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I fratelli Karamazov

2 Voll

Di

Editore: Edito-Service (Orpheus Libri. I Classici Russi)

4.6
(4595)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1022 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Francese , Olandese , Portoghese , Catalano , Polacco , Finlandese

Isbn-10: A000141013 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Agostino Villa ; Illustratore o Matitista: Pietro Sarto

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 0

    La mia avversione per i libri Newton & Compton è tale e tanta da spingermi a fare pubblica ammenda dell'acquisto, per la modica e discutibilissima cifra di 2,93 euro, di questa orripilante edizione. ( ...continua

    La mia avversione per i libri Newton & Compton è tale e tanta da spingermi a fare pubblica ammenda dell'acquisto, per la modica e discutibilissima cifra di 2,93 euro, di questa orripilante edizione. (vogliamo parlare della chiassosità della grafica di copertina? o dell'imbottitura della stessa, in stile bracciolo da piscina? o del bollino che recita "diffida delle imitazioni!", eccetera? No. Sorvoliamo. Anche perché sono i mali minori.)
    L'impiego sistematico da parte di questo editore di traduzioni "a basso costo" ha generato mostri ormai proverbiali; ma certe volte tale pratica dà lieti frutti inconsulti, come in questo caso, in cui la traduzione scelta (evidentemente per questioni di diritti scaduti, non certo di ricercato prestigio) è quella, datata sì (1930) ma "storica" e autorevole, di Alfredo Polledro, che fu a suo tempo figura fondamentale nella diffusione in Italia di classici russi tradotti non più dalle versioni e adattamenti francesi ma direttamente dagli originali; si cerchi a tal proposito "Polledro" in questo articolo http://rivistatradurre.it/2011/04/tradurre-dal-russo-2/. Ecco fatto. Fine ammenda ^_^

    ha scritto il 

  • 5

    L'umile amore è una forza formidabile, la più grande di tutte, non ce ne sono altre alla stessa stregua. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto osservati e vigila su di te, affinché la tua immagine non perda il suo splendore.

    Le pagine di un romanzo non possono esprimere emozioni: eppure non è pur vero che riescono a leggere il nostro cuore? Le pagine di un romanzo, come dice il mio amato Murakami, possono palpitare e, ad ...continua

    Le pagine di un romanzo non possono esprimere emozioni: eppure non è pur vero che riescono a leggere il nostro cuore? Le pagine di un romanzo, come dice il mio amato Murakami, possono palpitare e, ad assicurarmi che è così e che in questo momento, proprio a me, stanno donando un'infinità di sensazioni altalenanti sono I fratelli Karamazov. Coraggiosi, forti, fieri, cui ho amato sin dall'inizio del prologo, quando erano ancora delle immagini sfocate.
    E' trascorso quasi un mese da quando in questo romanzo - corposo, ma emozionante e di bell'aspetto - ho riscontrato solamente sensazioni piacevolissime. Tutto ebbe inizio con l'entusiastica iniziativa di una ragazza in un gruppo di Facebook. Ero certa che, nonostante i miei pomeriggi fossero quasi sempre all'insegna del tedio e della monotonia, I fratelli Karamazov mi avrebbero tenuto compagnia per un bel po' di tempo. E con una felicità imprecisata, che come un buco nel cielo filtra la luce nell'infinito, ho coltivato nel cuore la speranza che potesse piacermi.
    Non ero più sola. Ero in compagnia di tre fratelli. Tirava un vento caldo e afoso, e quella che ascoltai fu l'avvincente storia, nonché ricordo di condivisione dell'autore, di personaggi che desiderano redimere la loro anima dalle tenebre, con cui si sforzano di fuggire, pur di scorgere un barlume di speranza. Era tutto estremamente affascinante, romantico, realistico e, per certi versi, incomprensibile come un sogno. Informe e misterioso, come una punizione efficace che dà pace ma incute terrore, e che consiste nel riconoscimento della propria coscienza.

    Gli esseri umani sono tutti buoni, nessuno escluso. La vita è bella. Anche se siamo malvagi, la vita è bella. Siamo buoni e cattivi, cattivi e buoni...

