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I fratelli Karamazov

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.6
(4447)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1059 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Francese , Olandese , Portoghese , Catalano , Polacco , Finlandese

Isbn-10: 8817006939 | Isbn-13: 9788817006934 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: P. Maiani , L. Satta Boschian

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
Ultimo romanzo del grande scrittore russo, I fratelli Kararnazov sono forsel'opera più alta della letteratura russa e dell'intero Ottocento europeo.Seguendo i difficili rapporti familiari dei quattro fratelli Karamazov traloro e con il loro cinico e dissoluto padre, fino al tragico culmine delparricidio e dell'ingiusta condanna di uno di loro ai lavori forzati,Dostoevskij cerca le risposte alle domande su cui da sempre l'uomo si tormentainutilmente: l'esistenza o l'inesistenza di Dio, il rapporto tra colpa eresponsabilità, l'inevitabilità e il significato della sofferenza, il sensodella vita. Con un saggio di Vittorino Andreoli.
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  • 5

    mi hanno spaventato le 1.009 pagine del libro e mi sono sfidato a leggerlo. Dopo poche pagine ho dimenticato della sfida con me stesso e sono arrivato all'ultima pagina con lo stesso entusiasmo con il quale ho affrontato la prima.

    ha scritto il 

  • 5

    Il migliore - a mio parere - fra i libri di Dostoevskij. A prima vista può sembrare un mattone indigeribile: niente di più sbagliato.
    Il libro, infatti, si legge con semplicità (eccettuati alcuni capitoli in cui si parla del rapporto fra Dio e l'uomo, ad esempio, ma che sono al massimo due o tre) ...continua

    Il migliore - a mio parere - fra i libri di Dostoevskij. A prima vista può sembrare un mattone indigeribile: niente di più sbagliato. Il libro, infatti, si legge con semplicità (eccettuati alcuni capitoli in cui si parla del rapporto fra Dio e l'uomo, ad esempio, ma che sono al massimo due o tre) e con facilità ci si affeziona ai numerosi personaggi, tutti ugualmente ben caratterizzati, di spessore, con le loro motivazioni, i loro vizi, i loro desideri. L'unica pecca è, come ho già avuto modo di notare in libri di Dostoevskij, il finale, che ti lascia come un senso d'incompiutezza, non specificando per bene cosa accade ai protagonisti. Molto commovente il discorso del macigno in chiusura.

    ha scritto il 

  • 5

    Piu' rileggo D. piu' capisco che non e' il mio autore. Granguignolesco ed esagerato. Personaggi sempre sopra le righe, nel bene e nel male. L'esito sempre lo stesso : panslavismo evangelico spinto al parossismo. Pregiudiziale condanna di ogni forma di pensiero che tenti strade meno fideistiche, ...continua

    Piu' rileggo D. piu' capisco che non e' il mio autore. Granguignolesco ed esagerato. Personaggi sempre sopra le righe, nel bene e nel male. L'esito sempre lo stesso : panslavismo evangelico spinto al parossismo. Pregiudiziale condanna di ogni forma di pensiero che tenti strade meno fideistiche, che sia la scienza, o il isocialismo ( sempre destinato a risolversi nel terrorismo ottuso e feroce). Claustrofobico e cupo, antisemita e lacrimoso. Grandi pagine geniali e personaggi che concentrano in se' , con forza narrativa impetuosa, i grandi problemi dell'esistenza umana, accanto a tiritere pseudo-filosofiche, a ripetizioni e lungaggini insopportabili.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Fedor, contadinotto volgare e poco avvezzo a gesti gentili, ha avuto diversi figli da diverse donne: Dmitrij, Ivan, Alesa e l'illegittimo Smerdjakov. Il libro narra le vicessitudini dei fratelli e di come i loro rapporti, in alcuni casi logori e guidati da rabbia e sete di vendetta, si evolvano t ...continua

    Fedor, contadinotto volgare e poco avvezzo a gesti gentili, ha avuto diversi figli da diverse donne: Dmitrij, Ivan, Alesa e l'illegittimo Smerdjakov. Il libro narra le vicessitudini dei fratelli e di come i loro rapporti, in alcuni casi logori e guidati da rabbia e sete di vendetta, si evolvano tramite eventi tragici e discutibili. Incontreremo così Katerina Ivanovna, la prima fidanzata di Dmitrij, che verrà lasciata da quest'ultimo per una più bella Grusenka, che a sua volta lo tradirà proprio con il padre Fedor; lo starec Zosima, che assisterà ad uno scontro verbale molto forte tra Dmitrij ed il padre; Iljusa, figlio di un capitano offeso da Dmitrji, che si confiderà con Alesa sulle avversità della vita; il servitore Grigorij, genitore putativo di Smerdiakov. Il tutto condito da un giallo spettacolare, un omicidio che sconvolgerà in modo definitivo le vite dei quattro fratelli.

