I pesci non hanno gambe

Storia di una famiglia

Di

Editore: Iperborea (Iperborea, 247)

4.0
(178)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 441 | Formato: Paperback

Isbn-10: 887091447X | Isbn-13: 9788870914474 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Cosimini

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
Tutto comincia con l’amore, questa «esplosione solare che ti distrugge la vita e rende abitabili i deserti», ma che con il tempo può raffreddarsi diventando un banale martedì. È allora che Ari, poeta di vocazione ed editore di successo, manda tutto in frantumi, tradisce sua moglie e i tre figli e fugge dall’Islanda. È allora che sua nonna Margrét, un secolo prima, ritorna dal Canada piena di sogni e libertà, si toglie il suo vestito americano per il marito che si è scelta, ma si ritrova soffocata da un villaggio di pescatori che destina l’uomo al mare e la donna a un’inerte solitudine. Ed è l’urgente ricerca di se stessi e della felicità a guidare questa insolita storia famigliare, che procede a flashback nel tempo e attraverso i due angoli opposti d’Islanda, da un arcaico fiordo dell’est alla piana di Keflavík, «il posto più nero del paese», che ha avuto il suo unico periodo di splendore all’epoca della controversa base americana, quando navi cariche di prodotti mai visti venivano accolte come messaggere di nuovi tempi, ponti verso il mondo e la modernità. Una storia di pescatori che vogliono navigare fino alla luna e di astronauti americani che si addestrano all’allunaggio nei campi di lava, di giovani sognatori che scoprono i Beatles e i Pink Floyd e di monelli che assaltano i camion USA per fare scorta di M&M’s. Un romanzo corale in cui tanta voce hanno le donne e la stessa natura parla per raccontare l’anima di un paese, e quel potere delle parole di dare corpo ai desideri e decidere destini, di farci affrontare le acque più insidiose, anche se non sappiamo nuotare, anche se i pesci non hanno gambe.
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  • 3

    Famiglie di Islanda

    In pesci non hanno gambe è un pugno allo stomaco mentre qualcuno ti sussurra poesie e la neve fiocca placida. La speranza, che senti ai margini delle parole, della pagina in fondo alle righe, quando l ...continua

    In pesci non hanno gambe è un pugno allo stomaco mentre qualcuno ti sussurra poesie e la neve fiocca placida. La speranza, che senti ai margini delle parole, della pagina in fondo alle righe, quando l'occhio arriva nei vuoti, c'è ma la puoi raggiungere dopo che si affronta la vita. Solo così si è vivi, solo così si torna ad amare. Un libro sulle famiglie, sul passato e il presente, sul passato e il futuro, sul passato e la memoria capace di raccontare nuovi passati per lenire dolori che vanno al di là di una sola esistenza. Un libro sul tornare da dove si è partiti, sul cambiamento, sulla forza della vita.
    La vita c'è anche a Keflavík dove ci sono «tre punti cardinali; il vento, il mare e l'eterno»

    ha scritto il 

  • 3

    una bellissima scrittura che all'inizio mi ha conquistato, con l'andare avanti però mi sono sempre più depresso e arrivare alla fine è stato difficile. gli ultimi capitoli non sono stati per niente se ...continua

    una bellissima scrittura che all'inizio mi ha conquistato, con l'andare avanti però mi sono sempre più depresso e arrivare alla fine è stato difficile. gli ultimi capitoli non sono stati per niente semplici.

    ha scritto il 

  • 5

    (...) ma che valore ha la nostra vita se nessuno vuole ascoltarne il racconto?

    Stucchevolmente splendido.

    Ti prego tienimi la mano / anche se andrò lontano / perché mai ti dimenticherò.

    E ricordate, povere anime, che < < la cosa più dolorosa dev'essere non avere amato abbasta ...continua

    Stucchevolmente splendido.

    Ti prego tienimi la mano / anche se andrò lontano / perché mai ti dimenticherò.

    E ricordate, povere anime, che < < la cosa più dolorosa dev'essere non avere amato abbastanza >>.

    ha scritto il 

  • 4

    Smarriti e inadeguati nel mare della nostra vita

    La definizione che uso sempre quando tento di introdurre Stefansson ai miei conoscenti è: "Un scrittore che sa scrivere di sentimenti senza sentimentalismi". E sicuramente può non essere per tutti e n ...continua

    La definizione che uso sempre quando tento di introdurre Stefansson ai miei conoscenti è: "Un scrittore che sa scrivere di sentimenti senza sentimentalismi". E sicuramente può non essere per tutti e non per ogni momento della propria vita: lo scandaglio che usa per esplorare le sofferenze e le gioie più intime può disturbare, i rimuginii, i rimpianti, i rimorsi possono non risuonare con le nostre corde del momento.
    Ma questo autore è per me magnetico e perfetto nel descrivere ciò che abbiamo dentro, con frasi che si affastellano velocemente e ansiosamente senza pause, come quando raccontiamo dei nostri amori (reali o immaginari, temuti o desiderati, felici o strazianti) a qualcuno e dobbiamo dire tutto, di corsa, con il respiro corto. Come se il tempo fosse lì pronto a rubarci queste sensazioni e queste emozioni, a rubarci tutto ciò che è vita per quanto dolorosa possa essere.
    Ed il tempo è centrale in questo libro, tripartito in periodi diversi dove agiscono diversi personaggi, legati da un narratore onnisciente che sembra personaggio reale ma che sospetto possa anche essere una proiezione del protagonista Ari - ed è molto sottile e abile il modo in cui Stefansson tratteggia e muove i suoi personaggi. Per esempio lascia il padre Jakob (che dovrebbe essere il legame tra tutti i tre periodi) come quasi uno spettro sfocato ed vago, un uomo anaffettivo, incapace di esprimere sentimenti e quindi destinato all'oblio….

