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I Viceré

La Biblioteca di Repubblica - Ottocento, 42

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

4.2
(1838)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 672 | Formato: Cofanetto | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8889145420 | Isbn-13: 9788889145425 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Giorgio Patrizi

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , eBook , Copertina rigida , CD audio

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
In questa perfetta macchina narrativa, costruita secondo i più rigorosi precetti del verismo, le vicende si inseguono, si intrecciano, si contrappongono per seguire atto dopo atto la saga famigliare degli Uzeda, aristocratica dinastia siciliana, travolta dai rivolgimenti che porteranno all’Unità d’Italia. Con un inedito senso della Storia, De Roberto, uno dei più grandi maestri dell’800 italiano, penetra fra gli intrighi, i ricatti, le meschinità che ogni membro della famiglia metterà in atto per conservare i propri privilegi di casta, svelando così le dinamiche e le follie del potere.
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  • 5

    In questo grande romanzo storico, nel momento di passaggio dal regime borbonico alla nuova realtà dell’Italia unita, vengono narrate le vicende della nobile famiglia siciliana degli Uzeda di Francalan ...continua

    In questo grande romanzo storico, nel momento di passaggio dal regime borbonico alla nuova realtà dell’Italia unita, vengono narrate le vicende della nobile famiglia siciliana degli Uzeda di Francalanza i cui membri, cinici e avidi di denaro e potere, in eterna lotta fra loro, si adattano alla mutata realtà seguendo la corrente più favorevole al loro tornaconto personale.
    E’ una storia che permette di capire bene quel periodo storico italiano e il testo è sì impegnativo ma allo stesso tempo scorrevole e godibilissimo grazie alla bravura di De Roberto che infonde alla storia anche una vena ironica che ben si amalgama alla corruzione dei tanti personaggi. E’ un vero capolavoro della nostra letteratura!

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Si apre il sipario sulla morte dell’abominevole vecchia principessa Teresa che - nominando eredi universali Giacomo, primogenito, e il terzogenito Raimondo suo prediletto - dà il via alla giostra dell ...continua

    Si apre il sipario sulla morte dell’abominevole vecchia principessa Teresa che - nominando eredi universali Giacomo, primogenito, e il terzogenito Raimondo suo prediletto - dà il via alla giostra dell’odio e dei contrasti. Stirpe dal sangue corrotto, capaci di tutto e del suo contrario. Personaggi brutti e brutali. E quando non lo sono si rivelano privi di qualsivoglia personalità. C’è chi calpesta e chi accetta per convenienza.
    Cinici e crudeli gli Uzeda. Massima espressione della prevaricazione che il forte compie sul debole. All’interno del nucleo familiare, in ambito politico o clericale. Dominio e denaro. Essenza dell’avidità. Fallimento degli ideali risorgimentali. Trionfo della cupidigia già al primo vagito dell’Italia unita. Politica e società corrotte. Intrighi di potere messi in atto da una macchina che passa e schiaccia tutto e tutti. Tresche e passioni. Amori e convenzioni. Meschinità e ambizioni.

    C’è una frase pronunciata da don Gaspare, terrificante nella sua lucida e sarcastica schiettezza. Racchiude l’anima degli Uzeda “Ora che l’Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri…”.
    Sono gli Uzeda. Ma gli Uzeda siamo noi.
    Una famiglia in disfacimento. Il disfacimento di una nazione.
    L’Italia di ieri specchio di quella odierna. La politica di ieri come quella di oggi.

    Magnifico il discorso elettorale di Consalvo: l’orgia del nulla.
    Sempre sue le parole che c’illuminano amaramente: ”La storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e saranno sempre gli stessi. Le condizioni esteriori mutano; certo, […] ma la differenza è tutta esteriore”.

    Benedetto Croce, perché diavolo hai voluto stroncare questo capolavoro? Posso dirti che hai toppato alla grande? Lo dico!

    ha scritto il 

  • 4

    facite ammuina

    Tre testi fondamentali per comprendere l'origine dei nostri mali, dall'Unità d'Italia: I viceré di De Roberto, il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, I vecchi e i giovani di Pirandello. Non a caso tre ...continua

    Tre testi fondamentali per comprendere l'origine dei nostri mali, dall'Unità d'Italia: I viceré di De Roberto, il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, I vecchi e i giovani di Pirandello. Non a caso tre siciliani. Aiuta, se ce ne fosse bisogno, a riconoscere i potenti, i loro vizi, la loro avidità, l'ipocrisia, il trasformismo.
    Riletto , anzi questa volta ascoltato da Ad alta voce di Fahrenheit.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    La nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa.

    Questo è l'epitaffio che DeRoberto ci lascia in chiusura del ritratto della ricca e nobile famiglia siciliana degli Uzeda. Sicuramente un libro potente e solido, che non sfigura davanti al Gattopardo ...continua

    Questo è l'epitaffio che DeRoberto ci lascia in chiusura del ritratto della ricca e nobile famiglia siciliana degli Uzeda. Sicuramente un libro potente e solido, che non sfigura davanti al Gattopardo di Tomasi di Lampedusa o ai Promessi Sposi di Manzoni, che ricevono molta più attenzione.
    Per quanto la cifra fondamentale degli libro sembri essere l'ironia e il nascosto sorriso che l'autore rivolge con tolleranza ai suoi personaggi, più in profondità emerge un sentore di decadenza, di distruzione che prende pieghe orribili e ripugnanti negli episodi del figlio di Chiara o nei racconti dei giorni del colera… interessante notare come queste epidemie lungo il libro crescano di intensità: all'inizio sembrano solo scuse per villeggiature fuori programma, alla fine del libro sono terribili o tremende occasioni per compiere i misfatti più efferati.
    La capacità di DeRoberto di scrivere è innegabile: splendido l'artificio retorico di riportarci dentro la famiglia Uzeda all'inizio della Terza Parte facendoci accompagnare da un personaggio di cui si erano perse le tracce: quel Don Eugenio che diviene simbolo della distruzione di qualunque parvenza di affetti familiari.

