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I giorni dell'abbandono

Di

Editore: E/O (Tascabili)

3.7
(1115)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 228 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Olandese , Greco

Isbn-10: 8876418563 | Isbn-13: 9788876418563 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
Una donna ancora giovane, serena e appagata, tutt'altro che inattiva nel cerchio sicuro della famiglia, viene abbandonata all'improvviso dal marito e precipita in un gorgo scuro e antico. Rimasta con i due figli e il cane, profondamente segnata dal dolore e dall'umiliazione, Olga, dalla tranquilla Torino dove si è trasferita da qualche anno, è risucchiata tra i fantasmi della sua infanzia napoletana, che si impossessano del presente e la chiudono in una allenata e intermittente percezione di sé. Comincia a questo punto una caduta rovinosa che mozza il respiro, un racconto che cattura e trascina fino al fondo più nero, più dolente dell'esperienza femminile.
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  • 4

    Come primo approccio alla Ferrante devo dire che è stato molto positivo.
    La storia per quanto non sia particolarmente originale è raccontata bene e l'autrice ha quella rara capacità di vedere le cose scorrere sotto il normale flusso della vita quotidiana, capta quel mondo sommerso e invisib ...continua

    Come primo approccio alla Ferrante devo dire che è stato molto positivo.
    La storia per quanto non sia particolarmente originale è raccontata bene e l'autrice ha quella rara capacità di vedere le cose scorrere sotto il normale flusso della vita quotidiana, capta quel mondo sommerso e invisibile che in realtà governa gran parte delle nostre vite.

    ha scritto il 

  • 1

    La storia troppo letta della coppia che si spezza e dell'abbandonato (in questo caso "abbandonata") che sbarella. Fine. Tu sai che è un romanzo di cui si parla molto e ti dici: beh, almeno sarà originale nello stile, in fondo neppure “La cognizione del dolore” è un granché come trama. Vai avanti ...continua

    La storia troppo letta della coppia che si spezza e dell'abbandonato (in questo caso "abbandonata") che sbarella. Fine. Tu sai che è un romanzo di cui si parla molto e ti dici: beh, almeno sarà originale nello stile, in fondo neppure “La cognizione del dolore” è un granché come trama. Vai avanti con indomabile volontà e cosa trovi? Un libro polivalente! Militaria (cioè un linguaggio da caserma): cazzifigheculi a manetta, quasi che in tempi in cui il servizio militare obbligatorio è ormai un ricordo, ci si debba in qualche modo rifare, mettersi alla pari affidando alla pagina scritta quella quota di cazzifigheculi che mancano per l'equilibrio dell'Universo. Filosofia (ma di quella tipo:quanti angeli stanno su una capocchia di spillo?): "Quanto pesa un corpo che è stato attraversato dalla morte, la vita è leggera, non bisogna permettere a nessuno di rendercela greve." Psicodramma: “Guardai il termometro, non riuscii a concentrarmi sui gradi indicati dalla colonnina del mercurio. Non so quanto tempo restai con quell’oggetto in mano cercando ansiosamente di riaddestrare lo sguardo a vedere. Devo occuparmi del bambino, mi dicevo, devo capire quanta febbre ha, ma non riuscivo a fare attenzione. Mi era successo di sicuro qualcosa durante la notte. … “ Fisica quantistica- teoria delle stringhe: “… che insomma era tempo di tornare alla robustezza dei nessi che annodano insieme gli spazi e i tempi.” Genetica (qui il cervello della protagonista si trova in uno spazio indefinito, comunque a più di tre metri dalle orecchie): “La voce mi arrivò chiarissima … Tuttavia la sentii lontana, come se mi arrivasse non da una distanza di pochi metri, ma da una località del mio stesso cervello.” A questo aggiungiamo un bel po’ di similitudini audaci (nel senso che è audace metterle in un romanzo): “l’inchino di Carrano fu profondo e fine come il curvarsi di una fiammella sospinta da un colpo di vento”, oppure: "ero asciutta come una conchiglia vuota su una spiaggia d'estate", ed ecco completato il quadro. Si capisce che non mi è piaciuto?

