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I giochi della notte

By Stig Dagerman

(179)

| Paperback | 9788870910599

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Book Description

E’ nei sogni e nella fantasia il rifugio dei bambini di Dagerman, protagonisti di tanti racconti, perché vedono e sentono troppo, con la loro sensibilità da scorticati vivi e la loro consapevolezza di perdenti, feriti dall’indifferenza. Sogni e fanta Continue

E’ nei sogni e nella fantasia il rifugio dei bambini di Dagerman, protagonisti di tanti racconti, perché vedono e sentono troppo, con la loro sensibilità da scorticati vivi e la loro consapevolezza di perdenti, feriti dall’indifferenza. Sogni e fantasia cui non sanno più ricorrere gli adulti con la loro solitudine, l’amarezza di sentirsi traditi, estranei a se stessi, superflui agli altri, spinti, piuttosto, all’autoinganno. E’ l’ingiustizia della condizione umana contro cui Dagerman non smette mai di ribellarsi, radicata com’è nel suo essere, che dà a tutta la sua opera una straordinaria intensità.

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  • 2 people find this helpful

    " L’uomo deve avere i nervi molto saldi per potersi sopportare."

    Un libro circolare. Non è la scoperta dell’acqua calda che un siffatto testo, costituito da racconti e di cui dobbiamo accettarne come dogma la stesura editoriale senza nulla chiedere della reale cronologia, sia circolare e susciti sensazioni, emozio ...(continue)

    Un libro circolare. Non è la scoperta dell’acqua calda che un siffatto testo, costituito da racconti e di cui dobbiamo accettarne come dogma la stesura editoriale senza nulla chiedere della reale cronologia, sia circolare e susciti sensazioni, emozioni e cognizioni o cognizioni, emozioni e sensazioni circolari.
    In breve, non sai da dove incominciare.
    Dalla cognizione, dovuta al caso di averlo letto dopo il Torless, che c’è modo e modo di “vedere” l’infanzia e di narrarne “la transizione” in essere adulto?
    Dalla sensazione che cercare nei romanzi nordici l’atmosfera, intesa nel senso fisico-meteorologico, non sia altro che trovare conferme all’emozione della scoperta che “il ritmo circadiano” non sia acqua che scorra liscia sul piano mentale dell’essere umano ma che ne determini l’esistenza?
    L’uomo senza l’alibi dello scirocco o della nebbia uggiosa, non può che guardare la realtà nella sua crudezza nei lunghi sei mesi di luce e raccontarla senza infingimenti estetizzanti in un tempo verbale presente, che è quello della vita umana se paragonato all’infinito dell’eternità.
    Un mondo crudele che manifesta se stesso non nelle guerre “nucleari” ma nei piccoli crudeli atti quotidiani, quelli della madre che coinvolgono il figlio nella sua infelice vita coniugale; quelli di cui nemmeno il nevischio riesce a coprire l’anaffettività; quelli dei ragazzini di un comune branco non riscattato nemmeno dalla vergogna (la vergogna che fa la differenza tra l’osannato Musil e lo sconosciuto Dagerman!); o la crudeltà, stupida e vuota, del pubblico che si fa beffe delle piccole certezze del vecchio cicerone, certezze necessarie a farlo sentire vivo.
    L’umanità di provincia - perché di provincia e periferia degradata, circondata e minacciata dalle inquietanti ombre di boschi bui di un'Oslo anni ’50 si racconta - è di una disumanità spaventosa che Stig Dagerman trova intollerabile.
    Disumanità che lo riguarda intimamente perché è dalla relazione con gli altri, volente o nolente, che deriva la percezione del sé.
    Non so cosa avrebbe potuto scrivere se fosse sopravvissuto. Forse avrebbe ingigantito il dolore di sè e vi si sarebbe inginocchiato davanti fino a romperci i cabbasisi.
    Ma in quel momento della sua vita, che avrebbe interrotto con un atto volontario, lui guarda all’infanzia e ai “nove anni” dei bambini proletari – perché di questi il poeta s’interessa, autobiograficamente – età che, in quel tempo lontanissimo, faceva da precoce spartiacque con quella adulta, che non è un bel vivere, senza alcuna speranza che non gli sarebbe stata grave, e non solo per il fatto che non si può sfuggirle.
    Non mi può venire in mente che Leopardi.

