I giorni dell'abbandono

Di

Editore: E/O (Tascabili)

3.6
(1388)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 228 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Olandese , Greco

Isbn-10: 8876418563 | Isbn-13: 9788876418563 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
Una donna ancora giovane, serena e appagata, tutt'altro che inattiva nel cerchio sicuro della famiglia, viene abbandonata all'improvviso dal marito e precipita in un gorgo scuro e antico. Rimasta con i due figli e il cane, profondamente segnata dal dolore e dall'umiliazione, Olga, dalla tranquilla Torino dove si è trasferita da qualche anno, è risucchiata tra i fantasmi della sua infanzia napoletana, che si impossessano del presente e la chiudono in una allenata e intermittente percezione di sé. Comincia a questo punto una caduta rovinosa che mozza il respiro, un racconto che cattura e trascina fino al fondo più nero, più dolente dell'esperienza femminile.
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  • 4

    Un romanzo che avevo bisogno di leggere in questo momento, ma che proprio per questo è stato tanto faticoso terminare. L'abbandono del titolo va più a fondo della superficie del rapporto matrimoniale ...continua

    Un romanzo che avevo bisogno di leggere in questo momento, ma che proprio per questo è stato tanto faticoso terminare. L'abbandono del titolo va più a fondo della superficie del rapporto matrimoniale sfaldato che imposta la trama, il libro è il ritratto di una coscienza che rilascia gli argini, dilaga, si ricompone diversa, come accade dopo gli eventi traumatici della vita. E la Ferrante, come sempre, lo narra splendidamente.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    "La compattezza delle cose è affidata a volte a elementi fastidiosi che sembrano disturbarne la coesione"

    Questo libro incolla il lettore alla pagina con la violenza delle parole e lo obbliga a leggere tutto d'un fiato. Non si tratta di una letturina facile e piacevole, può arrivare a turbare, quantomeno ...continua

    Questo libro incolla il lettore alla pagina con la violenza delle parole e lo obbliga a leggere tutto d'un fiato. Non si tratta di una letturina facile e piacevole, può arrivare a turbare, quantomeno disturbare o irritare, ma di certo non è di quelle letture che si riesce ad abbandonare facilmente, ed in questo la Ferrante si dimostra ancora una volta brava. Stessi ingredienti della tetralogia: Torino, Napoli, una scrittrice o aspirante tale, il femminismo, uomini che ci fanno una figura balorda - ma il tutto a tinte ancora più forti.
    L'abbandono giunge inizialmente inspiegabile e ineluttabile come la metamorfosi di Gregorio Samsa, arriva e basta. E dunque il libro è la storia di una nevrosi, di un intorpidimento dei sensi e del senno; storia dell'esaurimento nervoso conseguente all'abbandono, dell'annaspare angoscioso che invece di fare restare a galla fa affondare ancora di più; e infine della risalita di una china tanto difficile quanto scontata - scontata non tanto nella realtà quanto nella letteratura, non si potrebbe scrivere una roba del genere senza poi dare al lettore un minimo conforto. Quasi geniale la figura del violoncellista, la Ferrante denota anche in questo personaggio apparentemente banale una sensibilità fuori dal comune.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi è piaciuto: Ferrante descrive magistralmente l'inferno attraversato da Olga, il suo volersi abbandonare solo e a nient'altro che al suo dolore.... Pensare che, anni fa, avevo visto il film e non m ...continua

    Mi è piaciuto: Ferrante descrive magistralmente l'inferno attraversato da Olga, il suo volersi abbandonare solo e a nient'altro che al suo dolore.... Pensare che, anni fa, avevo visto il film e non mi era piaciuto!

    ha scritto il 

  • 3

    "Sebbene la relazione si sfrangi e poi cessi, essa continua ad agire per vie segrete, non muore, non vuole morire."

