I fratelli Karamazov

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Editore: Edito-Service (Orpheus Libri. I Classici Russi)

4.6
(5148)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1022 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Francese , Olandese , Portoghese , Catalano , Polacco , Finlandese

Isbn-10: A000141013 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Agostino Villa ; Illustratore o Matitista: Pietro Sarto

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
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  • 5

    Un libro sacro, come qualcuno giustamente l'ha definito. il MIO libro, aggiungo io. Dopo averlo letto, è impossibile essere gli stessi e non fare paragoni. C'è tutto quello che siamo. grazie Fedor. ...continua

    Un libro sacro, come qualcuno giustamente l'ha definito. il MIO libro, aggiungo io. Dopo averlo letto, è impossibile essere gli stessi e non fare paragoni. C'è tutto quello che siamo. grazie Fedor.

    ha scritto il 

  • 5

    Epocale

    Letto quest'anno per la prima volta (lo leggerò molte altre volte). Non basterebbero altre 1000 pagine per descrivere la bellezza di questo romanzo filosofico dal quale porto ancora dentro dei segni i ...continua

    Letto quest'anno per la prima volta (lo leggerò molte altre volte). Non basterebbero altre 1000 pagine per descrivere la bellezza di questo romanzo filosofico dal quale porto ancora dentro dei segni indelebili. L'ho letto in quattro mesi, con fame controllata, non volevo finisse mai. Ha scavato la mia anima e ha estrapolato cose bellissime dentro di me. Amo questo capolavoro. Lo consiglio veramente a tutti, anche ai giovani (ho 23anni).

    ha scritto il 

  • 4

    A ragione un capolavoro della letteratura. Un romanzo incentrato sull’elaborazione del senso di colpa, che ogni fratello affronta in modo differente. A mio parere i temi fondamentali di questo raccont ...continua

    A ragione un capolavoro della letteratura. Un romanzo incentrato sull’elaborazione del senso di colpa, che ogni fratello affronta in modo differente. A mio parere i temi fondamentali di questo racconto sono la colpa, la sofferenza , la ricerca dell’amore e l’esistenza di Dio. Dei tre fratelli, Ivan, e’ quello che piu’ rappresenta la filosofia dostoevskiana, un’animo tormentato e diviso nella scelta se credere in Dio o rifiutare la fede.

    ha scritto il 

  • 5

    Il migliore!

    Credo di poterlo definire il miglior libro mai letto in vita mia. Ma recensire Dostoevskij è impossibile, oltre che velleitario e presuntuoso.
    Vorrei qui soffermarmi quindi solo sul capitolo del "gran ...continua

    Credo di poterlo definire il miglior libro mai letto in vita mia. Ma recensire Dostoevskij è impossibile, oltre che velleitario e presuntuoso.
    Vorrei qui soffermarmi quindi solo sul capitolo del "grande inquisitore", perchè mi ha colpito molto e molto c'è da dire. Qui c'è condensato tutto il tema del libero arbitrio, e non solo. Il fatto che Gesù venga processato perché ci ha dato la libertà è geniale. Il fatto che l'uomo si ribelli a questa libertà di aderire o meno a Lui è insito nell'uomo. Non vuole la libertà perché lo costringe alla fatica di decidere, vuole avere uno che gli imponga cosa fare. Perché la libertà non ti da giustificazioni se sbagli. E' preferibile essere come schiavi a cui si impone un compito, tu fai il tuo dovere e non devi più rendere conto del tuo operato. Puoi sempre dire che tu hai solo obbedito perché non avevi scelta. La scelta fra il bene e il male pone costantemente l'uomo davanti al dilemma, e al senso di colpa se sbagli. E' molto più comodo non scegliere, sei giustificato in partenza.
    Nel romanzo questo processo si svolge come un "sogno" fatto da Mitja, il fratello ateo. A ben vedere Dosto fa fare questo "sogno" a quello ateo perché, credo, vuol far intendere che è l'ateo che deve trovare una giustificazione alla resistenza del disegno divino sull'uomo. Infatti per Dosto il disegno divino sull'uomo va solo riconosciuto e accettato. Sottrarsi a questo disegno è un venir meno alla verità di se.
    La sua interpretazione è anche evidentemente di matrice cristiano ortodossa e non cattolica. Infatti in questo lui è ideologico, e non vede la fede come un incontro di Dio con l'uomo, ma come un fatto a cui un uomo non deve sottrarsi. A dimostrazione di questo si veda il romanzo "l'idiota" qui c'è il principe (Miskyn mi pare di ricordare sia il nome) che in una festa di gente di mondo e di spiriti illuminati ha un dialogo con uno di questi intellettuali "moderni". Lui difende la posizione cristiana in maniera ideologica. Alla domanda postagli, se nel caso lui fosse costretto a scegliere fra Dio e la verità, il principe risponde Dio. Un cattolico dovrebbe scegliere la verità. Perché è la verità che ti conduce a Dio, è l'evidenza della verità che ti fa riconoscere Dio e non una posizione aprioristica, e quindi ideologica.

    ha scritto il 

  • 0

    Dosto, vecchia lenza

    No, davvero, non ce la faccio a parlarne; avrei talmente tante cose da dire che non saprei da quale cominciare: sono sicuro che se lo facessi scriverei un pastrocchio tale da vergognarmene, e lo spiri ...continua

    No, davvero, non ce la faccio a parlarne; avrei talmente tante cose da dire che non saprei da quale cominciare: sono sicuro che se lo facessi scriverei un pastrocchio tale da vergognarmene, e lo spirito di Dosto mi strafulminerebbe, avendone ben donde.

