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I demoni

By Fedor M. Dostoevskij, M. Gallenzi (Translator)

(2194)

| Others | 9788876843280

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Book Description

Apparso nel 1873, subito dopo l'Idiota, questo grande prodotto della capacitànarrativa di Dostoevskij approfondisce su un piano sociale la sua ricercasulla natura del delitto negli uomini. Le vecchie traduzioni lo facevanoassomigliare a un polveroso "coro delle anime che ancora non vivonContinue

Apparso nel 1873, subito dopo l'Idiota, questo grande prodotto della capacitànarrativa di Dostoevskij approfondisce su un piano sociale la sua ricercasulla natura del delitto negli uomini. Le vecchie traduzioni lo facevanoassomigliare a un polveroso "coro delle anime che ancora non vivono, ma chehanno una gran voglia di vivere almeno un po'", come si legge nelle primepagine di questa traduzione.

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    Io e il mio amico Fëdor.

    Eccomi qua, di nuovo pronta a dire cosa i libri di Dostoevskij mi ispirano. Il titolo che ho scelto per il mio commento non è casuale, la lettura dei Demoni mi ha portato via più di un mese, ed era diventato un appuntamento abituale del dopo pranzo; Fëdor mi aspettava a casa, se mi capitava di accen ... (continue)

    Eccomi qua, di nuovo pronta a dire cosa i libri di Dostoevskij mi ispirano. Il titolo che ho scelto per il mio commento non è casuale, la lettura dei Demoni mi ha portato via più di un mese, ed era diventato un appuntamento abituale del dopo pranzo; Fëdor mi aspettava a casa, se mi capitava di accendere la tv, mi strizzava l’occhio e mi obbligava a spegnerla ed a mangiare con il libro in mano, così nei momenti di pausa ho fatto l’accostamento mentale ad un film carino che mi è capitato di vedere qualche anno addietro, il mio amico Eric, pellicola che racconta la vita di un tizio che lavora alla Poste, frustrato, nevrotico, con una grande passione per il calcio che un giorno di trova in camera suaCantona, che a metà tra sogno e realtà lo aiuta. Mi sembrava un paragone adeguato vedere me stessa con Fëdor nella stanza a chiedergli dei suoi libri, certo non sarebbe stato un ammazzarsi dalle risate, ma che spettacolo.
    Tornando alla “recensione”, ovviamente non posso fare una critica, un commento da esperta, ma lettura dopo lettura ho trovato dei tratti caratteristici che si ripetono nei libri di Dostoevskij, che costituiscono il punto di forza della sua opera. Fëdor tocca delle punte altissime del linguaggio, usa descrizioni di luoghi e di eventi particolareggiate, il suo modo di descrivere i personaggi è minuzioso, sia fisicamente che caratterialmente, ci sono dei momenti che ti sembra di essere lì insieme ai personaggi, mentre questi si raccontano avvenimenti, si raccontano di uno scandalo, litigano o parlano di Dio, tema ricorrente in tutti i libri di Dostoevskij; c’è il delitto, la continua ricerca di una possibile legittimazione di esso, c’è il senso del nulla di fronte ai personaggi che sono a conoscenza di avvenimenti terribile, li progettano ma non fanno niente per impedirli. Ci sono gli ideali, veri, presunti e totalizzanti. In questo caso particolare l’azione si allarga allo sfondo politico, si complotta, ci si sporca le mani per il fine comune.
    Ci sono circoli dove si parla di venti nuovi di idee rivoluzionarie ma delle quali i personaggi a volte non capiscono bene il senso; c’è la morte nella forma dell'omicidio o del suicidio per rivendicare il libero arbitrio dell’uomo, c’è il nichilismo, espresso come rifiuto del tutto e negazione della speranza. C’è un vecchio sentimentale Stepan Trofimovic ,che ricorda molto il Sognatore delle Notti Bianche, c’è il pensatore Kirillov, che fa pensare molto Ivan Karamazov, ed a Raskol'nikov, e poi c’è il personaggio più indecifrabile di tutti Stavrogin, l’uomo che sembra non turbarsi per nulla, completamente affascinato dal male. Descrivere tutto quello che c’è in questo libro diventa impossibile, c’è da dire su ogni singola pagina letta, si possono fare confronti tra i libri, ma la cosa che sorprende su tutte e quanto sia attuale Fëdor in ciò che descrive sulla corruzione della società, quasi lo aveva previsto. Spesso sento dire che i libri di Dostoevskij possono risultare pesanti io dal mio canto posso dire solo quanto li ho trovati avvincenti, tanto da non farmi staccare la testa dalla pagina;
    Dostoevskij ha un modo di raccontare unico a tratti anche molto umoristico e accattivante, tanto che quando chiudi il libro ti dispiace di averlo finito e ti rendi conto che i personaggi da lui descritti te li trovi nella vita di tutti i giorni.

