I giorni dell'abbandono

Di

Editore: E/O (Tascabili)

3.6
(1347)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 228 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Olandese , Greco

Isbn-10: 8876418563 | Isbn-13: 9788876418563 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
Una donna ancora giovane, serena e appagata, tutt'altro che inattiva nel cerchio sicuro della famiglia, viene abbandonata all'improvviso dal marito e precipita in un gorgo scuro e antico. Rimasta con i due figli e il cane, profondamente segnata dal dolore e dall'umiliazione, Olga, dalla tranquilla Torino dove si è trasferita da qualche anno, è risucchiata tra i fantasmi della sua infanzia napoletana, che si impossessano del presente e la chiudono in una allenata e intermittente percezione di sé. Comincia a questo punto una caduta rovinosa che mozza il respiro, un racconto che cattura e trascina fino al fondo più nero, più dolente dell'esperienza femminile.
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  • 4

    "...il dolore si è distillato, mi ha avvilita ma non mi ha spezzata."

    Il libro racconta la storia di Olga, una donna di 38 anni con due figli, che improvvisamente viene lasciata dal marito.
    "Tempo, tempo, tutto il tempo della vita si era perso, e solo per disfarsene con ...continua

    Il libro racconta la storia di Olga, una donna di 38 anni con due figli, che improvvisamente viene lasciata dal marito.
    "Tempo, tempo, tutto il tempo della vita si era perso, e solo per disfarsene con la leggerezza di un capriccio. Che decisione ingiusta, unilaterale. Soffiare via il passato come un brutto insetto che si è poggiato sulla mano."
    La Ferrante come solo lei sa fare, entra nell'animo di Olga, in profondità, ci racconta di una donna "guastata", smarrita, offesa che ha dedicato la sua vita a quella di un marito che senza curarsi di lei l'abbandona.
    Olga sarà costretta: ad affrontare i fantasmi del passato ("la poverella" una donna che aveva subito la sua stessa sorte durante la sua infanzia a Napoli), ad occuparsi del cane Otto (dono del marito ai figli) che capirà di amare solo quando sarà troppo tardi, i suoi figli da un giorno all'altro saranno costretti a convivere con una madre "diversa" sguaiata, insofferente e intollerante e con il padre mancante, perderà la sua integrità, fino quasi a sfaldarsi, dovrà combattere il rancore e il dolore, fino a ricompattarsi per affrontare di nuovo la "sua" vita.
    "Sì, ero stupida. I canali dei sensi si erano chiusi, non vi scorreva più il flusso della vita chissà da quando. Che errore era stato chiudere il significato della mia esistenza nei riti di Mario mi offriva con prudente trasporto coniugale. Che errore era stato affidare il senso di me alle sue gratificazioni, ai suoi entusiasmi, al percorso sempre più fruttuoso della sua vita. Che errore, soprattutto, era stato credere di non poter vivere senza di lui, quando da tempo non era affatto certa che con lui fosse vita."
    Olga è una donna che mi ricorda Lila o Lenù dell'Amica geniale, perché la Ferrante ha la capacità di pennellare magistralmente l'animo delle donne che soffrono, che si "guastano" o si "smarginano" per poi puntualmente tornare a esistere, quietamente.
    "Il futuro sarà tutto così, la vita viva insieme all'odore umido della terra dei morti, l'attenzione insieme alla disattenzione, i balzi entusiastici del cuore insieme ai bruschi cali di significato. Ma non sarà peggio del passato."
    "Esistere è questo, pensai, un sussulto di gioia, una fitta di dolore, un piacere intenso, vene che pulsano sotto la pelle, non c'è nient'altro di vero da raccontare."

    ha scritto il 

  • 3

    Ahimè devo dare tre stelline ad un romanzo su cui avevo alte aspettative, tre stelline a causa del finale (che non dirò, ovviamente).

    C'è quasi tutto ciò che ci si aspetta dall'autrice napoletana, men ...continua

    Ahimè devo dare tre stelline ad un romanzo su cui avevo alte aspettative, tre stelline a causa del finale (che non dirò, ovviamente).

    C'è quasi tutto ciò che ci si aspetta dall'autrice napoletana, meno la componente "storica", ma c'è tutto: gli effetti psicologici del dialetto (una costante che amo nei suoi romanzi) e della vita in famiglia; l'impulsività che generano i sentimenti negativi; l'incomprensibilità verso gli uomini; il senso di inimicizia dei cari. Sono tante piccole costanti che ho sempre ritrovato in lei e che, anche qui, fanno la loro figura.

