I giorni dell'abbandono

Di

Editore: E/O (Tascabili)

3.6
(1396)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 228 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Olandese , Greco

Isbn-10: 8876418563 | Isbn-13: 9788876418563 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
Una donna ancora giovane, serena e appagata, tutt'altro che inattiva nel cerchio sicuro della famiglia, viene abbandonata all'improvviso dal marito e precipita in un gorgo scuro e antico. Rimasta con i due figli e il cane, profondamente segnata dal dolore e dall'umiliazione, Olga, dalla tranquilla Torino dove si è trasferita da qualche anno, è risucchiata tra i fantasmi della sua infanzia napoletana, che si impossessano del presente e la chiudono in una allenata e intermittente percezione di sé. Comincia a questo punto una caduta rovinosa che mozza il respiro, un racconto che cattura e trascina fino al fondo più nero, più dolente dell'esperienza femminile.
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  • 3

    Quello che a mio avviso frega la Ferrante (o meglio, quello che a me non piace della Ferrante) è l'eccessiva melodrammaticità con cui narra le sue storie, rischiando a volte il ridicolo. Forse questo ...continua

    Quello che a mio avviso frega la Ferrante (o meglio, quello che a me non piace della Ferrante) è l'eccessiva melodrammaticità con cui narra le sue storie, rischiando a volte il ridicolo. Forse questo tipo di meridionalità può piacere, ma a me ricorda troppo la teatralità di Mario Merola, e non convince. In questo romanzo viene per fortuna in soccorso il ritmo narrativo, talmente incalzante da rendere alcune pagine (vedi la morte del cane) davvero belle.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo che avevo bisogno di leggere in questo momento, ma che proprio per questo è stato tanto faticoso terminare. L'abbandono del titolo va più a fondo della superficie del rapporto matrimoniale ...continua

    Un romanzo che avevo bisogno di leggere in questo momento, ma che proprio per questo è stato tanto faticoso terminare. L'abbandono del titolo va più a fondo della superficie del rapporto matrimoniale sfaldato che imposta la trama, il libro è il ritratto di una coscienza che rilascia gli argini, dilaga, si ricompone diversa, come accade dopo gli eventi traumatici della vita. E la Ferrante, come sempre, lo narra splendidamente.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    "La compattezza delle cose è affidata a volte a elementi fastidiosi che sembrano disturbarne la coesione"

    Questo libro incolla il lettore alla pagina con la violenza delle parole e lo obbliga a leggere tutto d'un fiato. Non si tratta di una letturina facile e piacevole, può arrivare a turbare, quantomeno ...continua

    Questo libro incolla il lettore alla pagina con la violenza delle parole e lo obbliga a leggere tutto d'un fiato. Non si tratta di una letturina facile e piacevole, può arrivare a turbare, quantomeno disturbare o irritare, ma di certo non è di quelle letture che si riesce ad abbandonare facilmente, ed in questo la Ferrante si dimostra ancora una volta brava. Stessi ingredienti della tetralogia: Torino, Napoli, una scrittrice o aspirante tale, il femminismo, uomini che ci fanno una figura balorda - ma il tutto a tinte ancora più forti.
    L'abbandono giunge inizialmente inspiegabile e ineluttabile come la metamorfosi di Gregorio Samsa, arriva e basta. E dunque il libro è la storia di una nevrosi, di un intorpidimento dei sensi e del senno; storia dell'esaurimento nervoso conseguente all'abbandono, dell'annaspare angoscioso che invece di fare restare a galla fa affondare ancora di più; e infine della risalita di una china tanto difficile quanto scontata - scontata non tanto nella realtà quanto nella letteratura, non si potrebbe scrivere una roba del genere senza poi dare al lettore un minimo conforto. Quasi geniale la figura del violoncellista, la Ferrante denota anche in questo personaggio apparentemente banale una sensibilità fuori dal comune.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi è piaciuto: Ferrante descrive magistralmente l'inferno attraversato da Olga, il suo volersi abbandonare solo e a nient'altro che al suo dolore.... Pensare che, anni fa, avevo visto il film e non m ...continua

    Mi è piaciuto: Ferrante descrive magistralmente l'inferno attraversato da Olga, il suo volersi abbandonare solo e a nient'altro che al suo dolore.... Pensare che, anni fa, avevo visto il film e non mi era piaciuto!

    ha scritto il 

  • 3

    "Sebbene la relazione si sfrangi e poi cessi, essa continua ad agire per vie segrete, non muore, non vuole morire."

    Il racconto dettagliato di una discesa agli inferi. Gli inferi del nostro io ferito, abbandonato e amareggiato. A tratti percepisci le palpitazioni di questa donna abbandonata dal marito. Ne percepisc ...continua

    Il racconto dettagliato di una discesa agli inferi. Gli inferi del nostro io ferito, abbandonato e amareggiato. A tratti percepisci le palpitazioni di questa donna abbandonata dal marito. Ne percepisci il dolore lancinante. Forte e cruda come solo la vita reale, e non quella romanzata, sa essere.

    ha scritto il 

  • 0

    Avevo molte aspettative nei confronti di questa scrittrice, napoletana come me sia per le tematiche che per la scrittura ( ricordo il bellissimo film L'amore molesto di Martone, tratto dal suo romanzo ...continua

