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I fantasmi di pietra

By Mauro Corona

(588)

| Hardcover | 9788804555438

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Book Description

Un paese abbandonato, silenzioso, fermato in un'istantanea scattata il giorno 9 ottobre 1963, quando il fianco del monte precipitò nell'invaso del Vajont. Eppure quelle case, quelle cucine, quelle stalle sono ancora abitate. È una popolazione di fant Continue

Un paese abbandonato, silenzioso, fermato in un'istantanea scattata il giorno 9 ottobre 1963, quando il fianco del monte precipitò nell'invaso del Vajont. Eppure quelle case, quelle cucine, quelle stalle sono ancora abitate. È una popolazione di fantasmi quella che Corona suscita ripercorrendo, casa per casa, le strade che un tempo risuonavano di voci, del rumore degli strumenti di lavoro, della vita di ogni giorno.

114 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Ripetitivo

    Molto bello per le prime 70-80 pagine, poi ci si aspetta una svolta, e invece il libro continua per altre 200 sullo stesso tono: snocciola una serie di episodi di persone che avevano animato le case, la chiesa, le osterie del paese di Erto quando que ...(continue)

    Molto bello per le prime 70-80 pagine, poi ci si aspetta una svolta, e invece il libro continua per altre 200 sullo stesso tono: snocciola una serie di episodi di persone che avevano animato le case, la chiesa, le osterie del paese di Erto quando questo era ancora vivo, prima cioè che il disastro dal Vajont lo spazzasse via. Alla lunga il gioco, all'inizio godibile, si fa ripetitivo.

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    Alessandro Scalchi said on Feb 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Interessante descrizione topografica di come era strutturato il paese di Erto, prima della tragedia del Vajont. Il triste ricordo del luogo della giovinezza è a volte impreziosito dalle interpretazioni dell'autore:.."Proseguo come un nomade verso oc ...(continue)

    Interessante descrizione topografica di come era strutturato il paese di Erto, prima della tragedia del Vajont. Il triste ricordo del luogo della giovinezza è a volte impreziosito dalle interpretazioni dell'autore:.."Proseguo come un nomade verso occidente. I nomadi cavalcano sempre verso il tramonto"...

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    Umberto R. said on Feb 5, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Nel titolo c'è tutto.

    Dispiace abbandonare un libro dopo un centinaio di pagine ma dispiace altrettanto proseguire la lettura quando ci si accorge di essere impossessati dalla noia.
    Non posso affermare che "I fantasmi di pietra" sia scritto male, il linguaggio è né troppo ...(continue)

    Dispiace abbandonare un libro dopo un centinaio di pagine ma dispiace altrettanto proseguire la lettura quando ci si accorge di essere impossessati dalla noia.
    Non posso affermare che "I fantasmi di pietra" sia scritto male, il linguaggio è né troppo semplice né troppo complesso, ma forse, visto l'argomento, era auspicabile una struttura diversa.
    Una lunga passeggiata nel passato, ruderi di case con le loro storie e le storie di chi le ha abitate, dei veri e propri fantasmi di pietra come ci avvisa il titolo.
    Tutto questo sarebbe anche poetico se non diventasse troppo ripetitivo. Una sequela di personaggi con le loro vicende, forse troppo simili a quelle che ho sempre sentito raccontare in famiglia per apprezzarle con interesse, o forse sono semplicemente troppe e disposte troppo in fila indiana, una dietro l'altra.
    Credo che una costruzione del racconto meno lineare avrebbe reso lo snodarsi del libro più coinvolgente e meno noioso ai miei occhi.

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    Monica Spicciani (scambio cartacei-sottolineo a matita) said on Dec 23, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Lo abbandono perchè non riesco proprio a continuarlo. Gli ho dato una seconda possibilità...ma niente.

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    Valentina said on Nov 16, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    In questo libro Corona mostra, ancora una volta, le sue doti di scrittore.
    Come per esempio, in questa stupenda descrizione:
    Il faggio dominava la valle come il faro guarda il mare. Immenso, solenne, parte dal bordo della strada San Rocco e ...(continue)

