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I cento giorni

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca Adelphi 297)

3.9
(61)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845911055 | Isbn-13: 9788845911057 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ervino Pocar

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 4

    L’uomo comprende. L’imperatore abdica.

    20 marzo – 8 luglio 1815.
    Cento giorni. La fuga dall'Elba per riconquistare il trono, la disfatta di Waterloo, l’esilio a Sant'Elena.
    Cento giorni. Tanto durò.
    “Viva l’imperatore!” è il grido del popo ...continua

    20 marzo – 8 luglio 1815.
    Cento giorni. La fuga dall'Elba per riconquistare il trono, la disfatta di Waterloo, l’esilio a Sant'Elena.
    Cento giorni. Tanto durò.
    “Viva l’imperatore!” è il grido del popolo. Ha promesso libertà e dignità a tutti. Ma chi è entrato al suo servizio ha messo la propria libertà, la propria dignità e la propria vita nelle sue mani.
    Lui “il padre della viola” come lo hanno chiamato per la sua predilezione verso quel fiore umile e valoroso non stima il suo popolo ma ne ambisce il favore.
    Allo stesso modo non apprezza l’amore ma vuole possedere le donne. Non crede nella fedeltà e nell’amicizia, ma ne è continuamente alla ricerca. Disprezza il mondo, e lo vuole conquistare. Si fida degli uomini solo dopo che son morti per lui. La morte, ecco il prezzo da pagare per la fiducia dell’imperatore.
    “Viva l’imperatore!”.
    Anche Angelina Pietri c’è in quei cento giorni. Lei non è imperatrice. Non è nobile. Angelina è una servetta, una delle tante entrate a corte. È innamorata del suo imperatore come tutte le donne di Francia. Ha persino rubato un fazzoletto che gli appartiene. Di notte, quando le compagne di stanza dormono, lo posa sul cuscino e vi immerge il viso. Suo figlio perderà la vita in battaglia. Piccolo e gracile tamburino. Napoleone si ricorderà di lui e di sua madre. Un momento di umano sentimento, di compassione verso due creature quasi sconosciute. Poi il comando secco. L’ordine di seppellirlo. In fretta. Sguaina la spada, l’abbassa sul povero sepolcro. “Per tutti, per tutti!”, mormora.
    Angelina ora sa. Le sue parole: «Era mio figlio. Ha amato l'imperatore. Come io lo amo...». Lo piange con occhi aridi e cuore pesante. Quasi lo invidia. Suo figlio è morto, a seppellirlo sono state le mani dell’imperatore.
    “Viva l’imperatore!”.
    L’imperatore è grande, l’uomo è piccolo. L’imperatore è forte. L’uomo, debole. L’imperatore è ardito. L’uomo, timoroso. L’imperatore è determinato. L’uomo, pieno di dubbi.
    Ed è l’uomo, non l’imperatore a comprendere che non si può riporre la propria fede nella violenza, nel potere e nel successo.
    “Viva l’imperatore!”.
    L’uomo comprende. L’imperatore abdica.
    La donna ama. “Viva l’imperatore!”. Nulla conta più.

    Ho provato una pena infinita per Angelina e per quel popolo che hanno riposto le proprie vite nelle mani di un solo uomo.

    ha scritto il 

  • 5

    Echeggia dall'Aldilà una Marsigliese...

    Non so perché ma d’istinto non mi è mai piaciuto molto Napoleone. Ho sempre avuto nei suoi confronti una sorta di insofferenza, senza tuttavia averne motivo. Mi sono resa conto, infatti, di non conos ...continua

    Non so perché ma d’istinto non mi è mai piaciuto molto Napoleone. Ho sempre avuto nei suoi confronti una sorta di insofferenza, senza tuttavia averne motivo. Mi sono resa conto, infatti, di non conoscere abbastanza questo personaggio storico che ha avuto una così grande importanza nella storia francese. Ciò che emerge dai libri scolastici non è certo completo ed esaustivo, in realtà spiega assai poco, non fa conoscere fino in fondo la persona che era, ma solo il personaggio.

