I miserabili

Di

Editore: Mondadori

4.5
(4488)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1405 | Formato: Cofanetto | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Francese , Portoghese , Svedese , Olandese , Turco , Polacco , Ungherese , Ceco

Isbn-10: 880443368X | Isbn-13: 9788804433682 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , eBook , Non rilegato , Tascabile economico , CD audio

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

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  • 5

    Non credo che questo testo possa essere recensito in modo efficace. Capolavoro è poco. Credo che niente renda l'idea. Opera magna, invenzione incredibile, uno dei romanzi storici più appassionanti e m ...continua

    Non credo che questo testo possa essere recensito in modo efficace. Capolavoro è poco. Credo che niente renda l'idea. Opera magna, invenzione incredibile, uno dei romanzi storici più appassionanti e meglio diretti di sempre.

    ha scritto il 

  • 4

    Capolavoro, che però risente molto del periodo in cui è stato scritto e dell'inclinazione al feuilleton: le rivelazioni di Thénardier all'ultimo momento ne sono un esempio. Poi qualche sbavatura ma so ...continua

    Capolavoro, che però risente molto del periodo in cui è stato scritto e dell'inclinazione al feuilleton: le rivelazioni di Thénardier all'ultimo momento ne sono un esempio. Poi qualche sbavatura ma soprattutto lunghissime digressioni il cui problema non è tanto che spezzano il racconto, ma che non sono sempre bene integrate. Ad esempio la famosa descrizione della battaglia di Waterloo ha un senso nel racconto e aggancia la trama; il resoconto ingegneresco delle fogne di Parigi, no.
    Ma Javert e la sua ossessione sono insuperabili e insuperabilmente descritti.
    Ok, capolavoro.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Wow. Ci vuole impegno e dedizione per leggere un’opera monumentale fatta di infinite digressioni storiche, culturali e morali.
    Ma il più grande esponente del romanticismo francese non delude.
    Il suo i ...continua

    Wow. Ci vuole impegno e dedizione per leggere un’opera monumentale fatta di infinite digressioni storiche, culturali e morali.
    Ma il più grande esponente del romanticismo francese non delude.
    Il suo impegno sociale ci riserva un affresco corale della società francese a cavallo dei primi 30 anni dell’800.
    Hugo si spinge a fondo nel campo della rappresentazione delle classi popolari: il lavoro e la sua mancanza, la fame, i bassifondi degradati e degradanti delle classi più povere, ma anche la dignità di chi cerca di vivere nel rispetto delle regole, delle persone e dei sentimenti.
    L’autore ci descrive una Francia scossa da un’epoca di passaggio dalla sconfitta di Waterloo alle radiose giornate di luglio dove si intrecciano le vicende di Jean Valiant, di Cosette e Marius, di Javert e Thenardier. Fino allo scontro finale in una Parigi indifferente tra ancien e nuovo regime.
    Immanente è la vicenda ed i valori della Rivoluzione Francese con i suoi principi e con i richiami al terribile regicidio del 1793
    In questo squarcio di secolo che vede arrivare la modernità e le sue conseguenze ma anche le sue opportunità Hugo introduce il riscatto dalla colpa e dal peccato e la redenzione con l’amore, l’abnegazione e la fede.
    Valiant compie tutto il suo percorso, perseguitato dalla sfortuna e dall’ingiustizia trova nella costruzione della felicità della figlia di Fantine, Cosette, la sua ragione di riscatto. Un riscatto però incompleto se non accettato con amore e passione dalla “figlia” e dalla sua nuova famiglia coì come accade sul letto di morte
    Inizialmente le digressioni su Waterloo, sui moti del 32 e sulla storia della citta di Parigi possono sembrare superflue ed anche eccessivamente divaganti, così come le descrizione sui sentimenti dell’amore, della fede, dell’onore ma ad una lettura attenta appiano funzionali ad introdurre la vicenda personale, la storia, dentro un grande progetto collettivo dove solo in parte il destino è nella mano degli uomini.

