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I dispiaceri del vero poliziotto

By Roberto Bolaño

(299)

| Paperback | 9788845926556

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Book Description

Il sogno di ogni vero lettore non è forse di ritrovare, anche solo per poco, i personaggi di un libro che ha appassionatamente amato? Ebbene, lo vedrà realizzarsi, per la prima volta, in questo romanzo, dove riappaiono alcuni dei personaggi di 2666. Continue

Il sogno di ogni vero lettore non è forse di ritrovare, anche solo per poco, i personaggi di un libro che ha appassionatamente amato? Ebbene, lo vedrà realizzarsi, per la prima volta, in questo romanzo, dove riappaiono alcuni dei personaggi di 2666. Per poterli incontrare di nuovo, però, dovrà accettare il rischio di intraprendere un viaggio quasi iniziatico, all’interno di una foresta in cui le piste si confondono e si aggrovigliano. Ma il vero lettore non esiterà, e si trasformerà lui stesso nel vero poliziotto del titolo: colui che (come Bolaño) "cerca invano di mettere ordine in questo dannato romanzo». Inoltrandosi dunque nella trama fittissima e imprevedibile di queste pagine, scoprirà, per esempio, che il professor Amalfi­tano è approdato in Messico dopo essere stato espulso dall'Università di Barcellona per omosessualità, e ne conoscerà il nuovo amante, un irresistibile falsario di dipinti di Larry Rivers (mentre dell’ex amante, un poeta malato di Aids, leggerà le impagabili lettere); e rivedrà anche l’incan­tevole Rosa Amalfitano, di cui sembra innamorarsi il poliziotto Pedro Negrete, incaricato di indagare sul professore insieme allo scherano Pancho, erede di una dinastia di donne violate... Nel frattempo si lascerà sedurre, il vero lettore, da digressioni letterarie impertinenti, classifiche irriguardose, biografie fittizie, atmosfere inquietanti, sogni rivelatori. Con l'im­per­tur­babile senso del ritmo e la dovizia visionaria delle sue storie, Bolaño saprà i­pnotizzare il suo lettore-po­liziotto, imponendogli un modo di raccontare nuovo e sorprendente. Sicché, alla fine, l'unico «dispiacere» che quegli proverà sarà di vedere i personaggi, già da sempre in fuga, sottrarsi ancora una volta: come se, terminato il libro, «saltassero letteralmente fuori dall'ulti­ma pagina e continuassero a fuggire».

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    Il labirinto delle mancanze

    A “I dispiaceri del vero poliziotto” Roberto Bolaño (1953-2003) iniziò a lavorare già negli anni Ottanta ma non licenziò mai la sua versione definitiva. Per questo quando è uscito postumo, nel 2011, non furono risparmiate critiche da coloro che voll ...(continue)

    A “I dispiaceri del vero poliziotto” Roberto Bolaño (1953-2003) iniziò a lavorare già negli anni Ottanta ma non licenziò mai la sua versione definitiva. Per questo quando è uscito postumo, nel 2011, non furono risparmiate critiche da coloro che vollero vedervi una pura speculazione commerciale.

    Sono radunate nei “Dispiaceri”, tutte le caratteristiche e i temi del miglior Bolaño: i personaggi e i luoghi di “2666” (ma non solo), le fantasmagorie letterarie di “La letteratura nazista in America” (ma non solo), la moltiplicazione degli scenari di “I detective selvaggi” (ma non solo) , le enumerazioni e le classificazioni parossistiche (davvero epica quella dell'incipit, mutuata dai “Detective”: “Per Padilla, ricordava Amalfitano, la letteratura era eterosessuale, omosessuale e bisessuale. I romanzi, in genere, erano eterosessuali. La poesia, invece, era assolutamente omosessuale. Nel suo immenso oceano distingueva varie correnti: frocioni, froci, frocetti, checche, culi, finocchi, efebi e narcisi.”), i riferimenti malinconici e drammatici alla storia delle rivoluzioni sudamericane di “Amuleto” (ma non solo), l'affascinazione per le storie degli ultimi, dei perdenti e dei reietti che permea ogni suo libro ("Nell'adolescenza avrei voluto essere ebreo, bolscevico, negro, omosessuale, drogato e mezzo matto, e come se non bastasse monco, ma sono diventato un professore di letteratura. Meno male, pensava Amalfitano, che ho potuto leggere migliaia di libri"), infiniti tunnel, botole e passaggi più o meno segreti verso e da praticamente tutti i testi della sua bibliografia “ufficiale”.

