I fratelli Karamazov

2 Voll

Di

Editore: Edito-Service (Orpheus Libri. I Classici Russi)

4.6
(4907)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1022 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Francese , Olandese , Portoghese , Catalano , Polacco , Finlandese

Isbn-10: A000141013 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Agostino Villa ; Illustratore o Matitista: Pietro Sarto

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
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  • 4

    Una vera e propria odissea la lettura di questo romanzo, iniziato ad Agosto sotto l’ ombrellone, terminato quattro mesi dopo. Nella prima metà del libro, giusto quelle quattrocento pagine, ho dovuto t ...continua

    Una vera e propria odissea la lettura di questo romanzo, iniziato ad Agosto sotto l’ ombrellone, terminato quattro mesi dopo. Nella prima metà del libro, giusto quelle quattrocento pagine, ho dovuto trovare il giusto ritmo con il mio primo viaggio nel mondo di Dostoevskij e più in generale nella letteratura russa di fine Ottocento. Ok, lo so, il mare d’ Agosto e la Russia ottocentesca non sono un accostamento molto sensato, ma nonostante le evidenti difficoltà ad entrare in sintonia con una scrittura d’ altri tempi sorseggiando birra coi piedi in ammollo, essendo di natura testardo, ho tirato dritto. Nei mesi seguenti la lettura è proseguita a strappi. Per settimane fingevo di dimenticare il macigno sul comodino, poi in preda ai sensi di colpa trascorrevo intere giornate tentando affannosamente di recuperare il passo. Alla fine della fiera ha prevalso la tenacia ed è un gran bene perché terminata l’ ultima facciata ho provato un inaspettato senso di compiutezza, di perfetto equilibrio, il cerchio si é chiuso e la consapevolezza che ogni personaggio, ogni digressione, ogni pagina era necessaria, mi ha fatto sentire in pace con il mondo, ma soprattutto con me stesso che è poi quello che conta. Non sono che un modesto impiegato, ergo non posseggo i mezzi, ma per fortuna nemmeno la presunzione per ergermi a critico, comunque se dovessi descrivere questo romanzo direi che è un’ opera monumentale dove la natura umana viene messa a nudo attraverso tutte le sue contraddizioni, i conflitti interiori, mistici e religiosi che da sempre tormentano e che per sempre tormenteranno l’ essere umano durante questa breve, violenta, drammatica, complessa, imprevedibile, assurda e meravigliosa esistenza.

    ha scritto il 

  • 1

    Il libro più sopravvalutato che io abbia mai letto.
    Tutti i protagonisti sono incredibilmente logorroici, e spesso molto poco credibili.
    Un paio di monologhi "religiosi" davvero fuori luogo.
    Mi era pi ...continua

    Il libro più sopravvalutato che io abbia mai letto.
    Tutti i protagonisti sono incredibilmente logorroici, e spesso molto poco credibili.
    Un paio di monologhi "religiosi" davvero fuori luogo.
    Mi era piaciuto molto Delitto e Castigo, speravo di trovare una conferma, invece ho trovato solo una vera delusione...

    ha scritto il 

  • 4

    Di certo non lascia indifferenti

    Un romanzo di oltre 1000 pagine che avrebbe potuto volentieri farne a meno di circa 300 data la profusione di ridondanti vaniloqui dei personaggi logorroici, e di scene secondarie passibili di ritagli ...continua

