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I milanesi ammazzano al sabato

Di

Editore: Rizzoli (su licenza Garzanti)

4.0
(1785)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 174 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo

Isbn-10: A000074707 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Edizione speciale fuori commercio allegata alla rivista Amica n. 32 del 1988
L'edizione si basa su quella Garzanti della collana "I Garzanti"
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  • 4

    che bella scoperta Scerbanenco! Reduce da diverse letture così e così non mi è parso vero tuffarmi in un giallo italiano scritto benissimo, in cui il povero padre camionista, il giovane pappone meridi ...continua

    che bella scoperta Scerbanenco! Reduce da diverse letture così e così non mi è parso vero tuffarmi in un giallo italiano scritto benissimo, in cui il povero padre camionista, il giovane pappone meridionale, l'albergatore di Lodi stufo del cugino criminale, la maîtresse, il barista sono descritti talmente bene che al lettore sembra di averli davanti, di scrutarne le fisionomie, di ascoltare le loro voci ricche di inflessioni dialettali. La storia è trucida: Donatella, una ragazza di ventott'anni dal fisico statuario e dal cervello di una bambina, viene rapita, e tempo dopo trovata dentro un covone di paglia, bruciata viva. Amanzio, il padre che se ne prendeva cura a metà tra badante e carceriere (la ragazza aveva un debole per gli uomini e lui doveva cercare di tenerli alla larga per proteggerla), è fuori di sé per la disperazione. Duca Lamberti, l'ispettore di polizia e medico, di cui devo assolutamente leggere altre avventure, prende in carico il caso e lo risolve (ma una lettera anonima, un attimo prima che ci arrivi Lamberti, svela il mistero al padre della vittima). I milanesi ammazzano al sabato è uscito nel 1969. Non è invecchiato per niente.

    ha scritto il 

  • 4

    Devo dire addio a Duca Lamberti perché questo è il quarto e ultimo volume della serie a lui dedicata. Un'altra storia, torbida, straziante, terribile. E lo saluto con le parole di Livia Ussaro.
    "No", ...continua

    Devo dire addio a Duca Lamberti perché questo è il quarto e ultimo volume della serie a lui dedicata. Un'altra storia, torbida, straziante, terribile. E lo saluto con le parole di Livia Ussaro.
    "No", disse Livia, "tu sei un buon medico e un buon poliziotto."
    "Se lo dici tu", disse Duca amaro.
    "Lo dico io ed è vero!" Livia alzò la voce. "Sei solo stanco, perché sei troppo sensibile. Vieni, usciamo un poco.
    "Sì", disse Duca. pensò, ma non glielo disse: "Grazie, Minerva."

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Primo libro di Scerbanenco che mi passa tra le mani e sotto gli occhi...una storia crudele, cattiva, sullo sfondo di una Milano dolcissima in un ottobre caldo, che ancora non si arrende all'autunno. U ...continua

    Primo libro di Scerbanenco che mi passa tra le mani e sotto gli occhi...una storia crudele, cattiva, sullo sfondo di una Milano dolcissima in un ottobre caldo, che ancora non si arrende all'autunno. Una storia di femminicidio, sfruttamento, prostituzione di una donna rimasta bambina, tradita dalla sua psiche e dalla sua bellezza.
    Forse i protagonisti non sono caratterizzati, lo scrittore non scende a fondo delle loro ragioni e motivazioni, ma i personaggi principali emergono nella loro umanita' e tutti gli altri rimangono al livello di apparizioni in un teatrino.
    L'epilogo e' degno di un film pulp ma si parteggia per il padre e anche se alla fine commette reato e' un reato che il lettore e' portato a non condannare, perche' e' l'unico che un padre che ami sua figlia puo' commettere di fronte ad una storia come questa.

    nota a pie' di pagina: prima di leggerlo non capivo cosa significasse "i milanesi ammazzano al sabato", dopo averlo letto...non l'ho ancora capito.

    ha scritto il 

  • 3

    Quando un romanzo è un insieme di intuizioni: il talento di Scerbanenco

    Il romanziere di Kiev, nato nel 1911 da madre italiana e padre ucraino, arrivò presto in Italia, e scelse, verso i 18 anni dopo Roma, di crescere a Milano. Lavorò come operaio tornitore, come impiega ...continua

