I grandi romanzi gotici

Il castello di Otranto - Il monaco - L'italiano o il confessionale dei Penitenti Neri - Frankenstein - Melmoth, l'uomo errante - Il Vampiro

Di ,,,,,

Editore: Newton Compton (Grandi Tascabili Economici. I Mammut, 14)

4.0
(362)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1007 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8854117307 | Isbn-13: 9788854117303 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Diana Bonacossa , Mario Prayer , Gianna Tornabuoni , Paolo Bussagli , Erberto Petoia ; Curatore: Riccardo Reim

Disponibile anche come: Paperback , Altri , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Lugubri castelli infestati da spettri, sinistre apparizioni notturne, giovani eroine preda di indescrivibili orrori, tenebrosi e fatali persecutori, mostri, licantropi, vampiri... Il romanzo "gotico", dal Castle of Otranto di Walpole (1764) al Melmoth di Maturin (1820) - per indicare due libri che, secondo una certa convenzione, segnerebbero gli estremi cronologici del fenomeno - è davvero soltanto questo cupo bric-à-brac di luoghi, personaggi e situazioni? O invece la narrativa gotica, con il suo "sublime del terrore", in reazione al predominio della ragione e del common sense, nasconde angosce e inquietudini che oggi torniamo a sentire sorprendentemente vicine? Attraverso i capolavori dei maestri indiscussi del genere (Horace Walpole, M.G. Lewis, Ann Radcliffe, Mary Shelley, C.R. Maturin, John William Polidori) il lettore è chiamato a esplorare i labirintici sentieri della paura - elemento cardine della Gothic Fiction, e che, come notava D. Punter, "non è semplicemente un tema o un atteggiamento, ma ha anche delle conseguenze in termini di forma, stile e rapporti sociali dei testi" -, a godere, con un brivido di delizia, la caotica, trionfante irruzione del terrore sulla pagina scritta.
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    Il castello di Otranto (**)

    "Il castello di Otranto" di Horace Walpole risale al 1765 ed è probabilmente uno dei primi romanzi gotici della storia.
    La storia è quella della famiglia di Manfredi, prin ...continua

    Il castello di Otranto (**)

    "Il castello di Otranto" di Horace Walpole risale al 1765 ed è probabilmente uno dei primi romanzi gotici della storia.
    La storia è quella della famiglia di Manfredi, principe di Otranto non per diritto bensì per casualità.
    Il suo primogenito, il malaticcio Corrado, dovrebbe sposarsi con Isabella, erede legittima del principato, ma un gigantesco elmo simile a quello della statua del leggendario principe Alfonso cala dal cielo e lo schiaccia.
    Manfredi decide allora di sposare egli stesso Isabella, anche se per fare ciò deve ripudiare sua moglie Ippolita.
    L'elemento gotico si limita alla presenza spettrale del principe Alfonso, che si palesa come una gigantesca armatura che terrorizza i servi del castello.
    Per il resto il romanzo si concentra sulla virtù delle donne della famiglia e sulla cattiveria di Manfredi, finendo per essere un racconto moraleggiante che risente tantissimo della sua epoca.

    Il monaco (*****)

    "The Monk", scritto nel 1796 dall'autore inglese Mathew J. Lewis, suscitò un tale scalpore all'epoca da costringere l'autore a pubblicarne una versione censurata appena due anni dopo.
    Ambientato in Spagna, narra della discesa nel peccato del padre Cappuccino Ambrosio, uomo incline alle passioni più violente e sfrenate che si ammanta della virtù della religione solo per vanità.
    Ci penserà la bella Matilda, la strega, a spingerlo lungo una via fatta di peccati sempre più efferati, fino a un terribile delitto incestuoso.
    Il romanzo è della fine del 1700 e, in quanto tale, ha una cornice di fanciulle svenevoli e baldi cavalieri, ma quello che più conta è lo scoperchiamento del mondo dei conventi e dei monasteri, luoghi solo in apparenza santi e pacifici ma in realtà teatro di superstizioni, vanità, cattiverie, superbie e gelosie.
    Ricorda altre celebri vicende di monaci e suore pazzi, una su tutte quella dei diavoli di Loudun.
    Effettivamente la vita monastica spingeva alla follia, ora come ora ce ne rendiamo conto, e queste sfrenate passioni non nascevano altro che dalla noia e dall'imposizione della castità, ma in età pre-illuministica era il Diavolo a essere identificato come colpevole tentatore e l'uomo debole una marionetta nelle sue mani.
    L'aspetto gotico sta nelle cripte dei conventi e nei lugubri castelli tedeschi infestati da fantasmi.
    Del romanzo esistono diverse versioni successive.
    Ebbe l'apprezzamento di Coleridge e addirittura di De Sade, per dirvi quanto scabroso poteva essere considerato all'epoca un monaco come Ambrosio, preda delle più violente pulsioni, un degno predecessore di Frollo.
    Esistono anche un paio di versioni cinematografiche, la più recente (del 2011) una produzione francese con Vincent Cassel nei panni di Ambrosio.

