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I dodici abati di Challant

Di

Editore: Einaudi Scuola

3.5
(178)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 144 | Formato: Altri

Isbn-10: 8828603747 | Isbn-13: 9788828603740 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

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Descrizione del libro
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  • 5

    Colorato, intelligente, ironico e con una morale che inneggia alla vita e all'amore.
    Delizioso.

    [...] l'unico peccato al mondo è il male che si cagiona a se stessi e agli altri. I piaceri della tavola ...continua

    Colorato, intelligente, ironico e con una morale che inneggia alla vita e all'amore.
    Delizioso.

    [...] l'unico peccato al mondo è il male che si cagiona a se stessi e agli altri. I piaceri della tavola diventano peccato quando si porta via il cibo agli altri, i piaceri del corpo quando si costringe altri a subirli contro la sua volontà. Ma è più grande peccato avvelenarli col mostro dell'inferno, è più gran peccato indur tristezza, angoscia e disperazione nell'animo altrui che molcir le membra di carezze. È più gran peccato minacciar trombe del giudizio che suonar viole, flauti e mandolini.

    5 stelline finali, ma mi ero innamorata già a pagina 8, alla lista dei nomi dei dodici abati.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando il vecchio marchese Alfonso di Challant muore, anziché destinare il castello alla figlia Bianca, lo lascia al genero, il duca Franchino di Mantova, vedovo dell’altra figlia. Ma… 12 abati contr ...continua

    Quando il vecchio marchese Alfonso di Challant muore, anziché destinare il castello alla figlia Bianca, lo lascia al genero, il duca Franchino di Mantova, vedovo dell’altra figlia. Ma… 12 abati controlleranno ch’egli rispetti la clausola alquanto bizzarra per non dir maligna che il suocero ha lasciato in chiusura al testamento.
    Molti saranno gli avvenimenti che alimenteranno la curiosità del lettore. Molti i personaggi di passaggio al castello che con le loro argomentazioni porranno l’attenzione sugli eterni temi del bene e del male, della giustizia e dell’iniquità, della magnanimità e dell’intolleranza. Dell’amore e della malevolenza.

    139 pagine che inneggiano la vita, perché in fondo “…la vita è tutto quello che abbiamo”.

    139 pagine che si leggono sorridendo, talvolta ridendo. Scrittura colta ma lieve, penna sapiente ma mai pedante. E ancora, la grande capacità dell’autrice di narrare accompagnando le parole con una musicalità non comune.

    ha scritto il 

  • 5

    In un castello arroccato su inospitali montagne, presumibilmente Valle d' Aosta, si svolge la vicenda di questo bellissimo libro scritto con maestria da Laura Mancinelli, un' autrice che conoscevo sol ...continua

    In un castello arroccato su inospitali montagne, presumibilmente Valle d' Aosta, si svolge la vicenda di questo bellissimo libro scritto con maestria da Laura Mancinelli, un' autrice che conoscevo solo di fama e che ho cominciato a leggere grazie a una preziosissima amica.
    Alle porte del castello bussano di volta in volta i personaggi più strani e straordinari: un inventore fuggito da Genova, un filosofo in odor di eresia, una pretesa in compagnia di un gatto, un astrologo che prevede sventure, un trovatore innamorato… E dentro il castello dimorano dodici abati impegnati in un compito piuttosto inusuale e un tizio che è arrivato a cavallo una sera di settembre e non si sa bene chi sia. La vicenda si svolge in quello che forse è tardo Medioevo ma a me sembra piuttosto un tempo fantastico fuori dal tempo, scandito dallo scorrere delle stagioni e delle loro bizzarrie meteorologiche.
    E poi, last but not least, c' è Mirò, un gattino nero che, modestamente, è preciso sputato il mio gatto, a cominciare dal nome :)

    ha scritto il 

  • 4

    Qualcuno ricorda la filastrocca di Agatha Christie sui "dieci poveri negretti" (erano in realtà "dieci piccoli indiani") che, verso dopo verso, scompaiono di scena? "Dieci poveri negretti/ se ne andar ...continua

