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I Malavoglia

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

3.7
(10646)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 436 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Catalano

Isbn-10: 8817153230 | Isbn-13: 9788817153232 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
"Dalla "simpatia", verso i cosiddetti umili, del Verga, che personalmente era conservatore come i "galantuomini" alla cui classe apparteneva, non è lecita alcuna illazione di carattere politico: il Verga (ne i Malavoglia) è il frutto più meraviglioso dell'oggettività e della sperimentazione veristica." (Gianfranco Contini)
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  • 5

    Capolavoro della coralità

    1) Scordare le letture scolastiche di questo capolavoro
    2) Scordare tutte le speculazioni narratologiche sull'uso dell'"indiretto libero"
    3) Dedicarsi a una nuova lettura dopo avere applicato l'epoché fenomenologica, e quindi dopo essersi liberati da qualsiasi pregiudizio
    4) Si apprezzerà il più ...continua

    1) Scordare le letture scolastiche di questo capolavoro 2) Scordare tutte le speculazioni narratologiche sull'uso dell'"indiretto libero" 3) Dedicarsi a una nuova lettura dopo avere applicato l'epoché fenomenologica, e quindi dopo essersi liberati da qualsiasi pregiudizio 4) Si apprezzerà il più bel romanzo corale della letteratura italiana e si entrerà in un mondo che oggi non esiste più, in cui natura e personaggi si muovono insieme e i sassi di Acitrezza fanno una sola cosa con Padron 'Ntoni. Solare eppure oscuro.

    ha scritto il 

  • 3

    MAssima espressione del verismo, non è una lettura di evasione nè tantomeno un romanzetto utile a staccare e fare un viaggio con la mente. Bisogna apprezzarne il contenuto e il valore nella corrente letteraria a ui appartiene ma non lo consiglio come lettura estiva.

    ha scritto il 

  • 1

    Quando la malavoglia ti viene a leggerlo...

    Al contrario di chi sostiene che i libri letti per forza al liceo siano a prescindere terribili, io, dal canto mio, ho letto moltissimi classici sotto ordine dei professori che mi sono piaciuti da morire. Ma non è certamente il caso de 'I Malavoglia'.
    Il primo scoglio che si è posto tra me e la s ...continua

    Al contrario di chi sostiene che i libri letti per forza al liceo siano a prescindere terribili, io, dal canto mio, ho letto moltissimi classici sotto ordine dei professori che mi sono piaciuti da morire. Ma non è certamente il caso de 'I Malavoglia'. Il primo scoglio che si è posto tra me e la serena lettura di questo libro è innanzitutto quello linguistico: il dialetto siciliano permea eccessivamente l'opera, risulta pesante e patetico. Giustamente Verga voleva proporre un quadro realistico della sua terra, della miseria, dell'ignoranza, ma penso esistano modi più eleganti di farlo oltre al rendere impossibile la lettura a chi non è in grado di comprendere quello specifico dialetto. Sarà che ho sempre ritenuto sintomo di maleducazione rivolgersi ad un italiano in un dialetto a lui sconosciuto...o Verga pensava di essere letto solo dai suoi contemporanei e conterranei, oppure non so davvero spiegarmi l'uso di una lingua così 'impura' ed incomprensibile. Ma ciò che più mi urta è che questo romanzo venga considerato un romanzo famigliare. Il solo fatto che i personaggi della vicenda appartengano alla medesima famiglia non significa aver scritto un romanzo famigliare. Ai Malavoglia manca una componente fondamentale: la personalità. In mezzo alla marea di soprannomi, epiteti e minestroni linguistici di vario genere, non c'è nulla che faccia intuire la personalità, l'interiorità di questi individui. Appaiono così piatti, non suscitano interesse, anzi, a me hanno creato ripugnanza nella loro banale piccolezza. Tutto questo non mi fa pensare ad una famiglia allo sbando, cosa che probabilmente Verga si era proposto di mostrare, quanto più una famiglia formata da individui che sono la caricatura malriuscita di uomini. Probabilmente era anche questo l'intento, ma non mi ha affatto convinta. Anche la vicenda dei Buddenbrook ci mostra una famiglia 'atipica', che vive una situazione di decadenza, ma sicuramente con molta più maestria, classe e criterio. Che dire? Trovo patetico che libri come questo vengano ancora proposti nelle scuole italiane come esempi di grande letteratura a discapito di capolavori, anche più recenti rispetto agli antiquati Malavoglia, che oltre ad insegnare l'italiano ai giovani sono anche in grado di insegnar loro l'importanza dell'interiorità.

    ha scritto il 

  • 3

    Buon tempo e mal tempo non dura tutto il tempo!