    Avevo molte aspettative nei confronti di questa scrittrice, napoletana come me sia per le tematiche che per la scrittura ( ricordo il bellissimo film L'amore molesto di Martone, tratto dal suo romanzo ). La scrittura è bella, densa, corposa ma mi hanno deluso il tono e l'atmosfera. Il primo è melodrammatico, a volte addirittura lontano dalla sensibilità femminile. La seconda è greve, soffocante quasi...la donna della Ferrante non è la mia: a tratti volutamente alienata da se stessa, dai suoi stessi figli, quasi che il colore della sua esistenza fosse dato da quel marito ora assente e forse mai stata davvero presente. Olga si è ritagliata un'identità succedanea come le donne ormai non credo saprebbero più fare e si è alienata da se stessa.

    ha scritto il 

  • 4

    Era da circa un anno che ci giravo intorno. Elena Ferrante, il caso letterario, solleticava la mia scimmiesca curiosità. Alla vicina Lisa e alla sua recensione va il merito di avermi spinto a rompere ...continua

    Era da circa un anno che ci giravo intorno. Elena Ferrante, il caso letterario, solleticava la mia scimmiesca curiosità. Alla vicina Lisa e alla sua recensione va il merito di avermi spinto a rompere anche gli ultimi indugi.
    Così mi sono ritrovato "I giorni dell'abbandono" tra le mani.
    Così ho ritrovato tra le pagine di un libro un dolore vissuto ventisette anni fa.

    Il dolore per l'abbandono porta a
    vivere un'esperienza metafisica. Si entra in una dimensione dove esiste solo il delirio della mente e il dolore. È un viaggio dal quale si torna trasformati. A volte non si torna affatto.

    Per vivere è necessario credere in qualcosa. Ma qualcosa accade. Se accade, il credo si frantuma. Come la bottiglia di vino in una delle scene iniziali. Non resta che bere le schegge di vetro, invece di un liquido nero che ottenebra. E ridursi l'anima a brandelli.
    Così s'impara che ci sono solo due ruoli possibili: vittima o carnefice.
    Col tempo ho imparato che carnefice non si può essere solo per nascita. Basta lacerarsi l'anima una volta di troppo per perderla. Il cinismo viene da se, come fosse una diretta conseguenza.

    Questo è stato il mio primo libro della Ferrante. Sicuramente non sarà l'ultimo.

    ha scritto il 

  • 0

    "- Non sono capace di sostituzioni".

    ho sempre avuto il gusto dell'incipit.
    da ragazzo, nella libreria della signora pina, prendevo su i libri, li aprivo, ne leggevo l'inizio, decidevo di comperarli.
    ...continua

    "- Non sono capace di sostituzioni".

    ho sempre avuto il gusto dell'incipit.
    da ragazzo, nella libreria della signora pina, prendevo su i libri, li aprivo, ne leggevo l'inizio, decidevo di comperarli.
    [per poi scoprire, a volte, che il resto del libro faceva amaramente cagare].
    igda è un romanzo/confessione, scritto in prima persona, che inizia così:
    "Un pomeriggio d'aprile, subito dopo pranzo, mio marito mi annunciò che voleva lasciarmi".
    preso e catapultato nel centro della storia, senza preamboli.
    se lo avessi letto dalla signora pina sarei andato subito alla cassa.

    cento pagine lette faticando, come scalare un muro a mani nude.
    perché ci sono tante miserie, piccolezze, egoismi, pensieri sbagliati. c'è tanto dolore, dolore, dolore. c'è follia.
    la ferrante scrive con precisione. alterna periodi lunghissimi a frasi immediate, ti cambia il ritmo del respiro in continuazione.
    utilizza un vocabolario ricco, anche ricercato, che non si limita solo agli aggettivi [non leggevo il verbo almanaccare dai tempi del liceo].

    essere abbandonati è la paura più grande di ogni bambino.
    [non chiudete mai i vostri figli nello sgabuzzino, non ditegli mai che non li volete più. qualunque cosa abbiano fatto].
    olga viene abbandonata da mario, marito dal quale dipende non solo economicamente.
    il mario che ci viene raccontato da olga è un uomo di metallo [lui, molto più della città in cui abitano], incapace di emozioni che non riguardino lui stesso. per essere un marito gli manca almeno una consonante.
    mario decide e agisce. esce di casa all'improvviso, senza una spiegazione, senza salutare, da vigliacco.
    lei si blocca. non riesce più a fare fronte alle cose pratiche, banali, di tutti i giorni. quelle che erano, fin dall'inizio del matrimonio, demandate a lei. annullato il suo ruolo di moglie [e di figlia], non riesce più a fare nemmeno la mamma, a cucinare, ad aprire la porta, a ricordarsi le cose da fare e quelle fatte. è ossessionata dai pensieri sul corpo e cerca una catarsi nell'osceno, prima orale, poi fisico.
    per lei non esiste più niente, le altre persone non esistono più, esiste solo l'assenza di mario e tutti i fantasmi del passato che evoca.
    privata del presente e del futuro, olga vive su un'isola dove c'è spazio solo per lei e per la sua sofferenza.
    forse per sopravvivere è necessario diventare [essere] egoisti.

    è un libro molto bello, non leggetelo.

    "Esistere è questo, pensai, un sussulto di gioia, una fitta di dolore, un piacere intenso, vene che pulsano sotto la pelle, non c'è nient'altro di vero da raccontare".

    ha scritto il 

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