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I fratelli Karamazov

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.6
(4498)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1059 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Francese , Olandese , Portoghese , Catalano , Polacco , Finlandese

Isbn-10: 8817006939 | Isbn-13: 9788817006934 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: P. Maiani , L. Satta Boschian

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
Ultimo romanzo del grande scrittore russo, I fratelli Kararnazov sono forsel'opera più alta della letteratura russa e dell'intero Ottocento europeo.Seguendo i difficili rapporti familiari dei quattro fratelli Karamazov traloro e con il loro cinico e dissoluto padre, fino al tragico culmine delparricidio e dell'ingiusta condanna di uno di loro ai lavori forzati,Dostoevskij cerca le risposte alle domande su cui da sempre l'uomo si tormentainutilmente: l'esistenza o l'inesistenza di Dio, il rapporto tra colpa eresponsabilità, l'inevitabilità e il significato della sofferenza, il sensodella vita. Con un saggio di Vittorino Andreoli.
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  • 3

    Lo stesso Dostoevskij nella prefazione ventila l'ipotesi che il lettore possa abbandonare la lettura e io stessa mille volte sono stata tentata dal farlo, almeno fino a pag 501, dopo di ciò si entra nel vivo del racconto e la storia diventa intrigante. Tuttavia è una lettura che non mi ha soddisf ...continua

    Lo stesso Dostoevskij nella prefazione ventila l'ipotesi che il lettore possa abbandonare la lettura e io stessa mille volte sono stata tentata dal farlo, almeno fino a pag 501, dopo di ciò si entra nel vivo del racconto e la storia diventa intrigante. Tuttavia è una lettura che non mi ha soddisfatta al 100%, anzi a tratti mi ha perfino annoiata, passando da capitoli coinvolgenti a pagine saltate in pieno, ma siccome a parlar male di Dostoevskij si passa per ignoranti, cedo la parola a Nabokov che a proposito di Feodor dice: "La mancanza di gusto di Dostoevskij, il suo monotono trattare di personaggi sofferenti di complessi pre-freudinai, il suo modo di sguazzare nelle tragiche sventure dell'umana dignità - tutto ciò è difficile da ammirare".

    ha scritto il 

  • 4

    Che fatica raggiungere la metà del libro. Dopo il "fattaccio", la lettura ha preso ritmo e finalmente le interazioni fra i personaggi (in particolare Ivan, Dimitri e Smerdiakov) e i motivi chiave hanno iniziato a interessarmi, ma confesso di aver rischiato l'abbandono più di una volta, prima di p ...continua

    Che fatica raggiungere la metà del libro. Dopo il "fattaccio", la lettura ha preso ritmo e finalmente le interazioni fra i personaggi (in particolare Ivan, Dimitri e Smerdiakov) e i motivi chiave hanno iniziato a interessarmi, ma confesso di aver rischiato l'abbandono più di una volta, prima di pagina cinquecento. A spingermi a proseguire sono state probabilmente solo le recensioni entusiaste ricevute da persone fidate, unite al mio amore per "L'idiota".
    Forse, l'errore da parte mia è stato leggere questo romanzo a così breve distanza da Guerra e Pace e con simile predisposizione mentale. Perché se Guerra e Pace è l'affresco di un'epoca e di un popolo, questo romanzo invece è uno scorcio, quasi claustrofobico (a dispetto delle quasi mille pagine e della varietà dei temi trattati) nel suo concentrarsi su una piccola comunità e su un brevissimo arco di tempo.
    Mi propongo una rilettura a mente fredda fra qualche anno. Per ora, gli assegno quattro stelline (meno meno) e mi impongo di deviare per qualche tempo dai russi.

    ha scritto il 

  • 5

    Fantastico esempio di genialità

    Temete di approcciarvi a 'I fratelli Karamazov', vuoi perchè sono 1000 pagine, vuoi perchè tratta argomenti tosti, vuoi per il pregiudizio verso la 'pesantezza' dei classici?
    Bene, vi rispondo che sono 1000 pagine di puro pathos che volano via in un nonnulla, composte sulla storia di un per ...continua