    Mi sono imbattuta in queste pagine riuscendo a cogliere la bellezza, la forza, il coraggio, l'orgoglio di questi angeli tramutati in diavoli nel cui animo imperversarono bufere. Bufere lussuriose, estetiche, tremende e spaventose.
    In una manciata di pagine sono stata sedotta da una storia il cui tratto sognante, magico, aveva qualcosa di tangibile.
    Penetrando nel mio cuore, pian piano. Aggirandosi in punta di piedi, esplorando una terra ignota di cui tuttavia nessuno aveva mai raccontato.
    La mia anima era stata riempita da qualcosa che, fra una schiera di gente umile, sola, passeggera come bianche nuvole - colpevoli di azioni o gesti di cui non hanno colpa, messi da parte perché considerati privi di emozioni - mi ha permesso di ritagliarmi un posticino tutto mio. Allietando giornate spiacevoli, nello spazio ridotto della mia camera, rendendomi felice. Catapultandomi nel cuore di anime dannate, primitive, frenetiche, irrequiete, desiderosi di trovare la pace.
    Leggendo le loro vicissitudini, facendomi avvolgere dal loro desiderio di una nuova rinascita, di un cambiamento - dalla nascita di un'anima grande che, dalla coscienza sofferente, faccia rifiorire un angelo. Un eroe. - hanno funto da toccasana e rischiarato le tenebre del mio inconscio. Spiando impunemente vite che ci trascinano nella penosa contemplazione dei sentimenti, nel desiderio ardente di possedere la carne, nei gesti, nel dolore. Sofferenze che tuttavia mitigano nel tempo; coscienza che procurerà soddisfazione nel riconciliarsi a ciò che si credeva perduto.
    Osservandoli in ogni sfaccettatura. Pregando un Dio che dà il perdono, giustifichi gli atti impuri; combattendo per la realizzazione dei propri sogni, come un processo spirituale e psicologico. Come modo di trasformare il mondo, rimetterlo a nuovo, costringendo gli uomini a intraprendere una nuova strada.
    La notte salutavo i miei amici di carta e inchiostro prevedendo l'arrivederci dietro l'angolo. M'intestardivo a credere che avrei aspettato un bel po' di tempo prima che ciò accadesse ed io, per stare meglio, ci credevo, anche se sapevo di non poter ignorare quel brusco senso di vuoto che avviluppava le mie viscere, trasmettendomi una generale malinconia. E quando terminai il romanzo di Dostoevskij, allineato sullo scaffale, nella pace del giorno, non feci niente per impedirlo. Avevo letto con avidità le vicende di Aleksej, Dmitrij, Ivan e Smerdjakov e, giunta all'epilogo, la mia mente non riusciva a protendersi per dirgli addio e lasciarla andare.
    Due entità che improvvisamente si sono amalgamate. Accidentalmente si sono incrociate, intrecciate e sovrapposte per poter tessere una catena di eventi che determinassero la nostra unione. Una strana magia che mi ha permesso di accettare la storia che Dostoevskij si portava dentro, ha reso il tutto come una serie di opportunità in cui l'amore, la fratellanza sono i capostipiti della famiglia Karamazov. L'amore, come immortalità e capace di perpetuare nel tempo. Forte e sensuale, che si combina all'avidità. Alla follia. La fratellanza, come gesto di alleanza. Lealtà. Barriera contro i nemici, forte e indomabile.
    Durante il corso della lettura avevo nelle orecchie una canzone, il cui timbro è stato deciso, sincero. Fra me e loro predominava la lealtà: poco entusiasta, come un orribile acquazzone del tutto inaspettato. Ma che, nonostante tutto, ha riaffiorato in me il ricordo di alcuni particolari che ho visto leggendo il romanzo di Dostoevskij: amori folli e passionali; ricordi deteriorati dal tempo; viaggi che virano verso la redenzione. Non particolarmente importanti o straordinari, perché sono tutti eventi piccoli e banali. Ognuno però utile ad arricchire una storia che è di per se una storia, avvincente e ben scritta che, a lettura terminata, denota il mio totale appagamento nei suoi riguardi.
    Mi è stata raccontata una storia in cui le cose hanno avuto una loro forma, nitide e luminose come la luce accecante del sole. Aver letto di questi fratelli, del loro astio nei riguardi del padre, guerrieri forti e coraggiosi, ma timorosi del senso della vita e del tempo, è stato davvero fantastico. Averli affiancati in questo lungo viaggio, nella vana ricerca della loro redenzione, aver avvertito le loro paure, le loro insicurezze, - sussurrate con la voce smorzata e il respiro ansimante - smorzare quel fuoco ardente che divora il loro animo, è stato splendido. Trasmesso sentimenti contrapposti, rabbia, felicità, scivolando nei ricordi poco luminosi della mia infanzia e scontrandosi contro oscuri echi.
    I fratelli Karamazov è un'affascinante affresco. Un giro di vite di personaggi potenti, impavidi, navigati, fini conoscitori, capaci di affrontare qualunque imprevisto. Una lettura bellissima, sorprendente, zeppo di rivelazioni toccanti, su cui predomina la forza e una certa malinconia. Popolato da anime inquiete che vagano lungo la riva dell'assurdo.