    L'Italiano (abbandonato)
    "L'Italiliano o Il confessionale dei Penitenti Neri" è un romanzo del 1797 scritto da Ann Radcliffe, un'autrice moglie di un avvocato della cui vita poco si sa.
    Ne ho lette 150 pagine, ma poi ho deciso di abbandonarlo.
    Mentre il precedente romanzo gotico che ho letto, "Il Monaco", pur risentendo di uno stile settecentesco era tutto sommato intrigante, questo Italiano non è riuscito proprio a conquistarmi.
    La vicenda ruota attorno a Vivaldi e a Elena, marchese lui, poveretta lei.
    Lui s'innamora perdutamente di lei (lei invece è piuttosto tiepidina, devo dire) ma la sua famiglia si oppone alle nozze in quanto Elena è di condizione sociale troppo inferiore.
    In particolare la madre di Vivaldi, la Marchesa, decide di affidarsi a un sinistro personaggio, il monaco Schedoni, per sbarazzarsi di Elena.
    Prima la fa rapire e rinchiudere in un convento (e ritroviamo la badessa perfida, personaggio caro ai romanzi dell'epoca), poi, dopo che Vivaldi riesce a salvarla, addirittura i due si accordano per assassinare la fanciulla.
    Così, mentre Elena e Vivaldi stanno finalmente per convolare a nozze, lei viene rapita di nuovo, lui arrestato dall'Inquisizione con l'accusa di aver sequestrato una suora dal suo convento.
    Sono arrivata più o meno qui con la trama. Ho letto il resto su Wikipedia e parrebbbe interessante, ma la scrittura è davvero troppo faticosa.
    Insomma, se i personaggi non si fermassero ogni due righe a godere del paesaggio il romanzo scorrerebbe molto meglio. Ho capito che l'Italia poteva essere bella, sopratutto agli occhi di una borghese settecentesca di Oxford abituata a praterie di pioggia e pecore, ma il ritmo della narrazione ne risente tanto. Tantissimo.
    Vabbè, Valentina, siamo alla fine del '700, che ti aspetti?, direte voi.
    Bah, ho letto altri romanzi dell'epoca e non li ho trovati così faticosi.
    Questo non mi è piaciuto, punto.
    La raccolta di romanzi gotici ora prosegue con Frankestein, e sono sicura che sarà cento, mille volte meglio.

    Frankestein (*****)
    Per capire Frankestein, penso si debba partire da Mary Shelley.
    Mary Godwin Shelley era figlia di William Godwin e di Mary Wollstonecraft, uno dei primi pensatori anarchici lui, autrice della prima dichiarazione della donna lei.
    A sedici anni conosce il poeta Percy Shelley, che già viveva un matrimonio piuttosto infelice.
    I due scappano assieme e si trasferiscono in Italia.
    Nel 1818 Mary dà alle stampe una prima versione di Frankesteina seguito di una vacanza in Svizzera assieme a Lord Byron e Polidori (autore del racconto "Il Vampiro", ispirazione per Dracula).
    Il mostro di Frankestein, assieme al conte Dracula e all'Uomo Lupo, è il mostro per antanomasia, ripreso in tutte le salse dalla successiva letteratura e cinematografia.
    Il primo film ispirato a Frankestein risale al 1910, mentre l'ultimo è di un paio di anni fa. In mezzo ci sono stati capolavori come Frankstein Junior e The Rocky Horror Picture Show.
    Si tratta di un romanzo dalla forza notevole.
    Ciò a cui il cinema ci ha abituato è solo vagamente riconducibile all'opera letteraria.
    Nel romanzo, infatti, non vi è nessun cenno a resurrezioni attraverso la forza dell'elettricità in lugubri castelli, né descrizioni del mostro come un patchwork ambulante, né esiste sulla carta stampata il personaggio di Igor (inventato appositamente per il cinema, in particolare per l'attore Bela Lugosi).
    Il giovane Victor Frankstein (ricordiamo che il nome si riferisce al creatore, mentre la creatura viene semplicemente definita "mostro"), attraverso lo studio della filosofia naturale, cioé la chimica, riesce a dare la vita a una creatura che, tuttavia, è così brutta e deforme che Victor se ne pente immediatamente e la caccia via da sé.
    Il mostro, come un bambino, si ritrova a vagare per la natura e a imparare man mano tutto ciò che c'è da sapere.
    E' quando gli umani cominceranno a scacciarlo a causa della sua fisionomia spaventevole che egli diventerà un assassino, ma non malvagio, semplicemente frustrato e deluso per la cattiveria subita, in primis dal suo creatore.
    A questa creatura incredibilmente complessa, un personaggio senza dubbio figlio del romaticismo, si contrappone Victor Frankstein, anche egli straordinario.
    La Shelley era un'autrice meravigliosa. I sensi di colpa di Victor, l'alternanza dei suoi sentimenti verso il mostro, sono delineati così bene che non è difficile empatizzare con lui.
    A mio parere, il motivo per cui Frankestein ha avuto tanto successo sta proprio nella sua forza emotiva, e per questo è un libro che tutti dovrebbero assolutamente leggere.
    Tratta temi come l'apparenza, il rapporto controverso tra padre e figlio, la follia tutta umana di volersi sostituire a Dio nel dare la vita (difatti il sottotitolo del romanzo è "Moderno Prometeo", dal mito del Titatno che ruba agli dei la scintilla divina del fuoco).
    Forse, nonostante la tipica struttura del romanzo gotico (si tratta di una storia raccontata all'interno di un'altra storia), è anche un primo esempio di romanzo fantascientifico, dato che teorizza la possibilità di dare la vita attraverso uno studio scientifico.

