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I fratelli Karamazov

2 Voll

Di

Editore: Edito-Service (Orpheus Libri. I Classici Russi)

4.6
(4460)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1022 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Francese , Olandese , Portoghese , Catalano , Polacco , Finlandese

Isbn-10: A000141013 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Agostino Villa ; Illustratore o Matitista: Pietro Sarto

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 5

    Del pregiudizio e della colpa

    Salve, è da un po' che manco dal blog, purtroppo non ho avuto molto tempo in questo periodo. Però nel mentre mi sono riletto I fratelli Karamazov, a distanza di tanti anni.
    Questo è uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale e conoscerlo bene è quasi doveroso. Leggerlo è come ...continua

    Salve, è da un po' che manco dal blog, purtroppo non ho avuto molto tempo in questo periodo. Però nel mentre mi sono riletto I fratelli Karamazov, a distanza di tanti anni.
    Questo è uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale e conoscerlo bene è quasi doveroso. Leggerlo è come leggere un trattato filosofico. Molti i temi, dal parricidio, alla religione, alla morale, alla giustizia. La storia è quella di tre fratelli il cui padre conduce una vita egoistica e dissoluta. Il più grande dei fratelli, Dimitri, è violento, scialacquatore, ma in fondo buono e innamorato della vita. Ivan è il letterato della famiglia, colto e dal carattere complesso. L'ultimo Alesa è quasi un asceta, il più pacifico dei fratelli, altruista, buono, vive nel vicino convento e vorrebbe persino prendere i voti; è il prediletto dello starec Zosima, che è a sua volta considerato quasi un santo. Costui lo consiglierà al meglio nelle difficili vicende che già dall'inizio del libro prendono a delinearsi e che vedono protagonista la sua famiglia.
    Dostoevskij fa all'inizio delle lunghe presentazioni dei personaggi tratteggiandoceli in modo minuzioso e approfondito, sopratutto dal punto di vista psicologico, e solo di tanto in tanto fa delle allusioni agli eventi tragici che sono sul punto di accadere. Coglie l'occasione nel mentre per disquisire di temi a lui cari, come la religione e la sua importanza, ma anche le sue contraddizioni. Ci mostra gli errori dei bigotti e quelli degli atei come a volerci far capire che se anche dio non esiste e la chiesa abbia i suoi nei, la religione ha una sua importanza quanto meno dal punto di vista morale. Ovviamente bisogna stare in guardia dai falsi moralismi o da quei precetti religiosi troppo restrittivi. Il capitolo sul grande inquisitore è una perla di estremo valore letterario e filosofico e anche un'accusa molto forte contro il fanatismo religioso, da leggere anche separatamente al libro per capire quanto esso sia dannoso e pervaso spesso d'ipocrisia. In questo capitolo, ambientato nel medioevo, si prova che se Gesù fosse comparso di nuovo in quei tempi oscuri, la chiesa, pur riconoscendo in lui il figlio di Dio sarebbe stata obbligata per un principio di libertà dell'uomo dai dogmi a condannarlo a morte, altrimenti l'intera società (ormai consolidata) si sarebbe sgretolata e ciò avrebbe causato per l'uomo più sofferenze che benefici. Un punto di vista davvero terribile, ma provato da una logica ineccepibile.
    La posizione dell'autore è molto critica, ma questa è di tipo costruttivo, e lo è rispetto a tutte le tematiche di cui tratta il libro; dalla morale, alla giustizia, alla famiglia.
    Per quanto riguarda la giustizia favolose le pagine che riguardano la disquisizione del procuratore durante il processo in cui Dimitri è accusato di parricidio, qui si vede come sia facile al pregiudizio insinuarsi sulla ragione piegando spesso la logica in direzione di una verità apparente ma falsa. Questo dimostra come, anche nelle questioni di giustizia, l'uomo in quanto uomo sia soggetto all'errore che gli fa commettere ingiustizie senza che se ne renda nemmeno conto. Dimostra come giudicare sia pericoloso perché l'imperfezione insita nell'essere umani porta fin troppo facilmente a sbagliare, soprattutto quando ci sono di mezzo i pregiudizi.
    I fratelli Karamazov è un grande romanzo morale e complesso, dal fascino immenso, certo, non è di facile lettura ed è molto lungo, a tratti pesante, ma leggerlo arricchisce in modo profondo, ci fa guardare tutto in modo più critico e ci mette in guardia da noi stessi, perché scava nell'animo umano e ce lo mostra.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi è già capitato, qualche volta, di accingermi a scrivere una recensione su qualche "classicone" immenso, di quelli veramente imprescindibili, e di provare un certo senso di soggezione. Soggezione nei confronti dell'autore, dell'opera stessa, certo, ma questo solo in minima parte, perché è ovvio ...continua