    Una delle letture più lunghe della mia vita: non credevo che sarei mai stata in grado di finirlo e invece...
    L'ho apprezzato per i proverbi di padron 'Ntoni e la sua forza d'animo, ma rimane una sequela di disgrazie intervallata da proponimenti che si rivelano irrealizzabili il più delle volte. P ...continua

    Una delle letture più lunghe della mia vita: non credevo che sarei mai stata in grado di finirlo e invece... L'ho apprezzato per i proverbi di padron 'Ntoni e la sua forza d'animo, ma rimane una sequela di disgrazie intervallata da proponimenti che si rivelano irrealizzabili il più delle volte. Per raggiungere qualcosa nella vita si deve faticare e non perdersi d'animo. Insomma sono divisa tra il biasimare o concordare con 'Ntoni - si, è una vita di bestie, ma che ha i suoi valori. Un mattone indigesto per le verità che racconta.

    ha scritto il 

  • 4

    Chi ha roba in mare non ha nulla

    Chi ha roba in mare non ha nulla”. Ce lo insegnano le vicissitudini della famiglia Toscano, meglio nota come Malavoglia. Una piccola stirpe di pescatori siciliani la cui sorte rappresenta la fine di un mondo che sta per essere cancellato dall'epoca moderna. Una famiglia che vive e lavo ...continua

    Chi ha roba in mare non ha nulla”. Ce lo insegnano le vicissitudini della famiglia Toscano, meglio nota come Malavoglia. Una piccola stirpe di pescatori siciliani la cui sorte rappresenta la fine di un mondo che sta per essere cancellato dall'epoca moderna. Una famiglia che vive e lavora grazie all’attività della pesca, in un paesino della provincia catanese. I punti di riferimento, dai quali questo umile nucleo di gente non distoglie mai lo sguardo, sono una piccola imbarcazione a cui hanno dato il nome di Provvidenza, e la casa del nespolo, il focolare domestico che unisce l’intero parentado attraverso indissolubili legami d’affetto. Ma soprattutto il mare è l'elemento costante nella vita dei Malavoglia. Un mare implacabile, perennemente presente, che con il suo moto segreto simboleggia la precarietà del vivere, perché come s’increspa il mare insieme ai suoi flutti, così gli uomini, a galla della propria esistenza, non smettono mai di barcollare. I Malavoglia, infatti, sono spesso in balia delle onde funeste del destino, ma continuano a remare, seppur controcorrente, con spirito possente e grande forza fisica.

    Gli eventi chiave che nel romanzo aprono le porte alla loro rovina, sono principalmente delineati dalla partenza di ‘Ntoni, per la leva militare, l’acquisto di una partita di lupini da pagare, naufragata poi in una notte di pesca con la morte di Bastianazzo, e la Provvidenza finita quasi in frantumi. Un susseguirsi di piccole e grandi rovine, scandite da sacrifici, da lutti, da una estenuante lotta per la sopravvivenza. Padron 'Ntoni insieme ad altri personaggi, e la piccola imbarcazione adorata come una divinità, saranno protagonisti straordinari di eventi ineluttabili. Li vedremo, così, uscire di scena, poco a poco, in un finale nostalgico e con la rassegnata consapevolezza che tutto si è dissolto.

    Dal punto di vista stilistico, I Malavoglia è un bellissimo romanzo della più stretta tradizione verista. In esso predomina il vernacolo, il discorso diretto, una prosa semplice che prende forma sul parlato siciliano. L’autore dà voce alle sue radici, alla sua gente che non smette di esprimersi con numerosi proverbi in un salmodiare di saggezza popolare. Concepisce un linguaggio fatto di figure e metafore, un’abilità narrativa che permette alle immagini di farsi spazio nella mente. Prendendo a modello il ciclo zoliano dei Rougon-Macquart, Verga aveva creato I Malavoglia come il primo di una serie di cinque romanzi, il “ciclo dei vinti”, che avrebbe dovuto rappresentare la lotta per la vita e per il benessere e l’inevitabile sconfitta che ne segue a tutti i livelli della scala sociale. Quei vinti che la corrente aveva deposto sulla riva dopo averli travolti ed annegati.

    ha scritto il 

  • 5

    Mare amaro

    Il luogo è metafora dell' uomo e l' uomo è il centro della poetica di Verga, dello scrittore che pur da quella città alla moda che era Milano ci raccontò della sua terra arida ed aspra-terra di grandiosi proprietari, così come di povera gente che lotta per il pane quotidiano e per delle condizion ...continua

    Il luogo è metafora dell' uomo e l' uomo è il centro della poetica di Verga, dello scrittore che pur da quella città alla moda che era Milano ci raccontò della sua terra arida ed aspra-terra di grandiosi proprietari, così come di povera gente che lotta per il pane quotidiano e per delle condizioni di vita migliori.