    Un romanzo di oltre 1000 pagine che avrebbe potuto volentieri farne a meno di circa 300 data la profusione di ridondanti vaniloqui dei personaggi logorroici, e di scene secondarie passibili di ritagli. Oltre a questi ho ritrovato i soliti punti deboli: stile ripetitivo e sgraziato; messinscene infuocate di consunto sentimentalismo e piroette narrative prese da ritriti feuilleton; una patetica e irritante veemenza cristiana propagandistica; personaggi doverosamente morbosi e psicolabili, quasi tutti assurdamente muniti di una lancinante autocoscienza, la cui scarna caratterizzazione, nonostante le contorsioni psicoanalitiche, denuncia chiaramente l'intento teorico che li muove, soprattutto per quanto riguarda le nevrotiche figure femminili idealizzate fino al ridicolo. L'intuito psicologico di D. (di lì a poco surclassato dai suoi discepoli, ad es. T. Mann e soprattutto Proust)è indubbiamente strabiliante sennonché, appunto per la sua lucida chiarezza analitica, l'ambiguità premeditata e compiaciuta con la quale adombra talora taluni atteggiamenti riesce indigesta. Il punto forte, invece, è la meravigliosa architettura filosofica sulla cui vetta troneggia il conturbante concetto, stavolta ulteriormente ampliato e definito, dell'embrionale Oltreuomo nietzschiano (tanto affascinante da scusare l'autore se riutilizza praticamente la stessa chiave di volta di Delitto e Castigo). In definitiva un romanzo brillante e stimolante nei contenuti, goffo e stancante nella struttura (il meglio è riservato alle ultime 400 pagine), che a mio avviso soffre del tempo trascorso. Per me il vero capolavoro di D. resta L'Idiota.

    ha scritto il 

  • 5

    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    Pure in Russia tira più un pelo di fiha che un carro di buoi ...continua

    [DISCLAIMER] Questo commento nasce da un'esigenza ironica e non vuole screditare né il libro né l'autore né gli altri lettori [/DISCLAIMER]

    Pure in Russia tira più un pelo di fiha che un carro di buoi.

    ha scritto il 

  • 4

    Quasi tutti i mega-romanzi russi mi provocano una certa fatica di lettura. Sono lunghi, a volte prolissi e un po' ostici. Ma sono dei grandissimi romanzi e alla fine mi ritrovo sempre con la soddisfaz ...continua

    Quasi tutti i mega-romanzi russi mi provocano una certa fatica di lettura. Sono lunghi, a volte prolissi e un po' ostici. Ma sono dei grandissimi romanzi e alla fine mi ritrovo sempre con la soddisfazione di averli letti. I fratelli Karamazov conferma questa "regola": è un capolavoro di romanzo, che scava stupendamente negli animi dei protagonisti e ci dà un ritratto bellissimo della loro vita e dello "spirito russo" dell'epoca.

    ha scritto il 

  • 4

    Ce la ho fatta...

    ... in poco più di un mese: credo sia un record. In realtà ho sfruttato indegnamente il periodo natalizio che consente qualche giorno in più da dedicare al cibo per la mente.
    E non si può diluire oltr ...continua

    ... in poco più di un mese: credo sia un record. In realtà ho sfruttato indegnamente il periodo natalizio che consente qualche giorno in più da dedicare al cibo per la mente.
    E non si può diluire oltremodo una lettura tanto elefantiaca senza il timore di perdere qualche passaggio importante, anche se le sensazioni nel durante ( penso allo Starec ) sono che la si tiri in lungo e che in fondo sia un giallettoche si poteva condensare in 200 pagine.
    Non è così.
    Non è affatto così.
    I personaggi sono vivisezionati ( psicologicamente, religiosamente, caratterialmente), ogni apparente deviazione dal tronco principale del racconto sembra slegato ed invece rientra magistralmente successivamente, i dubbi su Dio e sul Diavolo , e quelli sull' Uomo e sulle sue passioni come sulle sue vanità, sulle sue bontà come sulle sue cattiverie, sulle sue avidità come sulla sua carità; tutto concorre ad una impietosa introspezione sulla sua anima, che si esplicita in un vagare confusamente alla ricerca di una via che gli consenta di vivere.
    Dopo una lettura così, bisognerebbe fermarsi a pensare per qualche mese...

    ha scritto il 

  • 5

    Gli elementi sono i soliti, chiaro. Nomi impossibili(qualcuno mi spieghi perché Agrafena Alexandrovna diventa Grusenka), puri di cuore, delitti, denaro (tremila rubli, tremila rubli, tremila rubli). E ...continua

