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I miserabili

Di

Editore: U. Mursia

4.5
(4112)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1164 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Francese , Portoghese , Svedese , Olandese , Turco , Polacco , Ungherese , Ceco

Isbn-10: A000198543 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Traduttore: Renato Colantuoni ; Prefazione: Silvia Spellanzon

Disponibile anche come: Altri , Cofanetto , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio , eBook , Non rilegato , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 4

    Faticoso, ma imperdibile colpo al cuore

    Comincio dalla nota negativa. Ci sono interi capitoli del romanzo che si fa veramente fatica a leggere. Hugo fa perdere in maniera esagerata il ritmo della narrazione. Si trovano delle digressioni, sp ...continua

    Comincio dalla nota negativa. Ci sono interi capitoli del romanzo che si fa veramente fatica a leggere. Hugo fa perdere in maniera esagerata il ritmo della narrazione. Si trovano delle digressioni, spesso meramente descrittive di luoghi, talmente lunghe che si rischia di arenarsi e non procedere oltre.
    Probabilmente è un romanzo che andrebbe letto con la calma dell'estate e la libertà di uno spirito sereno. Nel periodo in cui io l'ho letto non era estate ed il mio spirito era particolarmente irrequieto.
    Precisato questo ci sono delle pagine talmente profonde, talmente toccanti, talmente penetranti da lasciare senza fiato. A volte anche soltanto una frase colpisce al cuore. Spesso inaspettata.
    Quello che a me più ha colpito è la capacità di Hugo di comprendere e descrivere l'animo umano così come molte vicende storiche del suo tempo. Nello scrivere I Miserabili ha mostrato una capacità di analisi da lasciare senza fiato.

    ha scritto il 

  • 5

    L'epopea romantica del popolo francese

    Come definire quest'opera di ben 1350 pagine? Potrei definirla un'opera-mondo, perchè essa racchiude – dentro il filo conduttore di una narrazione avvincente e coinvolgente – riflessioni di caratter ...continua

    Come definire quest'opera di ben 1350 pagine? Potrei definirla un'opera-mondo, perchè essa racchiude – dentro il filo conduttore di una narrazione avvincente e coinvolgente – riflessioni di carattere storico, filosofico, sociologico, religioso, filologico e psicologico.
    Si potrebbe altresì definire questo un romanzo sul popolo, nel quale lo scrittore mette in scena e descrive esemplari di miserabili, uomini e donne abbrutiti dalla povertà, dalla fame, dalla mancanza di lavoro e di diritti o tutele di qualsiasi tipo.

    Le figure che costellano il romanzo però appaiono circonfuse di un'aura romantica, e il popolo del nostro Victor Hugo è ben lontano da quello descritto da un ben più realistico e pragmatico Zola; infatti troviamo figure luciferine (pensiamo ai coniugi Thenardier), figure di angelicata purezza (Fantine e poi sua figlia Cosette), strani esseri deformi ma portatori di significati quasi cristologici: pensiamo a Jean Valjean e al suo tormentato percorso di redenzione, infinito, incessante, sotto lo sguardo segreto di quel Dio severo che Hugo chiama coscienza.

    Come non citare poi il piccolo Gavroche? Egli è l'emblema fresco, vitale e genuino del popolo parigino, che possiede una sua candida incorruttibilità pur avendo conosciuto ogni tipo di abiezione, sofferenza e privazione. Gavroche è l'immagine idealizzata di monello: un puro che con l'ardore e l'incoscienza giovanile si getterà in modo diretto, istintivo e impavido nell'avventura della barricata, quasi a simboleggiare la naturale tendenza del popolo francese ad essere intimamente contro il sistema, in una tensione inconsapevole e innata verso il progresso, la democrazia, l'uguaglianza e la giustizia. Egli possiede il coraggio del fanciullo che vive la vita con libertà e leggerezza, ma pur conoscendone già gli affanni, non ci si lascia imbrigliare, sporcare, perchè possiede l'ironia adulta e la saggezza del vecchio.

