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I fratelli Ashkenazi

Di

Editore: Bollati Boringhieri

4.5
(211)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 759 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8833921840 | Isbn-13: 9788833921846 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Bruno Fonzi ; Prefazione: Claudio Magris

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Ogni giorno che il Signore regala al creato, Reb Abraham Hirsh Ashkenazi, commerciante di stoffe e capo della comunità ebraica di Lodz, lo zucchetto in testa e una barba lunga quanto l'esilio, siede alla scrivania del suo piccolo ufficio scuro e medita sui sacri testi cercando di trarne saggezza da dispensare alle schiere di commercianti ebrei che fanno ressa alla sua porta. Poco più di uno shtetl tra i tanti nella Polonia di fine Ottocento dominata dalla Russia, Lodz pullula in quegli anni di mercanti provenienti da ogni parte dell'impero. In questo piccolo e operoso mondo, nascono i due figli di Reb Hirsh Ashkenazi, opposti nel carattere fin dalla prima infanzia: Jakob Bunin, vitale e generoso, Simcha Meyer, introverso e abile negli affari. Il turbine della vita porterà Jakob ad affermarsi con il suo talento di comunicatore, mentre Simcha, miscuglio di cupidigia e lungimiranza che tutto travolge in nome del profitto, sarà protagonista di una spregiudicata ascesa economica. Attorno a loro si svolgono i grandi eventi della Storia, le passioni e le vicende minime di una folla di personaggi uniti dalla comune spiritualità ebraica. Nelle pagine di questo imponente romanzo-fiume apparso nel 1936, Israel J. Singer seppe dare la rappresentazione di un mondo e di una civiltà che di lì a poco sarebbe stata ferocemente annientata.
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  • 5

    Grande romanzo classico che narra, similmente ai Buddenbrook, la vicenda di una famiglia borghese, ebrea, a Lodz dal 1850 al 1920. La prima parte, fino al 1905, racconta più delle vicende personali dei tanti personaggi del libro, protagonisti o no, ed è la parte migliore del libro. Poi, pur mante ...continua

    Grande romanzo classico che narra, similmente ai Buddenbrook, la vicenda di una famiglia borghese, ebrea, a Lodz dal 1850 al 1920. La prima parte, fino al 1905, racconta più delle vicende personali dei tanti personaggi del libro, protagonisti o no, ed è la parte migliore del libro. Poi, pur mantenendo un altissimo livello, il libro si trasforma più in un libro di Storia che racconta il violento antisemitismo polacco. Le ultime 150 pagine traspirano pessimismo, largamente giustificato anche dal senno del poi. Isaac Singer considerava con ogni ragione il fratello maggiore Israel il proprio maestro. Da bravo allievo ha poi superato il maestro, ma questo romanzo di Israel si pone di diritto nella grande letteratura europea del primo novecento.

    ha scritto il 

  • 5

    Nascita e crollo del sogno della borghesia ebraica orientale

    Il romanzo ripercorre la storia del polo industriale tessile della città polacca di Lodz dalla nascita di questa attività con l'arrivo di piccoli tessitori tedeschi alla fine del XVIII secolo al momento di massimo sviluppo nei primi anni del Novecento per poi crollare rovinosamente per gli sconvo ...continua

    Il romanzo ripercorre la storia del polo industriale tessile della città polacca di Lodz dalla nascita di questa attività con l'arrivo di piccoli tessitori tedeschi alla fine del XVIII secolo al momento di massimo sviluppo nei primi anni del Novecento per poi crollare rovinosamente per gli sconvolgimenti seguiti alla Prima Guerra Mondiale. Questa grande epopea è raccontata attraverso le vicende della famiglia ebraica Askhenazi. I protagonisti assoluti del romanzo sono due gemelli che non possono essere più diversi: uno è aitante, socievole e pieno di gioia di vita, una sorta di Gastone disneyano a cui cadono in braccio ricchezze, potere e prestigio sociale; l'altro è brutto, goffo, asociale ma estremamente ambizioso e dotato di grandi capacità imprenditoriali. I due fratelli sono nati e cresciuti in una famiglia di ebrei osservanti ma poi, per diversi motivi, entrambi abbandonano i rigidi costumi ebraici ed adottano uno stile di vita più moderno. Il fratello brutto riesce con grande impegno, abilità e spregiudicatezza a divenire l'uomo più potente della città. Attraverso le vicende dei due fratelli Singer racconta lo sviluppo borghese accompagnato alla miseria del proletariato, le prime e contraddittorie lotte sociali e la progressiva presa di coscienza da parte dei lavoratori, dallo sfacelo dell'impero zarista che porterà alla rivoluzione e alla costituzione dell'inquieta e caotica repubblica polacca.

