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I detective selvaggi

Di

Editore: Sellerio (Il contesto ; 2)

4.4
(899)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 843 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Portoghese , Francese , Olandese

Isbn-10: 8838916675 | Isbn-13: 9788838916670 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Nicola

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Travel

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Descrizione del libro
Una specie di falso poliziesco, o di sarcastico on the road, a cavallo di due tempi in cui avrebbe potuto succedere tutto, il tempo delle avanguardie artistiche e il tempo della gioventù «alternativa» anni Sessanta Settanta. Arturo Belano e Ulises Lima, sedicenti poeti e piccoli trafficanti, adepti di un'improbabile ed estrema avanguardia, il «realvisceralismo», cercano attraverso l'America Latina la mitica fondatrice della loro avanguardia, Cesárea Tinajero, creatrice di un'unica composizione inedita e scomparsa nel nulla in anni distanti. Vita e opinioni raccontate, avanti e indietro nel tempo. Due momenti si incardinano l'uno nell'altro: al presente dei due detective che inseguono le tracce di Cesárea, in compagnia di un diciassettenne alla scoperta del sesso e di una prostituta adolescente in fuga dal suo protettore, seguono (o precisano, o correggono, o approfondiscono), gli indiretti resoconti, vent'anni dopo, di testimoni che conobbero Arturo e Ulises e sanno che fine fecero. Ma questi sono in realtà narratori egocentrici che si perdono in grottesche avventure di ogni genere, in cui si inseguono fugaci indizi sino a disperare che si possa davvero sapere qualcosa di Cesárea. Un vagabondare irrequieto in cui ogni evento ogni personaggio sembrano sdoppiare indefinitamente le possibilità della vita, senza che nessuno riesca alla fine ad afferrarne alcuna. E si può leggere come la metafora di una generazione, ma anche come l'epica iconoclasta e feroce di un continente il cui spirito si esprime al meglio nelle finzioni borgesiane e nelle desolate solitudini dei macondo. E finzioni e macondo sembrano vivere entrambi nelle invenzioni di Bolaño - premiato col massimo riconoscimento letterario del continente per questo romanzo -, fatte di apocrifi e verità storiche indistinguibili, di congetture e cronache, di giustificazioni di personaggi limite, di futili grandezze e magnifiche miserie.
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  • 0

    Perché i marxisti ci tengono così tanto alle parole, che sono per loro solo onde sonore?

    Bollani è evidentemente comunista. Cosa che me lo rende interessante come pezzo d'antiquariato, esponente indigeno di un culto che ancora va forte nei paesi economicamente e culturalmente inferiori ma è destinato a diventare marginale quanto quello di Zoroastro. Ma allora perché scrive poesie? No ...continua

    Bollani è evidentemente comunista. Cosa che me lo rende interessante come pezzo d'antiquariato, esponente indigeno di un culto che ancora va forte nei paesi economicamente e culturalmente inferiori ma è destinato a diventare marginale quanto quello di Zoroastro. Ma allora perché scrive poesie? Non ha senso. Le parole sono vibrazioni nell'aria dal loro punto di vista. Eppure Bollani si vergogna di scrivere romanzi, dice che lo fa per mangiare. Questo gli è venuto molto bene e in Messico succedono in continuazione cose molto molto peggiori di quelle che racconta, ma qui siamo ancora tra giovani che credono in cose. Molto ben fatto.

    ha scritto il 

  • 5

    que hay detras de la ventana?

    un libro pesado, un rompecabezas, lleno de humor, un homenaje a una (o a toda?) generacion que busca sus propias utopias. Tres partes que señalan la realidad de la incertidumbre, la aventura interminable ....y que hay detras de la ventana?..cada uno tiene su propia respuesta o su propia capacidad ...continua

    un libro pesado, un rompecabezas, lleno de humor, un homenaje a una (o a toda?) generacion que busca sus propias utopias. Tres partes que señalan la realidad de la incertidumbre, la aventura interminable ....y que hay detras de la ventana?..cada uno tiene su propia respuesta o su propia capacidad de no comprender...al final, una obra maestra.

    ha scritto il 

  • 0

    "Come se in questa provincia dimenticata, poeti e saggisti e professori altrettanto dimenticati riproducessero i gesti che i mezzi di comunicazione diffondono dei loro idoli."


    "Di tutte le isole visitate, due erano portentose. L'isola del passato, disse, dove esisteva solo il tempo passato ...continua

    "Come se in questa provincia dimenticata, poeti e saggisti e professori altrettanto dimenticati riproducessero i gesti che i mezzi di comunicazione diffondono dei loro idoli."