    Ciò che ricordo dai tempi scolastici e che mi è rimasto più impresso nella memoria, della figura di Napoleone sono quasi esclusivamente impressioni negative : spocchioso, arrogante, sanguinario, megalomane, spregiudicato e follemente ambizioso .
    Questi gli aggettivi che associo a quest’uomo.
    Roth racconta invece un altro uomo. Ci fa vedere la fase più dura della vita di Napoleone. I cento giorni che intercorrono da marzo a luglio del 1815, dalla fuga dall'Elba alla disfatta di Waterloo, fino all'imbarco per Sant'Elena.
    Lo fa in maniera magistrale facendo emergere il lato umile “dell’Uomo Napoleone”. Mostrando di lui ciò che la maggior parte dei testi scolastici non dicono.
    Sì, a quanto pare Napoleone era un “uomo”, con i suoi difetti le sue debolezze, le sue paure …
    Non era soltanto lo stratega più geniale della storia.
    Su due piani paralleli i suoi ultimi cento giorni sono gli stessi cento giorni di Angelina Petri, la donna che gli lava le camicie, le stira, lo serve in silenzio. Lo ama da lontano, si dedica a lui con devozione completa. I due si incontrano soltanto una volta. Tra loro non ci sarà mai nulla ma Angelina è persa comunque.
    Angelina è solo all'apparenza timida, dolce e indifesa, in realtà ha le idee molto chiare, un carattere forte e tenace, ha all'apparenza contemporaneamente due vite … una è il suo lavoro, il suo imperatore, l’altra è una relazione con un maresciallo dell’esercito imperiale, un figlio avuto da lui, la prospettiva di un matrimonio… probabilmente dovrebbe farlo, per il suo bene per il suo futuro, per diventare una donna rispettabile… questo sarebbe dovuto essere il suo destino, ma no lei non è come tutte le altre, lei vuole tenersi il figlio, di un marito non sa che farsene e forse è meglio così…
    Nulla la deve distrarre , ma non dalla vita normale bensì dalla sua devozione per l’imperatore. Nemmeno l’incontro, tempo dopo, con il calzolaio polacco Jan Wokurka, un brav'uomo ex soldato rimasto senza una gamba per combattere le guerre dell’Imperatore. Lui sembra davvero l’unico uomo veramente interessato ad Angelina, premuroso sincero, innamorato. Con lui le prospettive potrebbero cambiare, le offre una possibilità reale di riscatto, tornare con lui nell'amata Polonia per ricominciare:

    «Vedi Angelina io te l’avevo detto. Che importa a noi piccoli della sorte dei grandi? Fossimo partiti allora per il mio paese, per la Polonia! Oggi ti ci troveresti come a casa tua e avresti dimenticato ogni cosa! » Dicendo “ogni cosa” non aveva idee precise su ciò che Angelina avrebbe potuto dimenticare; ma nello stesso momento in cui parlava Jan Wokurka si commosse e provò per lei un’immensa pietà:
    «Non si deve - continuò - attaccare il proprio cuore ai grandi, ai potenti quando si è come noi piccoli e meschini. Te lo sempre detto e da diversi giorni lo vado ripetendo ai miei sventurati amici. Vedi, Angelina, vedete signora Kasimir, io cosa ne ho ricavato? Ho legato il mio cuore a una causa grande e al grande Imperatore. Ho voluto liberare la patria. Ebbene, sono rimasto calzolaio, ho perduto una gamba, la mia patria non è libera e l’Imperatore è sconfitto. Non venite a dire che io dovrei curarmi della grande storia. Quelli che a me stanno a cuore sono le storie piccole, le storie minuscole. Per te sola, Angelina, io sto in apprensione! Dimmi ora, dopo tutto quello è successo: vuoi che partiamo? Vuoi venire con me?»

