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I fratelli Ashkenazi

Di

Editore: Bollati Boringhieri

4.5
(281)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 759 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8833921840 | Isbn-13: 9788833921846 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Bruno Fonzi ; Prefazione: Claudio Magris

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Ogni giorno che il Signore regala al creato, Reb Abraham Hirsh Ashkenazi, commerciante di stoffe e capo della comunità ebraica di Lodz, lo zucchetto in testa e una barba lunga quanto l'esilio, siede alla scrivania del suo piccolo ufficio scuro e medita sui sacri testi cercando di trarne saggezza da dispensare alle schiere di commercianti ebrei che fanno ressa alla sua porta. Poco più di uno shtetl tra i tanti nella Polonia di fine Ottocento dominata dalla Russia, Lodz pullula in quegli anni di mercanti provenienti da ogni parte dell'impero. In questo piccolo e operoso mondo, nascono i due figli di Reb Hirsh Ashkenazi, opposti nel carattere fin dalla prima infanzia: Jakob Bunin, vitale e generoso, Simcha Meyer, introverso e abile negli affari. Il turbine della vita porterà Jakob ad affermarsi con il suo talento di comunicatore, mentre Simcha, miscuglio di cupidigia e lungimiranza che tutto travolge in nome del profitto, sarà protagonista di una spregiudicata ascesa economica. Attorno a loro si svolgono i grandi eventi della Storia, le passioni e le vicende minime di una folla di personaggi uniti dalla comune spiritualità ebraica. Nelle pagine di questo imponente romanzo-fiume apparso nel 1936, Israel J. Singer seppe dare la rappresentazione di un mondo e di una civiltà che di lì a poco sarebbe stata ferocemente annientata.
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  • 5

    gemelli diversi

    nascita e affermazione del capitalismo in un paese la cui storia conosco poco. sfumare dell'appartenenza religiosa ma non culturale. Tanto poi ci pensano gli altri a ricordarti "chi sei". Un bel pezzo ...continua

    nascita e affermazione del capitalismo in un paese la cui storia conosco poco. sfumare dell'appartenenza religiosa ma non culturale. Tanto poi ci pensano gli altri a ricordarti "chi sei". Un bel pezzo di storia europea, spiegata attraverso le vicende personali dei fratelli, ma anche di una marea di personaggi, molto significativi. Promemoria : famiglie, religioni, denaro fanno più male che bene.
    Edizione economica (immagino non paghi diritti d'autore) ricca di sgradevoli refusi.

    ha scritto il 

  • 5

    eccellente al pari della Famiglia Karnowski, I fratelli Ashkenazi è un romanzo ancora più squisitamente ottocentesco nel tratteggiare ritratti di famiglia e le loro storie fluviali.

    ha scritto il 

  • 5

    l'altro, altrettanto grande, Singer

    un grande opera, un romanzo storico che descrive la storia della comunità ebraica di Lodz e dei sogni e desideri dei personaggi, un grande libro

    ha scritto il 

  • 4

    Da Wikipedia ad Amazon, da Mondadori a Feltrinelli tutti sono concordi nel presentare questo romanzo come un capolavoro e il suo autore come uno degli scrittori più grandi del secolo scorso. L'edizion ...continua