    L'unico dubbio che mi impedisce di dare la 5 stella è il fatto che ciò che pervade dal libro è lo stesso difetto dei suoi protagonisti: la mancanza di qualunque speranza e di qualunque fiducia in un cambiamento - il fatto che i meccanismi democratici finiscono per premiare Consalvo (il peggior frutto dei tremendi Uzeda) ci dice che l'autore non crede in nessun evoluzione possibile in Sicilia ma forse anche in Italia

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro assoluto!!!

    Con questo classico De Roberto raggiunge i vertici della letteratura italiana di tutti i tempi. Caplavoro sottovalutato. Con uno stile dalla forza espressiva soprendente per essere stato scritto nel 1 ...continua

    Con questo classico De Roberto raggiunge i vertici della letteratura italiana di tutti i tempi. Caplavoro sottovalutato. Con uno stile dalla forza espressiva soprendente per essere stato scritto nel 1894 racconta un sitema di corruttela ancora oggi radicato nel nostro sistema politico.

    ha scritto il 

  • 4

    Bel libro che, nonostante le 500 pagine, va via che è una bellezza. Non c'è niente da fare, gli scrittori dell'800 e parzialmente del 900 erano avvantaggiati dalla mancanza della Tv e di internet e , ...continua

    Bel libro che, nonostante le 500 pagine, va via che è una bellezza. Non c'è niente da fare, gli scrittori dell'800 e parzialmente del 900 erano avvantaggiati dalla mancanza della Tv e di internet e , quindi, secondo me, avevano 1) una fantasia più sviluppata.2) una visione della realtà più originale e personale in quanto non mediata. Ok, al di là di questa elucubrazione, il De Roberto, si vede che , oltre ad essere un discepolo del Verga, pur non avendo internet e la tv, ha letto tutte le opere del maestro, ricevendone anche una certa influenza stilistica, d'altronde , si sa , noi siamo ciò che leggiamo..
    Il romanzo è facile da sintetizzare : è la storia di una grande, nobile famiglia siciliana., gli Uzeda, tra i cui avi si contano anche dei vicerè spagnoli, raccontata nel periodo storico del passaggio dal regno di Napoli all'unità d'Italia. I componenti della famiglia sono svariati, ognuno con caratteristiche di verse e De roberto è un artista nel tratteggiarne i caratteri e le storie, appassionando il lettore fino alla fine. La capacità e la bravura migliore dello scrittore, secondo me. consiste nel riuscire a fare delle biografie spassose, evidenziando per ognuno una versione pubblica, ufficiale e un dietro le quinte memorabile che caratterizza tutti i personaggi in maniera indimenticabile. Insomma,da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Trovo sia un libro veramente bello, ben scritto e attualissimo.
    Ho avuto un attimo di difficoltà nel cominciarlo ma più andavo avanti, più la storia mi ha incuriosita..
    Il linguaggio è quello dei libr ...continua

    Trovo sia un libro veramente bello, ben scritto e attualissimo.
    Ho avuto un attimo di difficoltà nel cominciarlo ma più andavo avanti, più la storia mi ha incuriosita..
    Il linguaggio è quello dei libri "vecchi" ma il tema non passerà mai di moda.
    Quello che evidenzio particolarmente è il fatto che, cambiano le stagioni, i governi, i movimenti.. ma le persone che gestiscono il potere restano sempre le stesse. E mentre in passato, i Viceré erano praticamente il braccio destro del sovrano, con il cambiamento sociale le stesse case "nobili" restano al capo del popolo, capaci, con la loro furbizia, di inventarsi democratici e socialisti.. quando in realtà continuano a preservare la loro stirpe, i loro privilegi e la loro arroganza!

    In passato, come nel presente, dopo le rivoluzioni e a capo di esse, trovi sempre un "illustre pentito" che, pur di restare, si muove in direzione della folla. Ma è un movimento fasullo, fatto di interessi personali e di voglia di potere.
    La politica di ieri è esattamente la politica di oggi.

    Tutto questo, all'interno della storia della famiglia dei Francalanza, i Viceré.
    Che, tra le loro beghe familiari, si vantano e si scandalizzano da soli..

    ha scritto il 

  • 5

    E' difficile per me recensire questo libro data complessità della trama e dei personaggi. Tra questi il mio preferito è Consalvo Uzeda perchè, nel bene e nel male, come Fabrizio Salina rappresenta l'u ...continua

    E' difficile per me recensire questo libro data complessità della trama e dei personaggi. Tra questi il mio preferito è Consalvo Uzeda perchè, nel bene e nel male, come Fabrizio Salina rappresenta l'ultimo vero Gattopardo, Consalvo incarna in toto il morale spesso cocciuto, stravagante, bislacco...talvolta pazzo della grande famiglia Uzeda, una stirpe che "non è degenerata ma è sempre la stessa".
    PS: ottima edizione!

    ha scritto il 

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