    Parole finali per questo commento sconclusionato, sono per raccontare che avevo in mente di vedere a lettura finita “L’eternità è un giorno”, era quasi un rito per me, un libro di Dostoevskij, un film di Angelopoulos, avevo cominciato con lo sguardo di Ulisse, legato ai Karamazov, poi ho continuato con Sorgente del Fiume alla fine dell’Idiota, e ora con i Demoni pensavo a questa pellicola, poi ho saputo che Angelopoulos non c’era più, e sembrerà strano ma mi è molto dispiaciuta, perché per me, cinema, musica e libri sono come le facce non risolte del cubo di Rubik, con i colori ognuno per fatti suoi, che son più belli. Angelopoulos mi ha regalato uno dei film più belli che io abbia mai visto, mi ha invitato a cercare uno sguardo nuovo e incontaminato nelle cose che faccio, mi ha spinto ad appassionarmi, così come fanno i libri di Dostoevskij.
    Concludo con una frase del film da me tanto amato…nello spirito di chi vuole continuare a farsi “contaminare” ancora e ancora…..

    ……non mi aspettavo di rivederti così all'improvviso, per un istante ho creduto di sognare, lo stesso sogno di te di tutti questi anni, ti ricordi la stazione, tu tremavi sotto la pioggia, come adesso, si è alzato il vento, partivo per ritornare e mi sono perso per strade sconosciute, potrei toccarti se solo allungassi la mano, tutto sarebbe come prima, ma qualcosa mi trattiene, vorrei poterti dire sono tornato ma qualcosa mi trattiene, il viaggio non è ancora finito, non ancora….

    Heaven isn't too far away
    http://www.youtube.com/watch?v=5zNdMc6wGtU

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    di respiri, di attese, / di anime contese ... said on Jan 2, 2012 | 3 feedbacks

  • Il secondo libro che leggo di dostoevskij,il secondo capolavoro.L'abilità con cui lo scrittore russo esplora gli abissi dell'animo umano è incredibile e i capitoli finali mettono letteralmente i brividi.Drammaticamente bello.

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    Armando said on Feb 12, 2012 | Add your feedback

  • Cupo, complesso e denso di psicologia e riflessioni ideologiche. Tra tutti i libri di Dostoevskij è forse il più pesante e complesso da capire: non leggetelo se non conoscete bene l'autore. Le idee di marcata natura cristiana (l'ateismo come radice di molti mali) e reazionaria (Dostoevskij critica f ... (continue)

    Cupo, complesso e denso di psicologia e riflessioni ideologiche. Tra tutti i libri di Dostoevskij è forse il più pesante e complesso da capire: non leggetelo se non conoscete bene l'autore. Le idee di marcata natura cristiana (l'ateismo come radice di molti mali) e reazionaria (Dostoevskij critica ferocemente tutti i rivoluzionari, senza fare distinzioni) possono non trovarci d'accordo, ma la qualità dell'opera e la profondità dei suoi personaggi rimangono indiscutibili e lo rendono degno di essere letto. A ciò si aggiunge la satira, di splendida fattura: in particolare il capitolo "Dai nostri", che rimane una delle migliori satire degli attivisti di tutti i tempi.

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    Vlad said on Jan 24, 2012 about the Mass Market Paperback edition | Add your feedback

  • Dostoevskij non ha bisogno di stellette, questa edizione, invece, necessiterebbe di una ripulita!
    La traduzione è gradevole, ma è stracolma di errori.
    A tratti diventa fastidioso far piroette tra una parola mezza cancellata e un articolo battuto due volte.

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    Cristina Comparato said on Jan 20, 2012 | Add your feedback

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