    Il modo di raccontare di Roth è semplice, sottile, delicato. Contrapponendo la storia di un “grande” alla storia di una “piccola” e insignificante lavandaia di corte mostra meglio di chiunque altro, affascinando e conquistando il lettore, l’improvviso e repentino declino di un “Mito”.

    ha scritto il 

  • 4

    Angelina sapeva che nulla era stato più potente del suo amore, un amore subitaneo che tutto comprendeva in sé, desiderio e nostalgia, superbia e pudore, brama e tristezza, vita e morte. Ora che l'impe ...continua

    Angelina sapeva che nulla era stato più potente del suo amore, un amore subitaneo che tutto comprendeva in sé, desiderio e nostalgia, superbia e pudore, brama e tristezza, vita e morte. Ora che l'imperatore era perduto per sempre (oh, di questo era più che certa!), Angelina sentiva chiaramente che soltanto di lui era vissuta, lontana da lui, separata da lui, ma della sua esistenza imperiale.

    Quelle che stanno a cuore a Roth sono le storie piccole, le storie minuscole, e rende tale anche quella di Napoleone, grande imperatore, a quella della modesta Angelina, per potercele mostrare in tutta la loro umanità. La storia di una caduta, la storia d un amore impossibile, una storia di sentimenti al suono di Allons enfants pour la patrie...

    ha scritto il 

  • 4

    Allons, enfants de la patrie!

    Attraverso un cannocchiale , forse lo stesso con cui , mesi dopo , avrebbe scrutato il profilo dell’isola di Sant’Elena, Napoleone osserva l’orizzonte ..ai suoi piedi si estende il campo di battaglia ...continua

    Attraverso un cannocchiale , forse lo stesso con cui , mesi dopo , avrebbe scrutato il profilo dell’isola di Sant’Elena, Napoleone osserva l’orizzonte ..ai suoi piedi si estende il campo di battaglia sul quale combattono e muoiono uomini e con essi il destino e il sogno.
    I colpi di artiglieria sembrano scandire un tempo materiale che si dilata in un eco infinito nell’anima dell’Imperatore…e’ l’eco dell’ennesima battaglia , l’ultima di un solo, continuo conflitto “la grande guerra francese”.
    Il combattimento si protrae da ore..proseguira’ per un tempo infinito per tanti.
    L’ultimo atto e’ riservato alla Gàrde Imperiale che serra i ranghi ed avanza malgrado il fuoco dei granatieri inglesi…perche’ ”La Guardia muore, non si arrende!”…e infatti muoiono in molti...e’ la sconfitta.
    La ritirata dell’esercito francese viene coperta 1º granatieri della della Vieille Garde , veterani i servizio da anni , due soli battaglioni tengono testa a due armate , si fermano ogni 200 metri per rettificare lo schieramento, il nemico esita a caricare il temuto corpo d’elite imperiale.
    Cosi’ i libri di storia.
    Poco di tutto questo ne “I cento giorni” di Joseph Roth , poco ma potente “E per un istante il nemico fu preso da un orrore ancora più profondo: i granatieri dell'imperatore compivano un miracolo, infatti, che era più grande ancora del miracolo delle favole, che consiste nell'essere immuni dalla morte.
    Non erano immuni dalla morte,i granatieri dell'imperatore, essi erano anzi alla morte spontaneamente votati. E da quando avevano capito di essere impotenti contro le soverchianti forze nemiche, non muovevano più contro il nemico, ma incontro alla loro
    affezionata sorella, muovevano incontro alla Morte. E per dimostrare all'altro fratello, al loro grande fratello terreno, che anche nell'ora estrema essi lo amavano, gridavano con voce
    tonante, con gola potente, in cui ancor più forza era racchiusa che nelle bocche dei cannoni, perché a gridare da quelle gole era la fedeltà stessa: «Viva l'imperatore!».