    Archiviate senza bisogno di una risposta certa le perplessità a cui accennavo all'inizio sul tipo di operazione editoriale e le due note al testo che si premurano di offrirgli risposte plausibili, anche filologiche, va detto dunque che “I dispiaceri” da una parte non delude i più affezionati lettori di Bolaño, anzi li conforta e contribuisce ad arricchire alcuni temi e tracce lasciati in sospeso negli altri libri, dall'altra può essere preso in considerazione come una perfetta porta di ingresso nell'opera del grandissimo autore cileno, che, via via che ci si addentra dentro di essa, assume sempre più l'aspetto di un unico grande libro labirintico e senza uscita, o forse con un numero infinito di uscite. Viene a tal proposito in mente la definizione che Thomas Bernhard dava del teatro, ma che potrebbe essere benissimo adattabile a una ipotetica definizione della narrativa bolaniana: “Il teatro è l'insieme di tutte le mancanze di via d'uscita”. Un labirinto di mancanze in cui la vita e la letteratura sembrano a volte davvero la stessa cosa, come imparano gli allievi del professor Oscar Amalfitano, protagonista principale del libro:

    "Capirono che un libro era un labirinto e un deserto. Che la cosa più importante del mondo era leggere e viaggiare, forse la stessa cosa, senza fermarsi mai. Che una volta letti gli scrittori uscivano dall'anima delle pietre, che era dove vivevano da morti, e si stabilivano nell'anima dei lettori come in una prigione morbida, ma che poi questa prigione si allargava o scoppiava. Che ogni sistema di scrittura è un tradimento. Che la vera poesia vive tra l'abisso e la sventura e che vicino a casa sua passa la strada maestra dei gesti gratuiti, dell'eleganza degli occhi e della sorte di Marcabruno. Che il principale insegnamento della letteratura era il coraggio, un coraggio strano, come un pozzo di pietra in mezzo a un paesaggio lacustre, un coraggio simile a un vortice e a uno specchio. Che leggere non era più comodo che scrivere. Che leggendo si imparava a dubitare e a ricordare. Che la memoria era l'amore."

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    Orazio said on May 12, 2014 | 2 feedbacks

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    "I dispiaceri del vero poliziotto"

    A “I dispiaceri del vero poliziotto” Roberto Bolaño (1953-2003) iniziò a lavorare già negli anni Ottanta ma non licenziò mai la sua versione definitiva. Per questo quando è uscito postumo, nel 2011, non furono risparmiate critiche da coloro che voll ...(continue)

    A “I dispiaceri del vero poliziotto” Roberto Bolaño (1953-2003) iniziò a lavorare già negli anni Ottanta ma non licenziò mai la sua versione definitiva. Per questo quando è uscito postumo, nel 2011, non furono risparmiate critiche da coloro che vollero vedervi una pura speculazione commerciale.

    Sono radunate nei “Dispiaceri”, tutte le caratteristiche e i temi del miglior Bolaño: i personaggi e i luoghi di “2666” (ma non solo), le fantasmagorie letterarie di “La letteratura nazista in America” (ma non solo), la moltiplicazione degli scenari di “I detective selvaggi” (ma non solo) , le enumerazioni e le classificazioni parossistiche (davvero epica quella dell'incipit, mutuata dai “Detective”: “Per Padilla, ricordava Amalfitano, la letteratura era eterosessuale, omosessuale e bisessuale. I romanzi, in genere, erano eterosessuali. La poesia, invece, era assolutamente omosessuale. Nel suo immenso oceano distingueva varie correnti: frocioni, froci, frocetti, checche, culi, finocchi, efebi e narcisi.”), i riferimenti malinconici e drammatici alla storia delle rivoluzioni sudamericane di “Amuleto” (ma non solo), l'affascinazione per le storie degli ultimi, dei perdenti e dei reietti che permea ogni suo libro ("Nell'adolescenza avrei voluto essere ebreo, bolscevico, negro, omosessuale, drogato e mezzo matto, e come se non bastasse monco, ma sono diventato un professore di letteratura. Meno male, pensava Amalfitano, che ho potuto leggere migliaia di libri"), infiniti tunnel, botole e passaggi più o meno segreti verso e da praticamente tutti i testi della sua bibliografia “ufficiale”.

