I milanesi ammazzano al sabato

Di

Editore: Garzanti Libri

4.0
(1824)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 184 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8811668123 | Isbn-13: 9788811668121 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Donatella è scomparsa. E' bellissima, sembra una svedese, con quei lunghicapelli biondi e quel profilo antico. Ma è debole di mente: per strada guardagli uomini, sorride a tutti e, qualunque cosa le dicano, risponde di si.Perciò suo padre, un ex camionista la tiene nascosta in casa; ma una mattinanon la trova più... Il caso viene affidato a Duca Lamberti, medico-investigatore. Alla disperata ricerca della ragazza, Lamberti si spinge nei bassifondidi Milano, tra magnaccia e case d'appuntamento.
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  • 5

    Ed eccolo, il capolavoro. L'elefantessa: la bellissima Donatella, alta e bionda come una svedese, un profilo antico. Ventotto anni e il cervello di un bambino: sorride a tutti, dice di sì a tutti, per ...continua

    Ed eccolo, il capolavoro. L'elefantessa: la bellissima Donatella, alta e bionda come una svedese, un profilo antico. Ventotto anni e il cervello di un bambino: sorride a tutti, dice di sì a tutti, per strada gli uomini si girano e non la si può tenere. Così il vecchio Amanzio Berzaghi, un ex camionista spostato in ufficio dalla sua ditta di spedizioni dopo un brutto incidente in Germania, da quando la moglie e la cognata sono morte la tiene chiusa in casa con le persiane chiuse, tra 45 giri di canzonette e bambole. Lavora poco lontano da casa Amanzio, ogni due ore va a controllare che tutto sia a posto, pranzo e cena a casa con la sua bambina, unica distrazione un bicchierino di grappa al bar dietro l'angolo.
    È un milanese lavoratore e ligio al dovere, Berzaghi: «robusto, solido, largo, muscoloso, velloso alle orecchie e alle sopracciglia», con un'aria da «vecchio bellicoso toro bonario». E non vive più da quando Donatella è scomparsa, che a lasciare l'appartamento, chiuso dall'esterno e senza nessuno che avesse le chiavi, non si capisce come abbia fatto.
    Da mesi si rivolge alla polizia e ne ottiene dei vedremo, indagheremo, riferiremo. Con Duca Lamberti la musica cambia e partono le indagini, che setacciano bordelli, case d'appuntamento, alberghi equivoci, luoghi dove ci può essere commercio di sesso. Stavolta l'approccio di Scerbanenco è dolente, straziato, e al tempo stesso calibratissimo: niente balordi psicopatici, piuttosto la banalità del male in scena. Magnaccia piattamente stomachevoli, criminali fai da te che mettono ragazze in strade come altri aprirebbero una panetteria, cumenda che vanno a troie, gente “normale” che cerca di sfruttare ogni'occasione per fare soldi.
    Donatella è stata avviata alla prostituzione. Ma aveva degli attacchi, e allora urlava, invocava il padre, faceva scappare i clienti. E allora tre balordi che pensavano di arricchirsi con lei l'hanno ammazzata e ne hanno bruciato il corpo, in una campagna dalle parti di Lodi.
    Duca Lamberti arriverà ai colpevoli – erano vicini, vicinissimi al vecchio Berzaghi, insospettabili e cordiali – un attimo dopo il vecchio. Che ha tutto il tempo di cercarli e trovarli perché è sabato, e di sabato a Milano non si lavora, ha avuto una soffiata, farà un massacro.
    Un noir che resta impresso a lungo, con il suo impasto di pietas ed esattezza dei particolari, con il suo strazio per gli agnelli che vanno al macello.

    ha scritto il 

  • 3

    Coinvolgente, ben studiato, con retrogusto di wtf

    Non conoscevo Scerbanenco e ho avuto l'impressione che avrei fatto meglio a iniziare dal primo romanzo di questa serie poliziesca.
    Quando si prende una serie a metà si ha a volte l'impressione di part ...continua

    Non conoscevo Scerbanenco e ho avuto l'impressione che avrei fatto meglio a iniziare dal primo romanzo di questa serie poliziesca.
    Quando si prende una serie a metà si ha a volte l'impressione di partecipare a una festa nella quale gli invitati si conoscono tutti fra di loro, e tu sei l'unico a non far parte della compagnia.

