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I cani e i lupi

Di

Editore: Edizione Mondolibri su licenza Adelphi

4.1
(1030)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 234 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese

Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , History , Romance

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Descrizione del libro
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  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/11/03/i-cani-e-i-lupi-irene-nemirovsky/


    “Poi si aprirono le danze e i giochi. Harry, accanto a una zia, se ne stava in piedi, un po’ in disparte. Madame Mimi andò a prendere Ada e insieme attraversarono la sala in tutta la sua lunghezza, sotto gli oc ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/11/03/i-cani-e-i-lupi-irene-nemirovsky/

    “Poi si aprirono le danze e i giochi. Harry, accanto a una zia, se ne stava in piedi, un po’ in disparte. Madame Mimi andò a prendere Ada e insieme attraversarono la sala in tutta la sua lunghezza, sotto gli occhi dei presenti, che osservavano la piccola Sinner mentre si avvicinava al ricco cugino per essergli presentata. Nessuno si stupiva del fatto che, nonostante la stretta parentela, ci fosse tra loro una distanza incolmabile: da una parte, i soldi e gli zii banchieri a Parigi; dall’altra, la bottega al ghetto, la cattiva educazione, la povertà...Semmai veniva giudicata sconveniente l’iniziativa di Madame Mimi. Ah, questi francesi...
    Madame Mimi fece segno a Harry.
    - Venga, caro, che qui c’è una graziosa fanciulla che vorrebbe conoscerla. Perché non la invita a ballare? Stanno per suonare un valzer delizioso.
    Harry alzò gli occhi e riconobbe la bambina scarmigliata, sudicia di polvere, con le mani graffiate, che era saltata fuori da un mondo spaventoso, ripugnante, un mondo di sudore, di sporcizia e di sangue, così lontano da lui eppure, in un certo modo misterioso e terribile, a lui affine. Gli si rizzarono i capelli in testa, come a un cagnolino, ben nutrito e curato, che sente nella foresta l’ululato famelico dei lupi, i suoi fratelli selvaggi. Indietreggiò di scatto.
    - No, no, io non ballo...”

    (Irène Némirovsky, “I cani e i lupi”, ed. Adelphi)
    Dopo essere rimasto molto soddisfatto da “Suite francese”, ho deciso di leggermi un altro romanzo di Irène Némirovsky, cioè “I cani e i lupi”, e se sono qui a scriverne è perché, comunque, mi è piaciuto, sebbene non sia paragonabile, a mio parere, all’altro che ho citato. Anche qui ci sono alcuni temi ricorrenti nell’opera dell’autrice, per esempio l’ebraismo e l’esilio, nello specifico quella che Ada, la protagonista del romanzo, è costretto a scegliere per salvarsi dai pogrom russi. I cani e i lupi citanti nel titolo sono gli ebrei che vivevano a Kiev all’inizio del 1900, ed è evidente il riferimento autobiografico, se non della vicenda narrata, almeno dei temi più generali. Ada Sinner vive nella parte bassa della città, dove ci sono poveri o comunque gente che, come suo padre, si arrabatta per sopravvivere; nella parte alta, in collina, ci sono invece, in mezzo a russi e polacchi, anche gli ebrei arricchiti, che sono riusciti, in virtù del loro potere economico, a farsi tollerare, e che sono guardati, dal basso, con un misto d’invidia, rabbia e ammirazione, da chi, in fondo, vorrebbe essere come loro e non ha avuto la forza di diventarlo.
    Un giorno Ada, ancora bambina, proprio nel mezzo di una violenta retata anti-ebraica, trova riparo nell’abitazione di Harry, anch’egli un Sinner di cognome, a simboleggiare un legame di sangue e di razza che sarà difficile negare, anche a onta delle differenze economiche. Anche Harry è ancora bambino, e quindi dall’incontro non scaturisce altro che una forte idealizzazione da parte della ragazzina. Anni dopo, costretti a emigrare in Francia, i due s’incontrano, nella condizione di esuli, ciascuno alle prese con una propria relazione. Ada, alla fine, ha ceduto all’insistenza di Ben, con il quale era cresciuta quasi da fratello e sorella; Harry, invece, completando il suo apparente processo d’inserimento nella cultura francese, si è sposato con Laurence, nonostante la contrarietà iniziale della famiglia, cattolica, della ragazza.
    A Pagini Harry non è più indifferente circa i sentimenti di Ada, anche perché è solo adesso, a distanza di tanti anni, che Ada svela realmente ciò che aveva sempre provato, sia pure in un mondo idealizzato da essa creato. Scattano, a questo punto, tutta una serie di dinamiche a quattro, che non riguardano solo aspetti passionali, che pure sono prevalenti, ma hanno motivazioni di più ampio raggio. Harry è, sempre più, un ebreo ricco, potente banchiere, mentre Ada e Ben sono ebrei che anche lì in Francia devono arrangiarsi per vivere. Ada, poi, che pure potrebbe sfruttare Harry per farsi largo, resta fedele alla sua passione per la pittura. Poi c’è Laurence, il quarto incomodo. L’autrice è brava nel tenere il lettore avvinto alla storia, non trasformandola mai in una stucchevole storia d’amore, ma a me è parso che sia meno efficace nello sfruttare le armi che più le ho riconosciuto in “Suite francese”, ad esempio il sarcasmo amaro dell’animo ferito.

