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I barbari

Saggio sulla mutazione

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso (La biblioteca di Repubblica)

3.8
(2004)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 236 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: A000111409 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , eBook

Genere: Non-fiction , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
"Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell'aria, un'incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedi menti raffinate scrutare l'arrivo dell'invasione con gli occhi fissi nell'orizzonte della televisione. Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato dietro il passaggio di un'orda che, in effetti, nessuno però è riuscito a vedere. E intorno a quel che si scrive o si immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura. I barbari, eccoli qua. Ora: nel mio mondo scarseggia l'onestà intellettuale, ma non l'intelligenza. Non sono tutti ammattiti. Vedono qualcosa che c'è. Ma quel che c'è, io non riesco a guardarlo con quegli occhi lì. Qualcosa non mi torna." (Alessandro Baricco)
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  • 4

    Stimolante analisi dei tempi moderni.
    Il miglior Baricco è nei saggi e non nei romanzi (come Piperno).

    "Il tempo corto che i barbari riservano ai pensieri non sembra...una precisa strategia per evitare di affossarsi in una verità assoluta e fatalmente di parte?"
    cit.

    ha scritto il 

  • 4

    "Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell'aria, un'incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedi menti raffinate scrutare l'arrivo dell'invasione con gli occhi fissi nell'orizzonte della televisione. Professori capaci, dal ...continua

    "Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell'aria, un'incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedi menti raffinate scrutare l'arrivo dell'invasione con gli occhi fissi nell'orizzonte della televisione. Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato dietro il passaggio di un'orda che, in effetti, nessuno però è riuscito a vedere. E intorno a quel che si scrive o si immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura. I barbari, eccoli qua. Ora: nel mio mondo scarseggia l'onestà intellettuale, ma non l'intelligenza. Non sono tutti ammattiti. Vedono qualcosa che c'è. Ma quel che c'è, io non riesco a guardarlo con quegli occhi lì. Qualcosa non mi torna."
    Questo saggio raccoglie le riflessioni – che l’autore fa – su Repubblica dal 12 Maggio al 21 Ottobre del 2006.
    Il libro gira tutto attorno ad un interrogativo centrale, che permea tutto il libro: (e quindi gli interventi) chi sono i Barbari? E che cos’è la mutazione?
    I barbari siamo noi tutti, siamo noi che accettiamo il cambiamento, e permettiamo al progresso di cambiarci, non arenandosi e non restando sulle nostre posizioni.
    I barbari sono gli esseri umani, che più o meno – consapevolmente o inconsapevolmente – cambiano i propri stili di vita, le leggi, i rapporti umani, ma sopratutti l’analisi della scala valoriale. Possiamo dire che i valori fondanti di un tempo solo gli stessi di oggi? Certo che no, e questo non è di certo un male. Le società che non accettano il progresso, e che non hanno una proiezione verso il cambiamento, sono destinate sul lungo periodo a crollare, a disfarsi, a finire.
    Baricco ci parla dei cambiamenti che hanno toccato i più svariati aspetti, dalla tecnologia, ai media, all’oggetto libro, prima ritenuto un vero e proprio patrimonio di lusso, ora invece, divenuto un oggetto da esibire, magari di cui vantarsi, e che non bada più alla sostanza stessa che contiene, ma al suo livello di vendibilità.
    Insomma, in questo libro uno Baricco che diviene un attento sociologo della realtà che ci circonda, ponendo come base di ogni fenomeno un elemento molto importante, la riflessione, ed è solo da essa che si può sperare in ogni epoca nel miglioramento.

    ha scritto il 

  • 5

    Purtroppo bellissimo.

    Alessandro Baricco è uno che ci sa fare. Affascina. Scrive bene. Eppure non mi piace perchè è troppo compiaciuto di sè. Ci tiene molto farlo notare, farlo pesare e mettere ben in chiaro la distanza insormontabile che passa tra lui e noi ed infine chiarire che noi non potremo mai essere come lui, ...continua

    Alessandro Baricco è uno che ci sa fare. Affascina. Scrive bene. Eppure non mi piace perchè è troppo compiaciuto di sè. Ci tiene molto farlo notare, farlo pesare e mettere ben in chiaro la distanza insormontabile che passa tra lui e noi ed infine chiarire che noi non potremo mai essere come lui, raggiungere il suo livello. Per questo Baricco non gode della mia simpatia (cosa di cui lui, ovviamente, se ne impippa alla grande). Sempre per questo motivo, mi piacerebbe quando lo leggo, coglierlo in castagna, ovvero leggere delle cose banalissime vendute per eccelse e poter sbandierare a destra e a manca che egli non è che un ciarlatano, un venditore di fumo provetto. E invece, mannaggia, questo non mi è mai riuscito (non che tutti i suoi libri mi siano piaciuti: ho letto solo quelli di cui mi si parlava molto bene ed in effetti mi sono tutti piaciuti moltissimo. Accidenti.) e non mi riesce nemmeno con questo libro. Baricco dice delle cose giuste, intelligenti ed interessanti. Che condivido e che mi fanno venire voglia di condividere con persone con cui mi trovo bene. E mi fa chiudere questo libro con uno strano sentimento di soddisfazione e di antipatia. Ma decisamente arricchita e contenta di averlo letto.

    ha scritto il 

  • 2

    mah... che banalità

    L'idea di fondo magari è anche buona, l'osservazione di un mutamento che di fatto si percepisce nel modo di sentire la vita e di viverla, ma francamente farci un libro di 100 pagine in cui si ripete ossessivamente la stessa cosa mi sembra eccessivo, 20 pagine sarebbero state più che sufficienti. ...continua

    L'idea di fondo magari è anche buona, l'osservazione di un mutamento che di fatto si percepisce nel modo di sentire la vita e di viverla, ma francamente farci un libro di 100 pagine in cui si ripete ossessivamente la stessa cosa mi sembra eccessivo, 20 pagine sarebbero state più che sufficienti. Del resto tutti siamo barbari rispetto a chi ci ha preceduto, per cui anche il motivo del contendere, così come è stato impostato, alla fine risulta svuotato di significato.

    ha scritto il 

  • 3

    Placebo della divulgazione

    E' il primo libro di Baricco che leggo ; ha il pregio indubbio di non essere indigesto. Per il resto è un po' come i film di Matrix : rigurgita idee già dette da altri precedentemente e meglio e le infighetta con una eloquenza piaciona portandole alla stregua di perle preconfezionate, senz ...continua

    E' il primo libro di Baricco che leggo ; ha il pregio indubbio di non essere indigesto. Per il resto è un po' come i film di Matrix : rigurgita idee già dette da altri precedentemente e meglio e le infighetta con una eloquenza piaciona portandole alla stregua di perle preconfezionate, senza dimenticare di prendersi un po' troppo sul serio. Ti dà la sensazione di saperne di più e tanto di deve bastare.

    L'epigrafe dedicata a Benjamin, considerata la storia di pubblicazione dei saggi, m'è parsa, passatemi il termine, una paraculata immane.

    ha scritto il 

  • 2

    Questo libro mi ricorda il compagno di classe del liceo senza amici.
    Avete presente quello in prima fila, saccente,perennemente insoddisfatto e con la manina sempre alzata? Quello che durante i compiti in classe copre il foglio e consegna per primo?

    Ecco.

    ha scritto il 

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