    Mi viene da dividere questo romanzo in tre parti: la prima con la presentazione del contesto, dei personaggi e del fatto. Molto interessante e appassionante.
    La seconda con lo sviluppo della trama, che mi è piaciuta molto nonostante qualche semplificazione di troppo dei personaggi secondari.
    La terza parte, infine, in cui Scerbanenco *sbrocca completamente*; o il suo editor va in vacanza; o più probabilmente Scerbanenco e l'editor vanno a ubriacarsi insieme in una taverna e lì finiscono il romanzo.

    Non per la storia in sé, per lo stile.

    Questa parte finale è una carrellata di luoghi comuni su settentrionali, meridionali, neri. Il milanese preciso e dedito al lavoro come solo i milanesi sanno fare. Il calabrese truffaldino e maligno come solo i calabresi sanno essere, e così via.

    Fino alla fine ho voluto cogliere in tutto questo un'ironia di fondo, magari il tentativo di presentare una visione del mondo caricaturalmente semplificata per poi rovesciarla.

    E invece no, niente ironia.

    Sono contenta di averlo letto e forse riproverò col primo della serie, ma forse no.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello, coinvolgente. Soprattutto, considerando che è ambientato nel mondo della prostituzione, ha il merito di non puntare sulle oscenità. Sono felice di avere conosciuto Scerbanenco che fino ad oggi ...continua

    Bello, coinvolgente. Soprattutto, considerando che è ambientato nel mondo della prostituzione, ha il merito di non puntare sulle oscenità. Sono felice di avere conosciuto Scerbanenco che fino ad oggi avevo solo sentito nominare. Andrò senz'altro a cercare altri suoi libri.

    ha scritto il 

  • 4

    che bella scoperta Scerbanenco! Reduce da diverse letture così e così non mi è parso vero tuffarmi in un giallo italiano scritto benissimo, in cui il povero padre camionista, il giovane pappone meridi ...continua

    che bella scoperta Scerbanenco! Reduce da diverse letture così e così non mi è parso vero tuffarmi in un giallo italiano scritto benissimo, in cui il povero padre camionista, il giovane pappone meridionale, l'albergatore di Lodi stufo del cugino criminale, la maîtresse, il barista sono descritti talmente bene che al lettore sembra di averli davanti, di scrutarne le fisionomie, di ascoltare le loro voci ricche di inflessioni dialettali. La storia è trucida: Donatella, una ragazza di ventott'anni dal fisico statuario e dal cervello di una bambina, viene rapita, e tempo dopo trovata dentro un covone di paglia, bruciata viva. Amanzio, il padre che se ne prendeva cura a metà tra badante e carceriere (la ragazza aveva un debole per gli uomini e lui doveva cercare di tenerli alla larga per proteggerla), è fuori di sé per la disperazione. Duca Lamberti, l'ispettore di polizia e medico, di cui devo assolutamente leggere altre avventure, prende in carico il caso e lo risolve (ma una lettera anonima, un attimo prima che ci arrivi Lamberti, svela il mistero al padre della vittima). I milanesi ammazzano al sabato è uscito nel 1969. Non è invecchiato per niente.

    ha scritto il 

  • 4

    Devo dire addio a Duca Lamberti perché questo è il quarto e ultimo volume della serie a lui dedicata. Un'altra storia, torbida, straziante, terribile. E lo saluto con le parole di Livia Ussaro.
    "No", ...continua

    Devo dire addio a Duca Lamberti perché questo è il quarto e ultimo volume della serie a lui dedicata. Un'altra storia, torbida, straziante, terribile. E lo saluto con le parole di Livia Ussaro.
    "No", disse Livia, "tu sei un buon medico e un buon poliziotto."
    "Se lo dici tu", disse Duca amaro.
    "Lo dico io ed è vero!" Livia alzò la voce. "Sei solo stanco, perché sei troppo sensibile. Vieni, usciamo un poco.
    "Sì", disse Duca. pensò, ma non glielo disse: "Grazie, Minerva."

