I nuovi mostri

Un paese senza intellettuali, un'opinione pubblica imbalsamata, una democrazia svenuta

Di

Editore: Chiare Lettere

3.3
(56)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 281 | Formato: Paperback

Isbn-10: 886190081X | Isbn-13: 9788861900813 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

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Descrizione del libro
C'era una volta. C'era una volta chi si dava come compito quello di incalzare il potere e di controllarlo: un'elite culturale temuta e ascoltata. C'erano una volta i "maestri", i Pasolini, i Moravia, gli Sciascia, i Calvino, ma anche i Bobbio, i Galante Garrone, gelosi custodi del libero pensiero. E ora? L'Italia non potrebbe essere quella che è senza la complicità del sistema mediatico e grazie all'assenza degli intellettuali, "una categoria - scrive Beha - più del portafogli che del pensiero". A cominciare dai giornalisti. Ma è il quadro d'insieme che preoccupa ("Stiamo rispondendo a Obama con Geronzi"): un gigantesco concorso di colpa che attraversa molte categorie professionali, in nome del denaro e in virtù di una normalizzazione della banalità da troppi accettata. Il resoconto di Beha, lucido ma non rassegnato ci induce a reagire, così come molte associazioni di liberi cittadini hanno cominciato a fare. Contro il Golpe Bianco che ci sta svuotando. In appendice, le "Resistenze ai Nuovi Mostri".
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  • 1

    girocuziale polemico... sterile

    alla fine è il difetto dei libri di beha: lo condividi ma poi lo perdi sulla via di damasco... dice che farà nomi, ma arrivo a pag. 70 e niente... troppo filosofico e poco sul pezzo veramente... un'oc ...continua

    alla fine è il difetto dei libri di beha: lo condividi ma poi lo perdi sulla via di damasco... dice che farà nomi, ma arrivo a pag. 70 e niente... troppo filosofico e poco sul pezzo veramente... un'occasione mancata di mettere i punti sulle "i", probabilmente sì!

    ha scritto il 

  • 0

    Interessante come tematica..ma non sono riuscita a leggerlo tutto in una volta..non è facile seguire bene tutti i giri contorti che fa Beha..pur essendo spesso anche divertenti nella loro pungente iro ...continua

    Interessante come tematica..ma non sono riuscita a leggerlo tutto in una volta..non è facile seguire bene tutti i giri contorti che fa Beha..pur essendo spesso anche divertenti nella loro pungente ironia.
    Mette un pò a disagio il fatto che si colga principalmente solo l'incazzatura dell'autore che spara a zero su tutto e tutti..forse per questo si segue malino..è un continuo dare addosso (c'è da dire spesso giustamente)..ma sembra più uno sfogo personale che un libro per chi legge!
    Prima o poi lo riprenderò.

    ha scritto il 

  • 0

    Un viaggio tra l’informazione truccata e i vizi della società italiana di oggi, che manca di intellettuali coraggiosi

    Nel suo I nuovi mostri, edito da Chiarelettere,
    Oliviero Beha pone un’analisi critica sui media
    di Clara Sturiale
    Oliviero Beha torna su uno degli argomenti che conosce meglio: lo stato dell’informazi ...continua