    Da Wikipedia ad Amazon, da Mondadori a Feltrinelli tutti sono concordi nel presentare questo romanzo come un capolavoro e il suo autore come uno degli scrittori più grandi del secolo scorso. L'edizione Newton Compton, che pure si abbandona a profusioni di elogi per libri che sembrano scadenti già solo dalla copertina, è invece più parca di complimenti e nell'introduzione, estremamente stringata, di Moni Ovadia, si mette bene in luce come questo romanzo sia in realtà, specialmente per il pubblico italiano, un triste sconosciuto.
    Un riassunto della trama è allora necessario.
    Reb Abraham Hirsh Ashkenazi è il proprietario di una piccola fabbrica tessile nella altrettanto piccola città polacca di Lodz: un uomo solitario, che sembra trovare brandelli di felicità solo durante le discussioni filosofiche sul Talmud con il suo stimatissimo rabbino. Con tutte le altre persone, invece, Reb Abraham Hirsh Ashkenazi costruisce rapporti distaccati e freddi: nessun affetto per la moglie, nessuna stima per i figli. I figli, due gemelli che portano ridicolmente il nome di un grande rabbino spezzato a metà, non potrebbero essere più diversi: Simcha Meyer non è stato baciato dalla dea della bellezza, ma possiede in compenso un'intelligenza irrequieta, pronta a tutto pur di soddisfare la propria sete di ambizione e di vendetta; Jacob Bunim, invece, è estremamente affascinante, possiede quasi un'aura che gli attira l'ammirazione di tutti, tanto che per ottenere successi dalla vita non deve neppure affaticarsi, semplicemente glieli regala il destino. La vita porterà entrambi a scalare le più alte cime del successo ed entrambi, pur di arrampicarsi senza fatica, saranno disposti a svestire i loro panni di ebrei per indossare quelli della borghesia tedesca: per questo Simcha Meyer diventerà semplicemente Max Ashkenazi e Jacob cambierà il suo nome in Yacob. L'ambizione di diventare i re di Lodz afferrerà alternativamente entrambi, anche se i due gemelli dovranno fare i conti con una città che cambia progressivamente il suo volto: da piccola città di agricoltori e tessitori a grande città dell'industria che diverrà il focolare della rivolta operaia, con la dilagante diffusione dell'ideologia marxista, e della lotta per l'indipendenza della Polonia; una lotta che mostrerà crudelmente i denti agli ebrei, che ne diverranno inconsapevoli vittime.
    Questa la trama a grandi linee di un romanzo che è decisamente da leggere, sebbene forse la traduzione Newton Compton non sia una delle migliori: col senno di poi, consiglio assolutamente l'edizione Bollati che è preceduta anche da una bella introduzione.
    Il difetto di questo romanzo - anche se forse definirlo difetto è eccessivo: i personaggi. Tanti. Tantissimi. A volte sembrano anche troppi, con quei nomi tedeschi, russi e polacchi difficilissimi da leggere e impossibili da ricordare. Quando ci si imbatte in un nuovo nome - ovviamente lunghissimo - il cervello va in panico, chiede pietà, sembra dire: no, ti prego, non farmene ricordare un altro. E allora per soccorrere questo povero cervello che rischia il sovraccarico di informazioni si pensa di farsi un comodo albero genealogico, manco si stesse leggendo Cento anni di solitudine. Ecco, non fate nessunissimo albero genealogico perchè è inutile. Gli unici nomi da ricordare sono quelli dei due gemelli e del loro padre, delle rispettive consorti, figli e figlie, di Nissan e Tevieh "il mondo non sta mica finendo".
    I pregi invece sono numerosissimi. Tralascio la "scrittura fluida e scorrevole", "l'abilità di intessere trame e sottotrame, "la capacità di ribaltare i punti di vista" perchè queste cose si dicono di ogni romanzo che ci è piaciuto. Il motivo principale che fa di questo romanzo un romanzo da leggere è la memorabile, meravigliosa galleria di personaggi (sempre se si tralasciano i già menzionati nomi lunghissimi che compaiono sulla scena appena tre volte). Spicca tra tutti il personaggio di Simcha Meyer, non a torto definito l'eroe e al tempo stesso l'antieroe del romanzo. Non è pienamente nessuno dei due perchè, in fondo, nessuno di noi lo è. Simcha Meyer è un personaggio, un condensato di umanità tale, che ciascuno di noi può riconoscersi nei suoi gesti e osservare i suoi pensieri come se stessimo guardando, con uno specchio, dentro di noi. Un romanzo che è da leggere forse proprio per conoscerci meglio.

    ha scritto il 

  • 3

    romanzo-fiume

    Un romanzo-fiume che scorre lentamente ...soprattutto nella prima parte.
    Un alternarsi di vicende storiche e private che offrono un quadro completo di un mondo che conoscevo poco.
    L’azione si svolge p ...continua

    Un romanzo-fiume che scorre lentamente ...soprattutto nella prima parte.
    Un alternarsi di vicende storiche e private che offrono un quadro completo di un mondo che conoscevo poco.
    L’azione si svolge prevalentemente nella cittadina polacca di Lodtz, teatro di miseria, di ricchezza e di rivoluzioni che la trasformeranno in una attivissima città industriale. Qui vivono i fratelli Ashkenazi, Simcha e Jacob, che si muovono tra una moltitudine di personaggi… piccoli industriali, commercianti, tessitori, rivoluzionari, militari, potenti e donne- spose infelici.
    Simcha Meyer, intelligente, cinico, introverso, lungimirante, “un gran bugiardo, compra a poco e vende a molto”… ha un unico obiettivo: diventare un potente imprenditore; la sua è una vita per la “roba” (immediato è stato il richiamo verghiano). Tra lui e il fratello, che è il suo opposto sia fisicamente che caratterialmente, non esiste alcun rapporto affettivo, se non un tentativo nella parte conclusiva del romanzo ma, a pensarci bene, poco importanti sono i rapporti affettivi in questo romanzo.
    Tra i numerosi personaggi, ho amato Tevyeh, la figlia Bashke e Nissan che dedicano la loro vita al raggiungimento di un solo scopo: combattere i soprusi.
    Molto molto interessante lo sfondo storico…meno lo stile :(
    Il periodare, seppur semplice e lineare, non mi è piaciuto…colpa della traduzione?! Forse sì.