    Un romanzo su Olga, non lasciata, ma abbandonata di punto in bianco dal marito, senza particolari ragioni, in modo negligente. Olga deve ricomporsi, rimettersi in piedi, cercare di aderire di nuovo alla vita.

    Personalmente, posso commentare positivamente tutto lo svolgimento del romanzo, persino alcune scene "esagerate", poiché se c'è una cosa più potente della tristezza (soprattutto in situazioni del genere) è la rabbia, e in Olga non manca. Non penso si possa descrivere meglio il senso di abbandono dopo le illusioni di una vita di coppia felice e normale. E sono contento che Ferrante abbia avuto questo particolare talento, nel raccontare lo scollarsi dell'interiorità da ciò che ci circonda, in modo così ponderato e, volendo, lirico.

    Il problema è il finale. Probabilmente avrei voluto che Olga facesse quello che io non avrei il coraggio di fare, ma ahimè così non è.

    ha scritto il 

  • 2

    Olga pensava solo a lui, Mario, suo marito, a come era successo che avesse smesso di amarla. Non poteva lasciarla così, lei che si era tolta tempo suo per sommarlo a quello di lui, mettendo da parte ...continua

    Olga pensava solo a lui, Mario, suo marito, a come era successo che avesse smesso di amarla. Non poteva lasciarla così, lei che si era tolta tempo suo per sommarlo a quello di lui, mettendo da parte le sue aspirazioni di scrittrice. Si era dispersa nei minuti suoi, nelle sue ore, perché si concentrasse. Aveva badato lei alla casa, lei al cibo, lei ai figli, lei a tutte le noie della sopravvivenza quotidiana, mentre lui risaliva cocciutamente la china della loro origine senza privilegi. E ora, ora la lasciava portandosi via tutto quel tempo, tutte quelle energie, tutte quelle fatiche che gli aveva regalato, di punto in bianco, per godersene i frutti con un'altra, un'estranea che non aveva mosso un dito per partorirlo e allevarlo e farlo diventare com'era diventato.
    Che uomo era? Con quale individuo ero vissuta per quindici anni?
    Un lungo brano di vita insieme, invece, alla fine, siamo solo occasioni.
    Ma Olga voleva essere diversa, voleva scrivere storie di donne dalle molte risorse, donne di parole invincibili, non un manuale della moglie abbandonata con l'amore perduto in cima ai pensieri. Era giovane, avevo pretese. Non le piaceva la pagina troppo chiusa, come una persiana tutta abbassata. Le piaceva la luce, l'aria tra le stecche. Voleva scrivere storie piene di spifferi, di raggi filtrati dove balla il pulviscolo. E poi amava la scrittura di chi ti fa affacciare da ogni rigo per guardare di sotto e sentire la vertigine della profondità, la nerezza dell'inferno.
    E nella nerezza dell'inferno Olga c'era caduta perché, pensava quando non ti sai tenere un uomo perdi tutto.
    Mario se n'era andato con una ragazzina di vent'anni. L'aveva tradita con lei per cinque anni, in segreto, un uomo doppio, due facce, due flussi separati di parole.
    Tuttavia, pensava Olga per darsi coraggio, non s'è portato via il mondo, s'è portato via solo se stesso. "E tu, Olga non sei una donna di trent'anni fa. Tu sei di oggi, aggràppati all'oggi, non regredire, non perderti, tieniti stretta." ripeteva a se stessa.
    "Soprattutto non ti abbandonare a monologhi svagati o maldicenti o rabbiosi. Cancella i punti esclamativi. Lui è andato, tu resti. Organizza le difese, conserva la tua interezza, non farti rompere come un soprammobile, non sei un ninnolo, nessuna donna è un ninnolo."
    Doveva reagire, doveva organizzarsi, combattere senza soccombere, comprimere il dolore senza consumarsi in lacrime.
    Evitare di assomigliare alle donne in frantumi di un libro famoso della sua adolescenza.
    Mettere sempre le virgole, tanto per cominciare.
    Via da lei le donne spezzate.
    Temeva soprattutto la sua crescente incapacità di fermarsi in un pensiero, di concentrarsi in un'azione necessaria. Sapeva, però, che non doveva essiccarsi nella confusione della vita, non doveva diventare asciutta come una conchiglia vuota su una spiaggia d'estate.
    Doveva solo acquietare la vista di dentro, i pensieri, strapparsi il dolore dalla memoria, doveva scartavetrarsi i graffi che le guastavano il cervello.
    Se dopo quello che le aveva fatto Mario, dopo quell'oltraggio dell'abbandono preceduto da un lungo inganno, era rimasta ancora lei, significava che stava reagendo, benissimo, si stringeva intorno le parti della sua vita. "Complimenti Olga, malgrado tutto non mi partivo da me."

    ha scritto il 

  • 4

    Senza fiato!

