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I giorni dell'abbandono

Di

Editore: E/O (Tascabili)

3.6
(1197)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 228 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Olandese , Greco

Isbn-10: 8876418563 | Isbn-13: 9788876418563 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
Una donna ancora giovane, serena e appagata, tutt'altro che inattiva nel cerchio sicuro della famiglia, viene abbandonata all'improvviso dal marito e precipita in un gorgo scuro e antico. Rimasta con i due figli e il cane, profondamente segnata dal dolore e dall'umiliazione, Olga, dalla tranquilla Torino dove si è trasferita da qualche anno, è risucchiata tra i fantasmi della sua infanzia napoletana, che si impossessano del presente e la chiudono in una allenata e intermittente percezione di sé. Comincia a questo punto una caduta rovinosa che mozza il respiro, un racconto che cattura e trascina fino al fondo più nero, più dolente dell'esperienza femminile.
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  • 4

    Sprofondare nell'abisso. questo è il tema del libro, nel quale una donna perde i suoi punti di riferimento e decide di abbandonare tutta la sua vita a se stessa. Devo dire che nella prima fase della l ...continua

    Sprofondare nell'abisso. questo è il tema del libro, nel quale una donna perde i suoi punti di riferimento e decide di abbandonare tutta la sua vita a se stessa. Devo dire che nella prima fase della lettura ho provato un leggero fastidio, come un atto di ribellione e di disapprovazione per un comportamento così autodistruttivo. Poi ho percorso con Olga tutta la sua strada e ho capito che alcune rinascite devono passare attraverso cadute rovinose, per poter essere definite veramente come tali. Una scrittrice molto profonda la Ferrante, capace di dare un senso diverso ad un tema così inflazionato come l'abbandono coniugale, con un taglio inaspettato. Bellissime alcune frasi e alcuni dialoghi, che in pochissime parole racchiudono un insieme variegato di sentimenti

    ha scritto il 

  • 5

    The Days of Abandonment. The importance of the title.

    Titles are always underestimated. Have you aver wondered which love is troubling, fro whom, and why? And what’s abandonment? Linguistically speacking, ‘to abandon’ is a durative verb, the action descr ...continua

    Titles are always underestimated. Have you aver wondered which love is troubling, fro whom, and why? And what’s abandonment? Linguistically speacking, ‘to abandon’ is a durative verb, the action described, “abandoning” like “falling” lasts a moment. You abandon a book you were reading, once, in a single moment, in the same way you, bum, fall. You can read for an hour (“to read” is in fact a durative verb), but you can’t fall or abandon something/someone for an hour. Ferrante however, is able to turn abandonment, from an event, into a phenomena. Abandonment is the act of leaving wife and children, but also the woman abandoning herself to sorrow, her sudden falling into the abyss of depression. Like the Iliad is not the story of the war of Troy but the narration of Achilles’ rage, in the same way “The Days of Abandonment” is not a story about marriage or motherhood, but the narration of an “abandonment affair” as the protagonist says. Themes such are marriage, cheating, motherhood, single parenting, the descriptions of the unfaithful husband, his lover, children, daily trouble, are part of the story, but not the story. A great and cruel portray of depression and its effects on daily life: everything is filtered, transformed by abandonment and grief, with its five stages, especially rage and depression. The plot is simple, rather ordinary. Or even the same old story: man-leave-wife-for-a-younger-woman. Ma the plot is not the narration. Famous-warrior-leaves-the-battle, was not a very original plot either, but Homer was a greta writer and with that plot made a masterpiece.

    ha scritto il 

  • 5

    I giorni dell’abbandono. L'importanza del titolo

    I titoli sono sempre sottovalutati. Ve lo siete chiesto quale amore è molesto e per chi e perché? E cos’è l’abbandono? Abbandonare è un verbo dall’aspetto non durativo. L’azione “abbandonare”, come “c ...continua

    I titoli sono sempre sottovalutati. Ve lo siete chiesto quale amore è molesto e per chi e perché? E cos’è l’abbandono? Abbandonare è un verbo dall’aspetto non durativo. L’azione “abbandonare”, come “cadere” è momentanea. Si abbandona un libro che si sta leggendo, una singola volta, in un momento, nello stesso modo in cui bum, improvvisamente si inciampa e si cade. Puoi “leggere” per un’ora (infatti “leggere” ha aspetto durativo) ma non “cadere” o “abbandonare” per un’ora. In Ferrante, però, l’abbandono, da evento si fa fenomeno. L’abbandono è quello del marito che lascia moglie e figli, ma anche l’abbandonarsi della donna al dolore, il suo cadere in un abisso di depressione. Come l’Iliade non è la narrazione della Guerra di Troia ma dei dieci giorni dell’ira di Achille, così il romanzo di Ferrante non è una storia del matrimonio di Olga, della sua maternità, o di chissà cos’altro ma la narrazione della sua “vicenda di abbandono” come lei la definisce.
    I temi del matrimonio, del tradimento, della maternità, della vita di una madre single, le descrizioni di marito, amante, figli, difficoltà quotidiane, sono presenti, certo, ma non protagonisti. Un grande e spietato ritratto della depressione e dei suoi effetti sulla vita quotidiana: tutto è filtrato, trasfigurato dall’abbandono, dal lutto nelle sue cinque fasi, rabbia e depressione in testa, di qui anche alcuni passi catalogati come “poco realistici” o “allucinati”. La trama è semplice, anzi, banale. Anzi, la storia più vecchia del mondo: marito-abbandona-moglie-per-donna-più-giovane. Ma la trama non è il libro. Non confondiamo trama, narrazione e messaggio del libro. Anche famoso-guerriero-abbandona-incazzato-campo-di-battaglia non è una gran trama, ma Omero, come dire, ci sapeva fare e l’ha resa un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 4

