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I cani e i lupi

By Irène Némirovsky

(96)

| Paperback

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Book Description

219 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    IL titolo del romanzo è significativo: da una parte i cani e dall'altra parte i lupi . I cani sono simbolo di quegli ebrei arricchiti che non ricordano o che non vogliono ricordare da dove sono venuti e che si sono man mano imborghes ...(continue)

    IL titolo del romanzo è significativo: da una parte i cani e dall'altra parte i lupi . I cani sono simbolo di quegli ebrei arricchiti che non ricordano o che non vogliono ricordare da dove sono venuti e che si sono man mano imborghesiti mescolandosi con la "gente comune". I lupi sono simbolo di quegli ebrei che lottano continuamente per riuscire a vivere e a superare le diversità. I geni sono gli stessi ma è difficile che cani e lupi possano andare d'accordo mescolandosi tra loro.
    Irene Nemirovsky è stata geniale in questo romanzo: con un cinismo che riscontro sempre nei suoi romanzi illustra la storia di tre personaggi Ada, Ben, Henry, le cui storie si intrecciano sin dall'inizio. Chi sarà il cane e chi sarà il lupo?

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    Annylisa84 said on Oct 21, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    una scrittura precisa, ma piena di grazia, di raffinata delicatezza.
    leggi dei pogrom e ti sembra di viverli. respiri la paura.
    ma dopo poche pagine la delicatezza delle parole te li lascia dietro alle spalle.

    e leggi di ada.
    ada che ama harry, un u ...(continue)

    una scrittura precisa, ma piena di grazia, di raffinata delicatezza.
    leggi dei pogrom e ti sembra di viverli. respiri la paura.
    ma dopo poche pagine la delicatezza delle parole te li lascia dietro alle spalle.

    e leggi di ada.
    ada che ama harry, un uomo senza valore.
    tutti i personaggi sono senza valore, perche' c'e' ada.
    solo lei.
    questa donna.
    grandissima.
    ada ama di un amore che e' fatto di attesa.
    ada aspetta harry e, pur aspettandolo, contro ogni logica, continua ad amarlo.
    ada aspetta il suo amore.
    lo fa per tutta la vita.
    lo ama sopra tutto.
    lo ama senza fine.

    e ti viene da chiedere all'Universo: una volta, fosse anche per una sola
    volta, concedimi di essere amato cosi'.
    e aspettato.

    la prima cosa è il mio nome,
    la seconda è lo sguardo di chi mi ha abbandonato.

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    ps said on Oct 17, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Tu vivi come su un'isola deserta," diceva Harry.
    "Non ho mai vissuto in altro modo. A che serve attaccarsi a quello che si dovrà perdere?"
    "Ma perchè si dovrebbe perderlo, Ada?"
    "Non lo so. E' il nostro destino. Tutto mi è sempre stato strappato.
    ...(continue)

    "Tu vivi come su un'isola deserta," diceva Harry.
    "Non ho mai vissuto in altro modo. A che serve attaccarsi a quello che si dovrà perdere?"
    "Ma perchè si dovrebbe perderlo, Ada?"
    "Non lo so. E' il nostro destino. Tutto mi è sempre stato strappato."
    "Ma io allora? Io? Tu però mi ami? Tieni a me?"
    "Quanto a te, è tutt'altra cosa. Ho vissuto senza vederti, e quasi senza conoscerti, e tu eri mio come lo sei adesso. Io, che temo sempre la disgrazia, non temo di perderti. Mi puoi dimenticare, lasciare, abbandonare, sarai sempre mio, e unicamente mio. Ti ho inventato, amore mio. Sei molto più che il mio amante. Sei una mia creatura. E' per questo che mi appartieni, quasi tuo malgrado."