    E' l'unica frase che mi viene in mente. Questo libro mi ha inghiottita all'inizio e risputata fuori dalle pagine alla fine. Non riuscivo a smettere di leggere. E' il primo romanzo che leggo della Ferr ...continua

    E' l'unica frase che mi viene in mente. Questo libro mi ha inghiottita all'inizio e risputata fuori dalle pagine alla fine. Non riuscivo a smettere di leggere. E' il primo romanzo che leggo della Ferrante ma non sarà sicuramente l'ultimo.
    Consigliatissimo!

    ha scritto il 

  • 4

    Amy vs Elena - 29 nov 15

    È il secondo libro della misteriosa Ferrante che leggo, e devo dire che mi ha lasciato un misto di attrazione e di distacco. Indubbie l’abilità di scrivere, di presentare situazioni anche molto compli ...continua

    È il secondo libro della misteriosa Ferrante che leggo, e devo dire che mi ha lasciato un misto di attrazione e di distacco. Indubbie l’abilità di scrivere, di presentare situazioni anche molto complicate. Tuttavia ogni tanto non riesco ad entrare nella sua scrittura “al femminile”, cosa che invece, generalmente, mi riesce con altre scrittrici. Ad esempio, mi viene in mente, su argomento analogo, il libro di Siri Hustvedt “L’estate senza uomini”. C’è invece qualcosa nella Ferrante che ad un certo punto mi blocca. Non che non si riesca a leggerne, ma che frena l’empatia che generalmente si scatena tra lettore e pagina scritta (non che ci si debba immedesimare per forza in qualche personaggio, ma leggendo nasce, quasi sempre, un moto di benevolenza per la pagina scritta). Ora qui, l’argomento è duro, e trattato con altrettanta durezza. Una coppia, sposata da, credo, 15 anni, con due bambini, Gianni di 8 anni e Ilaria di 5, si sfascia, per colpa di lui. Che, ad un certo punto, abbandona Olga e famiglia. Assistiamo allora per ¾ del libro alla discesa di Olga nelle peggiori paure e verso momenti che girano intorno a baratri da cui non ci si risolleva più. L’autrice riesce, con questa sua scrittura forte, a farci sentire il dolore e la pazzia che si vanno annidando nel corpo e nella mente di Olga. E ad ogni pagina c’è un passo in più verso l’inferno. Olga non capisce i motivi di Mario, non trova (o non è capace di trovare) alleati o sodali nella cerchia delle sue amicizie. È estate, e riesce sempre con più difficoltà a gestire i figli. E quasi per nulla a gestire il cane Otto, che era stato voluto da Mario, ma che ora rimane a lei. E fa azioni spaventosamente avventate. Urla, dice parole oscene. Scopre che Mario sta con una ragazzotta di una quindicina di anni più giovane (mentre loro erano coetanei, avviati verso la quarantina). Questa è la scoperta che rischia di farla andare fuori di testa. Pensa di potersi rivalere sul mite vicino di casa, il violoncellista Carrano. Fallendo anche lì, ma con concorso di colpa. Si scorda il mangiare sul fuoco. Si scorda di andare a prendere i figli. Cambia la serratura alla porta di casa, e spesso non si ricorda come si apra. Fino al momento culmine, del libro e della pazzia, laddove tutto può andare verso il tragico o risalire non dico alla normalità, ma quanto meno a livelli di accettabili compromessi. Ci sono formiche in casa, e Olga spruzza l’insetticida. Poi vaga in pensieri dedicati alla sua vita con Mario, senza concludere gran che. Contemporaneamente, Gianni ha un attacco di febbre e vomito, Ilaria lo “cura” con monete fresche sulla fronte (le solite idee pazze dei bimbi), Olga vorrebbe uscire ma la chiave si blocca e la porta non si apre. Panico! E poi Otto si sente anche lui male, anche lui vomita, e Olga trova l’insetticida mangiato dal povero cane. Ancora più panico, si urla dalle finestre, il telefono non funziona (il cellulare perché scaraventato giorni prima contro il muro, il fisso, non avendolo pagato, è stato sospeso). Come chiamare il veterinario? Come chiamare un medico? Come comperare la Tachipirina per il malato?. Come chiamare anche il povero Carrano, per essere aiutate? Parlo al femminile che le uniche persone ancora vigili sono proprio Olga ed Ilaria. Quando si arriva a questo punto, o ci si salva o si muore. Fortunatamente, ma un po’ casualmente nella scrittura, Olga si salva. Non si salva il povero Otto, che muore avvelenato dall’insetticida. Si salvano (almeno parzialmente) i figli: di sicuro dalla febbre, ed in parte dalle “pazzie” materne. Un po’ perché ricominciano le scuole, un po’ perché cominciano a frequentare il padre. Che all’inizio sembra contento, poi capisce che anche quello è un onere. E come tutte le persone che scelgono le vie più facili, anche se meno intelligenti, comincia a manifestare segni di indolenza. Olga, invece, alleggerita da questi pesi di cui si era autocaricata, ricomincia a vedere la luce. Accetta il suo ruolo di “abbandonata”, non pensa più al suicidio, e più distesa con i figli, si dispiace (ma in fondo è sollevata) della morte di Otto, e comincia a frequentare, con molta leggerezza il musicista del piano di sotto. Ripeto, la scrittura della Ferrante, in molti punti, quasi mi respinge, non riesco ad entrarci bene. Al solito, penso sia il problema di punti di vista maschili-femminili, dove non è facile scambiarsi la testa. Non capendo la fuga verso il fondo della pazzia, mi risulta altrettanto semplicistica la risalita verso la “normalità”. Comunque un forte libro sulla fine dell’amore tra due persone supposte mature. Dove, e non è un caso, chi fa la figura dell’imbecille è il maschio che si perde dietro a giovani gonnelle. E sono d’accordo con la scrittrice. Quindi, donne, leggetene e discutiamone.
    “[Quanto della natura di Mario] covava nei bambini. Quanto di lui sarei stata costretta per sempre ad amare senza nemmeno rendermene conto, solo per via del fatto che amavo loro?” (184)