    Il romanziere di Kiev, nato nel 1911 da madre italiana e padre ucraino, arrivò presto in Italia, e scelse, verso i 18 anni dopo Roma, di crescere a Milano. Lavorò come operaio tornitore, come impiegato della croce rossa, e da autodidatta, la notte studiava filosofia e letteratura. Fu il solito Zavattini ad accorgersi di lui, e gli pubblicò un racconto e poi il suo primo romanzo, con il suo nome Vladimir Scerbanenko. Nella sua breve vita(morì nel 1969 a 58 anni) fu, come lo definì Oreste del Buono “una macchina eccezionale per scrivere storie”: spaziò infatti dalle rubriche su “Bella” e “Annabella”.Leggendo una biografia di Oreste Del Buono, viene quindi spesso fuori il nome italianizzato, Scerbanenco, e il suo carattere. “Alto, magro, collega dai vestiti sempre desueti, dalla gentilezza addirittura esagerata e dall'ombrosità quasi insostenibile”. Quindi questo scrittore”malinconico e tenero, disponibile e riservato fino all'esagerazione”, amante di Simenon, Chandler, Moravia, Hemingway e Zavattini, possiamo considerarlo, assieme ad altri pochi nomi, come il fondatore del giallo, del romanzo di nera che molto successo ebbe anche nella sua rappresentazione filmica(uno su tutti: Milano Calibro 9). E così dopo il primo romanzo rosa Scerbanenco trova un linguaggio tutto suo, hemigwayano-zavattiniano, uno stile però essenziale, asciutto riuscendo a trasmettere al lettore una specie di catalogo fotografico. Ed è proprio il talento descrittivo a fa r de “I milanesi ammazzano il sabato” un bel romanzo, in cui tutte le tecniche dello scrittore, sembrano concentrate a cogliere in pieno il boom italiano, non dal punto di vista economico, ma dall'angolazione delle manie e delle nevrosi di una nuova società, quella di massa. Egli quindi plasma a regola d'arte il provincialismo Kitsch dei nuovi benestanti, descrive l'avanzare della piccola borghesia, quella “maggioranza silenziosa” che spesso spostava a destra il voto per una garanzia di ordine, ma sotto a questo aspetto nascondeva così piccoli e grandi segreti della Milano nera. Questo romanzo è in fin dei conti, un giallo classico, con tutti i suoi crismi: c'è un caso, un investigatore “seriale”, Duca Lamberti, medico radiato per un penoso caso di eutanasia e poliziotto prima suo malgrado e poi a tutti gli effetti, e in fine c'è una soluzione coerente con ciò che si è letto. Scerbanenco però, nonostante la linea del classico giallo, denota una capacità fuori del comune nell'impostare la sua opera: la lettura infatti procede su due piani che si intersecano: la caccia all'assassino, l'indagine, e le riflessioni personali del detective, formulate tramite l'uso del discorso diretto libero che permette così, di creare un insieme di situazioni che vanno dal dialetto milanese ( “segùra de si , che l'è minga giust” della portinaia, si mescola al linguaggio del selciato, fatto di idiomi duri e senza fronzoli....è un colloquiale questo che, se vogliamo, anticipa certi studi sociologici fatti anni dopo, e tutto uno stile di romanzi, che dalla strada vengono e così la vivono(Pasolini, Palandri, Meneghello...) Ne “I milanesi ammazzano al sabato” e in altri suoi lavori , si trovano spunti interessanti della lingua d'uso, senza forzature né “rivendicazioni sociali”. A livello più di studio notiamo nell'autore l'uso continuo dei pronomi personali soggetto, cambiando quell'”ella” in lei , quell'”egli” in lui, fenomeno che anche il cinema non tarderà di fare suo. Avendo con la sua parlata, sdoganato i classici del giallo italiano dall'americanizzazione forzata, mantiene però l'assenza del pronome soggetto maschile, come in una storia dei bassi fondi americani, questo metodo “diretto” ricorda così soprattutto Chandler o Hammett. Se poi aggiungiamo la colorita trivialità, le frasi spezzate o segmentate, notiamo come Scerbanenco stimola continuamente il lettore, lo lascia sorpreso e interdetto, lo costringe al suo pensare che non è più quello del personaggio, ma quello dello scrittore stesso...e così si costruisce un romanzo, sulla cattiveria di fondo che, sul finire degli anni '60, sta salendo sempre più sia sulla cronaca di ogni giorno, sia sulle intuizioni dello scrittore il quale, senza ipocrisie, parla di negra(la prostituta africana Herero) smontando il clichè razzistico della parola e dimostrando che la solidarietà tra le persone, sta nei fatti e non nel political correct...Che i milanesi uccidono al sabato poi, è forse un modo di dire, un'abitudine aberrante come la storia del romanzo, che avviene in un determinato giorno della settimana, quello in cui i milanesi si rilassano, lasciandosi andare anche alle loro nefandezze. Una responsabilità a catena, sulla pelle di una bellissima ragazza, “una che sembra svedese” ma con il cervello di una bambina. Duca Lamberti riuscirà a sbrigliare i fili di questo caso, considerando che”la società di massa ha questo pregio, che ciascuno può annegare liberamente senza che gli altri gli diano fastidio, nel tentativo di salvarlo”....anche qui Scerbanenco vede lontano, in tempi di solidarietà internazionali e di tante parole, già vedeva lo scomparire di una persona senza che nessuno si scomponesse, quell'emarginazione che sarà, negli anni a seguire, un tema di ogni giorno no solo per il nostro paese. Sempre con quel taglio bozzettistico, spesso notando qualcosa che passa inosservato, in questo romanzo(molto bello ma non tra i migliori dell'autore) colpisce la “svagata attenzione” per i fenomeni collettivi, per quello che tanti anni dopo, in tempi di sensazioni forti, la cronaca chiamerà “il branco”, esaltando così un fenomeno, piuttosto che condannarlo. Scerbanenco nonostante la durezza del suo clima romanzesco, lascia anche il posto per l'umanizzazione dei rapporti, fossero anche in situazioni di strada e disperate. Ne è un bell'esempio il rapporto di Duca Lamberti con la negra, già citato prima. E' in questo stile secco, dalla punteggiatura millimetrica, riflettono la capacità di descrivere gli eventi romanzati e di oggettivarli nella realtà. E' forse per questo che diventa quasi un gergo, una lezione parallela alla Gadda, ma con meno sfumature e intercessioni...ugualmente però il romanzo scorre su frase inceppate, dialetti, modi di dire che non sono scritti e romanzati, ma sono proprio autentici modi di dire, ci fa ritornare a ciò che leggiamo una citazione, un pensiero profondo del protagonista, e lì Scerbanenco ci riprende e ci porta fino alla fine della vicenda. Da grande scrittore.

