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I Mabinogion

Il principe dell'Annwn­ - I figli di Llyr­ - La canzone di Rhiannon­ - L'isola dei potenti

Di

Editore: TEA (Teadue)

4.0
(155)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 703 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8850207069 | Isbn-13: 9788850207060 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: H. Brinis , Ellena B. Besi , M.B. De Castiglione

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Opera "collettiva" di autori sconosciuti, a lungo tramandati in forma orale, iracconti dei Mabinogion rappresentano un compendio della mitologia gallese. Laloro trascrizione risale alla metà del XII secolo ma la loro origine è moltopiù antica. Praticamente illeggibili per chiunque non abbia una profondaconoscenza delle forme linguistiche celtiche medievali, cominciarono a esserenoti, tradotti in inglese, a partire dal 1850. Nelle mani di Evangeline Waltonla materia di questi racconti di magia e di avventura si è trasformata in unciclo di quattro romanzi, ponendosi come un importante esempio di narrativafantastica moderna. Un'atmosfera magica, tra avventure di cavalieri e conteseregali, amori contrastati, foreste oscure e spazi sconfinati.
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  • 5

    La forza del mito

    È da un po' di tempo che ho smesso di commentare o di recensire quello che leggo: un po' per il tempo che sottrae allo studio e ad altro, un po' per pigrizia, un po' perché non mi sento mai "ispirato" abbastanza. Sì, ci vuole ispirazione anche per scrivere un commento.
    La verità, però, è ch ...continua