    Ammetto una cosa: all'inizio ho fatto molta, molta fatica a farmelo piacere. Proseguivo nella lettura solo perchè ormai avevo accettato la sfida del GdL, ma non ero così concentrata ed appassionata come avrei voluto. Se la scrittura lo rendeva comunque molto scorrevole, e la grande presenza di dialoghi iniziali in teoria faceva scorrere le pagine velocemente - al contrario de I miserabili dove le descrizioni iniziali farebbero perdere la voglia a chiunque - le diversioni teologiche prima e sociali dopo inserite dall'autore me lo hanno fatto mal sopportare. Pagine e pagine di spiegazione della vita dello starec Zosima inserite dopo la sua morte non rendono certo questa una lettura allegra.

    Ma. C'è un ma in tutta questa lettura: l'omicidio di Fedor. Ecco, da quel punto in avanti la storia è scivolata molto più velocemente tra le mia mani tanto che sono arrivata alla fine praticamente senza accorgermene. I dubbi dei fratelli, le accuse alla persona sbagliata, le indagini degli avvocati, il processo, le testimonianze, tutti elementi che hanno reso attuale la trama ottocentesca.

    Voto finale: 3/5. L'inizio è stato, per me, decisamente influente in questa votazione, ma ammetto che i colpi di scena finali lo hanno reso decisamente intrigante!

    ha scritto il 

  • 0

    Brutta gente i Karamazov, a cominciare dal vecchio Fedor, la cui fortuna negli affari è pari solo alla sua dissolutezza. La sua persona si rifrange nei tre figli: Mitja, destinato a divenire "un uomo dal temperamento turbolento e sfrenato", Ivan, il più riflessivo, ma anche il più vicino all'indo ...continua

    Brutta gente i Karamazov, a cominciare dal vecchio Fedor, la cui fortuna negli affari è pari solo alla sua dissolutezza. La sua persona si rifrange nei tre figli: Mitja, destinato a divenire "un uomo dal temperamento turbolento e sfrenato", Ivan, il più riflessivo, ma anche il più vicino all'indole paterna, e l'inquietante Alesa, monaco mancato. Forse, anzi, sicuramente, milleduecento pagine di romanzo sono tante, ma volete mancare l'appuntamento con un libro che, una volta finito, fece decidere Fabio Volo a dedicarsi alla scrittura?! E ora, di seguito, qualche appunto critico letterario che mi viene dal cuore.

    ***

    Dicevamo, milleduecento pagine sono tante e il romanzo non sta sempre in equilibrio. Però Dostoevskij è così, ricordiamoci che soffrì la povertà e che viveva praticamente di scrittura. In più si era anche messo in una posizione politica un po' antagonista, ma sarebbe lungo parlarne. Del resto è piuttosto semplice saltare qualche capitolo stucchevole senza che la lettura complessiva ne soffra, anzi.. Premesso questo, se volete discernere con sufficiente precisione la differenza tra talento e mestiere prendete questo libro e Anna Karenina di Tolstoj, e il gioco è fatto.

    ***

    Senza infatti scomodare il famoso film su Mozart e Salieri, chi da ignorante abbia letto Anna Karenina e poi questo libro sarebbe portato a pensare che il primo sia un grande romanzo dell'Ottocento, la seconda sia un'opera esemplare del nostro controverso Novecento. Invece scopriremo stupefatti che Anna Karenina (1877) è stato finito solo tre anni prima dei Karamazov (1880).

    ***

    E cosa fa sembrare i Karamazov un'opera assolutamente moderna? Per prima cosa chi la racconta. Nei fratelli Karamazov il narratore non è quel burattinaio onniscente che tratteggia la storia di Anna Karenina, bensì uno del posto, forse un abitante di quella cittadina emblematica dal nome assurdo di Skotoprigon'evsk (nome la cui traduzione è grosso modo "spingi il bestiame", e nome che, con sublime perfidia, il narratore menziona per la prima volta dopo aver abbondantemente superato metà libro) che vede e riferisce non più di quello che sa, perché lo ha appurato personalmente o semplicemente perché l'ha sentito in giro.

