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I beati anni del castigo

Di

Editore: Adelphi

3.4
(801)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 107 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8845910083 | Isbn-13: 9788845910081 | Data di pubblicazione:  | Edizione 6

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Gay & Lesbian , Teens

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Descrizione del libro
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  • 4

    Gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza trascorsi nei collegi svizzeri sono descritti con immagini cupe, fosche... purtroppo però ma non esiste una trama vera e propria.
    Nonostante questo la scrittura mi ha impressionata per la sua precisione e la bellezza delle figure che rievoca.
    ...continua

    Gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza trascorsi nei collegi svizzeri sono descritti con immagini cupe, fosche... purtroppo però ma non esiste una trama vera e propria.
    Nonostante questo la scrittura mi ha impressionata per la sua precisione e la bellezza delle figure che rievoca.
    Tutto ruota intorno al sottile “piacere dell’andare in fondo alla tristezza”, perché “vi è come un’esaltazione, leggera ma costante, negli anni del castigo, nei beati anni del castigo”. E questo piacere è contagioso.

    ha scritto il 

  • 4

    E' un libro dalla bella scrittura, distaccata e indulgente come l'animo che si ha quando ci si rivolge al passato, dopo tanti anni. Ci sono frasi o brevi periodi su cui è uno scempio passare distrattamente perché sono atmosfere, destini delineati in poche parole: "...di sfuggita, mentre parlava, ...continua

    E' un libro dalla bella scrittura, distaccata e indulgente come l'animo che si ha quando ci si rivolge al passato, dopo tanti anni. Ci sono frasi o brevi periodi su cui è uno scempio passare distrattamente perché sono atmosfere, destini delineati in poche parole: "...di sfuggita, mentre parlava, mi parve di cogliere nel suo sguardo una strana luce, come i fiocchi di neve, folli e vani, che sembrano fermi nell'aria".
    Così la storia passa come passano le giornate ordinarie, lasciando l'eco di un affetto che colora l'insipienza; dell'indulgenza con cui si accarezza la lontananza e una sobria malinconia arresa all'inevitabilità del non ritorno.
    Bella, bella scrittura un po' snob e che ancora si concede il lusso di sussurrare, di sfiorare senza strattonare, lasciando libero il lettore di catturarla o lasciarla andare.

    ha scritto il 

  • 3

    Per carità, è scritto bene (meglio di "La Paura del Cielo"), però che noia. Trama inconsistente, non si capisce mai cosa l'autrice voglia trasmettere al lettore. Poco più di cento pagine che finiscono abbastanza in fretta, trasmettendo poco e niente.

    ha scritto il 

  • 2

    La nostra casa è il collegio

    "E l'innocenza ha in sé forse una certa rudezza, pedanteria e affettazione, come se tutte noi fossimo vestite alla zuava".

    (Volevo tanto trovare il bello, ma non l'ho trovato. E poi mi sembra che manchi proprio la sostanza, che mica la cercavo bella, però la cercavo.)

    ha scritto il 

  • 4

    Fleur Jaeggy rievoca intensamente gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza trascorsi in rinomati collegi svizzeri, tra atmosfere cupe, persone fredde, ritualità stanche e pensieri foschi: con la distorsione aggiuntiva - confessa la Jaeggy - del sottile “piacere dell’andare in fondo alla tristezz ...continua

    Fleur Jaeggy rievoca intensamente gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza trascorsi in rinomati collegi svizzeri, tra atmosfere cupe, persone fredde, ritualità stanche e pensieri foschi: con la distorsione aggiuntiva - confessa la Jaeggy - del sottile “piacere dell’andare in fondo alla tristezza”, perché - precisa - “vi è come un’esaltazione, leggera ma costante, negli anni del castigo, nei beati anni del castigo”. Una strana esaltazione, insinuata subdolamente tra la tristezza e l’attesa dell’avverarsi di un sogno fatto troppe volte, ad occhi chiusi e aperti: un sogno - ricorda - nel quale “il futuro erano i cancelli che si aprivano e i muri che diventavano tappeti”.

    ha scritto il 

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