    È da un po' di tempo che ho smesso di commentare o di recensire quello che leggo: un po' per il tempo che sottrae allo studio e ad altro, un po' per pigrizia, un po' perché non mi sento mai "ispirato" abbastanza. Sì, ci vuole ispirazione anche per scrivere un commento.
    La verità, però, è che questo libro non può restare senza un adeguato commento, perché sarebbe come privare una poesia del suo sottofondo musicale: non è necessario, però dispone l'animo degli ascoltatori in maniera che possano trarre un giovamento ed un godimento maggiori dall'ascolto della lirica.
    Questo, in effetti, è il Mabinogi (Mabinogion è plurale): un'immensa poesia in prosa, perfettamente chiusa in se stessa, una poesia che evoca una potenza misteriosa e ancestrale che non si può definire. Leggendo le sue pagine, ho avvertito questa profonda energia aleggiarmi attorno, la potenza senza fine del mito, ciò che essenzialmente ricopre la realtà.
    La storia è la struttura portante del reale, ma il mito è la superiore forza che trasforma tale struttura storiografica, "scientifica" se vogliamo, in una suprema opera estetica: assegna un significato, un senso, rende l'avvenimento – descritto e fruito attraverso la storia – tridimensionale, multisfaccettato, ne evoca i presupposti, lo svolgimento e la risoluzione, riproducendo la stupefacente condizione della sua contingenza, permettendogli di “(ri)vivere” con le dovute implicazioni mentali e spirituali.
    I quattro romanzi che compongono questo volume, riscritture dei miti gallesi medioevali che furono messi per iscritto per la prima volta intorno al 1100 col nome di Mabinogi(on), oltrepassano la semplice fantasy, per addentrarsi nel territorio filosofico del mito, in quel tentativo di interpretazione del mondo e di spiegazione delle sue dinamiche altrimenti inaccessibili alle menti degli uomini.
    L’aldilà, le credenze religiose, la forza dei re, dei principi e dei cavalieri sono eventi che disegnano appena una superficie comprensibile per quell’abisso impalpabile che è la memoria collettiva di un popolo, la sua visione del mondo, la sua percezione – e conseguentemente la sua ri-produzione e traduzione – della realtà.
    È così che, attraverso le emozioni che le azioni della narrazione generano nel lettore, un’intera Weltanschau, profondamente diversa dalla nostra, si delinea quasi sullo sfondo, quasi non percepita, eppure con una forza travolgente. Ciò che sembra lo sfondo sul quale si muovono i personaggi è in realtà il nucleo centrale della narrazione, è il vero e proprio casus narrandi.
    I Mabinogion non sono romanzi, sono la narrazione del mondo e del cambiamento. Tutto nei quattro rami proposti dall’autrice ci parla del continuo divenire, della decadenza e della disgregazione di un mondo a favore del formarsi di un mondo “altro”, lontano dai personaggi eppure così vicino. Walton mette a nudo i meccanismi più intimi del cambiamento, il suo oscuro e impercettibile generarsi nelle menti di coloro che ancora si percepiscono legati al vecchio status quo, ma che già agiscono in funzione dei meccanismi di un nuovo modo di pensare.
    Non solo il cambiamento, ma anche una consapevolezza più alta è presente nelle dense pagine di quest’opera: la consapevolezza della ciclicità del tutto, del continuo rinnovamento del reale, rinnovamento che, prima o poi, finisce col coincidere con lo stato di cose precedente a quello che è mutato; il miracolo dello yin che finisce per trasformarsi completamente in yang, ma che contiene in sé un germe del vecchio yin che era, in attesa di ritrasformarsi da yang in yin e così all’infinito.
    Il mondo – inteso più come una filtrazione e ri-produzione / rappresentazione della realtà – di Pwyll, di Rhiannon, di Bran, di Manawyddan, di Prydery, di Gwydion, di Math, nobili personaggi delle diverse vicende abilmente intessute tra loro, è un mondo profondamente diverso dal nostro: un mondo nel quale la matrilinearità sembra addirittura sfociare nella matriarcalità. Si tratta di un mondo in cui concetti oggi “normali” non trovano spazio, un mondo in cui non esistono idee come “verginità”, “matrimonio” o “figlio bastardo”, un mondo in cui la donna non è assoggettata al volere maschile, in cui la donna non è ridotta alla funzione di mero “contenitore” dei figli degli uomini e di loro nutrice.