    ha scritto il 

  • 5

    Emozionante

    Non è stata una lettura facile: ci ho messo mesi per finire questo lunghissimo romanzo. Bisogna anche ammettere che interi capitoli li ho trovati del tutto superflui, anche se sempre scritti in modo i ...continua

    Non è stata una lettura facile: ci ho messo mesi per finire questo lunghissimo romanzo. Bisogna anche ammettere che interi capitoli li ho trovati del tutto superflui, anche se sempre scritti in modo impeccabile. Molte divagazioni storiche sono un pesanti. Però…
    … I Miserabili è una delle storie più emozionati che io abbia mai letto. Le storie di Fantine e Jean Valjean su tutte mi hanno commosso.
    Quando un libro riesce a trasmetterti certe sensazioni, capisci subito mentre lo leggi che quelle parole e quei personaggi non li scorderai tanto facilmente.

    ha scritto il 

  • 5

    Un capolavoro. Sono d'accordo con altri utenti nel dire che certe digressioni storiche sono un po superflue, ma questo libro contiene decine di pagine di altissima letteratura, emozionanti, spiazzanti ...continua

    Un capolavoro. Sono d'accordo con altri utenti nel dire che certe digressioni storiche sono un po superflue, ma questo libro contiene decine di pagine di altissima letteratura, emozionanti, spiazzanti ed altamente morali. La lunga lettura vale veramente la pena.

    ha scritto il 

  • 5

    Nonostante le lunghe digressioni storiche e/o descrittive e/o filosofeggianti che interrompono il ritmo della narrazione, questo è l'unico libro che sia riuscito a farmi commuovere. I personaggi vengo ...continua

    Nonostante le lunghe digressioni storiche e/o descrittive e/o filosofeggianti che interrompono il ritmo della narrazione, questo è l'unico libro che sia riuscito a farmi commuovere. I personaggi vengono descritti magistralmente in ogni loro aspetto e seguendone l'evoluzione nel corso della storia. Come in "Notre Dame de Paris", ogni storia è intrecciata ad un'altra in modo sorprendente e talvolta imprevedibile. Questa è essenzialmente la storia di Jean Valjean, dall'inizio alla fine, e Victor Hugo riesce a far innamorare il lettore di questo e di altri personaggi.
    "Morire non è terribile, terribile è non vivere"

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    I miserabili (lettori)

    Da colui che è stato indicato come lo "Shakespeare del romanzo" mi sarei aspettato molto di più. Cinque parole per descrivere l'esperienza de "Les Misérables": tanto fumo e poco arrosto. Victor Hugo, ...continua

