I Malavoglia

Di

Editore: Rizzoli (BUR Romanzi d'Italia)

3.7
(11211)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 330 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Catalano

Isbn-10: 881704668X | Isbn-13: 9788817046688 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
"I Malavoglia" è il romanzo italiano che rappresenta, meglio di ogni altro, il tradimento degli ideali giovanili, il cedimento morale, lo scacco esistenziale. In coda al Risorgimento, nell'ora in cui diventano più chiare le insufficienze della rivoluzione appena compiuta e il parziale fallimento di quelle speranze, i protagonisti del racconto sembrano scissi fra due mondi e due morali, fra i richiami opposti del passato e del futuro. Da questo punto di vista, "Malavoglia" è il primo romanzo dell'Italia unita, che con le sue nuove prospettive di vita preme sulle società tradizionali, determinando tensioni e disfacimento. Così nel finale del romanzo, nelle colpe di un progresso che travolge e di una modernità che sradica, non va letta una saga popolare, ma una tragedia contemporanea. Prefazione di Gustavo Zagrebelsky.
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  • 3

    Bisogna essere amici con tutti, e fedeli con nessuno; per questo l'anima l'abbiamo ciascuno la sua, e ognuno deve badare ai suoi interessi, e non fare giudizi temerari contro il prossimo.

    Il misterioso processo delle passioni, processo nel quale i sentimenti si annodano, si intrecciano, maturano, si svolgono nel loro cammino sotterraneo, nei loro andirivieni che spesso sembrano contrad ...continua

    Il misterioso processo delle passioni, processo nel quale i sentimenti si annodano, si intrecciano, maturano, si svolgono nel loro cammino sotterraneo, nei loro andirivieni che spesso sembrano contraddittori, costituiscono da lungo tempo la possente attrattiva di quel fenomeno psicologico per cui amo i romanzi. Di questo e molto altro potrei parlarne per ore, ma per adesso basterà incentrarmi su un unico argomento. La grande < < presenza >> della Provvidenza. Là verso il Capo dei Mulini, dove il mare è liscio e turchino e seminato da barche. Riempita sul fondo come se d'argento, se ne sente la vastità anche non vedendola. Ne ho avvertito il respiro anche non ascoltandola coscientemente, al di là di tutti gli altri rumori, il suo ansimare profondo portato dal vento che soffiava continuamente.
    L'oceano o, per meglio dire, la Provvidenza, è sempre stata una grande costante e forse proprio da lei che sono dipese le sorti di una famiglia di pescatori comuni, i Malavoglia. Loro, quel problema che tutti cercavano di evitare. Ho cercato di evitarli anch'io, francamente, e l'ho fatto per molto tempo. Quella piccola finestra su cui molti prima di me si sono affacciati, e di cui io ho ignorato il pittoresco paesaggio che si è snodato ai miei occhi, partendo e arrivando da un punto che non ha una sua collocazione precisa.
    Lì dove il mare incanta, uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, non dà risposte, è saggio, dolce, potente e imprevedibile, la storia della famiglia Malavoglia si è infranta sul legno consumato di una nave. Abbracciando ricordi e dispiaceri lontani, lontani, impregnati di desiderio e speranza; giocando con vecchi uomini di mare prendendoli con sé e facendoli svanire nel nulla. In un attimo, in un istante, cancellando le tracce dell'esistenza di qualcuno o qualcosa: le orme. Uno spazio vuoto che, un tempo, aveva la forma di una persona.
    Muovendomi silenziosa come una sentinella nella stiva di una nave, ho pescato qua e là nozioni di una famiglia comune, attanagliata dal dolore, consapevole di quanto sia ingiusta e crudele la vita, celati in una storia apparentemente semplice la cui trama non si dipana tuttavia come la stoffa di un tessuto. Piuttosto con piccole grinze. Piccole divagazioni che potrebbero irretire in un primo momento, e in un secondo tediare.
    Certi tipi di romanzi fanno capire come il destino non è una catena di eventi, ma un volo; un continuo avvicendarsi di creazione e distruzione. Un'altalena sfilante. A tratti persino angosciante. Qualcuno - un padre, un fratello, una sorella - incapaci di rialzarsi e combattere pur di trovare quel fiume, quella strada perduta e mai più ritrovata. Immaginando, inventando, e su una corrente impetuosa di frasi e parole porgere lo sguardo, con una pesantezza inaudita nel cuore. Tragico e allo stesso tempo penetrante.
    Per 'Ntoni e tutta la sua famiglia il mondo aveva perso il centro della sua realtà, inducendoli a vagare inquieti nell'ombra come branchi di cani randagi pronti ad acciuffare la preda. Tormentati da enormi vuoti che, come parassiti, li divorano da dentro. Così tesi, svuotati, vitrei. In compagnia di figure che vagano lungo la riva dell'assurdo e che sentono il peso insostenibile della lontananza, e che colgono l'esperienza del male come qualcosa di inaspettato e sconvolgente. Nella sua interezza, nella sua maestosità, nella sua giusta dimensione.
    Una trama realistica basata esclusivamente su esperienze di vita che sembra di vivere in prima persona, quella de I Malavoglia è una storia che ho ascoltato in questo momento della mia vita e che sono certa non vorrò più ascoltare. In un mondo dove si è completamente indifesi in cui gli uomini non sono altro che spettatori di una realtà a cui si adatteranno al più presto, sorvegliano silenziosamente l'azzurro del mare. Una cornice in cui lo sguardo rimane intrappolato, si fissa come un'impronta nella mente.
    Un libriccino dalla mole piuttosto ridotta il cui contenuto però grava sulle spalle come una roccia. Affascinata dalla meravigliosa concezione della Provvidenza, ho vagato sola nel bel mezzo del nulla in cui bisogna sopportare e respirare l'aria degli altri. In un bianco chiarore infinito che tuttavia non lascia indifferenti, amaro e crudo come è solo la negazione di un qualcosa che deve arrivare, nel non volerlo vedere.