    Un'ora, un minuto del suo amore non valgono forse tutto il resto della vita, sia pure fra i tormenti del disonore? Andare da lei, solo da lei, guardarla, ascoltarla, senza pensare a nulla, dimenticare tutto il resto, anche solo per questa notte, per un'ora, per un istante.

    ha scritto il 

  • 4

    Voto: 3.5/4

    Dopo tre mesi posso dire di essere uscita vittoriosa da questa nuova esperienza, quando affronto Dostoevskij mi devo preparare psicologicamente perchè so già in partenza che sarà un lungo viaggio che ...continua

    Dopo tre mesi posso dire di essere uscita vittoriosa da questa nuova esperienza, quando affronto Dostoevskij mi devo preparare psicologicamente perchè so già in partenza che sarà un lungo viaggio che mi sfiancherà e mi tormenterà l'anima; so che dovrò pazientare e sopportare interi dialoghi e digressioni su tematiche che non mi fanno impazzire e che appesantiranno un libro già di per sé non facile.

    Venendo al libro, come mi era successo con “Anna Karenina”, anche qui il mio voto è un po' incerto ed oscilla tra il tre e mezzo e il quattro per diversi motivi: innanzitutto perchè “I fratelli Karamazov” è un'opera che ha molti alti e bassi e tratta tematiche per me ostili, non è stato facile rimanere sempre concentrata, ma i lato positivo è che il romanzo mi è piaciuto, lo svolgimento della trama è interessante e Dostoevskij mi ha piacevolmente stupita con una sottilissima velatura ironica che non avevo mai notato prima.

    L'autore russo ci racconta di una famiglia, che tanto famiglia in realtà non è perchè i quattro fratelli sono nati da tre madri diverse di cui ben poco sappiamo e il padre non è una figura presente nella loro vita, composta dal capostipite Fedor Karamazov e dai suoi quattro figli Alesa, Ivan, Dmitrij e Smerdjakov.
    La prima cosa da tener presente è che Dostoevskij concentra la sua penna sul popolo e sulla miseria della vita e infatti proprio i nostri protagonisti appartengono alla media borghesia e dovranno affrontare i vari problemi che la vita gli mette davanti, spesso però essendo conseguenze delle loro azioni.

    I quattro personaggi sono molto diversi ed ognuno a loro modo rappresenta una sfaccettatura dell'autore russo che, in questo romanzo, mette molto della sua esperienza: Alesa, il fratello “buono”, quello più devoto a Dio e fedele, colui che pensa sempre il meglio di tutti e dà fiducia, è la rappresentazione della fede di Dostoevskij, il cristianesimo; Ivan, il fratello più razionale e che va dal mettere in dubbio l'esistenza di Dio al credere fermamente nel diritto alla libertà, è un po' la necessità di un mondo giusto e razionale; Dmitrij, passionale, violento e contraddittorio, è la manifestazione della “passione” per il gioco d'azzardo di Dostoevskij e infine a Smerdjakov, furbo e manipolatore, tocca la malattia che l'accomuna all'autore, l'epilessia.
    Tutti, a loro modo, hanno un pezzettino dell'autore russo e tutti a loro modo hanno una tematica che portano con loro: la contrapposizione tra bene e male, il denaro come mezzo per conquistare una donna, la fede e la componente religiosa, la libertà e il dramma dell'esistenza.