    la paura della solitudine in una donna fragile

    Torino.
    Mario abbandona Olga -la moglie- per "un vuoto di senso" che ha un bel faccino, due belle gambe e vent'anni di meno.
    Ad Olga restano due figli da crescere, un cane, un lavoro, una casa e un se ...continua

    Torino.
    Mario abbandona Olga -la moglie- per "un vuoto di senso" che ha un bel faccino, due belle gambe e vent'anni di meno.
    Ad Olga restano due figli da crescere, un cane, un lavoro, una casa e un senso di vuoto. Grande. Olga non ce la fa a sostenere l'abbandono, si sente come "la poverella" del quartiere suo di Napoli, quella che di notte svegliava tutti con un pianto disperato, il suo grido di dolore e solitudine.
    Olga perde la stima di se stessa, si sente brutta, insicura, prende su di sé il peso della colpa, del fallimento e riversa la rabbia nella volgarità delle frasi che indirizza al marito, in gesti brutali e parole che rivolge ad un timido, garbato vicino. Non avrebbe mai pensato di poter arrivare a tanta bassezza
    e noi leggiamo in questa non una vendetta, ma la voglia di toccare il fondo e poi morire. La tragedia insomma. Non dimentichiamo che Olga non sa a chi chiedere aiuto e, anche se non fosse così sola, ne sarebbe incapace.
    Assisteremo ad una rinascita della protagonista, non prima che una stanchezza enorme si sia impossessata di lei ed abbia messo in pericolo anche gli affetti più grandi che le sono rimasti.

    Inviterei a leggere- principalmente le giovani donne- "Una donna spezzata" di Simone de Beauvoire da cui questo romanzo riprende il tema ; tema abusato in letteratura, soprattutto in salsa rosa, ma eterno. Di più, auspicherei la lettura di tutti i romanzi di Simone che ha intitolato un altro suo libro "Quando tutte le donne del mondo". E, partendo da queste sei parole rubate, inviterei tutte le donne del mondo alla sorellanza con la "poverella" che suscita un sentimento di tenerezza e richiede comprensione. Su una donna spezzata non si dovrebbe infierire né scuotendola bruscamente con l'inegenuo (più o meno) intento di farle del bene, né con parole poco accorte. Figurarsi deriderla. Meglio non trasformarci in piccole arpie, meglio restare donne incapaci di bullismo e ancora disposte ad un gesto gentile. Comportarci poi alla stregua di Ferrante: sospendere il giudizio su di lei e su di lui anche se, da alcuni particolari, si capisce dove sta una certa dose di meschinità.
    P.S.
    Bello il film di Faenza in cui anche la scurrilità di certe frasi - dura da digerire- è attenuata . Dopo averne preso visione, il romanzo potrebbe essere rivalutato da chi non lo ha apprezzato.

    ha scritto il 

  • 4

    Esistere è questo, pensai, un sussulto di gioia, una fitta di dolore, un piacere intenso, vene che pulsano sotto la pelle, non c’è nient’altro di vero da raccontare.

    24/11/2013
    Avevo visto il film un paio di volte - fra l’altro con Zingaretti nella parte di Mario, tanto odioso quanto invece lo amo nella parte del commissario Montalbano - , ma leggere il libro è de ...continua

    24/11/2013
    Avevo visto il film un paio di volte - fra l’altro con Zingaretti nella parte di Mario, tanto odioso quanto invece lo amo nella parte del commissario Montalbano - , ma leggere il libro è decisamente un’altra cosa, molto più coinvolgente. Chi ha provato l’esperienza dell’abbandono, del tradimento, non può che rispecchiarsi in Olga, nei suoi pensieri e nelle sue emozioni, che letteralmente saltano fuori dalle pagine e ti sommergono. Il suo dolore, lo sgomento per quell’addio inaspettato, per quegli anni di bugie; la rabbia, il pianto, la confusione in cui Olga precipita inesorabile, quasi a compromettere la sua stabilità e lucidità mentale, quel suo sentirsi improvvisamente incapace, brutta e inadeguata, sovrastano.... Ma, come Olga, lottiamo per riemergere e alla fine, ammaccati, sfiniti, segnati, a volte profondamente cambiati, volgiamo le spalle al passato e cerchiamo di riprenderci la nostra vita.