    Nel suo I nuovi mostri, edito da Chiarelettere,
    Oliviero Beha pone un’analisi critica sui media
    di Clara Sturiale
    Oliviero Beha torna su uno degli argomenti che conosce meglio: lo stato dell’informazione nell’Italia di oggi. Giornalista di carta stampata, radio e televisione, poeta, autore teatrale e televisivo, nel suo ultimo libro I nuovi mostri, quasi la continuazione del precedente Italiopoli, Beha trae spunto da due funerali, uno reale e l’altro mediatico, del giornalista di Rai Tre Sandro Curzi e di Eluana Englaro, per dare il via alle riflessioni delle pagine seguenti, in cui ce l’ha «praticamente con tutti, o quasi», come ammette nella Prefazione, definendosi «un avventato free climber in solitario con frequenti e rovinose cadute».
    Due morti molto diverse tra loro, quelle di Curzi ed Englaro, unite, però, dal filo conduttore delle polemiche e delle dichiarazioni ipocrite di un numero indefinito di politici e intellettuali al servizio del potere. «Perché cominciare da qui, da un funerale e segnatamente dal funerale di Sandro Curzi, questo rapido pamphlet sulla “morte della ragione” e la scomparsa/tradimento/compravendita/corruzione degli intellettuali italiani?», si chiede Beha, per poi rispondersi e rispondere al lettore spiegando come il «punto di vista della bara» sia quasi ottimale per cogliere la superficialità e l’ignoranza di chi non ha più un bagaglio culturale di riferimento. I nuovi mostri (Chiarelettere, pp. 280, € 13,60) sono quelli che vivono all’interno del residence del potere di pasoliniana memoria (e fanno di tutto per rimanerci), una classe dirigente divenuta modello di riferimento dal punto di vista politico, istituzionale e della leadership incontrastata. «Siamo di fronte al devastante fenomeno del karaoke degli intellettuali, laddove in giapponese karaoke è alla lettera “orchestra vuota” e invece da noi vuoto è il significato delle parole e delle posizioni di chi ripete canzoni altrui a orecchio, per ignavia o convenienza. Servendo.» Quella che l’autore dipinge è una realtà dove gli intellettuali non fanno più scandalo e non cercano di essere coscienza critica del potere o del sistema sociale. «C’era una volta. C’era una volta chi si dava come compito quello di incalzare il potere e di controllarlo: un’élite temuta e ascoltata. C’erano una volta i “maestri”, i Pasolini, i Moravia, gli Sciascia, i Calvino, ma anche i Bobbio, i Galante Garrone, gelosi custodi del libero pensiero. E ora?»

    Il ruolo del sistema politico nella censura dell’informazione
    ] Anche in politica l’opposizione ha cambiato forma e non è più il contraltare della maggioranza, ma quasi un’ombra di quest’ultima. Duro l’accento del giornalista sul “Mattarellum”, la legge sul sistema elettorale maggioritario che costringe politici, giornalisti, uomini di cultura a schierarsi nell’ambito di quello che è diventato un sistema solo apparentemente democratico.
    Un “maggioritario” che si riflette nell’intellighenzia e nell’informazione, che da cane da guardia del potere si trasforma in cane da riporto. Così si processano pubblicamente e istituzionalmente, quasi per una legge del contrappasso, i magistrati chiamati a giudicare i politici di destra e di sinistra: emblematici i casi di Clementina Forleo e Luigi De Magistris.
    Mentre il giornalismo d’inchiesta o le denunce pubbliche (da Report a Beppe Grillo) vanno avanti con molte difficoltà e non sempre sono ascoltati. Un potere che conosce l’importanza del controllo dell’informazione, del tono e della gerarchia delle notizie che, giorno dopo giorno, dai telegiornali entrano nella quotidianità dei cittadini, creando un’abitudine mentale e condizionando la vita degli italiani e soprattutto dei più giovani.
    Così si arriva alla censura. «L’unico episodio caldo o addirittura bollente ha visto protagonista sul principale canale tv, Rai Uno, anni fa, quell’accattivante cialtrone “extraordinario”, vera star dello spettacolo contemporaneo, che risponde al nome di Adriano Celentano. Nello show Rockpolitik l’autodefinitosi “re degli ignoranti” ha parlato ripetutamente di censura, ma ovviamente alla sua maniera, trasmutandola come un Cagliostro del palcoscenico in epidermica merce televisiva destinata a dissolversi nell’attenzione e nelle coscienze pur di milioni di telespettatori in una nuvola di fumo, come infatti è avvenuto nel giro di qualche giorno...»