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Primo libro di Scerbanenco che mi passa tra le mani e sotto gli occhi...una storia crudele, cattiva, sullo sfondo di una Milano dolcissima in un ottobre caldo, che ancora non si arrende all'autunno. U ...continua

    Primo libro di Scerbanenco che mi passa tra le mani e sotto gli occhi...una storia crudele, cattiva, sullo sfondo di una Milano dolcissima in un ottobre caldo, che ancora non si arrende all'autunno. Una storia di femminicidio, sfruttamento, prostituzione di una donna rimasta bambina, tradita dalla sua psiche e dalla sua bellezza.
    Forse i protagonisti non sono caratterizzati, lo scrittore non scende a fondo delle loro ragioni e motivazioni, ma i personaggi principali emergono nella loro umanita' e tutti gli altri rimangono al livello di apparizioni in un teatrino.
    L'epilogo e' degno di un film pulp ma si parteggia per il padre e anche se alla fine commette reato e' un reato che il lettore e' portato a non condannare, perche' e' l'unico che un padre che ami sua figlia puo' commettere di fronte ad una storia come questa.

    nota a pie' di pagina: prima di leggerlo non capivo cosa significasse "i milanesi ammazzano al sabato", dopo averlo letto...non l'ho ancora capito.

    ha scritto il 

  • 3

    Quando un romanzo è un insieme di intuizioni: il talento di Scerbanenco

    Il romanziere di Kiev, nato nel 1911 da madre italiana e padre ucraino, arrivò presto in Italia, e scelse, verso i 18 anni dopo Roma, di crescere a Milano. Lavorò come operaio tornitore, come impiega ...continua

