I giardini di Manhattan

Storie di guerrilla gardens

Di

Editore: Bollati Boringhieri

4.1
(22)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 141 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8833919161 | Isbn-13: 9788833919164 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Casa & Giardinaggio , Scienza & Natura , Scienze Sociali

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  • 4

    l'erba del vicino (è anche la mia)

    niente a che vedere con i famosi private gardens di londra, che si intravvedono all'improvviso tra i palazzi delle zone signorili. quelli di cui parla questo interessantissimo libro sono, invece, molt ...continua

    niente a che vedere con i famosi private gardens di londra, che si intravvedono all'improvviso tra i palazzi delle zone signorili. quelli di cui parla questo interessantissimo libro sono, invece, molto più battagliere incursioni nel grigio newyorkese. critical gardens spuntati come piccola ma cazzutissima risposta alle oltre 25mila aree abbandonate che nel 1977 erano censite a new york. macerie, depositi di spazzatura, angoli degradati dove trovava spazio ogni tipo di attività, purché illecita. negli anni '80 gli abitanti dei quartieri più poveri riscoprirono così il valore dei community gardens: orti urbani creati e mantenuti dalla popolazione, a volte in pochi metri e quasi sempre con pochi mezzi. la tradizione risaliva alla fine dell'ottocento: all'epoca erano gli enti governativi a sostenerli, come risorsa per i periodi di crisi nera. se nei quartieri marginali c'erano triangoli di terra coltivati, si poteva sperare che almeno qualche forma di nutrimento basico sarebbe stata garantita.
    ed è con lo stesso approccio da auto-aiuto che sono nati i guerrilla gardens di loisaida, vicino all'east village, di cui il libro racconta l'origine e lo sviluppo.
    il nome del quartiere viene dalla pronuncia di lower east side storpiata dagli ispanici, perché la zona è stata storicamente ad alto tasso di immigrazione popolare. e popolari, sgarrupati, con un fascino poetico e battagliero insieme, sono questi piccoli orti e giardini attrezzati con materiali di scarto, decorati da murales, steccati di legno, vecchi capitelli a far da vaso per le piante aromatiche. con un risultato che sfugge alle classificazioni e sottrae queste oasi di verde metropolitano a ogni codice estetico predefinito.
    ecco perché con la loro spontaneità e la loro forza espressiva sono quanto di più lontano dai discreti e pettinatissimi locked gardens londinesi. qui vecchie sedie di recupero, là panchine perfettamente tenute (ciascuna con una targhetta che ricorda il donatore che l'ha comprata, e in memoria di chi). qui le chiacchiere di chi viene a zappettare la terra, là julia roberts e hugh grant nella scena finale di notthing hill. e anche quando ci sono bambini che giocano, la differenza è la stessa che corre tra le attività educate di wendy darling e dei suoi fratelli, e i bambini sperduti dell'isola che non c'è. non che ci sia un meglio o un preferibile, per carità (peraltro, personalmente, sceglierei cento volte di vivere a londra piuttosto che a new york). semplicemente la distanza è siderale. perché nei guerrilla gardens spesso sembra dominare un caos familiare, come in una cucina in cui la domenica mattina tutta la famiglia fa colazione, senza fretta e ognuno a modo suo. nei giardini di quartiere londinesi, invece, sembra che niente possa sfuggire al controllo. al massimo si smarrisce un pupazzo, ma è cosa rara e si corre subito ai ripari. a distanza di tempo ho fatto due foto che mi sembra riassumano bene la differenza. a brooklyn, in un piccolo giardino angolare protetto da una rete, sono ammucchiati decine di vecchi peluches di ogni tipo. una comunità di pupazzi multietnici, il cui chiasso di forme e colori cattura lo sguardo come il vociare di dialetti diversi. a londra, appeso alla cancellata in ferro battuto di un trapezio di verde aiuolato in markham square, fotografai invece il disegno di un orsacchiotto con la faccia triste. in fondo al foglio, la stessa mano infantile aveva scritto LOST BEAR (più numero telefono per chi avesse ritrovato il compianto). a chelsea anche l'espressione del dolore mantiene comunque un suo aplomb.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo affascinante saggio di Michela Pasquali, corredato da numerose immagini, racconta l'attività dei Guerrilla Gardens: gruppi spontanei di abitanti del quartiere di Loisaida, una zona popolare di ...continua

