I figli della mezzanotte

Di

Editore: Euroclub

4.1
(1236)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 391 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Svedese , Portoghese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ettore Capriolo

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    il figlio dell'India

    storia dell'India a partire dall'indipendenza fino agli scontri e alle separazioni successive,
    molti eventi storici vengono letti alla luce del presupposto che l'India in sè abbia il germe della gran ...continua

    storia dell'India a partire dall'indipendenza fino agli scontri e alle separazioni successive,
    molti eventi storici vengono letti alla luce del presupposto che l'India in sè abbia il germe della grandezza ma che questa venga ancora oggi sacrificata agli interessi dei suoi governanti e al fanatismo religioso...i bambini della mezzanotte faranno tutti la stessa fine dell'India odierna: saranno sterilizzati e resi innocui dalle forze che governano il paese e che temono il potere del suo popolo...

    ha scritto il 

  • 2

    Voglio sgombrare subito il campo da eventuali equivoci. Se io fossi stata il sultano questa Shahrazād non avrebbe visto il mattino della seconda notte. Questo è un libro-tunnel di cui non si vede la l ...continua

    Voglio sgombrare subito il campo da eventuali equivoci. Se io fossi stata il sultano questa Shahrazād non avrebbe visto il mattino della seconda notte. Questo è un libro-tunnel di cui non si vede la luce liberatoria, dalle pareti viscose e tentacolari, un esofago che mi fa temere altri meandri più imi in cui dovrò passare per uscire a riveder le stelle. Per riprendermi da quella tristramshandyata della nascita dopo centinaia di pagine ci vogliono altre centinaia di pagine di peregrinazioni fra India e Pakistan, piene di personaggi che il colonnello Aureliano Buendía avrebbe arruolato sui due piedi. Certo che imparo anche un po’ di storia alternativa dell’India, mamma, c’è sempre qualcosa da imparare.

    ha scritto il 

  • 4

    Perché io solo su cinquecento milioni e più dovevo portare il peso della storia? [...] Ma chi sono io? Sono la somma di tutto ciò che è accaduto prima di me, di tutto ciò che mi si è visto fare, di tu ...continua

    Perché io solo su cinquecento milioni e più dovevo portare il peso della storia? [...] Ma chi sono io? Sono la somma di tutto ciò che è accaduto prima di me, di tutto ciò che mi si è visto fare, di tutto ciò che mi è stato fatto. Sono ogni persona e ogni cosa il cui essere al mondo è stato toccato dal mio. Sono tutto quello che accade dopo che me ne sono andato e che non sarebbe accaduto se io non fossi venuto. E ciò non mi rende particolarmente eccezionale; ogni "io", ognuno di noi che siamo ora più di seicento milioni, contiene una simile moltitudine. Lo ripeto per l'ultima volta: se volete capirmi, dovrete inghiottire un mondo.

    Credo che il significato di questo libro di ben 638 pagine sia tutto racchiuso in questa pagina. Com'è possibile avere un posto nel mondo caotico, confusionario, superaffollato che ci siamo costruiti nel tempo? Come stabilire chi, in fondo, decide la storia delle nazioni? L'intero capolavoro di Rushdie si basa sul voler dare una risposta concreta (e non trovarla) a un semplice interrogativo: sono gli individui che costituiscono lo scopo di una nazione, o sono la politica, i governi, i giochi di potere, le guerre, a fare la Storia? Le vicende raccontate da Saleem della sua famiglia, degli uomini e delle donne che invadono la sua storia individuale si stratificano, si aggiungono e a volte modificano gli strati più profondi della Storia. Soltanto l'esigenza di una responsabilità individuale può mantenere salde le fondamenta della libertà - rappresentata a metà romanzo dalla contemporanea nascita di Saleem e dello Stato indiano indipendente. Purtroppo la presa di responsabilità, com'è dimostrato in seguito, non è sufficiente.

    La politica, bambini, anche nei momenti migliori, è una faccenda sporca. Avremmo dovuto evitarla, non avrei mai dovuto sognare uno scopo. Sto arrivando alla conclusione che il privato, le piccole vite personali dei singoli uomini, siano da preferire a tutta questa inflazionata attività macrocosmica. Ma è troppo tardi. Non si può evitarlo. Ciò che non si può guarire bisogna sopportarlo.

    Come può un individuo decidere delle sorti di miliardi di persone? I governi lo fanno, ma a discapito della diversità, schiacciando lo spirito ultimo delle tradizioni e delle religioni - mai come la cultura induista, che mescola sapori, suoni e odori provenienti da tutto il mondo - sterilizzando le individualità. Ecco come un libro che parla di diversità, e che la fa pesare molto al malcapitato lettore con uno stile a volte eccessivamente confusionario, verso la fine cade in un drammatico pessimismo, annunciando l'avvento di una "sperectomia", il taglio di una speranza nata con i figli della mezzanotte e finita con i figli mai nati dell'ottimismo, simile a un'epidemia, a una malattia inguaribile, di quella notte fatale.

    ha scritto il 

  • 2

    27-2015

    Francamente non sono riuscito ad arrivare in fondo a questo mio primo assaggio di Salman Rushdie. 622 pagine oscillanti tra una colta ironia alla Umberto Eco e lunghissimi e noiosi riferimenti agli de ...continua

    Francamente non sono riuscito ad arrivare in fondo a questo mio primo assaggio di Salman Rushdie. 622 pagine oscillanti tra una colta ironia alla Umberto Eco e lunghissimi e noiosi riferimenti agli dei dell'India, lato hindu e muslim. Pur appassionato delle vicende dell'indipendenza e della partizione del '47, ho rinunciato arrivato a tre quarti.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro ENORME, non tanto per la quantità di pagine che possiede ma per la mole di odori colori suoni voci storie che lo colmano e che immancabilmente ti sommergono durante la lettura.
    Un libro caoti ...continua

    Un libro ENORME, non tanto per la quantità di pagine che possiede ma per la mole di odori colori suoni voci storie che lo colmano e che immancabilmente ti sommergono durante la lettura.
    Un libro caotico, affascinante, multi-sfaccettato come una mente, come un Paese.