    “Io non ho mai smesso di fantasticarci su...Eravamo soli, abbandonati, poveri, ma non avevamo nessuno tra i piedi, né quelli che odi, né quelli che ami”.

    ha scritto il 

  • 5

    tanto spietata nel mettere a nudo le crudezze della vita per gli ebrei nei paesi dell'est quanto generosa nel narrare le sofferenze (amorose e non) dei medesimi nella terra d'adozione, dove nessuno fa loro dimenticare chi sono e da dove provengono.


    potente come un maglio ed al contempo sot ...continua

    tanto spietata nel mettere a nudo le crudezze della vita per gli ebrei nei paesi dell'est quanto generosa nel narrare le sofferenze (amorose e non) dei medesimi nella terra d'adozione, dove nessuno fa loro dimenticare chi sono e da dove provengono.

    potente come un maglio ed al contempo sottile come la punta di un ago: una scrittrice unica.

    ha scritto il 

  • 4

    IL titolo del romanzo è significativo: da una parte i cani e dall'altra parte i lupi . I cani sono simbolo di quegli ebrei arricchiti che non ricordano o che non vogliono ricordare da dove sono venuti e che si sono man mano imborghesiti mescolandosi con la "gente comune". I lupi ...continua

    IL titolo del romanzo è significativo: da una parte i cani e dall'altra parte i lupi . I cani sono simbolo di quegli ebrei arricchiti che non ricordano o che non vogliono ricordare da dove sono venuti e che si sono man mano imborghesiti mescolandosi con la "gente comune". I lupi sono simbolo di quegli ebrei che lottano continuamente per riuscire a vivere e a superare le diversità. I geni sono gli stessi ma è difficile che cani e lupi possano andare d'accordo mescolandosi tra loro.
    Irene Nemirovsky è stata geniale in questo romanzo: con un cinismo che riscontro sempre nei suoi romanzi illustra la storia di tre personaggi Ada, Ben, Henry, le cui storie si intrecciano sin dall'inizio. Chi sarà il cane e chi sarà il lupo?

    ha scritto il 

  • 5

    una scrittura precisa, ma piena di grazia, di raffinata delicatezza.
    leggi dei pogrom e ti sembra di viverli. respiri la paura.
    ma dopo poche pagine la delicatezza delle parole te li lascia dietro alle spalle.

    e leggi di ada.
    ada che ama harry, un uomo senza valore.
    ...continua

    una scrittura precisa, ma piena di grazia, di raffinata delicatezza.
    leggi dei pogrom e ti sembra di viverli. respiri la paura.
    ma dopo poche pagine la delicatezza delle parole te li lascia dietro alle spalle.

    e leggi di ada.
    ada che ama harry, un uomo senza valore.
    tutti i personaggi sono senza valore, perche' c'e' ada.
    solo lei.
    questa donna.
    grandissima.
    ada ama di un amore che e' fatto di attesa.
    ada aspetta harry e, pur aspettandolo, contro ogni logica, continua ad amarlo.
    ada aspetta il suo amore.
    lo fa per tutta la vita.
    lo ama sopra tutto.
    lo ama senza fine.

    e ti viene da chiedere all'Universo: una volta, fosse anche per una sola
    volta, concedimi di essere amato cosi'.
    e aspettato.

    la prima cosa è il mio nome,
    la seconda è lo sguardo di chi mi ha abbandonato.

    ha scritto il 

  • 5

    "Tu vivi come su un'isola deserta," diceva Harry.
    "Non ho mai vissuto in altro modo. A che serve attaccarsi a quello che si dovrà perdere?"
    "Ma perchè si dovrebbe perderlo, Ada?"
    "Non lo so. E' il nostro destino. Tutto mi è sempre stato strappato."
    "Ma io allora? Io? Tu
    ...continua

