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I nomi

Di

Editore: Einaudi (Tascabili Letteratura, 1276)

3.6
(186)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 393 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Greco , Spagnolo

Isbn-10: 8806161601 | Isbn-13: 9788806161606 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Amalia Pistilli

Disponibile anche come: eBook

Genere: Business & Economics , Fiction & Literature , Political

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Descrizione del libro
Fine anni Settanta: è il periodo della rivoluzione islamica in Iran, dei sequestri terroristici, del "petrolio ostile" dell'Africa settentrionale e del Golfo; James Axton, un americano che svolge analisi di rischio per una compagnia di assicurazioni, fornisce dati e notizie sulla situazione politica ed economica dei paesi mediorientali. Sull'isola dell'Egeo in cui vivono la moglie e il figlio viene a conoscenza di un omicidio rituale, forse collegato a una serie di delitti in cui le vittime sono tutte persone malate. Chi sono gli adepti della setta? Qual è il loro fine? E perché James Axton ne è così irresistibilmente attratto? Comincia così a seguire la pista del "culto dei nomi", che divengono sinonimo di un potere occulto.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    i novemila nomi di Dio e il peso della conoscenza

    James è un analista di rischio in Medio Oriente negli anni settanta, non che si stesse meglio di adesso, era solo l'inizio di quel che c'è ora, ha una serie di amici che fanno i banchieri, gli imprend ...continua

    James è un analista di rischio in Medio Oriente negli anni settanta, non che si stesse meglio di adesso, era solo l'inizio di quel che c'è ora, ha una serie di amici che fanno i banchieri, gli imprenditori e altre cose vaghe, sono tutti insieme al momento in Grecia, con le mogli che fanno vento e polvere per distrarre gli spiati dall'attenzione degli spioni e viceversa...vanno a cena, chiacchierano amabilmente...ecc...la domanda più frequente che si fanno tra loro al momento di un racconto sul posto che si è appena visitato è "uccidono americani, là?"
    a un certo punto un cadavere ritrovato risveglia l'attenzione della combriccola, che intanto si arricchisce di un regista leggermente pazzo che si mette in testa di seguire il culto che pratica questi omicidi rituali...le iniziali dei nomi dei morti coincidono casualmente con le iniziali dei luoghi in cui vengono ritrovati e un gruppo o più gruppi di gente strana viene avvistato in Giordania, Turchia, e altri posti che James si trova a visitare per lavoro...
    thriller postmoderno con finale leggermente delirante, nel complesso interessante, scorre veloce e si fa leggere, anche per via di tutte le deviazioni di pensiero di James che seguiamo con curiosità, nonostante sia un americano che SPOILER SPOILER SPOILER lavora per la CIA

    ha scritto il 

  • 2

    Ci ho provato a finirlo, ma dopo un inizio che era riuscito a incurisirmi... la prosa diventa fine a sé stessa.
    DeLillo mi aveva abituata a dialoghi atipici, dove non sempre era indicato chi dicesse c ...continua

    Ci ho provato a finirlo, ma dopo un inizio che era riuscito a incurisirmi... la prosa diventa fine a sé stessa.
    DeLillo mi aveva abituata a dialoghi atipici, dove non sempre era indicato chi dicesse cosa, ma qui, si fatica veramente a seguire il filo di certi discorsi... senza contare che ci sono pagine e pagine in cui l'autore pontifica ed esprime le sue idee...
    Mi è spiaciuto molto abbandonarlo, perché a me piace DeLillo, ma con questo libro secondo me, ha perso qualche colpo.

    ha scritto il 

  • 0

    su anobii ci sono 15943 libri che contengono la parola "laura" nel titolo o come autore. c'è gente che incontro ogni cinque o sei anni, in genere per pochi minuti, e si stupiscono che ricordo il loro ...continua

    su anobii ci sono 15943 libri che contengono la parola "laura" nel titolo o come autore. c'è gente che incontro ogni cinque o sei anni, in genere per pochi minuti, e si stupiscono che ricordo il loro nome. me ne stupisco anch'io. d'altronde conosco così poca gente, anche a un livello del tutto superficiale, che sarebbe veramente difficile non ricordarne i nomi. che spesso sono anche comuni, per cui magari faccio confusione, li attribuisco alle persone sbagliate, ma ciò non toglie che li ricordo. i puri nomi, intendo: un centinaio almeno, ne so.

    ha scritto il 

  • 2

    che fatica!

    mi sa che con De Lillo ho chiuso, anche in considerazione della mia ridotta speranza di vita.
    Comunque ci sarà stato un motivo se hanno aspettato 22 anni a tradurlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro particolare: sono stato in bilico tra la voglia di abbandonarlo e la necessità di finirlo. A tratti noiosissimo, a tratti affascinante, spesso faticoso, ma ravvivato da dialoghi perfetti. App ...continua

    Un libro particolare: sono stato in bilico tra la voglia di abbandonarlo e la necessità di finirlo. A tratti noiosissimo, a tratti affascinante, spesso faticoso, ma ravvivato da dialoghi perfetti. Appare un po' datato.

    ha scritto il 

  • 4

    DeLillo scrive questo tomo dopo anni passati nelle stesse zone descritte nel testo: Medio Oriente, India, Grecia. Passa attraverso quei luoghi con occhi che spesso potrebbero ricordare le sequenze sil ...continua

    DeLillo scrive questo tomo dopo anni passati nelle stesse zone descritte nel testo: Medio Oriente, India, Grecia. Passa attraverso quei luoghi con occhi che spesso potrebbero ricordare le sequenze silenziose e profonde di Malick; descrive paesaggi e stati d'animo con la grazia di un illuminato; affronta un tema assolutamente improbabile per la razionalita' occidentale, ma del tutto coerente con quelle terre medio-orientali (l'uso di Google Maps per cercare quei luoghi nel mondo è stato illuminante).
    Non mi è parso un thriller nell'accezione comune del termine, ma lascia ad ogni modo un senso di inquietudine, di sprazzi di verità paurose - verita' malate, ma non per questo false.

