 15 to 16, 2013

    Marcel discovers the staggering gulf between the fantasy and the reality of childhood enchantments. Stars James Wil ...continua

    bookshelves: radio-4x, france, fradio, autumn-2013
    Read from November 15 to 16, 2013

    Marcel discovers the staggering gulf between the fantasy and the reality of childhood enchantments. Stars James Wilby.

    'Tell me, does the Queen of Sweden still look like a daschund?'

    I wonder if Kjærstad and Proust mental styles are really as different as Guermantes and Swann Way, or if it is just an illusion.

    2* Swann's Way
    2.5* Within a Budding Grove
    3* The Guermantes Way

    ha scritto il 

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