    "Tu vivi come su un'isola deserta," diceva Harry.
    "Non ho mai vissuto in altro modo. A che serve attaccarsi a quello che si dovrà perdere?"
    "Ma perchè si dovrebbe perderlo, Ada?"
    "Non lo so. E' il nostro destino. Tutto mi è sempre stato strappato."
    "Ma io allora? Io? Tu però mi ami? Tieni a me?"
    "Quanto a te, è tutt'altra cosa. Ho vissuto senza vederti, e quasi senza conoscerti, e tu eri mio come lo sei adesso. Io, che temo sempre la disgrazia, non temo di perderti. Mi puoi dimenticare, lasciare, abbandonare, sarai sempre mio, e unicamente mio. Ti ho inventato, amore mio. Sei molto più che il mio amante. Sei una mia creatura. E' per questo che mi appartieni, quasi tuo malgrado."

    ha scritto il 

  • 4

    Bello, tanto bello. Irene Nemirovsky è stata per me una scoperta tarda ma meravigliosa. Ogni suo libro che leggo è una perla in più che aggiungo al mio tesoro. Ho pensato spesso leggendo questa storia di ebrei, quanto Irene si sia sentita straniera in Francia; nonostante il suo successo come scri ...continua

    Bello, tanto bello. Irene Nemirovsky è stata per me una scoperta tarda ma meravigliosa. Ogni suo libro che leggo è una perla in più che aggiungo al mio tesoro. Ho pensato spesso leggendo questa storia di ebrei, quanto Irene si sia sentita straniera in Francia; nonostante il suo successo come scrittrice, percepiva diffidenza attorno a lei e si sentiva, una sradicata, un "ebrea errante".
    Che donna meravigliosa era!

    ha scritto il 

  • 4

    Ada Sinner non era una donna, non aveva nessuno dei difetti femminili, ma neanche le virtù: l’aria che respirava sembrava carica di inquietudine febbrile, e - per quanto strano potesse apparire - era proprio questo a spingere Harry verso di lei. Ada gli procurava un alimento che fino allora nella ...continua

    Ada Sinner non era una donna, non aveva nessuno dei difetti femminili, ma neanche le virtù: l’aria che respirava sembrava carica di inquietudine febbrile, e - per quanto strano potesse apparire - era proprio questo a spingere Harry verso di lei. Ada gli procurava un alimento che fino allora nella sua vita era mancato, ma che gli era necessario, sia pure a sua insaputa: un ardore profondo, una passione interiore che rendeva preziose le minime gioie e riusciva a cavare dalle delusioni e dai dispiaceri una sorta di gaiezza amara e primitiva.
    Harry ammirava la rigorosa frugalità di Ada, il suo disdegno del mondo esteriore, così poco simili a tutto ciò che aveva sempre visto intorno a sé, nella propria famiglia; stentava a riconoscere in lei il sangue denso e ricco che scorreva nelle vene dei suoi. Eppure il sangue era lo stesso. Solo che in lei si era mantenuto - pensava Harry - rapido e fluido come quello di un animale selvatico, non ancora addomesticato.
    Ada aveva avuto tutto il tempo di imparare quanto è difficile e incerta la vita, sempre pronta a riprendersi i beni più preziosi.
    Era cresciuta conoscendo appena il nome
    della madre morta, senza aver mai fatto visita alla sua tomba o sentito una parola su di lei, sulla sua breve esistenza.
    Ada poteva fare a meno di mangiare e dormire. Non aveva bisogno di relazioni, di bei vestiti, né dell’arredamento impeccabile che piaceva tanto a Laurence, la moglie di Harry.
    Lei era un'artista , aveva sempre disegnato.
    Non si stancava mai di farlo. Le piaceva tutto, ma in particolare riproduceva di continuo il volto di Harry, così come le era rimasto impresso nella memoria.
    Non poteva dimenticare. Era costretta a ricordarsi ogni tratto che, una volta, l'aveva colpita, ogni parola che aveva ascoltato, ogni istante di gioia o di pena.
    Continuava a scavare con ostinazione e ferocia dietro volti tristi, cieli cupi, per coglierne i segreti nascosti.
    Il mondo visibile brulicava di forme e di colori mai uguali, perennemente sfuggenti, ma nulla era più prezioso di questa ricerca, di questo continuo inseguimento.
    Quelle tele davano i brividi ad Harry: era come entrare in una dimora abbandonata, dove avevano vissuto, ed erano morte, persone conosciute e amate in passato.
    erano nati e vissuti, le loro radici era laggiù:il Quei dipinti rievocavano l'ambiente di un luogo lontano in cui entrambi clima, l’aria , le serate lungo il fiume, la polvere, in estate le strade del quartiere, così lussureggianti di tigli che in primavera si camminava sotto una volta e su un tappeto di fiori.
    Ada, ebrea di origine ucraina, apparteneva alla città bassa, vicino al fiume, viveva la marmaglia - ebrei infrequentabili, piccoli artigiani e commercianti in squallide botteghe a pigione, vagabondi, frotte di bambini che si rotolavano nel fango e parlavano solo yiddish, vestiti di stracci.
    Molto lontano da questi, in cima alle colline coperte di tigli, fra le abitazioni degli alti funzionari russi e quelle degli aristocratici polacchi, c’erano alcune belle case appartenenti a ricchi israeliti: in a di queste viveva Harry.
    Ada era andata avanti per anni senza vederlo, quasi senza conoscerlo, ma lui era suo.
    Lei, che era abituata ad aspettarsi il peggio, non aveva paura di perderlo.
    Poteva dimenticarla, abbandonarla, lasciarla, sarebbe sempre suo e solo suo.
    Lo aveva inventato lei, era molto più che il suo amante, era una sua creatura.
    L’aveva posseduto e perso.
    Certo, era un destino duro e incomprensibile il suo: ma aveva davvero avuto un passato?
    Ora che aveva dato la vita al suo bimbo,lui la ricambiava con un bel regalo: condivideva con la madre un bene che era tutto suo, il dono del sonno, dell’ignoranza, forse anche dell’oblio.
    Harry sembrava lontano: era tornato una figura di sogno.

