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I fratelli Karamazov

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.6
(4570)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1059 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Francese , Olandese , Portoghese , Catalano , Polacco , Finlandese

Isbn-10: 8817006939 | Isbn-13: 9788817006934 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: P. Maiani , L. Satta Boschian

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
Ultimo romanzo del grande scrittore russo, I fratelli Kararnazov sono forsel'opera più alta della letteratura russa e dell'intero Ottocento europeo.Seguendo i difficili rapporti familiari dei quattro fratelli Karamazov traloro e con il loro cinico e dissoluto padre, fino al tragico culmine delparricidio e dell'ingiusta condanna di uno di loro ai lavori forzati,Dostoevskij cerca le risposte alle domande su cui da sempre l'uomo si tormentainutilmente: l'esistenza o l'inesistenza di Dio, il rapporto tra colpa eresponsabilità, l'inevitabilità e il significato della sofferenza, il sensodella vita. Con un saggio di Vittorino Andreoli.
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  • 4

    Voto: 3.5/4

    Dopo tre mesi posso dire di essere uscita vittoriosa da questa nuova esperienza, quando affronto Dostoevskij mi devo preparare psicologicamente perchè so già in partenza che sarà un lungo viaggio che ...continua

    Dopo tre mesi posso dire di essere uscita vittoriosa da questa nuova esperienza, quando affronto Dostoevskij mi devo preparare psicologicamente perchè so già in partenza che sarà un lungo viaggio che mi sfiancherà e mi tormenterà l'anima; so che dovrò pazientare e sopportare interi dialoghi e digressioni su tematiche che non mi fanno impazzire e che appesantiranno un libro già di per sé non facile.

    Venendo al libro, come mi era successo con “Anna Karenina”, anche qui il mio voto è un po' incerto ed oscilla tra il tre e mezzo e il quattro per diversi motivi: innanzitutto perchè “I fratelli Karamazov” è un'opera che ha molti alti e bassi e tratta tematiche per me ostili, non è stato facile rimanere sempre concentrata, ma i lato positivo è che il romanzo mi è piaciuto, lo svolgimento della trama è interessante e Dostoevskij mi ha piacevolmente stupita con una sottilissima velatura ironica che non avevo mai notato prima.

    L'autore russo ci racconta di una famiglia, che tanto famiglia in realtà non è perchè i quattro fratelli sono nati da tre madri diverse di cui ben poco sappiamo e il padre non è una figura presente nella loro vita, composta dal capostipite Fedor Karamazov e dai suoi quattro figli Alesa, Ivan, Dmitrij e Smerdjakov.
    La prima cosa da tener presente è che Dostoevskij concentra la sua penna sul popolo e sulla miseria della vita e infatti proprio i nostri protagonisti appartengono alla media borghesia e dovranno affrontare i vari problemi che la vita gli mette davanti, spesso però essendo conseguenze delle loro azioni.

    I quattro personaggi sono molto diversi ed ognuno a loro modo rappresenta una sfaccettatura dell'autore russo che, in questo romanzo, mette molto della sua esperienza: Alesa, il fratello “buono”, quello più devoto a Dio e fedele, colui che pensa sempre il meglio di tutti e dà fiducia, è la rappresentazione della fede di Dostoevskij, il cristianesimo; Ivan, il fratello più razionale e che va dal mettere in dubbio l'esistenza di Dio al credere fermamente nel diritto alla libertà, è un po' la necessità di un mondo giusto e razionale; Dmitrij, passionale, violento e contraddittorio, è la manifestazione della “passione” per il gioco d'azzardo di Dostoevskij e infine a Smerdjakov, furbo e manipolatore, tocca la malattia che l'accomuna all'autore, l'epilessia.
    Tutti, a loro modo, hanno un pezzettino dell'autore russo e tutti a loro modo hanno una tematica che portano con loro: la contrapposizione tra bene e male, il denaro come mezzo per conquistare una donna, la fede e la componente religiosa, la libertà e il dramma dell'esistenza.