    Qualcuno ricorda la filastrocca di Agatha Christie sui "dieci poveri negretti" (erano in realtà "dieci piccoli indiani") che, verso dopo verso, scompaiono di scena? "Dieci poveri negretti/ se ne andarono a mangiar/ Uno fece indigestione/ solo nove ne restar/ Nove poveri negretti/ fino a notte alta vegliar/ Uno cadde addormentato/ otto soli ne restar...". Nel romanzo della germanista Laura Mancinelli il posto dei negretti è preso da dodici abati, cui non arride miglior sorte.
    Siamo in un castello montano, durante un imprecisato tardo Medioevo. Il marchese di Challant, in punto di morte, detta un testamento in cui trasmette titolo e averi al genero, a patto che egli si assoggetti a una bizzarra quanto maligna clausola: la castità perpetua. Per vigilare sulla purezza dell'erede, al castello si installano dodici abati, che, nel corso della narrazione, metodicamente periscono. L'abate Umidio, primo della serie, sarà avvelenato dai colchici. L'abate Nevoso finirà annegato. L'abate Torchiato morrà di indigestione e l'abate Celorio avrà il cranio spaccato da una gigantesca pdella per fritture. L'abate Ipocondrio cadrà dalle mura. Vittima di un prolungato sforzo amatorio sarà l'abate Malbruno. L'ultimo abate, Ildebrando, metterà fine alla vicenda incendiando il castello e morendovi, nel capitolo finale.
    I "dieci poveri negretti" tornano in mente non solo per il parallelismo delle scomparse, ma anche per la crudeltà stilizzata e nonsensical che, come in una filastrocca infantile, pervade la narrazione: i dodici abati di Challant sono ometti di gomma, che non sanguinano e non emanano odore di morte, e quasi altrettanto irreali sono gli altri personaggi, meri pretesti in un esercizio denso d'intelligenza e pienamente godibile, sospeso fra narrazione ed erudizione, fra parodia e parafrasi anche stilistica.
    Sull'esile spunto dell'obbligo di castità si organizza, a squarci, la vicenda. Man mano che il castello si spopola degli abati, con il loro dogmatismo tetragono, diviene sempre più popolato di personaggi eterodossi: l' "inventore di macchine inutili" Enrico da Morazzone; un filosofo bandito come eretico dalla Sorbona che combatte l'aristotelismo e propugna una sorta di relativismo culturale; il medico Goffredo da Salerno, scacciato dall'università per le sue teorie sui trapianti... e ancora esorciste soidisant, trovatelli e trovatori, astrologi e madonne in amore, gatti e mercanti.
    Da questi incontri nascono alcune delle pagine più belle e scintillanti di invenzioni: la seduzione del santo abate Bernardo di Chiaravalle ai fanghi di Acqui, da parte della bella e licenziosa Isabella di Aquitania; le profezie di Enrico da Norazzone sulla futura civiltà delle macchine ("Giorno verrà che l'uomo, che ora è contadino e s'alza all'alba per andare nel suo campo con la pioggia e con la nebbia, giorno verrà, benché sia ancor lontano, che quell'uomo, non più contadino, s'alzerà all'alba e viaggerà nella pioggia e nella nebbia in lunghe file lente per andare negli immensi opifici ove si costruiscono le macchine che dovranno liberarlo dalla fatica di canminare"); e soprattutto, nella storia del mercante veneziano, l'invenzione di un male che fa cadere gli ombelichi, l'onfalopatia.
    Divertisement raffinato, il romanzo della Mancinelli è stato accostato al "Nome della rosa", a cui è superiore e con cui ha punti di contatto meramente superficiali: la cornice storica, il luogo chiuso in cui si svolge la vicenda, la catena dei delitti (ma qui non ci sono ambizioni o parodie giallistiche, e gli assassini non vengono rivelati). Se si vogliono fare accostamenti o ricercare parentele, bisognerà guardare piuttosto al "Cavaliere inesistente" di Calvino, l'unico romanzo con cui "I dodici abati di Challant" ha qualche affinità.
    Scritto il 27/3/1981

    ha scritto il 

  • 5

    Prendete il Nome della Rosa, strizzatelo ad un decimo, mondatelo da considerazioni filosofiche e dettagli truculenti, guarnite con un leggero strato di ilare panna e vi ritroverete a gustare un romanz ...continua

    Prendete il Nome della Rosa, strizzatelo ad un decimo, mondatelo da considerazioni filosofiche e dettagli truculenti, guarnite con un leggero strato di ilare panna e vi ritroverete a gustare un romanzo storico che non pretende nulla, ma nutre quanto basta.

    ha scritto il 

  • 2

    Detestabile. Una copia molto sbiadita de "Il nome della rosa". Il fratello poverissimo del libro di Umberto Eco. Se volete leggere un giallo ambientato nel Medioevo saltate a piè pari questo libro e a ...continua

    Detestabile. Una copia molto sbiadita de "Il nome della rosa". Il fratello poverissimo del libro di Umberto Eco. Se volete leggere un giallo ambientato nel Medioevo saltate a piè pari questo libro e andate a comprare quello di Eco...

    ha scritto il 

  • 0

    hai presente quando qualcuno rimpinza le pagine di dettagli (abitudini alimentari, accessori, etc) di un certo periodo storico per farti vedere che ha studiato?
    ecco.

    ha scritto il