I delitti della Rue Morgue

Di

Editore: Grafica Editore

3.8
(796)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback

Isbn-10: A000006193 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 3

    slimmare un meister?!

    piumini è traduttore da mo' ed è un grande autore, mi chiedo quanto serva slimmare un maestro come Poe per i giovani, che troverebbero il testo originale più articolato e "noioso" di questo semplifica ...continua

    piumini è traduttore da mo' ed è un grande autore, mi chiedo quanto serva slimmare un maestro come Poe per i giovani, che troverebbero il testo originale più articolato e "noioso" di questo semplificato... se i giovani lettori non alzano l'asticella della loro pazienza lettivora come potranno affrontare un giorno scrittori assai più complessi cfr foster wallace o vollman? boh, quesito ozioso!?

    ha scritto il 

  • 2

    Un racconto ben scritto e, guardando all'anno di pubblicazione, un probabile capostipite del romanzo giallo.
    Se si mettono da parte i suddetti meriti, tuttavia, l'opera risulta anacronistica: la soluz ...continua

    Un racconto ben scritto e, guardando all'anno di pubblicazione, un probabile capostipite del romanzo giallo.
    Se si mettono da parte i suddetti meriti, tuttavia, l'opera risulta anacronistica: la soluzione del delitto è molto fantasiosa e basata sulle scarse conoscenze dell'epoca nel campo della ... (evito lo spoiler).

    ha scritto il 

  • 2

    Siamo nella Parigi ottocentesca. La voce narrante ci parla di un certo Monsieur Dupin e della sua abilità nel comprendere i piccoli dettagli e nello sfruttare la logica.

    I due, per un certo periodo, c ...continua

    Siamo nella Parigi ottocentesca. La voce narrante ci parla di un certo Monsieur Dupin e della sua abilità nel comprendere i piccoli dettagli e nello sfruttare la logica.

    I due, per un certo periodo, convivono sotto lo stesso tetto; di giorno si dedicano agli studi e alla scrittura, di notte vanno in giro per i vicoli della capitale francese.

    Una notte, durante questa convivenza, Parigi viene scossa da un barbaro duplice omicidio. I giornali raccontano di urla terribili che hanno spezzato il silenzio della notte e della morte di due donne, madre e figlia.

    Molte persone sono state interrogate dalla polizia, ma non c’è alcun indizio che possa rivelare alla polizia l’identità dell’assassino. La polizia, quindi, brancola nel buio, anche perchè i testimoni raccontano di aver sentito due voci sconosciute senza riuscire a concordare sulla nazionalità di una di esse, e poi non sembrano esserci vie di fuga.

    Monsieur Dupin affianca la polizia e, dopo un semplice sopralluogo nella casa del delitto, è in grado di svelare l’enigma…

    L’autore è senz’altro di tutto rispetto, ma questo giallino è un po’ scolorito.

    Fino ad un certo punto si legge volentieri, si segue il ragionamento di Dupin, ci si incuriosisce e ci si affretta a leggere per scoprire l’identità di questo crudele assassino.

    Ed è a quel punto che ti chiedi: “Non avrebbe, il famoso Edgar A. Poe, potuto escogitare qualcosa di più plausibile e scegliere un assassino meno improbabile?”

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei capolavori dello sfortunato e controverso Poe.Qui si dispiega tutta la sua maestria nel raccontare e saper indurre davvero terrore,spavento ed orrore nel lettore,cosa che solo i grandi narrato ...continua

    Uno dei capolavori dello sfortunato e controverso Poe.Qui si dispiega tutta la sua maestria nel raccontare e saper indurre davvero terrore,spavento ed orrore nel lettore,cosa che solo i grandi narratori sanno fare.Inutile soffermarsi sui singoli racconti che ormai sono considerati dei classici.

    ha scritto il 

  • 4

    Se fosse stato scritto nella Golden Age, 'I delitti della Rue Morgue' arriverebbe a malapena a quattro stelle. Ma, una volta tanto, va valutato anche il periodo in cui è stato scritto (e, a parte alcu ...continua