    ha scritto il 

  • 4

    Cit.

    «Harry alzò gli occhi e riconobbe la bambina intravista due anni prima, la bambina scarmigliata, sudicia di polvere, con le mani graffiate, che era saltata fuori da un mondo spaventoso, ripugnante, un mondo di sudore, di sporcizia e di sangue, così lontano da lui eppure, in un certo modo misterio ...continua

    «Harry alzò gli occhi e riconobbe la bambina intravista due anni prima, la bambina scarmigliata, sudicia di polvere, con le mani graffiate, che era saltata fuori da un mondo spaventoso, ripugnante, un mondo di sudore, di sporcizia e di sangue, così lontano da lui eppure, in un certo modo misterioso e temibile, a lui affine. Gli si rizzarono i capelli in testa, come a un cagnolino, ben nutrito e curato, che sente nella foresta l’ululato famelico dei lupi, i suoi fratelli selvaggi. Indietreggiò di scatto.
    “No, no, io non ballo…”.
    Nello stesso tempo, moriva di vergogna. Ricordava la durezza, l’alterigia con cui erano stati trattati i quei bambini. Sapeva che la sua reazione del momento l’avrebbe poi tormentato di rimorsi: era d’animo scrupoloso e delicato, ma avrebbe preferito stringere la mano del più lurido mendicante che piuttosto che toccare quella bambina. Ai suoi occhi non rappresentava tanto la povertà, quanto – ed era questo a farlo tremare davanti a lei – la disgrazia, una disgrazia stranamente e sinistramente contagiosa, come può esserlo una malattia.
    “Va bene, non ballate. Ma potete correre, giocare insieme… Su!”.
    Harry mormorò:
    “È impossibile, Madame Mimi”.
    “Perché?”.
    “Lo sa che…”.
    Ah, che cosa poteva dire, che cosa poteva inventarsi per farla allontanare subito, per non vedere più quegli occhi ansiosi puntati su di lui?
    “Lo sa che non mi è permesso giocare con gli altri bambini” tagliò corto.
    Nel cuore di Ada, in quel momento, l’odio assoluto si sovrapponeva all’amore assoluto, formando un sentimento così intenso, contraddittorio e tumultuoso da farla sentire come divisa in due. Ma neanche i pensieri di Harry erano semplici: aveva paura di Ada, e al contempo ne era attratto; la guardò con una curiosità sofferta e appassionata, e per un istante l’attrazione prevalso al punto da spingerlo a dire:
    “Mi dispiace davvero…”.
    Arrossì, e il suo visetto esangue, così simile a quello di Ben, divenne di porpora. Gli occhi gli si riempirono di lacrime e, a questa vista, in Ada rimase soltanto l’amore.
    Madame Mimi si affrettò a tornare sui propri passi, seguita dalla bambina, a testa bassa. Ada aveva l’impressione che tutti la guardassero, burlandosi di lei. Aveva il volto contratto in una singolare smorfia di dolore, e la francese, accorgendosene, si fermò.
    “Ada,” le disse “non bisogna desiderare con tanta forza”.
    “Non posso fare altrimenti, Madame”.
    “Occorre essere più distaccati. Porsi nei confronti della vita come un generoso creditore e non come un avido usuraio”.
    “Non posso fare altrimenti” ripeté Ada» .

    ha scritto il 

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