    Archiviate senza bisogno di una risposta certa le perplessità a cui accennavo all'inizio sul tipo di operazione editoriale e le due note al testo che si premurano di offrirgli risposte plausibili, anche filologiche, va detto dunque che “I dispiaceri” da una parte non delude i più affezionati lettori di Bolaño, anzi li conforta e contribuisce ad arricchire alcuni temi e tracce lasciati in sospeso negli altri libri, dall'altra può essere preso in considerazione come una perfetta porta di ingresso nell'opera del grandissimo autore cileno, che, via via che ci si addentra dentro di essa, assume sempre più l'aspetto di un unico grande libro labirintico e senza uscita, o forse con un numero infinito di uscite. Viene a tal proposito in mente la definizione che Thomas Bernhard dava del teatro, ma che potrebbe essere benissimo adattabile a una ipotetica definizione della narrativa bolaniana: “Il teatro è l'insieme di tutte le mancanze di via d'uscita”. Un labirinto di mancanze in cui la vita e la letteratura sembrano a volte davvero la stessa cosa, come imparano gli allievi del professor Oscar Amalfitano, protagonista principale del libro:

    "Capirono che un libro era un labirinto e un deserto. Che la cosa più importante del mondo era leggere e viaggiare, forse la stessa cosa, senza fermarsi mai. Che una volta letti gli scrittori uscivano dall'anima delle pietre, che era dove vivevano da morti, e si stabilivano nell'anima dei lettori come in una prigione morbida, ma che poi questa prigione si allargava o scoppiava. Che ogni sistema di scrittura è un tradimento. Che la vera poesia vive tra l'abisso e la sventura e che vicino a casa sua passa la strada maestra dei gesti gratuiti, dell'eleganza degli occhi e della sorte di Marcabruno. Che il principale insegnamento della letteratura era il coraggio, un coraggio strano, come un pozzo di pietra in mezzo a un paesaggio lacustre, un coraggio simile a un vortice e a uno specchio. Che leggere non era più comodo che scrivere. Che leggendo si imparava a dubitare e a ricordare. Che la memoria era l'amore."

    Martino (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

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    Biblioteca San Giorgio - San Giorgio DOC said on May 12, 2014 | Add your feedback

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    Romanzo postumo, che nelle intenzioni dell'autore doveva essere un'opera monstre, di oltre ottocentomila pagine. Uno degli incipit più potenti e provocatori della letteratura contemporanea (la classificazione degli scrittori in froci e frocioni) da i ...(continue)

    Romanzo postumo, che nelle intenzioni dell'autore doveva essere un'opera monstre, di oltre ottocentomila pagine. Uno degli incipit più potenti e provocatori della letteratura contemporanea (la classificazione degli scrittori in froci e frocioni) da il via ad un'alternarsi di pagine di grande letteratura (penso, ad esempio, al secondo capitolo, dove Amalfitano racconta chi era, al ricordo del soldato sivigliano, alle cinque generazioni di Marie Expòsito, alla storia del generale Sepùlveda), di critica letteraria, di riflessioni sulla storia, di fantasia sfrenata (la bibliografia di Arcimboldi) … che catturano e trascinano il lettore in un viaggio che si vorrebbe non finisse mai.
    La solita scrittura “piena” a cui ci ha abituato Bolaño, che sembra tracimare in tutte le direzioni, un libro che è impossibile (o meglio: inutile) cercare di riassumere, fatto di tante storie collegate tra loro ma anche in grado di camminare da sole, un libro “eccentrico”, che è come le strade di Santa Teresa che “erano proiettate fuori, urbane e al tempo stesso aperte verso la campagna, una campagna di grandi spazi misteriosi”, un libro carico di vitalità, di voglia di dire e di fare, un romanzo “polifonico” che vuol raccontare “quante voci possiamo sentire nel corso di un giorno o di un'esistenza”.
    Bolaño è un demiurgo che crea le sue storie impastando fango e sogni, letteratura e terra delle strade di Sonora, gioia e amarezza, coraggio e paura, presenza e assenza, felicità e sensi di colpa, sempre alla ricerca della verità delle cose per trovare “se non la ragione, una dannata giustificazione, e se non una giustificazione, il canto, appena un mormorio, ma indelebile”, il tutto ammantato da un velo di malinconia che passa come un vento caldo, a folate, su tutto il libro.