    La donna dei Mabinogion è una donna profondamente diversa: è consapevole del suo corpo, del suo cuore, è libera di amare, di donarsi o di ritrarsi. La sua dignità è altissima, ella si concede – come anche l’uomo fa – per amore, non vi è chi abbia potere su di lei, chi possa controllarla violentemente. Ella è l’immagine della Madre, della nascita della vita sulla terra, della fertilità, della bellezza e dell’amore.
    Questa stupenda immagine della donna è difficilmente comprensibile per noi, oggi: la donna dei Mabinogion è libera di amare, ma questo non fa di lei una libertina o peggio, né ella usa il suo corpo come oggetto di fascino e di attrazione, rendendosi a sua volta un oggetto. La sua dignità è tutta squisitamente morale, eppure si tratta di una donna disinibita riguardo alla sessualità, perché il concetto di “sessualità” non contiene nel suo campo semantico quelli di “sporco”, “sbagliato”, “peccato”. Per alcuni versi, i rapporti uomo-donna all’interno dei Mabinogion ricordano un po’ l’Eden prima del peccato originale, un mondo dove donne e uomini possono guardarsi nudi, dove possono provare il desiderio di possedersi, ma liberamente, seguendo il cuore, senza malizia.
    Il Mabinogi è anche questo, è la caduta dell’essere umano da un Eden di coraggio, amore, lealtà, onestà e conoscenza, l’inizio di un nuovo capitolo della storia umana, un capitolo più scuro del precedente, ma non per questo destinato a durare in eterno. Il cambiamento è l’unico mezzo per crescere, anche se è un cambiamento doloroso. Questo è uno dei più grandi messaggi di quest’opera.
    Leggendo i Mabinogion, si ha l’impressione che la storia non sia stata scritta, ma veramente “tessuta”, ogni filo della trama è perfettamente in armonia con gli altri: ciò che resta della lettura dei quattro romanzi è una sensazione unica, piena di significato, organica ed omogenea.
    Questo libro mi ha trasportato in un mondo di druidi, magia, incanto, profezie, vissuti come perfettamente normali e consoni. Nelle “profezie” del saggio re Math, si ritrova l’acutissima analisi del futuro, futuro che ovviamente chiama in causa il nostro presente: quasi un’apocalisse biblica, però più precisa e più densa di implicazioni psicologiche, tratteggiata con una semplicità spiazzante, data come qualcosa di immutabile, come se il futuro fosse già il presente dei personaggi.
    In definitiva, il Mabinogi ha cambiato il mio modo di vedere determinati aspetti della realtà, ha instillado in me il bisogno di essere parte del cambiamento del mondo, di sognare un mondo più vicino a questo antico universo di personaggi e di ideali. Trovo che le donne di oggi, schiacciate tra la voglia di indipendenza ed emancipazione e la violenza degli uomini e dei “ruoli sessuali”, dovrebbero leggere questo libro, per trarre ispirazione o forse esempio dalla potente dignità dei personaggi femminili, per contrastare la visione maschile che le degrada a puro piacere degli uomini e contenitore del loro seme. Per i gallesi del Mabinogi, il figlio è principalmente figlio di madre, prima che di padre, e la discendenza segue la via materna. Questo può fornire un esempio del conseguente ruolo della donna nella società rappresentata nell’opera.
    La forza del Mabinogi è stata quella di ricordarmi, come pochissimi libri hanno fatto in vita mia, che i libri (quelli scritti bene, aggiungerei io) sono l’unica possibilità che abbiamo per vivere vite che, altrimenti, non potremmo mai vivere.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    “I Mabinogion” di Evangeline Walton, riuniti in questa edizione della Tea, romanzano e approfondiscono l’antica tradizione celtica e i racconti tramandati oralmente e poi registrati in forma scritta più o meno nel XII secolo.
    Queste storie raccontano un momento di passaggio fondamentale dal ...continua

