I giorni dell'abbandono

Di

Editore: E/O (Tascabili)

3.6
(1482)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 228 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Olandese , Greco

Isbn-10: 8876418563 | Isbn-13: 9788876418563 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
Una donna ancora giovane, serena e appagata, tutt'altro che inattiva nel cerchio sicuro della famiglia, viene abbandonata all'improvviso dal marito e precipita in un gorgo scuro e antico. Rimasta con i due figli e il cane, profondamente segnata dal dolore e dall'umiliazione, Olga, dalla tranquilla Torino dove si è trasferita da qualche anno, è risucchiata tra i fantasmi della sua infanzia napoletana, che si impossessano del presente e la chiudono in una allenata e intermittente percezione di sé. Comincia a questo punto una caduta rovinosa che mozza il respiro, un racconto che cattura e trascina fino al fondo più nero, più dolente dell'esperienza femminile.
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  • 4

    Questo libro rappresenta il percorso di rinascita di una donna abbandonata dal marito.
    Ho provato forte empatia per la protagonista, forse perché nella mia vita ho subito una simile situazione sentime ...continua

    Questo libro rappresenta il percorso di rinascita di una donna abbandonata dal marito.
    Ho provato forte empatia per la protagonista, forse perché nella mia vita ho subito una simile situazione sentimentale...

    ha scritto il 

  • 4

    Bello

    Devo deludere i suoi detrattori, perché a me il libro è piaciuto. Uno scavo coraggioso nell'animo di una donna abbandonata, che smette di volere bene ai figli e al cane di una vita. E una risalita non ...continua

    Devo deludere i suoi detrattori, perché a me il libro è piaciuto. Uno scavo coraggioso nell'animo di una donna abbandonata, che smette di volere bene ai figli e al cane di una vita. E una risalita non scontata...
    Non lo reputo volgare, perché le parolacce furiose, solo alle volte forzate, rappresentano perfettamente il punto di arrivo della disperazione. Stessa cosa per le oscenità: sono scandagliate con occhio critico, non sono pezzi meramente pornografici. È che ne parla una donna e a molte, forse, dà fastidio...

    ha scritto il 

  • 1

    le prime 50 pagine passabili, poi volgarità gratuita e insensata a palate (ricorda tanto i bambini che dicono parolacce solo per fare un dispetto ai genitori) finale piatto e scontato. l'unica nota po ...continua

    le prime 50 pagine passabili, poi volgarità gratuita e insensata a palate (ricorda tanto i bambini che dicono parolacce solo per fare un dispetto ai genitori) finale piatto e scontato. l'unica nota positiva è che il personaggio rappresenta in maniera abbastanza veritiera il disagio di una donna abbandonata

    ha scritto il 

  • 3

    Ho divorato questo libro, due notti appena. Dei risvegli viscosi e affannati, quasi soffocanti. Dopo averlo chiuso sento quella complicità femminile che ci lega empiricamente ad esperienze che sembran ...continua

    Ho divorato questo libro, due notti appena. Dei risvegli viscosi e affannati, quasi soffocanti. Dopo averlo chiuso sento quella complicità femminile che ci lega empiricamente ad esperienze che sembrano tessute nel nostro Dna. L'abbandono prima o poi capita a tutte, lo si affronta, si impazzisce, si guarisce e si va avanti.

    ha scritto il 

  • 5

    “Perché ti sei messa questa pinza sul braccio?”
    Mi riscossi, vidi la pinza, me ne ero dimenticata. La piccola sofferenza che mi causava era diventata parte costitutiva della carne. Inutile, cioè. La s
    ...continua

    “Perché ti sei messa questa pinza sul braccio?”
    Mi riscossi, vidi la pinza, me ne ero dimenticata. La piccola sofferenza che mi causava era diventata parte costitutiva della carne. Inutile, cioè. La staccai, l’abbandonai sul pavimento.
    “Mi serve per ricordare. Oggi è una giornata che mi passa tutto di mente, non so come fare”.
    “Ti aiuto io”.
    “Sul serio?”
    Mi sollevai, presi dalla scrivania un tagliacarte di metallo.
    “Tieni questo” le dissi, “e se vedi che mi distraggo, pungimi”.
    La bambina prese il tagliacarte e mi guardò con attenzione.
    “Come faccio a sapere se ti distrai?”
    “Te ne accorgi. Una persona distratta è una persona che non sente gli odori, non sente le parole, non sente niente”.
    Mi mostrò il tagliacarte.
    “E se non senti nemmeno questo?”
    “Mi pungi finché non lo sento. Ora vieni”.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    L'abbandono di Olga

    Dopo aver letto il ciclo de L'amica geniale, e La figlia oscura, mi cimento anche con questo suo romanzo. La sua scrittura traspare da tutte le pagine, i termini a cui lei ci ha abituato (sfrangiarsi, ...continua

    Dopo aver letto il ciclo de L'amica geniale, e La figlia oscura, mi cimento anche con questo suo romanzo. La sua scrittura traspare da tutte le pagine, i termini a cui lei ci ha abituato (sfrangiarsi, frantumaglia, le lodi) ritornano con frequenza. A volte la lettura è difficile, si viene trascinati nell'apatia e quasi nella pazzia di Olga, che teme di diventare come la Poverella della sua infanzia, e ha bisogno di chiedere aiuto alla figlia Ilaria perché la punga e la mantenga in contatto con la realtà. Alcune pagine sono dolorose (la morte del cane Otto), altre nude e crude (l'incontro sessuale con Carrano), altre tagliate in fretta e furia (il finale), ma nel complesso l'ho trovato un buon romanzo.

    ha scritto il 

  • 4

    Chi si somiglia si piglia

    Forse io e Olga ci assomigliamo in certe reazioni. Percio' la sua prima reazione di fronte all'abbandono mi ha talmente preso da provare empatia, solidarieta', comprensione, immedesimazione. Ma poi le ...continua

    Forse io e Olga ci assomigliamo in certe reazioni. Percio' la sua prima reazione di fronte all'abbandono mi ha talmente preso da provare empatia, solidarieta', comprensione, immedesimazione. Ma poi lentamente ho preso le distanze da questa donna che si crogiola nel dolore, che si dimentica di se' e degli altri, in una apatia che diventa malsana e malata. E ho odiato Olga. Un libro che suscita sentimenti cosi' forti e' pero' raro. Unica pecca, il finale: troppo debole in un libro cosi' forte.

    ha scritto il 

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