    Il racconto dettagliato di una discesa agli inferi. Gli inferi del nostro io ferito, abbandonato e amareggiato. A tratti percepisci le palpitazioni di questa donna abbandonata dal marito. Ne percepisc ...continua

    Il racconto dettagliato di una discesa agli inferi. Gli inferi del nostro io ferito, abbandonato e amareggiato. A tratti percepisci le palpitazioni di questa donna abbandonata dal marito. Ne percepisci il dolore lancinante. Forte e cruda come solo la vita reale, e non quella romanzata, sa essere.

    ha scritto il 

  • 0

    Avevo molte aspettative nei confronti di questa scrittrice, napoletana come me sia per le tematiche che per la scrittura ( ricordo il bellissimo film L'amore molesto di Martone, tratto dal suo romanzo ...continua

    Avevo molte aspettative nei confronti di questa scrittrice, napoletana come me sia per le tematiche che per la scrittura ( ricordo il bellissimo film L'amore molesto di Martone, tratto dal suo romanzo ). La scrittura è bella, densa, corposa ma mi hanno deluso il tono e l'atmosfera. Il primo è melodrammatico, a volte addirittura lontano dalla sensibilità femminile. La seconda è greve, soffocante quasi...la donna della Ferrante non è la mia: a tratti volutamente alienata da se stessa, dai suoi stessi figli, quasi che il colore della sua esistenza fosse dato da quel marito ora assente e forse mai stata davvero presente. Olga si è ritagliata un'identità succedanea come le donne ormai non credo saprebbero più fare e si è alienata da se stessa.

    ha scritto il 

  • 4

    Era da circa un anno che ci giravo intorno. Elena Ferrante, il caso letterario, solleticava la mia scimmiesca curiosità. Alla vicina Lisa e alla sua recensione va il merito di avermi spinto a rompere ...continua

    Era da circa un anno che ci giravo intorno. Elena Ferrante, il caso letterario, solleticava la mia scimmiesca curiosità. Alla vicina Lisa e alla sua recensione va il merito di avermi spinto a rompere anche gli ultimi indugi.
    Così mi sono ritrovato "I giorni dell'abbandono" tra le mani.
    Così ho ritrovato tra le pagine di un libro un dolore vissuto ventisette anni fa.

    Il dolore per l'abbandono porta a
    vivere un'esperienza metafisica. Si entra in una dimensione dove esiste solo il delirio della mente e il dolore. È un viaggio dal quale si torna trasformati. A volte non si torna affatto.

    Per vivere è necessario credere in qualcosa. Ma qualcosa accade. Se accade, il credo si frantuma. Come la bottiglia di vino in una delle scene iniziali. Non resta che bere le schegge di vetro, invece di un liquido nero che ottenebra. E ridursi l'anima a brandelli.
    Così s'impara che ci sono solo due ruoli possibili: vittima o carnefice.
    Col tempo ho imparato che carnefice non si può essere solo per nascita. Basta lacerarsi l'anima una volta di troppo per perderla. Il cinismo viene da se, come fosse una diretta conseguenza.

    Questo è stato il mio primo libro della Ferrante. Sicuramente non sarà l'ultimo.

    ha scritto il 

  • 0

    "- Non sono capace di sostituzioni".

    ho sempre avuto il gusto dell'incipit.
    da ragazzo, nella libreria della signora pina, prendevo su i libri, li aprivo, ne leggevo l'inizio, decidevo di comperarli.
    ...continua

    "- Non sono capace di sostituzioni".

    ho sempre avuto il gusto dell'incipit.
    da ragazzo, nella libreria della signora pina, prendevo su i libri, li aprivo, ne leggevo l'inizio, decidevo di comperarli.
    [per poi scoprire, a volte, che il resto del libro faceva amaramente cagare].
    igda è un romanzo/confessione, scritto in prima persona, che inizia così:
    "Un pomeriggio d'aprile, subito dopo pranzo, mio marito mi annunciò che voleva lasciarmi".
    preso e catapultato nel centro della storia, senza preamboli.
    se lo avessi letto dalla signora pina sarei andato subito alla cassa.

    cento pagine lette faticando, come scalare un muro a mani nude.
    perché ci sono tante miserie, piccolezze, egoismi, pensieri sbagliati. c'è tanto dolore, dolore, dolore. c'è follia.
    la ferrante scrive con precisione. alterna periodi lunghissimi a frasi immediate, ti cambia il ritmo del respiro in continuazione.
    utilizza un vocabolario ricco, anche ricercato, che non si limita solo agli aggettivi [non leggevo il verbo almanaccare dai tempi del liceo].

