I figli dell'invasione

Urania 497

Di

Editore: A. Mondadori (Urania)

4.0
(268)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 180 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Giapponese , Francese , Tedesco , Ceco

Isbn-10: A000015618 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giorgio Severi ; Illustrazione di copertina: Karel Thole

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Horror , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
La reputazione, in un villaggio, è tutto. Così, nessuno prende sul serio le proteste d'innocenza di quelle ragazze che la voce pubblica di Midwich giudica poco serie; e molti pettegolezzi seguono il passaggio di quelle mogli notoriamente "accoglienti" che hanno il marito lontano. Ma quando anche le signore più irreprensibili, le giovinette più insospettabili, le zitelle più rassegnatamente perbene cominciano a mostrare i primi segni della maternità, è chiaro che le maldicenze devono cadere, i sospetti devono allargarsi molto più in là del piccolo borgo perduto nella campagna inglese. A Midwich - ma solo a Midwich? - gli uomini non sono più gelosi: sono spaventati.
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  • 4

    Grande romanzo!!!

    Un grande romanzo, che ho voluto leggere dopo aver sentito parlare molto bene del film di Wolf Rilla tratto da queste pagine (e che devo ancora vedere...mannaggia al tempo...).

    La storia a tratti è da ...continua

    Un grande romanzo, che ho voluto leggere dopo aver sentito parlare molto bene del film di Wolf Rilla tratto da queste pagine (e che devo ancora vedere...mannaggia al tempo...).

    La storia a tratti è davvero inquietante anche perché possiede una tensione morale da non sottovalutare:cosa faremmo se dei figli nati dalle nostre compagne si rivelassero dei pericolosi mostri in grado di comandare le nostre menti?Li annienteremmo o, per amore delle nostre compagne ameremmo questi esseri probabilmente venuti dallo spazio come se fossero nostri?Ovviamente il tutto si può leggere anche come una metafora molto chiara e che non necessita spiegazioni.....

    Il libro risente un po dei tempi (possibile che nessuna delle donne pensi ad abortire?) e del momento politico di quegli anni ( I Russi...) ma il tutto resta ancora molto godibile...che dire...è invecchiato molto meglio di opere dello stesso periodo.....

    Promosso!!!

    ha scritto il 

  • 3

    The Midwich cuckoos

    Le cose vecchie (vecchi libri, vecchi film, etc), questo gusto retrò, mi piacciano e mi affascinano ma, purtroppo, c’è sempre anche una componente pedante e noiosa. E questo libro non fa eccezione.
    Mi ...continua

    Le cose vecchie (vecchi libri, vecchi film, etc), questo gusto retrò, mi piacciano e mi affascinano ma, purtroppo, c’è sempre anche una componente pedante e noiosa. E questo libro non fa eccezione.
    Mi piacciano soprattutto le finestre che aprono sul passato, ma non tutto quello che vedo da quelle finestre mi piace o, perlomeno, mi fa sorridere, a cominciare dal maschilismo intrinseco dell’epoca (le donne sono delle creature da salvaguardare e guidare e le loro strane opinioni, anche se fondate, sono riconducibili, spesso, ad una forma d’isteria T_T) ma ahimè era così e non ci si può fare niente.
    Ma poi, all’epoca, alle donne incinte facevano davvero le radiografie?
    Ho molto apprezzato l’ironia e la leggerezza usate dallo scrittore ma alla fine ho trovato la storia (lo dico sottovoce) poco fantascientifica e molto filosofica.
    L’inizio mi ha ricordato fortemente The dome di Stephen King, e mi chiedo se il Re non ne sia stato ispirato.
    Sicuramente mi ha fatto venire voglia di rivedere Il Villaggio dei dannati di Wolf Rilla che, da quel ricordo, mi aveva appassionato molto di più (e adesso me lo vado a rivedere ^.*)

    ha scritto il 

  • 4

    Ci sono libri che invecchiano bene ed altri che invecchiano male. "I Figli dell'Invasione" appartiene indiscutibilmente alla prima categoria.
    I motivi sono principalmente due: come è scritto e i temi ...continua