    Non è sicuramente di lettura agevole: il libro pretende l'attenzione del lettore, che non deve permettersi di rimanere indietro e perdersi fra tutti i racconti episodici, i rimandi e gli spoiler(!) che caratterizzano la narrazione di Saleem.
    Questo libro non rilassa, insomma... inghiotte.
    E forse è questo il motivo per cui la quinta stella non mi va di accenderla... perché lo splendido pregio di fagocitare il lettore può talvolta diventare arma a doppio taglio, può esasperare, può allontanare al posto di coinvolgere.

    Per quanto riguarda l'edizione, pollice su per la "morbidezza" del volume, che consente di maneggiarlo abbastanza comodamente a dispetto delle 650-e-pussa pagine; pollice disperatamente giù per i numerosi errori di stampa tipici degli Oscar Mondadori ("resta" al posto di "festa", "rutto" al posto di "tutto" e altre amenità).

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Questa è la storia di un bambino, di un ragazzo, di un uomo adulto ma narrata a partire da due generazioni fa, dai poteri magici del nonno che riusciva a far uscire pepite di diamante dal naso, dalla ...continua

    Questa è la storia di un bambino, di un ragazzo, di un uomo adulto ma narrata a partire da due generazioni fa, dai poteri magici del nonno che riusciva a far uscire pepite di diamante dal naso, dalla nonna coperta dal burqa che lo aveva sedotto mostrando pezzo per pezzo parti del suo corpo nudo, del padre e della madre dell'uomo con l'udito fine e il naso super sviluppato, con le loro problematiche in un quadro storico in continuo divenire. Dalla rivoluzione della "non violenza" che era tutt'altro che quello all'instaurazione della repubblica indiana, dall'esodo dei mussulmani protagonisti al suo curioso ritorno in patria.

    Il romanzo è caratterizzato da uno stile e da scene molto grottesche che si susseguiranno per tutta la storia. Sebbene sia molto pesante in principio, via via s'alleggerisce diventando divertente e anche molto interessante. L'autore aggiunge delle note storiche interessanti sulla società dell'epoca arricchendo la cultura di chi lo legge e mostrando un altra faccia dell'India, dell'Islam e dell'induismo.
    Lo consiglierei a chi ama le letture impegnative e non disdegna storie dal forte contenuto grottesco.

    ha scritto il 

  • 5

    La profezia.

    L'ho accostato alle labbra come faccio con qualunque piatto nuovo: aspiro i colori anzitutto; gli odori subito dopo. Palpo con la forchetta o le bacchette o con le dita. Poi, le labbra.
    Tre settimane ...continua

    L'ho accostato alle labbra come faccio con qualunque piatto nuovo: aspiro i colori anzitutto; gli odori subito dopo. Palpo con la forchetta o le bacchette o con le dita. Poi, le labbra.
    Tre settimane fa era il fremito - non di un amico ritrovato, ma di una consonanza, di qualcosa di più profondo di una relazione fisicamente distante nel tempo. Di una consonanza uscita dalle nebbie del tempo, non pre-esistente ma creatasi dalla totalità dell'Aleph e scoccata.
    Poi ho rallentato il ritmo, incapace tuttavia di giustificare questo ri/conoscimento agli amici pronti a fidarsi del consiglio di lettura (ma ora lo so perché, so che è uscito dall'Aleph ed è una mise en abyme dell'Aleph). Poi pensavo che avrei rallentato ancora di più e invece, invece, avevo già notato la consapevolezza di Rushdie, avevo già scovato i suoi meccanismi, ma proprio nel momento in cui dicevo: « Dopo questa dammi un buon motivo per riaprire il libro, autore mio, perché davvero non hai modo di salvarti.» lo dicevo e capivo che era proprio quello, il motivo per continuare, così postmoderno, il motivo della lettura è la ricerca del motivo della lettura.
    E l'ho trovato, ci mette un po', ci mette meno di quanto potrebbe, una sputacchiera, una foresta, il motivo c'è.
    Poi, ancora, perché è multiforme ed enorme, è arrivata di nuovo la consapevolezza iniziale. Ossia la consonanza è diventata qualcosa di diverso, si è precisata in direzione: non veniva dal passato, non era l'étalement del presente, era una profezia, è il futuro è quindi il passato-presente-futuro, è una profezia.

    Perché nuovi bambini della mezzanotte sono nati, figli della potenzialità, figli a loro volta della volontà che si è smarrita nella potenzialità generata, nuovi bambini della mezzanotte sono nati per il crollo di un muro e che per loro non verrà più ricostruito - anche se Shiva trama, guarda ad un altro orizzonte un altro tempo e tenta e trama e tesse e taglia e cementa mattoni.

    Una profezia, non avevo bisogno di altro. Un'altra mi è stata segnalata per mail proprio stasera, una profezia napoleonica legata ad un numero, cabalà e presentepassatofuturo, ancora una volta, ma sarà oggetto di una nuova mitologia, di una nuova storia.

    ha scritto il 

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