    Quello che mi ha colpito in positivo dell'opera, ricordiamoci che venne pubblicata nel 1880, è la “terribile” attualità che si manifesta non in un solo caso bensì in vari elementi: il parricidio innanzitutto è un fatto che purtroppo vediamo accadere quasi ogni giorno, quanti ragazzi presi dal raptus uccidono i genitori?!Quante volte succede senza una reale motivazione? Uccidere solo per il gusto di farlo, ed è proprio quello che succederà anche ne “I fratelli Karamazov”, uccidere perchè ci si sente potenti e liberi di farlo; anche nel processo e nel suo svolgimento ci sono elementi che sono tuttora presenti in questa specifica quotidianità come la perizia psichiatrica e i diversi dottori chiamati ad esprimere il proprio parere, le arringhe della difesa e dell'accusa sono impressionanti per la lucidità e la veridicità, addirittura Dostoevskij mette in scena il coinvolgimento dell'opinione pubblica, si dirà infatti che se ne parlerà in tutta la Russia!; a confermare l'attualità del romanzo c'è anche la parentesi di Iljusa e compagni che mostrano comportamenti giovanili non molto distanti dai giorni nostri, le prese in giro degli amici per il comportamento del genitore magari particolare o troppo apprensivo, i bulletti che aggrediscono i bambini più deboli, i gruppetti che si formano e l'elezione a capo di quello apparentemente più coraggioso degli altri; infine aggiungerei anche il rapporto padre-figlio, assai complesso da gestire, che non smetterà mai di ricorrere e qui Dostoevskij lo fa mettendo in scena un padre snaturato, senza alcuna propensione al suo ruolo, senza provare vero interesse per i figli ma solo verso donne e denaro, l'uno mai a prescindere dall'altro.

    “La vista di un padre indegno, specialmente in confronto con altri padri, padri degni, i padri degli altri ragazzi suoi coetanei, involontariamente suggerisce al giovinetto interrogativi tormentosi. Gli viene data una risposta convenzionale 'Egli ti ha generato, tu sei il suo sangue, e perciò lo devi amare'. Il giovinetto, senza volerlo, riflette. 'Ma lui mi amava quando mi ha generato? - si domanda, sempre più sorpreso.- E' forse per me che mi ha messo al mondo? Non mi conosceva, non conosceva neppure il mio sesso in quel momento, nel momento della passione, magari accesa dal vino, e forse mi ha trasmesso soltanto la tendenza all'ubriachezza, ecco tutti i suoi benefizi...Perchè, invece, io devo amare lui, solo per il fatto di avermi generato, se lui poi non mi ha mai amato?'.”

    Un ultimo aspetto che mi ha colpita, non in positivo questa volta, è la figura della donna e il modo in cui Dostoevskij ha trattato di sentimenti: parto con il dire che le madri dei fratelli Karamazov non entrano mai in scena nel romanzo e se l'autore non ci desse piccole informazioni nei primi capitoli non se ne saprebbe nulla, cadono immediatamente nel dimenticatoio; le popolane che compaiono sporadicamente sono piccole macchiette difficili anche a ricordarle, mentre le uniche due presenze costanti nell'opera sono le due donne, secondo me, centrali nella vicenda: Grusen'ka e Katerina.
    Credo che il romanzo sottolinei questo limite dell'autore: il non saper trattare delle donne e delle loro relazioni. Vengono entrambe rappresentate come donne isteriche, sempre in preda ai loro sentimenti e con comportamenti esagerati, non hanno relazioni semplici e amorevoli, tutto è confuso e niente sembra sincero o naturale; Grusen'ka , violentata e abbandonata da giovane, riesce a rialzarsi grazie ad attenzioni maschili ma non è elegante o particolarmente interessante, rapisce Dmitrij e Fedor ma non si capisce per quale motivo mentre Katerina va dove gira il vento, prima Dmitrij poi Ivan, non riesce ad esprimere i suoi veri sentimenti né con le parole né con i gesti.
    Anzi, direi proprio che loro due siano ulteriormente causa dei problemi che andranno a incidere la vita della famiglia Karamazov: sarà proprio la folle passione di Dmitrij per la prima a spingerlo ad andare da Fedor e controllare la situazione mentre la seconda sarà addirittura colei che lo condannerà definitivamente.
    Credo appunto che la donna e i sentimenti siano una tematica importante per lo svolgimento della trama ma purtroppo non c'è nessuna eleganza o delicatezza nel descriverne i sentimenti e le passioni, le relazioni che intrattengono i protagonisti sono sempre esagerante nella loro drammaticità, non c'è mai respiro.