    Testo lento, avvolto su se' stesso, difficile.

    Polvere che copre un rubino, che a volte si raggruma e va tolta con il bulino, a volte basta un soffio.
    A volte cosi' attaccata che ci vorrebbe lo stesso sguardo di DeLillo per riconoscere questa scoria come rubino stesso.

    ha scritto il 

  • 4

    The Names (1982)

    Un romanzo splendido, un appassionato ritratto della violenza che incombe sulla società travolta dalle guerre e un'affascinante indagine sul mistero del linguaggio e delle parole.

    ha scritto il 

  • 5

    Publicada en http://lecturaylocura.com/los-nombres-de-don-delillo/

    Uno de los criterios más usados hoy en día (y de los que más desconfío) a la hora de recomendar un libro es ese vocablo, tan descript ...continua

    Publicada en http://lecturaylocura.com/los-nombres-de-don-delillo/

    Uno de los criterios más usados hoy en día (y de los que más desconfío) a la hora de recomendar un libro es ese vocablo, tan descriptivo y a la vez manido, que se incluye en frases como: “este libro te engancha desde el primer momento y ya no lo puedes dejar“; sí, el vocablo al que me refiero es “enganchar”.

    No ya por las connotaciones asociadas a la adicción que pueda tener, sino porque este grado de “enganche” suele ser inversamente proporcional al tiempo gastado en leerlo: si alguien se “engancha” a un libro suele leerlo en tres sentadas, sin dormir prácticamente y, a continuación, busca como sea otro libro de las mismas características. ¿Esto es malo? No, claro. Que un libro te dé ganas de leer es bueno. El problema es que otro tipo de lecturas no te “enganchen” y la frustración origine que abandones otros libros más retadores.

    Según uno lee y lee libros se da cuenta de muchas peculiaridades. Una de estas es el ritmo de lectura. Evidentemente, unos libros se leen más rápido que otros, todos los que leemos lo notamos. Es parte de su personalidad, cada libro exige una forma de leer: velocidad, atención, … algunos te solicitan calma, reflexión, una atención total cuando estás en su lectura. Otros te piden marcha, velocidad, atención más dispersa. En el caso de Don Delillo nos encontramos con lecturas sosegadas, tranquilas, reflexivas. Él mismo lo comenta en su estupenda novela Body Art (2001):

    “Se llevó a la boca una cucharada de cereales y olvidó saborearlos. En el intervalo transcurrido desde que se llevó la comida a la boca hasta el desdichado instante en que lo tragó hubo un momento en que perdió el gusto.”

    Si extrapolamos está metáfora a la literatura podríamos decir que, hoy en día, falta un poco saborear los libros, centrándose la mayoría de lectores en el hecho de “tragar novelas” sin más reflexión.

    Delillo escribió Los Nombres tras su experiencia vivida en Grecia, por la contraportada (“asesinatos rituales de una secta obsesionada por el lenguaje“) podríamos deducir que se trata del típico best-seller conspirativo, paranoico y cargado de acción e investigación. Pero, muy al contrario, es un simple pretexto, ya que el objetivo es estudiar el lenguaje (“Era el propio alfabeto. Les interesaban las letras, los símbolos escritos que formaban una secuencia fija“) y los límites de la cultura afectados por el uso del lenguaje.

    Pasando por los diferentes ambientes que nos propone en diversas localizaciones (una isla del Egeo, el Peloponeso griego, un desierto en la India..), la persecución de la secta que origina estos asesinatos rituales desembocará en el estudio deconstructivo del lenguaje y sus implicaciones en la cultura y en la identidad de la persona; así, el escritor habla en el capítulo del desierto, ya llegando a la parte final del libro que “en el desierto todo cuenta. La palabra más simple contiene un enorme poder. Cada sonido corresponde únicamente a un signo. Ahí reside la genialidad del alfabeto. Simple, inevitable.” En una memorable y desconcertante coda, todo se desmonta, el lenguaje es fallido como expresión, como signo de identidad, es necesario reinventarlo (“Haz lo que tu lengua te diga que debes hacer. ¡Entierra el antiguo lenguaje y libera el nuevo“) para definirnos nosotros mismos.

    Todo ello realizado con la calma de la que hablaba en el principio, deleitándonos con lugares paradisíacos y con el monólogo interior de los personajes, hay miedo a la muerte, y superioridad por tener ese conocimiento. Hay crítica de la sociedad que nos rodea, hay maestría para expresar todo esto.

    Delillo es uno de los mejores escritores actuales, el postmodernismo en su plenitud, si estás dispuesto a dedicarle tiempo, ese tiempo que sus novelas requieren, parafraseando al escritor: a “no olvidar saborear sus novelas”, es más que probable que no te decepcione, muy al contrario, será tan estimulante que, posiblemente, no quieras parar de leerlas.

    ha scritto il