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I duellanti

Di

Editore: l'Unità / Edizioni e/o

4.0
(557)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 95 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000007099 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Gandi Leonardo

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Social Science

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Descrizione del libro
Traduzione di Leonardo Gandi.
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  • 5

    J.Conrad "I duellanti": Magico Conrad. Potrei finire qui. Due vite che corrono parallele, un duello che dura una vita, che l'alimenta. E sullo sfondo la storia d'Europa nel periodo pre e post napoleon ...continua

    J.Conrad "I duellanti": Magico Conrad. Potrei finire qui. Due vite che corrono parallele, un duello che dura una vita, che l'alimenta. E sullo sfondo la storia d'Europa nel periodo pre e post napoleonico. Due ufficiali di cavalleria che con caratteri e storie diverse si scontrano e confrontano senza soluzione di continuità. L'assurdità della guerra e l'impossibilità per l'uomo di superare quel modo primitivo di dirimere le controversie. L'autore isola i duellanti e ne fa il simbolo di questa pazza umanità, sempre pronta a farsi del male. Un racconto estremamente attuale che consiglierei di leggere a molti ... O no?

    ha scritto il 

  • 4

    Insomma, non è certo "Cuore di tenebra".
    Però che prosa, che ritmo, che testa che aveva anche quest'uomo.
    Purtroppo mentre lo leggevo non riuscivo a togliermi dalla testa il meraviglioso film di Scott ...continua

    Insomma, non è certo "Cuore di tenebra".
    Però che prosa, che ritmo, che testa che aveva anche quest'uomo.
    Purtroppo mentre lo leggevo non riuscivo a togliermi dalla testa il meraviglioso film di Scott, e questo è forse uno di quei casi in cui posso dire che il film è meglio del libro; o quanto meno che il film rende giustizia a quello che è un bellissimo romanzo breve (o racconto lungo, decida chi di dovere).

    ha scritto il 

  • 4

    Esiste un'edizione di questo racconto lungo che riporta, a complemento del titolo, la dicitura: "Una storia di onore e follia". Ebbene, mai sottotitolo fu più appropriato. La singolare oscurità della ...continua

    Esiste un'edizione di questo racconto lungo che riporta, a complemento del titolo, la dicitura: "Una storia di onore e follia". Ebbene, mai sottotitolo fu più appropriato. La singolare oscurità della penna di Conrad applicata all'epoca napoleonica, questo è "I duellanti". Non poteva che venirne fuori una vera perla.

    ha scritto il 

  • 4

    Ben scritto,riesce in poche pagine,ad affrescare una epoca ed i suoi uomini,a tipizzarne l'interiorità e a mostrarne le debolezze ed i punti di forza che pur anacronistici,suscitano interesse per lett ...continua

    Ben scritto,riesce in poche pagine,ad affrescare una epoca ed i suoi uomini,a tipizzarne l'interiorità e a mostrarne le debolezze ed i punti di forza che pur anacronistici,suscitano interesse per lettori figli di un tempo in cui tutto è relativo.

    ha scritto il 

  • 4

    Incontri e scontri di due soldati molto diversi tra loro, simboli di qualcos'altro, antitetici ma, difficilmente separabili. Sullo sfondo del mondo napoleonico si affrontano in un duello che riprendon ...continua

    Incontri e scontri di due soldati molto diversi tra loro, simboli di qualcos'altro, antitetici ma, difficilmente separabili. Sullo sfondo del mondo napoleonico si affrontano in un duello che riprendono, a tratti, per tutta una vita.

    Molto interessante. Ben scritto, ricco di un simbolismo che traspare man mano. Stile semplice, diretto.

    ha scritto il 

  • 0

    La postfazione dell’edizione e/o è più che altro una riflessione su questo racconto che ha avuto, anche se a fatica, un grande consenso di pubblico suscitando, d’altro canto, le reazioni negative dell ...continua

    La postfazione dell’edizione e/o è più che altro una riflessione su questo racconto che ha avuto, anche se a fatica, un grande consenso di pubblico suscitando, d’altro canto, le reazioni negative della critica – quasi l’effetto opposto delle altre opere di Conrad.

    Malgrado non sia né “Lord Jim” né “Cuore di tenebra”, qualunque stroncatura del racconto è ingenerosa.
    Forse la psicologia dei due protagonisti non è approfondita abbastanza per gli standard di Conrad. Ma la narrazione coinvolge nella vicenda assurda del duello tra Féraud e D’Hubert. L’ambientazione storica riesce a ricostruire con poche pennellate un’epoca, e la sintesi migliore è forse nell’incontro di D’Hubert con gli ultimi due padrini di Féraud, rappresentanti di una generazione che può solo ricordare le glorie della gioventù ma deve ammettere, infine, di essere stata sconfitta:
    Padroni d’Europa solo ventiquattro mesi prima, avevano già l’aria di fantasmi decrepiti; sembravano, in quei cappotti stinti, meno consistenti delle loro ombre esigue che cadevano nere sul bianco della strada: grottesche ombre militari di vent’anni di guerre e di conquiste.