    Giunti alla fine, c'è da dire che l'ultimo capitolo vi commuoverà certamente, nessuno resisterà alle dolci parole di Alesa ma un piccolo appunto lo devo fare al finale che risulta aperto, nessuno saprà mai cosa succederà né ad Alesa, né a Ivan né a Dmitrij e di questo me ne dispiaccio!

    E' un libro pieno di digressioni e discorsi filosofici, la componente religiosa è molto presente soprattutto nella prima parte del romanzo ma si sopporta abbastanza facilmente grazie a dialoghi che ne spezzano il ritmo, è un romanzo complesso ma che però dona vari punti di riflessione, tra alti e bassi la narrazione scorre ma sicuramente la seconda parte è molto più fluida e, dal mio punto di vista, interessante.
    (scusate la pappardella XD)

    ha scritto il 

  • 5

    A fare recensioni su Dostoyevsky e' fin troppo facile essere banali.
    Cerchero' semplicemente di esservi d'aiuto in caso stiate cercando di decidere se leggere o no questo libro: l'investimento di temp ...continua

    A fare recensioni su Dostoyevsky e' fin troppo facile essere banali.
    Cerchero' semplicemente di esservi d'aiuto in caso stiate cercando di decidere se leggere o no questo libro: l'investimento di tempo che richiede e' notevole.

    Innanzitutto, a me e' piaciuto molto. Credo sia uno di quei libri che, in un certo senso, possono cambiarti la vita.

    Non credo sia un libro per tutti: non nel senso che bisogna essere intelligenti per leggerlo, ma nel senso che lo stile puo' non piacere.

    Se cercate colpi di scena ogni dieci pagine, questo libro non fa per voi.

    Il suo fascino sta tutto nelle riflessioni di teologia, etica, morale, giuridiche, antropologiche, e chi piu' ne ha piu' ne metta.

    Una cosa e' certa: la caratterizzazione dei personaggi e' surreale.

    Buona parte del libro non fa altro che scavare nella psiche dei vari attori in scena. E' veramente incredibile.

    Di nuovo: se siete facili alla noia, lasciate stare. Se vi piace porvi domande e cercare di allargare le vostre vedute, non potete non leggerlo.

    P.S.
    Nonostante cio' che ho scritto, non intendo dire che il libro sia noioso. Niente affatto. Secondo me e' molto scorrevole. Non avessi altro da fare avrei continuato a leggere e leggere ininterrottamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Il cuore nero dell'uomo

    Difficile recensire in poche righe un'opera come questa. I fratelli Karamazov sono specchio dell'umanità: di quella umanità che, come il condannato al patibolo durante il tragitto, ricorda il tetto v ...continua

    Difficile recensire in poche righe un'opera come questa. I fratelli Karamazov sono specchio dell'umanità: di quella umanità che, come il condannato al patibolo durante il tragitto, ricorda il tetto verde e il merlo nero e pensa che ci sia ancora molto da vivere.
    Ho vissuto in modo dissoluto - dice uno di loro - ma ho molto amato, non condannatemi!
    E poi c'è la Russia e il rifiuto della cultura europea e capitalistica che travolgerà a breve il mondo, creando una nuova generazione in cui "tutto è permesso".
    Eppure, basta un solo bel ricordo nella vita di un uomo, ed esso - ci viene detto - può essere salvo.

    ha scritto il 

  • 5

    Il miglior romanzo di sempre.