    ha scritto il 

  • 5

    Una delle saghe familiari per eccellenza. I grandi classici li ho sempre rivalutati ed apprezzati in un secondo tempo, quando l'obbligo della lettura scolastica ha ceduto il passo al piacere della let ...continua

    Una delle saghe familiari per eccellenza. I grandi classici li ho sempre rivalutati ed apprezzati in un secondo tempo, quando l'obbligo della lettura scolastica ha ceduto il passo al piacere della lettura libera. E allora cogli anche tutta la maestria di grandi autori come Verga capaci di delineare personaggi memorabili in tutta la loro umanità.
    Il naufragio della "Provvidenza" nell'universo razionale e pessimista del Verismo, fa sì che che i personaggi debbano farsi da soli: umili ma dignitosamente grandi, lottano, sono sconfitti, tentano di risollevarsi, cadono, si rialzano, in un andirivieni continuo di sventure umane, come lo sciabordio delle onde del mare.

    ha scritto il 

  • 5

    Verga narra le vicende della famiglia Malavoglia, da sempre avvezza a seguire le tradizioni e rispettare la volontà di Dio, ma che si trova ad un tratto a scontrarsi con la voglia di cambiare la propr ...continua

    Verga narra le vicende della famiglia Malavoglia, da sempre avvezza a seguire le tradizioni e rispettare la volontà di Dio, ma che si trova ad un tratto a scontrarsi con la voglia di cambiare la propria condizione di vita.
    Il linguaggio "antico" può risultare un pò faticoso ma le meravigliose descrizioni dello scrittore mi hanno reso la lettura scorrevole.
    Sono felice di averlo finalmente letto!

    ha scritto il 

  • 3

    Da riscoprire!