    E che dire del poliziotto Javert? Egli incarna l'uomo dalla condotta irreprensibile, saldo sulle sue certezze granitiche, convinto che l'universo abbia un suo ordine e una sua direzione certa, grazie alla presenza di leggi e regole. Javert è l'individuo ignaro dell'essenza del grigio e del fatto che possa esistere una zona ambigua dove bene e male si mescolano e si confondono. Egli vive negando a se stesso che le cose possano essere fatte di contraddizioni, perché se il dubbio s'insinuasse in lui, rischierebbe di sovvertire quell'ordine apparentemente ferreo e immutabile di un universo fatto di certezze dogmatiche e indiscutibili.
    Se Jean Valjean è l'uomo che accoglie in sé il dubbio, conosce un perdono che lo condurrà sulla strada del rinnovamento spirituale dopo aver distrutto tutti i vecchi dogmi, Javier è l'incarnazione di un essere chiuso in una visione dogmatica della realtà, a causa della quale non riuscirà a fare spazio a nuove visioni, con l'inevitabile fine che ne consegue.
    Comunque il binomio Jean Valjean- vescovo Miryel, associato all'idea caduta/redenzione, rievoca inevitabilmente quello costituito dall'Innominato e dal Cardinal Borromeo del nostro Manzoni.

    Parlando di Hugo e della sua scrittura, dichiaro senza remore di essere stata ghermita dallo stile di questo abile romanziere, capace di infarcire la sua prosa di motti, sentenziosità e proverbi, di inserti eruditi, di riflessioni di carattere socio-culturale, condite anche da momenti di esaltazione passionale per quegli stessi ideali di progresso, libertà, uguaglianza e fratellanza, che percorrono e fanno da perno all'opera stessa.

    A passi vibranti o tragici, Hugo sa alternare momenti di sottile ironia e sarcasmo, a loro volta modulati da splendidi passaggi in cui la pagina sembra percorsa dai candidi fremiti degli amori giovanili, che prendono vita grazie all'idillio notturno di Marius e Cosette, nel giardino di rue Plumet; è lì che, nel chiarore nella notte, s'incontrano di nascosto gli amanti, puri nel loro amore verginale, nel contempo vibrante di una sensualità latente di cui essi stessi ignorano la forza oscura: “il permanente e l'immutabile sussistono. Ci si ama, ci si sorride, si ride, ci si fanno smorfiette a fior di labbra, si intrecciano le dita delle mani, ci si dà del tu, e tutto questo non impedisce l'eternità. Due amanti si nascondono la sera, nel crepuscolo, nell'invisibile, con gli uccelli, con le rose, si affascinano l'un l'altro nell'ombra con i cuori che mettono negli occhi, mormorano, bisbigliano, e intanto immensi equilibri di astri riempiono l'infinito”.

    Hugo sa descrivere alla perfezione l'esperienza quasi “mistica” di due anime che si perdono l'una nell'altra; sa penetrare nella psicologia di due giovani innamorati con la stessa abilità con cui sa farsi strada nell'anima tormentata di un forzato penitente, in quella di una bimba che teme le ombre del buio, di un vescovo quasi santo o in quella di un cuore annerito ormai dalle nefandezze della vita. La grandezza di questo scrittore forse sta tutta qui, nel saper cogliere l'essenza di ciò che è umano, scandagliando, attraverso l'uso delle parole, ogni moto, ogni sussulto e ogni piega del cuore degli individui che rappresenta.