    In questo libro Corona mostra, ancora una volta, le sue doti di scrittore.
    Come per esempio, in questa stupenda descrizione:
    Il faggio dominava la valle come il faro guarda il mare. Immenso, solenne, parte dal bordo della strada San Rocco e svetta verso il cielo. A metà si biforca, la sua punta s'alza parecchi metri sopra le case. Erano pochi i ragazzi che riuscivano a scalarlo fino in cima. Oggi è ancora là, con i suoi duecento anni, ma non guarda più la valle come un tempo. La vegetazione lo ha circondato, alberi nuovi gli sono cresciuti attorno, per assediarlo, stuzzicarlo, come a volergli togliere quel potere che ha esercitato per due secoli. Lui non se la prende, ne ha viste tante, è vecchio, stanco, non ha più voglia di polemiche. I suoi rami spogli, alcuni grossi quanto un albero normale, spintonano nuvole di piombo, lanciano maledizioni agitandosi come braccia nere. La punta graffia la porcellana del cielo, vorrebbe bucarlo per far scendere un po' di colore su quella terra desolata. Non ce la fa, il cielo di maiolica inizia a mandar neve.
    È per pezzi come questo, così poetici, che amo Corona.
    Di solito non mi piacciono le descrizioni nei libri, mi annoiano (ad esempio, nei libri fantasy non le tollero, mi fanno scendere il latte alle ginocchia se sono troppo lunghe!). Invece le descrizioni di Corona le trovo eccezionali, tanto che a volte pezzi particolarmente belli li rileggo 2-3 volte prima di proseguire (questa cosa mi succede solo e soltanto con quest'autore!). Come questo: C'è una porta sigillata dalla polvere del tempo, la tintarella dei secoli. Ragnatele dappertutto interrompono gli angoli acuti. L'ottone di una vecchia maniglia, un tempo lucida e brillante, ha messo un vestito grigio topo, l'ossido della solitudine.
    È geniale, ci sono metafore originali, che mi lasciano stupita, sorpresa ed appagata, in quanto assolutamente azzeccate e semplicemente bellissime.
    [...] Noi ascoltavamo di notte il mormorio del Vajont prima che la Sade gli tagliasse la lingua.
    Questa è bravura, è un dono quello di Corona: frasi così evocative, dirette, belle, non vengono pensandoci su, ma nascono naturalmente. Magnifiche.
    Un libro per viaggiare attraverso i ricordi di Erto, paese dell'autore ed una delle vittime del Vajont. Per sapere cosa si è veramente perso con quella tragedia: non solo vite umane e case e oggetti, trascinanti dall'acqua e sepolti a valle la notte del 9 ottobre 1963, ma un mondo fatto di usi e costumi, un microcosmo scomparso che non potrà mai più tornare.
    Quella ormai lontana tragedia è stata un colpo di scure alla nostra civiltà. Ha decapitato la vita. Usi, costumi, tradizioni, cultura, unità, amicizie, lavoro, modo di vivere sono scomparsi. Il Vajont ha spopolato il paese, diviso le persone, creato faide, diaspore, solitudini, silenzio, abbandono. Il Vero Vajont è stato dopo.

    Il pezzo a pg 262 (quasi alla fine del libro) l'ho trovato talmente bello che anche solo per quello vale la pena leggere tutto il libro. È un pezzo che si apprezza solo dopo aver letto tutto ciò che precede, non si può astrarre, perciò è perfetto quasi alla fine.
    È un desiderio dell'autore, IL desiderio, IL suo sogno, che però sa irrealizzabile e perciò chiama utopia. È un sogno bellissimo, profondo, puro. E sarebbe magnifico se lo si potesse realizzare. Nella sua semplicità sarebbe così facile. Ma, purtroppo, è destinato a restare irrealizzato. E voglio sottolineare la posizione del pezzo nel libro, che la trovo perfetta. Non a conclusione, altrimenti sarebbe parso come una semplice trovata letteraria, una chiusura poetica del viaggio. Nè poteva stare all'inizio del libro, il lettore non avrebbe compreso ciò che l'autore scrive: solo dopo averlo accompagnato in questo viaggio (perché le descrizioni sono talmente vivide che il lettore si trova a passeggiare realmente accanto al narratore) si può realmente comprendere quanto siano sentite le parole scritte in tutto il libro e a pg 262 in particolare.

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    Cleo said on Sep 29, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Passeggiata nostalgica

    Ritmo un pò lento, a tratti malinconico, ma sicuramente Mauro riesce a trasmettere con questo libro il suo legame alla vita semplice di una generazione che non esiste più. E alla fine del libro non riesco a non condividere la sua nostalgia. Una passe ...(continue)

    Ritmo un pò lento, a tratti malinconico, ma sicuramente Mauro riesce a trasmettere con questo libro il suo legame alla vita semplice di una generazione che non esiste più. E alla fine del libro non riesco a non condividere la sua nostalgia. Una passeggiata per le quattro vie di Erto che merita di essere fatta. Il mio primo, ma spero non ultimo, libro di Corona.

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    Conterigo said on Sep 4, 2013 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (588)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
    • 1 star
  • Hardcover 279 Pages
  • ISBN-10: 8804555432
  • ISBN-13: 9788804555438
  • Publisher: Arnoldo Mondadori
  • Publish date: 2006-01-01
  • Also available as: Paperback , Others , eBook
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