    Ci sono libri che invecchiano bene ed altri che invecchiano male. "I Figli dell'Invasione" appartiene indiscutibilmente alla prima categoria.
    I motivi sono principalmente due: come è scritto e i temi che va a toccare.
    Wyndham riesce a tenere alta l'attenzione dall'inizio alla fine. Il crescendo del finale, verso un epilogo che è ampiamente annunciato, ma che appare ineluttabile, è assolutamente grandioso e ha i toni della tragedia. Si capisce ben presto cosa accadrà, quale sarà l'unica soluzione possibile, eppure si continua a leggere, avvinti alle pagine, quasi speranzosi che le cose possano andare diversamente. Sono pochi gli autori capaci di lasciar presagire il finale con tanto anticipo, ma al contempo in grado di portare mano nella mano il lettore fino alla parola fine senza lasciargli in bocca il sapore di qualcosa di "scontato".
    L'altro grande pregio di questo libro, come si diceva, sono i temi che va a toccare. Temi così ancestrali, così connaturati all'essere umano, da non essere toccati dal passare del tempo.
    "I Figli dell'Invasione" va a toccare uno degli imperativi biologici di qualsiasi essere vivente: riprodursi e far proseguire la propria specie. Wyndham fa un bellissimo esempio paragonando la situazione del libro a quella del Cuculo, che depone il proprio uovo nel nido di un altro uccello, così che sia quell'altro a crescere la sua prole, la quale si dimostrerà estremamente aggressiva liberandosi ben presto degli altri pulcini, più deboli di lui. Su questa paura, sul timore che i nostri figli possano essere sostituiti da qualcosa di diverso, di alieno, giunto qui solo per porre fine alla nostra esistenza, l'autore britannico basa tutto il libro. E fa bene, perché è una paura terrificante e al contempo in grado di far presa su chiunque, più che sufficiente per poter reggere tutto l'impianto del romanzo.
    Al contempo Wyndham non ci mostra solo le paure per il diverso, ma anche le normalissime reazioni di negazione e, addirittura, di incondizionato amore dei genitori, in particolare delle madri, che non possono fare altro che continuare ad amare il proprio figlio, nonostante tutte le prove contrarie.
    L'unica pecca, se proprio se ne vuole trovare una a questo libro, è dovuta al modo di pensare di alcuni personaggi (neanche tutti, a dire il vero), molto british e legata al periodo storico in cui il romanzo è stato scritto. Oggi, infatti, di fronte a un fatto similare, con un numero eccezionale di gravidanze inspiegabili, in molti casi indesiderate e, per finire, con caratteristiche assolutamente strane e peculiari, molte delle donne coinvolte non avrebbero indugiato un solo minuto prima di ricorrere all'aborto. Nella vicenda di Wyndham, invece, questa ipotesi non è contemplata in alcun modo, neanche di sfuggita. Ma non dubitiamo che, anche oggi, vi siano persone che potrebbero seguire questa linea di pensiero. Probabilmente è questo il solo segno del passare del tempo di cui risente quest'opera, ma è un segno che passa decisamente in secondo piano rispetto a tutti gli altri pregi.
    Per concludere Wyndham ci consegna un libro che risulta attualissimo ancora oggi, ancora capacissimo di fare presa sulle paure dell'essere umano. A parte qualche ovvia discrepanza tra i modi di fare e pensare attuali e quelli dei personaggi del romanzo, sembrerebbe quasi non fosse passato neanche un solo giorno da quando è stato scritto.
    Indubbiamente un capolavoro, non c'è nient'altro da dire.

    ha scritto il 

  • 0

    È l'unico libro di fantascienza che io abbia mai letto e solo perchè consigliato dalla professoressa d'inglese al liceo.
    Nella cittadina di Midwich, tutte le donne giovani e fertili concepiscono un fi ...continua

    È l'unico libro di fantascienza che io abbia mai letto e solo perchè consigliato dalla professoressa d'inglese al liceo.
    Nella cittadina di Midwich, tutte le donne giovani e fertili concepiscono un figlio nella medesima, stranissima notte. Nove mesi dopo, partoriranno dei bambini biondi, bellissimi e quasi identici. Ma sono bambini molto speciali, a cominciare da una particolarità nel loro viso e poi con il loro strano modo di rapportarsi con gli altri abitanti del villaggio.
    Anche se la fantascienza non è decisamente il mio genere, ricordo di aver letto "The Midwich cuckoos " con piacere.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro d'altri tempi

    una lettura piacevole, intrigante. Uno stile narrativo vecchia scuola, che non significa noioso, bensì sinonimo di eleganza stilistica. Un piacere da leggere. Storia molto bella e per nulla banale, e ...continua

    una lettura piacevole, intrigante. Uno stile narrativo vecchia scuola, che non significa noioso, bensì sinonimo di eleganza stilistica. Un piacere da leggere. Storia molto bella e per nulla banale, e soprattutto fa riflettere. Consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Capolavoro. Anche di traduzione.