    Quello che mi ha colpito in positivo dell'opera, ricordiamoci che venne pubblicata nel 1880, è la “terribile” attualità che si manifesta non in un solo caso bensì in vari elementi: il parricidio innanzitutto è un fatto che purtroppo vediamo accadere quasi ogni giorno, quanti ragazzi presi dal raptus uccidono i genitori?!Quante volte succede senza una reale motivazione? Uccidere solo per il gusto di farlo, ed è proprio quello che succederà anche ne “I fratelli Karamazov”, uccidere perchè ci si sente potenti e liberi di farlo; anche nel processo e nel suo svolgimento ci sono elementi che sono tuttora presenti in questa specifica quotidianità come la perizia psichiatrica e i diversi dottori chiamati ad esprimere il proprio parere, le arringhe della difesa e dell'accusa sono impressionanti per la lucidità e la veridicità, addirittura Dostoevskij mette in scena il coinvolgimento dell'opinione pubblica, si dirà infatti che se ne parlerà in tutta la Russia!; a confermare l'attualità del romanzo c'è anche la parentesi di Iljusa e compagni che mostrano comportamenti giovanili non molto distanti dai giorni nostri, le prese in giro degli amici per il comportamento del genitore magari particolare o troppo apprensivo, i bulletti che aggrediscono i bambini più deboli, i gruppetti che si formano e l'elezione a capo di quello apparentemente più coraggioso degli altri; infine aggiungerei anche il rapporto padre-figlio, assai complesso da gestire, che non smetterà mai di ricorrere e qui Dostoevskij lo fa mettendo in scena un padre snaturato, senza alcuna propensione al suo ruolo, senza provare vero interesse per i figli ma solo verso donne e denaro, l'uno mai a prescindere dall'altro.

    “La vista di un padre indegno, specialmente in confronto con altri padri, padri degni, i padri degli altri ragazzi suoi coetanei, involontariamente suggerisce al giovinetto interrogativi tormentosi. Gli viene data una risposta convenzionale 'Egli ti ha generato, tu sei il suo sangue, e perciò lo devi amare'. Il giovinetto, senza volerlo, riflette. 'Ma lui mi amava quando mi ha generato? - si domanda, sempre più sorpreso.- E' forse per me che mi ha messo al mondo? Non mi conosceva, non conosceva neppure il mio sesso in quel momento, nel momento della passione, magari accesa dal vino, e forse mi ha trasmesso soltanto la tendenza all'ubriachezza, ecco tutti i suoi benefizi...Perchè, invece, io devo amare lui, solo per il fatto di avermi generato, se lui poi non mi ha mai amato?'.”

    Un ultimo aspetto che mi ha colpita, non in positivo questa volta, è la figura della donna e il modo in cui Dostoevskij ha trattato di sentimenti: parto con il dire che le madri dei fratelli Karamazov non entrano mai in scena nel romanzo e se l'autore non ci desse piccole informazioni nei primi capitoli non se ne saprebbe nulla, cadono immediatamente nel dimenticatoio; le popolane che compaiono sporadicamente sono piccole macchiette difficili anche a ricordarle, mentre le uniche due presenze costanti nell'opera sono le due donne, secondo me, centrali nella vicenda: Grusen'ka e Katerina.
    Credo che il romanzo sottolinei questo limite dell'autore: il non saper trattare delle donne e delle loro relazioni. Vengono entrambe rappresentate come donne isteriche, sempre in preda ai loro sentimenti e con comportamenti esagerati, non hanno relazioni semplici e amorevoli, tutto è confuso e niente sembra sincero o naturale; Grusen'ka , violentata e abbandonata da giovane, riesce a rialzarsi grazie ad attenzioni maschili ma non è elegante o particolarmente interessante, rapisce Dmitrij e Fedor ma non si capisce per quale motivo mentre Katerina va dove gira il vento, prima Dmitrij poi Ivan, non riesce ad esprimere i suoi veri sentimenti né con le parole né con i gesti.
    Anzi, direi proprio che loro due siano ulteriormente causa dei problemi che andranno a incidere la vita della famiglia Karamazov: sarà proprio la folle passione di Dmitrij per la prima a spingerlo ad andare da Fedor e controllare la situazione mentre la seconda sarà addirittura colei che lo condannerà definitivamente.
    Credo appunto che la donna e i sentimenti siano una tematica importante per lo svolgimento della trama ma purtroppo non c'è nessuna eleganza o delicatezza nel descriverne i sentimenti e le passioni, le relazioni che intrattengono i protagonisti sono sempre esagerante nella loro drammaticità, non c'è mai respiro.

    Giunti alla fine, c'è da dire che l'ultimo capitolo vi commuoverà certamente, nessuno resisterà alle dolci parole di Alesa ma un piccolo appunto lo devo fare al finale che risulta aperto, nessuno saprà mai cosa succederà né ad Alesa, né a Ivan né a Dmitrij e di questo me ne dispiaccio!