    P.S. Grazie all’anobina che me l’ha passato in PDF!

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    Maria Francesca e basta said on Feb 24, 2014 | 1 feedback

  • 7 people find this helpful

    Solitudine

    “I giochi della notte” è una raccolta di racconti essenziali disposti in sequenza in modo tale che l’età dei protagonisti cresca progressivamente, quasi a voler tracciare l’arco di un’esistenza. I primi hanno come protagonisti i bambini, poi i sogget ...(continue)

    “I giochi della notte” è una raccolta di racconti essenziali disposti in sequenza in modo tale che l’età dei protagonisti cresca progressivamente, quasi a voler tracciare l’arco di un’esistenza. I primi hanno come protagonisti i bambini, poi i soggetti diventano gli adulti con le loro famiglie.

    Dagerman ha una visione negativa e senza compromessi del mondo, sente gli uomini condannati senza colpa a soffrire in silenzio, incapaci di comunicare. I bambini vivono un mondo ostile e freddo, non godono dell’infanzia ma, come gli adulti, cercano di sopravvivere rifugiandosi spesso nei sogni, cercando l’irrealtà oppure cadendo fin da subito nei vizi dei genitori.

    Ognuno è condannato a un isolamento interiore tanto più estremo quanto più a portata di mano sembrano le parole per romperlo. In parallelo a questa difficoltà di comunicazione c’è la falsità dei comportamenti sociali, dietro cui nascondersi.

    Una cosa che colpisce è il silenzio presente in quasi tutti i racconti. I racconti sono costruiti sulle pause, sulle sospensioni, sul non detto. Sembra che tutti i personaggi siano in attesa di qualcosa che non arriva mai.

    Un sottile filo di disperazione senza speranza pervade la raccolta, lasciando il lettore con una sensazione di vuoto.
    Colpisce certamente sapere che l’autore scrisse questi racconti all’età di 24 anni. E non meraviglia che purtroppo la sua visione così amara e negativa dell’umanità lo abbia portato a uccidersi a 31 anni.

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    Roberto said on Oct 27, 2013 | 5 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Sono restia a scrivere un commento di questo libro, perché temo di non trovare le parole giuste per esprimere quanto sia meraviglioso e particolare.
    Dagerman affronta problemi comuni a tutti in maniera delicata e sensibile, con una scrittura semplice ...(continue)

    Sono restia a scrivere un commento di questo libro, perché temo di non trovare le parole giuste per esprimere quanto sia meraviglioso e particolare.
    Dagerman affronta problemi comuni a tutti in maniera delicata e sensibile, con una scrittura semplice e tuttavia evocativa e capace di momenti di lirismo davvero commoventi. I suoi personaggi spesso non sono portatori di valori positivi e i temi trattati non sono piacevoli, fanno parte di quel lato ombroso che abbiamo tutti e di cui abbiamo timore.
    Consigliatissimo!

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    Elisa said on Oct 4, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Uno scrittore tormentato e semi-sconosciuto e una serie di racconti bellissimi e tragici, per i quali la sola idea di lieto fine è da considerarsi offensiva. Personaggi dai contorni netti, lucidissimi nel loro male di vivere, soprattutto i bambini, c ...(continue)

    Uno scrittore tormentato e semi-sconosciuto e una serie di racconti bellissimi e tragici, per i quali la sola idea di lieto fine è da considerarsi offensiva. Personaggi dai contorni netti, lucidissimi nel loro male di vivere, soprattutto i bambini, che sono piccoli solo nell'età ma non nella comprensione dell'orrore in cui si trovano a vivere.

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    ombraluce said on Aug 20, 2013 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (179)
    • 5 stars
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    • 2 stars
  • Paperback 157 Pages
  • ISBN-10: 8870910598
  • ISBN-13: 9788870910599
  • Publisher: Iperborea (Iperborea; 59)
  • Publish date: 1996-09-xx
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