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I migliori di noi

Di

Editore: Feltrinelli

3.4
(43)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8807018160 | Isbn-13: 9788807018169 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Amelia e Titì votano centro-destra e appartengono alla nuova società della Seconda Repubblica. Edonisti, egocentrici, sono certi che ogni occasione voglia l’abito giusto. Qui si racconta di una loro giornata. Una sola. Una giornata importante.... “In nome di cosa, Amelia e Titì – in nome di cosa erano stati disposti a sopportare non tanto la disonestà e le aperte malversazioni, certo, anche quelle, ma soprattutto le sciocchezze, le ridicolaggini, le bestialità, le battute grasse, le sconcezze dello schieramento politico cui dicevano di appartenere, proprio loro che aspiravano a un’idea aerea e gentilmente fluttuante, alla levità della farfalla che vola di fiore in fiore?”
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  • 3

    Ci sono delle buone premesse, bei momenti e scene, ma il finale, negli ultimi capitoli, accellera tutto troppo frettolosamente in un'epifania conclusiva un po' misera rispetto alle basi poste.

    ha scritto il 

  • 4

    Una coppia,Amelia e Titì (che non è l’uccellino del gatto Silvestro, ma un diminutivo) appena meno nevrotici degli ineffabili protagonisti di “Se siamo ancora vivi” di Marilù Manzini, napoletani di nascita ma romani d’adozione, impegnati in professioni non particolarmente impegnative (ma non ne ...continua

    Una coppia,Amelia e Titì (che non è l’uccellino del gatto Silvestro, ma un diminutivo) appena meno nevrotici degli ineffabili protagonisti di “Se siamo ancora vivi” di Marilù Manzini, napoletani di nascita ma romani d’adozione, impegnati in professioni non particolarmente impegnative (ma non ne hanno più di tanto bisogno, visto che sono piuttosto ricchi del del loro) vivono di “faccio cose vedo gente”. Ma con una particolarità: alla faccia di Nanni Moretti, sono tutti e due di destra. Peggio: convinti sostenitori di questa destra, Berlusconi & C. per capirci. Secondo la tassonomia tracciata da Enrico Brizzi nel suo “La vita quotidiana ai tempi del Silvio” (vedi mia recensione) i due stanno, per ragioni di censo, più dalla parte di LucaPietro che da quella di Iuri; arrivano perfino a disprezzare i loro sodali politici, a loro detta troppo volgari, ignoranti, arrivisti; niente a che vedere con loro e con quella che è la loro casta. Così trascorrono le loro giornate tra incontri familiari, episodi di lavoro, momenti piccanti con altre persone e seratine a luci rosse in ambienti molto molto riservati (tutti episodi debitamente catastrofici, beninteso, per motivi di nevrosi incombenti, e quindi parecchio divertenti per il lettore). Nella vita di Amelia si insinua poi poco per volta la presenza di Sandrone, uomo di sinistra convinto delle sue idee e profondamente depresso, che non arriverà a farle mutare le sue convinzioni, però…

    Basta, non posso dire altro, se non che il finale sarà veramente a sorpresa; non so se questo vuole essere un romanzo a tesi o a sfondo edificante, ma se non lo è lo finge molto bene. Solo un altro libro per me importantissimo, “Fidanzata in coma” di Douglas Coupland, ti massacrava e ti costringeva a pensare nelle ultime pagine con altrettanta potenza ed intensità (forse anche di più, ma era un’altra storia e di ben altre poporzioni).

    Oltre alla storia ho apprezzato anche la scrittura, periodi lunghi e molto ipotattici e non le solite formulette soggetto-verbo-complemento, soggetto-verbo-complemento tanto comuni nella letteratura contemporanea, e non soltanto nella pagine di Moccia ed assimilati, ma anche in quelle di autori decisamente più blasonati. Inoltre, se è vera la tesi che il richiamo di eventi storici realmente accaduti in un romanzo lo fanno diventare automaticamente romanzo storico (lo si diceva per Verga, per Tomasi di Lampedusa…) allora questo è un romanzo storico. Chissà, magari un giorno lo si studierà nelle scuole e ci si chiederà come sia stato possibile…

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelle, perchè seppur scritto bene (a volte *troppo* bene, e si entra nella costruzione sintattica fine a sé stessa, con aggettivi e qualificazioni del tutto inopportune, che dopo un po’ annoiano) poteva essere lungo 2/3 senza nulla togliere. Credibile in alcuni punti ma non in tutti, geniale ...continua

    Tre stelle, perchè seppur scritto bene (a volte *troppo* bene, e si entra nella costruzione sintattica fine a sé stessa, con aggettivi e qualificazioni del tutto inopportune, che dopo un po’ annoiano) poteva essere lungo 2/3 senza nulla togliere. Credibile in alcuni punti ma non in tutti, geniale l’epilogo, puntuali le analisi antropologiche.
    Come diceva altro commentatore, molto legato ai tempi e a volte questo può essere un limite.
    Tra tutti, Lerra rimane il personaggio più reale.
    La storia, mah.

    ha scritto il 

  • 3

    ... E LUCE FU !

    In cui una coppia di destra si rende contro dello schifo della politica della destra, prova disgusto, ma si adegua e partecipa al carnevale politico.
    In cui contemporaneamente uno di sinistra si rende conto dello schifo della politica di sinistra, prova disgusto, non si adegua e si suicida. ...continua

    In cui una coppia di destra si rende contro dello schifo della politica della destra, prova disgusto, ma si adegua e partecipa al carnevale politico.
    In cui contemporaneamente uno di sinistra si rende conto dello schifo della politica di sinistra, prova disgusto, non si adegua e si suicida.
    In cui, infine, una di destra, vedendo la fine di quello di sinistra, accende finalmente la luce... svelando l'essenza della politica e dei costumi contemporanei.

