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I Sing the Body Electric

And Other Stories

By

Publisher: Rebound by Sagebrush

3.8
(143)

Language:English | Number of Pages: 322 | Format: Library Binding | In other languages: (other languages) Italian , German , French

Isbn-10: 141767167X | Isbn-13: 9781417671670 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Mass Market Paperback , Audio Cassette , Hardcover , Audio CD , Others

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 4

    Una batteria di brevi racconti di fantascienza, satira, ironia, surreali, classici, malinconici, ...
    Bradbury tocca diversi stili e toni narrativi per ognuno di questi brevi racconti.
    Incanta, coinvolge, trattiene nella lettura racconto dopo racconto.

    said on 

  • 5

    L'Ottavo Giorno dell'Uomo, l'Ottavo Giorno di Dio

    E ancora Bradbury, sempre Bradbury. Giri quanto vuoi, ma alla fine qui torni. Ai suoi racconti, brevi e lunghi, semplici e complessi. Piccole gemme (come ho letto qui su aNobii, “cioccolatini” preziosi), scritti all’apparenza quasi banali e per certi versi un po’ strampalati ma che racchiudono in ...continue

    E ancora Bradbury, sempre Bradbury. Giri quanto vuoi, ma alla fine qui torni. Ai suoi racconti, brevi e lunghi, semplici e complessi. Piccole gemme (come ho letto qui su aNobii, “cioccolatini” preziosi), scritti all’apparenza quasi banali e per certi versi un po’ strampalati ma che racchiudono in loro molto più significato e valore di intere saghe di altri autori, quasi a ribadire il fatto che l’infinitamente bello può stare anche nell’infinitamente piccolo ed è spesso nemico delle migliaia e migliaia di pagine.
    Ne ha scritti molti di questi racconti il nostro Ray. Ambientati in un universo tutto suo, quello delle Cronache marziane, o in un’America crepuscolare, con la luce soffusa dei ricordi nel cuore, bella e cruda prima ancora che crudele. Tutti accomunati da un unico elemento: il sentimento. Nel suo significato primario di “sentire”, “provare” qualcosa dentro prima ancora che fuori, con anzi il fuori che diventa mezzo per arrivare al dentro. In poche raccolte come in questa Io canto il corpo elettrico!, con ovvi rimandi alla poetica di Whitmann nel suo apparente caos primigenio, tale via narrativa appare così chiara agli occhi di un lettore che abbia occhi per vedere e cuore per sentire.
    E qui sta il problema. Perché dopo averla letta e assimilata non so più se considerarlo un libro adatto ad avvicinare alla fantascienza chi non si professi amante di questo genere, o peggio ancora lo snobbi pensando solo ad omini verdi e ad astronavi armate di raggi laser. Perché per capirlo veramente questo Bradbury, più che amare la fantascienza bisogna amare la vita, e per amare la vita bisogna averne vissuta almeno un po’, aver subito le sue botte e le sue ingiurie, aver capito che si può solo andare avanti e soffrire e gioire allo stesso tempo, come fanno tutti i suoi personaggi. Si va dunque oltre, si lasciano da parte le cose e si cerca il loro senso nelle persone che ad esse sono legate.

    Non ho mai pensato al modo in cui una città è composta di gente. Gente che fa qualcosa, voglio dire. E sotto quell’asciugamano caldo, laggià nel negozio, ho pensato: che significato ha per me questo posto?

    Solo tenendo ciò a mente si può capire che per Bradbury non è importante tanto il rapporto uomo-macchina (eterna fonte di ispirazione e allo stesso tempo eterno vicolo cieco per tutta la fantascienza), quanto il motivo che spinge l’uomo a creare la macchina, ossia la sua inquietudine esistenziale che lo porta al più spietato dei paradossi.

    ”Nessun uomo è tanto grande quanto la sua idea. E di conseguenza qualsiasi macchina che incarni un’idea è più grande dell’uomo che l’ha costruita. E che cosa c’è di così sbagliato in questo?”