    “I Mabinogion” di Evangeline Walton, riuniti in questa edizione della Tea, romanzano e approfondiscono l’antica tradizione celtica e i racconti tramandati oralmente e poi registrati in forma scritta più o meno nel XII secolo.
    Queste storie raccontano un momento di passaggio fondamentale dall’antico, permeato di cultura spirituale celtica e fatto di Misteri, al nuovo, contaminato dalle civiltà e dalle credenze monoteistiche e patriarcali provenienti dall’Oriente. Il Galles, come l’Irlanda e tutto il resto d’Inghilterra, si trova in un momento di transizione in cui l’Invisibile ha ancora contatti con il mondo degli uomini, ma la legge del più forte inizia a prevalere.
    La raccolta si articola in quattro romanzi. Il primo si intitola “Il Principe dell’Annwn”.
    Il giovane e valoroso Pwyll è sovrano del Dyved, ma il suo animo è immaturo. Ci penserà Arawn, la Morte, a cambiarlo. Questa divinità del regno dell’Annwn, ove vivono le anime dei defunti che un giorno torneranno nel grande Ciclo delle reincarnazioni, è costretto a combattere un nemico per cui il potere ultraterreno non è sufficiente.
    Pwyll viene prescelto per contribuire con la forza del mondo terreno. Si sostituirà al sovrano dell’Annwn, prendendone le sembianze, e ucciderà al suo posto il terribile Havgan. Pwyll accetta, ma sono molte le prove che lo attendono prima dello scontro. Esse lo forgeranno nello spirito, rendendolo un uomo migliore, e sanciranno il suo legame con il potente Dio. Al ritorno nella sua terra, i druidi lo mettono alle strette. Pwyll, la cui capacità di procreare e portare benefici al regno è stata messa in dubbio, si affida ai prodigi del Tumulo di Arberth. Là gli si promette Rhiannon, parte della dea omonima, che egli va a prendere per sé in un regno spirituale incantato.
    Il secondo romanzo, “I figli di Llyr”, racconta del tragico matrimonio di Branwen, figlia di Llyr, con Matholuch d’Irlanda. La loro infelice unione porterà i fratelli di lei, guidati dal possente re Bran, a invadere l’Irlanda per correre in suo soccorso, scatenando una guerra senza pari i cui frutti si riveleranno devastanti per tutti. Saranno in pochi a tornare nella terra natia, portando con sé la testa di Bran, unica parte ancora viva del grande sovrano e reliquia magica che entrerà nella leggenda.
    In “La canzone di Rhiannon” vediamo Manawyddan, saggio fratello di Bran, seguire il giovane Pryderi nel Dyved, dopo che entrambi sono sopravvissuti alla guerra in Irlanda. Il ragazzo passa per figlio del defunto Pwyll e della signora del mondo fatato, ma in realtà fu generato dallo stesso Manawyddan poiché Pwyll aveva perso la sua capacità di procreare durante la sua avventura nell’Annwn. Il sire sposa la vedova Rhiannon e Pryderi si ricongiunge alla sua giovane sposa, ma la maledizione che incombe sul Dyved dai tempi di Pwyll sta per abbattersi e provocherà loro grandi sciagure.
    L’ultimo romanzo è “L’isola dei potenti”, a sua volta diviso in tre parti. Nella prima seguiamo Gwydion, erede di Math l’Antico, che per sottrarre dei maiali con l’inganno all’ormai anziano Pryderi finisce per scatenare una guerra ed essere maledetto. La seconda parte ha per protagonista il giovane Llew, figlio della sorella di Gwydion e da lui allevato; la terza, infine, racconta dell’amore di Llew per Blodeuwedd, una fanciulla magica nata dai fiori.
    L’autrice amplia e approfondisce storie e personaggi diventati ormai leggenda, cercando di unire al tema dell’antica sapienza la più terrena umanità di questi eroi. Alcune scelte sono opinabili, come il continuo rimando al tempo presente tramite visioni druidiche permeate di critica e pessimismo – ma comprensibili nell’ottica new-age che caratterizzava gli anni in cui la Walton scrisse i romanzi- e il continuo accento sulla condizione femminile, passata da quasi divina durante i tempi antichi a quella di una specie di schiava dell’uomo nei secoli successivi.
    Tralasciando questi momenti un po’ pedanti, la Walton regala nuova linfa vitale alle antiche leggende, rendendole godibili e comprensibili anche a chi è del tutto digiuno di sapienza nei riguardi della cultura celtica insulare. La lettura scorre piacevole, onirica, a tratti commovente.
    Una meravigliosa parentesi in un mondo perduto che attende solo di essere riscoperto.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo.
    Ci ho messo una vita a finirlo per vari motivi, ma ciò non ha tolto nulla alla lettura.
    L'ultimo libro è sicuramente quello che mi è piaciuto di più ;)
    Tante atmosfere epiche e magiche mi hanno fatto immaginare queste persone come veramente esistenti, antenati della ...continua