    Voglio concludere facendo parlare l'autore stesso attraverso la sua mirabolante e densa scrittura, capace di rivelare una profondità e un'acutezza di pensiero che è solo dei grandi scrittori. Ecco uno dei passi più belli del libro, dedicato alla sconfitta di Waterloo

    Quando quella legione fu soltanto un pugno, quando la bandiera non fu altro che uno straccio, quando i fucili scarichi di proiettili non furono altro che bastoni, quando il mucchio dei cadaveri fu più grande del mucchio vivente, vi fu tra i vincitori una specie di sacro terrore intorno a quei sublimi moribondi, e l'artiglieria inglese, riprendendo fiato, fece silenzio. Fu una specie di tregua.
    Quei combattenti avevano attorno a sé come un formicolio di spettri, sagome di uomini a cavallo, il profilo nero dei cannoni, il cielo bianco intravisto attraverso le ruote e gli affusti; il colossale teschio che gli eroi scorgono sempre nel fumo sullo sfondo della battaglia si avanzava su di essi e li guardava. Nell'ombra crepuscolare (...) commosso, tenendo il momento supremo sospeso sopra quegli uomini, un generale inglese gridò: - Coraggiosi francesi, arrendetevi! - 
    Cambronne rispose: - MERDA!
    Il lettore francese vuole essere rispettato, e quella che forse è la più bella parola che un francese abbia mai detto non può essere ripetuta. *Vietato deporre il sublime nella storia*. A nostro rischio e pericolo spezziamo questa nostra proibizione.
    Quindi, fra tutti quei giganti, vi fu un titano, Cambronne. Dire quella parola e poi morire. Che cosa c'è di più grande? L'uomo che ha vinto la battaglia di Waterloo non è Napoleone, non è Wellington che alle quattro cedeva, alle cinque disperava, non è Blucher che non si è battuto; l'uomo che ha vinto Waterloo è Cambronne.
    *Fulminare con una simile parola la folgore che ti uccide è vincere. E' l'insulto al fulmine. Raggiunge la grandezza eschilea*.
    Lo spirito delle grandi giornate penetrò in quell'uomo ignoto in quel momento fatale. Cambronne scopre la parola di Waterloo come Rouget scopre la Marsigliese, per visitazione dello spirito dall'alto. La frase del disprezzo titanico, Cambronne non la getta soltanto sull'Europa a nome dell'impero, sarebbe poco; la getta sul passato in nome della rivoluzione. Si capisce e si riconosce in Cambronne la vecchia anima dei giganti. Sembra che Danton parli o che Kebler ruggisca"
    .

    ha scritto il 

  • 4

    Quando si affrontano immagini immani dell'umanità si resta sempre intimoriti dalla dimostrazione di grandezza anche nei più infimi cenci. Recensire lo scibile non è cosa da farsi in questo luogo ne fo ...continua

    Quando si affrontano immagini immani dell'umanità si resta sempre intimoriti dalla dimostrazione di grandezza anche nei più infimi cenci. Recensire lo scibile non è cosa da farsi in questo luogo ne forse verrebbe fatto da alcun uomo in forma piena e completa. L'anima che ha scritto quest'opera è stato uno scrutatore d'eccellenza della miseria, e nel 1800 dove tutto era pregiudizio, è stata una rivoluzione che accompagnando il genio della narrativa, che posso sinceramente dire resta imbattutto se non dai poeti, ha costruito un'opera mirabile che viaggia molto, ma molto, ma molto lontano nei sentimenti e nelle logiche delle umanità e si spande per tutto l'universo fino all'astratto. L'unica pecca di cui umilmente mi sento di dover accusare lo scrittore è l'inserimento di parti inutili, come la descrizione a sé stante della storia della Francia di quei tempi, che sono abbastanza lunghe. Incomprensioni, amore, effetti, speculazioni e non basterebbe la conoscenza dell'intero linguaggio per esprimere ciò che il mistero delle anime espone.

    ha scritto il 

  • 3

    Devo andare controcorrente,a me non è piaciuto granchè.A momenti è bello scorrevole,ma per lunghi tratti è noioso .Alcune volte si perde in lunghi discorsi che rendono il romanzo più lungo e basta.Non ...continua