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    Imbarazzante per l’esibizione pornografica dei sentimenti, sbattuti sulla faccia dei lettori con calcolata pruderie, non supportata da una scrittura all’altezza.
    Ferrante usa una storia banale – il tradimento del marito Mario con la giovincella Carla vissuto in modo traumatico dalla moglie ...continua

    Imbarazzante per l’esibizione pornografica dei sentimenti, sbattuti sulla faccia dei lettori con calcolata pruderie, non supportata da una scrittura all’altezza.
    Ferrante usa una storia banale – il tradimento del marito Mario con la giovincella Carla vissuto in modo traumatico dalla moglie Olga – raccontata con gli stilemi del melodramma popolare, per acchiappare lettori. Perché questo deve fare un romanzo: tenere lì il lettore, avvinto alla pagina.
    E in letteratura (come in amore e in guerra) tutto è consentito, ma come in amore e in guerra l’amato o il nemico non ti devono sgamare sennò son guai.
    Inizia in modo trattenuto per non spaventare il lettore, con un tono molto simile alle “storie di vita vissuta” che leggevo su Intimissimi e Confidenze quando accompagnavo mia mamma dalla parrucchiera (affondavo il naso nelle riviste, per non farmi beccare ad ascoltare i pettegolezzi allegramente raccontati dalle clienti, con verve narrativa di molto superiore alla Ferrante). Un attacco che anticipa a ogni pie’ sospinto la tragedia emotiva, per passare a un registro narrativo che qualsiasi donna* riconoscerà (per esserci passata, per avere avuto un’amica che ci è passata, per essere stata la moglie, o l’altra, o l’amica della moglie, o dell’altra), verso il quale però non si riesce a provare empatia (io perlomeno non ci riesco: la prenderei a sberle e la trascinerei da un avvocato divorzista: sveglia! Sei nel 2000!).
    A sottolineare la spirale di disperazione e l’incubo in cui precipita (o per strizzare l’occhio alla nascente modo del pornomommy? che all’estero è iniziata prima che da noi e nel 2002 era già trendy) veniamo travolti da una serie di cazzi-culo-figa, e ravanamenti di parti basse abbastanza disgustosi (ci vuole il suo tocco anche per l’erotismo direbbe la signora Arsan) perché del tutto gratuiti. Non nella storia, potrebbero essere congruenti, ma nel contesto narrativo che Ferrante ha messo in piedi. E la giustificazione che il cambio di registro è funzionale all’io narrante che sbarella di brutto (i servizi sociali a Torino nell’estate del 2000 erano dediti ad altro, evidentemente) non regge. La scrittura sbraca, la trama sbraca, e con essa la mia capacità di sopportazione di Olga e del suo delirio di donna mancata (le autocitazioni di Une femme rompue e Anna Karenina, ahimé sono impietose nel raffronto).
    Arrivo alla fine solo per curiosità, Olga si ripiglia, la smette col turpiloquio, si toglie la pinza dal braccio, si cerca un lavoro (che trova con preoccupante velocità per il realismo storico-sociale in cui viviamo, alla faccia dell’essere madre separata con due figli piccoli), reincontra il marito con la giovine amante e lo tratta con trattenuta freddezza. E’ uscita vittoriosa dall’incubo.
    Troppo facile. La scrittura, la storia, lo stile.
    Capisco il successo: è facile facile, e quando si parla di “pancia” è il lettore che ci deve mettere la testa, ma tanto clamore mi sembra un po’ come la riscoperta e glorificazione dei film di Fenech-Banfi

    ha scritto il 

  • 3

    Qui non è più Napoli ma Torino. Ma l’atmosfera intima non cambia molto.
    Una grande padronanza nel far coincidere la scrittura con la situazione narrata. Estremo, sgradevole, spesso fastidioso, fa spesso venir voglia di prendere a schiaffi la protagonista. Ma contiene anche alcuni grandi squ ...continua

    Qui non è più Napoli ma Torino. Ma l’atmosfera intima non cambia molto.
    Una grande padronanza nel far coincidere la scrittura con la situazione narrata. Estremo, sgradevole, spesso fastidioso, fa spesso venir voglia di prendere a schiaffi la protagonista. Ma contiene anche alcuni grandi squarci di verità.