    “Non c’era più niente che mi potesse interessare di lui. Non era nemmeno una scheggia di passato, era solo una macchia, come l’impronta che una mano ha lasciato anni addietro su una parete.”

    ha scritto il 

  • 4

    La pesantezza di un macigno sul cuore...

    Unico e solo punto di vista: quello della moglie abbandonata. Un flusso di coscienza che si intreccia con la narrazione dei giorni che seguono l'abbandono. Il senso di vuoto, lo smarrimento, la rabbia ...continua

    Unico e solo punto di vista: quello della moglie abbandonata. Un flusso di coscienza che si intreccia con la narrazione dei giorni che seguono l'abbandono. Il senso di vuoto, lo smarrimento, la rabbia, il dolore, sono i sentimenti che emergono forti per tre quarti del libro. Dal racconto si evince l'incapacità della protagonista di riuscire a rendersi conto di ciò che le sta succedendo. Alcune scene passano attraverso flussi di coscienza interiori in pieno conflitto con la realtà del momento vissuto. Il linguaggio e la trattazione di alcune scene sono molto forti per più di metà libro e ciò contribuisce a rafforzare il senso di smarrimento e il dolore provato. Non ho apprezzato la volgarità del linguaggio in alcuni tratti del racconto, anche se voluti dalla Ferrante per enfatizzare la rabbia nei confronti del marito. Ho apprezzato invece l'analisi profonda degli stati psicologici che hanno arricchito la narrazione dei fatti, permettendomi di apprezzare l'evoluzione della protagonista mentre ci sia avvia verso la fine libro.

    ha scritto il 

  • 3

    E' il mio primo approccio con Elena Ferrante e non mi ha convinto molto, ma conto di leggere qualcos'altro e migliorare il mio parere.
    "Esistere è questo, un sussulto di gioia, una fitta di dolore, un ...continua

    E' il mio primo approccio con Elena Ferrante e non mi ha convinto molto, ma conto di leggere qualcos'altro e migliorare il mio parere.
    "Esistere è questo, un sussulto di gioia, una fitta di dolore, un piacere intenso, vene che pulsano sotto la pelle, non c'è nient'altro di vero da raccontare."

    ha scritto il 

  • 3

    Una donna che non è amata muore da viva

    Un passo più che significativo del libro:

    “Tutto era così casuale. Mi ero innamorata di Mario, da ragazza, ma avrei potuto innamorarmi di chiunque altro, un corpo a cui finiamo per attribuire chissà q ...continua

    Un passo più che significativo del libro:

    “Tutto era così casuale. Mi ero innamorata di Mario, da ragazza, ma avrei potuto innamorarmi di chiunque altro, un corpo a cui finiamo per attribuire chissà quali significati. Un lungo brano di vita insieme, pensi che sia l'unico uomo con cui puoi stare bene, gli attribuisci chissà quali virtù risolutive, e invece è solo una canna che emette suoni di falsità, non sai chi è davvero, non lo sa nemmeno lui. Siamo occasioni. Consumiamo e perdiamo la vita perché un tale in tempi lontani, per voglia di scaricarci dentro il cazzo, è stato gentile, ci ha eletto tra le donne. Scambiamo per chissà quale cortesia rivolta solo a noi il banale desiderio di fottere. Amiamo la sua voglia di chiavare, ne siamo così abbagliate da pensare che sia la voglia di chiavare proprio con noi, soltanto con noi. Oh sì, lui che è così speciale e che ci ha riconosciute per speciali. Le diamo un nome, a quella voglia del cazzo, la personalizziamo, la chiamiamo amore mio. Al diavolo tutto, che abbaglio, che infondata vellicazione. Come una volta ha fottuto con me ora fotte con un'altra, cosa pretendo? Il tempo passa, una va, un'altra viene. Feci per ingoiare un po' di pillole, volevo dormire sdraiata sul fondo più buio di me stessa”.

    Il titolo invoglia alla lettura, la scrittura fa il resto.

    ha scritto il 

  • 3

    É innegabile, secondo me, che la Ferrante sia un mostro di bravura nell' arte della narrazione, attenta ed esperta nello scandagliare anche gli anfratti più reconditi e tristi della natura umana.
    Nono ...continua

    É innegabile, secondo me, che la Ferrante sia un mostro di bravura nell' arte della narrazione, attenta ed esperta nello scandagliare anche gli anfratti più reconditi e tristi della natura umana.
    Nonostante ciò, ho trovato questo romanzo davvero un po' pesante.

    ha scritto il 

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