    Il romanziere di Kiev, nato nel 1911 da madre italiana e padre ucraino, arrivò presto in Italia, e scelse, verso i 18 anni dopo Roma, di crescere a Milano. Lavorò come operaio tornitore, come impiegato della croce rossa, e da autodidatta, la notte studiava filosofia e letteratura. Fu il solito Zavattini ad accorgersi di lui, e gli pubblicò un racconto e poi il suo primo romanzo, con il suo nome Vladimir Scerbanenko. Nella sua breve vita(morì nel 1969 a 58 anni) fu, come lo definì Oreste del Buono “una macchina eccezionale per scrivere storie”: spaziò infatti dalle rubriche su “Bella” e “Annabella”.Leggendo una biografia di Oreste Del Buono, viene quindi spesso fuori il nome italianizzato, Scerbanenco, e il suo carattere. “Alto, magro, collega dai vestiti sempre desueti, dalla gentilezza addirittura esagerata e dall'ombrosità quasi insostenibile”. Quindi questo scrittore”malinconico e tenero, disponibile e riservato fino all'esagerazione”, amante di Simenon, Chandler, Moravia, Hemingway e Zavattini, possiamo considerarlo, assieme ad altri pochi nomi, come il fondatore del giallo, del romanzo di nera che molto successo ebbe anche nella sua rappresentazione filmica(uno su tutti: Milano Calibro 9). E così dopo il primo romanzo rosa Scerbanenco trova un linguaggio tutto suo, hemigwayano-zavattiniano, uno stile però essenziale, asciutto riuscendo a trasmettere al lettore una specie di catalogo fotografico. Ed è proprio il talento descrittivo a fa r de “I milanesi ammazzano il sabato” un bel romanzo, in cui tutte le tecniche dello scrittore, sembrano concentrate a cogliere in pieno il boom italiano, non dal punto di vista economico, ma dall'angolazione delle manie e delle nevrosi di una nuova società, quella di massa. Egli quindi plasma a regola d'arte il provincialismo Kitsch dei nuovi benestanti, descrive l'avanzare della piccola borghesia, quella “maggioranza silenziosa” che spesso spostava a destra il voto per una garanzia di ordine, ma sotto a questo aspetto nascondeva così piccoli e grandi segreti della Milano nera. Questo romanzo è in fin dei conti, un giallo classico, con tutti i suoi crismi: c'è un caso, un investigatore “seriale”, Duca Lamberti, medico radiato per un penoso caso di eutanasia e poliziotto prima suo malgrado e poi a tutti gli effetti, e in fine c'è una soluzione coerente con ciò che si è letto. Scerbanenco però, nonostante la linea del classico giallo, denota una capacità fuori del comune nell'impostare la sua opera: la lettura infatti procede su due piani che si intersecano: la caccia all'assassino, l'indagine, e le riflessioni personali del detective, formulate tramite l'uso del discorso diretto libero che permette così, di creare un insieme di situazioni che vanno dal dialetto milanese ( “segùra de si , che l'è minga giust” della portinaia, si mescola al linguaggio del selciato, fatto di idiomi duri e senza fronzoli....è un colloquiale questo che, se vogliamo, anticipa certi studi sociologici fatti anni dopo, e tutto uno stile di romanzi, che dalla strada vengono e così la vivono(Pasolini, Palandri, Meneghello...) Ne “I milanesi ammazzano al sabato” e in altri suoi lavori , si trovano spunti interessanti della lingua d'uso, senza forzature né “rivendicazioni sociali”. A livello più di studio notiamo nell'autore l'uso continuo dei pronomi personali soggetto, cambiando quell'”ella” in lei , quell'”egli” in lui, fenomeno che anche il cinema non tarderà di fare suo. Avendo con la sua parlata, sdoganato i classici del giallo italiano dall'americanizzazione forzata, mantiene però l'assenza del pronome soggetto maschile, come in una storia dei bassi fondi americani, questo metodo “diretto” ricorda così soprattutto Chandler o Hammett. Se poi aggiungiamo la colorita trivialità, le frasi spezzate o segmentate, notiamo come Scerbanenco stimola continuamente il lettore, lo lascia sorpreso e interdetto, lo costringe al suo pensare che non è più quello del personaggio, ma quello dello scrittore stesso...e così si costruisce un romanzo, sulla cattiveria di fondo che, sul finire degli anni '60, sta salendo sempre più sia sulla cronaca di ogni giorno, sia sulle intuizioni dello scrittore il quale, senza ipocrisie, parla di negra(la prostituta africana Herero) smontando il clichè razzistico della parola e dimostrando che la solidarietà tra le persone, sta nei fatti e non nel political correct...Che i milanesi uccidono al sabato poi, è forse un modo di dire, un'abitudine aberrante come la storia del romanzo, che avviene in un determinato giorno della settimana, quello in cui i milanesi si rilassano, lasciandosi andare anche alle loro nefandezze. Una responsabilità a catena, sulla pelle di una bellissima ragazza, “una che sembra svedese” ma con il cervello di una bambina. Duca Lamberti riuscirà a sbrigliare i fili di questo caso, considerando che”la società di massa ha questo pregio, che ciascuno può annegare liberamente senza che gli altri gli diano fastidio, nel tentativo di salvarlo”....anche qui Scerbanenco vede lontano, in tempi di solidarietà internazionali e di tante parole, già vedeva lo scomparire di una persona senza che nessuno si scomponesse, quell'emarginazione che sarà, negli anni a seguire, un tema di ogni giorno no solo per il nostro paese. Sempre con quel taglio bozzettistico, spesso notando qualcosa che passa inosservato, in questo romanzo(molto bello ma non tra i migliori dell'autore) colpisce la “svagata attenzione” per i fenomeni collettivi, per quello che tanti anni dopo, in tempi di sensazioni forti, la cronaca chiamerà “il branco”, esaltando così un fenomeno, piuttosto che condannarlo. Scerbanenco nonostante la durezza del suo clima romanzesco, lascia anche il posto per l'umanizzazione dei rapporti, fossero anche in situazioni di strada e disperate. Ne è un bell'esempio il rapporto di Duca Lamberti con la negra, già citato prima. E' in questo stile secco, dalla punteggiatura millimetrica, riflettono la capacità di descrivere gli eventi romanzati e di oggettivarli nella realtà. E' forse per questo che diventa quasi un gergo, una lezione parallela alla Gadda, ma con meno sfumature e intercessioni...ugualmente però il romanzo scorre su frase inceppate, dialetti, modi di dire che non sono scritti e romanzati, ma sono proprio autentici modi di dire, ci fa ritornare a ciò che leggiamo una citazione, un pensiero profondo del protagonista, e lì Scerbanenco ci riprende e ci porta fino alla fine della vicenda. Da grande scrittore.

    ha scritto il 

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