    Avevo appena finito "Delitto e Castigo", e non pago di Dostoevskij ho voluto imbarcarmi in una bella avventura, e cioè leggere la sua opera più famosa, sicuramente una delle migliori dell'800, e proba ...continua

    Avevo appena finito "Delitto e Castigo", e non pago di Dostoevskij ho voluto imbarcarmi in una bella avventura, e cioè leggere la sua opera più famosa, sicuramente una delle migliori dell'800, e probabilmente uno dei migliori romanzi che siano mai stati scritti. Il libro è un bel volume compatto di 750 pagine che all'inizio può intimorire il lettore, in realtà venendo già da "Delitto e Castigo", come detto per quest'ultima opera, le sue opere possono risultare pesanti solo fisicamente perché poi una volta iniziata la lettura si viene attratti in un vortice dove diventa difficile smettere. Gli avvenimenti infatti si susseguono senza tregua e anche con improvvisi cambi di scenario e personaggi che non fanno altro che catturare maggiormente l'attenzione del lettore. La storia credo che la sappiate più o meno tutti, i fratelli Karamazov sono tre fratelli di una benestante famiglia russa, il cui padre (scellerato ed egoista) viene ucciso una notte da un assassino sconosciuto. In realtà con il passare delle pagine ci viene svelato che l'assassino è Smerdjakov, servo ma allo stesso tempo figliastro della vittima, però le accuse ricadono tutte su Mitja, il primogenito, che aveva avuto grandi contrasti con il padre per via di una donna. La storia proseguirà poi con le varie indagini e con il processo conclusivo. Voglio però porre l'attenzione su tutto il resto, e non sulla storia di per sè. Iniziamo con i personaggi, da sempre la chiave di lettura principale dei romanzi dostoevskijani, ogni personaggio porta con sè non solo un carattere, ma delle idee e delle vere e proprie tesi. Qui i tre fratelli sono dei veri e propri trattati. Il primogenito Dimitri (Mitja), è il simbolo della passione, dell'agire istintivamente, del non pensare ma del lasciarsi travolgere dalle emozioni. Afferma davanti a tutti che ucciderà il padre in una notte di ubriachezza molesta (queste affermazioni verranno poi usate contro di lui in tribunale), sta per compiere l'omicidio, poi fugge e sperpera tutti i soldi che aveva gelosamente custodito in una notte. Tutto questo per una donna contesa. Per amore. Lo stesso amore che invece fa redimere Raskolnikov alla fine di "Delitto e Castigo". Poi c'è Ivan, lui forse la vera trasposizione di Raskolnikov in quest'opera. Lui è l'intelletto, la razionalità, la mente. Lui che viene a sapere la verità da Smerdjakov e quasi impazzisce perché non sa/riesce a porre rimedio alla faccenda. Lui che rappresenta il libero arbitrio, il perenne rifiuto dell'uomo ad una sofferenza consapevole. Il suo dibattito con il fratello Alesa sulla razionalità opposta alla teologia del fratello sono veramente dei trattati filosofici degni di nota. Infine c'è Alesa, il più piccolo ma anche il più mite. La parte spirituale della famiglia (è un monaco). È la genuinità, là spontaneità, la benevolenza. Alesa è sempre pronto ad aiutare gli altri fratelli, a difenderli ed a soccorrerli, è la parte buona della famiglia. Anche il figliastro Smerdjakov, assassino prima e suicida poi, merita una menzione. È infatti nato dal rapporto segreto tra Fedor Pavlovic Karamazov e la demente Lizaveta. Ha sempre vissuto come servo del padre, maltrattato e deriso (soffre tra l'altro di crisi epilettiche, come Raskolnikov ma soprattutto come Dostoevskij), finché un giorno quando sta per assistere alla ripartizione dell'eredità del padre tra i figli legittimi si vede tagliato fuori, e decide quindi di vendicarsi di una vita di insulti e miseria. Già solo questi personaggi meriterebbero una menzione tra i capolavori, ma Dostoevskij non si ferma, fa di più, e inserisce nel corso del romanzo dei veri e propri dibattiti su vari argomenti, dalla religione ai rapporti familiari, che da soli potrebbero costituire un altro romanzo. Superbo, meraviglioso ed ancora attuale è il capitolo "Il grande inquisitore", dove Alesa e Ivan si misurano su religione e scetticismo. Altrettanto bello è il dibattito dei due avvocati al processo dove si discute se quello che è avvenuto può essere considerato veramente parricidio o meno, Fedor Pavlovic infatti in vita aveva sempre maltrattato i figli e l'avvocato difensore si chiede (e ci chiede) "voi considerereste padre un uomo che si comporta così? È padre un uomo solo perché la natura lo ha fatto padre o è padre chi dimostra amore per i propri figli?". E alla fine finirete per giustificarlo Smerdjakov. Perché in questo rimando alla fine chi sbaglia non sbaglia mai del tutto, e anche chi sembra innocente, non lo è mai fino in fondo. Tutti quanti abbiamo i nostri lati oscuri, è il libero arbitrio che fa la differenza. Immenso Dostoevskij, era impossibile creare un'opera così vasta senza sbagliare mai, lui c'è riuscito. Freud l'ha definito il miglior romanzo di sempre. Credo abbia ragione.

