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I giorni dell'abbandono

By Elena Ferrante

(269)

| Mass Market Paperback | 9788876418563

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Book Description

Una donna ancora giovane, serena e appagata, tutt'altro che inattiva nel cerchio sicuro della famiglia, viene abbandonata all'improvviso dal marito e precipita in un gorgo scuro e antico. Rimasta con i due figli e il cane, profondamente segnata dal d Continue

Una donna ancora giovane, serena e appagata, tutt'altro che inattiva nel cerchio sicuro della famiglia, viene abbandonata all'improvviso dal marito e precipita in un gorgo scuro e antico. Rimasta con i due figli e il cane, profondamente segnata dal dolore e dall'umiliazione, Olga, dalla tranquilla Torino dove si è trasferita da qualche anno, è risucchiata tra i fantasmi della sua infanzia napoletana, che si impossessano del presente e la chiudono in una allenata e intermittente percezione di sé. Comincia a questo punto una caduta rovinosa che mozza il respiro, un racconto che cattura e trascina fino al fondo più nero, più dolente dell'esperienza femminile.

211 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    se non mi fossi messa a pensare a tutti i bei libri che avrei potuto leggere al suo posto, alle belle scoperte che avrei potuto fare, alla fatica che avrei potuto risparmiarmi etc etc, a I giorni dell'abbandono avrei dato tre stelle. e invece due, ni ...(continue)

    se non mi fossi messa a pensare a tutti i bei libri che avrei potuto leggere al suo posto, alle belle scoperte che avrei potuto fare, alla fatica che avrei potuto risparmiarmi etc etc, a I giorni dell'abbandono avrei dato tre stelle. e invece due, niente di più di questo.

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    laura said on Aug 10, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Sapevo che non avrei mai dovuto iniziare a leggere la Ferrante. Già il film di alcuni anni fa, L'amore molesto, tratto dalla sua opera prima mi aveva preso. Ma i film si sa sono altro dalle storie scritte da cui vengono tratti e quindi a lungo mi son ...(continue)

    Sapevo che non avrei mai dovuto iniziare a leggere la Ferrante. Già il film di alcuni anni fa, L'amore molesto, tratto dalla sua opera prima mi aveva preso. Ma i film si sa sono altro dalle storie scritte da cui vengono tratti e quindi a lungo mi sono guardata bene dal comprare qualsiasi cosa della Ferrante.
    Poi quest'anno un caro amico lettore appassionanto della Ferrante (o del Ferrante?) mi ha regalato la sua ultima storia e una cara amica ne ha invece scritto qui: http://donnedellarealta.wordpress.com/2014/03/27/la-nap… e allora ho pensato che non potevo più farne a meno ed invece di cominciare dalla fine ho cercato un inizio.
    Non so se fosse l'inizio giusto, ma certo la o il Ferrante mi ha colpito. Una storia di separazione. Una storia della fine di un matrimonio. L'attimo in cui lui va via e tu resti a casa con la vita che pensavi di avere e il figlio/i figli, eventualmente il cane e gli amici.
    Una sospensione temporale terribile nella quale il mondo, la realtà si frantuma come uno specchio.
    I pezzi sono minutissimi e basta un piccolo colpo di vento perchè non sia possibile più ricomporli.
    Ci passi il tempo a cercare i margini che combaciano, ma ormai non ci sono più margini.
    E dopo un tempo più o meno lungo, succede qualcosa, si incontra qualcuno che dice l'unica cosa che andava detta o che fa l'unico gesto muto che andava fatto e allora lo spazio e il tempo cambiano.
    Non è più necessario ricomporre il quadro o lo specchio, si scopre quello che nel tempo di se era andato perduto. Ci si riappropia delle proprie cose dei propri tempi delle proprie modalità. Si trova un nuovo passo che forse in qualche misura era antico e ci si scopre in grado di fare cose insospettabili.
    Ecco di questo momento dal niente al tutto parla la storia che la/il Ferrante scrive con notevole bravura.
    E con una sensibilità tale da lasciare pensare che sia una donna.

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    spalluzza said on Jun 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mamma mia che tristezza mi ha messo questo libro!

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    Magd said on Jun 17, 2014 | Add your feedback

  • 6 people find this helpful

    Cronache del mal d'amore: capitolo II - Tutto quello che "dovreste" sapere sul tradimento e l'abbandono se non lo avete già sperimentato.