    Se fosse stato scritto nella Golden Age, 'I delitti della Rue Morgue' arriverebbe a malapena a quattro stelle. Ma, una volta tanto, va valutato anche il periodo in cui è stato scritto (e, a parte alcuni piccoli aspetti, incredibilmente non risente del passare del tempo!) e il fatto che è il precursore ante litteram della letteratura gialla, per cui merita appieno le cinque stelle.
    Già sapendo per sommi capi la storia e la soluzione (chi ama i gialli non può non averne mai sentito parlare!), è stata una lettura per me del tutto particolare, alla ricerca di tanti aspetti, anche secondari, del racconto, piuttosto che cercare di indovinare cosa è successo. Così ho interpretato la lunga (considerando il numero di pagine del testo) parentesi iniziale come un modo per avvicinarlo alla letteratura allora esistente, dando un senso che si spingesse al di là di quel “giallo” che ancora non esisteva. E la chiusa finale, che vi si ricollega, va quindi vista come una sorta di “senso morale” che si può attribuire al racconto.
    Quanto alla trama gialla in senso stretto, ho trovato quasi “commoventi” le ripetizioni, all'insegna del fair play con il lettore, relative al fatto che nessuno, pur di cinque Paesi diversi (la cui contemporanea presenza in loco al momento del duplice omicidio, è deliziosamente improbabile), sia riuscito ad interpretare la lingua del “secondo soggetto” presente sulla scena del crimine. La soluzione della camera chiusa non è invece per me così campata in aria (ci può stare), compreso il chiodo che blocca la finestra (anche se qui l'autore non è stato convincente nella descrizione per spiegare come sia scattata la molla dopo l'uscita dalla camera).
    A farmi sorgere il dubbio che Poe non intendesse dare vita ad un nuovo genere letterario, però, mi ha subito spinto il seguito de 'I delitti della Rue Morgue': 'Il mistero di Marie Roget'. Che, al contrario del primo racconto, merita una sola stella, perché inutilmente lungo, prolisso e – dal punto di vista giallistico – inconcludente.
    Il terzo racconto della raccolta ('La lettera rubata') è una sorta di “spy story” alla Agatha Christie, in cui il furto di una lettera viene analizzato al solo fine del gioco psicologico di capire dove è finita (tutti sanno fin da subito il nome dell'autore del furto). Condotta con il consueto stile “scientifico” di Dupin, la ricostruzione, nonostante un paio di affermazioni a dir poco razziste (i napoletani si ubriacano spesso, i poeti sono tutti sciocchi), è tutto sommato convincente e basata su un'idea che sarà ripresa più volte da altri autori: quattro stelle.
    Infine, 'Il cuore rivelatore', il breve racconto della pazzia di un omicida, dall'atmosfera opprimente, più che di vero terrore. Poche pagine che mi hanno ricordato alcuni racconti della 'Rivista di Ellery Queen' con cui si chiudevano una volta i Gialli Mondadori. Non riesco in tutta onestà a valutarlo: dico solo che personalmente non mi è piaciuto.

    ha scritto il 

  • 5

    Se fosse stato scritto nella Golden Age, arriverebbe a malapena a quattro stelle. Ma, una volta tanto, va valutato anche il periodo in cui è stato scritto (e, a parte alcuni piccoli aspetti, incredibi ...continua

    Se fosse stato scritto nella Golden Age, arriverebbe a malapena a quattro stelle. Ma, una volta tanto, va valutato anche il periodo in cui è stato scritto (e, a parte alcuni piccoli aspetti, incredibilmente non risente del passare del tempo!) e il fatto che è il precursore ante litteram della letteratura gialla, per cui merita appieno le cinque stelle.
    Già sapendo per sommi capi la storia e la soluzione (chi ama i gialli non può non averne mai sentito parlare!), è stata una lettura per me del tutto particolare, alla ricerca di tanti aspetti, anche secondari, del racconto, piuttosto che cercare di indovinare cosa è successo. Così ho interpretato la lunga (considerando il numero di pagine del testo) parentesi iniziale come un modo per avvicinarlo alla letteratura allora esistente, dando un senso che si spingesse al di là di quel “giallo” che ancora non esisteva. E la chiusa finale, che vi si ricollega, va quindi vista come una sorta di “senso morale” che si può attribuire al racconto.
    Quanto alla trama gialla in senso stretto, ho trovato quasi “commoventi” le ripetizioni, all'insegna del fair play con il lettore, relative al fatto che nessuno, pur di cinque Paesi diversi (la cui contemporanea presenza in loco al momento del duplice omicidio, è deliziosamente improbabile), sia riuscito ad interpretare la lingua del “secondo soggetto” presente sulla scena del crimine. La soluzione della camera chiusa non è invece per me così campata in aria (ci può stare), compreso il chiodo che blocca la finestra (anche se qui l'autore non è stato convincente nella descrizione per spiegare come sia scattata la molla dopo l'uscita dalla camera).

    ha scritto il