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I lavoratori del mare

Di

Editore: A. Barion

4.2
(82)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 447 | Formato: Paperback

Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giacomo Di Belsito

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida , Tascabile economico , Rilegato in pelle

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 5

    Hugo ha scritto in tutto nove romanzi; di questi, due sono opere giovanili (Bug-Jargal e Han, ultimate entro i vent'anni) e due scritti brevi (Il condannato e Claude Gueux insieme non superano le 150 pagine: praticamente dei racconti lunghi). In tutto, quindi, Hugo ha ...continua

    Hugo ha scritto in tutto nove romanzi; di questi, due sono opere giovanili (Bug-Jargal e Han, ultimate entro i vent'anni) e due scritti brevi (Il condannato e Claude Gueux insieme non superano le 150 pagine: praticamente dei racconti lunghi). In tutto, quindi, Hugo ha scritto cinque grandi romanzi. Sono pochi? Dipende: Balzac ne ha ultimati oltre cento, Manzoni solo uno...
    A conti fatti, quel che conta è che Hugo sia nell'empireo dei più grandi prosatori dell'umanità, e I lavoratori del mare è una delle sue opere più potenti, intense e struggenti.

    ha scritto il 

  • 5

    In questo romanzo si parla del mare e delle sue creature, di superficie e di profondità; tra queste Gilliat, il silenzioso, il forte, il generoso, l'incredibile. E proprio l'incredibile troviamo al centro della storia: un uomo che con le sue sole risorse fatte di mestiere, mente e tigna ri ...continua

    In questo romanzo si parla del mare e delle sue creature, di superficie e di profondità; tra queste Gilliat, il silenzioso, il forte, il generoso, l'incredibile. E proprio l'incredibile troviamo al centro della storia: un uomo che con le sue sole risorse fatte di mestiere, mente e tigna riesce a perseguire lo scopo, avendo contro letteralmente tutto, in uno scenario a dir poco spaventoso, in condizioni così ostili che nel paragone l'Inferno di Dante ne esce come un comodo resort a cinque stelle. Insomma, senza scendere nei dettagli e rovinare la lettura, se la raccontassi io questa storia non sarebbe affatto credibile. Ma non la racconto io, ci pensa Hugo, con la sua solita magnifica prolissità, le pedanti discese nel dettaglio, le pignole divagazioni che affatto divagano ma completano e consolidano ogni quadro espositivo rendendolo veritiero, perfetto, luminoso e sempre ispiratore.
    Questo è il romanzo del mare. Lo consiglio a tutti, in particolare a chi si piange addosso.

    ha scritto il 

  • 4

    un libro difficilissimo da recensire. ho fatto fatica all'inizio, eppure poi capisci che quelle infinite descrizioni erano indispensabili e che non sarebbe stata la stessa cosa senza quelle pagine. probabilmente qualcosa di simile ad un esercizio di stile per hugo, un libro straordinario inteso n ...continua

    un libro difficilissimo da recensire. ho fatto fatica all'inizio, eppure poi capisci che quelle infinite descrizioni erano indispensabili e che non sarebbe stata la stessa cosa senza quelle pagine. probabilmente qualcosa di simile ad un esercizio di stile per hugo, un libro straordinario inteso nel senso pieno della parola: completamente fuori dall'ordinario.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Mi ha spiazzato.
    L’inizio è stato brutto. Poi si è risollevato, mi ha piacevolmente sorpreso, si è consolidata una certezza sulla storia, e alla fine te la fa vacillare sotto i piedi.
    Intanto, è estremamente descrittivo. Ciò si traduce, specie nella prima parte, nella minuta descrizio ...continua

