I confini di Babele

Il cervello e il mistero delle lingue impossibili

Di

Editore: Longanesi

3.9
(54)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 308 | Formato: Altri

Isbn-10: 8830422800 | Isbn-13: 9788830422803 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Non-narrativa , Filosofia , Scienza & Natura

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Descrizione del libro
Andrea Moro introduce a una delle scoperte più attuali e importantinell'ambito della linguistica: le grammatiche possibili non sono affattoinfinite, e il loro numero è limitato dalla struttura biologica del nostroorganismo. Dopo una sintesi delle ricerche degli ultimi cinquant'anni,l'autore illustra due recenti esperimenti nell'ambito delle neuroimmagini, chehanno segnato un cambiamento radicale nel modo di studiare il linguaggio, perconcludere con una proposta di ricerca al confine tra biologia e linguistica,un ambito di indagine che sta emergendo nella comunità scientifica comeprospettiva dominante per il futuro.
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  • 4

    Bel libro che unisce linguistica, neurologia e fisica (mi raccomando, leggere l'edizione 2015 del Mulino, molto aggiornata rispetto alla precedente Longanesi 2006).

    Che ai fini del linguaggio esista u ...continua

    Bel libro che unisce linguistica, neurologia e fisica (mi raccomando, leggere l'edizione 2015 del Mulino, molto aggiornata rispetto alla precedente Longanesi 2006).

    Che ai fini del linguaggio esista una forma di pre-impostazione del cervello umano, con possibilità di variare al limite solo alcuni “parametri”, e che solo a quest’ultimo aspetto sia dovuta l’apparente innumerevolezza delle lingue esistenti e esistite, è un’intuizione abbastanza naturale. Se le grammatiche possibili fossero infinite, sarebbe davvero difficile comprendere come un neonato possa apprendere dal nulla un'intera lingua in pochi mesi.

    Che poi il linguaggio debba avere strutture sue proprie e tipiche, non filiazioni di aree del cervello associate ai movimenti, come ipotizzato in modo interessante da alcuni, è anch’essa una intuizione relativamente diretta, altrimenti non si spiegherebbe come animali, su tutti i primati, con movimenti molto complessi, non abbiano sviluppato forme di comunicazione nemmeno lontanamente comparabili al linguaggio umano.

    Date queste intuizioni, diventa però difficile:

    1) dal punto di vista linguistico, individuare ciò che sembra comune a tutte le lingue note, estinte o meno, e che quindi potrebbe essere legato a una vera e propria pre-impostazione del cervello. Nel libro, questo elemento viene identificato nella SINTASSI della lingue umane: a dispetto delle apparenze, tutte le sintassi, anche quelle sviluppatesi per quanto ne sappiamo senza contatti tra loro in luoghi remoti della Terra, sembrano rispettare regole precise (e i metodi per individuarle, li ho giudicati molto ingegnosi);

    2) dal punto di vista neurologico, capire, sulla base delle vigenti conoscenze, come ci aspettiamo debba comportarsi il cervello se veramente questi elementi sono “pre-stampati” in esso;

    3) dal punto di vista fisico, escogitare esperimenti e rilievi sul cervello con le moderne tecnologie a disposizione, che siano in grado di verificare o confutare quanto sopra in maniera non ambigua.

    Il risultato di tutto ciò è un libro gustoso, che riesce a sintetizzare divulgazione e rigore in modo direi piuttosto riuscito.

    P.S. nota di folklore

    La Linguistica ha cercato fin dall'inizio di proporsi come la più esatta delle inesattissime Scienze Umane. Questo genera un notevole complesso di inferiorità dei linguisti verso gli scienziati "esatti", che inevitabilmente *sanno* ciò di cui i linguisti, inevitabilmente, parlano solo per sentito dire.

    La cosa si palesa da un lato nel "tono" che i linguisti si danno verso i loro colleghi umanisti (che a parer mio, avendo fatto più la pace con se stessi, mi paiono molto più rilassati e, meno pretenziosi, perfettamente godibili quando parlano del loro), dall'altro con reiterate e a volte un po' insincere dichiarazioni di umiltà nei loro testi, nel timore che ogni tanto i loro libri vengano letti da veri chimici, veri fisici, veri naturalisti, e quindi possano prendersi dei rimbrotti (figuraccia, se li vedessero i loro colleghi umanisti senza pretese).

    ha scritto il 

  • 4

    Testo molto interessante, anche se a tratti un po' ripetitivo. L'argomento mi affascina veramente, ma mi rendo conto che si tratta di temi che ai più non interessano. La parte più interessante è senza ...continua

    Testo molto interessante, anche se a tratti un po' ripetitivo. L'argomento mi affascina veramente, ma mi rendo conto che si tratta di temi che ai più non interessano. La parte più interessante è senza dubbio quella sugli esperimenti di neuroimmagine, forse anche perché l'autore fa un bel lavoro di introduzione.

    ha scritto il 

  • 4

    Purtroppo temo che non avrà grande diffusione tra un pubblico di non-linguisti (in effetti alcune parti, specie all'inizio e alla fine, sono piuttosto pesanti e danno l'idea che "non si arrivi al punt ...continua

    Purtroppo temo che non avrà grande diffusione tra un pubblico di non-linguisti (in effetti alcune parti, specie all'inizio e alla fine, sono piuttosto pesanti e danno l'idea che "non si arrivi al punto") ma è un saggio davvero interessante per chi si interessa del linguaggio e, in questo caso, della sua codifica a livello cerebrale. Molto bella la parte centrale, più sperimentale, così come la descrizione dei "casi clinici", a tratti davvero stupefacente per un profano.

    ha scritto il