    E' un libro pieno di digressioni e discorsi filosofici, la componente religiosa è molto presente soprattutto nella prima parte del romanzo ma si sopporta abbastanza facilmente grazie a dialoghi che ne spezzano il ritmo, è un romanzo complesso ma che però dona vari punti di riflessione, tra alti e bassi la narrazione scorre ma sicuramente la seconda parte è molto più fluida e, dal mio punto di vista, interessante.
    (scusate la pappardella XD)

    ha scritto il 

  • 5

    A fare recensioni su Dostoyevsky e' fin troppo facile essere banali.
    Cerchero' semplicemente di esservi d'aiuto in caso stiate cercando di decidere se leggere o no questo libro: l'investimento di temp ...continua

    A fare recensioni su Dostoyevsky e' fin troppo facile essere banali.
    Cerchero' semplicemente di esservi d'aiuto in caso stiate cercando di decidere se leggere o no questo libro: l'investimento di tempo che richiede e' notevole.

    Innanzitutto, a me e' piaciuto molto. Credo sia uno di quei libri che, in un certo senso, possono cambiarti la vita.

    Non credo sia un libro per tutti: non nel senso che bisogna essere intelligenti per leggerlo, ma nel senso che lo stile puo' non piacere.

    Se cercate colpi di scena ogni dieci pagine, questo libro non fa per voi.

    Il suo fascino sta tutto nelle riflessioni di teologia, etica, morale, giuridiche, antropologiche, e chi piu' ne ha piu' ne metta.

    Una cosa e' certa: la caratterizzazione dei personaggi e' surreale.

    Buona parte del libro non fa altro che scavare nella psiche dei vari attori in scena. E' veramente incredibile.

    Di nuovo: se siete facili alla noia, lasciate stare. Se vi piace porvi domande e cercare di allargare le vostre vedute, non potete non leggerlo.

    P.S.
    Nonostante cio' che ho scritto, non intendo dire che il libro sia noioso. Niente affatto. Secondo me e' molto scorrevole. Non avessi altro da fare avrei continuato a leggere e leggere ininterrottamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Il cuore nero dell'uomo

    Difficile recensire in poche righe un'opera come questa. I fratelli Karamazov sono specchio dell'umanità: di quella umanità che, come il condannato al patibolo durante il tragitto, ricorda il tetto v ...continua

    Difficile recensire in poche righe un'opera come questa. I fratelli Karamazov sono specchio dell'umanità: di quella umanità che, come il condannato al patibolo durante il tragitto, ricorda il tetto verde e il merlo nero e pensa che ci sia ancora molto da vivere.
    Ho vissuto in modo dissoluto - dice uno di loro - ma ho molto amato, non condannatemi!
    E poi c'è la Russia e il rifiuto della cultura europea e capitalistica che travolgerà a breve il mondo, creando una nuova generazione in cui "tutto è permesso".
    Eppure, basta un solo bel ricordo nella vita di un uomo, ed esso - ci viene detto - può essere salvo.

    ha scritto il 

  • 5

    Il miglior romanzo di sempre.

    Avevo appena finito "Delitto e Castigo", e non pago di Dostoevskij ho voluto imbarcarmi in una bella avventura, e cioè leggere la sua opera più famosa, sicuramente una delle migliori dell'800, e proba ...continua