    Bellissimo.
    Ci ho messo una vita a finirlo per vari motivi, ma ciò non ha tolto nulla alla lettura.
    L'ultimo libro è sicuramente quello che mi è piaciuto di più ;)
    Tante atmosfere epiche e magiche mi hanno fatto immaginare queste persone come veramente esistenti, antenati della nostra attuale civiltà.

    ha scritto il 

  • 4

    Narrazione affascinante sostenuta da un linguaggio fortemente evocativo, a volte arricchita di spessore e significato ed a volte appensantita dalla didascalica rilettura ideologica del mito.


    Quattro racconti collocati in tempo di transizione, in uscita da un passato quasi del tutto conclus ...continua

    Narrazione affascinante sostenuta da un linguaggio fortemente evocativo, a volte arricchita di spessore e significato ed a volte appensantita dalla didascalica rilettura ideologica del mito.

    Quattro racconti collocati in tempo di transizione, in uscita da un passato quasi del tutto concluso in cui le donne erano più potenti e libere, a cui corrisponde sul piano diciamo mistico una prevalenza del principio femminile rispetto al maschile e della natura rispetto alla cultura. L'avvento di nuove popolazioni sta portando una nuova struttura sociale: il matrimonio monogamico, la trasmissione dell'eredità non più matrilineare ma patrilineare, insomma il patriarcato... In questo scenario si muovono eroi, bardi, divinità, mostri, re e regine, maghe e principesse, soldati ed artigiani, servi e cortigiani, contadini e cacciatori.

    ha scritto il 

  • 5

    fantastico. celeberrime novelle e leggende gallesi, un'epopea fantastica per chiunque sia appassionato di mito e storia delle civiltà antiche. può risultare un po' pesante come prima lettura per avvicinarsi al genere, ma vi assicuro che poi non ci se ne pente.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Finito il primo libro.
    Mi è piaciuto molto, contrariamente a quello che mi aspettavo la lettura non è stata pesante: lo stile forse è un po' pesantino ma non mi ha provocato fastidi. Non so come definire questo libro, la mitologia gallese è bellissima e la Walton è riuscita a scrivere perfe ...continua

    Finito il primo libro.
    Mi è piaciuto molto, contrariamente a quello che mi aspettavo la lettura non è stata pesante: lo stile forse è un po' pesantino ma non mi ha provocato fastidi. Non so come definire questo libro, la mitologia gallese è bellissima e la Walton è riuscita a scrivere perfettamente la storia. Sono sicuro che gli altri tre libri mi piaceranno anche di più.

    Finito il secondo libro.
    Questo mi è piaciuto, è diverso e più "movimentato" del primo libro, senza punti morti o passaggi noiosi.
    Io, al contrario di Nissyen, non avrai protetto il fratello ma piuttosto l'avrei fatto catturare e avrei aiutato gli Irlandesi ad ucciderlo!! Mamma mia quando lo odio! Neanche il suo gesto finale, che comunque ritengo fosse il minimo che potesse fare, mi ha fatto cambiare idea.
    Per il resto, la Walton con il suo "I Mabinogion" mi ha conquistato, veramente brava.

    Finito il terzo libro.
    Mi è piaciuto di meno rispetto ai primi due, che ho adorato, non l'ho trovato noioso né altro, non so il perchè ma la storia mi ha preso di meno.
    Sono contento di poter leggere questi libri, la mitologia gallese è bellissima e queste storie hanno qualcosa di magico e stupendo.
    Rhiannon (che bel nome! Chiamerò così il mio prossimo animale domestico ù.ù) mi piace un sacco, mentre il figlio di meno.
    Adesso tocca all'ultimo volume

    Finito l'ultimo libro.
    Questo è quello che mi è piaciuto di meno: noioso e pesante. Gli altri mi sono tanto piaciuti, ma questo proprio no; l'ho finito per forza e ammetto di aver saltato qualche pagina, mi dispiace. In ogni caso è stata una bella lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Opera "collettiva" di autori sconosciuti, a lungo tramandati in forma orale, i racconti dei Mabinogion rappresentano un compendio della mitologia gallese. La loro trascrizione risale alla metà del XII secolo ma la loro origine è molto più antica. Praticamente illeggibili per chiunque non abbia un ...continua

    Opera "collettiva" di autori sconosciuti, a lungo tramandati in forma orale, i racconti dei Mabinogion rappresentano un compendio della mitologia gallese. La loro trascrizione risale alla metà del XII secolo ma la loro origine è molto più antica. Praticamente illeggibili per chiunque non abbia una profonda conoscenza delle forme linguistiche celtiche medievali, cominciarono a essere noti, tradotti in inglese, a partire dal 1850. Nelle mani di Evangeline Walton la materia di questi racconti di magia e di avventura si è trasformata in un ciclo di quattro romanzi, ponendosi come un importante esempio di narrativa fantastica moderna. Un'atmosfera magica, tra avventure di cavalieri e contese regali, amori contrastati, foreste oscure e spazi sconfinati.

    ha scritto il 

  • 3

    Il principe dell'Annwn è quello che mi è piaciuto di più,trovo che sia una lettura interessante,ma dal linguaggio troppo ampolloso e questo mi ha rallentato la lettura.

    ha scritto il 

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