    ha scritto il 

  • 5

    che dire?

    singer (Israel) sembra avere le idee chiare nel momento in cui si mette alla scrivania per scrivere qualcosa.
    Ma non sitratta di opera qualsiasi, bensì di qualcosa di MONUMENTALE. Rem tene verba seque ...continua

    singer (Israel) sembra avere le idee chiare nel momento in cui si mette alla scrivania per scrivere qualcosa.
    Ma non sitratta di opera qualsiasi, bensì di qualcosa di MONUMENTALE. Rem tene verba sequentur (come si dirà in yiddish?): singer (sempre Israel) è ispirato fin dall'inizio, e anche in mezzo a miriadi di personaggi, non perde il filo della trama e non lo fa perdere ai suoi lettori. Di solito, nei romanzi monumentali, il mio terrore è il numero dei personaggi che vanno e che vengono dal palcoscenico della vicenda. Qui il terrore è infondato.
    Ah, alla faccia di tutti quegli scrittori di quest'ultimo periodo che fanno cader dall'alto anche la loro lista della spesa,Singer (sempre lui, Israel) non crea architetture/strutture grammaticale per sconvolgere i lettori per il solo gusto dell'originalità. Singer (immancabilmente Israel) è lineare ed immediato, Grandiose ed originali sono le emozioni che scaturiscono e che vivono i personaggi (capito Donna T.?)

    ha scritto il 

  • 5

    molto bello

    un grande romanzo che fa il paio con "la famiglia Moskat" del fratello Isaac. lo spaccato di quasi un secolo della storia della Polonia e della cultura ebraica che vi è transitata con tutti i sommovim ...continua

    un grande romanzo che fa il paio con "la famiglia Moskat" del fratello Isaac. lo spaccato di quasi un secolo della storia della Polonia e della cultura ebraica che vi è transitata con tutti i sommovimenti, le rivoluzioni,le lotte, i "pogrom". e al centro le vicende dei due fratelli gemelli narrate in maniera impeccabile. da leggere!

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo splendido, di quelli che restano scolpiti nella memoria.

    Non è propriamente una saga familiare come da qualche parte avevo letto; c’è tutta la vita dei fratelli gemelli Ashkenazi, dalla nas ...continua

    Un romanzo splendido, di quelli che restano scolpiti nella memoria.

    Non è propriamente una saga familiare come da qualche parte avevo letto; c’è tutta la vita dei fratelli gemelli Ashkenazi, dalla nascita alla morte, ma si tratta principalmente di un’opera di storia che affronta il tema dell’ascesa e della decadenza della borghesia ebraica in una piccola ma ricca città della Polonia lungo quasi un secolo, dalla fine dell’ottocento fino agli anni successivi alla prima guerra mondiale.

    E’ il momento in cui alcuni ebrei cominciano ad emanciparsi e questa modernizzazione coincide con lo sviluppo della società borghese e della civiltà industriale, quando anche i valori tradizionali vengono messi in discussione.
    E’ un dipinto minuzioso della società dell’epoca, dei suoi vizi e delle forse poche virtù, è il racconto della miseria del proletariato, del progressivo formarsi di una coscienza di classe nei lavoratori, che lottano per i loro diritti, è il racconto dello sfacelo dell’impero zarista e della nascita di una caotica e incerta repubblica polacca.

    Singer punta i riflettori sulla famiglia Ashkenazi ma il racconto storico fa da padrone e Max, il fratello che occupa prevalentemente la scena, è il veicolo che permette di raccontare la società di quel tempo, contornato da una moltitudine di altri personaggi.
    I temi trattati sono veramente tanti, fatico a sintetizzare: le correnti dell’ebraismo, il sistema zarista, gli scioperi e le prime maldestre organizzazioni operaie, l’incontro e lo scontro tra i popoli di differenti culture, i rapporti di forza di alleanza, lo sfruttamento da parte dell’aristocrazia delle masse proletarie e la nuova generazione di industriali che sovverte gli equilibri in essere sino a quel momento.
    Bravissimo Singer nel tenere le fila di un romanzo lungo quasi ottocento pagine, a tratti straripante di avvenimenti come se fosse un cronista che osserva e ci riporta ciò che vede.

    Chi lo potrebbe leggere? Certamente tutti gli appassionati di letteratura jiddisch e chi ha molto tempo da dedicarvi perché è un libro impegnativo non fosse altro che per la mole.

    Io l’ho adorato, davvero.

    ha scritto il