    Devo andare controcorrente,a me non è piaciuto granchè.A momenti è bello scorrevole,ma per lunghi tratti è noioso .Alcune volte si perde in lunghi discorsi che rendono il romanzo più lungo e basta.Non ho avuto una bella esperienza con Victor Hugo

    ha scritto il 

  • 5

    Non si può che riconoscere la grandezza di questo romanzo e di Victor Hugo. Un affresco enorme di Parigi, della Francia, di una parte sociale negletta. Sono rimasta davvero colpita dalla cultura, dall ...continua

    Non si può che riconoscere la grandezza di questo romanzo e di Victor Hugo. Un affresco enorme di Parigi, della Francia, di una parte sociale negletta. Sono rimasta davvero colpita dalla cultura, dalla erudizione di questo grande scrittore. La sua capacità narrativa già la conoscevo. Devo dire anche, però, che I Miserabili è un libro non facile da affrontare, in cui la storia del romanzo spesso e volentieri dà spazio alla storia tout court, o a descrizioni di una Parigi già scomparsa all'epoca di Hugo. Tutto è molto interessante, sia chiaro, ma non di rado l'ho trovato pesante.

    ha scritto il 

  • 5

    Una storia d'amore: la mia.

    La mia storia con questo libro inizia più o meno sette anni fa, quando una me decisamente bambina e ingenua, trova nella biblioteca della scuola un libro intitolato "cosetta". Lo presi, lo divorai e m ...continua

    La mia storia con questo libro inizia più o meno sette anni fa, quando una me decisamente bambina e ingenua, trova nella biblioteca della scuola un libro intitolato "cosetta". Lo presi, lo divorai e me ne innamorai, molto ho dovuto aspettare prima di poter leggere la versione integrale, non ridotta: volevo esser sicura di dedicare il tempo giusto a questo capolavoro unico nel suo genere. Infine eccoci qui, un tomone finito tra le mani e dei personaggi impressi ancora più indelebilmente nel mio animo, nella mia mente, nel mio cuore. Credo sia decisamente impossibile recensire in maniera vera e propria I Miserabili, perché in fondo chi sono io per poter anche solo elogiare quel Dio della scrittura e del pensiero che è Victor Hugo? Forse queste mie frasi non hanno molto senso, ma perdonatemi, sono ancora inebriata dalla meravigliosa storia che mi ha tenuto compagnia per quasi un mese. Come dice il mio amato Holden Caulfield "un bel libro è quello che ti fa venir voglia di chiamare lo scrittore e parlargli come se fosse il tuo migliore amico", niente di più vero! Perché in fondo in fondo, il personaggio di questo libro che ho amato di più é stato proprio lo stesso Hugo, che con ragionamenti illuminati e moderni oltre ogni dirsi, tiene compagnia al lettore durante tutta la storia, senza per questo farsi giudice dei protagonisti. Basta. Non ho null'altro da dire, o forse ne avrei anche troppo, ma nulla che sarebbe lontanamente paragonabile alla lettura. Smettetela di star qui a leggere recensioni e immergetevi nella storia dei Miserabili. Vi assicuro che non vi pentirete d'averlo fatto.

    ha scritto il 

  • 4

    Sono rimasta particolarmente colpita dalla fiducia nel progresso e dall'attualità delle idee dell'autore. Anche la fede, seppur costante punto di riferimento, è rivisitata in chiave moderna e più ince ...continua

    Sono rimasta particolarmente colpita dalla fiducia nel progresso e dall'attualità delle idee dell'autore. Anche la fede, seppur costante punto di riferimento, è rivisitata in chiave moderna e più incentrata su un ideale di miglioramento dell'individuo e quindi della società, che ancorata a vuoti e anacronistici rituali.
    "L'ideale moderno ha il suo tipo nell'arte e il suo mezzo nella scienza. Solo colla scienza verrà realizzata quell'augusta visione dei poeti che è il bello sociale; l'Eden verrà rifatto coll'A + B. Al punto in cui è giunta la civiltà, l'esatto è un necessario elemento dello splendido, e il sentimento artistico è, non solo servito, ma completato dall'organo scientifico: il sogno deve calcolare".

    ha scritto il 

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