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I draghi locopei

Imparare l'italiano con i giochi di parole

Di ,

Editore: Einaudi (Gli struzzi, 303)

4.1
(262)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 143 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806592041 | Isbn-13: 9788806592042 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Education & Teaching , Games , Da consultazione

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Descrizione del libro
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  • 4

    Assolutamente consigliato ai prof. di italiano

    È sensato attribuire quattro stelline a un libro piluccato nell’arco di alcuni mesi? A mio parere, decisamente sì. Innanzitutto, per leggere attentamente e sfruttare in ambito scolastico una raccolta di giochi linguistici, non avrebbe alcun senso mandarli giù nel giro di un paio d’ore. Inoltre pe ...continua

    È sensato attribuire quattro stelline a un libro piluccato nell’arco di alcuni mesi? A mio parere, decisamente sì. Innanzitutto, per leggere attentamente e sfruttare in ambito scolastico una raccolta di giochi linguistici, non avrebbe alcun senso mandarli giù nel giro di un paio d’ore. Inoltre per me questo testo rappresenta molto di più di un efficace strumento didattico. Si tratta, infatti, anche del simbolo di una sorta di complesso e forzato ripensamento dei miei progetti lavorativi. Ho acquistato “I draghi locopei” durante la preparazione a un concorso a cattedre che ho poi vinto (almeno sulla carta). Abituata com’ero ad insegnare soprattutto nel triennio dei licei, cercavo del materiale utile a preparare un’eventuale lezione di lingua italiana che risultasse originale e coinvolgente per i ragazzini delle medie. Non ho potuto utilizzare nessuno dei giochi suggeriti da Ersilia Zamponi (avendo sorteggiato una traccia su una celebre poesia montaliana) e il volumetto, la cui lettura non era ancora conclusa, è rimasto a lungo su uno scaffale. Non so neanch’io quante volte l’abbia poi ripreso, riletto, amato, detestato. Non sono sicura di desiderare davvero quel posto di lavoro che fra un po’ mi spetterà di diritto (ed ecco spiegati i sentimenti ambivalenti suscitati in me da questa lettura), ma i giochi proposti rappresentano senza ombra di dubbio un insieme di idee interessanti per far sì che i ragazzini non dichiarino guerra allo studio della lingua italiana. Tra l’altro in Italia, negli ultimi anni, il termine “gioco” è stato utilizzato spesso a sproposito in riferimento alle attività scolastiche. I giochi della Zamponi e dei suoi allievi per fortuna non avevano nulla a che fare con l’attuale tendenza ad attribuire ad ogni esperienza didattica improbabili risvolti ludici. Incuriosita dalle riflessioni sul percorso dell’autrice (contenute nella postfazione di Stefano Bartezzaghi), ho anche fatto qualche ricerca in rete e mi sono imbattuta in una breve intervista, in cui la professoressa Zamboni descriveva un “esperimento” pomeridiano (complementare a quello che oggi si definisce “curricolo”), al quale dedicare un paio di ore settimanali lavorando con gruppi di una decina di ragazzi. Così mi è tornata in mente l’ottima organizzazione del “tempo prolungato” della mia scuola media. Si può ancora riuscire a giocare seriamente con la fonetica e le rime, con la morfologia e le figure retoriche, con l’ortografia e gli slogan pubblicitari, con i titoli dei libri e delle canzoni, senza contribuire ad esasperare quel clima scioccamente festoso che si respira fin troppo spesso nelle nostre aule? Dopo la lettura de “I draghi locopei” (volumetto datato ma non anacronistico) non si può che essere ottimisti. Peccato che ci si ricordi poi dei miseri finanziamenti alla scuola pubblica e di come ogni buona idea sembri ormai destinata ad assumere la forma del volontariato. Ma, forse, è sempre andata così.

    ha scritto il 

  • 4

    E' maggio, il programma di grammatica è finito, mi sono accanita sull'uso del congiuntivo e sulla giusta collocazione di accenti e apostrofi (il cartellone con scritto QUAL è troneggia ancora sopra la lavagna): è arrivato il momento di dedicarci esclusivamente al gioco e al divertimento, i miei r ...continua