    Melmoth l'uomo errante (***)

    Melmoth è l'uomo che ha venduto l'anima al diavolo in cambio di altri cento anni di vita e che peregrina per trovare qualcuno che possa prendere il suo posto all'Inferno, ma senza riuscirci.
    Questo è il pretesto con cui Charles Maturin, prozio di Oscar Wilde, costruisce un portentoso romanzo di scatole cinesi.
    Il romanzo comincia con il giovane irlandese John Melmmoth che viene convocato al capezzale di suo zio il signor Scroog... ehm, un uomo molto avaro.
    Questo muore nel terrore di uno strano individuo che ha visto aggirarsi per la casa.
    Melmoth scopre che l'uomo misterioso è lo stesso raffigurato in un dipinto nascosto in una stanza segreta assieme a un manoscritto.
    Il manoscritto è di un inglese, Stanton, e narra dell'ossessione dell'autore per un personaggio misterioso e terribile che egli aveva incontrato durante un viaggio in Spagna.
    Dopo aver terminato il manoscritto, Melmoth salva da un naufragio un giovane spagnolo, Mocada.
    Questi racconta la sua storia, di come, figlio illegittimo, sia stato obbligato a prendere i voti per espiare la colpa dei suoi genitori. Di nuovo l'uomo errante entra nella storia.
    Per una serie di vicende Moncada si ritrova a leggere un manoscritto in possesso del vecchio ebreo Adonia.
    Il manoscritto racconta la storia di Immalì, una fanciulla cresciuta su un isola deserta nell'oceano indiano in seguito a un naufragio.
    L'uomo errante arriva sull'isola della fanciulla ed essa s'innamora di lui, ma lui tenta di respingerla per non condannarla al suo stesso destino di perdizione.
    Tre anni dopo, Immalì è in Spagna (alcuni mercanti la trovano sull'isola e la riportano alla sua famiglia d'origine), con il nome di Isotta.
    Ritrova l'uomo errante e si sposano.
    Intanto l'uomo errante racconta al padre di Isotta altre due storie che lo vedono coinvolto per fargli capire quanto la figlia sia in pericolo.
    A questo punto, come se si fosse in Inception, si torna al livello di Moncada che legge il manoscritto di Adonia e poi al livello di Moncada che racconta la storia a Melmoth.
    Vi ho descritto la trama per farvi capire quanto sia complesso questo romanzo.
    Leggerlo è davvero un'immersione in storie sempre più piccole, per poi tornare su precipitosamente a quella che fa da cornice principale. A questo punto Maturin deve aver capito che la cosa gli stava sfuggendo di mano e conclude il romanzo.
    Più che l'uomo errante, direi che l'elemento d'orrore di questo romanzo è la Chiesa Cattolica, almeno agli occhi di noi moderni.
    La storia di Moncada, costretto a essere frate contro la sua volontà, è agghiacciante.
    Per il resto, il romanzo è davvero prolisso. Poteva essere concluso con un quarto delle parole che utilizza.
    Ebbe comunque un notevole seguito.
    Il nome Melmoth fu adottato come pseudonimo da Oscar Wilde e il personaggio fu ripreso da molti autori successivi.