    ha scritto il 

  • 3

    Mai letto nulla di Scerbanenco prima. In generale il romanzo mi è piaciuto, ma racconta una storia molto dura (il rapimento, l'avviamento alla prostituzione e poi l'assassinio di una ragazza minorata ...continua

    Mai letto nulla di Scerbanenco prima. In generale il romanzo mi è piaciuto, ma racconta una storia molto dura (il rapimento, l'avviamento alla prostituzione e poi l'assassinio di una ragazza minorata mentale) e con descrizioni di scene di violenza abbastanza pesanti, almeno per me.

    ha scritto il 

  • 4

    Tra i migliori Scerbanenco. Non molto "giallo", privo di colpi di scena e un'investigazione lungo vie di routine. Ma proprio per questo più vero, e intenso nella storia.

    ha scritto il 

  • 3

    Il romanzo è stato scritto ed ambientato negli anni 60, e questi ci vengono descritti nella sua interezza, non solamente il loro aspetto positivo di cui siamo abituati a sentirci raccontare, ma anche ...continua

    Il romanzo è stato scritto ed ambientato negli anni 60, e questi ci vengono descritti nella sua interezza, non solamente il loro aspetto positivo di cui siamo abituati a sentirci raccontare, ma anche il loro lato oscuro.
    Passi come "Era lo squallido bar del benessere di massa." e "la civiltà di massa ha questo pregio, che ciascuno può annegare liberamente senza che gli altri gli diano fastidio nel tentativo di salvarlo." ci fanno capire bene cosa pensava Scerbanenco dei favolosi anni 60.
    Anni dove il produrre era l'unica cosa importante, dove per ammazzare si doveva aspettare il sabato, perché gli altri giorni erano lavorativi.
    La mia recensione completa sul blog: http://capitolonero.blogspot.it/2015/05/i-milanesi-ammazzano-al-sabato-giorgio.html

    ha scritto il 

  • 4

    Giallo semplice, crudo, duro e x questo realistico

    Donatella è bellissima: alta un metro e novantacinque, bionda, un corpo statuario. Ma ha l’intelligenza di una bambina di cinque anni, ed è ninfomane. Il padre, vedovo, la chiude in casa e la sorvegli ...continua

    Donatella è bellissima: alta un metro e novantacinque, bionda, un corpo statuario. Ma ha l’intelligenza di una bambina di cinque anni, ed è ninfomane. Il padre, vedovo, la chiude in casa e la sorveglia amorevolmente. Una mattina, al ritorno dal lavoro, non la trova più. Amanzio Berzaghi si rivolge al commissario Duca Lamberti, che s’impegna con tutte le sue forze x rintracciare la ragazza, setacciando i bassifondi di Milano e il sordido mondo della prostituzione e degli sfruttatori. Una storia gialla semplice, cruda, dura come le parole che Scerbanenco usa x raccontarla, e x questo realistica. Non ci sono assassini che lasciano contorti messaggi da decifrare, complicati puzzle da ricomporre, geniali investigatori. E’ un racconto di fantasia che potrebbe essere uno dei tanti fatti quotidiani di cronaca nera. Un romanzo precursore dei film “dalla parte del cittadino” e sulla giustizia fai da te che hanno avuto grande successo nei primi anni ’70. Può infastidire il linguaggio grondante disprezzo verso i criminali, ma di fronte ai delitti più cinici e spietati nei confronti di vittime deboli e indifese forse tutti abbiamo sognato una giustizia sommaria oltre la giustizia. Ho letto questo romanzo molti anni fa, e lo trovo ancora terribilmente attuale. Non condivido forse l’intransigenza, x non dire l’integralismo di Scerbanenco ma questo racconto è avvincente, e penso rileggerò altri suoi libri. Questo, a mio avviso, il migliore.

    ha scritto il 

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