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I demoni

2 voll.

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

4.4
(2777)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Russo , Finlandese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Catalano , Rumeno

Isbn-10: A000178801 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Political

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    L’introduzione alla presente edizione ci guida addentro alla lettura affidandoci l’idea che Dostoevskij abbia scritto il romanzo con rabbia “diretta verso quei giovani rivoluzionari – i “demoni” del titolo – che intorno al 1870 cercavano di scalzare dal potere i liberali della vecchia generazione ...continua

    L’introduzione alla presente edizione ci guida addentro alla lettura affidandoci l’idea che Dostoevskij abbia scritto il romanzo con rabbia “diretta verso quei giovani rivoluzionari – i “demoni” del titolo – che intorno al 1870 cercavano di scalzare dal potere i liberali della vecchia generazione” [cit.] – ma io non mi trovo d’accordo. La rabbia dell’autore, se di rabbia si tratta (io parlerei piuttosto di dolore, sconcerto e angosciosa frustrazione, sapientemente celati ma mai del tutto nascosti dietro la confusione e lo sdegno di un testimone diretto dei fatti che alla generazione dei liberali è intimamente connesso, pur non appartenendovi) – questo sentimento dell’autore, insomma, è interamente rivolto proprio a quei liberali della vecchia generazione: padri e madri incapaci di trasmettere ai propri figli i valori che dovrebbero guidarli in mezzo al mondo, in quanto essi stessi se ne dichiarano privi.

    A conferma di questa linea di pensiero, il romanzo si apre con l’impietosa e a tratti comica descrizione di due di questi esponenti, i quali sono anche i genitori dei due protagonisti: Stepan Trofimovic (padre di Pjotr Stepanovic) e Varvara Petrovna (madre di Nikolaj Stavroghin), dipinti quasi come macchiette, personaggi innocui e inconcludenti, sono in realtà la matrice di ogni male. Non sanno se credono in Dio, se vi credono non credono però nella chiesa, non credono più nella grande madre Russia e tuttavia espongono icone e perpetrano la tradizione, spesso dimenticano i propri figli al punto tale da non ricordarsene il nome, si rincorrono l’un l’altra per vent’anni senza mai riuscire a farsi altro che dispetti, rinchiudendosi stolidamente in una fortezza d’orgoglio, e trovano il coraggio per rivelare i propri sentimenti soltanto in punto di morte. Il loro disinteresse lascia vuoti di potere nei quali l’anarchia è pronta a infilarsi e germogliare indisturbata.

    Da certi presupposti non ci si può aspettare altro che una progenie “al di là del bene e del male”, incapace cioè di perseguire il bene ma anche di provare davvero un perverso piacere nel male, destinata all’insoddisfazione eterna per se stessa e alla rovina verso gli altri – in una parola: il caos. Le due figure che arrivano a contendersi la scena sono simili nella forgia ma opposte nella materia. Pjotr Stepanovic, l’uomo dei lunghi discorsi che confondono le menti, ha un piano ma non l’ingegno necessario ad attuarlo: si muove a caso, colpendo qua e là, manovra le persone a proprio piacimento, ingiuria pubblicamente il padre, non si pente mai di nulla; per questo motivo ha bisogno di Nikolaj Stavroghin, il quale ha invece il carisma ma è talmente disinteressato di tutto da non rendersi conto neppure dell’ascendente che ha sugli altri: pensa di lasciarsi manovrare ma è sempre lui che manovra, le sue idee si instillano nelle menti altrui e vi rimangono anche dopo essere scomparse dalla sua, la sua incuria dà adito ai crimini peggiori, la sua confusione arriva a infettare e distruggere tutto ciò che lo coinvolge, fino all’estrema distruzione: quella di se stesso. Incapaci di individuare la propria posizione nel mondo, i “demoni” non sembrano trovare altra soluzione che annientarlo.

    I demoni è un romanzo attualissimo, dedicato alle colpe dei genitori che ricadono sui figli. Con questo non si intenda che i figli sono da considerarsi alieni dalle colpe e il castigo ricadrà, inesorabile, anche e soprattutto su di loro. Il dettaglio che sembra fare la differenza, come viene sottolineato nella riga conclusiva, è la disposizione mentale con cui ci si pone nei confronti della colpa. Mentre gli altri personaggi sono sempre dominati da qualche forma di alienazione (Stepan Trofimovic e Varvara Petrovna sono spesso vittime di attacchi isterici, Liza è un tipico esempio di quello che oggi definiremmo un soggetto bipolare, Lebjadkin è un ubriacone, Maria Timofejevna è demente, e così via), i demoni sono invece lucidissimi e pienamente in possesso delle proprie facoltà mentali. Sono solo cinici, annoiati e privi di qualsiasi riferimento morale.

    In un racconto di fantascienza, Stavroghin sarebbe l’eroe che sceglie di passare al lato oscuro. In realtà, non ha mai avuto scelta.