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    Héctor Genta said on Mar 15, 2014 | 1 feedback

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    Arriva sugli scaffali delle nostre librerie, per le edizioni Adelphi, I dispiaceri del vero poliziotto, l’atteso romanzo postumo di Bolano, progetto concepito negli anni ottanta, rimaneggiato fino alla fine, e frutto, nella veste redazionale in cui ...(continue)

    Arriva sugli scaffali delle nostre librerie, per le edizioni Adelphi, I dispiaceri del vero poliziotto, l’atteso romanzo postumo di Bolano, progetto concepito negli anni ottanta, rimaneggiato fino alla fine, e frutto, nella veste redazionale in cui lo leggiamo oggi, di un attento e fedele lavoro di collazione tra i due lasciti incompiuti dello scrittore, uno manoscritto, l’altro telematico. Romanzo in fase di lavorazione ma lineare e combaciante in sé stesso, dove tutto e niente sembra lasciato al caso, e dove, nell’intricato dedalo del segno narrativo, i personaggi e le storie si perdono, ma poi inevitabilmente si ritrovano, pur non fugando il dubbio che la scrittura del cileno ama innestare. Ennesimo lavoro, questo, che si inchina, così come il suo mentore letterario Borges, al simbolo del labirintico narrativo, attraverso cui personaggi ed eventi si moltiplicano in un caleidoscopico reiterarsi di motivi uguali e pur diversi, e in cui il lettore affezionato si riconosce e si diletta.

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    marzietta woolf said on Mar 7, 2014 | Add your feedback

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    Romanzo indissolubilmente legato al suo fratello maggiore “2666”, anzi, per quanto mi riguarda un vero e proprio director’s cut di quel capolavoro (ma non solo); il mio consiglio spassionato è quindi di non leggere “I dispiaceri del vero poliziotto” ...(continue)

    Romanzo indissolubilmente legato al suo fratello maggiore “2666”, anzi, per quanto mi riguarda un vero e proprio director’s cut di quel capolavoro (ma non solo); il mio consiglio spassionato è quindi di non leggere “I dispiaceri del vero poliziotto” prima di aver terminato “2666”.
    Poi certo Bolaño è sempre Bolaño e ogni sua pagina è puro Bolaño.

    http://www.subliminalpop.com/?p=8405

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    subliminalpop said on Dec 24, 2013 | Add your feedback

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    Questo se lo potevano pure risparmiare.
    Si tratta della classica pubblicazione postuma imbastita con gli scritti dell'autore trovati tra il suo computer e le cartelle lasciate sulla scrivania; ma nonostante tale Carolina Lòpez nella nota editoriale ...(continue)

    Questo se lo potevano pure risparmiare.
    Si tratta della classica pubblicazione postuma imbastita con gli scritti dell'autore trovati tra il suo computer e le cartelle lasciate sulla scrivania; ma nonostante tale Carolina Lòpez nella nota editoriale si sforzi di presentarcelo come un romanzo "le cui parti hanno raggiunto stadi di elaborazione differenti ma nel complesso avanzati", risulta subito evidente che siamo di fronte a brani per buona parte scartati da "2666"; addirittura nel capitolo "Assassini del Sonora" ci sono intere pagine identiche a quelle presenti in "2666 - La parte dei delitti". Inoltre, considerando che Bolaño lavorava per aggiunte e non per sottrazione, gli altri capitoli paiono rappresentare l'impianto di successive elaborazioni sui personaggi di "2666" per un seguito che purtroppo non vedrà mai la luce.

    Ci tocca rassegnarci al vuoto lasciato da questo grande autore, la dignità imporrebbe agli editori di resistere alla tentazione di raschiare il fondo del barile pubblicando cose trascurabili come questa, che non aggiunge nulla di indispensabile al mondo di Roberto Bolaño.

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    robxyz said on Dec 5, 2013 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (299)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
    • 1 star
  • Paperback 304 Pages
  • ISBN-10: 8845926559
  • ISBN-13: 9788845926556
  • Publisher: Adelphi (Fabula, 243)
  • Publish date: 2011-12-xx
  • Also available as: eBook
  • In other languages: other languages English Books , Libros en Español
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