    Lo abbiamo odiato tutti, sui banchi di scuola, come negarlo? Ma la vita è fatta di incontri e sul nostro cammino si possono incontrare anche insegnanti speciali, persone veramente capaci di comunicare la loro passione, senza la quale ogni scienza diventa soltanto un colossale ammasso di nozioni sterili. Ho riletto I Malavoglia all'università, sull'onda dell'ammirazione per la docente di letteratura italiana, dopo averlo spudoratamente snobbato sia alle medie che alle superiori. Fondamentale è stato liberarsi di qualsivoglia timore e preconcetto, accostarsi alla lettura col desiderio di esplorare un microcosmo su carta, come si fa ogni volta che ci si addentra in un libro sconosciuto. Cosa ho trovato? Un gioiello di perfetta bellezza, un'opera meravigliosa ma troppo poco amata (vi prego, qualcuno mi dica che sbaglio!). Commentarla fa paura, io mi decido solo ora, ad un anno dalla lettura. Non ho bisogno di preoccuparmi del lungo lasso di tempo trascorso, perché le impressioni avute allora sono ancora chiarissime nella mia mente, mi basta concentrarmi per un istante e di nuovo vedo la campagna ardere, il sole mi brucia sulle spalle, sento il ruggito delle onde che hanno inghiottito la Provvidenza .

    I libri più belli sono quelli che non dimentichiamo.

    Sappiamo di cosa parla I Malavoglia : il progressivo disfacimento di una famiglia di pescatori di Aci Trezza. Abbiamo tutti un nebuloso ricordo della “teoria dell'impersonalità”, magari sapremmo pure dire quanta distanza c'è tra il Verismo italiano ed il Naturalismo francese. Si, tutto questo va molto bene, ma ora basta, mettiamolo da parte. Non è così importante, in fondo.

    Iniziamo a leggere I Malavoglia e ci vediamo offrire un mondo – un mondo non semplicemente riprodotto, ma ri-creato . Verga non si limita a raccontarci il microcosmo dei pescatori di Aci Trezza come farebbe un narratore consueto: Verga crea un'altra volta, ma sulla carta, e lo fa per noi, il mondo di Aci Trezza così come lui lo aveva sperimentato (si fa un bel parlare di narratore esterno, ma la verità è che la narrazione può essere oggettiva ed impersonale solo fino ad un certo punto). Poi... il narratore sparisce, si tira indietro per fare posto a noi, I Malavoglia è un romanzo corale, lo abbiamo studiato a scuola, ma ci siamo mai veramente chiesti cosa vuole dire *corale*? Proverò a comunicare come l'ho recepita ed intesa io, questa coralità assordante. Mi piace l'espressione coniata da Gianfranco Contini, il quale – volendo definire l'essenza della critica letteraria – parlò di *esecuzione verbale*. Una sinfonia per pianoforte, composta però di parole. Credo che la metafora si possa estendere a Verga: lui ha raccolto sulla carta il dialetto, i luoghi comuni, i proverbi del popolo di Aci Trezza, tutto un bagaglio verbale da allestire sulla carta come un compositore scrive le note di una sinfonia. Anche la melodia più bella, però, rimane opera muta finché non trova un musicista che sappia suonarla e farla parlare al cuore di chi ascolta. E non basta che il musicista sappia strimpellare degnamente il proprio strumento, occorre vera perizia per far vivere una musica muta. Ebbene, Verga è un musicista di GRANDE talento che sa veramente dar vita alle sue note verbali. Il linguaggio sorprende: un italiano innervato di calchi dal dialetto siciliano che – cosa veramente degna dei più grandi scrittori – conserva la visione del mondo dei pescatori di Aci Trezza. La lingua è sempre specchio della cultura che la impiega e Verga, con la sua perizia verbale, sa ricreare quel mondo che amava, conservandone la Weltanschauung , i preconcetti e gli schemi mentali. E' facile sentire le voci dei popolani di Aci Trezza, è facile anche riconoscerle, perché nei piccoli paesi, si sa, tutti conoscono tutti.

    Gli schiamazzi da osteria, le risa garrule delle donne, i richiami vigorosi degli uomini in mare... sentiamo tante voci meno che una: quella di Verga. La mano dell'artista deve rimanere invisibile, affinché l'opera sembri essersi fatta da sé. Ma sarebbe sbagliato credere che Verga fosse schiavo di un'idea programmatica, preferisco pensare la sua impersonalità come un dovere morale piuttosto. E poi ne I Malavoglia si percepiscono chiaramente la pietà e la com-passione per le povere vittime della fiumana del progresso, i vinti della storia. Vinti, come lui si sentiva vinto. Uno scrittore che lascia lo scoglio per avventurarsi alla ricerca del meglio lontano dalla sua terra, e ne viene ripagato col fiasco completo delle proprie opere maggiori. Ben trent'anni dovette attendere per vedersi riconosciuto il proprio talento: un momento di consolazione prima di morire.

    Solo chi sperimenta il dolore ha il diritto di parlarne. Gli artisti possono solo sforzarsi di ridare dignità ai sofferenti. Ripenso a queste parole di Zbigniew Herbert e mi viene spontaneo applicarle a Verga: lo scrittore che ha visto di persona la durezza della vita dei propri personaggi non si fa intruso, ma offre piuttosto un omaggio alla dignità di quegli uomini che sparivano in mare e di quelle donne che li aspettavano.

    ha scritto il 

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