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    Una vera delusione!
    Dopo un inizio che prometteva bene, la fase dello sconvolgimento provocato dall'abbandono del marito è caratterizzata principalmente da una volgarità fastidiosa, imbarazzante ma so ...continua

    Una vera delusione!
    Dopo un inizio che prometteva bene, la fase dello sconvolgimento provocato dall'abbandono del marito è caratterizzata principalmente da una volgarità fastidiosa, imbarazzante ma soprattutto completamente inutile.
    Ho letto la serie di "Sfumature" ma nemmeno per un attimo tutto quel sesso ha eguagliato la volgarità di questa storia!
    In secondo luogo, completamente incomprensibile la "follia momentanea" da cui Olga si fa prendere: va bene il dispiacere, va bene il mondo che crolla, va bene tutto, ma del comportamento che sfiora la psicopatia proprio non si può leggere!
    Non ultimo, l'improvviso miracolo...dalla psicopatia si passa alla rassegnazione, alla coerenza e alla normalità, sopportando tanto le azioni dell'ex-marito fedifrago e sicuramente da compatire (e, perché no?, da detestare) quanto tutta la spazzatura che i figli le gettano addosso.
    Psicopatica allo stato puro...
    No no, proprio non ci siamo! Veramente tempo sprecato...fortunatamente poco, dato il librettino che è...

    ha scritto il 

  • 3

    Lui è andato, tu resti. (...) Organizza le difese, conserva la tua interezza, non farti rompere come un soprammobile, non sei un ninnolo, nessuna donna è un ninnolo.

    Ho odiato Olga dalla prima all’ultima pagina, questo non significa però che il libro non mi sia piaciuto, anzi…
    Elena Ferrante affronta in questo libro il trauma dell’abbandono e la perdita di raziona ...continua

    Ho odiato Olga dalla prima all’ultima pagina, questo non significa però che il libro non mi sia piaciuto, anzi…
    Elena Ferrante affronta in questo libro il trauma dell’abbandono e la perdita di razionalità che spesso ne consegue. Olga è una donna di circa quarant’anni, sposata con Mario, madre di due bambini, una casa di cui occuparsi, un cane e un libro da scrivere, da tempo ormai lasciato in un cassetto. Tutto normale, scene di vita quotidiana che potrebbero appartenere a chiunque, fino al giorno in cui Mario decide di andarsene di casa e tutto intorno ad Olga comincia a cambiare; la gelosia, la solitudine, la paura di essere invecchiata senza accorgersene, di aver rinunciato a se stessa per un uomo e una famiglia, tutti questi sentimenti sembrano risucchiarla vorticosamente in un’altra dimensione…
    Ben scritto, coinvolgente, doloroso, ma come ho scritto all’inizio non sono riuscita a legare con la protagonista, i presupposti per cui accadesse tutto quello che è successo c’erano già, sta a noi decidere se vivere come gli struzzi o no…

    ha scritto il 

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