    ha scritto il 

  • 4

    Universale

    In questo capolavoro di Dostoevskij si fondono diversi generi letterari e temi: il giallo, il legal thriller, il soprannaturale, l'analisi filosofica, quella psicologica, quella sociale, la teologia e ...continua

    In questo capolavoro di Dostoevskij si fondono diversi generi letterari e temi: il giallo, il legal thriller, il soprannaturale, l'analisi filosofica, quella psicologica, quella sociale, la teologia e tanti altri che ogni lettore saprà certamente trovare. Il tema di fondo è la battaglia quasi senza speranza della ragione contro i suoi tanti avversari: la passione, la religione, la follia, il sogno, il soprannaturale, il destino. Alla fine, dopo una memorabile battaglia giudiziale tra accusa e difesa, la ragione finalmente vince, ma viene sconfitta la verità.

    ha scritto il 

  • 5

    David Foster Wallace diceva che la letteratura è"mostrare cosa sia un cazzo di essere umano",Dostoevskij ce ne offre la dimostrazione pratica nel suo capolavoro.L'abisso karamazoviano è l'abisso del c ...continua

    David Foster Wallace diceva che la letteratura è"mostrare cosa sia un cazzo di essere umano",Dostoevskij ce ne offre la dimostrazione pratica nel suo capolavoro.L'abisso karamazoviano è l'abisso del cuore umano,che uccide e ama,sperpera e dona,trova insopportabile la sofferenza dei bambini e poi mangia la marmellata d'ananas dinanzi al loro dolore,ama le foglioline e vede il diavolo.Sarebbero troppi gli esempi e sarebbero troppe da citare le pagine che spiazzano,interrogano e illuminano.Alla fine della fiera l'insegmamento più grande che danno i Karamazov non è altro che il monito lanciato secoli prima dall' Amleto:"ci sono più cose in cielo e in terra di quante ce ne siano nella nostra filosofia" e nessuna teoria,per quanto bella,affascinante e accomodante può addomesticare e incasellare la potenza della realtà e la libertà di cui ci è stato fatto dono.

    ha scritto il 

  • 5

    Il suo capolavoro... In questo romanzo ci sono tutte le risposte, tutti i colori della natura umana, dal bianco al nero assoluto, la lotta fra il bene e il male, la fede vivida e l'ateismo convinto. T ...continua

    Il suo capolavoro... In questo romanzo ci sono tutte le risposte, tutti i colori della natura umana, dal bianco al nero assoluto, la lotta fra il bene e il male, la fede vivida e l'ateismo convinto. Temi sempre fortemente sentiti da Dostoevskij, che in questo romanzo trovano risposte. Freud colloca questo mirabile scrittore subito dopo Shakespeare, certamente non a torto...

    ha scritto il 

  • 4

    Un caposaldo

    Cosa dire che non è ancora stato detto? Impossibile. dico la mia. I Karamazov sono una delle letture imprescindibili per qualsiasi lettore. Forse oggi non verrebbero pubblicati, ma è solo un mio parer ...continua

    Cosa dire che non è ancora stato detto? Impossibile. dico la mia. I Karamazov sono una delle letture imprescindibili per qualsiasi lettore. Forse oggi non verrebbero pubblicati, ma è solo un mio parere.
    La storia è lunga e articolata, ma si riduce all'analisi approfondita dei caratteri dei personaggi. I tre fratelli, le donne, la gente. Stringi stringi l'autore ci dice "attento lettore, anche tu sei come loro". siamo tutti Karamazov. L'ambientazione russa è talmente forte da farti sentire dentro al paese, ma non la Russia sfavillante di Mosca, bensì piccoli buchi rurali dove tutti si conoscono.
    Poi certo, lungo è lungo.

    ha scritto il 

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