    "Di tutte le isole visitate, due erano portentose. L'isola del passato, disse, dove esisteva solo il tempo passato e nella quale gli abitanti si annoiavano ed erano ragionevolmente felici, ma dove il peso dell'illusione era tale che l'isola sprofondava ogni giorno di più ne fiume. E l'isola del futuro, dove l'unico tempo esistente era quello futuro, e i cui abitanti erano sognatori e aggressivi, così aggressivi, disse Ulises, che probabilmente avrebbero finito per mangiarsi a vicenda."

    ha scritto il 

  • 5

    sin duda una de las mejores novelas de nuestro siglo. mil libros en uno. cortázar estaría bien orgulloso de un autor así. la fine del primer capitulo es increíble: el ritmo de las anteriores páginas de repente acelera en la descripción de la huida dal DF en una impala. Lima, Belano y miles histor ...continua

    sin duda una de las mejores novelas de nuestro siglo. mil libros en uno. cortázar estaría bien orgulloso de un autor así. la fine del primer capitulo es increíble: el ritmo de las anteriores páginas de repente acelera en la descripción de la huida dal DF en una impala. Lima, Belano y miles historias màs en las páginas sucesivas...

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro labirintico, un inseguire che è anche un inseguimento, un romanzo fascinoso in cui si cumulano storie e generi diversi, in una gioiosa e raffinata accozzaglia di personaggi di ogni tipo, a partire dai poeti realvisceralisti Lima e Belano, con tutti i tizi e le tizie che in Messico ed in ...continua

    Un libro labirintico, un inseguire che è anche un inseguimento, un romanzo fascinoso in cui si cumulano storie e generi diversi, in una gioiosa e raffinata accozzaglia di personaggi di ogni tipo, a partire dai poeti realvisceralisti Lima e Belano, con tutti i tizi e le tizie che in Messico ed in Europa incrociano con loro le strade in un gioco letterario che alla fine ci offre uno spaccato della generazione “beat” della metà degli anni ’70 che contorna una piccola e pressoché sconosciuta avanguardia artistica messicana, i realvisceralisti, dove sesso, droga e alcool riempiono i pensieri e le giornate e forniscono ispirazione per realizzare un’idea, trovare un’enigmatica poetessa, Cesarea: un’ombra, un fantasma o una donna tosta e ben determinata? Questa è solo una parte della trama, se si può parlare di trama in questo caso, perché la struttura rivoluzionaria del libro non è lineare ma contiene una parte centrale, la più corposa, che separa la continuità temporale della prima e della terza, e che potrebbe essere autonoma dalle altre due parti in cui il libro è diviso, ed è la parte più bella, da cinque stelle, dove le miriadi di storie dei mille e mille personaggi che si raccontano sono scrigni preziosi del più puro piacere della lettura. Non avete capito niente? Bene, forse neanch’io. Ma, come diceva il poeta mio conterraneo, “il naufragar m’è dolce in questo mare”.
    Un’opera singolare, non ascrivibile a modelli o canoni preesistenti, che porta dritta verso l’innamoramento disperato per Bolano.

    ha scritto il 

  • 3

    Roberto Bolaño regala al lettore una cosmogonia letteraria coinvolgente ed unica attraverso uno stile difficilmente dimenticabile

    Quando capita di leggere un testo come I detective selvaggi di Roberto Bolaño è impossibile non rendersi conto immediatamente di essere davanti ad un’opera importante ed impegnativa. E non è solo una questione materiale dovuta al considerevole numero di pagine del volume ma, soprattutto, una ques ...continua

    Quando capita di leggere un testo come I detective selvaggi di Roberto Bolaño è impossibile non rendersi conto immediatamente di essere davanti ad un’opera importante ed impegnativa. E non è solo una questione materiale dovuta al considerevole numero di pagine del volume ma, soprattutto, una questione linguistica e contenutistica che fa di questo libro qualcosa di cui è impossibile non percepire la portata.

    Fin dalle prime pagine l’autore cileno ci fa capire chi è che regge il gioco ed è come se stringesse col lettore una specie di patto implicito, chiedendogli di dimenticarsi ciò che ha letto prima di questo momento per sottoporgli quella che si potrebbe definire, a tutti gli effetti, una cosmogonia letteraria. Perché nell’opera di Bolaño c’è tutto; è una di quelle opere totali che, attraverso uno stile narrativo inconfondibile ed assolutamente originale, racconta una vicenda che non è mai espressione di una singola storia ma si mescola e si confonde in ogni momento con la Storia maiuscola, quella del Messico a partire dalla metà degli anni Settanta. Il Messico è il paese d’adozione di Bolaño ed è il luogo in cui è ambientata la parte centrale delle numerose vicende narrate nel romanzo, costituendone prologo e conclusione e, nello stesso tempo, emergendo come luogo dell’anima dell’autore che ne descrive minuziosamente il clima e l’atomosfera.