    Questo affascinante saggio di Michela Pasquali, corredato da numerose immagini, racconta l'attività dei Guerrilla Gardens: gruppi spontanei di abitanti del quartiere di Loisaida, una zona popolare di Manhattan, nei primi anni ’80 iniziano a lanciare “bombe di semi” su terreni abbandonati e degradati dei quali in seguito si appropriano riuscendo con un lavoro collettivo a dare vita a decine di giardini autogestiti. Nascono così stupefacenti oasi di vegetazione, ognuno con una diversa caratterizzazione e con nomi che già anticipano promesse: El Sol Brillante, Miracle Garden, Jardin de la Esperanza. Nascosti nel caos urbano, amati e difesi, sono diventati magici luoghi di socializzazione e di convivenza degli abitanti del quartiere, teatro di feste, spettacoli, mostre e persino matrimoni. E ' un libro che suggerisce come è possibile a tutti noi modificare, in meglio, le nostre città. Le fotografie mostrano i risultati. Davvero interessante e ben scritto.

    ha scritto il 

  • 4

    Mettete dei fiori nei vostri frattali

    Chi frequenta la libreria Flexi di Roma forse sa già cosa sia il guerrilla gardening: proprio un anno fa, quando Chris Carlsson vi presentò Nowtopia, la serata finì a resuscitare le piante della piazz ...continua

    Chi frequenta la libreria Flexi di Roma forse sa già cosa sia il guerrilla gardening: proprio un anno fa, quando Chris Carlsson vi presentò Nowtopia, la serata finì a resuscitare le piante della piazzetta più vicina. Era poco più che un esempio di giardinaggio di guerriglia: cioè, la creazione di giardini urbani negli spazi abbandonati dal cemento, nei cortili, sugli spartitraffico. L’espansione globale delle metropoli, infatti, estende l’asfalto ma lascia molti vuoti: le città post-industriali, da Torino a Detroit abbandonano al loro destino le fabbriche intorno a cui prima ruotavano; la privatizzazione delle città, inoltre, condanna al degrado tutto ciò su cui non si possa speculare, perché l’utilizzo pubblico degli spazi non è più contemplato dall’urbanistica. Anche la scienza ci dice che le città sono frattali, piene di buchi piccoli e grandi come le spugne.

    Perciò, il guerrilla gardening non è un ritorno farlocco all’età rurale: al contrario, si nutre di modernità, esiste in quanto esistono le città in continua evoluzione. Da noi è un fenomeno recente (come l’immigrazione), ma a New York, dove tutto accade prima, i giardinieri guerriglieri sono attivi dagli anni Settanta. In particolare, nel Loisaida (Lower East Side nello slang degli immigrati ispanici) di Manhattan hanno creato decine di giardini, trincee di verde creato dal basso da comunità di cittadini alla ricerca di una metropoli più umana. Sono questi, i “giardini di Manhattan” raccontati da Michela Pasquali, con tante foto a colori ed una narrazione della loro storia collettiva. La nascita dei giardini urbani autogestiti coincide con il movimento del Flower Power: pacifisti e naturisti, lanciavano bombe di semi e terra negli spazi abbandonati di Loisaida, quartiere popolare dominato dall’immigrazione ispanica che attirava fricchettoni ed artisti. Negli anni, i giardini sono sorti in tutta New York, si sono dati regole e forme associative che ne garantissero il carattere pubblico, fino a diventare una vera controparte cittadina dell’industria del cemento e una strategia di pianificazione urbana partecipata. Con vittorie e sconfitte: molti giardini hanno lasciato lo spazio a nuovi edifici, altri ne hanno arginato l’invasione.

    Oggi il movimento dei guerrilla gardens è supportato con finanziamenti pubblici e donazioni private, e contribuisce alla creazione di identità collettive in quartieri altrimenti difficili: New York ha capito che la sperimentazione sociale non genera solo problemi da questurini, ma anche opportunità ed innovazioni da valorizzare. Una lezione indispensabile per tanti amministratori di quaggiù.

    “I giardini di Manhattan” di Michela Pasquali (Bollati Boringhieri, 2009) verrà presentato dall’autrice, dalle associazioni 4cantoni e la Casa del Cibo alla libreria caffè Flexi di Roma (www.libreriaflexi.it) sabato 30 maggio alle ore 20.30.

    ha scritto il 

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