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I formalisti russi

By Tzvetan Todorov

(75)

| Others | 9788806044084

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  • 1 person finds this helpful

    Fondamentalmente disapprovo l'analisi dei meri aspetti formali di un testo per discernerne l'essenza. Tuttavia riconosco che un accanimento così scientifico su questo fondamentale ha talvolta risultati sorprendenti e accattivanti. Concetti ed esposiz ...(continue)

    Fondamentalmente disapprovo l'analisi dei meri aspetti formali di un testo per discernerne l'essenza. Tuttavia riconosco che un accanimento così scientifico su questo fondamentale ha talvolta risultati sorprendenti e accattivanti. Concetti ed esposizione non di facile comprensione, ma i ragionamenti che sono capaci di avviare fanno valere la pena di vedere il proprio cervello abusato da costoro. Essendo passati 6 anni da quando lo lessi non ricordo bene il passaggio fra costoro e il mitico odioamato Strutturalismo, magari questa minirecensione è un buono spunto per ripassare i due temi.

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    Jackieale/Kallista said on Feb 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ho fatto fatica a leggerlo questo libro. Pure confesso che ne ho saltato un paio di tratti (ma con motivazioni quasi inoppugnabili, credo), cosa quest’ultima che a me non è mai riuscita facile, che anzi m’ha cagionato vari rimorsi eccetera.

    E c ...(continue)

    Ho fatto fatica a leggerlo questo libro. Pure confesso che ne ho saltato un paio di tratti (ma con motivazioni quasi inoppugnabili, credo), cosa quest’ultima che a me non è mai riuscita facile, che anzi m’ha cagionato vari rimorsi eccetera.

    E comunque. Ci troviamo qua in presenza di una summa, d’una scelta di testi tratti da quella galassia di testi e sollecitazioni che va sotto il nome di formalismo (russo).
    Nel corso della lettura è stato un incrociarsi di sensazioni o, per meglio dire, di sollecitazioni. Saranno state due, predominanti, o tre.

    Innanzitutto v’era l’agire di una prospettiva storica. Constatavo infatti di come in quella piccola fetta di ventesimo secolo antecedente la rivoluzione bolscevica abbia visto in Russia una notevolissima fioritura nelle arti d’avanguardia.

    O quantomeno a partire da lì, almeno fino a quando il subentrare dello stalinismo duro lo ha permesso. Non solo dunque il futurismo in letteratura e pittura (da compagni di strada del futurismo cominciarono il loro lavoro teorico gli studiosi proto formalisti dell’Opojaz), ma anche un denso e importante lavorio simbolista (o tardosimbolista) enucleatesi nell’opera di Brjusov o Belyi o Blok ecc.

    E anche il risveglio lirico, quasi neoclassico dell’acmeismo di Gumilev, della Achmatova del genio Mandel’stam. E dove parliamo di teatro, abbiamo sì Mejer’chold e Vachtangov e Stanislavskij, ma per converso troviamo pure Diaghilev e Bakst. Eccetera eccetera.

    Se tutto questo non bastasse nella Russia di quei tempi, nazione sull’orlo del baratro che la getterà in una delle più fosche tragedie della storia recente (o della storia e basta proprio), fiorì al fianco delle avanguardie una scuola critica, appunto il cosiddetto formalismo, termine peraltro rigettato dagli studiosi usualmente raggruppati sotto questa etichetta.

    Opojaz, l’acronimo più corretto, ciò stando a quanto scrive Roman Jakobson, sta per Società per lo studio del linguaggio poetico. Il nome dice molto, e derivandone una descrizione grezza dei lavori del gruppo: il testo è per i teorici dell’Opojaz un meccanismo provviste di sue proprie leggi e come tale è analizzabile a partire dalla struttura prima, la quale si compone di iterazioni sintattiche, elementi spuri, tic linguistici, dialettismi, e confluenze, o ripetizioni, o elementi comuni ad altre opere o tradizioni.

    Riesce facile inferire di come il “formalismo” russo sia stato il progenitore dell’assai successivo strutturalismo francese. In questo, sua caratteristica interessante è la natura tendenzialmente antidogmatica, cosa non scontata in un sistema critico volto a percepire “oggettivamente” il testo letterario.

    Scrive Boris Ejchenbaum, uno dei massimi esponenti dell’Opojaz: “fondamentale per i formalisti non è il problema dei metodi dello studio della letteratura, ma quello della letteratura come ‘oggetto’ di studio. In sostanza, non parliamo e non discutiamo di nessuna metodologia. Parliamo e possiamo parlare solamente di alcuni principi teorici, che non ci sono stati suggeriti da questo o quel problema metodologico od estetico bell’e pronto, ma dallo studio del materiale concreto delle sue specifiche peculiarità”. Quindi anche ricerca sul campo, nella materia viva del testo. Mi pare molto chiaro.

    Altra cosa che enuncio velocemente, è la connotazione anti simbolista (e conseguentemente anti idealistica) della critica formale, fattore questo che a mio avviso ha funzionato come coltura batterica, humus “interno” (alle patrie lettere russe) per la nascita dell’Opojaz.

    Ciò a significato, sempre a mio modest’avviso a connotare il formalismo come una scienza nativa e, in qualche misura, naif. Questa la seconda sensazione nel corso della lettura.
    Per completezza, scrivo di aver saltato il lungo saggio di Osip Brik su Ritmo e sintassi nella poesia russa.

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    Damiano Zerneri said on Nov 11, 2009 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    pagina 221 (edizione PBE 1968)

    Ohi, meletta, dove vai a rotolare?
    Ohi, mammina, mi voglio maritare.

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    Paolo Nori said on Aug 27, 2009 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Saggi di critica letteraria che puzzano di quella critica accademica che non ha mai gettato uno sguardo al di fuori delle buie aule ammuffite dell'università. D'altronde si chiamano "formalisti" mica per niente.
    Ma d'altro lato, poveri, hanno a ...(continue)

    Saggi di critica letteraria che puzzano di quella critica accademica che non ha mai gettato uno sguardo al di fuori delle buie aule ammuffite dell'università. D'altronde si chiamano "formalisti" mica per niente.
    Ma d'altro lato, poveri, hanno anche fondato la critica letteraria novecentesca, nel bene e nel male (ove il male è senz'altro lo strutturalismo); e poi dai, poveretti, scrivevano nella Russia del primo Novecento, un posto proprio di merda per vivere XD

    Si distingue per acutezza e attualità l'ultimo saggio della raccolta, quello di Tomasevskij, specie per questo:
    "Ogni periodo di fioritura creativa della letteratura è preceduto da un lento processo di accumulazione dei mezzi di rinnovamento negli strati letterari inferiori, non riconosciuti".
    Citazione anno 1925, è qualcosa che i critici italiani, anno 2009, dovrebbero aver assimilato ma non è che ci siano messi davvero d'impegno.

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    Windermere said on Feb 9, 2009 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Letto, riletto, studiato, applicato. Se dovessero chiedermi di fare la lista dei dieci libri che più hanno influito sulla mia formazione, questo ci sarebbe.

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    andrea tarabbia said on Nov 15, 2007 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (75)
    • 5 stars
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  • Others
  • ISBN-10: 8806044087
  • ISBN-13: 9788806044084
  • Publisher: Einaudi
  • Publish date: xxxx-xx-xx
  • Also available as: Paperback
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