    Gli sconvolgimenti seguiti alla Prima Guerra Mondiale faranno miseramente crollare il sogno industriale della borghesia ebraica polacca e darà vita ad una diaspora che porterà milioni di ebrei a rifugiarsi in America o in Palestina. La fine di questo sogno sarà chiaramente rappresentata dal funerale dell'ultimo dei due fratelli che segna anche la fine di un'epoca.

    Singer riesce molto abilmente a raccontare una pagina importante della storia polacca attraverso l'intreccio di una miriade di personaggi, eventi e vicende pubbliche e private. Quello che ne viene fuori è un grande romanzo che è stato giustamente accostato ad i Buddenbrook di Mann.

    Singer ricrea in una folla di personaggi, di eventi e di vicende private tutta la fenomenologia culturale, storica e politica di una pagina importante della storia polacca.

    ha scritto il 

  • 5

    Un capolavoro

    “Sappi di dove vieni, da una goccia puzzolente. Sappi dove vai, in un verminaio.”


    Siamo in Polonia, a Lodz, una città in piena espansione economica. Gli ebrei contribuiscono pienamente all’espansione economica di Lodz, fanno ottimi investimenti e ottengono buoni guadagni. Molti di loro div ...continua

    “Sappi di dove vieni, da una goccia puzzolente. Sappi dove vai, in un verminaio.”

    Siamo in Polonia, a Lodz, una città in piena espansione economica. Gli ebrei contribuiscono pienamente all’espansione economica di Lodz, fanno ottimi investimenti e ottengono buoni guadagni. Molti di loro diventano straricchi, ma non dimenticano di essere ebrei. Ci sono gli integralisti, fedeli ai loro riti e costumi e ci sono quelli che per esigenze di affari si stanno occidentalizzando abbandonando le proprie radici ebraiche.

    I due fratelli Ashkenazi nascono e vivono in questo contesto. Simcha Meyer e Yacob Bunim, figli dell’osservante Reb Abraham Hirsch Ashkenazi, diventano ricchissimi dal nulla. Simcha Meyer diventa uno dei più grandi industriali di Lodz per la sua intelligenza, per il suo intuito per gli affari e per il suo cinismo. Jacob Bunim si fa strada per la sua fortuna, perché è bello, simpatico e capace di trattare con le persone.

    Attorno a questi due fratelli sono descritti i dilemmi degli ebrei dell’epoca: su che valori basare la propria vita? Dedicarsi agli affari e dimenticarsi delle tradizioni religiose dei padri o restare legati alla tradizione? Nel romanzo il flusso narrativo è inarrestabile: il vecchio sostituisce il nuovo, Marx prende il posto del Talmud; la giacca corta e le guance rasate sostituiscono la gabbana e i cernecchi. Si trova il modo di aggirare la legge religiosa che impedisce agli ebrei di lavorare il sabato. Trionfa l’individualismo assoluto.

    “Odiando il padre, odiava anche tutto ciò che il padre teneva per sacro: i libri, le leggi, le usanze, il rituale, il concetto stesso di ebraismo, che il padre aveva trasformato in un tormento da cui non v’era scampo, tanti erano i comandamenti e le proibizioni, le preghiere e le adorazioni. Odiava il Dio di suo padre, un Dio selvaggiamente vendicativo, che esigeva da un uomo sacrifici insensati, inflessibile adorazione, digiuni, prostrazioni, lodi sviscerate, un’aspra disciplina e una divozione senza fine, senza pause né remissioni. Questo era il Dio nel cui nome e per amor del quale sua madre e le sue sorelle andavano in giro vestite di cenci, la sua casa era tetra e dilapidata, il suo gabbano da pochi soldi tutto costellato di toppe.”