    Confesso la mia parzialità di emotivo e troppo sensibile, ma frasi come questa sanno ancora colpirmi nel profondo: "La risposta di Dio alla morte. La fiamma che ci scalda le mani, che manda in cenere l'intera esistenza….. Un'esplosione solare che ti distrugge la vita, che rende abitabili i deserti"

    ha scritto il 

  • 5

    Il cuore è un muscolo sensibile

    "Questa è la forza che tiene i pianeti al loro posto, che fa dilatare l'universo e forma i buchi neri. La volontà dell'uomo può ben poco quando questa forza si mette in moto, si manifesta. Ci priva de ...continua

    "Questa è la forza che tiene i pianeti al loro posto, che fa dilatare l'universo e forma i buchi neri. La volontà dell'uomo può ben poco quando questa forza si mette in moto, si manifesta. Ci priva dell'intelletto, della razionalità, ci priva dell'integrità, del riserbo, della dignità, ma alla fine, se siamo fortunati, ci offre una gioia vertiginosa, un'estasi indescrivibile, perfino la felicità. Al suo cospetto ogni momento sembra diventare poesia, una musica sfrontata. E' la risposta di Dio alla morte, quando il Signore non riuscì a salvare l'uomo dalla notte eterna e gli donò invece questa luce particolare, questo fuoco che da allora gli scalda le mani e lo incenerisce, che trasforma i tuguri in una scala per il paradiso, i palazzi in rovine desolate, l'allegria in solitudine. La chiamano amore, è l'unica parola che ci è venuta in mente."

    Che stordimento entrare nei mondi di Stefansson! Ne esco ubriaca...

    ha scritto il 

  • 4

    Un'isola

    Questo libro fa lo stesso effetto di un viaggio su un'isola deserta. Ti ritrovi in un guscio di ovatta che ti porta lontano, e lo fa dolcemente ma non in modo smelenso. Una bellissima lettura, con qua ...continua

    Questo libro fa lo stesso effetto di un viaggio su un'isola deserta. Ti ritrovi in un guscio di ovatta che ti porta lontano, e lo fa dolcemente ma non in modo smelenso. Una bellissima lettura, con qualche passaggio che ricordo spesso perché molto, molto vicino all'esperienza di ciascuno di noi.

    ha scritto il 

  • 0

    Con questo romanzo Stefansson lascia il tardo Ottocento in cui era ambientata la prima trilogia per spostarsi apparentemente ai nostri giorni. La trama principale si sviluppa negli anni Duemila: Ari, ...continua

