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I beati anni del castigo

Di

Editore: Adelphi (Gli adelphi, 54)

3.4
(820)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 107 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8845910083 | Isbn-13: 9788845910081 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Gay & Lesbian , Teens

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Descrizione del libro
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  • 3

    L'innocenza è un invenzione dei moderni

    "Quando Frédérique mi invitava a quel genere di conversazione, che del resto ammiravo, regnava un'aria di punizione, una mancanza di leggerezza, non era frivola."

    Questo libro mi ha fatto pensare agli ...continua

    "Quando Frédérique mi invitava a quel genere di conversazione, che del resto ammiravo, regnava un'aria di punizione, una mancanza di leggerezza, non era frivola."

    Questo libro mi ha fatto pensare agli anni dell'inadeguatezza, quando da ragazzi, adolescenti, si cercava di farsi spazio nel mondo sociale, di farsi notare dalle persone dello stesso sesso ammirate, e ogni cosa diventava una prova, con un forte senso di essere o non essere all'altezza, con una paura del ridicolo ad aleggiare su ogni azione. Azioni tutte meditate, mai spontanee, che comportavano riflessioni sfiancanti, in un mondo di fatto piuttosto crudele, in cui si faceva agli altri quello che non volevi fosse fatto a te.

    Una narrazione asciutta che si limita a sussurrare, che lascia indovinare l'indicibile.

    Il collegio forse come simbolo estremo, in cui l'atmosfera cupa e arida inquieta e lascia un senso di torbido, un'aura di qualcosa che non riesci a capire bene, ma sai che è malsano.

    Si legge in un paio d'ore, dice pochissimo, turba e disturba assai.

    ha scritto il 

  • 4

    Vetusta è l'infanzia. (p. 87)

    "Ordine e sottomissione, non si può sapere quali risultati daranno nell'età adulta. Si può diventare dei criminali o, per usura, dei benpensanti." (p. 90)

    ha scritto il 

  • 3

    Fleur Jaeggy

    Gli anni del collegio, una giovinezza che è una sorta di limbo nell’isolamento bucolico della Svizzera. L’amicizia morbosa tra due ragazze, la distanza di rapporti familiari fondati su regola e appare ...continua

    Gli anni del collegio, una giovinezza che è una sorta di limbo nell’isolamento bucolico della Svizzera. L’amicizia morbosa tra due ragazze, la distanza di rapporti familiari fondati su regola e apparenza. Storia scritta per immagini e frasi brevi. Lettura rapida. Inquietante l’insistenza con cui la narratrice definisce una studentessa africana “la negretta”.

    ha scritto il 

  • 4

    "la vita l'abbiamo vista passare dalle finestre, dai libri, dall'alternarsi delle stagioni, dalle passeggiate. sempre di riflesso, un riflesso che sembra raggelato sui davanzali. "

    ha scritto il 

  • 4

    Gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza trascorsi nei collegi svizzeri sono descritti con immagini cupe, fosche... purtroppo però ma non esiste una trama vera e propria.
    Nonostante questo la scrittu ...continua

    Gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza trascorsi nei collegi svizzeri sono descritti con immagini cupe, fosche... purtroppo però ma non esiste una trama vera e propria.
    Nonostante questo la scrittura mi ha impressionata per la sua precisione e la bellezza delle figure che rievoca.
    Tutto ruota intorno al sottile “piacere dell’andare in fondo alla tristezza”, perché “vi è come un’esaltazione, leggera ma costante, negli anni del castigo, nei beati anni del castigo”. E questo piacere è contagioso.

    ha scritto il 

  • 4

    E' un libro dalla bella scrittura, distaccata e indulgente come l'animo che si ha quando ci si rivolge al passato, dopo tanti anni. Ci sono frasi o brevi periodi su cui è uno scempio passare distratta ...continua

    E' un libro dalla bella scrittura, distaccata e indulgente come l'animo che si ha quando ci si rivolge al passato, dopo tanti anni. Ci sono frasi o brevi periodi su cui è uno scempio passare distrattamente perché sono atmosfere, destini delineati in poche parole: "...di sfuggita, mentre parlava, mi parve di cogliere nel suo sguardo una strana luce, come i fiocchi di neve, folli e vani, che sembrano fermi nell'aria".
    Così la storia passa come passano le giornate ordinarie, lasciando l'eco di un affetto che colora l'insipienza; dell'indulgenza con cui si accarezza la lontananza e una sobria malinconia arresa all'inevitabilità del non ritorno.
    Bella, bella scrittura un po' snob e che ancora si concede il lusso di sussurrare, di sfiorare senza strattonare, lasciando libero il lettore di catturarla o lasciarla andare.

    ha scritto il 

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