    Gli elementi sono i soliti, chiaro. Nomi impossibili(qualcuno mi spieghi perché Agrafena Alexandrovna diventa Grusenka), puri di cuore, delitti, denaro (tremila rubli, tremila rubli, tremila rubli). E su tutti i Karamàzov che sono tutto, qualsiasi cosa, l'umanità e tutto ciò che la circonda. La passione, l'inganno, la paura, l'amore. Una storia di un sangue che è poi quello di tutti quanti, di tutti i puri e di tutti i crudeli.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro (ma abbiate pazienza)

    Ho impiegato dieci mesi a leggere questo libro,di cui nove per leggere la prima metà.
    Troppo descrittiva,troppo lenta,troppi dettagli che magari possono risultare noiosi.Superata la metà ti rendi cont ...continua

    Ho impiegato dieci mesi a leggere questo libro,di cui nove per leggere la prima metà.
    Troppo descrittiva,troppo lenta,troppi dettagli che magari possono risultare noiosi.Superata la metà ti rendi conto che tutto quello che hai letto in precedenza è stato messo lì non a caso,ma in maniera scrupolosa e geniale.
    Al solito i personaggi sono fantastici; alcuni dialoghi e parecchie frasi sono da riscrivere su un foglio e incorniciare.
    La descrizione dei sentimenti e delle sensazioni dei vari personaggi ti fa entrare dentro il racconto,riuscendo a farti emozionare e a farti vivere in "simbiosi" coi vari caratteri.
    Sarò un pò fuori dal coro,ma il personaggio più interessante per me è Smerdjakov.
    Libro da leggere almeno una volta nella vita (se riesci ad avere pazienza).

    ha scritto il 

  • 0

    egregio maestro,

    Le riscrivo dopo un intervallo di quasi dodici mesi, quando allora Le volli comunicare i miei più sentiti complimenti per un suo meraviglioso romanzo.
    vorrei poter fare altrettanto per quest'altra sua ...continua

    Le riscrivo dopo un intervallo di quasi dodici mesi, quando allora Le volli comunicare i miei più sentiti complimenti per un suo meraviglioso romanzo.
    vorrei poter fare altrettanto per quest'altra sua opera ma molteplici avversità hanno funestato questa lettura e il mio giudizio non renderebbe giusto merito al suo immenso talento.
    la famiglia Karamazov è un universo di emozioni,riflessioni,tormenti e passioni che Lei, con la grande abilità che ha nel destreggiare le parole, ha mirabilmente descritto,universo di cui per ora ho solo varcato la soglia. nonostante ciò non posso non riconoscerLe una grande costruzione narrativa, una minuziosa descrizione dei personaggi (in particolare quella psicologica) e un uso sapiente del dialogo che benchè oso definire a tratti infinito è strumento efficace di grandi riflessioni.
    con la promessa di riscriverLe presto, Le porgo i miei ossequi
    miss Jane Austen

    ha scritto il 

  • 5

    "Grandiosa, Alëša, è questa scienza! Un uomo nuovo s'avanza [...] Ma pur tuttavia, viene come un rammarico di Dio!"

    - Dimmi Ivàn: Dio esiste oppure no? Ma parla seriamente. Ho bisogno di parlare sul serio.
    - No, Dio non esiste.
    - Alëša, esiste Dio?
    - Sì, Dio esiste.
    - Ivàn, e l'immortalità esiste? Un'immortalità qu
    ...continua

