I fratelli Ashkenazi

Di

Editore: Bollati Boringhieri

4.5
(415)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 759 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8833921840 | Isbn-13: 9788833921846 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Bruno Fonzi ; Prefazione: Claudio Magris

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Ogni giorno che il Signore regala al creato, Reb Abraham Hirsh Ashkenazi, commerciante di stoffe e capo della comunità ebraica di Lodz, lo zucchetto in testa e una barba lunga quanto l'esilio, siede alla scrivania del suo piccolo ufficio scuro e medita sui sacri testi cercando di trarne saggezza da dispensare alle schiere di commercianti ebrei che fanno ressa alla sua porta. Poco più di uno shtetl tra i tanti nella Polonia di fine Ottocento dominata dalla Russia, Lodz pullula in quegli anni di mercanti provenienti da ogni parte dell'impero. In questo piccolo e operoso mondo, nascono i due figli di Reb Hirsh Ashkenazi, opposti nel carattere fin dalla prima infanzia: Jakob Bunin, vitale e generoso, Simcha Meyer, introverso e abile negli affari. Il turbine della vita porterà Jakob ad affermarsi con il suo talento di comunicatore, mentre Simcha, miscuglio di cupidigia e lungimiranza che tutto travolge in nome del profitto, sarà protagonista di una spregiudicata ascesa economica. Attorno a loro si svolgono i grandi eventi della Storia, le passioni e le vicende minime di una folla di personaggi uniti dalla comune spiritualità ebraica. Nelle pagine di questo imponente romanzo-fiume apparso nel 1936, Israel J. Singer seppe dare la rappresentazione di un mondo e di una civiltà che di lì a poco sarebbe stata ferocemente annientata.
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  • 4

    IL SANGUE NON MENTE !

    Coinvolgente storia familiare di Israel Singer che, per capacità descrittiva di ambienti, situazioni e personaggi, in questo suo libro non ha veramente niente da invidiare al suo più famoso fratello I ...continua

    Coinvolgente storia familiare di Israel Singer che, per capacità descrittiva di ambienti, situazioni e personaggi, in questo suo libro non ha veramente niente da invidiare al suo più famoso fratello Isaac.

    ha scritto il 

  • 0

    La vicenda dei due fratelli di cui al titolo si colloca sullo sfondo dell'ascesa e tramonto della cittadina polacca di Lodz, e trasmette il respiro potente della storia fino alle soglie del secondo co ...continua

    La vicenda dei due fratelli di cui al titolo si colloca sullo sfondo dell'ascesa e tramonto della cittadina polacca di Lodz, e trasmette il respiro potente della storia fino alle soglie del secondo conflitto mondiale, lasciandone presagire il terribile esito per quanto riguarda il popolo ebraico.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Fra le pieghe della Storia

    Prima di comprenderla nel vissuto diretto degli esseri umani, la Storia spesso non è che dichiarazioni altisonanti. Quando riusciamo a visualizzarla nella concreta umanità che ne fu protagonista, allo ...continua