    È un libro fondamentale per chi vuole comprendere lo chassidismo, il mondo ebraico che parlava yiddish, affascinante e suggestivo, i rapporti tra uomini e donne, i riti, le tradizioni. Ma i fratelli Ashkenazi parla anche del fiorire dell’industria tessile nella cittadina di Lodz, degli ebrei che prima diventano vitali per l’economia del paese e poi sono perseguitati nei pogrom, della Polonia eternamente in balia dei paesi limitrofi, del capitalismo e dei moti di preparazione alla rivoluzione della classe operaia.

    Il libro ha quasi ottocento pagine, ma la scrittura coinvolgente, appassionante e avvincente rende l’esperienza di lettura facile e molto molto interessante. È un romanzo che descrive gli sforzi che gli individui devono fare per trovare il proprio scopo in un mondo che si evolve. Alcuni si sforzano di capire, di anticipare, altri cercano di mantenere le proprie tradizioni, altri ancora si fanno trascinare dagli eventi.

    “Chi è il saggio? Colui che prevede ciò che ancora non è.”

    È un romanzo che difficilmente si può dimenticare. Molto difficile trovare di meglio.

    ha scritto il 

  • 5

    Tutto è vanità

    Mai come questa volta mi è parso di affrontare con questa lettura un viaggio, un viaggio affascinante e interessante, che mi ha portato a conoscere ed approfondire un mondo ignoto, che riguarda la cultura ebrea chassidica polacca, usi e costumi e la storia che li ha caratterizzati dalla metà del ...continua

    Mai come questa volta mi è parso di affrontare con questa lettura un viaggio, un viaggio affascinante e interessante, che mi ha portato a conoscere ed approfondire un mondo ignoto, che riguarda la cultura ebrea chassidica polacca, usi e costumi e la storia che li ha caratterizzati dalla metà dell'Ottocento ai primi anni trenta del Novecento.

    Un grande affresco è quello dipinto da Singer, che si muove nell’arco temporale della vita dei due fratelli Ashkenazi, che danno il titolo al romanzo.

    Lettura scorrevole ed affatto faticosa, si incontrano tantissimi personaggi e tantissime situazioni, ma per il tempo necessario, mai una parola di troppo viene spesa, mai una descrizione si dilunga più dello stretto necessario, e questo senza perdita di efficacia. Le pennellate con cui Singer delinea i personaggi, le comparse pure , sono talmente azzeccate che ti pare di vedere un fotogramma.
    La città di Lodz (dove si svolge più parte della storia) pare prendere vita e animarsi al pari di una persona fisica (Non è un caso il parallelismo tra città di Lodz e vita e morte di Max – Simcha Meyer Ashkenazi, direi protagonista indiscusso del romanzo).

    I temi affrontati dal romanzo sono veramente molteplici: ho imparato cose della cultura ebraica chassidica che mi erano assolutamente sconosciute, ad esempio mi ha colpito un sacco il fatto che le donne appena maritate dovessero radersi il capo e portare una parrucca.

    Ho visto, raccontato tramite la storia, i pogrom e i semi dell’odio razziale contro il popolo ebreo, l’odio, l’arroganza e la violenza dei potenti a scapito dei più deboli.

    La storia seppur romanzata, delle lotte della classe operaia e delle prime organizzazioni sindacali (figure indimenticabili e nobili quelle di Nissan e di Teveyeh, i pensatori idealisti, fondatori delle prime organizzazioni sindacali, indomiti, inesauribili, infaticabili ed indimenticabile pure l’immagine della figlia di Teveyeh sulle barricate).

    Riduttivo però sarebbe definirlo un romanzo storico e sociale, uno dei temi dominanti è il rapporto conflittuale e di antagonismo tra i fratelli, ma pure si parla della condizione femminile (concordo col commento di Alea - meno male che son nata qui ora, in questo tempo e in questa terra), della relazione uomo donna, della volontà di affermazione, della fatica, dell’ingegno e della fortuna che caratterizza il successo o l’insuccesso, la felicità o l’infelicità di una, di mille vite le cui fondamenta sono sempre e comunque basate sulla sabbia (“tutto è vanità”).