    No, il libro non mi è piaciuto.
    Avevo costantemente davanti agli occhi quello spettro della Margherita Buy che braccava un certo Mario in un film che mi sono ricordata di aver visto e che malauguratamente ho realizzato fosse proprio quello tratto da ...(continue)

    No, il libro non mi è piaciuto.
    Avevo costantemente davanti agli occhi quello spettro della Margherita Buy che braccava un certo Mario in un film che mi sono ricordata di aver visto e che malauguratamente ho realizzato fosse proprio quello tratto da questo libro.
    Fortunatamente, se non ricordo male a differenza del film, nel libro ci sono questi sobri passaggi:

    “Mi ero innamorata di Mario, da ragazza, ma avrei potuto innamorarmi di chiunque altro, un corpo a cui finiamo per attribuire chissà quali significati. Un lungo brano di vita insieme, pensi che sia l'unico uomo con cui puoi stare bene, gli attribuisci chissà quali virtù risolutive, invece è solo una canna che emette suoni di falsità, non sai chi è davvero, non lo sa nemmeno lui. Siamo occasioni.
    Consumiamo e perdiamo la vita perché un tale, in tempi lontani, per la voglia di scaricarci dentro il cazzo, è stato gentile, ci ha eletto tra le donne. Scambiamo per chissà quale cortesia rivolta solo a noi il banale desiderio di fottere.
    Amiamo la sua voglia di chiavare, ne siamo così abbagliate da pensare che sia la voglia di chiavare proprio con noi, soltanto con noi.
    Oh sì, lui che è così speciale e che ci ha riconosciute per speciali.
    Le diamo un nome a quella voglia del cazzo, la personalizziamo,
    la chiamiamo amore.
    Al diavolo tutto, che abbaglio, che infondata vellicazione.
    Come una volta ha fottuto con me ora fotte con un'altra, cosa pretendo? Il tempo passa, una va, un'altra viene.[…]

    […] Chissà quali segreti di uomo solo aveva, l'ossessione maschile del sesso forse, il culto fino a tarda età del cazzo. Anche lui sicuramente non vedeva più in là del suo sempre più miserabile fiotto di sperma, era contento solo quando poteva verificare che gli si rizzava ancora, come le foglie morenti di una pianta riarsa che riceve acqua.
    Rozzo coi corpi di donna che gli capitavano, frettoloso, sporco, aveva certamente come unico obiettivo segnare punti come in un poligono, affondare dentro una fica rossa come in un pensiero fisso coronato da cerchi concentrici.
    Meglio se la macchia di peli è giovane e lucida, ah la virtù di un culo sodo.[…]

    […]Cosa mi stava succedendo. Seguivo pedissequamente la prassi dell'autodegradazione, mi ero arresa, non cercavo più di trovare una nuova misura?”

    Ecco cosa suscita una bella cornificazione ed il conseguente abbandono del letto/tetto coniugale in una pacata, ancora innamorata (possibile?), ligia moglie e madre di famiglia quasi quarantenne, scippata del marito, neanche a dirlo, da una ventenne sgallettata... può esistere qualcosa di più 'fastidioso' e meno originale?
    Cronaca da manuale direi...
    Ed ecco che, superato lo stordimento iniziale, l'emaciata Olga, vivaddio, perde il controllo, scatena la sua furia e diventa scurrile, cattiva - una belva: 'ferinità delle femmine'...
    Mi piace osservare (da lontano) le violente metamorfosi del gentil sesso; hanno un che di genuino...
    Diciamo che la succitata, concitata nonché azzeccata analisi psico-comportamentale del maschio, unitamente alla scena di lei che mena il marito per strada e tenta di scuoiare la zoccola, sono le uniche due cose che ho goduto di questo libro per il resto, anche se verosimile, assai deludente, dalla scrittura piuttosto piatta.
    Non sembra la Ferrante de 'L'amore molesto' - altro registro; semmai la comparsa e l'uso modicamente ripetuto del verbo 'lodare', completamente assente nel primo e onnipresente invece nella trilogia de L'amica geniale, può suggerire che, chiunque lei/lui/loro siano, siano gli stessi autori di quest'ultima rispetto alla quale però 'I giorni dell'abbandono' è troppo lineare, prevedibile, ordinario e scolorito.
    Boh... so che a tratti mi sembrava di leggere la patetica Agnes Browne:
    baratri ordinari e ordinarie risalite.

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    AdrianaT. said on Jun 12, 2014 | 3 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Donne alla soglia dei quaranta, astenersi...

    ...sempre che non si sia alla ricerca di disperazione e impotente alienazione.

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    Lucia said on Jun 11, 2014 | 1 feedback

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