    Mi ha spiazzato.
    L’inizio è stato brutto. Poi si è risollevato, mi ha piacevolmente sorpreso, si è consolidata una certezza sulla storia, e alla fine te la fa vacillare sotto i piedi.
    Intanto, è estremamente descrittivo. Ciò si traduce, specie nella prima parte, nella minuta descrizione di qualunque cosa, perfino il prato ha la sua pagina e mezza buona; effetto appesantito dal saggio che incomprensibilmente ha scritto e che ha insistito a allegare al romanzo.
    Finite le presentazioni, descrive le forze della natura, l’animo, ed è qui che diventa bello, al tempo stesso si consolida la sensazione di trovarsi di fronte a una storia inesorabilmente ottocentesca.
    C’è il mito della natura, dell’amore, della morale, della macchina, dell’industria, dell’uomo: l’uomo che, con l’amore, con la sua capacità di industriarsi per trovare una soluzione ai suoi problemi, costruendo macchine, con la virtù, può sollevarsi dalla miseria sulla massa e diventare un gigante.
    Alla fine, il crollo, il suicidio romantico, la morte dell’Ottocento: l’eroe della vicenda, il protagonista della sua storia e plasmatore del suo destino, si suicida alla caduta del suo ideale, muore guardando una nave allontanarsi e svanire all’orizzonte, la nave su cui sta il suo amore perduto, il suo sogno non realizzato, il fine verso cui si era teso e che non può raggiungere, nella lugubre accettazione di un altro compimento, di un altro futuro: Deruchette, ideale-fanciulla di bellezza e di sogno, si stacca da terra, dai voleri del vecchio padre e dallo sguardo del suo innamorato Gilliat, verso un altro destino, mentre l’oceano immenso copre lentamente l’agonia, fisica e spirituale, dell’illuso Gilliat.

    ha scritto il 

  • 3

    Se solo avesse avuto cento fogli e una sola bottiglia d'inchiostro...

    Sono costernato, ma io ho un problema con gli scrittori francesi dell'Ottocento, proprio non riusciamo ad andare d'accordo: io, da una parte, cerco di portare a termine la lettura (un po' per rispetto, un po' per dovere); loro ogni tanto cercano di intrigarmi con qualche aforisma, qualche passagg ...continua

    Sono costernato, ma io ho un problema con gli scrittori francesi dell'Ottocento, proprio non riusciamo ad andare d'accordo: io, da una parte, cerco di portare a termine la lettura (un po' per rispetto, un po' per dovere); loro ogni tanto cercano di intrigarmi con qualche aforisma, qualche passaggio veloce, qualche descrizione flash (cioè al di sotto delle cinquecento parole)... ma niente da fare. Non che ci sia antipatia, ma si tratta solo di... incompatibilità probabilmente.

    Dopo questa doverosa premessa, cosa dire de I lavoratori del mare? E' un bel libro, davvero; anche le chilometriche descrizioni non sono affatto male, anzi hanno un loro fascino... è solo che sono troppe e certe volte costringono a sospendere la lettura. La grande pecca di questo romanzo infatti, secondo me, sta proprio nella sua strutturazione. Allora: nelle prime cinquanta pagine troviamo, solo e unicamente, la descrizione delle isole della Manica, ovverosia il luogo in cui l'opera è ambientata. Questa lunga carrellata ha un che di cinematografico: come una telecamera l'occhio del narratore si sposta da un isola all'altra per mostrarne tutti gli aspetti, solo che... quando dico "tutti" intendo proprio tutti (perciò preparatevi a un inventario di botanica, toponomastica, geografia, storia e chi più ne ha più ne metta - Mr. Eco probabilmente avrà avuto le sue "vertigini" dinanzi a tante liste!). Terminata questa sorta di introduzione preliminare, voi vi chiederete, comincerà finalmente a succedere qualcosa? Assolutamente no; anzi: apparentemente sì, ma di fatto no. Mi spiego meglio. Il caro Hugo dà avvio alla narrazione secondo un ritmo a singhiozzo, per cui appena appena comincerete ad incuriosirvi, a lasciarvi coinvolgere un po' o addirittura ad affezionarvi a un personaggio... ZAC!, ecco che l'azione viene interrotta per lasciar spazio a tante pagine di sbadigli e di pensieri come: "Grazie Victor, ho capito che adori autocompiacerti della tua fama e della tua bravura, però... la smetti di interrompere la narrazione per descrivere con mille parole l'ennesimo soffio di vento che, ormai inflazionato, hai svuotato di qualunque significato e fascino metaforico?". Nella seconda metà, tuttavia, si sblocca: quasi avesse sentito tutti gli improperi scagliatigli contro, il narratore ci coinvolge nell'eroica impresa di recupero, ad opera del (chiamiamolo) protagonista, del motore di un vapore.