    - Dimmi Ivàn: Dio esiste oppure no? Ma parla seriamente. Ho bisogno di parlare sul serio.
    - No, Dio non esiste.
    - Alëša, esiste Dio?
    - Sì, Dio esiste.
    - Ivàn, e l'immortalità esiste? Un'immortalità qualsiasi, anche piccola, anche minuscola?
    - No, non esiste neanche l'immortalità.
    - Di nessun genere?
    - Di nessun genere.
    - Alëša, esiste l'immortalità?
    - Sì, esiste.
    - L'immortalità è anche Dio?
    - Sì, Dio è l'immortalità. In Dio c'è l'immortalità.
    - Ehm! È più probabile che abbia ragione Ivàn. O Signore, se si pensa soltanto a quanta fede, a quante energie di ogni sorta l'uomo ha speso invano per questo sogno, e da quante migliaia di anni! Ma chi è dunque che si fa così beffe dell'uomo? Ivàn, per l'ultima volta, decisamente, Dio esiste o no? Te lo chiedo per l'ultima volta.
    - E per l'ultima volta rispondo no.
    - Chi dunque si fa beffe degli uomini, Ivàn? Dev'essere il diavolo... - e Ivàn Fëdorovic fece un risolino. Ma il diavolo esiste?
    - No, non esiste neanche il diavolo.

    In questo dialogo è riassunto il tema conduttore del romanzo, un vero e proprio tormentone, che torna e ritorna soprattutto in forma della domanda: è possibile un'etica umana senza Dio, senza l'immortalità, senza una dimensione spirituale nell'uomo? Senza Dio "è tutto permesso"? da dove altro può originarsi la compassione, l'amore per l'umanità, la definizione di una morale?

    Troppo difficile per me cogliere tutte le implicazioni filosofiche e le suggestioni letterarie di un testo tanto complesso. Nemmeno ci provo.
    Le cose che posso dire sono che, innanzitutto, le domande poste incessantemente dall'autore, almeno per quanto mi riguarda, non si sono esaurite in un'alzata di spalle, ma continuano a lavorare, forse anche sotto il livello della coscienza. Merito della potenza espressiva dell'opera d'arte in questione e delle suggestioni suscitate.

    In secondo luogo, i personaggi. Dostoevskij compie il miracolo: sono vivi, profondamente umani, e al contempo, immortali. Indimenticabili.
    Tra tutti, Dmitrij, per me in particolare... leggero e dissoluto, vigliacco, trascinato dalle sue passioni e forse violento, ma in fondo ingenuo, fiero - ah, lo vedo scintillare il suo sguardo fiero! - magnanimo, capace anche di nobiltà d'animo, pronto a redimersi con la sofferenza... e sfigato.
    Mai potrò dimenticarlo.
    Ma neppure tutti gli altri potrò dimenticare, perché con ognuno di essi Dostoevskij intende esplorare peculiari caratteristiche della natura umana. Alëša, il mistico, empatico e compassionevole. Ivan, ateo e razionale, non immune dal senso di colpa, dal delirio e dalla follia. E Smerdjakov, Rakitin, Fëdor Pavlovic dalla parte del nichilismo e del materialismo. Ci si può identificare un poco in ciascuno di essi, perché:

    [...] noi siamo nature ampie, karamazoviane [...], capaci di mescolare insieme i più opposti contrari che immaginar si possa, e di ficcar lo sguardo, nello stesso istante, in entrambi gli abissi, nell'abisso al di sopra di noi, l'abisso degl'ideali più alti, e nell'abisso al di sotto di noi, l'abisso della più bassa, della più fetida caduta morale.[...] tutto lasciamo coesistere in noi, e a tutto ci adattiamo!

    Un'ultima breve considerazione: i dialoghi. E' semplicemente stupefacente la dovizia di sfumature psicologiche che l'autore è in grado di far emergere nei dialoghi tra i suoi personaggi... non c'è che dire: un autentico maestro.

    Per concludere, signor Dostoevskij, ancora una volta, tanto di cappello.

    Sappiate dunque che nulla c'è di più alto, di più potente, di più salutare, di più fruttuoso per la vita che c'è innanzi, d'un qualche buon ricordo [...]. Vi si dicono tante cose della vostra educazione: ma ecco, uno di questi ricordi sublimi, sacri, serbato fin dall'infanzia, costituisce esso, forse, la migliore delle educazioni. Se molti di codesti ricordi, raccolti insieme, ci faran da viatico nella vita, allora saremo salvi finché vivremo.

    ha scritto il 

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