    Un gran bel romanzo: avvincente in certi punti, commovente in altri, irridente e grottescamente comico quasi in ogni pagina. Certo, il linguaggio non è moderno; certo, l'ambientazione non è moderna; m ...continua

    Un gran bel romanzo: avvincente in certi punti, commovente in altri, irridente e grottescamente comico quasi in ogni pagina. Certo, il linguaggio non è moderno; certo, l'ambientazione non è moderna; ma i personaggi, oh, se sono moderni! Con i loro caratteri, le loro antipatie, le invidie, le gelosie. Insomma, Verga ci restituisce uno spaccato di vita che assolutamente non risente del tempo, in uno dei rari romanzi veramente "corali" che ho mai letto. Ed è un peccato che ci si ostini a farlo leggere durante il periodo scolastico, perché in quegli anni non credo lo si possa apprezzare appieno (come non lo apprezzai io quando fui costretto a leggerne degli estratti durante il liceo...)

    ha scritto il 

  • 0

    Una numerosa famiglia siciliana, la famiglia Toscano, detta dei Malavoglia, pescatori come tanti, poveri ma dignitosi. Ma la sorte ha deciso di essere dura con padron 'Ntoni e i suoi, sui quali si riv ...continua

    Una numerosa famiglia siciliana, la famiglia Toscano, detta dei Malavoglia, pescatori come tanti, poveri ma dignitosi. Ma la sorte ha deciso di essere dura con padron 'Ntoni e i suoi, sui quali si riversano una serie di sventure e lutti, a cominciare dalla perdita della loro casa, tramandata di padre in figlio. Nel giro di pochi anni la famiglia si sgretola, scompare. Intorno a loro, gli abitanti di Trezza, disegnati e caratterizzati in modo mirabile.
    E il mare della Sicilia.

    Qui finisce il mio commento al libro, si può anche finire qui.
    Chi vuole continuare a leggere, potrebbe trasalire oppure ridere a crepapelle, ma quello che segue è quanto ho pensato leggendo questo libro.

    Furore scritto 50 anni prima, forse con un respiro meno ampio, trame, ispirazioni e motivazioni diverse, ma i Joad perdono la casa, il luogo in cui è sempre vissuta la famiglia, proprio come i Malavoglia. Entrambe le famiglie restano sopraffatte da eventi e persone e subiscono, tranne uno Tom Joad/'Ntoni di padron 'Ntoni, che è riottoso e ha problemi con la legge. E la povertà. La perdita di identità. La casa che non c'è più. Certo, epoche diverse, paesi diversi, ma lo sfruttamento e le umiliazioni che subiscono i Malavoglia e i Joad, famiglie cadute in disgrazia, sono paragonabili. Ma Verga termina in minore, con un doloroso e definitivo distacco, Steinbeck invece apre, offre almeno uno spiraglio alla speranza.

    ha scritto il 

  • 5

    “Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n'erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare.”

    Terza e ultima parte dell’itinerario suggerito da Italo Calvino nella lettura di quelle da lui considerate le basi della letteratura neorealista in Italia. Corrente letteraria, il neorealismo, natural ...continua

    Terza e ultima parte dell’itinerario suggerito da Italo Calvino nella lettura di quelle da lui considerate le basi della letteratura neorealista in Italia. Corrente letteraria, il neorealismo, naturale evoluzione e complemento del verismo di fine ottocento.
    “I Malavoglia” rappresentano il capolavoro verghiano di questo nuovo modo di raccontare le cose in letteratura e forse, dei tre esempi citati, quello più completo ed esemplificativo.

    Quelle che Verga racconta sono storie di gente normale, impegnata nella vita di tutti i giorni, non sono narrate gesta epiche né si racconta di eroi da tramandare alla storia; se di eroismo si può parlare, semmai, qui c’è solo quello di chi tutti i giorni affronta a testa alta le difficoltà della vita, gente come padron ‘Ntoni, che trainerà il pesante carro della famiglia fino a quando le forze e la salute glielo permetteranno.

    La protagonista assoluta è la realtà quotidiana, la gente comune con i suoi buffi soprannomi, (Anche Malavoglia è un soprannome), il duro lavoro di tutti i giorni, la continua battaglia giornaliera per far quadrare i conti; tutto collocato in un contesto che racconta la realtà senza filtri e distorsioni che non rappresentino la reale volontà dello scrittore. Non mancano naturalmente validi esempi della pochezza stessa della natura umana con il manifestarsi di invidie, pettegolezzi, cinismo e quant’altro distingue notoriamente la nobiltà d’animo delle persone.