    Con questo romanzo Stefansson lascia il tardo Ottocento in cui era ambientata la prima trilogia per spostarsi apparentemente ai nostri giorni. La trama principale si sviluppa negli anni Duemila: Ari, poeta ed editore quarantenne, è di ritorno in Islanda dopo due anni trascorsi in Danimarca a seguito della crisi del suo matrimonio. Torna per incontrare suo padre in fin di vita, ma anche per ricordare e fare i conti con il proprio passato. In realtà questo nucleo narrativo occupa solo una piccola parte del romanzo, e da esso scaturiscono due rami, o meglio due radici, che sprofondano nel passato: uno più recente, tra il 1976 e il 1980, parla dell'adolescenza del protagonista e delle sue prime esperienze di lavoro, l'altro narra le vicende della famiglia di origine di Ari, incentrandosi intorno alla figura del nonno pescatore e noto comandante di pescherecci, Oddur. Questi due filoni narrativi si intrecciano e si sovrappongono al presente, crescendo nel corso del romanzo e occupando sempre più spazio. Le vicende si svolgono tra Keflavik, il luogo più oscuro e abbandonato del Paese - se non fosse per la presenza prima della base americana e poi dell'aeroporto - e il Norðfjörður, un fiordo della zona orientale dell'Islanda.
    Stefansson insomma non rinuncia a raccontare una saga familiare, seppur partendo da un passato un po' meno remoto di quello precedentemente trattato nella trilogia, e solo in apparenza si discosta dai temi a lui più cari. Innanzitutto anche qui mette in risalto il contrasto tra la logica economica e pragmatica degli abitanti del Paese e i pochi poeti, emarginati e bistrattati dal volgo: oltre ad Ari, anche alcuni altri membri della sua famiglia di origine, in cui si sono mescolati pescatori e sognatori. Implicite questa volta le domande sul valore e la funzione della poesia e della musica, in un mondo aspro e duro, dominato dalla volgarità dilagante, dalla povertà spirituale, dalla depressione che conduce all'abuso di alcol.
    E ancora una volta al centro del racconto ci sono le difficoltà nei rapporti tra uomo e donna, anche se è ribadito il concetto che solo l'amore, e il ricordo mediato dalla letteratura, possono contrapporsi alla morte, e rendere la vita degna di essere vissuta. Infine un altro tema ancora, declinato qui in termini più contemporanei: la condanna dell'abuso, della violenza e della sopraffazione dell'uomo sulla donna. Anche in questo libro sono soprattutto alcuni personaggi femminili a riscattare i pesanti difetti dell'umanità.
    Insomma la vita è superficialmente, materialmente, più semplice, ma le difficoltà, i problemi e l'angoscia sono gli stessi di sempre: il “cuore dell'uomo” non è cambiato.
    Coerentemente con la nuova ambientazione, l'autore è alla ricerca di un linguaggio più moderno, che, rinunciando quasi sempre al lirismo puro delle opere precedenti, sia più aderente alla realtà del Novecento, senza perdere però incisività e potenza visionaria. L'elemento poetico è spesso affidato alla presenza pervadente della musica: i Beatles, i Pink Floyd “contrabbandati” dai militari americani, i loro emuli islandesi, ma anche Bach (il cui disco è come “un'ala d'angelo ripiegata”). L'autore si avvicina alla propria epoca e alla propria vita, forti appaiono gli elementi autobiografici che pervadono la trama, e, dal punto di vista stilistico, questo appare adombrato nella insolita scelta del punto di vista. L'io narrante è infatti un misterioso amico di Ari che lo conosce nel profondo, sembra essere sempre stato con lui, perlomeno in Islanda, e di cui per ora non sappiamo nulla. Personalità sdoppiata del personaggio? Oppure un doppio puramente letterario? Proiezione dell'autore, tentativo di prendere un poco le distanze dalla materia incandescente perché prepotentemente autobiografica? O un vero e proprio personaggio? Domande, queste, lasciate volutamente aperte, che forse troveranno risposta nel seguito del progetto letterario, nei prossimi romanzi.

    ha scritto il 

  • 4

    Non che succeda molto in Islanda ma la storia di almeno 3 generazioni intersecate nei ricordi e nella narrazione rende piacevole la lettura. La scrittura è curata forse anche troppo. Il risultato sono ...continua

    Non che succeda molto in Islanda ma la storia di almeno 3 generazioni intersecate nei ricordi e nella narrazione rende piacevole la lettura. La scrittura è curata forse anche troppo. Il risultato sono però emozioni che vengono fuori anche dalla narrazione di stati d'animo in cui ti riconosci. Insomma un bel libro in cui poco succede, ma che ti rivela persona personaggi complessi ben descritti

    ha scritto il 

  • 3

    L'Islanda non è abbastanza fredda

    L'Islanda che emerge da questo romanzo non è un paese felice, e gli individui di queste storie non sono individui felici. Camminano incerti e barcollanti come ubriacati dalle intemperie delle loro esi ...continua

    L'Islanda che emerge da questo romanzo non è un paese felice, e gli individui di queste storie non sono individui felici. Camminano incerti e barcollanti come ubriacati dalle intemperie delle loro esistenze.

    La prosa poetica di Jón Kalman Stefánsson è a tratti ben costruita, toccante ma aspra come lo sono il freddo, gli odori, il pesante fango della fatica quotidiana, esistenze le cui prospettive si assottigliano sotto la lama del tempo che passa, i desideri che faticano a farsi spazio nei giorni tutti difficili al di là delle tragedie che pure accadono, pervasi da una sottile disperazione. In queste pagine storie e personaggi sono potenti e credibili.

    In altre pagine però - sopratutto nella prima metà del libro - questo gelo si sgretola sotto un fastidioso compiacimento nell'uso delle parole, che a volte scivola nella pura e semplice sdolcinata banalità. La voce narrante qui è ammiccante, ingombra e toglie spazio ai personaggi che senza di lei funzionerebbero benissimo; un esempio tra altri le pagine sull'abbraccio, pagine in cui l'autore sente l'esigenza di illustrarci la bellezza e il potere terapeutico di un abbraccio, e c'è da chiedersi chi davvero può sentire il bisogno di pagine di questo tipo, che avrebbero potuto tranquillamente essere omesse senza che la storia patisse alcun danno.

    Peccato perché c'è tanto materiale in questo libro, c'è un contenuto che per lo più si adatta perfettamente alla forma, tutto sommato equilibrata nel difficile compito di descrivere i sentimenti, lo sforzo di vivere una vita piena, di sentirsi in grado di assolvere i difficili ruoli che la famiglia come istituzione impone. Margrét emerge tra i vari personaggi come figura femminile di grande intensità e inquietanti contraddizioni.

    In conclusione questo romanzo pubblicato da Iperborea non mi ha convinto completamente, ma è stata una lettura tutto sommato interessante. Non so se mi cimenterò nella lettura di Paradiso e Inferno. Qualche timore c'è di imbattersi in un elogio "insopportabile" della letteratura.

    ha scritto il 

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