    Temete di approcciarvi a 'I fratelli Karamazov', vuoi perchè sono 1000 pagine, vuoi perchè tratta argomenti tosti, vuoi per il pregiudizio verso la 'pesantezza' dei classici?
    Bene, vi rispondo che sono 1000 pagine di puro pathos che volano via in un nonnulla, composte sulla storia di un personaggio, di una famiglia, di una nazione, di un'intera umanità; un viaggio da un estremo ad un altro, da un paradosso ad un altro, tra religione, ateismo, amore ed odio. E se non vi ho convinti peggio per voi, ma almeno vi chiedo di leggere questi capitoli che, personalmente, ho amato alla follia:
    -Il Grande Inquisitore
    -Il diavolo, incubo di Ivan Fedorovic
    Ho particolarmente amato poi la parte finale del libro, 'Un errore giudiziario' che, a mio avviso, dimostra in modo lampante la genialità di Dostoevskij, la cui penna ha composto due arringhe in completa opposizione tra loro, quella della difesa e dell'accusa.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro mille motivi per leggerlo

    I fratelli Karamazov.

    Un libro mille motivi per leggerlo.

    Un libro sulle paure.
    Un libro su dubbi.
    Un libro sulla fede.
    Un libro sulla morale.
    Un libro sulla responsabilità.
    Un libro sulla colpa.
    Un libro sull’espiazione.
    Un libro sul libero ...continua

    I fratelli Karamazov.

    Un libro mille motivi per leggerlo.

    Un libro sulle paure.
    Un libro su dubbi.
    Un libro sulla fede.
    Un libro sulla morale.
    Un libro sulla responsabilità.
    Un libro sulla colpa.
    Un libro sull’espiazione.
    Un libro sul libero arbitrio.

    Un libro che ha un'aura che si riverbera ancora oggi.
    Un libro che è una summa del pensiero filosofico russo ottocentesco.
    Un libro che un pilastro della cultura mondiale.
    Un libro che è il canto del cigno di un grandissimo.
    Un libro che è il non plus ultra nello scandagliamento dell'animo umano.
    Un libro che è in quasi tutte le librerie.
    Un libro che è in tutte le biblioteche.
    Un libro che ora è in offerta 4.9€ nell'edizione Garzanti Grandi Libri.

    Un libro che non ha vinto nessun premio, ma ha raggiunto l'attimo infinito in cui non esiste più il tempo.
    Un libro deboluccio in filosofia, ma forte nell'amore per essa.
    Un libro che non offre nulla di sistematico, ma sfida tutte le correnti filosofiche coeve.
    Un libro che non definisce, ma dona infiniti motivi di dialogo.
    Un libro che non è scandito da azioni, ma ha una struttura dialogica tagliente seducente potente suadente terribile.
    Un libro che non razionalizza, ma regala risposte a Kant, Hegel, Nietsche, Jean Paul, Sciller, Stirner, Heine.
    Un libro non ancora del tutto compreso, ma studiato da Tolstoi, Proust, Kafka, Mann, Freud, Nabokov, Nietzsche.
    Un libro deboluccio in filosofia, ma che insegna psicologia a Nietzsche.

    Per chi non lo sapesse ( immagino i più giovani come me ! ) , "I fratelli Karamazov" furono sceneggiati da S. Bolchi in una miniserie di 7 puntate.
    Proprio perché tale sceneggiatura fu estremamente accurata e aderente al testo, la miniserie ebbe un successo senza precedenti ed ineguagliabile anche ora: ben 15 milioni di telespettatori a puntata.
    Motivi?
    L'umanizzazione di un testo "sacro" unico irripetibile della letteratura ottocentesca russa.
    La riproduzione tecnica di un capolavoro letterario con un linguaggio diverso, quello televisivo ( per esempio le arringhe in tribunale furono rese con lo stile di quelli che oggi chiameremmo "legal drama" ) contribuì, in pieno fermento ideologico del 1969, alla diffusione dei temi etici fondamentali del cristianesimo.
    Per non parlare del successivo grande boom di vendite del libro stesso e, quindi, della lettura dello stesso.

    https://www.youtube.com/watch?v=GOkPY_y_rck

    ha scritto il 

  • 5

    Del pregiudizio e della colpa

    Questo è uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale e conoscerlo bene è quasi doveroso. Leggerlo è come leggere un trattato filosofico. Molti i temi, dal parricidio, alla religione, alla morale, alla giustizia. La storia è quella di tre fratelli il cui padre conduce una vita egoisti ...continua