    Prima di comprenderla nel vissuto diretto degli esseri umani, la Storia spesso non è che dichiarazioni altisonanti. Quando riusciamo a visualizzarla nella concreta umanità che ne fu protagonista, allora diventa anche la nostra Storia. Quest'opera di Israel J. Singer riesce a trasportarci nella Storia immaginando e ricostruendo vite, di coloro che la vissero. Ed è per questo è un documento di immenso valore, scritto a pochi anni di distanza da quelli narrati, con la partecipazione di un narratore che guarda da presso, ma non si lascia invischiare.
    Le vicende dei due gemelli Max e Yacob rappresentano due versanti, molto interessanti entrambi, della logica borghese che Singer segue attentamente nel suo costruirsi, fin dalla metà dell'800 circa, e nella sua irrimediabile decadenza molto presto manifesta. Il primo (Max) è l'accumulo, il secondo (Yacob) è il consumo. Inutili entrambi, alla fin fine, entrambi destinati a dissiparsi e a non lasciare impronta, ma un testamento di dolore. Il primo è sacrificio e calcolo, il secondo è piacere e dissipazione. Il primo è astuzia, il secondo è desiderio. Il primo è smaccatamente meschino, il secondo lo è a sua volta, ma in modo molto più sottile (sono decisivi i passaggi in cui Yacob riflette sulle sue relazioni con le donne, e sulle scelte relazionali e sentimentali che compie).
    La parabola splendente e nera a un tempo della borghesia viene messa in luce dalla traiettoria di questi due protagonisti e dai destini della loro città, Lodz, che da villaggio insignificante diventa poco a poco un grande centro industriale, riorganizzato interamente attorno alle fabbriche tessili. Nel corso della trasformazione anche gli ebrei, dopo averla popolata con i loro piccoli tradizionali commerci, si divideranno su due fronti della barricata. Alcuni come gli Ashkenazi entreranno a far parte della grande borghesia, altri ingrosseranno le fila del proletariato rivoluzionario, la classe sociale insorgente. Anche qui il legame con la Storia è molto forte: il proletariato rivoluzionario fu davvero capeggiato da grandissime personalità di origine ebraica, una di queste fu Lev Davidovic Trotsky che viene riecheggiato in una delle pagine più strazianti del libro, l'altra - misteriosamente assente in tutta la narrazione - fu Rosa Luxemburg, leader del Proletariat in Polonia, uno dei partiti di cui nel romanzo seguiamo le peregrinazioni, successivamente alla testa dello Spartachismo e della rivoluzione tedesca (che non compare nel libro).
    Sono molto ben raccontate e ricche di umanità le delusioni vissute dai rivoluzionari non al cospetto della reazione borghese, che non faceva loro né caldo né freddo, bensì di fronte alle divisioni e alle lacerazioni in seno al movimento rivoluzionario stesso. L'autoritarismo militaresco dei bolscevichi emerge con tutto il suo carico di prepotenza dittatoriale, fin dal principio. Ma è molto interessante anche la disamina secca e senza appello che Singer fa del sionismo, serpe nazionalista e divisiva in seno alla comunità ebraica tutta e al movimento rivoluzionario in particolare, speranza astratta e ingannevole di libertà per tanti ebrei che non avevano idea di che cosa avrebbe sul serio comportato trasferirsi in Palestina, una terra mitica e spogliata di qualunque effettiva realtà e umanità concreta, dove immaginavano di poter trasferire armi e bagagli la loro vita così com'era. Rimangono alcuni aspetti che non sono sviluppati nel romanzo e che sarebbe interessante approfondire: la violenza dei pogrom antiebrei in Polonia fu un feroce salto di qualità dell'antisemitismo strisciante e mai scomparso, ma di questo salto di qualità avvenuto così all'improvviso si rappresenta la fenomenologia tragica, senza spiegarne fino in fondo le ragioni storiche.
    Rimangono domande aperte, inquietudini, pensieri, questioni vive che questo romanzo fa affiorare in tutta la loro umanità.
    Una nota di demerito va alla sciatteria dell'edizione italiana, come già fatto notare la quantità di refusi è tale da far sospettare che sia stato mandato alle stampe senza revisione. Un trattamento che questa pietra miliare della letteratura proprio non si merita, mancanza di rispetto verso l'autore, verso i suoi personaggi e verso noi lettori che a questi personaggi, grazie a Singer, abbiamo dato vita nel nostro cuore e nella nostra immaginazione. Non dimenticherò gli Ashkenazi, considero un privilegio averli conosciuti.

    ha scritto il 

  • 5

    Gli spiriti animali

    Un grande affresco storico sorretto da rigore scientifico e sapienza narrativa.
    Lodz, cittadina polacca costantemente esposta ai venti della guerra, prosciugata e torturata dal ferro degli eserciti, o ...continua