    Proprio una bella lettura, da cui esci un po’ cresciuto ed anche un po’ più consapevole.

    ha scritto il 

  • 5

    E' grande letteratura. Si guardano gli uomini con occhi così penetranti che ti fa nascere il desiderio e la curiosità di incontrare questi personaggi e consolarli del loro vivere.

    ha scritto il 

  • 5

    Epocale

    Devo dire che quando leggo in giro commenti come "È più storia che letteratura" mi verrebbe da cadere dalla sedia, perché per me letteratura è raccontare grandi storie, con personaggi complessi e affascinanti e credibili, è restituire con grande potenza le vite complicatissime di chi viveva nella ...continua

    Devo dire che quando leggo in giro commenti come "È più storia che letteratura" mi verrebbe da cadere dalla sedia, perché per me letteratura è raccontare grandi storie, con personaggi complessi e affascinanti e credibili, è restituire con grande potenza le vite complicatissime di chi viveva nella Polonia novecentesca, in bilico tra misticismo e marxismo, tra una miseria arcaica e un incipiente capitalismo sfrenato, tra dominazione russa, militarismo tedesco e nazionalismo polacco. Ma questa è la cornice, e dentro c'è l'appassionante ascesa e calata dei due gemelli Jacob Bunim e Simcha Meyer, il dolce, bello, stupido, amabile Jacob e il demoniaco, irrequieto, intelligentissimo Simcha, che ci verrebbe da definire odioso se Singer non ce ne mostrasse la debolezza e fragilità.
    Commento finale: un libro meraviglioso e indimenticabile.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo completo, totale e totalizzante. Immenso e a tratti anche spiazzante. E’ quando leggi una storia che abbraccia un arco di tempo così ampio – dalla seconda metà dell’800 fino alla Prima Guerra Mondiale e alla Rivoluzione Bolscevica, che ti accorgi quanto la storia sia formata da cicli e ...continua

    Un romanzo completo, totale e totalizzante. Immenso e a tratti anche spiazzante. E’ quando leggi una storia che abbraccia un arco di tempo così ampio – dalla seconda metà dell’800 fino alla Prima Guerra Mondiale e alla Rivoluzione Bolscevica, che ti accorgi quanto la storia sia formata da cicli e ricicli, “gira in tondo”. Il dramma dei fratelli Ashkenazi, che è il dramma di un’intera popolazione, quella di Lodz in Polonia, ruota attorno a varie crisi economiche. Nel momento in cui scoppia il bubbone della grossa crisi economica, quasi sempre causata da eccessive speculazioni da parte delle banche, da sfruttamenti enormi degli operai, costretti a lavorare in condizioni disumane per alimentare un profitto fin eccessivo della grossa borghesia (ebraica, ma non solo), l’ira, il malcontento, la violenza delle masse viene incanalata contro la popolazione ebraica (in generale, non gli sfruttatori, che sono sia ebrei che “ariani”), dando inizio a pogrom e pulizie etniche, volte a sradicare il male dei mali. Nei periodi di grosse crisi, il male supremo è rappresentato dal povero diavolo, perché, facendosi sfruttare più di altri, toglie il lavoro proprio all’operaio, al salariato. E i motivi cardine della crisi (speculazioni e sfruttamenti) vengono messi decisamente in secondo piano, non se ne parla più, perché tutta la violenza scatenata dalla frustrazione e dallo scontento viene incanalata sull'eliminazione sistematica dell'etnia di turno, considerata la causa di tutti i mali. “Incapace di metter le mani su un numero sufficiente di agitatori e di arginare il diffondersi della propaganda, il governo russo ricorse al vecchio stratagemma di deviare lo scontento delle masse verso canali meno pericolosi, vale a dire contro gli ebrei” (pag. 423). Il governo incanala il malcontento, le masse si fanno guidare, inconsapevoli: trovare un “nemico” facile da annientare accontenta tutti, soprattutto la sete di sangue dei disperati. Ricorda qualcosa della storia attuale e di quello che stiamo vivendo nei giorni nostri? Cambiano gli obbiettivi considerati “il grande male”, che ora sono gli immigrati. Rimane la sostanza della storia: non si guarda ai motivi reali, è troppo comodo farsi deviare lo scontento verso chi è più facilmente annientabile. Corsi e ricorsi storici. E l’odio verso obiettivi “facili” da distruggere è sempre in agguato.
    P.s. Da sottolineare che non è assolutamente un libro "vittimista", ma sono sottolineate anche tutte le bassezze e le speculazioni fatte da una fetta di popolazione ebraica, che hanno contribuito a mettere in ginocchio la maggior parte del popolo polacco, ebrei compresi.

    ha scritto il