    Quindi, ci si libera dal vecchio e banale assioma “le macchine non sono nè buone nè cattive, dipende da come le si usa”, passando ad un più profondo “le macchine sono sia buone che cattive, perchè così sono gli uomini che le hanno create”. Le macchine qui feriscono, curano, disperano e consolano. Sono fonte di salvezza e di tragedia, certo, ma partono e tornano sempre al loro creatore, l’uomo, che per loro stesse rappresenta una trappola ineludibile. Ma loro sono più sagge di noi, loro sanno. Loro non soffrono.
    Quindi riecco il circo: bambini piramidali, educatissimi ribelli irlandesi, scrittori veri e presunti tali (Hemingway, Dickens, la Dickinson), città perdute e ritrovate, uomini smarriti, eroi di guerre che non si sono mai combattute. C’è tutto, e altro ancora, fino al poema finale, il vero raccordo con Whitmann.
    E come “il vecchio zio Walt”, come lo chiamava il professor Keating, Bradbury ha un rapporto con il fantastico tutto suo. Non ne ha paura, non lo rifugge, ma non lo cerca nemmeno spasmodicamente, rimanendone schiavo. Ha familiarità con lui, certo, come farebbe un Calvino o un Borges, ma è più suo amico che suo amante.
    Ecco, un amico. Che ci parla di storie, e ci fa sognare. Ma anche pensare, per quanto doloroso ciò possa essere.

    Momento Amarcord: Non mi ha sorpreso ritrovare in questa raccolta la citazione diretta di uno dei miei scrittori preferiti, Charles Dickens, e in particolare di due sue opere a cui sono molto legato, Storia di due città e Grandi speranze. Ma non è di questo che voglio parlarvi.
    E’ dell’ultimo racconto invece che vi dirò, di quella città perduta su Marte. Ci sono stato anch’io. Ho anch’io subito le sue lusinghe e per un certo periodo della mia vita vi ho ceduto. E’ normale, sono un essere umano. Fortunatamente ne sono uscito, ma per questo - proprio come nel racconto di Bradbury - non provo nè gioia nè sollievo. Solo un po’ di rabbia. E tanta, tanta stanchezza.

    said on 

  • 3

    bello ma...

    Ho apprezzato maggiormente "Cronache Marziane", sul tema credo che segua una maggior logica. Io canto il corpo elettrico è più mistico, e per questo in diverse parti risulta troppo "nebbioso"

    said on 

  • 0

    Il maître chocolatier

    Chi è di Roma conoscerà sicuramente il negozio di cioccolatini che sta all'angolo di via del Pie' di Marmo. Per chi non è di Roma dirò che è uno dei posti più interessanti della capitale. Ci sono cioccolatini che pensavi non esistessero. Anzi no, ci sono sapori che pensavi non esistessero. Ci son ...continue

    Chi è di Roma conoscerà sicuramente il negozio di cioccolatini che sta all'angolo di via del Pie' di Marmo. Per chi non è di Roma dirò che è uno dei posti più interessanti della capitale. Ci sono cioccolatini che pensavi non esistessero. Anzi no, ci sono sapori che pensavi non esistessero. Ci sono i dolci dimenticati, quelli che avevi assaggiato una volta da bambina e che poi son spariti travolti da un'ingorda quanto volgare industria dolciaria al sapore unico di Nutella e olio di palma. Lì dentro invece trovi barattoli di vetro pieni di lacrime d'amore, poltrone di velluto color amaranto, scorzette d'arancio, fragole secche e rosolio.
    Il negozio è frequentato unicamente da personaggi improbabili ed eccentrici.
    Ci sono i parlamentari panzoni che si fanno fare l'uovo di Pasqua con dentro un Cartier d'oro da regalare all'amante del momento.
    Ci sono contesse dai nomi altisonanti, vecchie e fragili come fiori secchi, che scendono in pantofole per comprare una manciata di medaglioni al cioccolato fondente da regalare al principe del Drago.
    Ci sono poi quelle signore tipiche di una certa società romana, abbarbicate su tacchi 12, incapaci di articolare due parole di senso compiuto in un italiano decente. Quelle che indossano più gioielli della Madonna del Divino Amore, quelle sempre sopra le righe, quelle che fendono la folla come navi da crociera avvolte in nubi di autocompiacimento e insopportabili profumo di Dior, relitti di felliniana memoria. Quelle che però, una volta entrate nel negozietto, alla vista dell'infinita varietà di bon bon e toffee appiccicano il naso al vetro come fossero piccole zingare. Willy Wonka, se confrontato agli avventori del locale, sembra uno statale in prossimità del pensionamento.

    Credo che Bradbury sia un maître chocolatier e "Io canto il corpo elettrico" è una di quelle scatole di cioccolatini a forma di cuore che per San Valentino sbocciano nella vetrina. Anche Bradbury è capace di racchiudere ogni genere di sfiziosità in un unico, indimenticabile boccone. E in questa raccolta c'è veramente di tutto: bambini piramidali azzurri, galline che scodellano uova con profezie incise sul guscio, uomini abbandonati su Marte, magioni dalla personalità spiccata, bambini difficili alle prese con robot empatici, e al povero Hemingway viene concessa la possibilità di tornare indietro e morire con dignità nell'incidente aereo del 1954.
    Sono racconti talmente lievi e godibili che uno li scambia davvero per un divertissement dell'autore. E invece in questi racconti sono racchiuse ogni genere di paura, le meschinità e le grandezze, tutti i sogni e ogni possibile illusione del genere umano.