    Un grande affresco storico sorretto da rigore scientifico e sapienza narrativa.
    Lodz, cittadina polacca costantemente esposta ai venti della guerra, prosciugata e torturata dal ferro degli eserciti, ora tedesco, ora russo, è osservata sotto una potente lente che consente all’autore di analizzarla come la cellula di un tessuto più vasto di cui sa rivelare tutte le dinamiche sociali ed economiche.
    Così la città diventa un teatro affollato di storie e personaggi i cui caratteri sono forgiati dalla particolare temperie storica che scroscia come tempesta in Europa sul crinale di due secoli, l’800 e il ‘900; uomini e donne che, con le loro esistenze dure e turbolente, diventano essi stessi propellente per infuocare vicende terribili e, fin da allora, di dimensioni globali.
    Fra i solchi di quella terra comincia a spegnersi in Europa una millenaria spiritualità rurale e, intorno all’industria della tessitura a vapore, nasce e si sviluppa il primo nucleo di una borghesia industriale, rapace e guerrafondaia, mentre sull’orizzonte s’addensano già le livide nubi della prima guerra mondiale e la cruda speranza rivoluzionaria dell’Ottobre dei Soviet.
    Traspare in più punti della narrazione un intento pedagogico e moraleggiante che, almeno in questo caso, il lettore può accettare di buon grado per l’eccellenza della lezione storica di cui può fruire.
    Né sono da meno i profili psicologici che Singer traccia dei due fratelli Ashkenazi, con le loro passioni e l’odio drammatico che li divora.
    Quello che emerge in modo nitido da queste pagine magistrali è l’equivoco pernicioso che ha inutilmente insanguinato tutto il ‘900 sulla trincea della lotta di classe, che vedeva nel capitalismo un male esterno alla buona natura dell’uomo, contaminata da questo drago che prima o poi si sarebbe potuto enucleare dall’orizzonte della storia.
    I.Singer ci mostra come il seme dell’avidità e della ricerca del potere dell’uomo sull’uomo si annidi purtroppo nella nostra stessa natura che ha generato la pianta storta della nostra storia.
    Così si coglie come le religioni, per quanto “oppio dei popoli” e pur ignare di Dio, riescano a sopravvivere perché in possesso di una sapienza millenaria sulla natura dell’uomo, sulle sue debolezze e sulle sue attese affidate ad un cielo consolatorio e purtroppo vuoto e così il seme dell’odio continua ad alimentare la nostra storia, con troppe verità assolute e troppi Dei, tutti nati da una visione di amore e predilezione dell’uomo che, in realtà, tendono perennemente a rovesciare sul diverso da sé tutta la forza brutale della nostra corteccia più profonda, quella del rettile ed i progrom diventano pratica di pulizia e rito sacrificale divino.
    Un romanzo indimenticabile.

    ha scritto il 

  • 4

    Accostato, a ragione, a I Buddenbrook di Thomas Mann, I fratelli Ashkenazi è una saga familiare che, attraverso la storia di due fratelli diversi e antagonisti ci racconta la storia di una città - Lod ...continua

    Accostato, a ragione, a I Buddenbrook di Thomas Mann, I fratelli Ashkenazi è una saga familiare che, attraverso la storia di due fratelli diversi e antagonisti ci racconta la storia di una città - Lodz, di un paese - la Polonia, di un popolo - gli ebrei, e addirittura di un intero continente. Si parla quindi di contrasti in famiglia, di ebraismo, di integrazione, di matrimoni combinati, di ricchezza (soprattutto della corsa alla ricchezza, dello sviluppo industriale di Lodz, dell'industria tessile), di popoli migranti, di confini mutevoli, di rapporti di potere costantemente in pericolo, costantemente ribaltati, di lotte operaie.

    Romanzo davvero notevole, che per qualche motivo non mi ha affascinato esattamente come La famiglia Karnowski dello stesso autore, anche se a dire il vero non posso che riscontrare lo stesso difetto presente nella lettura precedente: i personaggi femminili sono veramente desolanti.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo bellissimo che si allaccia per stile e narrazione ai grandi romanzi dell'800. Ho scoperto un mondo, quello ebraico, che non conoscevo per niente, e un periodo storico molto importante per c ...continua

    Un romanzo bellissimo che si allaccia per stile e narrazione ai grandi romanzi dell'800. Ho scoperto un mondo, quello ebraico, che non conoscevo per niente, e un periodo storico molto importante per capire l'evoluzione del '900, senza dimenticare la trama del racconto in cui gli aspetti dell'umanità sono presentati in modo profondo e intenso. Un libro che consiglio a chi ama la buona lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Bel libro, pessimo italiano

    Il senso del tempo, il senso della storia e del cambiamento. E' un romanzo epico; la cosa più straordinaria secondo me è il ritmo che Singer riesce a creare, sono le scansioni. Certe volte mi capita d ...continua

    Il senso del tempo, il senso della storia e del cambiamento. E' un romanzo epico; la cosa più straordinaria secondo me è il ritmo che Singer riesce a creare, sono le scansioni. Certe volte mi capita di desiderare dei libri di storia scritti così, ma non so se poi li prenderei sul serio. Siamo troppo abituati, ormai, alla separazione tra letteratura e storia scientifica (sì, lo scrivo senza virgolette e ne vado fiero). Purtroppo sono molto pigro e raramente leggo libri in lingua originale (qui tra l'altro si tratta della traduzione di una traduzione: la versione italiana è tradotta dalla traduzione inglese dell'originale yiddish). Dico purtroppo, perché la traduzione è in un italiano spesso molto approssimativo; in tutta evidenza non c'è stato nessun intervento (o almeno, nessun intervento efficace) da parte di un revisore, di un editor o come diavolo si chiama. Immagino che in un libro di oltre 700 pagine non sia facile, ma ci sono molti punti in cui errori madornali colpiscono il lettore come un pugno nello stomaco (congiuntivi saltati soprattutto).