    Leggi la recensione qui: http://zeldasroom.wordpress.com/2013/12/14/i-demoni-di-fedor-michajlovic-dostoevskij/

    ha scritto il 

  • 5

    Alla rilettura mi e' sembrato il romanzo meno riuscito di D. : pagine noiose sui circoli liberali e le idee socialiste come viatico per gli assassini, a loro volta tratteggiati in modo superficiale ed eccessivo. Pur riconoscendo all'autore un afflato profetico su quello che in Russia sarebbe succ ...continua

    Alla rilettura mi e' sembrato il romanzo meno riuscito di D. : pagine noiose sui circoli liberali e le idee socialiste come viatico per gli assassini, a loro volta tratteggiati in modo superficiale ed eccessivo. Pur riconoscendo all'autore un afflato profetico su quello che in Russia sarebbe successo di li' a pochi decenni, e la capacita' di scandagliare la propensione al male che trova il riscatto solo nel suicidio e senza mettere in discussione la forza narrativa nello scolpire i suoi personaggi ; ho trovato questo romanzo pieno di insopportabili luoghi comuni. D. mette in mostra le cupezze, i sensi di colpa, la lussuria, l'avidità : qui ci si deve fermare : i personaggi che tratteggia restano nell'anima. Ma quando tenta di elaborare teorie, rivela tutta la pochezza confusa delle sue idee religiose , politiche e panslaviste.

    ha scritto il 

  • 5

    “Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Ed egli rispose: «Legione»; perché molti demòni erano entrati in lui. Ed essi lo pregavano che non comandasse loro di andare nell'abisso. C'era là un branco numeroso di porci che pascolava sul monte; e i demòni lo pregarono di permetter loro di entrare ...continua

    “Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Ed egli rispose: «Legione»; perché molti demòni erano entrati in lui. Ed essi lo pregavano che non comandasse loro di andare nell'abisso. C'era là un branco numeroso di porci che pascolava sul monte; e i demòni lo pregarono di permetter loro di entrare in quelli. Ed egli lo permise. I demòni, usciti da quell'uomo, entrarono nei porci; e quel branco si gettò a precipizio giù nel lago e affogò." Luca 8, 30-33 Amen

    ha scritto il 

  • 5

    Il tutto nel frammento

    Un romanzo complesso, impegnativo, anche pesante a tratti, ma Dostoevskij – come sempre – pur raccontando una storia particolare, con personaggi delineati nitidamente, riesce a parlare di qualcosa di universale, che riguarda l’umanità tutta e ogni uomo, qualcosa che riguarda me.


    Albert Cam ...continua

    Un romanzo complesso, impegnativo, anche pesante a tratti, ma Dostoevskij – come sempre – pur raccontando una storia particolare, con personaggi delineati nitidamente, riesce a parlare di qualcosa di universale, che riguarda l’umanità tutta e ogni uomo, qualcosa che riguarda me.

    Albert Camus, che per vent’anni ha lavorato ad una riduzione teatrale di questo romanzo, dice: I demoni è un romanzo profetico non solo perché annuncia il nostro nichilismo, ma anche perché mette in scena anime dilaniate o morenti, incapaci d’amare e sofferenti di non poterlo fare, che vogliono e non possono credere, che sono le stesse che popolano oggi la nostra società e il nostro universo spirituale”.

    ha scritto il 

  • 2

    La lettura più difficile della mia vita. Non finiva mai. L'intero romanzo è l'allegoria di un attacco ai valori socialisti emergenti ed al liberalismo occidentale. Dostoevskij è, infatti, un conservatore nazionalista che pone i valori tradizionali russi al di sopra di tutti gli altri. La compless ...continua

    La lettura più difficile della mia vita. Non finiva mai. L'intero romanzo è l'allegoria di un attacco ai valori socialisti emergenti ed al liberalismo occidentale. Dostoevskij è, infatti, un conservatore nazionalista che pone i valori tradizionali russi al di sopra di tutti gli altri. La complessità dell'intreccio raggiunge livelli altissimi. In certi punti ho faticato a stare dietro alla trattazione. Forse ho scelto l'opera sbagliata per la prima lettura di quest'autore.In futuro lo riaffronterò; per fortuna ha scritto molto altro.

    ha scritto il 

  • 5

    Cosa leggere ora?

    Cosa dire che non è già stato detto, scritto, pensato su questa opera?
    Immenso libro, di un genio, un grandissimo conoscitore dei tormenti umani.
    Opera matura di Dostoevskij, al culmine del suo processo di evoluzione, affronta il tema del male nell’uomo, riscattando alla fine Stavrogin, il pers ...continua

    Cosa dire che non è già stato detto, scritto, pensato su questa opera? Immenso libro, di un genio, un grandissimo conoscitore dei tormenti umani. Opera matura di Dostoevskij, al culmine del suo processo di evoluzione, affronta il tema del male nell’uomo, riscattando alla fine Stavrogin, il personaggio che principalmente lo impersona, attraverso il suicidio. Sono letture che realmente ti cambiano, non ha più nulla da temere quando puoi arrivare a sviscerare l’animo umano a tal punto, puoi fregartene di qualsiasi cosa. Indispensabile. Ci rimane da convivere, purtroppo con un prima e un dopo Dostoevskij, non esagero.