    Mi è già capitato, qualche volta, di accingermi a scrivere una recensione su qualche "classicone" immenso, di quelli veramente imprescindibili, e di provare un certo senso di soggezione. Soggezione nei confronti dell'autore, dell'opera stessa, certo, ma questo solo in minima parte, perché è ovvio che il mio parere (positivo o negativo che sia) non ha il minimo valore in confronto; più di tutto, soggezione nei confronti di quanto già si è detto su una determinata opera: pareri illustri, opinioni personali di persone sicuramente più qualificate (ma di un titolo ce ne facciamo poco), persone molto più informate di me che hanno già detto, se non tutto, almeno molto di quanto di intelligente si potrebbe dire. E in mezzo a tutte queste importanti opinioni, arrivo io, che su Dostoevskij so le quattro cose che chiunque sia anche solo un pochino appassionato di letteratura sa, che ho letto "I fratelli Karamazov" per il solo piacere della lettura, ho letto in treno per ingannare il tempo, ho letto a singhiozzo, qualche volta con la mente decisamente stanca dopo una giornata di studio. Arrivo io e mi chiedo quale possa essere il senso e il valore di una mia "recensione" (le virgolette hanno un peso determinante, qui). Eppure mi piace blaterare di quello che leggo, in barba a professori e critici letterari, consapevole della piccolezza che possono avere i miei pareri quando si parla di Letteratura.
    Mi rendo conto di provare sentimenti contrastanti nei confronti di questo romanzo: non posso negare che mi sia piaciuto, molto anche. Del resto, se un autore riesce a farmi divorare un migliaio di pagine senza mai farmi pensare a quante ancora ne restino da leggere, significa che il suo mestiere lo sa fare decisamente bene. Fin dalle prime pagine ha saputo fugare il mio timore di trovarmi davanti ad una lettura pesante e poco scorrevole con un'ironia che mai mi sarei aspettata, un'ironia che permette subito di immergersi nelle vicende di questa strana famiglia, dove ogni membro ha una personalità estremamente spiccata e definita. Fin troppo, mi verrebbe da dire. Infatti i personaggi di Dostoevskij sono tanto particolari da sfiorare l'assurdo, in positivo o in negativo. Sia chiaro, non voglio negare la profondità del carattere di nessuno, sono tutti personaggi estremamente complessi e, nelle loro peculiarità, estremamente coerenti, eppure più volte, leggendo, mi sono sentita quasi sopraffare dal "chiasso" dei pensieri dei personaggi. Insomma, spesso mi è parso di assistere ad una immensa e rumorosa commedia, con atteggiamenti estremizzati all'inverosimile. Pianti, svenimenti, repentini cambi d'umore, liti, baci, abbracci, giuramenti, maledizioni... insomma, qualche eccesso che a me ha un po' fatto girare la testa.
    Certo è che sarebbe impossibile limitarsi a questo, pensando ai personaggi di Dostoevskij: nei loro modi di fare estremamente ridondanti, infatti, si nasconde una profondissima analisi dell'animo umano, della condizione umana, dalle sue più piccole gioie ai tormenti infiniti. I fratelli Karamazov non sono altro che uomini, uomini in senso lato, esseri umani. E per questo soffrono, si contraddicono, gioiscono, hanno passioni, tremendi dubbi, soffrono. Questo romanzo, forse, è sì una commedia, ma una commedia che rappresenta senza filtri, in maniera diretta, quasi istintiva a volte, l'intimità più profonda e torbida dell'essere umano. Non per niente, i passaggi forse più significativi, quelli che mi hanno maggiormente colpita, sono proprio quelli in cui Dostoevskij rappresenta la follia: il dialogo fra Ivan e il diavolo è qualcosa di meraviglioso, vale la pena di macinare 800 pagine anche solo per leggere questo capitolo.
    Insomma, forse qualcosa di diverso rispetto a ciò che mi sarei aspettata (mi immaginavo, non so perché, una disamina molto più lucida dell'animo umano), ma senza dubbio una grandissima opera, dagli immensi temi e spunti di riflessione. Qualcosa che forse non si può pensare di comprendere ed "esaurire" con una sola lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Capolavoro?

    non so. Nella prima parte la storia non scorre. Si fa una fatica incredibile: pagine e pagine di dubbi filosofici, del senso della vita, e di fantasie religiose varie.
    Poi l'omicidio. E comunque ogni tanto, completamente avulso dalla storia, bisogna scrivere una cinquantina di pagine sul fi ...continua

    non so. Nella prima parte la storia non scorre. Si fa una fatica incredibile: pagine e pagine di dubbi filosofici, del senso della vita, e di fantasie religiose varie.
    Poi l'omicidio. E comunque ogni tanto, completamente avulso dalla storia, bisogna scrivere una cinquantina di pagine sul figlio del vicino a cui hanno tirato un sasso. C'è una storia interessante di base troppo condita di vicende extra. Bella la morale finale, che non è scontata come spesso accade

    ha scritto il 

  • 5

    mi hanno spaventato le 1.009 pagine del libro e mi sono sfidato a leggerlo. Dopo poche pagine ho dimenticato della sfida con me stesso e sono arrivato all'ultima pagina con lo stesso entusiasmo con il quale ho affrontato la prima.

