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I custodi del libro

By Geraldine Brooks

(207)

| Paperback | 9788865590201

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Book Description

È il 1996 a Sarajevo e Hanna Heath, trentenne restauratrice australiana di manoscritti e libri antichi, è appena giunta nella capitale bosniaca devastata da cinque anni di guerra civile e ancora sotto il fuoco dei cecchini. Qualche giorno prima, Hann Continue

È il 1996 a Sarajevo e Hanna Heath, trentenne restauratrice australiana di manoscritti e libri antichi, è appena giunta nella capitale bosniaca devastata da cinque anni di guerra civile e ancora sotto il fuoco dei cecchini. Qualche giorno prima, Hanna ha ricevuto da Gerusalemme una telefonata da un insigne studioso di antichi manoscritti ebraici. L'israeliano le ha comunicato che durante la Pasqua ebraica, il capo della comunità giudaica di Sarajevo ha tirato fuori la Haggadah, il celebre libro di preghiere che si pensava ridotto in cenere sotto i bombardamenti del '92. Hanna conosce bene la Haggadah di Sarajevo: un manoscritto ebraico prodotto in Spagna in età medievale e ricco di variopinte miniature, inusuali in un'epoca in cui la fede giudaica condannava ogni genere di illustrazione; un'opera così preziosa e fondamentale nella storia dell'ebraismo che quando, negli anni Quaranta, i nazisti e i famigerati reparti della Mano Nera cercarono di impadronirsene, il bibliotecario musulmano del Museo di Sarajevo la pose in salvo. E ora il libro è stato nuovamente sottratto alla furia distruttrice e alla follia degli uomini. Hanna si è affrettata ad accettare l'incarico di restaurarlo ed è accorsa subito al Museo Nazionale di Sarajevo, dove ora stringe tra le mani quel manoscritto raro e di grande bellezza con le sue miniature dai colori ancora puri e vividi come nel giorno lontano in cui sono stati stesi sulla carta.

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    "Volevo evocare i custodi del libro,le diverse mani che l'avevano creato,adoperato,protetto. Volevo che fosse un racconto avvincente,perfino con un po' di suspense....Cercai di restituire l'atmosfera carica di tensione che circondava le gesta efferat ...(continue)

    "Volevo evocare i custodi del libro,le diverse mani che l'avevano creato,adoperato,protetto. Volevo che fosse un racconto avvincente,perfino con un po' di suspense....Cercai di restituire l'atmosfera carica di tensione che circondava le gesta efferate dell'Inquisizione,la cacciata degli ebrei,il bagliore delle fiamme,i naufragi,la paura..." con queste parole Hanna descrive il saggio che desidera scrivere su quel libro così importante e prezioso,l'Haggadah di Sarajevo e questo assieme ad altri riferimenti come ad esempio il primo "ghetto",la censura soprattutto sui libri ebraici,le belle descrizioni delle miniature è quanto troviamo in questo bel libro di G. Brooks. Una lettura che coinvolge,l'autrice con abilità porta il lettore a viaggiare a ritroso nel tempo dal 1996 al 1480 e in vari luoghi,Siviglia,Venezia,Vienna,Sarajevo,Tarragona ,un lungo viaggio in compagnia di vari personaggi e delle loro storie che ruotano attorno all'antico manoscritto ebraico. Una storia che appassiona anche se spesso ci si sente prendere dall' amarezza,dalla tristezza,ma non potrebbe essere diversamente,le persecuzioni,le guerre,le violenze ci sono state e purtroppo ci sono ancora.

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    Auta49 said on Aug 18, 2014 | Add your feedback

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    Un manoscritto del quindicesimo secolo, la Haggadah di Sarajevo, studiato e analizzato al microscopio per valutarne l'autenticità, si rivela essere un prezioso reperto nelle cui pagine si scoprono storie infinite che esulano solo in parte dal contes ...(continue)