    ***

    Per solo un paio di altri esempi della modernità di Dostoevskij scomoderò ora un altro autore assoluto, vale a dire Marcel Proust. Se prendiamo la sua celeberrima e novecentesca Recherche troveremo due importanti consonanze con i Karamazov. La prima riguarda l'anacronia, e in particolare la prolessi. Chiedo perdono per il tecnicismo, ma devo per forza richiamare il monumentale lavoro critico di Gérard Genette (Figures III) nell'evidenziare che nei Karamazov la voce narrante non esita a fare molti "salti in avanti", o per meglio dire, anticipazioni di quello che si racconterà in parti successive dell'opera, o addirittura in un futuro che supera l'arco temporale del racconto. Questa è la prolessi, molto più rara e insolita dell'analessi, che sarebbe il rimando a eventi del passato. Ebbene, questa infrequente e moderna tecnica narrativa si ritrova tanto nei Karamazov quanto nella Recherche, e secondo me non a caso, poiché è dimostato che Proust conosceva e aveva letto opere di Dostoevskij. L'altra consonanza che richiamerò riguarda invece l'uso del cosiddetto leit-motiv, o "motivo ricorrente". La Recherche vive di motivi ricorrenti (il primo che mi salta in mente sono le cosiddette vestaglie di Fortuny, ma ce ne sono parecchi altri), qui invece abbiamo il cosiddetto "racconto della cipollina" di Grušen'ka. In entrambe le opere il leit-motiv non è semplice virtuosismo, ma potente veicolo simbolico-evocativo, mezzo perché la scrittura arrivi più incisivamente al lettore.

    ***

    Grušen'ka, l'ho appena nominata, per me è una delle donne più conturbanti del romanzo moderno. Ma qui mi interessa di più parlare della sua rivale in amore, Katerina Ivanovna. Leggiamo come viene a recare la sua testimonianza al processo su Mitja: La sua apparizione fu accolta da una eccezionale reazione del pubblico in aula. Le signore afferrarono gli occhialini e i binocoli, gli uomini si agitarono, alcuni si alzarono in piedi per vedere meglio. Tutti in seguito confermarono che all'ingresso di lei Mitja si fece bianco come "un lenzuolo". Tutta vestita di nero, ella si avvicinò al banco dei testimoni con aria modesta, quasi timida. Dal suo viso era impossibile intuire se ella fosse agitata o meno, ma nel suo sguardo scuro e tenebroso si leggeva la sua risolutezza. È da notare che in seguito moltissimi confermarono che ella in quel momento era bella da mozzare il fiato. Questa descrizione, oltre a una bella prolessi che la conclude, vi ricorda mica una donna bellissima di nome Anna? Ho detto poco fa che Anna Karenina precede di tre anni i Karamazov, ora posso aggiungere che in questo libro Dostoevskij non si trattiene da un piccolo ma significativo cenno scherzoso su Tolstoj, quando Ivan, ormai schizofrenico, si mette a parlare con il diavolo: Ascolta: nei sogni, e soprattutto negli incubi, a causa di una indigestione o di qualcos'altro, gli uomini a volte hanno visioni artistiche, vedono una realtà così complessa e vivida, assistono a eventi tali e persino a un intero mondo di eventi collegati tra loro da una trama così ricca di particolari inattesi - a cominciare da manifestazioni superiori per finire con l'ultimo dei bottoni di un polsino - che, ti giuro, neanche Lev Tolstoj sarebbe capace di immaginare...

    Mi sembra il punto giusto per concludere che davvero Aby Warburg -un altro la cui storia sarebbe bello venisse maggiormente conosciuta- aveva fatto una gran cosa a concepire biblioteche ordinate secondo il criterio di "amicizia tra i libri". Come tra persone, anche tra le narrazioni nessun racconto basta a se stesso!

    ha scritto il 

  • 5

    Eccezionale

    E' ritenuto il piu bel romanzo dell'ottocento e tra i migliori romanzi della storia della letteratura. Ne avevo paura, pensando che fosse noioso...Invece è un capolavoro.


    Un romanzo dell'ottocento che entra già nel novecento..introspezione e poi una storia molto avvincente, molto attuale e ...continua

    E' ritenuto il piu bel romanzo dell'ottocento e tra i migliori romanzi della storia della letteratura. Ne avevo paura, pensando che fosse noioso...Invece è un capolavoro.