    ha scritto il 

  • 0

    "Esistere è questo, pensai, un sussulto di gioia, una fitta di dolore, un piacere intenso, vene che pulsano sotto la pelle, non c'è nient'altro di vero da raccontare."

    ha scritto il 

  • 0

    Quello che a mio avviso frega la Ferrante (o meglio, quello che a me non piace della Ferrante) è l'eccessiva melodrammaticità con cui narra le sue storie, rischiando a volte il ridicolo. Forse questo tipo di meridionalità può piacere, ma a me ricorda troppo la teatralità di Mario Merola, e non co ...continua

    Quello che a mio avviso frega la Ferrante (o meglio, quello che a me non piace della Ferrante) è l'eccessiva melodrammaticità con cui narra le sue storie, rischiando a volte il ridicolo. Forse questo tipo di meridionalità può piacere, ma a me ricorda troppo la teatralità di Mario Merola, e non convince.
    In questo romanzo viene per fortuna in soccorso il fiato narrativo, a volte talmente incalzante da rendere alcune pagine (vedi la morte del cane) davvero belle.

    ha scritto il 

  • 1

    mi sono fatta risarcire

    Ho avuto voglua di schiaffeggiare la protagonista dalla terza riga all'ultima sillaba. Irritante. La scrittura non è malvagia, è proprio la trama (o la mancanza di una storia) e le lagne insopportabili della protagonista a far venire l'orticaria.

    ha scritto il 

  • 5

    "Non sappiamo niente delle persone, nemmeno di quelle con cui condividiamo tutto."

    Con quale criterio attribuisco le stelle a un libro letto?
    Bellezza del "copione", apprezzamento dello stile di scrittura, riflessioni portate in dote dalla storia, ma soprattutto le emozioni suscitate.
    In questo senso mi sento di dare cinque stelle a questo libro, divorato come un p ...continua

    Con quale criterio attribuisco le stelle a un libro letto?
    Bellezza del "copione", apprezzamento dello stile di scrittura, riflessioni portate in dote dalla storia, ma soprattutto le emozioni suscitate.
    In questo senso mi sento di dare cinque stelle a questo libro, divorato come un panino (un po' indigesto).

    Mi avevano detto che era un libro altamente da evitare, e in un certo senso è così perché parla di un viaggio all'inferno.
    E' peggio di un film dell'orrore e, in quanto donna, mi è impossibile non immedesimarmi e nello stesso tempo non desiderare di mettere distanza fra me, la mia esperienza, e il viaggio da incubo percorso dalla protagonista.

    Olga non vive un evento traumatico come la separazione dal marito (che figura ripugnante...la personificazione dell'Assenza emotiva e fisica) in un modo forse tipico, cioè denigrandosi e annichilendosi in ogni modo, ma si spinge molto più in là nella sua ossessione: arriva a perdere il contatto con ciò che è reale, ciò che continua a vivere nonostante la sua morte interiore e chiede di essere guardato, accudito, amato. I figli e il suo cane diventano fantasmi nella sua mente allucinata e rischiano la vita. Ho trovato questo aspetto sconvolgente e mentre leggevo mi obbligavo a guardarmi intorno e fare il conto delle gioie della mia vita.

    La prima parte è veramente terribile mentre la seconda, dove Olga affronta la difficilissima risalita dal girone degli Abbandonati, dà la possibilità di respirare.

    Riporto quella che ritengo la frase più bella del libro, che sintetizza il viaggio di ogni persona che ritrova la sua interezza dopo che è stata la metà di qualcuno per un po' di tempo. La curiosità di capire: cosa è rimasto di sé una volta che ci si è disintossicati l'anima da quella presenza? La risposta a questa domanda, mi auguro (ti auguro), deve essere una scoperta meravigliosa.

    "Non gli spiegai che volevo cancellarmelo del tutto dal corpo, tirar via da me anche quei lati suoi che, per una sorta di pregiudizio positivo o per connivenza, non ero mai stata capace di vedere. Gli tacqui che volevo sottrarmi al risucchio della sua voce, delle sue formule verbali, dei suoi modi, del suo sentimento del mondo. Volevo essere io, se ancora quella formula aveva un senso. O almeno volevo vedere cosa restava di me, una volta tolto lui."

    ha scritto il 

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