    Un manoscritto del quindicesimo secolo, la Haggadah di Sarajevo, studiato e analizzato al microscopio per valutarne l'autenticità, si rivela essere un prezioso reperto nelle cui pagine si scoprono storie infinite che esulano solo in parte dal contesto, svelando il lungo e complesso viaggio fatto compiere allo stesso sia nel tempo che nello spazio.
    È la certezza nella propria abilità operativa e nella propria capacità intuitiva a spronare la ricercatrice a non limitarsi ad un'analisi superficiale, ma ad approfondire il mistero celato in alcuni indizi, un'ala di farfalla, una macchia di vino, acqua di mare, che schiudono un mondo ricco delle più disparate esperienze e di complesse vite segrete. Un interessante percorso di vita e di arte da Sydney a Sarajevo, da Vienna a Venezia, da Tarragona a Siviglia fino a Gerusalemme, quello proposto seguendo il proprio istinto e il proprio cuore, per giungere alla scoperta di verità a volte scomode ma rivelatrici, all'insegna di una costante e illuminante attività di studio e di ricerca. Ma anche culture a confronto, musulmana, cristiana ed ebraica, ad indicare che, se le ideologie e le guerre dividono, l'amore per un 'passato' identificabile nell'arte e nella cultura riesce a superare barriere altrimenti insormontabili, all'insegna di un multietnicismo possibile e realizzabile: "Guarda dov’è la sinagoga: fra la moschea e la chiesa ortodossa".
    Se l'intento principale di colei che tesse e intreccia sapientemente i fili delle differenti storie è quello di "evocare i custodi del libro, le diverse mani che l’avevano creato, adoperato, protetto”, per chi legge è soprattutto la rievocazione di crudeli eventi storici che si ripetono nell'arco di qualche secolo a lasciare nell'anima e nella mente una profonda amarezza, anche se, alla fine, è la speranza ad avere il sopravvento e a lasciare aperta una concreta possibilità: “Quel libro voleva metterci alla prova, scoprire se eravamo ancora in grado di capire una semplice verità: le cose che ci uniscono sono più di quelle che ci dividono. Un essere umano vale in quanto tale, che sia giudeo, musulmano, cattolico o ortodosso".

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    Gabbiano said on Jul 21, 2014 | Add your feedback

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    È la primavera del 1996 a Sarajevo e Hanna Heath, trentenne restauratrice australiana di manoscritti e libri antichi, è appena giunta nella capitale bosniaca devastata da cinque anni di guerra civile e ancora sotto il fuoco dei cecchini.
    Alle due del ...(continue)

    È la primavera del 1996 a Sarajevo e Hanna Heath, trentenne restauratrice australiana di manoscritti e libri antichi, è appena giunta nella capitale bosniaca devastata da cinque anni di guerra civile e ancora sotto il fuoco dei cecchini.
    Alle due del mattino di qualche giorno prima, Hanna ha ricevuto da Gerusalemme una telefonata da un insigne studioso di antichi manoscritti ebraici. Con voce eccitata, l’israeliano le ha comunicato che durante il pranzo di Pesach, la Pasqua ebraica, il capo della comunità giudaica di Sarajevo, con un teatrale colpo di scena, ha tirato fuori la Haggadah venuta alla luce nel 1984 nella capitale bosniaca, il celebre libro di preghiere che si pensava ridotto in cenere sotto i bombardamenti del ’92.
    Hanna ha sussultato alla notizia. Conosce bene la Haggadah di Sarajevo: un manoscritto ebraico prodotto in Spagna in età medievale e ricco di variopinte miniature, inusuali in un’epoca in cui la fede giudaica condannava ogni genere di illustrazione; un’opera così preziosa e fondamentale nella storia dell’ebraismo e dell’umanità che quando, negli anni Quaranta, i nazisti e i famigerati reparti della Mano Nera cercarono di impadronirsene, il bibliotecario musulmano del Museo di Sarajevo la pose in salvo.
    E ora, stando a quanto le ha riferito l’israeliano, il libro è stato nuovamente sottratto alla furia distruttrice e alla follia degli uomini da un musulmano: il direttore della biblioteca del museo che, in un giorno del 1992, sotto una pioggia di bombe, l’ha nascosto e posto al riparo.
    Hanna si è affrettata ad accettare l’incarico di restaurarlo ed è accorsa subito al Museo Nazionale di Sarajevo, dove ora stringe tra le mani quel manoscritto raro e di grande bellezza con le sue miniature dai colori ancora puri e vividi come nel giorno lontano in cui sono stati stesi sulla carta.
    È dalla sua voce che apprendiamo la magnifica storia dell’opera, una vicenda fatta di macchie di vino e di sangue, di splendidi fermagli smarriti, di farfalle di montagna, di storie d’amore e di vigliaccheria, di secoli di splendore e di decadenza, e di gloriose città: la Siviglia del 1480, la Tarragona del 1492, la Venezia del 1609, la Vienna del 1894.
    Dopo Annus mirabilis, Geraldine Brooks ci offre con I custodi del libro un’altra prova del suo incomparabile talento, narrandoci l’avvincente storia di un manoscritto sopravvissuto all’Inquisizione e a tutte le persecuzioni sofferte lungo il corso dei secoli dagli ebrei, un libro che simboleggia la forza stessa della vita che si oppone alle tenebre della morte.
    La parola haggadah deriva dalla radice ebraica hgd , “racconto”, e si riferisce al precetto biblico che impone ai genitori di narrare ai figli la storia dell’Esodo; si tratta di testi adatti ad essere portati a tavola durante la cena rituale della Pasqua ebraica. Proprio alla vera storia di questo codice si ispira I custodi del libro. Un libro da leggere!