    Perché in fondo non si può sempre stare lì ad analizzare tutto pezzo per pezzo: sono convinto che la mente che ha pensato e poi concretizzato "I Fratelli Karamazov" concorderebbe con me sullo scavare a fondo in maniera un po' meno analitica, un pochino più di pancia, che è poi la sensazione che mi ha sempre lasciato la letteratura di Dostoevskij, stando almeno a quanto ho letto finora.
    Che sia l'uomo del sottosuolo o che siano Dimitri, Alioscia, Ivan o Smerdjakov poco importa: la poetica dell'autore russo è sempre quella di chi spara mentre scrive, quella di chi mette insieme pensieri brucianti ed esplosivi che gli rimbalzano in testa a centinaia di chilometri orari, riversandoli sulla pagina con la stessa rapidità e la stessa forza.

    Sì, si è detto e scritto tantissimo, pure troppo sull'opera di Fëdor Michajlovič; tanto che alle volte converrebbe lasciar parlare solo il testo e nulla più.
    Ma tiriamo comunque altre due o tre fregnacce.
    Qualcuno afferma anche (Nabokov, mi pare di aver capito) che la prosa di Dosto non fosse poi tutto 'sto granché: da un certo punto di vista, è un'affermazione che, se non fosse sbagliata, ci potrebbe pure stare.
    Mi spiego meglio: quella dei Karamazov, che ho letto nella traduzione del grande Polledro, è una scrittura – vedi sopra – sanguigna, coinvolgente, umorale, che niente ha a che spartire con quella di altri scrittori altrettanto immensi, con la quale talvolta la si vorrebbe paragonare.
    Prendiamo ad esempio Flaubert e la sua costante ricerca del mot parfait: un suo paragrafo poteva costare settimane di lavoro, poiché il grande Gustavo voleva che ogni parola fosse al punto giusto, che la frase fosse perfetta, ecc; ma lui se lo poteva anche permettere, aveva abbastanza quattrini per campare, mentre il russo aveva sempre i creditori alle costole; ogni giorno bussavano alla sua porta e gli pignoravano un mobile e qualche seggiola.
    Del resto, si sa, Dosto aveva il brutto vizio del gioco; il dado aveva (e ha) un suo prezzo, e questo veniva pagato con i romanzi: doveva buttarli giù a velocità olimpioniche, tanto che durante la stesura di “Il giocatore” dovette assumere una giovane stenografa - se la sposò pure, il vecchio mandrillo - per completarlo entro il giorno prestabilito.

    È anche vero, però, che i Karamazov sono stati scritti in un periodo nel quale la stabilità economica del Nostro era piuttosto favorevole: ma quello, ormai, a quasi sessant'anni, scriveva sempre alla sua maniera. E menomale!, dico io.
    Il libro uscì nel 1879 in rivista, mentre nell'anno successivo vide la luce il volume, un mattonazzo tipico dei russi. Ma un mattonazzo solo nell'aspetto poiché io, dico la verità, l'ho letto con una leggerezza e una scorrevolezza degna del miglior romanzo d'appendice; e questa non vuol essere un'offesa ai Fratelli: anzi, tutt'altro!

    Come tutti i libri del Dosto che ho letto (e sono felice di doverne leggere ancora, porca eva, c'ho L'idiota e I demoni a osservarmi dallo scaffale: e io li bramo, li desidero, attendo il loro momento), anche questo ti colpisce nell'anima e nelle viscere, c'è poco da fare; ogni personaggio è uno spicchio di filosofia morale, di psicologia, di teologia, di vita. E in ogni capitolo cerchi di identificarti con qualcuno, e quel qualcuno sembra sempre sfuggirti; perché Dostoevskij è così: contraddittorio come tutti i Grandi Maestri, non classificabile, sfuggente; nichilista, religioso, socialista, conservatore; le ha attraversate tutte.
    Certo, qui, nei Karamazov, troviamo senza dubbio una fede contrapposta all'ateismo, ma non si può ridurre a un assunto così banale un simile capolavoro. Così come non va bene bollarlo freudianamente come un romanzo sul padre e sul parricidio. È anche un romanzo sul parricidio, per carità; così com'è anche romanzo sulla fede; ma è anche sulla miseria umana, sulla società, che tanto poco cambia che sia la russia zarista o l'Italia post-berlusconiana, mi è parso di capire.