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    PuccaChan ~ solo cartacei said on Aug 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Bello, tanto bello. Irene Nemirovsky è stata per me una scoperta tarda ma meravigliosa. Ogni suo libro che leggo è una perla in più che aggiungo al mio tesoro. Ho pensato spesso leggendo questa storia di ebrei, quanto Irene si sia sentita straniera i ...(continue)

    Bello, tanto bello. Irene Nemirovsky è stata per me una scoperta tarda ma meravigliosa. Ogni suo libro che leggo è una perla in più che aggiungo al mio tesoro. Ho pensato spesso leggendo questa storia di ebrei, quanto Irene si sia sentita straniera in Francia; nonostante il suo successo come scrittrice, percepiva diffidenza attorno a lei e si sentiva, una sradicata, un "ebrea errante".
    Che donna meravigliosa era!

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    ivan said on May 30, 2014 | Add your feedback

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    Ada Sinner non era una donna, non aveva nessuno dei difetti femminili, ma neanche le virtù: l’aria che respirava sembrava carica di inquietudine febbrile, e - per quanto strano potesse apparire - era proprio questo a spingere Harry verso di lei. Ada ...(continue)

    Ada Sinner non era una donna, non aveva nessuno dei difetti femminili, ma neanche le virtù: l’aria che respirava sembrava carica di inquietudine febbrile, e - per quanto strano potesse apparire - era proprio questo a spingere Harry verso di lei. Ada gli procurava un alimento che fino allora nella sua vita era mancato, ma che gli era necessario, sia pure a sua insaputa: un ardore profondo, una passione interiore che rendeva preziose le minime gioie e riusciva a cavare dalle delusioni e dai dispiaceri una sorta di gaiezza amara e primitiva.
    Harry ammirava la rigorosa frugalità di Ada, il suo disdegno del mondo esteriore, così poco simili a tutto ciò che aveva sempre visto intorno a sé, nella propria famiglia; stentava a riconoscere in lei il sangue denso e ricco che scorreva nelle vene dei suoi. Eppure il sangue era lo stesso. Solo che in lei si era mantenuto - pensava Harry - rapido e fluido come quello di un animale selvatico, non ancora addomesticato.
    Ada aveva avuto tutto il tempo di imparare quanto è difficile e incerta la vita, sempre pronta a riprendersi i beni più preziosi.
    Era cresciuta conoscendo appena il nome
    della madre morta, senza aver mai fatto visita alla sua tomba o sentito una parola su di lei, sulla sua breve esistenza.
    Ada poteva fare a meno di mangiare e dormire. Non aveva bisogno di relazioni, di bei vestiti, né dell’arredamento impeccabile che piaceva tanto a Laurence, la moglie di Harry.
    Lei era un'artista , aveva sempre disegnato.
    Non si stancava mai di farlo. Le piaceva tutto, ma in particolare riproduceva di continuo il volto di Harry, così come le era rimasto impresso nella memoria.
    Non poteva dimenticare. Era costretta a ricordarsi ogni tratto che, una volta, l'aveva colpita, ogni parola che aveva ascoltato, ogni istante di gioia o di pena.
    Continuava a scavare con ostinazione e ferocia dietro volti tristi, cieli cupi, per coglierne i segreti nascosti.
    Il mondo visibile brulicava di forme e di colori mai uguali, perennemente sfuggenti, ma nulla era più prezioso di questa ricerca, di questo continuo inseguimento.
    Quelle tele davano i brividi ad Harry: era come entrare in una dimora abbandonata, dove avevano vissuto, ed erano morte, persone conosciute e amate in passato.
    erano nati e vissuti, le loro radici era laggiù:il Quei dipinti rievocavano l'ambiente di un luogo lontano in cui entrambi clima, l’aria , le serate lungo il fiume, la polvere, in estate le strade del quartiere, così lussureggianti di tigli che in primavera si camminava sotto una volta e su un tappeto di fiori.
    Ada, ebrea di origine ucraina, apparteneva alla città bassa, vicino al fiume, viveva la marmaglia - ebrei infrequentabili, piccoli artigiani e commercianti in squallide botteghe a pigione, vagabondi, frotte di bambini che si rotolavano nel fango e parlavano solo yiddish, vestiti di stracci.
    Molto lontano da questi, in cima alle colline coperte di tigli, fra le abitazioni degli alti funzionari russi e quelle degli aristocratici polacchi, c’erano alcune belle case appartenenti a ricchi israeliti: in a di queste viveva Harry.
    Ada era andata avanti per anni senza vederlo, quasi senza conoscerlo, ma lui era suo.
    Lei, che era abituata ad aspettarsi il peggio, non aveva paura di perderlo.
    Poteva dimenticarla, abbandonarla, lasciarla, sarebbe sempre suo e solo suo.
    Lo aveva inventato lei, era molto più che il suo amante, era una sua creatura.
    L’aveva posseduto e perso.
    Certo, era un destino duro e incomprensibile il suo: ma aveva davvero avuto un passato?
    Ora che aveva dato la vita al suo bimbo,lui la ricambiava con un bel regalo: condivideva con la madre un bene che era tutto suo, il dono del sonno, dell’ignoranza, forse anche dell’oblio.
    Harry sembrava lontano: era tornato una figura di sogno.