    E io sono sicura che, prima o poi, nel negozietto di via del Piè di Marmo incontrerò anche un bambino azzurro a forma di piramide.

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  • 5

    Venghino signori, venghino, altro giro altro regalo!
    E mi ritrovo di nuovo sulla giostra di Bradbury, un'altra antologia di racconti. Alcuni non li avevo mai letti e mi hanno mozzato il fiato, strappato una lacrima o un brivido. Altri sono conosciuti ma non annoiano mai anzi, è come ritrova ...continue

    Venghino signori, venghino, altro giro altro regalo!
    E mi ritrovo di nuovo sulla giostra di Bradbury, un'altra antologia di racconti. Alcuni non li avevo mai letti e mi hanno mozzato il fiato, strappato una lacrima o un brivido. Altri sono conosciuti ma non annoiano mai anzi, è come ritrovare dei vecchi amici che non vedevo da tempo, sedermi per l'ennesima volta al pub con Casey, Nolan e Riordan a brindare alla salute di Lord Kilgotten.

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  • 0

    Bradbury è un gradissimo scrittore, con idee strabilianti e uno stile personalissimo. Purtroppo ho dovuto constatare che la traduzione è piuttosto mediocre, ma soprattutto la cosa vergognosa è la quantità di refusi, presenti in quasi ogni pagina (alcuni molto gravi: «Nel cielo il SALE si era sbia ...continue

    Bradbury è un gradissimo scrittore, con idee strabilianti e uno stile personalissimo. Purtroppo ho dovuto constatare che la traduzione è piuttosto mediocre, ma soprattutto la cosa vergognosa è la quantità di refusi, presenti in quasi ogni pagina (alcuni molto gravi: «Nel cielo il SALE si era sbiadito», per dirne uno), oltre a una punteggiatura tutta sballata e alla mancanza di un'infinità di punti, tra cui uno alla fine di un racconto! Complimenti alla Mondadori...

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  • 4

    Se non avete, come me, un fratello che ama il genere e vi consente così di abbattere la staticità dei pensieri nella scelta dei libri, provate una volta a passare dal bianco al nero o viceversa.
    Può risultare una bellissima sorpresa.

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  • 3

    Ci sono due cose che mi piaciono particolarmente di Bradbury: 1) quel lieve senso di nostalgia che permea ogni suo racconto, quel senso di bellezza dell'appena passato o di attesa dell'appena-svoltato-l'angolo-là-avanti, sempre con un sottofondo di ottimismo, di vitalità, affrontando in modo sola ...continue

    Ci sono due cose che mi piaciono particolarmente di Bradbury: 1) quel lieve senso di nostalgia che permea ogni suo racconto, quel senso di bellezza dell'appena passato o di attesa dell'appena-svoltato-l'angolo-là-avanti, sempre con un sottofondo di ottimismo, di vitalità, affrontando in modo solare tanto il passato quanto il futuro; 2) La sua capacità di districarsi altrettanto bene tra le metalliche città del futuro, le verdi pianure irlandesi, le polverose strade della provincia americana etc.etc.
    Ho trovato queste due cose in molti dei racconti di questa raccolta.
    Non so decidermi se giudicare Bradbury un grande scrittore, ma sicuramente è un grandissimo narratore. Uno con cui sedersi fuori in veranda in una di quelle afose nottate americane, e senza accorgense trovarsi ad escoltare come rapiti per tutta la notte le sue storie, fino a trovarsi tutto d'un tratto ad ammirare con lui una nuova alba.

    said on 

  • 3

    Un'interessante raccolta.
    Bradbury ha sempre la capacità di inserire atmosfere magiche, un po' strane, anche nelle situazioni più quotidiane (come in "Sì, ci ritroveremo al fiume"). In più è incredibile come con poche frasi riesca ad ambientare magistralmente le storie (America, Irlanda, Mar ...continue

    Un'interessante raccolta.
    Bradbury ha sempre la capacità di inserire atmosfere magiche, un po' strane, anche nelle situazioni più quotidiane (come in "Sì, ci ritroveremo al fiume"). In più è incredibile come con poche frasi riesca ad ambientare magistralmente le storie (America, Irlanda, Marte...).
    Anche se alcuni racconti sono meno interessanti di altri (ad esempio il racconto che dà il titolo alla raccolta non mi ha entusiasmato, mentre mi è piaciuto tantissimo "Telefonata Notturna") nel complesso la raccolta è godibilissima.

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