    Il Vampiro (**)

    “Il vampiro” di John William Polidori comparve per la prima volta nel 1819 e venne attribuito erroneamente a Lord Byron, il che contribuì a decretarne il successo.
    Del resto, Polidori era medico personale e strettissimo amico di Byron e il nome del suo vampiro, Ruthven, è preso dal romanzo “Glenarvon” di Caroline Lamb, ispirato al poeta inglese.
    Ruthven è personaggio affascinante, nell’ottica dell’epoca che attribuiva al vampiro qualità da seduttore, atte ad attirare le giovani vittime.
    Il racconto in sé non è eccezionale, almeno alla luce della nostra epoca; a onor del vero, non è neanche facile da leggere, dato che fa arditi salti concettuali.
    Quello che è interessante è che questo racconto fa un po’ da capostipite al tema del vampirismo sviluppatosi poi in Inghilterra durante il XIX secolo attraverso i Penny Dredful, fino ad arrivare ovviamente a Dracula di Bram Stoker, che dalla sua ha un impianto molto più complesso, una figura del vampiro più selvaggia e bestiale e una solidissima ricerca storica e geografica che in Polidori invece è un po’ lasciata alla fantasia.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

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    1) Il Castello di Otranto (***)

    Un buon racconto. In realtà l'ho trovato leggermente noioso, ma lo stile di scrittura mi ha tenuto incollato fino all'epilogo. Nel racconto domina il tema religioso: la ...continua

    1) Il Castello di Otranto (***)

    Un buon racconto. In realtà l'ho trovato leggermente noioso, ma lo stile di scrittura mi ha tenuto incollato fino all'epilogo. Nel racconto domina il tema religioso: la provvidenza viene nominata spesso e guida i personaggi nelle loro azioni e nel loro essere, San Nicola appare ai personaggi ecc.; nello stesso tempo vi è un contorno occulto, magico, misterioso, a cui non può essere data spiegazione. Il tutto in un' ambientazione cupa; come lo stile del romanzo gotico richiede, il racconto è ambientato nel medioevo, in un castello dominato da un tiranno in preda a emozioni violente.

    ha scritto il 

  • 2

    in tutti questi mesi ho letto alcuni dei romanzi al concubino mentre cucinava o lavava i piatti. l'ultimo è stato "il monaco" e ci ha completamente stroncati: suppongo pagassero l'autore a parola, que ...continua

    in tutti questi mesi ho letto alcuni dei romanzi al concubino mentre cucinava o lavava i piatti. l'ultimo è stato "il monaco" e ci ha completamente stroncati: suppongo pagassero l'autore a parola, questo spiegherebbe il perché sia scritto tanto male, peccato perché la storia era figa. per il momento interrompiamo qui e passiamo a qualcos'altro :)

    ha scritto il 

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    Frankenstein

    Una raccolta imperdibile dei grandi romanzi gotici (molto prima dell'arrivo dei vampiri luccicanti della letteratura contemporanea...). Per ora ho letto solo Frankenstein di Mary Shelley, l'ho divorat ...continua

    Una raccolta imperdibile dei grandi romanzi gotici (molto prima dell'arrivo dei vampiri luccicanti della letteratura contemporanea...). Per ora ho letto solo Frankenstein di Mary Shelley, l'ho divorato nel buio della mia camera, prima di dormire, alla luce di una pila.

    ha scritto il 

  • 5

    In progress :-)

    IL CASTELLO DI OTRANTO *** mi è piaciuto abbastanza... Ma a un certo punto mi sono persa....per poi ritrovarmi.. :-) più che gotico..mi sembra grottesco!!

    IL MONACO ***** bellissimo...dalla prima all' ...continua

    IL CASTELLO DI OTRANTO *** mi è piaciuto abbastanza... Ma a un certo punto mi sono persa....per poi ritrovarmi.. :-) più che gotico..mi sembra grottesco!!

    IL MONACO ***** bellissimo...dalla prima all'ultima pagina l'ho trovato appassionante e strepitoso... LEWIS è un grande... Spero lo ristampino... È un capolavoro!!

    L'ITALIANO **** bello... ma a volte troppo prolisso... e il paragone con Il monaco è inevitabile essendo nello stesso volume...

    L'UOMO ERRANTE **** bello... ma per niente semplice... infatti l'avevo accantonato per un po'..ora ripreso e finito...

    ha scritto il