    ha scritto il 

  • 5

    Il migliore - a mio parere - fra i libri di Dostoevskij. A prima vista può sembrare un mattone indigeribile: niente di più sbagliato.
    Il libro, infatti, si legge con semplicità (eccettuati alcuni capitoli in cui si parla del rapporto fra Dio e l'uomo, ad esempio, ma che sono al massimo due ...continua

    Il migliore - a mio parere - fra i libri di Dostoevskij. A prima vista può sembrare un mattone indigeribile: niente di più sbagliato.
    Il libro, infatti, si legge con semplicità (eccettuati alcuni capitoli in cui si parla del rapporto fra Dio e l'uomo, ad esempio, ma che sono al massimo due o tre) e con facilità ci si affeziona ai numerosi personaggi, tutti ugualmente ben caratterizzati, di spessore, con le loro motivazioni, i loro vizi, i loro desideri.
    L'unica pecca è, come ho già avuto modo di notare in libri di Dostoevskij, il finale, che ti lascia come un senso d'incompiutezza, non specificando per bene cosa accade ai protagonisti.
    Molto commovente il discorso del macigno in chiusura.

    ha scritto il 

  • 5

    Piu' rileggo D. piu' capisco che non e' il mio autore. Granguignolesco ed esagerato. Personaggi sempre sopra le righe, nel bene e nel male. L'esito sempre lo stesso : panslavismo evangelico spinto al parossismo. Pregiudiziale condanna di ogni forma di pensiero che tenti strade meno fideistiche, ...continua

    Piu' rileggo D. piu' capisco che non e' il mio autore. Granguignolesco ed esagerato. Personaggi sempre sopra le righe, nel bene e nel male. L'esito sempre lo stesso : panslavismo evangelico spinto al parossismo. Pregiudiziale condanna di ogni forma di pensiero che tenti strade meno fideistiche, che sia la scienza, o il isocialismo ( sempre destinato a risolversi nel terrorismo ottuso e feroce). Claustrofobico e cupo, antisemita e lacrimoso. Grandi pagine geniali e personaggi che concentrano in se' , con forza narrativa impetuosa, i grandi problemi dell'esistenza umana, accanto a tiritere pseudo-filosofiche, a ripetizioni e lungaggini insopportabili.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Fedor, contadinotto volgare e poco avvezzo a gesti gentili, ha avuto diversi figli da diverse donne: Dmitrij, Ivan, Alesa e l'illegittimo Smerdjakov. Il libro narra le vicessitudini dei fratelli e di come i loro rapporti, in alcuni casi logori e guidati da rabbia e sete di vendetta, si evolvano t ...continua

    Fedor, contadinotto volgare e poco avvezzo a gesti gentili, ha avuto diversi figli da diverse donne: Dmitrij, Ivan, Alesa e l'illegittimo Smerdjakov. Il libro narra le vicessitudini dei fratelli e di come i loro rapporti, in alcuni casi logori e guidati da rabbia e sete di vendetta, si evolvano tramite eventi tragici e discutibili.
    Incontreremo così Katerina Ivanovna, la prima fidanzata di Dmitrij, che verrà lasciata da quest'ultimo per una più bella Grusenka, che a sua volta lo tradirà proprio con il padre Fedor; lo starec Zosima, che assisterà ad uno scontro verbale molto forte tra Dmitrij ed il padre; Iljusa, figlio di un capitano offeso da Dmitrji, che si confiderà con Alesa sulle avversità della vita; il servitore Grigorij, genitore putativo di Smerdiakov.
    Il tutto condito da un giallo spettacolare, un omicidio che sconvolgerà in modo definitivo le vite dei quattro fratelli.

    Ammetto una cosa: all'inizio ho fatto molta, molta fatica a farmelo piacere. Proseguivo nella lettura solo perchè ormai avevo accettato la sfida del GdL, ma non ero così concentrata ed appassionata come avrei voluto. Se la scrittura lo rendeva comunque molto scorrevole, e la grande presenza di dialoghi iniziali in teoria faceva scorrere le pagine velocemente - al contrario de I miserabili dove le descrizioni iniziali farebbero perdere la voglia a chiunque - le diversioni teologiche prima e sociali dopo inserite dall'autore me lo hanno fatto mal sopportare. Pagine e pagine di spiegazione della vita dello starec Zosima inserite dopo la sua morte non rendono certo questa una lettura allegra.

    Ma.
    C'è un ma in tutta questa lettura: l'omicidio di Fedor.
    Ecco, da quel punto in avanti la storia è scivolata molto più velocemente tra le mia mani tanto che sono arrivata alla fine praticamente senza accorgermene. I dubbi dei fratelli, le accuse alla persona sbagliata, le indagini degli avvocati, il processo, le testimonianze, tutti elementi che hanno reso attuale la trama ottocentesca.

    Voto finale: 3/5.
    L'inizio è stato, per me, decisamente influente in questa votazione, ma ammetto che i colpi di scena finali lo hanno reso decisamente intrigante!

    ha scritto il 

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