    ha scritto il 

  • 2

    Se niente è vero, tutto è un inferno

    È difficile restituire un romanzo di Dostoevskij in poche parole e penso che nemmeno la recensione più accurata potrebbe riuscire a farlo, tale è l'immensità di questo profondo autore russo.
    Ho trovato il romanzo molto complicato e poco scorrevole, contrariamente a "I fratelli Karamazov", "Delitt ...continua

    È difficile restituire un romanzo di Dostoevskij in poche parole e penso che nemmeno la recensione più accurata potrebbe riuscire a farlo, tale è l'immensità di questo profondo autore russo. Ho trovato il romanzo molto complicato e poco scorrevole, contrariamente a "I fratelli Karamazov", "Delitto e castigo", "Memorie del sottosuolo" e "Le notti bianche". La vicenda politica si ispira all'assassinio dello studente Ivanov da parte di un gruppo di sovversivi, nichilisti. È proprio questa corrente di pensiero, infatti, che sta prendendo piede in Russia nel momento in cui Dostoevskij compone la sua opera, la stessa corrente di pensiero dalla quale prende le distanze con una narrazione psicologicamente dettagliata dei personaggi e dei meccanismi che li spingono all'azione. Si tratta di cospirazione in nome del nuovo Dio: il Nichilismo. L'emancipazione dalla dimensione spirituale e religiosa caratterizza la piccola borghesia dell'epoca, accompagnando la convinzione per cui "se niente è vero, tutto è possibile". Ecco comparire miriadi di individualità diverse, eppure unite nell'unico proposito di RIVOLUZIONARE la società in toto: uomini e donne, padri e figli, giovani e vecchi. Tutti i demòni che fuoriescono dalla penna di Dostoevskij finiscono per suicidarsi come quelli del racconto evangelico, che si impossessano del corpo dei maiali per gettarsi giù da un dirupo. Prosa sapiente e contenuto magistrale, però, non riescono a compensare la mancanza di fluidità. È come se la ribellione si vestisse, in questo caso, dei piatti e banali abiti borghesi arrivando a rendere ridicolo anche il delitto più turpe. Questi diavoli non muovono l'anima e nel loro inferno glaciale non ci sono le fiamme della passione che sole possono mettere a ferro e fuoco i governi. Chissà che questo non fosse proprio lo scopo che voleva raggiungere il caro Fedor.

    ha scritto il 

  • 5

    se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori della verità, e fosse realmente così, che la verità fosse fuori di Cristo, io preferirei rimanere con Cristo piuttosto che con la verità (Dostoevskij, 1854)


    "i demoni" del 1873 (démoni o demonî? sposta parecchio per me) è un capolavoro del radi ...continua

    se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori della verità, e fosse realmente così, che la verità fosse fuori di Cristo, io preferirei rimanere con Cristo piuttosto che con la verità (Dostoevskij, 1854)

    "i demoni" del 1873 (démoni o demonî? sposta parecchio per me) è un capolavoro del radicalismo delle idee e al tempo stesso del salvataggio da esso. la forma del libello politico che mette alla berlina i suoi personaggi è il mezzo che "non" giustifica il fine. La descrizione narrativa appassionante degli avvenimenti politici del suo periodo squaglia come neve al sole i suoi personaggi malati di teatralismo, disposti a morire (ed alcuni lo fanno nella nemesi delle loro azioni), ma pronti a scappare sotto il letto di fronte alle conseguenze. è una lettura storica sicuramente attuale, una distinzione tra idealismo e politicismo che si spolvera nelle osterie come nei salotti buoni della borghesia. troppo tardi arriva il pentimento e qui entra l'elemento religioso fortemente presente in dostoevskij con la scacciata evangelica dei "demoni" dal corpo del malato per trasferirsi nei porci e suicidatisi nel lago contrariamente alla propria volontà. è un'impresa ardua raccontare questo romanzo. camus dichiarò di aver impiegato vent'anni per farne la riduzione teatrale e soprattutto per aver trasformato la commedia satirica in tragedia umana poiché, qualsiasi atteggiamento si possa avere, quei personaggi ci assomigliano (affondano nella realtà dei fatti), perché omnicomprensivi di nichilismo e spiritualismo, vacillanti e irrisoluti, che si affidano a secondo del fine all'uomo o a dio. capita spesso nella letteratura di imbatterci nel dramma della verità apparente, dove la speranza di dosto è quella di superare anche la verità acquisita. c'è nel romanzo di giorgio vasta "il tempo materiale" la stessa luce oscura che racconta i tre ragazzini rivoluzionari, lo stesso linguaggio insensibile che deve ammantare una verità, la parvenza colta del demone che sposta l'asse del provincialismo sul teatro dell'internazionalità e come Kirillov, lo studente dostoiano che sceglie il suicidio dei porci, "se non c'è dio allora posso morire".

    ha scritto il 

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