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    Jack said on Feb 6, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Bel libro,molto meglio del tanto decantato Annus Mirabilis. peccato per lo stile a volte un po' sciatto (non tollero certe espressioni troppo "parlate" in un libro così) ma avvincente per la storia dei personaggi di epoche diverse che girano intorno ...(continue)

    Bel libro,molto meglio del tanto decantato Annus Mirabilis. peccato per lo stile a volte un po' sciatto (non tollero certe espressioni troppo "parlate" in un libro così) ma avvincente per la storia dei personaggi di epoche diverse che girano intorno a questo libro sacro.
    Ha fatto nascere in me molte curiosità culturali e questo è già un bene,senza essere un capolavoro fa un'ottima compagnia a chi ama il genere storico.

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    aria75 said on Jan 17, 2014 | Add your feedback

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    Un libro molto piacevole da leggere, che scorre tra avvenimenti storici e fantasia... Questa Haggadah ti fa viaggiare, sognare. Ottima Geraldine, si capisce che lei ė la prima ad essere affascinata dall'antico manoscritto: penso sia per questo che si ...(continue)

    Un libro molto piacevole da leggere, che scorre tra avvenimenti storici e fantasia... Questa Haggadah ti fa viaggiare, sognare. Ottima Geraldine, si capisce che lei ė la prima ad essere affascinata dall'antico manoscritto: penso sia per questo che sia riuscita a coinvolgermi!

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    Kemmy said on Oct 22, 2013 | Add your feedback

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    Geraldine Brooks non brilla certo per lo stile semplice al limite del banale, non dissimile dalla letteratura di largo consumo. La sua forza sta nella trasformazione di una lunga ricerca storica in un affascinante racconto fittizio dedicato alle peri ...(continue)

    Geraldine Brooks non brilla certo per lo stile semplice al limite del banale, non dissimile dalla letteratura di largo consumo. La sua forza sta nella trasformazione di una lunga ricerca storica in un affascinante racconto fittizio dedicato alle peripezie affrontate dai "custodi per caso" di un celebre, inusuale manoscritto realmente esistente, la Haggadah di Sarajevo, impegnati in diversi luoghi e secoli a preservarla dalla distruzione, anche a costo della vita.

    Pur facendo leva su ricostruzioni fantastiche, sicuramente affascinanti ma talvolta improbabili, la Brooks riesce a rendere piacevole una lunga, frammentaria lezione storiografica sul valore della parola scritta nel rapporto tra le tre grandi religioni monoteistiche del Mediterraneo. Inoltre siamo di fronte all'ennesimo, riuscitissimo esempio di libro dedicato all'amore per i libri.

    Piccola nota: il titolo originale "People of the Book" suonerà più sempliciotto di quello italiano, ma si rivela più sfaccettato e "meta". Infatti è proprio così che i musulmani chiamano i credenti delle altre grandi religioni monoteiste basate su testi sacri. Considerando il ruolo di salvatori del testo ebraico ricoperto da molti personaggi musulmani dell'opera e la centralità della problematica della pacifica convivenza religiosa tra le tre grandi religiosi negli episodi narrati, è un peccato che questa allusione si perda nelle pieghe della traduzione.

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    Gardy said on Oct 14, 2013 | Add your feedback

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