    ha scritto il 

  • 5

    Splendido libro! Porta a riflettere su tanti sentimenti e momenti storici: i pogrom del popolo ebraico, vessato da due secoli in ogni epoca, la situazione polacca di fine '800, ma soprattutto i senti ...continua

    Splendido libro! Porta a riflettere su tanti sentimenti e momenti storici: i pogrom del popolo ebraico, vessato da due secoli in ogni epoca, la situazione polacca di fine '800, ma soprattutto i sentimenti così ben descritti che scaturiscono dai diversi familiari, con incomprensioni, avidità, materialismo alla ricerca del soffocamento dei sentimenti reconditi, dalla comprensione ad un certo punto della vita che si è buttato tutto al vento, compresa la propria vita.

    ha scritto il 

  • 5

    Un Nobel al Singer sbagliato

    Credo che abbiano dato il Nobel al Singer sbagliato, dovevano darlo a Israel, non a Isaac.
    Dopo la "Famiglia Karnowski" questo libro mi conferma nell'idea.
    Questo romanzo propone un affresco storico d ...continua

    Credo che abbiano dato il Nobel al Singer sbagliato, dovevano darlo a Israel, non a Isaac.
    Dopo la "Famiglia Karnowski" questo libro mi conferma nell'idea.
    Questo romanzo propone un affresco storico della Polonia, e di Lodz in particolare, di grande spessore. Viene descritta, attraverso le vicende dei fratelli Ashkenazi, la vita e l'espansione industriale in questa terra dalla metà '800 fino alla fine della prima guerra mondiale.
    Quello che emerge sono un po' i soliti temi cari all'autore, l'ebraismo e la tradizione che si scontrano con la realtà in cui vivono gli ebrei. Propone il tema del messianesimo politico di matrice ebraica che ha ispirato e fatto nascere i movimenti socialisti e comunisti.
    Il tutto descritto molto bene attraverso i personaggi di contorno dei protagonisti principali, ma necessari alla economia della storia narrata.
    E sono i protagonisti della storia quelli che mi hanno colpito molto in questo romanzo.
    Due fratelli gemelli, ma molto diversi, che non si sono mai amati e che, uno in particolare, costruisce la sua vita in continua lotta per primeggiare sull'altro.
    Simcha Meier, poi Max, che è gretto e arrivista, che non sopporta Yacob Bunim, poi Jacob, per la sua vitalità e simpatia innata.
    Max distrugge tutto pur di arrivare allo scopo, che è quello di far soldi e primeggiare. Jacob apparentemente solo fortunato passa la vita a divertirsi e a contrarre matrimoni lucrosi.
    Quando Max si rende conto di aver sprecato la sua vita, a seguito di una disfatta epocale, nella corsa sfrenata ai soldi, con modalità davvero brutali, si propone di rimediare. Ma nonostante i buoni propositi si rende conto che non può ricomporre ciò che ha distrutto. Gli affetti non li puoi ricostruire.
    Un aspetto che mi ha colpito è come i progrom siano stati di una violenza inaudita che nulla ha da invidiare alla furia nazista, qui vengono raccontati con lucidità che spaventa. Gli ebrei diventano il capro espiatorio di ogni problema, nonostante sia stato proprio il messianesimo ebraico a creare gli sconvolgimenti politici.
    Ma la cosa più interessante e particolare, a mio avviso, è che qui Singer, ebreo, descrive l'ipocrisia, l'attaccamento al denaro, la vergogna di essere ebrei, come forse neanche un antisemita riuscirebbe a fare. Figli che rinnegano la fede e la appartenenza di popolo.
    Per la prima volta leggo, scritto da un ebreo, di ebrei che si rapportano al mondo confermando gli stereotipi con cui vengono bollati gli ebrei, questi stereotipi vengono confermati da un ebreo stesso. Ma qui traspare l'amore per il suo popolo, e lo sguardo benevolo con cui lo guarda.
    Questi stereotipi confermati da Singer mi hanno fatto ricordare una frase di un film di Mamet (ebreo anche lui): Sono duemila anni che ci perseguitano, qualcosa avremo pur fatto per farci odiare così.
    Personalmente ho sempre sostenuto che gli ebrei e la loro storia sono il paradigma del rapporto fra Dio e l'uomo, con tutti gli errori, i peccati, i tradimenti che sono nella natura umana. Ed è per questa mia convinzione che adoro e ammiro i libri degli scrittori ebraici

    ha scritto il