    Questo è uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale e conoscerlo bene è quasi doveroso. Leggerlo è come leggere un trattato filosofico. Molti i temi, dal parricidio, alla religione, alla morale, alla giustizia. La storia è quella di tre fratelli il cui padre conduce una vita egoistica e dissoluta. Il più grande dei fratelli, Dimitri, è violento, scialacquatore, ma in fondo buono e innamorato della vita. Ivan è il letterato della famiglia, colto e dal carattere complesso. L'ultimo Alesa è quasi un asceta, il più pacifico dei fratelli, altruista, buono, vive nel vicino convento e vorrebbe persino prendere i voti; è il prediletto dello starec Zosima, che è a sua volta considerato quasi un santo. Costui lo consiglierà al meglio nelle difficili vicende che già dall'inizio del libro prendono a delinearsi e che vedono protagonista la sua famiglia.
    Dostoevskij fa all'inizio delle lunghe presentazioni dei personaggi tratteggiandoceli in modo minuzioso e approfondito, sopratutto dal punto di vista psicologico, e solo di tanto in tanto fa delle allusioni agli eventi tragici che sono sul punto di accadere. Coglie l'occasione nel mentre per disquisire di temi a lui cari, come la religione e la sua importanza, ma anche le sue contraddizioni. Ci mostra gli errori dei bigotti e quelli degli atei come a volerci far capire che se anche dio non esiste e la chiesa abbia i suoi nei, la religione ha una sua importanza quanto meno dal punto di vista morale. Ovviamente bisogna stare in guardia dai falsi moralismi o da quei precetti religiosi troppo restrittivi. Il capitolo sul grande inquisitore è una perla di estremo valore letterario e filosofico e anche un'accusa molto forte contro il fanatismo religioso, da leggere anche separatamente al libro per capire quanto esso sia dannoso e pervaso spesso d'ipocrisia. In questo capitolo, ambientato nel medioevo, si prova che se Gesù fosse comparso di nuovo in quei tempi oscuri, la chiesa, pur riconoscendo in lui il figlio di Dio sarebbe stata obbligata per un principio di libertà dell'uomo dai dogmi a condannarlo a morte, altrimenti l'intera società (ormai consolidata) si sarebbe sgretolata e ciò avrebbe causato per l'uomo più sofferenze che benefici. Un punto di vista davvero terribile, ma provato da una logica ineccepibile.
    La posizione dell'autore è molto critica, ma questa è di tipo costruttivo, e lo è rispetto a tutte le tematiche di cui tratta il libro; dalla morale, alla giustizia, alla famiglia.
    Per quanto riguarda la giustizia favolose le pagine che riguardano la disquisizione del procuratore durante il processo in cui Dimitri è accusato di parricidio, qui si vede come sia facile al pregiudizio insinuarsi sulla ragione piegando spesso la logica in direzione di una verità apparente ma falsa. Questo dimostra come, anche nelle questioni di giustizia, l'uomo in quanto uomo sia soggetto all'errore che gli fa commettere ingiustizie senza che se ne renda nemmeno conto. Dimostra come giudicare sia pericoloso perché l'imperfezione insita nell'essere umani porta fin troppo facilmente a sbagliare, soprattutto quando ci sono di mezzo i pregiudizi.
    I fratelli Karamazov è un grande romanzo morale e complesso, dal fascino immenso, certo, non è di facile lettura ed è molto lungo, a tratti pesante, ma leggerlo arricchisce in modo profondo, ci fa guardare tutto in modo più critico e ci mette in guardia da noi stessi, perché scava nell'animo umano e ce lo mostra.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi è già capitato, qualche volta, di accingermi a scrivere una recensione su qualche "classicone" immenso, di quelli veramente imprescindibili, e di provare un certo senso di soggezione. Soggezione nei confronti dell'autore, dell'opera stessa, certo, ma questo solo in minima parte, perché è ovvio ...continua