    Da colui che è stato indicato come lo "Shakespeare del romanzo" mi sarei aspettato molto di più. Cinque parole per descrivere l'esperienza de "Les Misérables": tanto fumo e poco arrosto. Victor Hugo, durante il suo esilio, quale poeta vate di Francia, ha intenzione di produrre la summa delle miserie di tutto il XIX secolo, ma la narrazione raggiunge picchi melodrammatici uniti a considerazioni filosofiche disorganiche e forzate tali da annullare anche il più evidente dei pregi.
    Questa è una storia di redenzione, una storia con dei buchi nella trama, però. Perché Javert si affanna a rincorrere Jean Valjean come un disgraziato per tutta la Francia, se il signore ha già scontato la sua pena?
    A parte la storia in sé, un difetto che Hugo è andato nel tempo ad accentuare è, come ho scritto, usare toni melodrammatici troppo frequentemente: le emozioni sono talmente gonfiate ed esasperate che, a mio parere, non risultano più credibili.
    Anche lo stile presenta pecche evidentissime. Il difetto, che diventa una sorta di "marchio di fabbrica" risalente a "Notre-Dame de Paris", ovvero l'autore che si pone domande e risposte da solo, è qui più che mai usato a iosa; questo non permette più un dialogo con il lettore, perché diventa semplicemente un monologo (oltre a ottenere un fastidioso effetto ping-pong): oltretutto, le domande che si pone Hugo potrebbero non essere le stesse che si porrebbe il lettore; tra l'altro, tali domande sono molto spesso unite a rimandi letterari eruditi, che il comune mortale non potrà mai catturare: Plauto? E chi è costui? Un altro terribile difetto è la struttura generale del libro: infatti, i libri, che suddividono l'opera, sono caratterizzati da narrazione e da considerazioni filosofiche; ora, monsieur Hugo non ha fatto tesoro degli errori nei romanzi precedenti, anzi, è peggiorato: non solo vi sono libri filosofici, posti fra quelli narrativi, che spezzano il ritmo della storia, ma moltissime digressioni a carattere riflessivo sono posti all'interno degli stessi libri narrativi. E' cosa comunemente accettata che la caratteristica portante di un romanzo è la capacità da parte del lettore di immedesimarsi nella storia: ma se il testo non è limpido, se lo scrittore si mette sempre in mezzo, sempre pronto a indicarci e spiegarci qualsiasi cosa, come se fossimo bambini scemi, come posso immedesimarmi? Tanto meno leggermi un saggio, a questo punto. Perciò, mi sono dovuto sorbire tutte le lagne su quanto il monachesimo faccia schifo, su quanto la monarchia sia brutta, etc. Era così difficile rappresentare le monache intente a compiere violente mortificazioni della carne e la Guardia Nazionale intenta a commettere soprusi? Che gli scrittori in erba tendano l'orecchio. Vi sono due modi per comunicare efficacemente un'idea: un metodo pigro e forzato, che causa un'evidente stonatura nel ritmo della narrazione (dicasi "Metodo Hugo") e uno integrato nella storia, armonizzato, appena percettibile e intuitivo (dicasi "Metodo Flaubert"). In sostanza, nessuna polifonia, l'unico pensiero dominante è quello dell'autore, senza preoccuparsi di approfondire i punti di vista dei personaggi, con i rivoluzionari e i miserabili buoni e i monarchici e aristocratico cattivi: e diciamo addio anche alla verosimiglianza. Perciò, non mi sono immedesimato in nessun luogo e in nessun personaggio, dato che sono stato buttato fuori a calci a suon di "Ho ragione io e tutti gli altri hanno torto".
    Questa scrittura torbida mette in ombra anche gli elementi della trama più appassionanti, come la lotta sulle barricate: questa è descritta in modo decente, solo che la narrazione nel suo insieme non è armonica; questa impostazione mi ha confuso non poche volte. Non sono l'unico a considerare di bassa qualità della prosa di Hugo: all'uscita del romanzo, il giornalista Louis Veuillot parla di uno stile "detestabile".
    I personaggi non sono tutti quanti adeguatamente messi sulla scena: vi sono alcuni, naturalmente importanti, che godono di una profondità maggiore delle altre, arrivando a essere semplici contorni di sfondo; no, ogni persona, per quanto sia determinante in una storia, ha una sua personalità specifica, frutto di un'esperienza personale del tutto differenziata dalle altre: dov'è la polifonia, quando serve? Si passa dalla figura tormentata di Jean Valjean (il cui picco più che accettabile è rappresentato in "Anima in tempesta"), quella controversa di Javert (la cui personalità non è stata del tutto approfondita - persino la sua valenza tragica viene liquidata in una decina di pagine, nella scena del suicidio), quella abbandonata di Fantine (che, nonostante tutta la sua drammaticità più che verosimile - che ho sinceramente apprezzato - non gode di un'evoluzione psicologica entusiasmante), quella del duo comico dei Thérnardier e quelle più o meno piatte di altri quali Cosette e Marius. Un paio di parole su Gavroche ed Eponine: la carica tragicomica del primo è stata sinceramente usata bene, anche la personalità della seconda è interessante. Ho apprezzato anche la rappresentazione realistica del lessico sanguigno dei cittadini di Parigi (impossibile da individuare senza le utilissime note).

    Un romanzo ricco di potenzialità, che sono state gettate al vento da uno stile pessimo; un tentativo malriuscito di denuncia, che diventa un tentativo forzato di inculcare un pensiero estraneo.

    ha scritto il 

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