    - S P O I L E R -

    Il problema, però, è che questa "scossa" arriva troppo in ritardo e non appare come il culmine di tutto il romanzo, come il centro cui dovrebbero convergere le fila dipanate precedentemente, bensì come una possibilità. Inoltre Hugo fallisce nella risoluzione dell'opera. Il vero fascino dell'impresa di Gilliat consiste nel fatto che egli è parte stessa del mare: folle, irrazionale, inquietante; ciò che affascina di più è proprio questa lotta con l'elemento marino che si risolve in una traspirazione di forze reciproche: il protagonista non può che riuscire, perché la battaglia più che contro il mare è contro se stesso; egli si mette in discussione con le proprie forze e le proprie paure combattendo contro un ologramma di sé mille volte più grande e potente. E infine vince, perciò conosce se stesso, supera i suoi limiti, cresce. Ecco perché il finale che ci propone Hugo è deludente: vorrebbe renderlo tragico ma la fa diventare solamente patetico

    ha scritto il 

  • 3

    Sono molto combattuto, perché le imprese di Gilliat, il protagonista di questa storia, mi hanno davvero commosso; eppure mi è rimasta la sensazione di un romanzo non pienamente compiuto. Scritto da Hugo durante il suo esilio a Guernesey, è un omaggio alla natura e alla gente di quelle isole. La t ...continua

    Sono molto combattuto, perché le imprese di Gilliat, il protagonista di questa storia, mi hanno davvero commosso; eppure mi è rimasta la sensazione di un romanzo non pienamente compiuto. Scritto da Hugo durante il suo esilio a Guernesey, è un omaggio alla natura e alla gente di quelle isole. La trama è perfettamente romantica e contiene tutti gli elementi che possono fare la felicità degli amanti del genere: la lotta disperata dell'uomo contro gli elementi del destino, l'amore che tradisce e supera le barriere sociali, i sacrifici eroici.

    Questo è precisamente quel che ci si aspetta da un romanzo così: eppure, qualcosa non va. Il protagonista si trova isolato su uno scoglio in mezzo al mare per tanto, troppo tempo; da quel punto in poi la trama comincia a sembrare ben poco convincente, fino a sconfinare nel ridicolo. Sullo scoglio si trova il relitto di una nave che il nostro eroe vuole recuperare - da solo - per poter così sposare la nipote dell'anziano proprietario della nave perduta, mastro Lethierry. Questa nave era tutto per lui, il risultato di una vita di sacrifici. Eppure, nonostante Gilliat passi sullo scoglio diversi mesi per lavorare al recupero, non si fa vivo nessuno: non passano navi all'orizzonte, neppure Lethierry va a dare un'occhiata sul luogo del naufragio. Le difficoltà del nostro eroe appaiono inizialmente "romantiche" e avvincenti, ma dopo un po' diventa evidente la fatica dell'autore, alla ricerca di espedienti per allungare la trama. Le numerose pagine dedicate alla descrizione dei luoghi delle isole della Manica e dei loro dintorni non fanno che aumentare la fragilità della narrazione. Lo stesso Hugo, dopo qualche centinaio di pagine, comincia a scusarsi per le ripetizioni. Alcuni personaggi fondamentali per la trama sono assolutamente privi di spessore.

    Gilliat è comunque un personaggio indimenticabile e mi sono sentito molto vicino ai suoi sentimenti. Rappresenta, in modo diverso rispetto ad altri suoi romanzi, il consueto "mostro" di Hugo: il diverso, l'emarginato che cerca di farsi strada nel cuore di una società ottusa, retrograda e schiava delle apparenze. Hugo ha riversato in questo romanzo la rabbia per il suo esilio, le sue battaglie politiche e quelle contro la pena di morte, e durante la lettura si trovano numerosi passaggi velati di sarcasmo (ma non per questo meno incisivi) contro i bigotti, le monarchie, i diritti secolari di "origine divina", le istituzioni religiose. Il finale non tradisce le aspettative, ma resta la sensazione che questo bel libro avrebbe meritato un'ulteriore revisione. Forse, semplicemente, non sono più abituato a questo genere di romanzi.

    ha scritto il 

  • 2

    Parole. Tante magnifiche parole. Troppe magnifiche parole. Se avessi avuto meno l'impressione di leggere un'Enciclopedia lo avrei probabilmente apprezzato di più. E pensare alla leggerezza de "I Miserabili", che pure doppia "I lavoratori del mare" in fatto di numero di caratteri...

    ha scritto il