    Mi è già capitato, qualche volta, di accingermi a scrivere una recensione su qualche "classicone" immenso, di quelli veramente imprescindibili, e di provare un certo senso di soggezione. Soggezione nei confronti dell'autore, dell'opera stessa, certo, ma questo solo in minima parte, perché è ovvio che il mio parere (positivo o negativo che sia) non ha il minimo valore in confronto; più di tutto, soggezione nei confronti di quanto già si è detto su una determinata opera: pareri illustri, opinioni personali di persone sicuramente più qualificate (ma di un titolo ce ne facciamo poco), persone molto più informate di me che hanno già detto, se non tutto, almeno molto di quanto di intelligente si potrebbe dire. E in mezzo a tutte queste importanti opinioni, arrivo io, che su Dostoevskij so le quattro cose che chiunque sia anche solo un pochino appassionato di letteratura sa, che ho letto "I fratelli Karamazov" per il solo piacere della lettura, ho letto in treno per ingannare il tempo, ho letto a singhiozzo, qualche volta con la mente decisamente stanca dopo una giornata di studio. Arrivo io e mi chiedo quale possa essere il senso e il valore di una mia "recensione" (le virgolette hanno un peso determinante, qui). Eppure mi piace blaterare di quello che leggo, in barba a professori e critici letterari, consapevole della piccolezza che possono avere i miei pareri quando si parla di Letteratura.
    Mi rendo conto di provare sentimenti contrastanti nei confronti di questo romanzo: non posso negare che mi sia piaciuto, molto anche. Del resto, se un autore riesce a farmi divorare un migliaio di pagine senza mai farmi pensare a quante ancora ne restino da leggere, significa che il suo mestiere lo sa fare decisamente bene. Fin dalle prime pagine ha saputo fugare il mio timore di trovarmi davanti ad una lettura pesante e poco scorrevole con un'ironia che mai mi sarei aspettata, un'ironia che permette subito di immergersi nelle vicende di questa strana famiglia, dove ogni membro ha una personalità estremamente spiccata e definita. Fin troppo, mi verrebbe da dire. Infatti i personaggi di Dostoevskij sono tanto particolari da sfiorare l'assurdo, in positivo o in negativo. Sia chiaro, non voglio negare la profondità del carattere di nessuno, sono tutti personaggi estremamente complessi e, nelle loro peculiarità, estremamente coerenti, eppure più volte, leggendo, mi sono sentita quasi sopraffare dal "chiasso" dei pensieri dei personaggi. Insomma, spesso mi è parso di assistere ad una immensa e rumorosa commedia, con atteggiamenti estremizzati all'inverosimile. Pianti, svenimenti, repentini cambi d'umore, liti, baci, abbracci, giuramenti, maledizioni... insomma, qualche eccesso che a me ha un po' fatto girare la testa.
    Certo è che sarebbe impossibile limitarsi a questo, pensando ai personaggi di Dostoevskij: nei loro modi di fare estremamente ridondanti, infatti, si nasconde una profondissima analisi dell'animo umano, della condizione umana, dalle sue più piccole gioie ai tormenti infiniti. I fratelli Karamazov non sono altro che uomini, uomini in senso lato, esseri umani. E per questo soffrono, si contraddicono, gioiscono, hanno passioni, tremendi dubbi, soffrono. Questo romanzo, forse, è sì una commedia, ma una commedia che rappresenta senza filtri, in maniera diretta, quasi istintiva a volte, l'intimità più profonda e torbida dell'essere umano. Non per niente, i passaggi forse più significativi, quelli che mi hanno maggiormente colpita, sono proprio quelli in cui Dostoevskij rappresenta la follia: il dialogo fra Ivan e il diavolo è qualcosa di meraviglioso, vale la pena di macinare 800 pagine anche solo per leggere questo capitolo.
    Insomma, forse qualcosa di diverso rispetto a ciò che mi sarei aspettata (mi immaginavo, non so perché, una disamina molto più lucida dell'animo umano), ma senza dubbio una grandissima opera, dagli immensi temi e spunti di riflessione. Qualcosa che forse non si può pensare di comprendere ed "esaurire" con una sola lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Capolavoro?

    non so. Nella prima parte la storia non scorre. Si fa una fatica incredibile: pagine e pagine di dubbi filosofici, del senso della vita, e di fantasie religiose varie.
    Poi l'omicidio. E comunque ogni tanto, completamente avulso dalla storia, bisogna scrivere una cinquantina di pagine sul fi ...continua

    non so. Nella prima parte la storia non scorre. Si fa una fatica incredibile: pagine e pagine di dubbi filosofici, del senso della vita, e di fantasie religiose varie.
    Poi l'omicidio. E comunque ogni tanto, completamente avulso dalla storia, bisogna scrivere una cinquantina di pagine sul figlio del vicino a cui hanno tirato un sasso. C'è una storia interessante di base troppo condita di vicende extra. Bella la morale finale, che non è scontata come spesso accade

    ha scritto il 

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