    I detective selvaggisi connota in maniera ambiziosa anche a livello di struttura, suddividendosi in tre parti nettamente distinte ma evidentemente collegate dalla presenza dei medesimi personaggi, e caratterizzandosi per una moltitudine di voci narranti che si alternano e si confondono per comporre come un mosaico le vicende narrate.

    L’abilità narrativa di Bolaño, per quanto appaia immediatamente come originale e unica, esplicitandosi in un’alternanza di parti prettamente narrative e altre meramente descrittive - colpiscono, ad esempio, le sue liste di poeti, definiti senza mezzi termini froci o frocioni o checche dallo stesso autore, che si premura di anche di sottolineare la differenza tra questi termini o quelle di carattere esplicitamente sessuale - denota, ad una lettura più attenta, un forte legame con la letteratura d’appendice europea, in cui l’elemento rocambolesco, iperbolico ed eccessivo tende a suscitare meraviglia nel lettore, spesso con il mero scopo di intrattenere. Non è così per Bolaño in cui, pur essendo l’effetto della meraviglia sfruttato pienamente, è invece utilizzato per creare un romanzo la cui valenza letteraria è forte e indubbia.

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    ha scritto il 

  • 4

    “I detective selvaggi” apre la sua prima parte (Messicani perduti in Messico – 1975), con una sorta di lungo prologo sotto forma di diario, della durata di un paio di mesi, tenuto dal giovane poeta diciassettenne Juan Garcia Madero, a partire dal suo ingresso nel movimento poetico “realvisceralis ...continua

    “I detective selvaggi” apre la sua prima parte (Messicani perduti in Messico – 1975), con una sorta di lungo prologo sotto forma di diario, della durata di un paio di mesi, tenuto dal giovane poeta diciassettenne Juan Garcia Madero, a partire dal suo ingresso nel movimento poetico “realvisceralista” capeggiato dai quasi mai in scena, ma molto citati, Ulises Lima e Alberto Belano, nella Città del Messico degli anni Settanta. Un romanzo picaresco di sbronze, discussioni letterarie e sesso. Poi mentre il lettore è concentrato sulla figura di Madero che fugge su una decapottabile alla volta del deserto del Sonora, questo scompare dalla scena e la prospettiva del romanzo cambia radicalmente. La seconda parte (I detective selvaggi – 1976/1996), la più estesa, raccoglie le testimonianze di vari personaggi, alcuni dei quali già incontrati nel diario di Madero, che ruotano intorno alla coppia di amici Arturo Belano e Ulises Lima, leader indiscussi del realvisceralismo e alla loro fissazione per Cesárea Tinajero, una misteriosa poetessa messicana d’avanguardia vissuta negli anni venti. Con i racconti vengono ricostruiti vent’anni di vita dei due protagonisti, dagli anni Settanta agli anni Novanta. Bolaño lo fa attraverso una prospettazione indiretta caleidoscopica, con corposi salti temporali, attraverso i racconti di chi li ha conosciuti nel loro peregrinare per il mondo. Nel procedere della narrazione, questi racconti-interviste, diventano autonomi, tanto che gli intervistati raccontano quasi più di loro stessi che dei protagonisti, che ci appaiono sempre più persi: alle volte ci appaiono come spregevoli truffatori, altre come dei cavalieri senza macchia e senza paura, altre ancora come degli spacciatori di droga. Sempre più lontani l’uno dall’altro, entrambi lontani dai sogni e dalle speranze del mondo dei loro vent’anni. Nella terza parte viene ripreso il diario di Madero, che racconta il viaggio verso il deserto del Sonora, di nuovo negli anni Settanta, dove tutto era iniziato. Insieme a Madero ci sono Lima, Belano e Lupe, una puttana. Scappano tutti e quattro da qualcosa, ma allo stesso tempo lo inseguono, anche se per ognuno di loro è un qualcosa diverso, tutto incarnato nel ritrovamento dell’improbabile poetessa Cesárea Tinajero, autrice di un’unica semi-sconosciuta poesia. Non vi racconterò se la troveranno o meno, di certo troveranno la poesia, e noi con loro, in un finale che più aperto non si può. Voto: 7,5

    ha scritto il 

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