    In Roth invece prevale l’uomo Napoleone.
    La sua narrazione e’ come un cannocchiale interiore ,non amplifica l’esterno, diviene una sorta di lente d’ingrandimento dei sentimenti, della solitudine dell’uomo…l’imperatore e’ nudo, ce ne accorgiamo presto.
    Il romanzo e’ incernierato su due cardini principali, Napoleone stesso e Angelina, domestica della corte imperiale, figura innamorata e pallida che si spegne come una candela nelle brumose giornate della fine “ Non si deve..attaccare il proprio cuore ai grandi, ai potenti, quando si è come noi piccoli e meschini”.
    Il meccanismo di Roth e’ giocato su un cupo ritmo di fondo, scandito oscuramente dal motto “Viva l’Imperatore” che accompagna ogni momento saliente della narrazione.
    Ma e’ come lo stridore di imposte lasciate aperte nel vento, un rumore che narra di abbandono , di una crepuscolare gloria ormai al tramonto … la maestria narrativa dello scrittore austriaco si dispiega proprio in questi passaggi.
    Chi lo conosce trovera’ in questo romanzo gli elementi tipici della sua prosa, il pathos nostalgico che avvolge la narrazione, la contrapposizione tra il flusso imperioso della storia e il fluire sommesso della vita del singolo “Si strinsero la mano. Entrambi avevano la mano bagnata dalla pioggia, mani che non avevano più alcun calore.Pareva che si scambiassero la pioggia.”
    Nel mare della storia , goccia di pioggia indistinguibilel’una dall’altra, si perde la vita di ognuno di noi.

    ha scritto il 

  • 4

    Commuove l'amore di Angelina per il grande Napoleone,per la quale anche "la sua ombra era dorata" e il fatto di "essergli sottomessa era motivo di orgoglio".Non si rassegna lei alla caduta dell'impera ...continua

    Commuove l'amore di Angelina per il grande Napoleone,per la quale anche "la sua ombra era dorata" e il fatto di "essergli sottomessa era motivo di orgoglio".Non si rassegna lei alla caduta dell'imperatore ed ha un bel dire Wokurka che "noi piccoli non dovremmo far dipendere la nostra vita dai grandi. Se vincono soffriamo e se perdono soffriamo anche di più" . Roth con la storia di questa figura di donna semplice esprime molto bene l'ascendente che può avere un conquistatore come Napoleone sul suo popolo,anche se lo fa sognare solo per cento giorni,dopo la fuga dall'Elba fino alla sua disfatta di Waterloo. L'autore esprime con forza la grandezza e la forza dell'imperatore,lo fa descrivendone gli atteggiamenti,i pensieri,la sua divisa,ma nello stesso tempo è abile nel farci sentire la sua solitudine,la nostalgia,il suo senso d'impotenza e di sconfitta mentre lascia la Francia per Sant'Elena su una nave inglese.

    ha scritto il 

  • 3

    Un Roth malinconico, già propenso a guardare al passato con nostalgia eccessiva e (direi) un po' scontata. Qui si sceglie un protagonista grandissimo (Napoleone) e uno minimo (Angelina) e ne intreccia ...continua

    Un Roth malinconico, già propenso a guardare al passato con nostalgia eccessiva e (direi) un po' scontata. Qui si sceglie un protagonista grandissimo (Napoleone) e uno minimo (Angelina) e ne intreccia i destini in un modo che può ricordare Tolstoj. Ma non c'è epica in questo romanzo, piuttosto un senso di decadenza, e anche, forse, un certo compiacimento nel girarsi indietro e dichiarare che tutto è perduto. A Waterloo vediamo solo l'ultimo attacco della Guardia, e poi Napoleone che si aggira, per molte pagine, fra i caduti: Continuamente credeva di dover riconoscere proprio quel morto o quel ferito che era lì fra i suoi piedi. Ahimé, li conosceva tutti, meglio di quanto in quel momento i soldati vivi, in fuga, conoscessero lui. Non il miglior Roth, non il più originale.

    ha scritto il 

  • 4

    amore disinteressato

    J Roth riesce a dare dignità all'amore per Napoleone della semplice e sfortunata serva di corte Angelina Pietri. Parallelamente racconta la caduta dell'imperatore attraverso i sentimenti contrastanti ...continua

    J Roth riesce a dare dignità all'amore per Napoleone della semplice e sfortunata serva di corte Angelina Pietri. Parallelamente racconta la caduta dell'imperatore attraverso i sentimenti contrastanti che si intrecciano, sfiorando il delirio, nella sua mente e nel suo cuore.

    ha scritto il