    Parole scelte, accostamenti non banali e scontati, continui rimandi temporali, pratiche sessuali non convenzionali, il volto brutto della politica nazional-romana all'ombra del cavallo della Rai, in piena (presunta) seconda repubblica. E alla fine... e luce fu!

    ha scritto il 

  • 4

    Forse facciamo parte anche noi de I Migliori Di Noi?

    A me questo libro piace perché usa frasi come (cito a braccio): il cielo si stava rannuvolando e lei ‘era attrezzata per un quadro atmosferico di alta pressione’ (già entrata in heavy rotation).
    Mi piace perché anche i personaggi minori sono vividi, si staccano dalla pagina e si fondono col ...continua

    A me questo libro piace perché usa frasi come (cito a braccio): il cielo si stava rannuvolando e lei ‘era attrezzata per un quadro atmosferico di alta pressione’ (già entrata in heavy rotation).
    Mi piace perché anche i personaggi minori sono vividi, si staccano dalla pagina e si fondono col ricordo di persone incontrate realmente: penso, fra gli altri, a Savina, penso ai funzionari rai.
    Mi piace perché centra il bersaglio con precisione chirurgica, citando marche, oggetti, status, grimaldelli socio-culturali.

    Se queste motivazioni vi convincono, forse fate parte anche voi de I Migliori Di Noi.

    Se invece vi stimolano, ma non vi bastano, forse c’è speranza.

    [daccapo]

    A me questo libro piace perché ha il coraggio di esprimere – tramite una storia trascinante in quanto voyeuristicamente impietosa – quel bisogno di schiena dritta che fa di un paese un paese civile, indipendentemente dalla parte in cui si sta o si dice di stare. E parlo di ‘coraggio’ perché lo fa senza temere facili fraintendimenti e banalizzazioni di ciò che avere la schiena dritta (con tutto lo scivoloso terreno etico-morale di contorno) significa; anzi, se possibile cercando lo scontro a viso aperto fra chi vede l’abisso fra la prima e l’ultima pagina del libro e chi no.

    L’unico dubbio risiede nella sua estrema contemporaneità, nel suo formato ‘istantanea’, che, se da un lato lo rende ancora più godibile, dall’altro lo espone al rischio di un invecchiamento precoce.

    Se così non fosse, fra cinque anni rimarrà appunto come un’istantanea di questo qui e ora collettivo in cui vi invito caldamente a specchiarvi (io l’ho fatto: non date per scontato che il risultato vi piaccia), per poi da lì ripartire.

    ha scritto il 

  • 2

    Esercizio di stile, storia esile

    A me è sembrato piu' un esercizio di stile che un romanzo. La scrittura non è il mio genere, molto ricercata, magari anche bella e particolare ma fine a se stessa, soprattutto se poi racconta storie che iniziano e muoiono senza un "finale". Gli darò comunque un'altra chance all' autore.

    ha scritto il 

  • 4

    Sempre meglio

    Roberto Moroni è milanese ma vive a Roma. Racconta sempre, con lucidità e uno stile ogni volta migliore, quello che lo circonda: i quarantenni, Roma, il mondo degli intellettuali e della borghesia legata a cinema, televisione e giornalismo, il consolidamento dell'Italia post-berlusconiana e post- ...continua

    Roberto Moroni è milanese ma vive a Roma. Racconta sempre, con lucidità e uno stile ogni volta migliore, quello che lo circonda: i quarantenni, Roma, il mondo degli intellettuali e della borghesia legata a cinema, televisione e giornalismo, il consolidamento dell'Italia post-berlusconiana e post-Pd. Questa storia sui migliori di noi è rapida e scorrevole: bella, lucida, con due protagonisti ben tratteggiati (soprattutto Amelia, che è il vero protagonista) e un cerchio di comprimari solidi. Ci sono pagine belle (molte) e pagine un po' meno belle (poche). Una sola è francamente superflua, l'ultima: i ringraziamenti agli amici e anche ai soliti potenti con cui Roberto mostra di avere consuetudine. Non c'è niente di male, ma è una pagina che altre generazioni di scrittori avrebbero evitato. A parte il neo, davvero un bel romanzo.

    ha scritto il 

  • 5

    Vorrei che questo libro avesse una diffusione lenta e costante, perché è scritto magnificamente in italiano e perché non lascia indenni da un senso di disagio. Insomma muove.

    ha scritto il 

  • 4

    disperati e senza salvezza

    E' il ritratto dell'Italia d'oggi: meschina, truffaldina, nichilista fino al ridicolo, priva di stile. Racconta attraverso il filtro dei palazzi romani, della RAI, della nuova destra (che non sa cosa "destra" significhi). Avrei qualcosa da ridire (da un punto di vista meramente narratologico, non ...continua

    E' il ritratto dell'Italia d'oggi: meschina, truffaldina, nichilista fino al ridicolo, priva di stile. Racconta attraverso il filtro dei palazzi romani, della RAI, della nuova destra (che non sa cosa "destra" significhi). Avrei qualcosa da ridire (da un punto di vista meramente narratologico, non morale o peggio ancora politico) sul come viene condotto il finale, ma questo non toglie l'apprezzamento generale per il romanzo.
    Che è bello e strapieno di intelligenza, lontana dai luoghi comuni. Un romanzo dove i personaggi dicono cose che ti fanno indignare, ragionare, che ti mettono in discussione.
    Bravo Roberto

    ha scritto il