    Quando la fantascienza non è la sorella minore della letteratura. Quando scrivere è un'arte, quando l'immenso orrore si palesa nelle piccole cose. Meraviglioso.
    Chiunque conosce "The Midwich cuckoos", ...continua

    Quando la fantascienza non è la sorella minore della letteratura. Quando scrivere è un'arte, quando l'immenso orrore si palesa nelle piccole cose. Meraviglioso.
    Chiunque conosce "The Midwich cuckoos", ottimo titolo originale, prima edizione 1959, stampato da Urania nel 1968. Chiunque lo conosce per le versioni cinematografiche, da “Il villaggio dei dannati” del 1963 al “Villaggio dei dannati” del 1995 di Carpenter. Dove i bambini sono mostri da annientare. Ma solo in queste pagine i bambini sono anche bambini, l’orrore risiede nel loro sorridere e parlare amabilmente con uno dei protagonisti, con la scelta di uccidere degli innocenti o attendere che questi crescano per uccidere noi.
    Una nota particolare: in questa edizione Urania non è accreditato il traduttore. Male: perché chiunque esso sia ha svolto un lavoro sublime, rendendo il romanzo pura poesia. E storia, con parole ormai desuete, “Canadà” con l’accento ormai scomparso ad esempio.
    Peccato per la copertina semplicemente orrenda e fuori luogo.

    ha scritto il 

  • 5

    ho letto questo libro quando avevo 17 anni e mi è sempre rimasto in mente. ora che ho 56 anni me lo sono gustato di nuovo. Avevo ragione a ricordarmelo così bello: la fantascienza che comincia con ... ...continua

    ho letto questo libro quando avevo 17 anni e mi è sempre rimasto in mente. ora che ho 56 anni me lo sono gustato di nuovo. Avevo ragione a ricordarmelo così bello: la fantascienza che comincia con ... nell'anno 3500....., oppure nella galassia pinco pallino,..... non mi sono mai piaciute ma questo è diverso, e non delude...Storia intrigante e appassionante

    ha scritto il 

  • 3

    e mezza

    Da adolescente, ho passato intere nottate sui romanzi di Asimov, Scheckley, Bradbury, Van Vogt: mi appassionava la fantascienza, la descrizione di mondi lontani nel tempo o nello spazio, le invenzioni ...continua

    Da adolescente, ho passato intere nottate sui romanzi di Asimov, Scheckley, Bradbury, Van Vogt: mi appassionava la fantascienza, la descrizione di mondi lontani nel tempo o nello spazio, le invenzioni di una tecnologia avveniristica (largamente superata dalla realtà negli anni successivi). Poi ho abbandonato il genere per qualche anno, va a sapere perché: mi ci sono rituffato qualche giorno fa grazie al consiglio di un’amico e grazie alla presenza di un titolo all’interno della (famigerata) lista dei 1001 libri da leggere: si tratta de “I figli dell’invasione”, l’autore è John Wyndham.

    E siccome ho accennato ad una fantasia che viene superata dalla realtà, leggiamone subito qualche riga:

    La nostra vita privata sarebbe stata devastata nella più gelosa intimità e le nostre suscettibilità offese dalle tre Furie moderne: la terribile sorellanza della parola stampata, della parola registrata e dell’immagine

    Non vorrei però proseguire in un banale parallelismo tra quello che l’autore immaginava e quello che è acceduto; sarebbe limitato ed ingiusto, perchè in questo romanzo - che trovate in Urania ed in formato Kindle su Amazon, a fine post il link diretto - c’è qualcosa di più.

    La trama: la voce narrante, Richard Gayford, è un abitante del piccolo paesino di Midwich, in Gran Bretagna, che cerca di fare rientro a casa con la moglie dopo una breve vacanza a Londra. Vengono fermati sul confine della città dall’esercito perché è accaduto qualcosa di molto strano: tutti gli abitanti di Midwitch si sono addormentati, ed ogni tentativo di far entrare un qualunque essere vivente in città ne causa un sonno immediato. Superata l’emergenza, che pare essere stata causata dall’atterraggio in città di uno strano velivolo, una nuova particolarità si abbatte sulla cittadina: tutte le donne risultano contemporaneamente in stato di dolce attesa. Nasceranno 31 maschi e 30 femmine, e non appariranno, fin da subito, come normali bambini.

    Negli anni si svilupperà una sorta di contrapposizione fra i nascituri e gli abitanti del luogo, un braccio di ferro che si svilupperà con esiti imprevedibili fino all’ottimo - e sorprendente - finale.

    Una storia solidissima, che diede il via ad un filone di romanzi basati sulla “razza umana incubatrice”, una bella delineazione dei personaggi e un sapore un po’ retrò rendono “I figli dell’invasione” una storia di sicuro interesse e una piacevolissima lettura, da intraprendere con l’attenzione dell’uomo del 2014 a tematiche evidentemente meno mature in pieni anni 50. Consigliato!

    P.S.: due le trasposizioni cinematografiche di rilievo: “Il villaggio dei dannati” (Wolf Rilla, 1960) ed il remake di John Carpenter del 1995.

    ha scritto il