    Se Féraud è lo schiavo delle passioni, il razionale D’Hubert non trova del resto nessuna via d’uscita logica e di buon senso, accettando con senso di ineluttabilità anche l’assurdo – che si manifesta sin dall’inizio, quando cede alle leggi dell’onore e si rifiuta di ignorare semplicemente il rivale che lo minaccia con una spada, anche se soli in una stanza.
    È da una piccola decisione che nasce la storia, peraltro fatta di duelli “finti”, combattimenti spietati più che altro, senza regole né padrini né dottori d’ordinanza.

    E se nel finale sembra che D’Hubert si salvi grazie all’amore e alla generosità, mentre Féraud si perde per la sua solitudine e chiusura, è lecito domandarsi che cosa sarebbe successo se anche l’ultimo duello si fosse chiuso con l’ennesima “patta”. Probabilmente non sarebbe stato l’ultimo.
    Quando si vive in epoche storiche dominate da grandi passioni e gloriosi ideali, in fondo, non si guarisce mai.
    (Ma un conto è l’accettazione del proprio destino, un altro è l’esaltazione dei propri errori, fenomeno che in Italia abbiamo conosciuto in anni molto più recenti.)

    E infine, forse l’unica morale della storia?, stare molto attenti a chi si disprezza, potrebbe essere il nostro anonimo benefattore.

    ha scritto il 

  • 4

    Capita raramente che un film mi risulti essere più bello dell'opera letteraria da cui è tratto

    Ed è il caso de I duellanti, per quanto il libro sia notevole per lo stile asciutto e potente della narrazione.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo racconto rappresenta anche il mio primo approccio felice ad un audiolibro. Sarà per la voce calda ed espressiva di Pedicini, sarà perché nel frattempo lavoravo alla mia prima sciarpa ai ferri, ...continua

    Questo racconto rappresenta anche il mio primo approccio felice ad un audiolibro. Sarà per la voce calda ed espressiva di Pedicini, sarà perché nel frattempo lavoravo alla mia prima sciarpa ai ferri, fatto sta che l'esperienza è stata ampiamente positiva. Sarà, soprattutto, perché I Duellanti è un racconto lineare ma serrato, in cui i personaggi si muovono con destrezza proprio come in un duello. D'Hubert e Feraud rappresentano il dubbio e l'assoluto, la ragione e l'istinto, i due lati contrastanti di ogni uomo che si affrontano, quotidianamente, dentro di noi senza che nessuno dei due abbia definitivamente la meglio sull'altro.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo è un Conrad decisamente diverso da quello più conosciuto, almeno da me, e cioè il Conrad di Tifone, Lord Jim, o di Cuore di tenebra ma non per questo meno intrigante. Anzi, a ben pensarci, non ...continua

    Questo è un Conrad decisamente diverso da quello più conosciuto, almeno da me, e cioè il Conrad di Tifone, Lord Jim, o di Cuore di tenebra ma non per questo meno intrigante. Anzi, a ben pensarci, non mancano anche qui tematiche presenti negli altri lavori. Questo breve romanzo va ben oltre, infatti, la semplice narrazione di avvenimenti storici e suscita molti spunti di riflessione. Attraverso le vicende che contrappongono i due protagonisti si possono adombrare le vicende che contrappongono Napoleone all’Europa, si evidenzia poi la frizione sempre esistita tra l’antica nobiltà, rappresentata dal generale D’Ubert, pur presente non solo nella società ma anche tra le file dell’esercito napoleonico e quel nuovo ceto sociale emergente, che viene dalla borghesia o dalla campagna, rappresentato dal generale Feraud. Però si possono cogliere anche echi di rimpianto della giovinezza passata e l’associazione di questa con lo stato di guerra!! Benché il motivo del duello rimanga assurdo fino alla fine, la contrapposizione tra i due protagonisti coinvolge non solo il codice d’onore, ma anche l’amor proprio, la vita e l’anima stessa. Pur nella loro diversità sembrano due gemelli siamesi, dei quali l’uno non può fare a meno dell’altro. E’ come, infatti, se l’uno fosse l’ombra dell’altro; insieme però compongono il tutto, l’unico!

    ha scritto il 

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