    Un romanzo dell'ottocento che entra già nel novecento..introspezione e poi una storia molto avvincente, molto attuale e pagine che considero bellissimissime. Alcuni personaggi come lo Starec Zosima sono eccezionali..c'è senso religioso, senso politico, sociologia, cronaca, storia, amore..un romanzo in cui c'è veramente tutto...

    ha scritto il 

  • 5

    I fratelli Karamazov è un romanzo straordinario.
    Il genio di Dostoevskji riesce ad intrecciare con maestria le storie di questi personaggi, che se pur fratelli, sono totalmente diversi tra loro.
    Dimitrj: il maggiore, dissoluto e passionale;
    Ivan: il filosofo, che darà vita alla intuizione conside ...continua

    I fratelli Karamazov è un romanzo straordinario. Il genio di Dostoevskji riesce ad intrecciare con maestria le storie di questi personaggi, che se pur fratelli, sono totalmente diversi tra loro. Dimitrj: il maggiore, dissoluto e passionale; Ivan: il filosofo, che darà vita alla intuizione considerata capolavoro assoluto della letteratura, "Il grande Inquisitore"; ALeksej: il novizio, sensibile e puro Smerdjakov: il lacchè. Tutti però accomunati dal desiderio viscerale di essere uomini d'onore, di redimersi (in caso di peccato). Benchè sin da metà il colpevole appare manifesto, il romanzo diventa sempre più avvincente. Ciò che mi colpisce di più è come l'autore parli di ateismo e dissolutezza pur parlando di Dio, pur credendo in Dio, e aspirando come fine ultimo l'ascesa a Lui. Mi emoziona la profondità di ciascuno dei personaggi, anche le due protagoniste femmnili, in contrapposizione sia come prototipo che proprio nella storia. Bellissima l'arringa del procuratore e dell'avvocato come pre le "tribolazioni" Ha qualche capitolo lento (sullo starec Zosima)ma per chi ama Dostoevskji è comunque un immenso piacere. Non è escluso che lo rilegga.

    ha scritto il 

  • 4

    Un capolavoro, ma discontinuo

    Sarebbe del tutto improvvido e presuntuoso, per un lettore dilettante, dare valutazioni su uno degli apici della letteratura mondiale (per giudizio unanime della critica e di buona parte dei lettori).


    Mi limito, quindi, alla mia semplice esperienza e ad una comparazione con "Delitto e cast ...continua

    Sarebbe del tutto improvvido e presuntuoso, per un lettore dilettante, dare valutazioni su uno degli apici della letteratura mondiale (per giudizio unanime della critica e di buona parte dei lettori).

    Mi limito, quindi, alla mia semplice esperienza e ad una comparazione con "Delitto e castigo", che ho trovato più scorrevole e perturbante.

    Quest'ultimo si giova, innanzitutto, di una miglior sintesi narrativa, riducendo le digressioni e le sotto-trame che appesantiscono notevolmente la lettura de "I fratelli Karamazov", privi di un reale centro narrativo e di una figura di riferimento (che potrebbe essere - ma non è - Alesa).

    La stessa stilizzazione dei personaggi sembra più riuscita in "Delitto e castigo", mentre in questo romanzo molte figure sono appena abbozzate e talvolta irrisolte, entrando ed uscendo di scena in maniera un po' troppo artificiosa: penso a figure centrali come Fedor e Ivan Karamazov, o Smerdiakov, ma anche a buona parte dei personaggi femminili o dei membri della burocrazia russa che animano la parte finale del romanzo.

    Per quanto riguarda i contenuti, è questione di sensibilità: ma mentre in "Delitto e castigo" il finale turbava, perché la redenzione di Raskolnikov rimaneva per certi aspetti una questione sospesa, ed il suo animo insondabile, la parte conclusiva de "I fratelli Karamazov" cerca nelle parole di Alesa una pacificazione a tratti stucchevole e non all'altezza del contesto narrativo e delle premesse stabilite nella prima e lunga parte del romanzo.

    Si tratta, in ogni caso, di un'opera che, nella vita, bisognerebbe leggere: arricchisce le prospettive, fa conoscere alcuni tratti della cultura e dell'anima russa dell'800, scolpisce personaggi che comunque non si dimenticano, affronta impegnative tematiche filosofiche, religiose, sociali e giuridiche, a vantaggio del lettore comune (e, nel diciannovesimo secolo, dei cittadini più istruiti, che potevano leggere il romanzo come una forma di denuncia dei problemi contemporanei).

    Resta però la sensazione di un lavoro discontinuo, con apici narrativi e speculativi immersi in pagine meno ispirate e non sempre funzionali alla narrazione.

    ha scritto il 

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