    Superare il generale clima di dissoluzione culturale
    ] Tutto questo accade mentre il paese si trova in una profonda crisi economica, sociale, politica e culturale. «Il magma d’intorno è totale, essendo diventata l’Italia la retroguardia sia dell’Occidente più sviluppato (!) sia ormai perfino dell’Unione Europea, raggiunti (e nel frattempo superati?) dalla Grecia e a tiro della Turchia».
    E non manca un duro attacco al presidente del Consiglio. «Tra i primi c’è ovviamente Berlusconi che non fa mistero di puntare a un presidenzialismo popolare che gli permetta di concludere al Quirinale, ma non da pensionato super partes bensì da dominus nei confronti dell’Azienda Italia, la sua fenomenale carriera politico-economica».
    Un contesto nazionale, sociale e mediatico preoccupante, che però, secondo Hans Georg Gadamer, non coinvolge solo il nostro paese: «Siamo spettatori universali: il dissolvimento delle democrazie in oligarchie mediatiche è all'opera non solo in Italia ma in tutto il mondo». Problematiche serie che Beha mette in luce per spronare giornalisti e intellettuali a riprendere la propria funzione critica, reagendo allo status quo e seguendo l’esempio di molte associazioni di liberi cittadini.

    Clara Sturiale

    (direfarescrivere, anno V, n. 48, dicembre 2009)

    ha scritto il 

  • 3

    sfonda una porta aperta

    almeno per chi come me ha scelto da tempo di non vedere la tv, disgustata.

    Beha sarà pure bravo, ma il libro è di una noia mortale, e nulla ha aggiunto alla mia visione del mondo, ma forse il libro ...continua

    almeno per chi come me ha scelto da tempo di non vedere la tv, disgustata.

    Beha sarà pure bravo, ma il libro è di una noia mortale, e nulla ha aggiunto alla mia visione del mondo, ma forse il libro è rivolto ad altri lettori.

    Ho come la sensazione, però, che questo tipo di libri li legge chi non ne ha bisogno, e non chi non si perde una puntata di Vespa e dei suoi magnifici plastici, convinto che quello sia giornalismo.

    Sull'"informazione" in tv allora è meglio la Litizzetto, che ha detto quello ch penso anche io, ma almeno mi ha fatto ridere e non sbadigliare!

    http://www.youtube.com/watch?v=wM6e7OdaKno

    ha scritto il 

  • 2

    Beha parla con se stesso per piu di 200 pagine di cose anche giuste,magari scrivendo pure bene,ma ignorando la presenza del lettore.Estenuante anche il continuo sottolineare della sua purezza in mezzo ...continua

    Beha parla con se stesso per piu di 200 pagine di cose anche giuste,magari scrivendo pure bene,ma ignorando la presenza del lettore.Estenuante anche il continuo sottolineare della sua purezza in mezzo alla melma,per la serie "chi è senza peccato scagli la prima pietra".Eccessiva l'acredine e la cattiveria nei confronti di personaggi che poco c'entravano con il tema del libro come il mitico Gianni Brera.

    ha scritto il 

  • 2

    Quando scrive questo signore sa che si sta rivolgendo a qualcuno? O nel suo indomito solipsismo parla per se stesso arrotolandosi narcisisticamente nelle sue elucubrazioni, citazioni, locuzioni, sospe ...continua

    Quando scrive questo signore sa che si sta rivolgendo a qualcuno? O nel suo indomito solipsismo parla per se stesso arrotolandosi narcisisticamente nelle sue elucubrazioni, citazioni, locuzioni, sospensioni? Nessuno gli ha detto che la cattiva forma ammazza il contenuto?

    ha scritto il 

  • 4

    I mostri della palude

    La palude è l'Italia, i nuovi mostri sono tutti coloro che hanno abdicato il ruolo di intellettuali indipendenti, militanti, impegnati (cioè un po' tutti). Beha parte dalle radici del malessere nazion ...continua

    La palude è l'Italia, i nuovi mostri sono tutti coloro che hanno abdicato il ruolo di intellettuali indipendenti, militanti, impegnati (cioè un po' tutti). Beha parte dalle radici del malessere nazionale, il deterioramento della cultura diffusa e della volontà di tradurla in impegno (altrimenti è vacuità venduta al migliore offerente) per descrivere un Paese che bisogna ricostruire da zero. Berlusconi prima o poi sparirà dalla circolazione, ma i guasti che ha prodotto resteranno a lungo. Per rimediare ripartiamo dall'impegno del pensiero, della dignità personale, dell'autonomia. Un libro non facile, non per tutti, ma ne vale la pena. A Beha posso al limite rimproverare, se mi è concesso, un linguaggio talvolta troppo alto, élitario e un amore eccessivo per il periodare ciceroniano.

    ha scritto il