    Avevo appena finito "Delitto e Castigo", e non pago di Dostoevskij ho voluto imbarcarmi in una bella avventura, e cioè leggere la sua opera più famosa, sicuramente una delle migliori dell'800, e probabilmente uno dei migliori romanzi che siano mai stati scritti. Il libro è un bel volume compatto di 750 pagine che all'inizio può intimorire il lettore, in realtà venendo già da "Delitto e Castigo", come detto per quest'ultima opera, le sue opere possono risultare pesanti solo fisicamente perché poi una volta iniziata la lettura si viene attratti in un vortice dove diventa difficile smettere. Gli avvenimenti infatti si susseguono senza tregua e anche con improvvisi cambi di scenario e personaggi che non fanno altro che catturare maggiormente l'attenzione del lettore. La storia credo che la sappiate più o meno tutti, i fratelli Karamazov sono tre fratelli di una benestante famiglia russa, il cui padre (scellerato ed egoista) viene ucciso una notte da un assassino sconosciuto. In realtà con il passare delle pagine ci viene svelato che l'assassino è Smerdjakov, servo ma allo stesso tempo figliastro della vittima, però le accuse ricadono tutte su Mitja, il primogenito, che aveva avuto grandi contrasti con il padre per via di una donna. La storia proseguirà poi con le varie indagini e con il processo conclusivo. Voglio però porre l'attenzione su tutto il resto, e non sulla storia di per sè. Iniziamo con i personaggi, da sempre la chiave di lettura principale dei romanzi dostoevskijani, ogni personaggio porta con sè non solo un carattere, ma delle idee e delle vere e proprie tesi. Qui i tre fratelli sono dei veri e propri trattati. Il primogenito Dimitri (Mitja), è il simbolo della passione, dell'agire istintivamente, del non pensare ma del lasciarsi travolgere dalle emozioni. Afferma davanti a tutti che ucciderà il padre in una notte di ubriachezza molesta (queste affermazioni verranno poi usate contro di lui in tribunale), sta per compiere l'omicidio, poi fugge e sperpera tutti i soldi che aveva gelosamente custodito in una notte. Tutto questo per una donna contesa. Per amore. Lo stesso amore che invece fa redimere Raskolnikov alla fine di "Delitto e Castigo". Poi c'è Ivan, lui forse la vera trasposizione di Raskolnikov in quest'opera. Lui è l'intelletto, la razionalità, la mente. Lui che viene a sapere la verità da Smerdjakov e quasi impazzisce perché non sa/riesce a porre rimedio alla faccenda. Lui che rappresenta il libero arbitrio, il perenne rifiuto dell'uomo ad una sofferenza consapevole. Il suo dibattito con il fratello Alesa sulla razionalità opposta alla teologia del fratello sono veramente dei trattati filosofici degni di nota. Infine c'è Alesa, il più piccolo ma anche il più mite. La parte spirituale della famiglia (è un monaco). È la genuinità, là spontaneità, la benevolenza. Alesa è sempre pronto ad aiutare gli altri fratelli, a difenderli ed a soccorrerli, è la parte buona della famiglia. Anche il figliastro Smerdjakov, assassino prima e suicida poi, merita una menzione. È infatti nato dal rapporto segreto tra Fedor Pavlovic Karamazov e la demente Lizaveta. Ha sempre vissuto come servo del padre, maltrattato e deriso (soffre tra l'altro di crisi epilettiche, come Raskolnikov ma soprattutto come Dostoevskij), finché un giorno quando sta per assistere alla ripartizione dell'eredità del padre tra i figli legittimi si vede tagliato fuori, e decide quindi di vendicarsi di una vita di insulti e miseria. Già solo questi personaggi meriterebbero una menzione tra i capolavori, ma Dostoevskij non si ferma, fa di più, e inserisce nel corso del romanzo dei veri e propri dibattiti su vari argomenti, dalla religione ai rapporti familiari, che da soli potrebbero costituire un altro romanzo. Superbo, meraviglioso ed ancora attuale è il capitolo "Il grande inquisitore", dove Alesa e Ivan si misurano su religione e scetticismo. Altrettanto bello è il dibattito dei due avvocati al processo dove si discute se quello che è avvenuto può essere considerato veramente parricidio o meno, Fedor Pavlovic infatti in vita aveva sempre maltrattato i figli e l'avvocato difensore si chiede (e ci chiede) "voi considerereste padre un uomo che si comporta così? È padre un uomo solo perché la natura lo ha fatto padre o è padre chi dimostra amore per i propri figli?". E alla fine finirete per giustificarlo Smerdjakov. Perché in questo rimando alla fine chi sbaglia non sbaglia mai del tutto, e anche chi sembra innocente, non lo è mai fino in fondo. Tutti quanti abbiamo i nostri lati oscuri, è il libero arbitrio che fa la differenza. Immenso Dostoevskij, era impossibile creare un'opera così vasta senza sbagliare mai, lui c'è riuscito. Freud l'ha definito il miglior romanzo di sempre. Credo abbia ragione.

    ha scritto il 

  • 4

    Universale

    In questo capolavoro di Dostoevskij si fondono diversi generi letterari e temi: il giallo, il legal thriller, il soprannaturale, l'analisi filosofica, quella psicologica, quella sociale, la teologia e ...continua

    In questo capolavoro di Dostoevskij si fondono diversi generi letterari e temi: il giallo, il legal thriller, il soprannaturale, l'analisi filosofica, quella psicologica, quella sociale, la teologia e tanti altri che ogni lettore saprà certamente trovare. Il tema di fondo è la battaglia quasi senza speranza della ragione contro i suoi tanti avversari: la passione, la religione, la follia, il sogno, il soprannaturale, il destino. Alla fine, dopo una memorabile battaglia giudiziale tra accusa e difesa, la ragione finalmente vince, ma viene sconfitta la verità.

    ha scritto il 

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