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    Cri1967 said on May 23, 2014 | Add your feedback

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    Cit.

    «Harry alzò gli occhi e riconobbe la bambina intravista due anni prima, la bambina scarmigliata, sudicia di polvere, con le mani graffiate, che era saltata fuori da un mondo spaventoso, ripugnante, un mondo di sudore, di sporcizia e di sangue, così l ...(continue)

    «Harry alzò gli occhi e riconobbe la bambina intravista due anni prima, la bambina scarmigliata, sudicia di polvere, con le mani graffiate, che era saltata fuori da un mondo spaventoso, ripugnante, un mondo di sudore, di sporcizia e di sangue, così lontano da lui eppure, in un certo modo misterioso e temibile, a lui affine. Gli si rizzarono i capelli in testa, come a un cagnolino, ben nutrito e curato, che sente nella foresta l’ululato famelico dei lupi, i suoi fratelli selvaggi. Indietreggiò di scatto.
    “No, no, io non ballo…”.
    Nello stesso tempo, moriva di vergogna. Ricordava la durezza, l’alterigia con cui erano stati trattati i quei bambini. Sapeva che la sua reazione del momento l’avrebbe poi tormentato di rimorsi: era d’animo scrupoloso e delicato, ma avrebbe preferito stringere la mano del più lurido mendicante che piuttosto che toccare quella bambina. Ai suoi occhi non rappresentava tanto la povertà, quanto – ed era questo a farlo tremare davanti a lei – la disgrazia, una disgrazia stranamente e sinistramente contagiosa, come può esserlo una malattia.
    “Va bene, non ballate. Ma potete correre, giocare insieme… Su!”.
    Harry mormorò:
    “È impossibile, Madame Mimi”.
    “Perché?”.
    “Lo sa che…”.
    Ah, che cosa poteva dire, che cosa poteva inventarsi per farla allontanare subito, per non vedere più quegli occhi ansiosi puntati su di lui?
    “Lo sa che non mi è permesso giocare con gli altri bambini” tagliò corto.
    Nel cuore di Ada, in quel momento, l’odio assoluto si sovrapponeva all’amore assoluto, formando un sentimento così intenso, contraddittorio e tumultuoso da farla sentire come divisa in due. Ma neanche i pensieri di Harry erano semplici: aveva paura di Ada, e al contempo ne era attratto; la guardò con una curiosità sofferta e appassionata, e per un istante l’attrazione prevalso al punto da spingerlo a dire:
    “Mi dispiace davvero…”.
    Arrossì, e il suo visetto esangue, così simile a quello di Ben, divenne di porpora. Gli occhi gli si riempirono di lacrime e, a questa vista, in Ada rimase soltanto l’amore.
    Madame Mimi si affrettò a tornare sui propri passi, seguita dalla bambina, a testa bassa. Ada aveva l’impressione che tutti la guardassero, burlandosi di lei. Aveva il volto contratto in una singolare smorfia di dolore, e la francese, accorgendosene, si fermò.
    “Ada,” le disse “non bisogna desiderare con tanta forza”.
    “Non posso fare altrimenti, Madame”.
    “Occorre essere più distaccati. Porsi nei confronti della vita come un generoso creditore e non come un avido usuraio”.
    “Non posso fare altrimenti” ripeté Ada» .

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    Pseudo Hime said on May 17, 2014 | Add your feedback

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