    essere abbandonati è la paura più grande di ogni bambino.
    [non chiudete mai i vostri figli nello sgabuzzino, non ditegli mai che non li volete più. qualunque cosa abbiano fatto].
    olga viene abbandonata da mario, marito dal quale dipende non solo economicamente.
    il mario che ci viene raccontato da olga è un uomo di metallo [lui, molto più della città in cui abitano], incapace di emozioni che non riguardino lui stesso. per essere un marito gli manca almeno una consonante.
    mario decide e agisce. esce di casa all'improvviso, senza una spiegazione, senza salutare, da vigliacco.
    lei si blocca. non riesce più a fare fronte alle cose pratiche, banali, di tutti i giorni. quelle che erano, fin dall'inizio del matrimonio, demandate a lei. annullato il suo ruolo di moglie [e di figlia], non riesce più a fare nemmeno la mamma, a cucinare, ad aprire la porta, a ricordarsi le cose da fare e quelle fatte. è ossessionata dai pensieri sul corpo e cerca una catarsi nell'osceno, prima orale, poi fisico.
    per lei non esiste più niente, le altre persone non esistono più, esiste solo l'assenza di mario e tutti i fantasmi del passato che evoca.
    privata del presente e del futuro, olga vive su un'isola dove c'è spazio solo per lei e per la sua sofferenza.
    forse per sopravvivere è necessario diventare [essere] egoisti.

    è un libro molto bello, non leggetelo.

    "Esistere è questo, pensai, un sussulto di gioia, una fitta di dolore, un piacere intenso, vene che pulsano sotto la pelle, non c'è nient'altro di vero da raccontare".

    ha scritto il 

  • 4

    Olga, una donna di 36 anni bella e con due figli, viene improvvisamente lasciata dal marito Mario, ingegnere di mezza età, per una ragazza di appena vent’anni nonostante il loro bel rapporto. Il motiv ...continua