    E' maggio, il programma di grammatica è finito, mi sono accanita sull'uso del congiuntivo e sulla giusta collocazione di accenti e apostrofi (il cartellone con scritto QUAL è troneggia ancora sopra la lavagna): è arrivato il momento di dedicarci esclusivamente al gioco e al divertimento, i miei ragazzi devono capire che con la lingua si può giocare e divertirsi, che non è necessario un joy stick per passare un paio di ore in allegria! E loro vi assicuro si stanno proprio divertendo tra anagrammi, indovinelli, acrostici, rime, nonsense...E soprattutto stanno impazzendo perchè non riescono a capire cosa siano i draghi locopei! Non riescono a fare l'anagramma! Mi chiedono la soluzione e io rispondo: "Dai, ci penserete a casa, adesso divertiamoci con i nostri giochi di parole!". Non vedo l'ora di vedere le loro facce quando svelerò loro l'arcano! :)

    ha scritto il 

  • 5

    Geniale

    Interessante, utile e semplice da capire. Pieno di esempi, suggerimenti ed esercizi. È un modo alternativo di capire e spiegare tante cose e particolarità della lingua italiana. La prefazione di Umberto Eco, poi, è favolosa.

    ha scritto il 

  • 4

    Testo utilissimo da usare in classe, divertente, educativo, al limite se ne potrebbe trarre spunto per trascorrere piacevoli serate con gli amici, quando mancano giochi da tavolo tipo Taboo o Trivial Pursuit!!!

    ha scritto il 

  • 0

    Non credo che i giochi di parole insegnino l'italiano. Mi sembra un'illusione. Credo piuttosto che possano risvegliare la nostra attenzione ai suoni, al significante della nostra lingua, magari per poi meglio apprezzarne la poesia e comunque tenere sveglia la mente, un po' come La settimana enigm ...continua

    Non credo che i giochi di parole insegnino l'italiano. Mi sembra un'illusione. Credo piuttosto che possano risvegliare la nostra attenzione ai suoni, al significante della nostra lingua, magari per poi meglio apprezzarne la poesia e comunque tenere sveglia la mente, un po' come La settimana enigmistica.

    ha scritto il 

  • 4

    Per chi ama i giochi di parole

    Bellissimo libro, da consigliare a chiunque voglia divertirsi con le parole. Consigliato alla maestra di scuola elementare, ha giocato con gli alunni a fare giochi, un modo come un altro per appassionare i bambini/ragazzi alla lingua italiana.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro di magia

    Un libro che comprai per far appassionare un ragazzo di quinta elementare all'italiano: giochi di parole, slogan, calligrammi, lipogrammi... poi ti accorgi che anche tu ne sei preso!

    Altro che abracadabra, alla fine insieme a mio figlio si son fatte vere magie!

    ha scritto il 

  • 3

    libro più da consultazione che da lettura, riporta giochi linguistici realizzati dall'autrice anni fa in una scuola media, quando ancora la scuola stimolava e formava. L'esperienza è della prima metà degli anni '80, alcune cose prodotte dai ragazzi sono proprio carine, i giochi sono riproducibili ...continua

    libro più da consultazione che da lettura, riporta giochi linguistici realizzati dall'autrice anni fa in una scuola media, quando ancora la scuola stimolava e formava. L'esperienza è della prima metà degli anni '80, alcune cose prodotte dai ragazzi sono proprio carine, i giochi sono riproducibili anche in altri contesti rispetto a quello raccontato dall'autrice, più di ogni cosa fa impressione notare la diversità della situazione della scuola italiana precipitata in un baratro in cui esperienze come quelle raccontate nel libro sono ormai un miraggio lontano.

    ha scritto il 

  • 4

    Orsù, prendi un'insegnante
    della terra di Rodari
    metti in mano alla sua classe
    di parole giochi vari.


    Anagrammi, lipogrammi
    scambi interni di parole
    lor maneggian senza drammi:
    di Dossena son la prole.


    Non sarà letteratura,
    ma soltanto un bel sollazzo
    che utilizza la cultura, ...continua


    Orsù, prendi un'insegnante della terra di Rodari metti in mano alla sua classe di parole giochi vari.

    Anagrammi, lipogrammi scambi interni di parole lor maneggian senza drammi: di Dossena son la prole.

    Non sarà letteratura, ma soltanto un bel sollazzo che utilizza la cultura,

    nella lingua io ci sguazzo la lor gioia sembra pura come quella di un bel pazzo.

    (Vabbè, i risultati dei ragazzi sono decisamente migliori dei miei...)

    ha scritto il