    Mi piacerebbe che Fedoro fosse ancora tra noi: avrei davvero tante cose da chiedergli su questo libro; ma qualcosa mi dice che neanche lui saprebbe darmi delle risposte. In fondo, sarebbe come chiedere a Platini o a Maradona come hanno costruito certe azioni da gol: immagino non lo sappiano manco loro; o meglio, solo mentre erano lì, in quel momento, a farle, lo sapevano, ma spiegarlo ai comuni mortali è tutt'altra cosa.
    E lo stesso vale per Dosto, che è stato sì scrittore e filosofo, ritrovandosi appiccicata, da chi la sa più o meno lunga, anche questa qualifica; che non so quanto avrebbe gradito, ma che in qualche modo ben si adatta al suo immaginario.
    Io, dal mio ignorante e modestissimo pulpito, lo chiamerei più volentieri artista, perché certe sue illuminazioni sembrano talvolta così poco calcolate da essere tipiche del lampo d'ispirazione, del mezzo genio capace di vedere delle sfumature che altri non coglievano; sta tutta qui la differenza tra il gigante e il nano, e Dosto era un gigante, uno che probabilmente neanche capiva per intero la portata e la valenza filosofica di quanto scriveva; lui credo ci mettesse essenzialmente tutto se stesso, e poi andava oltre senza sapere, in realtà, fino a che punto spingersi; e a quel punto, eccoti le contraddizioni che si scontrano e si mischiano, ecco le varie morali che s'intrecciano, ecco una filosofia tanto confusa quanto vera che si crea.

    Insomma, tutte queste panzane per dire: leggete “I Fratelli Karamazov”, leggete Dostoevskij, leggere roba bella, ché il mondo fa già troppo cacare così com'è; e non cercate idoli perché non ne troverete: non fate di me un idolo mi brucerò, come salmodiava il buon Lindo Ferretti. Almeno, cerchiamo dei buoni punti di riferimento: Dosto può essere uno di questi. Quanto meno, per uno sempre in contraddizione con se stesso come me, lo è di sicuro.
    Ma anche Woody Allen.
    E Zidane, ecco.
    Baci.

    ha scritto il 

  • 5

    che sia un capolavoro è noto. e dire qlcs di nuovo su questo romanzo che rimane modernissimo è difficile.
    ma senz'altro è uno di quei libri per la vita: si potrebbe leggere solo "i fratelli karamazov" ...continua

    che sia un capolavoro è noto. e dire qlcs di nuovo su questo romanzo che rimane modernissimo è difficile.
    ma senz'altro è uno di quei libri per la vita: si potrebbe leggere solo "i fratelli karamazov" in tutta la vita e si sarebbe letto tutto ciò che val la pena di leggere.

    ha scritto il 

  • 5

    Che dire di questo romanzo,sconfinato e vasto come la Russia stessa? I temi trattati e la loro complessità sono tali per cui io,di fronte al genio di Dostoevskij,mi sento solo di tacere. In questo rom ...continua

    Che dire di questo romanzo,sconfinato e vasto come la Russia stessa? I temi trattati e la loro complessità sono tali per cui io,di fronte al genio di Dostoevskij,mi sento solo di tacere. In questo romanzo,secondo me,c'è il ritratto dell'umanità,quella più autentica,in cui ancora oggi è in parte possibile riconoscersi. Il dubbio,la fede,la ragione,il nichilismo,l'ipocrisia e il perbenismo,ma anche l'amore,l'affetto,l'odio,l'invidia,la giustizia e la sua negazione; qui dentro c'è tutto. E Dostoevskij,come al solito per me,di conferma come l'autore che meglio tratteggia l'animo umano nella sua ricchezza e molteplicità di sfumature.

    ha scritto il 

  • 5

    Tutti noi siamo dei Karamazov

    Non voglio spendere troppe parole su questo libro, in primo luogo perché non sarei in grado vista la difficoltà di esso... questo libro é un capolavoro che va letto e riletto, i temi trattati sono inf ...continua

    Non voglio spendere troppe parole su questo libro, in primo luogo perché non sarei in grado vista la difficoltà di esso... questo libro é un capolavoro che va letto e riletto, i temi trattati sono infiniti : il bene e il male, la giustizia, l'esistenza di Dio, la religione, la morte... il tutto con una sfumatura di romanzo giallo... la mole del libro dunque é giusta in proporzione ai temi trattati e Dostoevskij é maestro anche nel narrare... Notevoli sono le parti di riflessione su Dio, una tra tutte il "Grande inquisitore"... Questo romanzo infine analizza così a fondo ogni personaggio che vi sarà impossibile non immedesimarsi in uno di loro.
    Il mio consiglio finale é quello di leggere questo libro che é e rimarrà un capolavoro assoluto irrinunciabile!

    ha scritto il 

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