    Olga, una donna di 36 anni bella e con due figli, viene improvvisamente lasciata dal marito Mario, ingegnere di mezza età, per una ragazza di appena vent’anni nonostante il loro bel rapporto. Il motivo, un vuoto di senso. E sul vuoto di senso è costruito tutto il romanzo. Cos’è un vuoto di senso: una cosa che non si crea non si distrugge, si tampona con un corpo, in maniera del tutto provvisoria e si trasmette come una maledizione. Olga ci parla infatti in prima persona del suo vuoto di senso che è il riflesso del vuoto di senso di Mario: riflesso ma amplificato come se Olga fosse uno specchio di Mario. Il vuoto di Olga viene descritto come assenza: assenza di attenzione, vuoti di memoria, fatica a fare le solite cose, sonno. La vita di Olga prima resa felice dall’affetto per il marito e per i figli viene svuotata di questo sentimento e nella sua assenza si insinua la follia, Olga si avvicina al confine con la follia senza però varcarlo. Questo avvicinarsi è descritto come uno svuotamento di spirito nella vita di Olga che viene riempita di materia. I figli e il cane diventano materia: feci, escrementi, vomito. Il linguaggio e il pensiero di Olga vengono stravolti come se Olga fosse posseduta e ci sono pagine di pensieri e di parole oscene, decisamente oscene. Lo scopo di Elena è quello di rendere la follia e l’avvicinarsi del famoso confine ma in realtà l’overdose di osceno non raggiunge questo scopo e io avrei tagliato diverse pagine, soprattutto i pensieri. Più i pensieri che le parole sguaiate, essendo il linguaggio sguaiato sintomo indicativo di depressione. Ma tutti quei pensieri sono troppi e poco femminili.
    L’incipit, come tutti gli incipit di Elena è bellissimo. Sembra di entrare nella storia di corsa inseguendo il bianconiglio e ci si ritrova improvvisamente nel mondo di Elena. Mario, il marito, resta sullo sfondo e è descritto con poche pennellate che ne danno un ritratto molto efficace. Un uomo a volte grigio a volte molto divertente, un uomo a corrente alternata. Ma proprio in un momento in cui la corrente manca, cioè nel momento del vuoto di senso, Mario lascia la famiglia e mette il corpo di Carla a chiudere la falla di senso. Illumina cioè il vuoto assoluto con il cerino dell’emozione legata alla seduzione della ragazza, cerino che brucerà velocemente lasciando Mario al punto di partenza, cioè alla ricerca di un nuovo corpo che funga da provvisorio tappo. Olga, nel suo vuoto di senso, anche lei si ritrova nella stessa situazione come se venisse inglobata e convertita alla stessa filosofia di vita di Mario pur disprezzando Mario per aver usato il cerino dell’emozione. Olga si sceglie Carrano, il musicista come compagno, un uomo sensibile con cui illuminare il suo vuoto. Usa il fiammifero del sentimento invece del cerino dell’emozione pur nella consapevolezza della stessa provvisorietà della soluzione. Il vuoto d senso, viene naturalmente trasmesso anche ai figli in una reazione a catena.
    Mario, viene descritto dagli amici benpensanti di lui alla moglie Olga come opportunista e voltagabbana, anche se con molte qualità. Ora l’essere opportunista non è una sua caratteristica genetica ma è anche quella una conseguenza del vuoto di senso che porta all’adesione alla filosofia di vita dell’effimero, che ha come conseguenza inevitabile l’essere opportunista e voltagabbana. Come dice Elena/Olga ci sono tante persone che conducono la loro vita tranquilla e dormono per cui non sono soggette a dolorosi vuoti di senso. Ma nel caso che uno ci fosse soggetto, le due possibili soluzioni sono l’adesione all’effimero, il vivere l’attimo che comporta un egoismo vorace e cieco (quello di chi sta annegando che per tirare il respiro tira sott’acqua chi gli si avvicina) o puntare al trascendente. L’egoismo è una conseguenza del sistema scelto di auto-salvataggio e non una caratteristica a priori dell’individuo-Mario. L’alternativa di scelta sarebbe quella di dare un senso trascendente alla propria vita legandola a un’idea di bene non a intermittenza. Sembrerebbe una scelta irrazionale, rispetto all’altra supportata dai cinque sensi, ma bisogna considerare che i cinque sensi non spiegano in nessun modo la vita e la morte (passaggio da materia organica a organica-vivente).
    La parte finale del romanzo è molto bella.

    ha scritto il 

  • 3

    C'è il libro in sé e il libro alla luce de L'amica geniale.
    Il libro in sé è la storia di una donna che viene abbandonata dal marito e che si abbandona ai sentimenti, ai pensieri e alle azioni peggior ...continua

    C'è il libro in sé e il libro alla luce de L'amica geniale.
    Il libro in sé è la storia di una donna che viene abbandonata dal marito e che si abbandona ai sentimenti, ai pensieri e alle azioni peggiori. Ho visto persone ossessionate come Olga e ho trovato credibile il suo passare da un estremo all'altro, dal tentativo di un comportamento razionale all'aggredire il marito per strada. Credibile però non significa piacevole, infatti viene una gran voglia di prenderla a schiaffi, tramortirla e portarle via bambini e cane.
    Il libro alla luce de L'amica geniale è impossibile non metterlo a confronto notando tutte le somiglianze: una donna napoletana che vive a Torino, la paura di diventare come qualcuno della propria infanzia (lì la madre zoppicante, qui la «poverella»), le espressioni con cui si fissa (lì la «smarginatura», qui il vuoto di senso) e così via.
    Ho letto su un forum che gli editori adesso stanno cercando la nuova Elena Ferrante, «quella della saga di successo, non quella che non si filava nessuno dieci anni fa». Che significa? I giorni del'abbandono fornisce la risposta: è un libro per stile e dettagli non molto diverso da L'amica geniale, però — per citare le prime cose che mi vengono in mente — è troppo volgare per il gusto del lettore medio e manca l'Italia del rione per il gusto del lettore internazionale.
    È un libro accettabile che nel suo voler ritrarre da cima a fondo la vita sconvolta di una donna lasciata è più i lettori che allontana schifati che quelli che si tiene con sé.

    ha scritto il 

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