    Neorealismo, infatti, non come movimento letterario esteticamente fine a se stesso, ma anche nuovo strumento di denuncia sociale: per evidenziare le condizioni di vita indigenti di larghi strati della popolazione, per criticare un certo tipo di progresso “a tutti i costi” o anche per dubitare in maniera più o meno velata della bontà delle azioni dei governanti di turno e, visto che ci siamo, perché no, far notare, ieri come oggi, che una pressione fiscale troppo alta non favorisce l’economia ma la distrugge.
    Tematiche veicolate dal romanzo che rappresentano il pensiero stesso dell’autore.

    Questa de “I Malavoglia” non è proprio una lettura facile, l’impatto è difficoltoso, nomi su soprannomi che si accavallano, dialoghi, per usare una terminologia cinematografica, in presa diretta; una scena affollata fin dalle prime righe non rende nemmeno facile l’approccio, ma questo è il neorealismo di Verga che riproduce nei particolari più veri la vita delle persone di cui racconta, qui in maniera molto più marcata che in Mastro Don Gesualdo, di qualche anno più tardi, dove a essere raccontate sono le vicende di un uomo solo, non quelle di una famiglia molto più varia e numerosa che con il suo nucleo offre anche uno spaccato rappresentativo di un determinato tipo di società dell’epoca.

    Finisce qui questo piccolo viaggio suggerito da Italo Calvino alla scoperta di un movimento che in qualche modo rinnovò a suo tempo la letteratura italiana.
    Grazie per l’attenzione, se ne è venuto fuori qualcosa di buono sono contento, fermo restando che la responsabilità delle eventuali corbellerie che ho scritto è soltanto la mia…

    Le altre due puntate..

    http://www.anobii.com/books/review/57e59325e8fc12371d8b458f

    http://www.anobii.com/books/review/57e9efae495a0694118b4577

    ha scritto il 

  • 0

    Mi sono avvicinato a questo libro pieno zeppo di aspettative. Dall'ambientazione all'autore, dal contesto al periodo storico, tutto mi diceva con voce melliflua "vieni e abbeverati al pozzo del piacer ...continua

    Mi sono avvicinato a questo libro pieno zeppo di aspettative. Dall'ambientazione all'autore, dal contesto al periodo storico, tutto mi diceva con voce melliflua "vieni e abbeverati al pozzo del piacere". Le prime pagine non mi deludono, anzi, trovarne tutti i giorni romanzi scritti così bene. Verga non è mica Dan Brown, il mio gommista avrebbe potuto scrivere "inferno", ma non i "Malavoglia". E allora perché non l'ho finito? Perché dopo la primissima parte del libro tutto scivola su pettegoli e pettegolezzi, una delle caratteristiche umane più odiose. Almeno per me, e questo ha spento tutto il mio entusiasmo. Gusti personalissimi, ovviamente, ma...così è! Prima o poi farò lo sforzo di finirlo, e capirò se ho sbagliato a fermarmi forse troppo presto. Una seconda possibilità la merita. Prima o poi.

    ha scritto il 

  • 5

    Ennesima rilettura - questa in concomitanza con la visita alla casa del nespolo - ennesima conferma di quanto la penna del Verga sia sublime
    "Il mare russava in fondo alla straduccia" sembra di sentir ...continua

    Ennesima rilettura - questa in concomitanza con la visita alla casa del nespolo - ennesima conferma di quanto la penna del Verga sia sublime
    "Il mare russava in fondo alla straduccia" sembra di sentirlo tra le pagine quel meraviglioso mare
    Immortale

    ha scritto il 

  • 3

    Pur non amando Verga...

    Questo romanzo l'ho letto e abbastanza apprezzato nonostante il "pessimismo cosmico", che in genere si attribuisce a Leopardi ma che si adatta benissimo anche al romanziere siciliano. Lo stile verista ...continua

    Questo romanzo l'ho letto e abbastanza apprezzato nonostante il "pessimismo cosmico", che in genere si attribuisce a Leopardi ma che si adatta benissimo anche al romanziere siciliano. Lo stile verista mi fa allergia, come già detto in altre recensioni, e ho trovato la trama infinitamente forzata su tutta una serie di drammi da cui questa povera famiglia si trova ad essere schiacciata. E la reazione rassegnata dei protagonisti mi ha sempre fatto rabbia e tristezza.

    ha scritto il 

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